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  • mercoledì 16 Giugno 2021

Sul video della funivia

Che riflessioni abbiamo fatto al Post prima di decidere di pubblicarlo

In redazione al Post, naturalmente, ci siamo confrontati sulla scelta di mostrare alle persone che si informano attraverso il Post il video diffuso oggi dal TG3 sull’incidente alla funivia del Mottarone. Ci sono stati pareri e considerazioni, e anche conversazioni con giornalisti di altre testate che stavano facendo simili riflessioni. La prima cosa che vuole quindi dire questo post è che – anche se i lettori abituali del Post lo sanno – ci sono valutazioni mai sbrigative e sempre consapevoli che precedono decisioni di raccontare o di non raccontare in casi palesemente delicati come questo.

Alla fine ha prevalso l’idea che quel video – come tanta parte del giornalismo fotografico e video da sempre – aggiunga alla comprensione di ciò che è successo, permetta di vederlo, e di capire più esattamente che cosa sia stato l’evento di cui si è molto parlato e discusso nelle scorse settimane, e che è stato così drammatico e rilevante nella storia di quest’anno e di quei luoghi.

Quel video mostra il fatto in questione: come molti video di eventi drammatici che sono nella storia giornalistica e condivisa di quegli eventi, e crediamo non ci sia bisogno di fare esempi. Mostra il fatto: non mostra soltanto – a differenza di altre immagini su cui ci sono state e ci saranno discussioni – le sue conseguenze, la sofferenza, l’indiscrezione sulle vittime. Ma certo, il fatto è impressionante – soprattutto per quello che sappiamo guardandolo, anche più che per quello che vediamo – e nel pubblicarlo, come abbiamo sempre fatto in questi casi, avvisiamo di cosa si tratta e affidiamo alla scelta indipendente, informata e personale di ciascuno se compiere attivamente il gesto di volerlo guardare. Pubblicarlo non è costringere a vederlo, è dare una scelta, rispettosa della matura capacità di decidere delle persone.

Ma quel video è anche un elemento molto forte dell’informazione e della descrizione delle cose: che è quello che fa il giornalismo. La cui libertà non può raccontarsi assoluta, ma va sempre equilibrata con il rispetto, la discrezione, e soprattutto la consapevolezza non ipocrita di aver riflettuto sulla propria scelta: da cui le decisioni possono essere diverse, e legittime. Noi crediamo in questa – con riflessioni, e dubbi, e prudenze: la notizia del video ha avuto uno spazio misurato e cauto, sul Post – per come intendiamo il senso di quello che facciamo, perché l’autocensura con le migliori intenzioni e i suoi rischi vanno considerati lucidamente, e per le ragioni dette: che comunque come sempre ci teniamo a condividere e descrivere.

 

Correzione: un’iniziale versione di questo articolo parlava di un video “diffuso dai carabinieri”, per un errore di ascolto del servizio del Tg3 che dice che sia stato “registrato dai carabinieri”. La fonte della diffusione del video, agli atti dell’indagine, è ignota.