• Media
  • giovedì 11 aprile 2013

Il successo di Vice

Dai manuali sulla cacca alla caccia di “cinghiali mutanti” a Chernobyl: storia di un gruppo editoriale che fa cose serie e cose sceme insieme

di Antonio Russo – @ilmondosommerso

Vice è un network con sedi in tutto il mondo (una anche a Milano) ma all’inizio, nel 1994, era solo un magazine gratuito di Montréal. Oggi pubblica ancora il mensile cartaceo (e diversi numeri speciali), cura una rete di siti tematici e produce video per il web e per la televisione. Tratta e ha trattato argomenti di ogni genere – dai guerriglieri nelle Filippine alle curiosità sulla cacca – con toni provocatori e linguaggio scurrile, usando spesso immagini violente o a sfondo sessuale. Uno dei tre fondatori, Gavin McInnes, riassume così il loro approccio: «fare cose stupide in modo intelligente e cose intelligenti in modo stupido».

I numeri di Vice, oggi
Vice ha 35 sedi in 18 paesi del mondo, il magazine cartaceo ha una distribuzione di 900.000 copie, il canale YouTube ufficiale ha più di un milione e mezzo di iscritti (e produce una media di 60 minuti di nuovi contenuti video al giorno). Vice possiede anche: un’etichetta discografica (ha pubblicato dischi di Bloc Party, Raveonettes e Charlotte Gainsbourg), una divisione dedicata ai libri e ai film (recentemente ha promosso Spring Breakers) e una linea di abbigliamento. In un lungo articolo pubblicato la settimana scorsa sul New Yorker si stima che Vice abbia guadagnato circa 175 milioni di dollari nel 2012 (con un utile di 40 milioni) e che l’ottanta per cento dei guadagni provenga dal web. Ha da poco stretto un accordo esclusivo con la HBO, una delle più importanti emittenti televisive statunitensi, per trasmettere contenuti video originali in otto episodi in seconda serata.

Cos’era all’inizio
Nel 1994 due ragazzi di Montréal – Suroosh Alvi, ex-tossicodipendente, e Gavin McInnes, fumettista – sfruttarono un programma di welfare e ottennero i finanziamenti statali per pubblicare un free press mensile. Si chiamava Voice of Montréal e avrebbe dovuto coprire i principali eventi culturali della città, ma Alvi e McInnes si occuparono da subito di cultura underground, dalla droga al punk-rock (nel primo numero intervistarono Johnny Rotten dei Sex Pistols). Poco dopo si unì Shane Smith, oggi CEO di Vice, allora attivista di Greenpeace. Nel 1996 il gruppo – apprezzato dal pubblico, un po’ meno dalle élite culturali – cambiò strategia di mercato: decise di puntare soltanto sui ricavi della pubblicità, abbandonando il programma di welfare e perdendo i finanziamenti; cominciò a distribuire il magazine anche negli Stati Uniti e cambiò nome in Vice (per evitare confusione con Village Voice, settimanale newyorkese).

Nel 1999 Richard Szalwinski, imprenditore canadese esperto di società di servizi web, acquistò il 25 per cento del gruppo e finanziò il trasferimento della redazione a New York; ideò nuovi prodotti e sviluppò un sito internet (Viceland.com) in cui confluirono gran parte dei contenuti della rivista. Ma nel 2002, dopo la bolla delle dot-com, Vice si ritrovò con tre milioni di dollari di debiti. Smith e Alvi – lasciando a McInnes la responsabilità dei contenuti del cartaceo – si occuparono del sito internet e degli altri prodotti, trovarono nuovi sponsor e riuscirono in un anno a risanare i conti del gruppo. Il cambiamento più significativo della storia di Vice nel corso degli anni Duemila fu spostare i maggiori investimenti dalla stampa al web, in particolare alla produzione video.

Una storia buona, secondo Vice
Secondo Shane Smith una perfetta storia di Vice deve: «essere semplice, avere un aggancio e avere un pugno in faccia». Secondo Ryan Duffy – un inviato di Vice – la storia deve superare un test: «la racconterei a un amico al bar? Allora è ok». Dalla fine degli anni Novanta Vice riscosse un certo successo anche per la pubblicazione periodica di alcune guide faidaté (The Vice Guide to) per lo più scritte da McInnes, il più bruciato dei tre fondatori, che al New Yorker ha detto:

«La mia idea era fare cose stupide in modo intelligente e cose intelligenti in modo stupido. Se vai in Palestina, per esempio, prova a trovare un posto dove fanno buoni hamburger. Lascia perdere Israele, i confini, il 1967 e Gaza: trova un posto dove fanno buoni hamburger. Se invece devi parlare di scoregge, scopri tutta la storia, cosa sappiamo sulle scoregge, perché puzzano, e fallo in modo super-scientifico e con tutti i dati possibili. Che è esattamente quello che abbiamo fatto con la Guida Vice sulla merda».

McInnes lasciò Vice nel 2007 per «divergenze creative». Molti commentatori concordano nel ritenere le sue trovate e le sue esagerazioni una ragione dei malumori dei grandi partner commerciali. McInnes, a sua volta, ritiene ancora oggi l’invadenza dei partner commerciali la ragione di un netto cambiamento nella linea editoriale di Vice, cioè la fine della libertà creativa e del politicamente scorretto.

Nella prossima pagina: come guadagna Vice, le storie dei cinghiali mutanti e di Kim Jong-un, i piani per il futuro.

1 2 Pagina successiva »