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  • Martedì 27 giugno 2023

Mario Sechi non sarà più il capo ufficio stampa di Giorgia Meloni

Il giornalista curava i rapporti con la stampa della presidente del Consiglio da marzo, ma pare le cose non abbiano mai ingranato

(ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)
(ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)
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Il noto giornalista Mario Sechi lascerà presto il suo incarico di capo ufficio stampa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha confermato martedì al Foglio Patrizia Scurti, una delle principali collaboratrici di Meloni, dopo che la notizia era uscita su diversi giornali.

Sechi aveva assunto all’inizio di marzo il suo incarico, che consiste principalmente nella gestione dei rapporti con i giornalisti e le testate, ma da settimane giravano voci su tensioni con Meloni e i suoi principali collaboratori, e su una sua possibile rimozione. Diversi giornali scrivono che una volta lasciato il suo attuale incarico sarà indicato alla direzione di Libero, uno dei principali quotidiani di destra in Italia, di proprietà del parlamentare della Lega e imprenditore Antonio Angelucci. «Sechi se n’è andato perché ha ricevuto un’offerta migliore» ha detto Scurti al Foglio.

Sechi ha 55 anni e ha avuto una lunga carriera in diversi quotidiani e agenzie italiane.  Quando fu nominato capo ufficio stampa della presidenza del Consiglio era direttore dell’agenzia di stampa AGI, in precedenza aveva diretto Il Tempo e l’Unione sarda, prima ancora aveva lavorato in quasi tutti i giornali di centrodestra: dal Giornale, a Libero passando per il Foglio. Era alla sua prima esperienza da portavoce di una importante figura istituzionale, ma non sembra che la sua prossima rimozione sia dovuta all’inesperienza o a una cattiva gestione dei rapporti con la stampa, cioè il principale compito che aveva. I quotidiani che hanno scritto della vicenda e alcune persone che si occupano per lavoro di seguire le vicende interne di Palazzo Chigi raccontano piuttosto che Sechi non ha mai sviluppato un rapporto proficuo né con Meloni né con il suo circolo più ristretto.

Subito dopo la sua nomina a presidente del Consiglio, Meloni aveva assunto nel suo staff diverse persone che la seguono da molti anni: su tutte la sua storica segretaria Patrizia Scurti, la sua altrettanto storica portavoce Giovanna Ianniello e il cognato di Ianniello, il giornalista Paolo Quadrozzi. Poche settimane dopo a queste figure, che gestiscono da sempre i suoi rapporti con la stampa, si era aggiunto Fabrizio Alfano, ex portavoce di Gianfranco Fini, ex leader della destra italiana.

Meloni è sovente descritta come una persona che fa fatica a fidarsi di chi non collabora con lei da anni, o di chi proviene da ambienti diversi dai suoi: Sechi è sempre stato vicino alla destra, ma non a quella più radicale che fa riferimento alla Lega o a Fratelli d’Italia, tanto che alle elezioni politiche del 2013 si era candidato in parlamento col partito centrista fondato dal presidente del Consiglio uscente Mario Monti.

La collaborazione fra Sechi e Meloni inoltre è stata complessa fin dai primi giorni. Fu lui a organizzare la conferenza stampa che Meloni tenne a Cutro, in provincia di Crotone, pochi giorni dopo il naufragio che causò la morte di 94 persone migranti. Meloni uscì molto male da quella conferenza stampa: diede informazioni molto parziali sul naufragio, dimostrò scarsa empatia con le persone morte e soprattutto fu incalzata dai giornalisti della stampa locale con domande che non erano state concordate con Sechi. Verso la fine della conferenza stampa Scurti chiese proprio a Sechi in maniera piuttosto scocciata di interrompere l’incontro.

Da allora Meloni non ha più organizzato alcuna conferenza stampa. E proprio da quel momento, secondo Domani, i rapporti fra Sechi, Scurti e Ianniello sono molto peggiorati. Sechi chiedeva maggiore libertà di azione nel gestire i rapporti con la stampa, Scurti e Ianniello ritenevano che volesse un grado di autonomia eccessivo. Meloni alla fine «ha sempre preferito ascoltare Scurti e Ianniello (più Quadrozzi), e Sechi è stato lentamente relegato ai margini», scrive Domani.

Repubblica ha fatto notare che da qualche settimana Sechi non partecipava più alle trasferte o agli eventi pubblici di Meloni: non c’era né all’incontro tenuto a Parigi col presidente francese Emmanuel Macron né al convegno sulla giornata mondiale contro le droghe organizzato dalla maggioranza alla Camera.