Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 5 Febbraio 2023
Nel nuovo libro di Enrico Franceschini , un’autobiografia della sua carriera giornalistica come corrispondente di Repubblica dagli Stati Uniti, dalla Russia, da Israele e dal Regno Unito, c’è a un certo punto un passaggio dedicato al suo collega Bernardo Valli (ammirato come maestro dalla categoria dei corrispondenti e degli inviati, e da molti lettori) utile a segnalare per contrasto la pigra abitudine tramandata da gran parte della cultura giornalistica italiana che “all’articolo serva una chiusa”: ovvero una frase finale e teatrale di qualche genere che segua la descrizione dei fatti e delle notizie, o le considerazioni necessarie a spiegarli (tra i tanti esempi quotidiani, uno e due sui due maggiori quotidiani di ieri).



domenica 5 Febbraio 2023
C’è stato un “vivace” scambio di tweet tra Stefano Cappellini, caporedattore a Repubblica , e Selvaggia Lucarelli, collaboratrice di vari progetti giornalistici e radiotelevisivi, che nei mesi passati scriveva soprattutto sul quotidiano Domani . Cappellini ha annunciato con qualche sarcasmo il ritorno al Fatto di Lucarelli, Lucarelli ha rilanciato.
La scrittrice Rhiannon Cosslett, commentatrice sul Guardian , ha pubblicato una riflessione personale sul suo rapporto con il possesso di libri raccontando come se ne sia emancipata, e anche dalla relazione identitaria coi libri stessi, e come spesso preferisca regalare i libri che ha già letto a luoghi e istituzioni dove qualcun altro possa beneficiarne, o praticare del bookcrossing . Il Giornale ha pubblicato l’articolo indignato di un suo collaboratore, Francesco Giubilei, che attribuiva al pezzo di Cosslett l’intenzione di “colpire i libri”, “eliminare i libri” e “prendere di mira le biblioteche private”. Cosslett si è chiesta su Twitter se al Giornale non abbiano un traduttore capace di comprendere l’inglese.
domenica 5 Febbraio 2023
Un articolo del Reuters Institute dell’Università di Oxford ha raccontato i risultati del sito di informazione italiano Linkiesta , che dopo undici anni di vita ha rimesso in ordine i conti e aveva chiuso già il 2021 con un piccolo attivo che conta di migliorare nel 2022: soprattutto grazie a una serie di progetti collaterali al sito, pubblicazioni di carta ed eventi. Il direttore Christian Rocca dice di volere ora espandere l’investimento sul ” Club “, un progetto di membership che ha finora raccolto un migliaio di iscrizioni; e che il posizionamento politico credibilmente “antipopulista” è un prezioso asset del giornale.
domenica 5 Febbraio 2023
Secondo una ricerca compiuta dal sito specializzato PressGazette , sulla base dei dati di una società britannica che si occupa di SEO (ovvero del posizionamento delle pagine web sui motori di ricerca), Google avrebbe significativamente diminuito la priorità dei siti di news sulle proprie pagine di risultati di ricerche. In sostanza, quando cercate qualcosa su Google è diventato più raro che i primi risultati che trovate siano pagine di giornali online: almeno nel Regno Unito, ma la ricerca confermerebbe un’impressione generale. Tra l’inizio del 2022 e l’inizio del 2023, per esempio, la visibilità delle pagine dell’ Economist sarebbe calata del 50% e quella del Guardian del 36% (il Guardian resta di gran lunga la testata online con maggiore visibilità nelle ricerche su Google).
Ci sono anche – in quote minori – siti di news che hanno guadagnato in visibilità, ma secondo l’articolo di PressGazette si deve al loro investimento su contenuti meno legati alle news e più ad altre ricerche compiute dagli utenti su Google.

domenica 5 Febbraio 2023
L’AGCOM ha pubblicato un riassunto – che ha voluto definire “focus”, malgrado l’agenzia sia per definizione “garante per le comunicazioni” – degli andamenti negli ultimi anni dei bilanci di un centinaio di imprese nelle categorie industriali di sua competenza (“nei settori delle comunicazioni elettroniche, dei servizi di corrispondenza e consegna pacchi, del settore televisivo e dell’editoria quotidiana e periodica”): e tra queste c’è anche appunto l’editoria di periodici e quotidiani. Tra i dati più vistosi (tutti poco promettenti e indicativi di un declino) c’è che “nel periodo considerato, gli addetti delle principali imprese del settore si sono ridotti complessivamente di quasi 2.400 unità (-16,5%), passando da un totale di circa 14.500 addetti nel 2017 a poco più 12.000 nel 2021. Nel 2021, la flessione su base annua, pari a circa 260 unità, è attribuibile principalmente alle riorganizzazioni aziendali poste in essere dai gruppi GEDI, Arnoldo Mondadori, Hearst Magazine e Monrif”.
Quello qui sotto è invece l’andamento delle due maggiori categorie di ricavo, che generano il 70% del totale (interessante che la terza, quella dell’editoria libraria, rappresenti ben il 13,7% dei proventi per gli editori di giornali).

domenica 5 Febbraio 2023
Gawker è stato uno dei progetti editoriali online di maggior originalità e seguito nel vivace periodo all’inizio del millennio in cui molte nuove cose venivano create approfittando delle nuove opportunità digitali. Faceva un lavoro di informazione indirizzato soprattutto verso la cultura pop e tecnologica e i cambiamenti contemporanei, prendendosi cospicue libertà etiche nel racconto delle celebrities e violando una ricca quota di rigori giornalistici. La sua ulteriore notorietà è legata alla vicenda che portò alla sua chiusura di fatto, dopo una condanna a risarcimenti economici enormi verso il wrestler Hulk Hogan. La testata era stata ricomprata e rilanciata nel 2021 da un nuovo editore, con insoddisfacenti risultati, e ora chiuderà di nuovo.
domenica 5 Febbraio 2023
Da quando il gruppo GEDI è stato acquistato dalla società della famiglia Agnelli-Elkann e a dirigere Repubblica è stato nominato Maurizio Molinari, il quotidiano è in una condizione di permanente disappunto di una parte della redazione rispetto alle scelte compiute sui contenuti e a quelle annunciate sui progetti: si mescolano nostalgie per tempi migliori e identità più battagliere e riconoscibili, e resistenze a cambiamenti necessari ma che la direzione finora non ha mostrato di avere individuato con grande chiarezza e competenza. Quindi il giornale procede un po’ improvvisando le sue scelte e quando la direzione annuncia progetti di maggiori ambizioni riceve critiche e diffidenze senza avere la forza di concretizzarli (il giornale va particolarmente male in numero di copie, ma resta competitivo nel traffico sul web), con continui passi avanti, indietro e di lato.
Giovedì il quotidiano ha pubblicato un comunicato del Comitato di redazione uscito da una riunione della sera prima che aveva nuovamente risposto con grande scetticismo e preoccupazione a nuovi indirizzi proposti dall’azienda in un suo piano. Il sito Professione Reporter (che cita tra le lamentele dell’assemblea anche ” una perdita di indipendenza del giornale, anche rispetto agli interessi diretti e indiretti dell’editore”) riferisce che “la Direzione ha sospeso il piano per un mese [per] aprire una trattativa con il Cdr”.
” L’assemblea ritiene irricevibile un piano generico, lacunoso, mancante delle garanzie relative ai sempre più necessari e improrogabili investimenti a supporto. Un piano, seppur avviato in via sperimentale, con organici inadeguati per imprimere un cambiamento di rotta.
L’assemblea giudica negativamente il voler abbandonare la filosofia di “quotidiano omnibus”, accompagnato da una trasposizione massiccia di contenuti già pubblicati online: significa lasciare ulteriore campo libero al principale concorrente che già oggi, a differenza nostra, registra invece una sostanziale tenuta anche in edicola”.
domenica 5 Febbraio 2023
Per la prima volta nella storia , con l’ingresso nel ruolo di Emma Tucker al Wall Street Journal , da questa settimana tutte e tre le più famose testate economiche del mondo sono dirette da donne: Roula Khalaf al Financial Times e Zanny Minton Beddoes all’ Economist.
domenica 5 Febbraio 2023
Il Dipartimento per l’informazione e per l’editoria del governo ha pubblicato la lista dei contributi pubblici assegnati ai giornali per l’anno 2021: i contributi vengono assegnati in due quote successive ogni anno, e questa è la seconda, che completa il 2021. Il Post spiega di più , Charlie ne ha scritto spesso (l’approvazione delle richieste dipende molto da un accordo implicito tra varie parti politiche per sostenere ognuna questa o quella richiesta), questo è l’elenco delle cifre maggiori.
Dolomiten 6.176.996,03 euro
Famiglia cristiana 6.000.593,06 euro
Avvenire 5.573.240,29 euro
Italia oggi 4.062.533,95 euro
Gazzetta del Sud 4.001.187,87 euro
Libero quotidiano 3.895.331,17 euro
Il quotidiano del Sud 3.696.160,87 euro
Il manifesto 3.318.981,09 euro
Corriere Romagna 2.218.356,97 euro
Cronacaqui.it 2.207.300,07 euro
Il Foglio 1.866.457,98 euro
Primorski dnevnik 1.735.062,72 euro
Il Cittadino 1.424.098,80 euro
Cronache di (Libra editrice) 1.259.956,77 euro
Quotidiano di Sicilia 1.277.423,67 euro
domenica 5 Febbraio 2023
I destini e le prospettive dei quotidiani locali in Italia sono una questione difficile e delicata nel sistema dell’informazione italiana, che ha meno visibilità – per sua natura, locale – delle crisi delle testate nazionali. Ma i quotidiani locali sono tanti e hanno numeri di lettori che diminuiscono ma che restano significativi: tra le prime dieci testate per diffusione quattro sono cittadine, di grandi città; i quotidiani di Cagliari e Udine insieme vendono più del Fatto ; il quotidiano di Bergamo vende più del Giornale e quello di Parma più di Libero .
Ma le fatiche nel ripensarsi e ritrovare un ruolo dei giornali hanno declinazioni particolari per i locali, che hanno bacini di riferimento più limitati e non possono approfittare più di tanto delle opportunità create da internet per raggiungere grandi quote di nuovi lettori: e faticano a essere competitivi sul racconto della contemporaneità, sia perché i loro lettori hanno esigenze minori in questo senso, sia perché le loro redazioni faticano di più a rinnovarsi.
Tra le direzioni che in teoria possono offrire delle opportunità e delle speranze di cui si è più parlato in questi anni c’è quella di arricchire e reinventare il ruolo di servizio delle testate locali: non solo sull’informazione ma anche su altri impegni che le esaltino come riferimento utile o persino indispensabile. Ci sono città in cui questo viene già fatto con sforzo e risultati e altre in cui si è più indietro (servono comunque investimenti, per fare cose nuove e farne di più): non aiuta una cultura non aggiornatissima della maggioranza degli editori vecchi o nuovi .
Un esempio utile viene da una ricerca americana: il panorama dell’informazione “locale” americana è molto diverso dal nostro, lo abbiamo detto spesso, ma in questo caso non sono così importanti le differenze. Come spiega questa sintesi, a fare una differenza sono “un gruppo di WhatsApp che dà informazioni sui servizi cittadini agli immigrati”, “uno studio sulle linee degli autobus”, “un memoriale online sulle vittime del covid della città”, “un coinvolgimento dei cittadini nel discutere le riunioni dell’amministrazione cittadina”, a creare delle opportunità per progetti di “informazione civica”, che facciano funzionare meglio le comunità. Anche, dicevamo, uscendo dal campo più tradizionale dell’informazione, organizzando eventi, offrendo servizi, facendosi mediatori di processi, dando strumenti di cui categorie e comunità abbiano bisogno o vogliano sfruttare. È complicato, richiede sperimentazioni e spese, e teste nuove: ma oltre alle pressioni del mercato, diventare più utili sulle scale piccole potrebbe essere un bello stimolo, in questi tempi faticosi sulle scale grandi.
Fine di questo prologo.
domenica 29 Gennaio 2023
Il quotidiano Domani esiste da due anni e mezzo. Nacque da un desiderio dell’editore Carlo De Benedetti di occupare una parte dello spazio giornalistico lasciato libero secondo la sua opinione dal cambiamento di Repubblica , dopo che Repubblica (e il gruppo editoriale GEDI) era stata acquistata dalle società della famiglia Agnelli: a venderla erano stati i figli di De Benedetti, a cui lui stesso aveva consegnato tutto il gruppo di cui era stato a lungo editore, con acerrime polemiche familiari.
Dopo due anni e mezzo la sostenibilità economica e i risultati dell’impresa non sono chiari (dal punto di vista editoriale il giornale ha occupato uno spazio e produce contenuti rilevanti e competitivi), anche perché i numeri di Domani non sono certificati, né sulla carta né sul web. Ma da tempo l’impressione è che il giornale fatichi ad avere un valido ruolo sul web e sui social network (i suoi contenuti sono tutti a pagamento) e non riesca a raccogliere pubblicità in quote soddisfacenti. In tutta la settimana passata le pagine pubblicitarie vendute sul giornale sono state appena due.
domenica 29 Gennaio 2023
Diversi giornali americani hanno raccontato e discusso, nelle settimane passate, il licenziamento di una docente di storia dell’arte di una piccola università privata del Minnesota in seguito al suo avere mostrato durante una lezione un ritratto di Maometto risalente al XIV secolo, e ritenuto offensivo da alcuni studenti e studiosi musulmani convinti che la loro religione condanni ogni raffigurazione di Maometto.
L’aspetto interessante della storia per questa newsletter – interessante e preoccupante per altri versi – è stato raccontato in un articolo del giornale online New Lines (che aveva rivelato la storia tra i primi): ed è la decisione di quasi tutte le testate giornalistiche che ne hanno scritto di non mostrare il ritratto protagonista della notizia e della polemica (il New York Times l’ha pubblicato solo sul sito, e con le stesse avvertenze usate per le foto macabre o violente). Decisione pavida, secondo l’articolo di New Lines , che censura parte della notizia e discende dallo stesso pensiero che ha orientato l’università nel licenziare l’insegnante.
domenica 29 Gennaio 2023
Secondo il sito di media e pubblicità Prima Comunicazione il sottosegretario Barachini (che è quello che nel governo di occupa di giornali ed editoria) avrebbe detto che “anche l’editoria digitale deve avere il diritto di accesso al finanziamento pubblico”: che è una strana dichiarazione, dal momento che l’accesso al finanziamento pubblico per i giornali online esiste già e si è convenuto da anni che le norme vadano interpretate a comprenderci anche le testate digitali. Ulteriormente discutibile e contraddittoria è un’altra affermazione attribuita a Barachini, ovvero che perché i giornali online ottengano questo contributo “è necessario che sia garantita qualità, un alto valore informativo, un alto contributo culturale e pluralistico. Ed è anche importante che sia in grado di restare sul mercato, altrimenti si tratterebbe di un finanziamento destinato ad alimentare un mondo che non riesce camminare con le proprie gambe”: né l’una né l’altra cosa (qualità e alto valore informativo; sostenibilità economica) sono infatti al momento richieste alle diverse testate non digitali a cui vengono concessi i finanziamenti pubblici.
domenica 29 Gennaio 2023
Il groviglio di interessi e priorità che limita l’autonomia dei maggiori quotidiani dal loro maggiore inserzionista pubblicitario – ENI – questa settimana si è manifestato quotidianamente in molte forme: mentre ENI pagava per avere per due o tre giorni le sue pubblicità ospitate in pagine intere su Corriere della Sera , Stampa , Repubblica , Giornale , Verità , Sole 24 Ore , Foglio , articoli dedicati ai presunti successi e ai risultati di ENI – e sulle stesse iniziative promosse nelle pubblicità – venivano pubblicati su Corriere della Sera , Giornale , Repubblica . Ancora stamattina il Corriere dà evidenza a un nuovo accordo nordafricano di ENI con toni promozionali e senza dare nessuno spazio ai dubbi o alle critiche espressi per esempio nell’analogo articolo del Manifesto .
Su Domani , che ha pubblicato articoli più complessi o critici sulle attività di ENI, ENI stessa non ha comprato nessuna pagina di pubblicità.
Sul Fatto , che ha pubblicato articoli critici sulle attività di ENI, ENI stessa non ha comprato nessuna pagina di pubblicità.
Sul Manifesto , che sabato ha pubblicato un articolo molto critico sulle attività di ENI, ENI stessa aveva comprato quattro pagine di pubblicità.

domenica 29 Gennaio 2023
Il grande gruppo editoriale americano che si chiama Dotdash Meredith ha annunciato il licenziamento del 7% dei suoi dipendenti, ovvero ben 274 persone. Dotdash Meredith si è formata da una fusione nel 2021 ed è a sua volta all’interno della grande corporation IAC posseduta dal miliardario Barry Diller: pubblica molti periodici e siti di news, il più importante dei quali è People , e un anno fa aveva deciso di chiudere l’edizione di carta di Entertainment Weekly .
domenica 29 Gennaio 2023
Michele Serra, uno dei più importanti giornalisti e commentatori italiani, ha dato un’intervista al Foglio (Serra scrive quotidianamente su Repubblica ) a proposito delle discussioni sull’uso delle intercettazioni telefoniche nella quale ha elencato una serie di severissime critiche nei confronti di alcuni aspetti del giornalismo nazionale.
“Noi giornalisti siamo una categoria che confonde spesso la libertà di stampa con l’impunità di casta […] Ovvio che se si scopre che un politico che prende voti come paladino della famiglia tradizionale, e poi nella sua vita privata frequenta i bordelli, o anima orge gay, un interesse pubblico c’è, ed è pure evidente: si tratta di smascherare un ipocrita che inquina il discorso pubblico. Ma in molti altri casi il diritto/dovere di informare c’entra come i cavoli a merenda. Si tratta solo di raggranellare qualche lettore in più, incrementare il voyeurismo di massa, accanirsi contro un avversario politico per il puro piacere di farlo. Con un’aggravante: che la lagna corporativa contro ‘il bavaglio’ approfitta comodamente di una causa nobile e nevralgica, che è la libertà di stampa, la libertà di espressione. Ci sono cronisti di mafia che rischiano la vita, e ci sono giornalisti rovinati economicamente da cause civili micidiali. Parlare solo di intercettazioni è così determinante, o piuttosto è fuorviante? Mi faccio anche un’altra domanda: che cosa attenta di più alla libertà di stampa, eventuali limiti alla pubblicazione di documenti giudiziari, oppure il gigantesco mutamento degli assetti editoriali e del modo di produzione delle ‘notizie’? Molte ‘notizie’ vengono confezionate non più per scelta redazionale ma sulla base di selezioni algoritmiche e pubblicitarie. La decisione di pubblicare qualcosa, e non qualcos’altro, è pesantemente influenzata (eufemismo) dalla dipendenza delle imprese editoriali da vari service esterni alle redazioni. Giudicate voi quanto si è parlato di intercettazioni, nelle ultime settimane, e quanto di questa stravolgente metamorfosi strutturale dell’informazione”.
domenica 29 Gennaio 2023
Una notizia di tre giorni fa riguardava semplicemente un giornale che aveva cominciato a usare TikTok, uno di molti: ma trattandosi del New York Times , ovvero del giornale guardato come un modello di successi e illuminazioni, se ne è parlato abbastanza. Anche il New York Times ha cominciato a usare TikTok , diventando protagonista del dibattito e degli esperimenti su come usarlo da parte dei giornali , con quali priorità e con quali mediazioni e ibridazioni rispetto agli approcci tradizionali del giornalismo.
domenica 29 Gennaio 2023
Il Corriere della Sera è il quotidiano che più si sta impegnando in questi anni nel far diventare i contenuti giornalistici uno strumento di raccolta pubblicitaria, e per darsi una sostenibilità economica ancora molto legata alla pubblicità: da una parte con “contaminazioni” dell’autonomia del giornale dalla pubblicità stessa ( occasionalmente criticate dalla redazione) e dall’altra con investimenti creativi in progetti per mettere il brand e il suo capitale di autorevolezza al servizio di questa raccolta. L’attività principale del suo editore Urbano Cairo, alla quale deve le sue fortune, è peraltro la raccolta pubblicitaria: e su questo ha sia un’inclinazione che una capacità riconosciute.
Un esempio di questo indirizzo è il progetto la cui seconda edizione è comunicata in queste settimane sulle pagine del giornale per la creazione di un “Premio bilancio di sostenibilità” organizzato dal Corriere della Sera , che (sul modello di simili certificazioni esistenti) permetterà di offrire alle aziende interessate un contenuto e un riconoscimento promozionali aumentando e arricchendo al contempo i contatti e le relazioni con le aziende stesse.
domenica 29 Gennaio 2023
Le discussioni pubbliche intorno all’opportunità di diffondere immagini o informazioni di interesse pubblico o giornalistico, ma sulle quali ci sono implicazioni di rispetto della privacy o delle sensibilità personali, si sono molto intensificate in questi anni in cui i lettori hanno lo spazio e la visibilità per esprimere le proprie critiche e reazioni a questo proposito. I giornali hanno spiegato le loro scelte in più di un’occasione ( qui e qui il Post , qui la Stampa ), ricordando che quasi mai succede che una foto “non aggiunga niente” alla comprensione della realtà e dei fatti avvenuti, ma che il tema è soppesare quel valore informativo rispetto appunto ad altri criteri.
Lunedì scorso il Los Angeles Times ha messo in prima pagina una foto in cui si vede l’attentatore della strage di Monterey Park , morto. Ci sono state critiche, e il sito del Poynter Institute per il giornalismo ha spiegato le buone ragioni della scelta.
domenica 29 Gennaio 2023
Nella più generale questione dei rischi di inaccuratezze ed errori legati alla precipitazione competitiva con cui vengono date certe notizie c’è il caso particolare della morte di persone famose: notizie che arrivano nelle redazioni da fonti le più diverse e sulle quali si scontrano la tentazione di arrivare per primi a diffonderle online (ottenendo un capitale di visibilità, traffico e condivisione) e la necessità di verifiche con particolari delicatezze. Il Post ne ha scritto più volte , in occasioni puntuali in cui ci sono stati “incidenti” anche sulla stampa internazionale. Una settimana fa invece è stato il Washington Post a spiegare ai propri lettori la questione, riferendo le esitazioni nelle maggiori redazioni americane rispetto alla notizia (vera) della morte di David Crosby.
domenica 29 Gennaio 2023
Spesso alcuni lettori chiedono (anche a Charlie) spiegazioni sull’assenza nell’offerta dei prodotti di informazione di due possibilità di acquisto presenti in altre categorie di prodotti (la musica, o il video): una sono i cosiddetti “micropagamenti”, ovvero la possibilità di pagare singoli contenuti, per esempio gli articoli, invece che copie intere o abbonamenti su lungo periodo; l’altra è – all’opposto – una piattaforma che dia l’accesso, attraverso un solo abbonamento, alla lettura di molte diverse testate.
Del primo caso abbiamo parlato altre volte, spiegando come per gli editori le opportunità dei micropagamenti non siano convenienti rispetto alle garanzie maggiori offerte dal sistema degli abbonamenti maggiori: di recente è nato questo nuovo esperimento americano che si chiama Post.news.
Invece all’estero è un periodo di nuovi tentativi sulla seconda cosa, con progetti di distribuzione dei contenuti di molti giornali sullo stesso sito (esistono anche in Italia degli aggregatori dedicati soprattutto a professionisti e aziende, non molto pratici e piuttosto costosi). Uno nato di recente si chiama Informed e ha coinvolto già alcune testate importanti. Ne parla più estesamente il sito specializzato inglese PressGazette.
domenica 29 Gennaio 2023
Mario Tedeschini Lalli è uno dei più precoci studiosi delle innovazioni digitali nel giornalismo in Italia, avendo partecipato da giornalista ai primi progetti e alle sperimentazioni online già negli anni Novanta. E nei decenni successivi è sempre rimasto aggiornato sui cambiamenti in corso e sugli adattamenti necessari. La settimana scorsa è intervenuto a un convegno dell’Ordine dei giornalisti con una relazione ricca di spunti attualissimi e preziosi, e che ha rivelato – per confronto – soprattutto quanto la gran parte delle testate italiane tradizionali si trovi ancora in riflessioni sull’informazione e sui suoi cambiamenti che sono state già superate da tempo.
“Diciamolo in altre parole: nel mondo digitale non scriviamo o comunichiamo solo per l’oggi, scriviamo e comunichiamo anche per il futuro . Il che — di nuovo — ci offre nuove straordinarie opportunità (quando mai un giornalista ha potuto sperare che l’influenza sociale del proprio lavoro potesse estendersi negli anni?), ma anche nuovi problemi.
Per questo occorre imparare — per così dire — a scrivere per il futuro , cioè a creare significato nel futuro.
“Scrivere per il futuro” implica alcune questioni che riguardano il modo di lavorare e altre relative alle “conseguenze”.
Al modo di lavorare accenno soltanto: si tratta di organizzare i materiali in modo che siano comprensibili in un contesto temporale diverso. Ad esempio:
– Scrittura non allusiva e che non dia per scontato il contesto — quella che chiamo la “autocomprensibilità” dei testi.
– tag in grado di ricostruire nel tempo il contesto originario
– meno items su uno stesso argomento
– ecc.
Esistono però anche questioni deontologiche nuove: quando e come eventualmente modificare nel tempo i nostri materiali? Quando e come correggere, quando e come aggiornare e precisare”.
domenica 29 Gennaio 2023
Il Post è andato a vedere come funzionano le grandi tipografie dei quotidiani di carta.
“Un tempo per i quotidiani era normale avere un proprio centro stampa, ma la crisi dei giornali di carta degli ultimi vent’anni ha imposto loro grandi ridimensionamenti anche nel rapporto con le tipografie, e in tempi recentissimi questa necessità è stata accelerata dagli enormi aumenti dei costi delle materie prime. «Dal gennaio del 2021 a oggi il costo della carta per noi è aumentato del 250 per cento», spiega De Cian, «quello dell’inchiostro più o meno del 30 per cento». Sono aumenti molto rilevanti, se si pensa che nell’ultimo anno il centro stampa di Erbusco ha usato circa 16mila tonnellate di carta”.
domenica 29 Gennaio 2023
La presunta crisi del Washington Post sta attirando sempre più attenzioni nel mondo del giornalismo americano. Diciamo “presunta” perché le poche reazioni ufficiali del giornale di fatto la negano, e sostengono che il peso dei licenziamenti sia sopravvalutato, che si tratti di spostamenti di priorità, che altre assunzioni siano in programma (e il proprietario Jeff Bezos ha smentito le notizie che ipotizzavano un’intenzione di vendere il giornale): ma di certo ci sono dati che mostrano che i conti del giornale si sono complicati dopo le grandi soddisfazioni degli anni passati. Questa settimana una ventina di licenziamenti è stata comunicata ai destinatari, con la chiusura di alcuni progetti come quelli dedicati ai bambini e ai giochi. E il New Yorker ha cercato di riassumere la situazione , dedicandosi soprattutto al CEO Fred Ryan, e sostenendo che il quotidiano sia in mezzo a un incerto guado tra privilegiare la sua identità giornalistica e imitare il New York Times verso un’offerta più varia e completa di servizi (giochi, gastronomia, podcast, consumi e acquisti).
Nel frattempo, la storia è stata associata ad altre nella newsletter del sito di news Semafor dedicata ai media che è curata dal fondatore Ben Smith, già “media editor” del New York Times . Secondo Smith è in corso una crisi del peculiare modello di sostenibilità sperimentato da alcuni giornali (e sognato da altri) costituito da “miliardario che ci mette i soldi”. E la cui unica eccezione florida in questo momento è costituita dagli ottimi risultati di qualità ed economici dell’ Atlantic , comprato nel 2017 da Laurene Powell, vedova di Steve Jobs.
Ben Smith tra l’altro cita il parere di Craig Newmark, ricchissimo fondatore del sito Craigslist che ha fatto a sua volta investimenti nei media, parere che è molto in relazione con quello che scrivemmo su Charlie il mese scorso a proposito degli imprenditori che sottovalutano la competenza e l’impegno necessari a fare gli editori di giornali.
“I’m guessing that it’s proven difficult for them all because it is the sort of business that needs and deserves full attention. People in business who don’t know anything about media might perceive it as easy — in that case they just haven’t done their homework”.
domenica 29 Gennaio 2023
L’estate scorsa il Reuters Institute aveva pubblicato una approfondita e interessante ricerca intorno a quello che il direttore del sito di news spagnolo elDiario chiama «la sindrome dello specchio di Biancaneve» (ovvero della regina di Biancaneve): cioè l’indisponibilità dei lettori (noialtri tutti) ad accettare che le loro fonti di informazione preferite diano loro informazioni che non apprezzano, e come questo possa influire sull’autonomia dei giornali in tempi in cui il sostegno economico da parte dei lettori è tornato a essere così importante. I giornali sono alle prese ogni giorno con casi di annullamento da parte di abbonati che danno come motivazione il dissenso da questo o quell’articolo. “Quando c’è di mezzo la sostenibilità economica, si riesce a essere indipendenti dalle pressioni dei lettori?”, è in sintesi la domanda a cui cerca di rispondere lo studio.
Domanda molto opportuna, e sulla quale è già rivelatore il fatto che venga posta molto raramente: a dimostrazione del timore di molti giornali di scontentare i “loro” lettori, che va insieme all’insistenza nel rivendicare invece la scelta di “dare ai lettori ciò che vogliono” (implicitamente sostenuta anche da recenti predicazioni sull’importanza di assecondare i risultati di traffico nei giornali online). Piuttosto che quello che dice il direttore di elDiario , è assai più diffusa la retorica fiera che “i lettori sono i nostri soli padroni” o quella sulle ingerenze dei consueti generici “poteri”. Oggi i lettori sono davvero teoricamente “padroni” di una quota di molti giornali a cui si abbonano pagando, ed è proprio per questo che gli stessi giornali devono saper essere indipendenti dalle loro aspettative (prendendole in considerazione e valutandole in autonomia), e “dire cose impopolari”, come si ripete spesso della politica. Anche perché l’impressione di libertà e terzietà di una testata alla lunga paga, almeno quanto paga il lisciare il pelo a certe opinioni, a certe insofferenze o a certi risentimenti dei lettori: invece «a questo ci ribelliamo. Spieghiamo la nostra ribellione e cerchiamo di far capire ai membri della nostra comunità che contraddirli spesso è il nostro lavoro».
Fine di questo prologo.
domenica 22 Gennaio 2023
Alcuni lettori di Charlie hanno segnalato ancora problemi con i link a Twitter nella scorsa newsletter. È un conflitto che riguarda un numero limitato di destinatari, ma ce ne scusiamo: dipende dalla comunicazione tra lo strumento per le newsletter, i browser e la app di Twitter. Intanto che lavoriamo per porre rimedio, potete consultare le newsletter con i link sicuramente funzionanti per tutti a questa pagina .
domenica 22 Gennaio 2023
Sabato prossimo c’è l’appuntamento mensile al Circolo dei lettori di Torino con la rassegna stampa curata da Luca Sofri e Francesco Costa del Post , che tratta di frequente i temi di questa newsletter.
domenica 22 Gennaio 2023
Sulla animata questione della fondatezza del racconto della “bidella pendolare” rimandiamo alla ormai sterminata bibliografia online : si è trattato palesemente di una “notizia che non lo era” almeno in suoi sostanziosi elementi, non diversamente da quanto avviene di frequente con simili storie di quella ridotta misura e importanza (citando una famosa rubrica della Settimana Enigmistica , le notizie “strano ma vero”). Ma è interessante notare che l’incidente sta dentro a una frettolosa tendenza a promuovere singolari storie a fenomeno o ad esempio di un tema di più grande, tendenza che spesso rende disattenti rispetto alla verifica delle storie o alla priorità che siano fondate. Ne ha parlato nel podcast Morning Francesco Costa, dopo avere riassunto la “notizia” sulla bidella, e sabato ne ha scritto con contenuti simili il Fatto.
domenica 22 Gennaio 2023
Vox Media è un importante gruppo editoriale americano che è stato tra i protagonisti dei cambiamenti nell’informazione digitale e non solo digitale di questi due decenni. Le sue proprietà più famose sono il sito di news Vox , divenuto riconoscibile per la priorità data al “giornalismo esplicativo”, il sito di tecnologia The Verge , altri siti innovativi e specializzati molto popolari, e tutto il gruppo legato al New York Magazine , illustre e cinquantenaria rivista che online ha creato testate di successo ( Intelligencer , Vulture , The Cut , Curbed , The Strategist ) e che Vox Media ha comprato nel 2019.
Ma il suo fondatore e CEO Jim Bankoff ha comunicato venerdì che il 7% dei dipendenti (130 persone) sarà licenziato in conseguenza dei tempi difficili per i media digitali. Il sindacato dei dipendenti dell’azienda si è detto “furibondo”.
domenica 22 Gennaio 2023
Dopo soli tre mesi di vita il sito di news americano Semafor ha dovuto affrontare un problema del tutto imprevisto, tra quelli che erano invece in conto per un progetto di grandi ambizioni ed esibite intenzioni di rinnovamento dell’informazione online. Ovvero che il suo maggiore investitore – con circa 10 milioni di dollari – era stato Sam Bankman-Fried, protagonista di uno scandalo finanziario per cui è stato arrestato lo scorso mese, e le implicazioni sia economiche che etiche e di immagine di quello scandalo (Bankman-Fried è in debito con moltissimi soci dei suoi progetti) hanno spinto Semafor a “congelare” quell’investimento proponendosi di trovare qualcuno che acquisisca la corrispondente quota della società, e che renda di nuovo disponibile quel capitale per i progetti di crescita del giornale.
domenica 22 Gennaio 2023
Se ricordate le critiche del Comitato di redazione dei quotidiani veneti del gruppo GEDI a proposito di un post della Tribuna di Treviso sui social network, di cui avevamo riferito la settimana scorsa, le aggiorniamo con la risposta del condirettore e responsabile dei contenuti digitali Paolo Cagnan, che ha rivendicato la scelta di usare i social network con approcci sperimentali e più adeguati al mezzo, notando che “da oltre un anno la Tribuna è al centro di un progetto denominato “Daghe un tajo” che ha comportato e comporta tuttora anche una completa rivisitazione del rapporto con i lettori di facebook, rileggendo anche il senso di una community social rispetto a quelli di un sito o di giornale di carta, dove peraltro mi sembra nessuno abbia mai contestato materiali “leggeri” come gli oroscopi, i numeri del lotto, il sudoku o amenità simili. Il progetto di cui sopra, peraltro ampiamente illustrato a suo tempo sia al Cdr, sia all’assemblea della tribuna, è stato recentemente presentato (e ce l’hanno chiesto loro, per inciso) sia al Festival Glocal di Varese, sia all’Università di Pisa. Un progetto che, per l’appunto, comprende anche una gestione social diversa, più conforme al senso di una simile piattaforma e al funzionamento del suo algoritmo. Una gestione che include anche post leggeri, ironici e sarcastici come quello contestato” .
Cagnan ha insistito sul fatto che il post discusso fosse comunque uno solo, criticando la tesi più generale del Cdr, e ribattendo a tutta la sua accusa:
“Sono molto lieto che i colleghi del Cdr si occupino – quasi d’incanto, oserei dire – di una materia tanto complessa come il SMM, prendendo a spunto uno dei circa 160 post che giornalmente distribuiamo sulle nostre pagine facebook, per non parlare di tutte le altre piattaforme […] Si parla di “assoluto dubbio gusto” di quel post e potremmo discuterne a lungo, ma non lo faremo perché non è affatto prerogativa contrattuale del Cdr disquisire sulla linea editoriale, e le scelte di tutta la complessa strategia digitale rientrano pienamente in quella materia […] La richiesta di non pubblicare post simili è irricevibile. Cosa siano poi “i professionisti nella valorizzazione” non ci è chiaro, ma siamo sicuri che avremo modo di chiarirci, quando volete”.
domenica 22 Gennaio 2023
La recente accelerazione dei progressi nelle capacità di scrittura delle “intelligenze artificiali” hanno generato grandi riflessioni e discussioni nel mondo dell’informazione, intorno alle prospettive che queste capacità possono suggerire per l’automazione nei progetti giornalistici. Il Post ha raccontato una storia interessante e utile da conoscere.
” Da novembre a oggi il sito di news CNET, che si occupa soprattutto di tecnologia, ha pubblicato almeno 70 articoli scritti da un’intelligenza artificiale, cioè da un software in grado di imitare la scrittura umana dopo aver ricevuto dati e indicazioni sugli argomenti da trattare. Per più di due mesi lo ha fatto senza comunicare in modo trasparente come fossero stati scritti quegli articoli, finché non se n’è accorto Futurism, un altro sito che si occupa di tecnologia”.
domenica 22 Gennaio 2023
Vice nacque come rivista negli anni Novanta in Canada, rivolta a un pubblico giovanile con un misto di contenuti giornalistici aggressivi e poco convenzionali e di temi di consumi e mode contemporanee. Nei decenni successivi ha avuto un enorme successo (raccontato con completezza nel libro di Jill Abramson Mercanti di verità , pubblicato in Italia da Sellerio) diventando una società digitale e di produzione video, ma con diverse traversie e alti e bassi , legati anche alle personalità dei suoi fondatori. Il suo 2022 si chiuderà al di sotto delle aspettative in termini di obiettivi economici, e si stanno cercando investitori nuovi.
Giovedì il sito della rete televisiva americana CNBC ha rivelato che i tentativi di trovare un acquirente per Vice sono piuttosto falliti e che la società ha deciso di rivedere la richiesta portandola a un miliardo di dollari dal miliardo e mezzo proposto l’anno scorso (era stata valutata 5,7 miliardi nel 2017).
domenica 22 Gennaio 2023
Questa settimana si è tenuto a Davos, in Svizzera, l’incontro annuale del World Economic Forum , una fondazione senza fini di lucro con sede a Ginevra. L’incontro è molto celebre per l’alto prestigio delle persone che vi partecipano: riunisce tutti gli anni politici e imprenditori delle più importanti aziende del mondo, per parlare di economia e società. La sua copertura giornalistica è da tempo una specie di routine, come avviene per eventi stagionali molto identici a se stessi (in Italia la prima della Scala, il Meeting di Rimini, il sangue di San Gennaro), e una celebrazione sproporzionata dell’evento: e quest’anno è stata autorevolmente messa in discussione dalla ex direttrice del New York Times e dal direttore della Columbia Journalism Review .
domenica 22 Gennaio 2023
Venerdì sera è arrivata nelle redazioni la notizia che la Federazione Gioco Calcio aveva deciso una pena molto severa contro la società della Juventus per il caso delle cosiddette “plusvalenze” ( spiegato qui ). L’aspetto interessante per questa newsletter è che la Juventus è di proprietà dello stesso gruppo e della stessa famiglia che possiedono GEDI, la più grande azienda giornalistica italiana, che pubblica tra gli altri i quotidiani Repubblica e Stampa . E se durante gli sviluppi dei mesi scorsi i due quotidiani avevano mostrato discreti equilibrio e autonomia nel trattare la questione, su questa sentenza hanno preso posizioni molto più esplicitamente critiche delle altre testate e molto difensive per la società del gruppo. “Un giudizio frettoloso” è stato il titolo del commento in prima pagina di Repubblica (quotidiano romano) e alle obiezioni della società – relative sia alla pesantezza della pena che alle assoluzioni di altre squadre accusate – è dato grande spazio in titoli e articoli; idem sulla Stampa di Torino – a cui si possono attribuire maggiori indulgenze in ragione invece del proprio pubblico di lettori – che ha titolato un commento molto scettico “Quelle ‘strane’ assoluzioni, nessuno paga se non la Juve”. Il Corriere della Sera (il cui editore possiede peraltro l’altra squadra torinese), pur notando la severità della pena, ha offerto meno spazio alle ragioni difensive e ha dedicato un articolo accessorio alle “telefonate dei dirigenti” particolarmente incriminanti.
E ancora oggi domenica il titolo in prima pagina di Repubblica era sulle “incognite della sentenza” e quello del Corriere della Sera sui “perché della condanna”.
domenica 22 Gennaio 2023
Nelle ore successive all’arresto del capo mafioso Matteo Messina Denaro hanno cominciato a circolare su alcuni siti di news, tra le molte diverse informazioni, documenti medici relativi alle cure che stava ricevendo e alle sue patologie. Per i quali l’equilibrio tra rilevanza della notizia e rispetto della privacy è diventato rapidamente una questione (anche nelle scelte della redazione del Post ).

La questione è stata dibattuta sia sui social network che in molte altre redazioni – con un intervento del Garante per la privacy – e sabato è stata affrontata in un articolo di Vitalba Azzollini sul quotidiano Domani.
“Nel caso di Messina Denaro entrano in gioco, da una parte, gli obblighi della struttura sanitaria ove il boss era in cura; dall’altra i limiti dell’attività giornalistica. Quanto al primo versante, chi all’interno della clinica ha divulgato la cartella clinica di Messina Denaro ha commesso un illecito: i dati sanitari possono essere trattati ai soli fini per cui sono stati raccolti, salvo motivi eccezionali. Quanto al secondo versante, come visto, le norme prevedono deroghe alla disciplina ordinaria del trattamento dei dati personali quando si esercita il diritto di cronaca, ma con limiti imprescindibili, in primis l’essenzialità della notizia. La pubblicazione di dettagli sanitari su Messina Denaro non era funzionale alla notizia della sua cattura, quindi andava evitata. Basti pensare che, nella conferenza stampa relativa all’arresto, forze dell’ordine e magistrati non hanno fatto alcun riferimento a specifiche informazioni sulla patologia medica”.
domenica 22 Gennaio 2023
L’Australia ha 25 milioni di abitanti circa la cui lingua principale e condivisa è l’inglese, di cui 15 milioni vivono nelle cinque città maggiori, ed è una federazione di sei stati: sono i dati di contesto che aiutano a descrivere lo scenario delle sue maggiori testate quotidiane che sono quasi tutte molto legate alla città e allo stato dove vengono pubblicate, con l’eccezione dell’ Australian , considerato “quotidiano nazionale” (“nazionale” è anche il più specifico Australian Financial Review ). Una quota grandissima dei quotidiani grandi e piccoli è pubblicata da News Corp, la grandissima società multinazionale dell’editore australiano Rupert Murdoch che possiede tra gli altri anche il Wall Street Journal e il Times di Londra (un’altra società di Murdoch controlla la grande e famigerata rete televisiva americana Fox News ). Tra i quotidiani di Murdoch in Australia ci sono lo stesso Australian , lo Herald Sun di Melbourne che è la testata a maggiore diffusione, il Daily Telegraph di Sydney, il Courier Mail di Brisbane: e lo stesso gruppo possiede anche uno dei maggiori siti di news, News.com.au . Un altro grande editore che possiede diverse testate e una rete televisiva si chiama Nine: possiede gli importanti e “gemelli” Sydney Morning Herald (i quotidiani considerati più autorevoli del paese, fondati nell’Ottocento) e The Age (di Melbourne), e l’ Australian Financial Review , tra gli altri.
Questa settimana The Age ha scelto un nuovo direttore dopo che la direttrice precedente Gay Alcorn – la prima donna in quel ruolo in 165 anni – aveva dovuto lasciare l’incarico dopo soli due anni a causa della malattia di suo marito: il nuovo direttore si chiama Patrick Elligett ed è al giornale da quattro anni.
Anche il Sydney Morning Herald ha un direttore che aveva sostituito una direttrice, Lisa Davies: si chiama Bevan Shields e ha 38 anni.
domenica 22 Gennaio 2023
Audiweb ha pubblicato i dati di traffico sui siti web a novembre. Abbiamo isolato quelli relativi ai siti di news generaliste e delle testate più note: il dato sono gli “utenti unici nel giorno medio”. Come ricordiamo spesso, bisogna tenere presente che i dati di traffico dei siti web sono soggetti a variabili anche molto influenti di mese in mese (il che rende non del tutto significativi nemmeno i confronti sull’anno precedente). A novembre la notizia principale è che Repubblica è di nuovo davanti al Corriere della Sera , per il secondo mese dopo un rilevante periodo di sorpasso da parte del Corriere . Altri dati notevoli sono la crescita del Gazzettino e il recupero sul mese scorso del Sole 24 Ore e del Mattino (questi ultimi due andavano infatti meglio un anno fa). Cala molto lo Huffington Post che però aveva avuto una crescita eccezionale il mese passato, e questo mese peggiora anche il dato del Post , che torna a essere superato dal Mattino .
Per alcune delle testate nelle prime posizioni bisogna considerare che i numeri possono includere anche quelli di vere e proprie “sottotestate” con una loro autonomia: il sito di divulgazione tecnologica di Salvatore Aranzulla, per esempio, ha circa 300mila visitatori unici, una quota dei quali è contata nel totale del Messaggero , mentre nei numeri del Corriere della Sera sono incluse quote di utenti che non necessariamente hanno visitato il sito del Corriere della Sera ma possono riferirsi ai soli siti di testate dello stesso editore come Oggi, Amica e IoDonna.

domenica 22 Gennaio 2023
Il Washington Post è in un periodo complicato, come già raccontammo . I suoi indiscutibili successi in termini di crescita e ritorno alla competitività e ruolo anche internazionale, che sono seguiti all’acquisto da parte di Jeff Bezos e ai suoi investimenti, si sono arrestati nell’ultimo anno, proprio quando il giornale provava a crescere ulteriormente con nuove risorse economiche dedicate a competere con altre grandi testate anglofone anche fuori dagli Stati Uniti. Ci sono stati annunci di licenziamenti, è probabile che il 2022 sarà chiuso in passivo per la prima volta dopo alcuni anni, e ci sono grandi preoccupazioni o curiosità su come possano procedere le cose. Quindi il New York Times – che benché si trovi in un altro campionato rispetto a qualunque altra testata vive tuttora il Washington Post come il suo maggiore concorrente – ha riferito di una significativa e rara visita dello stesso Bezos al giornale, per discutere con i suoi dirigenti. L’articolo del New York Times interpreta la visita come un’esibizione di presenza e di impegno rispetto ai destini del giornale, a fronte delle preoccupazioni di molti giornalisti.
domenica 22 Gennaio 2023
“L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha approvato un nuovo regolamento che fornisce le istruzioni su come debbano avvenire gli accordi attraverso i quali le grandi piattaforme online, come Google e Facebook, dovrebbero pagare agli editori dei giornali i diritti d’autore sui loro articoli”, scrive il Post nel suo più esteso articolo che spiega il senso della notizia.
È una storia che ha molte puntate precedenti, già raccontate da Charlie, e avrà ancora molte puntate successive. A quello che spiega l’articolo qui possiamo aggiungere che l’applicazione del regolamento ha molte incognite: intanto perché stabilisce una serie di parametri da valutare per indirizzare le eventuali trattative tra ciascuna testata e ciascuna piattaforma verso degli accordi economici specifici, e questi parametri lasciano – inevitabilmente – molti margini. E poi perché gli interessi e le implicazioni in ballo sono diversi.
Uno per esempio è quello del beneficio che i siti di news già traggono dal traffico offerto loro dalle suddette piattaforme, che potrebbe diventare un elemento – esplicito o implicito – del potere contrattuale delle piattaforme. In un articolo di sabato sul quotidiano ItaliaOggi , il direttore del sito VareseNews Marco Giovannelli (che è presidente dell’Associazione della stampa online a cui aderiscono molti giornali online locali o più piccoli) ha spiegato che “le realtà più piccole vogliono tutelare il significativo traffico che traggono dai motori di ricerca”: l’autore dell’articolo Marco Capisani ha tradotto l’affermazione in: “non si vuole correre il rischio di essere penalizzati dagli OTT (le piattaforme in questione, ndr) , magari in un secondo momento, a vantaggio delle testate maggiori”.
E poi c’è che molti editori hanno già concluso accordi proprio con Google attraverso il progetto “Showcase” : ovvero uno spazio online non particolarmente significativo ma che Google ha creato come modo per gestire in proprio le richieste economiche esistenti o eventuali delle testate. Insomma per dare dei soldi agli editori senza esservi costretto e dettando le condizioni. Adesso quegli accordi potrebbero diventare uno strumento per Google (“se volete altri soldi per via del nuovo regolamento annulliamo quelli su Showcase”) ma anche per le testate (“se non volete che vi chiediamo altri soldi per via del nuovo regolamento, datecene di più per Showcase”).
Questa è la ragione per cui, per esempio, il nuovo regolamento è stato celebrato per due giorni con toni entusiasti e con grande priorità di spazio da Repubblica , e invece molto più sinteticamente dagli altri quotidiani: Repubblica è tra i pochi a non avere fatto accordi su Showcase cercando di alzare il prezzo con Google e confidando che il regolamento atteso glielo avrebbe permesso.
domenica 22 Gennaio 2023
Spesso i lettori – tutti noi – sono meravigliati dalle assenze di vigilanza o di semplici giudizi da parte dell’Ordine dei Giornalisti rispetto alla violazione quotidiana delle regole etiche che lo stesso Ordine promuove o che sono nelle sensibilità dei lettori stessi. Ci sono ragioni pratiche (l’Ordine interviene con meccanismi assai farraginosi e mezzi assai poveri), ma è anche discutibile la pretesa che l’Ordine stesso – di cui è spesso discusso il senso stesso dell’esistenza – funzioni da organo repressivo e punitivo più di quanto non sia educativo. Se le violazioni avvengono così di frequente (in quindici giorni è intervenuto su ben due casi maggiori il Garante per la Privacy) c’è qualcosa che non va nel modo in cui vengono condivisi e tramandati principi e responsabilità dell’informazione, che nella cultura redazionale italiana non hanno mai avuto un grande radicamento. Già che esiste e già che è spesso criticato comunque, è un ruolo che potrebbe assumersi l’Ordine stesso senza temere altre accuse. Ma soprattutto è un ruolo per il quale la responsabilità maggiore sta sulle spalle dei direttori, figure tuttora di grande potere nelle strutture dei giornali e nella creazione di modelli di comportamento, malgrado le invadenze degli editori. Le violazioni, i richiami del Garante, le trascuratezze etiche, le promuovono e le avallano o le disincentivano e le impediscono i direttori, più di chi firma gli articoli e viene poi perseguitato sui social network. Danno la direzione.
Fine di questo prologo.
domenica 15 Gennaio 2023
Il Post ha pubblicato alla fine dell’anno la tradizionale selezione rappresentativa delle prime pagine dei quotidiani, che riassume un po’ il 2022 e un po’ il modo con cui il giornalismo italiano lo ha raccontato.
“Il 2022 è stato soprattutto un anno di prime pagine che hanno annunciato fatti non avvenuti, “notizie che non lo sarebbero state”: la guerra atomica, il ritorno della pandemia e delle sue conseguenze, un inverno senza gas e senza riscaldamento, la “fine di un’era” per molte occasioni, ma anche prospettive fallite più puntuali (“Liz Truss la nuova lady di ferro”). Per diversi mesi senza interruzioni gli spazi maggiori sono stati dedicati alla guerra in Ucraina, comprensibilmente ma con molta stanchezza nelle titolazioni, costrette a una ripetizione circolare delle stesse ipotesi: l’Europa sull’orlo della guerra, l’Italia sull’orlo della guerra, la NATO sull’orlo della guerra, gli Stati Uniti sull’orlo della guerra; oppure spiragli sui negoziati, prove di trattativa; oppure varie giornate “finali” (attacco finale, su tutte)”.
domenica 15 Gennaio 2023
Il giornalista del Corriere della Sera Federico Fubini ha raccontato su Twitter la sostanza di una causa che ha vinto in primo grado contro il direttore della Verità Maurizio Belpietro e altri due giornalisti.
domenica 15 Gennaio 2023
Il quotidiano La Verità sta promuovendo un “crowdfunding” per aiutare economicamente un documentario sulla narrazione della pandemia in Italia (la Verità ha avuto e ha tuttora posizioni critiche sulle limitazioni per limitare i contagi, e sugli stessi vaccini, e ne ha tratto rilevanti successi di diffusione presso una quota di lettori): il giornale vuole che i lettori sostengano ” le spese di produzione di un Docu-film, che riunendo un anno di riflessioni sulle numerose implicazioni della gestione pandemica, costituisce una testimonianza storica di pensiero critico in una fase drammatica della vita del nostro Paese”. Dall’inizio di dicembre sono stati raccolti 900 euro circa.
domenica 15 Gennaio 2023
Il sito Professione Reporter ha riferito di un progetto della direzione del Corriere della Sera per allineare le proprie priorità sul digitale a quelle di Repubblica , ancora considerato “il nostro principale concorrente” malgrado la crisi di diffusione in termini di copie: sul piano del traffico sul sito web Repubblica è infatti tornata da poco a essere in vantaggio sul Corriere . Tra le novità proposte dal direttore Fontana alcune erano già state annunciate in passato (forse non con grandi risultati quindi) e altre suonano necessarie ma piuttosto tardive:
” Sarà potenziata l’attività video, di cronaca, di inchiesta e di approfondimento, sia sul sito, sia nei formati utili per i social network. Saranno programmati prodotti e attività dedicati agli abbonati. Verrà costituito un nucleo redazionale dedicato alle attività Seo (posizionamento nelle ricerche Google), social e Analytics (i contatti di ciascun pezzo), con un responsabile dentro il desk di Corriere.it […] Per fare questo, cambia l’organizzazione del lavoro. Strategico diventa il turno che parte alle 7 del mattino: dovrà essere coperto da almeno il 40 per cento dei giornalisti, nelle diverse redazioni. Alle 7 ci si dovrà presentare con una completa offerta di idee”.
domenica 15 Gennaio 2023
Il quotidiano britannico Independent ha scelto un nuovo direttore, si chiama Geordie Greig ed era stato direttore del Daily Mail fino a due anni fa. L’ Independent è un quotidiano inglese creato 36 anni fa e che ha smesso di uscire “di carta” nel 2016, trasformandosi in un giornale esclusivamente online. Malgrado alcune oscillazioni si è sempre distinto per posizioni tra il progressista e il liberale, con discreti successi in qualche fase di competizione col Guardian in passato, e per un grande spazio dato agli articoli di opinione e alle prese di posizione. Ha avuto alti e bassi di sostenibilità economica negli scorsi decenni ma qualche mese fa ha annunciato un severo programma di licenziamenti: la sua quota maggiore – dal 2010 – è di uno dei più famosi cosiddetti “oligarchi” russi con grossi interessi nel Regno Unito, Alexander Lebedev (formalmente di suo figlio Evgeny).
domenica 15 Gennaio 2023
La riforma Cartabia, tornata a essere molto discussa in questi giorni per un diverso suo aspetto, ha anche introdotto una novità sull’applicazione del “diritto all’oblio”, di cui abbiamo scritto su Charlie altre volte, e che ha complicazioni di attuazione assai maggiori dell’apparente sensatezza del principio. Il Post ha provato a spiegare quel che se ne capisce.
“La persona assolta o per cui è stato deciso dal giudice per le indagini preliminari il non luogo a procedere (quando non ci sono i presupposti per chiedere il rinvio a giudizio e quindi un processo) può chiedere alla cancelleria del giudice presso il quale si è svolto il procedimento sia la preclusione all’indicizzazione, sia l’ottenimento della deindicizzazione” .
domenica 15 Gennaio 2023
Il Comitato di redazione dei quotidiani veneti del gruppo GEDI ( Tribuna di Treviso, Nuova Venezia , Mattino di Padova, Corriere delle Alpi ) si è piuttosto irritato per un uso giudicato eccessivamente frivolo degli account sui social network delle testate in questione. In particolare è stato criticato un post su Facebook che riprendendo un contenuto “leggero” di una radio dello stesso gruppo cercava di creare engagement in modi piuttosto lontani dai ruoli di informazione primari: “Nelle ultime ore sono comparsi post nelle pagine facebook dei nostri giornali di assoluto dubbio gusto. Post traslati sulle nostre pagine dai profili di altri settori del gruppo, e probabilmente calibrati proprio per una utenza diversa da quella dei nostri quotidiani che ogni giorno cercano di caratterizzarsi per qualità e tempestività dell’informazione.
Senza chiamare in causa il tenore dei commenti che ne son seguiti, il Cdr ritiene che queste scelte, chiaramente votate ad acchiappare clic, siano più dannose che fortunate ed evidenzia non debba essere questa la strada per cercare nuovi contatti. Si rischia, al contrario, l’effetto “fuga”. Per tanto il Cdr chiede che simili contenuti non vengano più pubblicati.
Si ribadisce la necessità che l’attività dei social network delle testate sia affidata a professionisti nella valorizzazione delle notizie prodotte dalle redazioni. Cosa peraltro già chiesta all’azienda oltre un anno fa e mai avvenuta nonostante le promesse”.
domenica 15 Gennaio 2023
Il sito francese Mediapart (un progetto giornalistico online creato quindici anni fa da un gruppo di esperti giornalisti provenienti dalla carta stampata, e diventato molto importante e seguito) ha pubblicato un’inchiesta sui contributi pubblici ai giornali in Francia. Interessante per la simile – ma con differenze – condizione dell’Italia, dove una cospicua quota di contributi pubblici viene assegnata ogni anno in gran parte con un criterio di spartizione tra protettorati politici e senza sensibili attenzioni alla qualità delle testate sovvenzionate.
La notizia è che il governo francese ha deciso di destinare 30 milioni di euro in più ai giornali, e soprattutto a quelli cartacei: secondo Mediapart andando ad aiutare in gran parte “i miliardari che possiedono i giornali beneficiati” (anche in Italia, come per esempio nel caso di Libero o di Avvenire , a ricevere le sovvenzioni maggiori sono testate di proprietà di editori con grandi disponibilità di denaro): stando ai dati del 2021, “quattro miliardari, che non hanno nessun bisogno di essere aiutati dallo stato, si dividono soltanto tra loro 37,7 milioni di euro dei 92,8 di aiuti diretti distribuiti”. Mediapart propone che i contributi non siano diretti (soldi dati agli editori) ma indiretti, ovvero creando le condizioni perché i costi siano minori o i ricavi incentivati, per tutti.
L’altra obiezione dell’articolo è che gli aiuti – in una lettura del tutto anacronistica – privilegino i giornali cartacei e i loro costi di produzione aumentati quando secondo i dati di Mediapart i quotidiani venderebbero in edicola circa 150mila copie (contro il milione e 335mila del 1990), rendendo del tutto sproporzionato l’investimento su un settore che ormai costituisce una frazione assai ridotta dell’informazione del paese (anche i parziali successi di alcune grandi testate tradizionali in questi anni sono stati tutti digitali). E creando una distorsione di concorrenza a sfavore dell’innovazione proposta dai progetti online.
“Immaginate che nel diciannovesimo secolo, nel pieno della rivoluzione dei trasporti, Napoleone III abbia cercato di frenare l’espansione della ferrovia investendo cospicuamente nella diligenza”.
domenica 15 Gennaio 2023
E in questo caso esemplari di un giornalismo che non è più abituato a dedicare del tempo non solo a impegnative investigazioni e verifiche sul campo, ma anche a controlli telefonici od online piuttosto sbrigativi. Il Foglio ha raccontato martedì come una notizia che aveva avuto spazio e attenzioni su diversi quotidiani e siti il giorno prima – l’aumento del prezzo del diesel fino a 2 euro e mezzo – fosse infondata e ignota agli stessi benzinai.
“Nessuno – né i giornali che hanno amplificato la notizia, né i ministri che l’hanno presa sul serio, né i rappresentanti dell’opposizione che ne hanno fatto argomento di polemica contro il governo – si è preso la briga di verificarla. Eppure sarebbe stato semplice: sul sito del ministero delle Imprese (lo stesso dove alberga Mister Prezzi) vengono quotidianamente raccolti e pubblicati i prezzi dei carburanti in tutti gli impianti della Penisola . Chi ha scarsa dimestichezza con internet, poteva andare a verificare nella stazione di rifornimento più vicina. A ogni modo la risposta è la stessa: i prezzi che i consumatori pagano sono ben lontani dai 2,5 euro (lunedì nella maggior parte degli impianti, anche autostradali, si girava intorno agli 1,8-1,9 euro)”.
Un altro elemento della storia utile a capire meccanismi pigri nelle redazioni è quello che il Foglio aggiunge sulla fonte della notizia:
“Come spesso accade, i primi a parlarne sono stati quei burloni del Codacons , che hanno citato alcuni casi (nessuno dei quali, peraltro, arrivava a 2,5 euro). Si tratta di casi estremi, caratterizzati o da alti costi di logistica (le isole) o da elevati costi gestionali (gli impianti autostradali che devono versare le royalty ai concessionari dell’infrastruttura). E in ogni caso non si parla mai di self service, ormai la modalità prevalente, ma di servito. Ma il problema, in fondo, non è il Codacons che usa ogni occasione per ottenere un po’ di visibilità. Il problema sono i giornali che danno spazio e credibilità al Codacons, senza sforzarsi di verificare le notizie”.
