Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 25 Maggio 2025
Il Comitato di redazione del Corriere della Sera ha pubblicato martedì un comunicato per protestare contro i ritardi nei pagamenti dei collaboratori: con accuse piuttosto esplicite alla gestione da parte dell’editore Urbano Cairo, di cui è nota una grande attenzione al contenimento dei costi.
“Nel giorno dello stacco dei dividendi agli azionisti, oltre 22 milioni di euro solo al presidente di Rcs MediaGroup Urbano Cairo, il Cdr del «Corriere della Sera» per l’ennesima volta è chiamato a denunciare pubblicamente ritardi nei pagamenti ai collaboratori della testata, sia quelli a co.co.co sia quelli con partita Iva. È inaccettabile che i lavoratori più fragili del sistema Corriere – e al contempo essenziali per la produzione quotidiana del giornale – continuino a subire disagi per mancanze non imputabili a loro.
Da quando il presidente Cairo ha assunto la guida del gruppo, l’accentramento delle decisioni amministrative ha finito per rallentare drasticamente l’iter dei pagamenti. Da alcuni anni si verificano ritardi nei compensi per i collaboratori pagati a pezzo, che ricordiamo in molti casi non superano i dieci euro lordi. In passato ci sono state fornite vaghe motivazioni tecniche.
Oggi il problema si ripresenta e non sono arrivate nemmeno le spiegazioni.
Diversi collaboratori non hanno ancora ricevuto i pagamenti, scaduti
contrattualmente il 30 aprile, relativi agli articoli pubblicati a febbraio. Nonostante le richieste del Cdr non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale e nessuna spiegazione. Non è stata fatta nemmeno alcuna previsione di quando i pagamenti verranno effettuati. Non solo: tra pochi giorni andranno in scadenza anche i compensi per il mese di marzo e a questo punto non è chiaro se verranno onorati nei tempi dovuti”.
L’editore ha aggiunto una sua risposta, specificando che i compensi citati sarebbero “mediamente superiori al mercato editoriale”:
” Il Comitato di Redazione ha ricevuto nelle sedi opportune i chiarimenti tecnici sul tema del pagamento dei collaboratori. Una macchina complessa e articolata come quella del «Corriere della Sera», che ha un numero elevato di collaboratori, comporta tempi di controllo e di verifica adeguati.
I collaboratori sono pagati sulla base dei contratti in essere, con importi
mediamente superiori al mercato editoriale anche in riferimento all’attuale contesto di trasformazione”.
domenica 25 Maggio 2025
Si è dimessa Wendy McMahon, la presidente di CBS News, che è uno dei maggiori network televisivi americani ed è protagonista di una contesa con Donald Trump di cui abbiamo scritto spesso nei mesi scorsi. Le dimissioni di McMahon sono state lette come un altro episodio di dissenso nei confronti delle scelte dell’azienda, che secondo molte accuse si starebbe facendo intimidire da Trump: McMahon aveva difeso il programma “60 Minutes” e il suo produttore Bill Owens, che aveva lasciato poche settimane fa. Altri commenti hanno però riferito di insoddisfazioni dell’azienda nei confronti dei risultati ottenuti da McMahon.
domenica 25 Maggio 2025
Il quotidiano Libero ha proseguito per tutta la settimana la sua contraddittoria campagna contro i finanziamenti pubblici destinati al cinema, accusando registi e attori dei film che ne sono destinatari, e che nelle settimane passate avevano avuto delle polemiche con il governo di cui Libero è sostenitore (l’editore di Libero è un parlamentare della maggioranza). La campagna è contraddittoria perché come dicemmo domenica scorsa Libero è a sua volta destinatario di ingenti quote di contributi pubblici (33 milioni negli ultimi sette anni), e questo non ha mai trattenuto il giornale dal criticare alcuni governi in carica, quando non erano sostenuti dal proprio editore.
(La validità dei criteri di assegnazione dei contributi a Libero è peraltro discutibile e discussa, proprio perché ha una proprietà imprenditoriale, ammessa sulle pagine dello stesso giornale, e la definizione “senza fini di lucro” della sua struttura è soltanto strumentale).
Venerdì, in uno degli articoli quotidiani sull’argomento, l’autore della successione di accuse contro i finanziamenti pubblici al cinema si è risolto a citare ai lettori la contraddizione, in un inciso finale poco risolutivo: “un miliardo l’anno al cinema è tanto, specie se paragonato ai fondi per l’editoria, che sono su per giù il 25% di quelli concessi alla compagnia di giro di Germano e soci”. Sabato Libero ha pubblicato una lunga lista di presunti compensi di registi “pagati dai contribuenti”: ma sono ovviamente pagati dai contribuenti anche i compensi dei giornalisti di Libero.
domenica 25 Maggio 2025
La redazione del Tirreno – il quotidiano di Livorno di proprietà del gruppo editoriale SAE – è stata posta sotto la tutela legale di un avvocato dall’Associazione Stampa Toscana e dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana. È successo dopo l’approvazione, da parte dell’assemblea di redazione, di un documento che denuncia il comportamento dell’editore negli ultimi mesi e l’esito del più recente confronto tra l’editore e il comitato di redazione.
Il rapporto tra SAE e i giornalisti del Tirreno è teso da tempo. I pagamenti sono fatti spesso in ritardo – non sono ritardi cadenzati, ma proprio casuali e spesso ingiustificati – e l’alto numero di giornalisti in cassa integrazione ha aumentato il carico e le ore di lavoro di quelli rimasti: alla società editrice è poi contestata la mancanza di visione e di progetto – e anche di competenza – sulle prospettive del giornale.
Per cercare di diminuire almeno le casse integrazione e avviare qualche prepensionamento, due giorni fa il cdr ha avuto una riunione con i rappresentanti di SAE, che è stata un disastro: l’editore ha rifiutato qualsiasi accordo con il cdr, dicendo di non avere la disponibilità economica per diminuire la cassa integrazione e si è giustificato con delle frasi che, secondo la redazione, sono state infelici e, in parte, minatorie. I rappresentanti di SAE, per colmo, hanno paragonato la maternità di una giornalista alla gestazione di un elefante (che è solitamente molto lunga), generando un comunicato indignato e agguerrito da parte della redazione, che rifiuta ogni nuovo confronto con l’attuale management.
“Di chi sarà domani la colpa della perdita di copie e credibilità? Dei giornalisti fannulloni o di manager che gettano discredito sulla testata con frasi sessiste e medievali durante una vertenza? La storia e le ambizioni di questa testata possono permettersi al vertice dell’azienda manager di questo tipo?”
Anche la stessa affermazione che SAE non abbia risorse economiche, secondo i giornalisti del Tirreno, è ingiustificata: SAE ha appena comprato i giornali Paese Sera e la Provincia Pavese .
Il Tirreno è però un giornale che sta davvero andando male – con perdite di diffusione superiori alla media dei quotidiani, e nessun investimento progettuale sul web – e nemmeno al suo interno sembra esserci un’idea concreta per il rilancio del giornale.
domenica 25 Maggio 2025
La sezione che si chiama Intelligencer del sito del New York Magazine (apprezzata rivista di cultura e società newyorkese, fondata nel 1968) ha pubblicato un lungo articolo sulla sezione delle opinioni del New York Times, raccontandone la grande crescita negli ultimi anni (ci lavorano quasi duecento persone) e il ruolo della direttrice Kathleen Kingsbury, in carica dopo il licenziamento di James Bennet in una fase di grandi tensioni interne al giornale.
domenica 25 Maggio 2025
Nel business dei giornali online e dei siti di news c’è una certa attesa rispetto all’annuncio che Google sta cominciando a introdurre il suo servizio Google Discover anche su desktop: Google Discover è una sezione di titoli di news personalizzabile, che Google introdusse per concedere un compenso ai maggiori editori giornalistici e attenuare le loro insistenze per retribuzioni maggiori e più capillari, motivate con l’uso dei loro contenuti sulle altre pagine di Google. Ma col tempo Discover ha preso un ruolo non più insignificante nella promozione degli articoli, scelti dai suoi algoritmi con criteri spesso inafferrabili. Soprattutto se valutato nel contesto della progressiva riduzione di visibilità delle news nelle pagine di ricerca su Google.
Che gli spazi di Google Discover inizino a comparire sulle pagine di ricerca di Google su desktop avrebbe in teoria un impatto limitato: l’uso del mobile è enormemente preponderante da parte degli utenti e dei lettori. Ma è vero che la visualizzazione delle pagine su desktop ha un valore pubblicitario maggiore (per maggiore visibilità e numero delle inserzioni). Il maggior traffico potrebbe quindi essere una buona notizia per i bilanci dei siti di news: meno per la qualità dell’informazione, come ogni fattore che spinga i giornali online a dare priorità ai contenuti che generano maggior traffico secondo gli algoritmi delle piattaforme, e a produrre quantità piuttosto che qualità.
domenica 25 Maggio 2025
Il dibattito probabilmente più interessante tra i tanti che riguardano i destini dei grandi giornali internazionali in questi anni è quello tra due opinioni e tendenze opposte rispetto ai tempi difficili per le democrazie e per le convivenze: entrambe le opinioni hanno buone ragioni, e questo rende il dibattito interessante, a differenza di altri in cui è più facile schierarsi. Una ritiene che il giornalismo debba proteggere certi valori democratici e liberali condivisi non facendosi travolgere dalle faziosità, partigianerie e divisioni che crescono ovunque, e mantenendosi modello di correttezza, credibilità e servizio al bene comune. L’altra sostiene che le minacce eccezionali ai principi che ritenevamo condivisi e ai sistemi democratici abbiano bisogno di difese e impegni eccezionali, e prese di posizione chiare e manifeste, a costo di esibire uno schieramento. La prima sembra una corretta posizione di principio e tutela dei principi, la seconda sembra una necessaria scelta di efficacia; la prima può sembrare più debole, la seconda può sembrare venir meno ai principi.
Ma c’è anche una simile contrapposizione di scelte, tra i giornali, che non deve essere confusa con questa, e che ha ragioni commerciali piuttosto che etiche: è quella che il direttore del Corriere della Sera ha descritto in un intervento al Salone del Libro di Torino con l’espressione “giornalismo intruppato”, che Luciano Fontana ha spiegato essere prevalente ma da cui lui vuole tenere fuori il Corriere : «Chi non prende posizioni forti ideologiche allora è connivente ed è un venduto, questa è una cosa che mi fa molto soffrire». Il riferimento è al fatto che effettivamente, in misure diverse, quasi tutti i quotidiani italiani maggiori sono più quotidiani “d’opinione” che “di informazione” (e in diversi casi “di propaganda): Corriere della Sera e Sole 24 Ore fanno moderatamente eccezione, affidando l’orientamento dei propri lettori a messaggi meno espliciti; Stampa e Repubblica lo sono in una forma vistosa ma composta nella forma; Fatto, Giornale, Libero e Verità più aggressivamente e con rivendicata esibizione di una “linea da dettare” ogni giorno, versione contemporanea degli organi di partito.
Dove il partito, di questi tempi, è diventata per tutti la sostenibilità economica, e quindi il consenso dei preziosi lettori paganti e abbonati da una parte, e quello dei propri preziosi editori dall’altra (poi c’è la pubblicità, che orienta altri tipi di opinioni, sugli acquisti e sulle spese): sono le tre dipendenze di cui parlammo qui, e che influiscono sulle scelte di tutti. Anche dei giornali apparentemente “non intruppati”, scelta a sua volta influenzata da una lettura diversa di queste dipendenze: c’è una parte di pubblico che le proprie opinioni le vuole leggere meno urlate. È per questo che il confronto sul ruolo del giornalismo descritto all’inizio di questo prologo è poco vivace, da noi: perché le necessità commerciali – legate alla soddisfazione delle partigianerie identitarie di cui siamo vittime tutti – prevalgono su quelle etiche.
Fine di questo lungo prologo.
domenica 18 Maggio 2025
Il Post ha annunciato il nuovo podcast settimanale di Francesco Costa, che è stato per quattro anni l’autore di uno dei podcast giornalistici più noti in Italia – “Morning” – prima di lasciarne pochi mesi fa la conduzione a Nicola Ghittoni per diventare direttore del Post al posto di Luca Sofri (ora direttore editoriale). “Wilson”, il nuovo podcast, inizierà il 29 maggio.
domenica 18 Maggio 2025
Tra le molte abituali contiguità tra le pagine di moda e lusso del Corriere della Sera e gli inserzionisti pubblicitari, visibili ogni sabato nell’inserto “Liberi tutti”, questa settimana citiamo l’articolo di quasi un’intera pagina dedicato a un orologio del brand Chanel: orologio per la cui promozione Chanel aveva comprato una pagina pubblicitaria sul Corriere pubblicata all’inizio della settimana.
domenica 18 Maggio 2025
Questa settimana il quotidiano Repubblica ha offerto articoli e immagini al proprio editore, John Elkann, per tre giorni su sette; e un quarto all’azienda principale del suo editore. Uno, due, tre e quattro.
domenica 18 Maggio 2025
La newsletter DigitalMente ha riassunto nel suo numero di oggi i risultati del primo trimestre delle aziende editrici del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore , presentati la scorsa settimana.
“Nel breve periodo dunque buoni risultati complessivamente per il Gruppo editoriale di Via Solferino, ma se si amplia lo sguardo tornando più indietro nel tempo il panorama cambia nettamente.
Rispetto al 1° trimestre del 2018 i ricavi calano di oltre un quinto [- 21.6%]. I ricavi editoriali registrano una flessione del 27.7% e quelli pubblicitari calano del 29.3%. Di questi i ricavi da adv online, al di là delle oscillazioni, non mostrano una crescita significativa nel tempo, e restano al di sotto del massimo raggiunto nei primi tre mesi del 2022.
Unica nota veramente positiva il calo dell’indebitamento finanziario che si riduce significativamente nel tempo, seppure sia in crescita anno su anno. Anche se nel 2024 RCS ha ricevuto oltre 20 milioni di euro di contributi statali che dovrebbero essere destinati a sostenere l’impresa. Non a garantire agli azionisti un dividendo”.
domenica 18 Maggio 2025
C’è stato un nuovo sviluppo nella questione dell’attribuzione della famosa foto del 1972 della bambina vietnamita in fuga dal napalm: dopo che l’agenzia Associated Press aveva concluso di non modificarla, l’autorevole fondazione World Press Photo ha invece deciso di sospenderla.
domenica 18 Maggio 2025
Ancora di più in questi decenni di crisi per le riviste, molte di quelle di moda mettono letteralmente in vendita molte delle loro pagine “redazionali” (ovvero non quelle palesemente pubblicitarie), offrendo articoli e immagini ad aziende e brand. Le aspettative di lettori e lettrici delle riviste di moda non sono particolarmente alte quanto a “indipendenza”, e la funzione di catalogo di immagini e prodotti è comunque apprezzata: ma rimane comunque un non detto e un’ambiguità sull’autonomia delle redazioni nello scegliere quali prodotti mostrare e proporre. In questo non detto sta una grande quantità di spazi e pagine che le riviste offrono ai brand contattandoli direttamente con tariffari dedicati e adattati alla misura degli spazi e dei trattamenti.
domenica 18 Maggio 2025
Il sito Professione Reporter ha riferito due recenti contese tra le redazioni del Corriere della Sera e l’azienda che pubblica il giornale. Una riguarda i giornalisti della redazione romana, che sostengono da tempo che il loro lavoro non sia valorizzato e sostenuto adeguatamente; l’altra invece è a proposito dei “premi” attribuiti ai giornalisti in base ai risultati ottenuti nel 2024, e permette di conoscere alcuni di questi risultati e i meccanismi di condivisione degli utili con i dipendenti (l’azienda ha potuto assegnare anche buoni dividendi agli azionisti, quest’anno).
“Giornaliste e giornalisti del Corriere della Sera otterranno con la mensilità di giugno 698 euro di “premio di risultato” per l’anno 2024. Poteva essere di 1.000 euro, ma uno dei tre obiettivi stabiliti nell’accordo con l’Azienda non è stato raggiunto, quello che riguarda le copie di carta vendute: il Corriere ha chiuso l’anno 2024 con una media giornaliera di 111.000 copie vendute in edicola, in calo di circa 14.000 rispetto all’anno precedente, dato che segna il peggior risultato degli ultimi anni. Il numero per far scattare il premo andava da 113mila a 117mila copie.
Il premio era costruito su tre obiettivi: copie cartacee, abbonamenti digitali, utenti unici. Ciascun obiettivo dava diritto a una quota del premio, proporzionale al grado di raggiungimento dell’obiettivo stesso.
Gli abbonamenti digitali hanno raggiunto l’85% del target (685.000 abbonati al 31 dicembre 2024), mentre l’obiettivo utenti unici ha toccato il 91% (4.582.000 utenti medi mensili). Le due voci, tradotte in cifre, valgono rispettivamente 425 e 273 euro, per un totale di 698 euro.
Non è stato invece raggiunto l’obiettivo fissato sulle copie cartacee.
L’azienda – ha spiegato il Comitato di redazione ai colleghi – ha riconosciuto che questo calo non è imputabile ai giornalisti e alla qualità del giornale – ma alla progressiva scomparsa delle edicole, dovuta alla contrazione delle vendite degli altri quotidiani.
Di fronte a un obiettivo condizionato da fattori esterni alla redazione, e di fronte all’impegno della redazione su tantissimi fronti come l’organizzazione di eventi, i viaggi e le iniziative varie, il Cdr ha chiesto all’azienda di riconoscere comunque l’intero premio previsto dall’accordo, portando la cifra complessiva a 1.000 euro. Anche come segnale della volontà di avviare un percorso per compensare gli stipendi più bassi. L’Azienda ha però respinto nettamente questa proposta”.
domenica 18 Maggio 2025
È interessante mettere in relazione con quanto avevamo scritto la settimana scorsa, a proposito della disponibilità di alcune redazioni ad accogliere le comunicazioni propagandistiche che arrivano dal governo italiano senza indagarle, un divertente articolo del Washington Post di sabato. L’articolo è intitolato “Come produrre una statistica per un comunicato stampa della Casa Bianca”, e spiega la totale infondatezza di alcuni dati fatti circolare dallo staff del presidente Trump dopo la sua visita in Arabia Saudita, e ripresi da molte testate (anche, con molte varietà, italiane): per ottenere le enormi quantità di soldi descritte come risultato dei contratti firmati da Trump, dice l’articolo, bisogna inserire nei conti una creativa varietà di ipotesi, auspicate conseguenze, indotti di indotti di indotti: “L’obiettivo è avere un numero per i titoli. Nessuno andrà a controllare tra dieci anni se una sola di tutte queste cose sarà davvero successa”.
domenica 18 Maggio 2025
Il quotidiano ItaliaOggi è tornato sull’ argomento dei libri allegati ai quotidiani, fonte di ricavo accessoria che – dopo un ritorno generale di interesse negli ultimi cinque anni – è da qualche tempo ulteriormente sfruttata, in particolare da Repubblica e Corriere della Sera. Con sensibili differenze tra le offerte di libri gratuiti o a pagamento.
“Comunque andrà a finire con i libri allegati gratuitamente (che tecnicamente si definiscono attività promozionali a supporto delle vendite di un giornale), rimane pure il business degli allegati a pagamento (solo questi per la precisione sono veri e propri collaterali). Resta un mercato di rilievo, seppur con dimensioni molto più piccole e dai margini di crescita molto più contenuti rispetto al passato, intorno almeno a tutto il primo decennio e oltre degli Anni Duemila. Eppure nel caso di Gedi, per esempio, si tratta sempre di un business che riguarda 1,5-2 milioni di titoli venduti in media l’anno. Per Rcs rappresentano più di una trentina di collane realizzate ogni anno. A differenza di quelli gratuiti, il mercato è costituito in generale da libri che si vogliono conservare a lungo. Si vendono soprattutto a gennaio e a settembre, cavalcando un po’ i buoni propositi di approfondimento dei due periodi considerati gli «inizi d’anno» […]
per Repubblica il Manifesto di Ventotene, per esempio, in concomitanza con la manifestazione di piazza e il dibattito politico, ha portato oltre 40 mila copie in più sul totale di quelle vendute in edicola […] Per il Corriere della Sera, tra gli altri, la conferma arriva col libro su Donald Trump di Federico Rampini che ha registrato oltre il 30% abbondante in più nelle vendite in edicola (in tutto 113 mila copie, sempre nel giorno medio Ads). Ma non tutti i libretti free raggiungono queste quote e al break-even servono, rispettivamente, almeno 15-20 mila copie d’incremento e un +20-25% (partendo da diffusioni complessive significative, appannaggio non di tutti i giornali). Raggiungere il pareggio, dunque, non è scontato. Anche per questo motivo i libretti free non si possono definire una reale leva economica per gli editori. Nondimeno, considerando l’incremento storico dei prezzi dei giornali in edicola, ogni copia venduta in più porta con sé una marginalità mediamente più alta”.
domenica 18 Maggio 2025
È diventato ormai un format giornalistico che vale la pena registrare: il murale su un fatto della politica, spesso con accezioni umoristiche, “comparso” o “spuntato” su un muro di Roma (dove si trovano più fotografi e cronisti politici) e che i quotidiani usano per illustrare e vivacizzare le loro pagine della politica. Il meccanismo è soddisfacente per tutti: l’artista autore o autrice del murale sa che dedicandosi ai protagonisti della politica o ai temi dell’attualità otterrà questa visibilità, le redazioni hanno immagini che rimpiazzino le noiose foto dei politici, e il contenuto ammicca e coinvolge i lettori. Anche in questo – come per esempio nelle titolazioni coi giochi di parole, o spiritose – il ruolo del giornale si discosta un po’ da quello di informazione verso un modo più di intrattenimento per ottenere l’attenzione di chi legge.
(poi, il format successivo, complici le stupidità altrui, è “imbrattato il murale”: e anche qui gli imbrattatori contano sulla speculare visibilità del gesto)
domenica 18 Maggio 2025
Il quotidiano Libero ha attaccato sabato con un articolo in prima pagina l’attore Elio Germano, protagonista nei giorni scorsi di una polemica con il ministro della Cultura dell’attuale governo italiano, governo sostenuto da una maggioranza a cui Libero si mostra vicino ogni giorno: la proprietà di Libero è di un parlamentare della maggioranza, e il direttore del giornale è l’ex portavoce della presidente del Consiglio.
L’attacco di Libero contro Germano lo accusava di avere partecipato a film che negli ultimi anni hanno ricevuto contributi pubblici: “Milioni di contributi dallo stato. Soldi a pioggia per i film di Elio Germano”: secondo i conti di Libero, quindici film con Germano prodotti negli ultimi sette anni hanno ricevuto 23 milioni di fondi pubblici. Quello che Libero non spiega però ai propri lettori – che sarebbero probabilmente interessati alla comprensione di questi funzionamenti – è che il giornale stesso è la quarta testata per quantità di contributi pubblici ricevuti in base alle leggi sull’editoria: cinque milioni e mezzo nell’ultimo anno e oltre 30 milioni negli ultimi sette anni.
domenica 18 Maggio 2025
Il settimanale americano New Yorker ha pubblicato un lungo articolo di ricostruzione e reportage sulla svolta degli scorsi mesi nelle relazioni di Jeff Bezos, fondatore e proprietario di Amazon, con uno dei più autorevoli quotidiani del mondo, il Washington Post, che Bezos aveva acquistato nel 2013.
domenica 18 Maggio 2025
Venerdì alcuni quotidiani hanno riferito che la famiglia di Chiara Poggi – la ragazza uccisa a Garlasco nel 2007 in un caso di cronaca nera nuovamente discusso in questi giorni – ha intenzione di denunciare alcuni siti e blog per le illazioni offensive pubblicate nei giorni precedenti. I giornali ne hanno scritto con evidente comprensione e con la stessa comprensione la notizia è stata sicuramente accolta da molti lettori e lettrici. Nessuno l’ha chiamata intimidazione, nessuno ha difeso quei siti e blog e il loro diritto di espressione e di cronaca, nessuno ha denunciato l’uso che viene fatto delle querele per costringere al silenzio i querelati. Nessuno, sui quotidiani, ha insomma scritto quello che alcuni quotidiani scrivono con frequenza per reagire e contestare delle denunce di persone che si ritengono diffamate dai loro articoli.
Ed è saggio così, perché le querele e le denunce per diffamazione non possono essere raccontate come una vergogna solo perché colpiscono te: lo sono se sono palesemente infondate, lo sono se il rapporto di forze è sproporzionato, lo sono se le richieste sono esagerate. Lo sono, insomma, nel merito della querela e del contesto. Sarebbe bello che i giornali che reagiscono a quelle contro di loro, di querele, titolassero sul perché hanno ragione, informando chi legge, piuttosto che titolare sul loro essere presunte vittime di attacchi inaccettabili solo perché riguardano loro. La differenza non la fa essere un noto quotidiano o un piccolo blog: la fa se hai scritto cose diffamatorie, secondo la legge, o no.
Fine di questo prologo.
domenica 11 Maggio 2025
Capita tuttora con qualche frequenza che alcuni passaggi di articoli di giornale vengano copiati e incollati identici o quasi in articoli di altri giornali, per fretta, pigrizia o incompetenza. La libertà di studiare e attingere a fonti, letture e informazioni esistenti è naturalmente un elemento del giornalismo, ma il limite condiviso dovrebbe essere comunque l’originalità e la riscrittura degli articoli, insieme alla garanzia della citazione delle idee o delle notizie più rare. Capita anche al Post di trovare paragrafi dei propri articoli ripresi integralmente da altre testate, o con esigue accorte modifiche: la norma è portare pazienza, e a volte far arrivare ai responsabili l’informazione che il plagio è stato notato, senza fare nomi.
Un giornalista del Corriere della Sera, invece, la settimana scorsa ha ritenuto di rendere pubblico sui social network il suo spazientimento per un collega in particolare.
domenica 11 Maggio 2025
Gli accorti approcci della redazione sportiva del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport al racconto delle notizie che riguardano la squadra di calcio del Torino – posseduta dall’editore dei due giornali, Urbano Cairo – hanno conosciuto dei nuovi primati di prudenza e autocensura questa settimana. È successo che in occasione dell’anniversario della strage di Superga – l’evento più drammatico e famoso della storia della squadra – i più agguerriti tifosi del Torino hanno organizzato una manifestazione in città che si è trasformata in una protesta con slogan e striscioni contro il presidente Cairo, contestato ormai da molto tempo. Cairo era stato a Superga prima delle commemorazioni ufficiali, evitando i tifosi e altri cori e aggressività contro di lui e contro la dirigenza.
Giornali e siti di news hanno riportato le contestazioni in articoli e titoli dedicati. Con l’eccezione del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, che si sono concentrati unicamente sull’anniversario e sul coinvolgimento emotivo del presidente.
domenica 11 Maggio 2025
Il Foglio ha inaugurato venerdì un nuovo supplemento mensile dedicato all’Europa (“Il Foglio Europeo”) curato dalla vicedirettrice Paola Peduzzi. Nel presentarlo, il direttore Claudio Cerasa ha ricordato il ruolo e il contributo della banca partner del progetto, confermando un intenso aumento dei risultati ottenuti in questi anni dal giornale nei progetti editoriali sostenuti da sponsor e inserzionisti: «È un’idea che nasce grazie a una partnership nata con Banca Ifis per volontà del suo presidente Ernesto Fürstenberg Fassio».
domenica 11 Maggio 2025
Domenica scorsa avevamo segnalato come un incidente per disattenzione quella che sembrava un’associazione fuori luogo e controproducente tra una pubblicità e una notizia drammatica (nel dettaglio: una pubblicità intorno a delle esplosioni e le pagine su bombardamenti e missili). Ma considerato che la stessa cosa si è ripetuta e su più quotidiani anche questa settimana, è invece probabile che l’inserzionista e i giornali in questione non lo ritengano un problema (sabato poi l’associazione tra le immagini ha preso toni più leggeri).
(a margine, l’inserzionista ha anche ottenuto un articolo su altri suoi prodotti)
domenica 11 Maggio 2025
Le iniziative accessorie dei quotidiani italiani per coinvolgere i lettori in attività collaterali e in contributi economici alla propria sostenibilità si fanno sempre più varie, soprattutto quelle col suggestivo nome di “Academy”. Questa settimana si sono viste le promozioni di un bellicoso viaggio in Iraq con un inviato del Giornale (che segue quello in una più pacificata Sarajevo, promosso con simile drammaticità) e di una “Academy Cane e Gatto” su Repubblica.
“Vogliamo portarvi in Iraq dal 19 al 26 settembre 2025.
Esploriamo le aree del Kurdistan iracheno dove si sono svolti alcuni degli eventi più significativi e drammatici degli ultimi decenni. Fausto Biloslavo vi accompagnerà e condividerà le sue conoscenze, tecniche e storie. Racconterà ai ragazzi come allestire un reportage o un servizio fotografico.
I lavori scritti e fotografici dei partecipanti verranno poi pubblicati su ilGiornale e sui suoi canali social. Al termine del viaggio verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Il prezzo del viaggio è di 3299 € a persona. Nel costo sono inclusi: formazione specializzata con Fausto Biloslavo, volo, pernottamento con trattamento di pensione completa in hotel, bus privato per trasferimenti, guida locale, escursioni, ingressi, tasse e assicurazioni incluse”.

domenica 11 Maggio 2025
Rispetto allo spiazzamento che generò alla sua introduzione su molti siti di news, quasi tre anni fa, ci siamo piuttosto abituati al fastidio del dover acconsentire – nell’accedere ai siti in questione – alla cessione di dati personali di navigazione utili alle promozioni pubblicitarie. È il modo che i siti di tanti giornali – non solo in Italia – hanno trovato per far convivere le richieste del cosiddetto GDPR e le loro necessità legittime di ricavo economico per il loro lavoro: se i lettori leggono gratis, che almeno siano destinatari di pubblicità efficaci e di qualche valore per il giornale.
Non è però stato mai chiarito se questo escamotage sia in effetti rispettoso delle norme sulla privacy: e adesso il Garante per la privacy ha avviato una “consultazione pubblica” per capire se ci possano essere regole e scelte che limitino le controindicazioni.
“L’iniziativa si inserisce nel quadro delle istruttorie già avviate dall’Autorità nei confronti di numerosi editori di giornali che utilizzano tale modalità di business ritenuta controversa sul piano della normativa privacy (Gdpr e direttiva e-privacy), anche dall’Edpb, in particolare sulla possibilità di considerare libero il consenso eventualmente prestato dall’utente. La maggior parte degli interessati, infatti, pur di accedere “gratuitamente” ai contenuti o alle funzionalità e ai servizi offerti, acconsente al trattamento dei propri dati, spesso neppure comprendendo a pieno gli effetti delle proprie scelte.
Allo stesso tempo, l’iniziativa vuole evitare un approccio meramente sanzionatorio da parte dell’Autorità, che rischierebbe di compromettere l’attuale modello di mercato degli editori e degli altri titolari coinvolti senza offrire un a valida alternativa in grado di bilanciare adeguatamente le esigenze economiche dei settori interessati, la libera circolazione dell’informazione e il diritto fondamentale alla protezione dei dati personali.
La consultazione, rivolta a tutti i portatori di interessi, mira a raccogliere contributi utili a individuare soluzioni tecniche e operative – come modelli alternativi di accesso ai contenuti – in grado di garantire agli utenti il rispetto dei principi di libertà, specificità e consapevolezza del consenso”.
domenica 11 Maggio 2025
La newsletter Mediastorm di Lelio Simi, che si occupa di “media” di varia natura e genere, ha pubblicato una interessante riflessione a proposito delle “rese”, utile a completare le informazioni che condividiamo spesso qui sulla diffusione dei quotidiani cartacei.
“Le copie rese sono l’elemento più importante per valutare l’efficienza del canale distributivo della filiera dei quotidiani. In Italia che, a differenza di altri paesi, non ha mai avuto una solida base di distribuzione tramite abbonamenti, la resa ha un peso decisamente elevato. E che è in aumento ormai da anni nonostante le copie stampate siano sempre meno.
Dal 2020 ADS (che certifica la diffusione dei giornali italiani) nei suoi resoconti non indica più in modo diretto le copie rese, facendo così mancare un dato molto importante al mercato. In realtà però non è difficile da ricavare dal complesso dei dati pubblicati dalla stessa ADS, basta perderci un po’ di tempo, che è quello che ho fatto.
Nel 2024 il volume totale di copie rese (quindi complessivamente quello accumulato nei 12 mesi) dell’aggregato di tutti i quotidiani censiti (60 testate) è stato di 266 milioni unità (ovvero 740mila nel giorno medio) con un peso del 39,5% sulla tiratura, praticamente 2 copie su 5 “tirate” finiscono al macero.
Nel grafico che ho realizzato sono rappresentate tutte le testate individuate, sulle ordinate, dal volume totale delle copie rese nel 2024 e, nelle ascisse, dal loro peso percentuale sulla tiratura.
Come si può facilmente notare i quotidiani che hanno una distribuzione nazionale (e in particolare per quelli che non hanno un “baricentro” distributivo, ovvero un’area geografica che assorbe il 40-50% delle vendite) la resa ha valori superiori al 50% (si stampano più copie che finiscono al macero che non quelle diffuse).
E no, ridurre la tiratura, non migliorerebbe significativamente lo scarto se i problemi a monte della rete distributiva non vengono, almeno in parte, risolti. Anzi con un minor volume di stampato i problemi, e quindi lo scarto, potrebbero aumentare. Il punto è che oggi essere un piccolo quotidiano con una distribuzione nazionale sul canale edicola presenta difficoltà enormi ed infatti per alcuni la scelta è di non distribuire il giornale in alcune aree o regioni”.
Il grafico è interessante da studiare per quanto riguarda entrambi i dati: è probabile per esempio che dove le rese sono in percentuale molto alte ci sia uno sforzo da parte di quella testata di mantenere una distribuzione molto estesa anche nei luoghi di vendite limitate e discontinue.
domenica 11 Maggio 2025
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di marzo 2025.
I dati sono la diffusione media giornaliera*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 161.100 (-5%)
Repubblica 84.733 (-8%)
Stampa 57.410 (-11%)
Sole 24 Ore 50.111 (-8%)
Resto del Carlino 45.804 (-11%)
Messaggero 40.285 (-10%)
Gazzettino 30.700 (-8%)
Nazione 30.121 (-11%)
Fatto 25.286 (-6%)
Dolomiten 25.074 (-9%)
Giornale 24.575 (-8%)
Messaggero Veneto 22.046 (-8%)
Unione Sarda 20.586 (-8%)
Verità 19.824 (-9%)
Eco di Bergamo 18.858 (-12%)
Secolo XIX 18.559 (-8%)
Altri giornali nazionali:
Libero 17.104 (-7%)
Manifesto 14.009 (+8%)
Avvenire 13.957 (-7%)
ItaliaOggi 5.349 (+0%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
La media dei cali percentuali anno su anno delle prime dieci testate a marzo è dell’8,7%. Rispetto a questo dato continua ad andare meglio – ormai stabilmente da alcuni anni – il Corriere della Sera, ma questo mese anche il Fatto, e pure Repubblica e il Sole 24 Ore vanno qualche decimale meglio della media . I due quotidiani maggiori avevano approfittato a marzo di diversi allegati speciali (era stato il mese del “Manifesto di Ventotene” su Repubblica, e della manifestazione romana promossa dal giornale: e anche del suo “restyling” grafico). Alcune testate – non tutte – vanno persino meglio del mese precedente, che però aveva tre giorni in meno. Il Manifesto – che continua ad andare bene, soprattutto con gli abbonamenti digitali – da due mesi ha superato Avvenire. È di nuovo non negativo anche il dato del quotidiano milanese ItaliaOggi, dopo molti mesi di grosso declino.
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che dovrebbero essere “la direzione del futuro”, non essendolo ancora del presente – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 41mila, il Sole 24 Ore più di 33mila, il Fatto più di 28mila, Repubblica 14mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa, ma questo mese aggiungiamo tra parentesi anche le variazioni degli abbonamenti superscontati di cui abbiamo detto.
Corriere della Sera 47.417 +1,1% (+9,4%)
Sole 24 Ore 21.802 -4,5% (-0,6%)
Repubblica 21.405 -2,5% (-6,3%)
Manifesto 7.160 +7,4%
Stampa 6.734 -6,1% (+7,2%)
Fatto 6.251 -0,7% (+15,5%)
Gazzettino 6.289 -9,1% (+18,6%)
Messaggero 5.717 -8,9% (+10,1%)
Come si vede, con l’eccezione del Manifesto e in una esigua misura del Corriere della Sera, le variazioni annuali sono persino negative. Compensate in quote diverse dalle crescite degli abbonamenti molto scontati: il cui valore è impossibile da sintetizzare, data la varietà delle promozioni e degli sconti. Ci sono in questo dato abbonamenti pagati anche 150 euro come altri in offerte a pochi euro.
Si conferma la tendenza a investire sulla crescita nel numero degli abbonamenti di valore limitato, che generano ricavi contenuti.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente molto più economici – ai contenuti dei loro siti web.
(Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
* Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore un po’ grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari.
domenica 11 Maggio 2025
L’agenzia di stampa americana Associated Press ha pubblicato i risultati della sua indagine rispetto ai dubbi avanzati da un documentario sull’attribuzione di una delle più celebri foto di guerra di tutti i tempi, quella relativa alla guerra in Vietnam e nota come “Napalm girl”. Il rapporto non individua con assoluta certezza chi sia stato l’autore della foto ma conclude che debba rimanere attribuita a Nick Ut, in assenza di prove convincenti che l’autore sia un altro e ritenendo plausibile che l’abbia fatta lui.
domenica 11 Maggio 2025
C’è stato questa settimana un piccolo esempio di ben tre diverse consuetudini dei quotidiani che abbiamo descritto su Charlie altre volte. Una è la tendenza a enfatizzare – un po’ provincialmente – le opinioni pubblicate sulla stampa straniera a proposito dell’Italia, soprattutto a sostegno di simpatie politiche di questa o di quella testata (non sembra succedere l’inverso sui giornali dei paesi con cui l’Italia si paragona). La seconda scelta frequente e sbrigativa sulla stampa italiana è di attribuire genericamente alle testate straniere le opinioni di singoli commentatori o autori ospiti: a volte del tutto occasionali, o persino indipendenti dalle posizioni prevalenti del giornale. La terza tendenza è la disponibilità a riprendere comunicazioni di propaganda dagli staff dei partiti e del governo, senza fare verifiche.
Martedì alcuni siti e giornali vicini al governo Meloni hanno dato risalto a quella che è stata presentata come una esaltazione di Giorgia Meloni stessa sul quotidiano tedesco Die Welt. I titoli erano per esempio “La Welt celebra Meloni” o “Un elogio dalla Germania“, solo per citare le testate maggiori. Anche il Corriere della Sera ha pubblicato un breve articolo attribuendo la posizione alla testata tedesca senza maggiori dettagli (“Secondo Die Welt…”) e riportando i commenti compiaciuti di altri membri della maggioranza di governo.
L’articolo di apprezzamento di Meloni era però di un autore francese, ospite della sezione delle opinioni del giornale, e nessuno dei giornali in questione ha spiegato (avendo probabilmente le redazioni italiane ricevuto segnalazione ed estratti da una fonte governativa) che l’articolo era in realtà uscito sul quotidiano francese Le Figaro due settimane prima, e che la Welt l’aveva soltanto ripreso e tradotto. Rendendo più fragile quindi la tesi che l’elogio fosse un’idea della Welt o che arrivasse persino “dalla Germania”: l’autore ha pubblicato simili apprezzamenti in Francia più volte negli anni passati.
Ma soprattutto, a rivelare la rituale ripetitività propagandistica di tutta quanta la procedura, c’è che quando l’articolo era uscito in Francia, due settimane prima, era già stato similmente riportato (e con gli stessi toni erano stati enfatizzati altri interventi simili e precedenti dello stesso autore). Il Secolo d’Italia, storica testata della destra italiana che ha estesamente illustrato l’autorevolezza dell’autore della versione tedesca, lo aveva già fatto con identiche parole due settimane prima: in quel caso col titolo “Le Figaro incorona Meloni”.
domenica 11 Maggio 2025
Siamo abituati a considerare i libri come prodotti particolari, legati spesso all’informazione e alla trasmissione di “cultura”, ma sono anche quelli dei prodotti commerciali, creati da imprese private con obiettivi di profitto, come molte altre produzioni. Però, appunto per il ruolo particolare che attribuiamo loro (poi a meritarselo è una quota più ridotta dei 70mila libri pubblicati ogni anno, naturalmente), creiamo una contraddizione rispetto alla loro promozione e agli interessi relativi. Pensate solo a come con i libri i rigori della “pubblicità occulta” televisiva vengano rimossi del tutto: i libri e i loro editori – grandi aziende commerciali – ottengono pubblicità e promozioni che sarebbero impensabili e genererebbero proteste e indignazioni se riguardassero altri prodotti (vale anche per il cinema, o per la musica).
Quindi questa newsletter, che si occupa spesso della perdita di credibilità dei giornali rispetto alla copertura giornalistica delle notizie che riguardano aziende o prodotti, è nella stessa contraddittoria indulgenza: è forse inevitabile che un articolo che promuove una nuova uscita conviva con il ricavo ottenuto da quel quotidiano grazie alla pubblicità comprata dall’editore (lo stesso giorno, persino), ed è comunque vero che raramente le segnalazioni di libri sui giornali si permettono eventuali critiche (anche per via della più quotidiana relazione di interesse con le case editrici e i loro uffici stampa, fornitrici di molti contenuti utili ai giornali). Però teniamo presente che con alcuni editori c’è un conflitto di interessi maggiore.
Fine di questo prologo.
domenica 4 Maggio 2025
Repubblica e Corriere della Sera hanno accolto questa settimana una pagina pubblicitaria di una università privata costituita da un testo particolarmente offensivo e sprezzante nei confronti della scuola e dell’università pubblica, e hanno ritenuto che il contenuto non meritasse considerazioni di opportunità o fondatezza.
(due settimane fa il Corriere della Sera aveva rifiutato un’inserzione dell’organizzazione Greenpeace, ritenendone evidentemente inopportuno il contenuto)
domenica 4 Maggio 2025
Il dipartimento per l’informazione e l’editoria del governo italiano ha pubblicato l’elenco dei giornali a cui è stato attribuito – come richiesto dalle singole testate – per l’anno 2023 il diritto al “contributo pubblico diretto”, cioè il finanziamento pubblico che la legge prevede per i giornali che si dichiarino pubblicati da cooperative di giornalisti o da società senza fini di lucro, o che siano espressione di minoranze linguistiche.
Qui sul Post la lista delle testate beneficiarie della nuova quota di contributi.
domenica 4 Maggio 2025
Giovedì il Corriere della Sera ha ritenuto di informare i lettori, con un breve articolo a pagina 25, della “conferma di Dino Muto alla presidenza dell’Ente nazionale della cinofilia italiana”, conservando così un’attenzione unica agli eventi che riguardano una serie di organizzazioni e associazioni che si occupano di animali domestici, in particolare quelle vicine alla deputata Michela Brambilla (oggi nel partito Noi Moderati), molto impegnata su questo fronte e le cui iniziative sono riferite con assiduità dal Corriere della Sera stesso.
Un altro ente a cui il Corriere della Sera riserva proprie uniche attenzioni è la “Fondazione Guido Carli”, alle cui iniziative è formalmente coinvolto l’editore del giornale, Urbano Cairo. In occasione di eventi come quello promosso questa settimana, la fondazione acquista abitualmente uno spazio pubblicitario e ottiene un articolo promozionale.
domenica 4 Maggio 2025
Confermando un’intenzione che era nota da mesi, l’azienda editrice del Sole 24 Ore ha nominato Federico Silvestri nuovo amministratore delegato. Silvestri era finora direttore generale “Media e business” avendo aumentato progressivamente il suo ruolo e i suoi poteri a partire dalle sue responsabilità iniziali a capo della concessionaria pubblicitaria del gruppo.
domenica 4 Maggio 2025
Avevamo raccontato in passato il rapporto privilegiato che può crearsi tra alcune parti politiche e certi giornali, che genera opportunità per ambedue (non parliamo dei più visibili e presenti casi di conflitti di interessi* delle proprietà), come capita con le relazioni con qualunque tipo di fonte: e del vistoso esempio del Corriere della Sera che ha costruito una proficua relazione con il partito di maggioranza al governo, che offre a quel partito una preziosa visibilità dei suoi argomenti sul maggiore quotidiano italiano, e al quotidiano una priorità di accesso ai membri più importanti del governo in carica.
Un caso vistoso si è avuto martedì, quando a tre giorni di distanza dal fatto in questione la presidente del Consiglio ha avuto bisogno di un intervento di “crisis management” rispetto all’ipotesi assai riportata che fosse stata esclusa dagli importanti colloqui internazionali avvenuti a margine del funerale del papa. E ha così offerto al Corriere della Sera un’ampia intervista per diffondere la sua versione, a cui il giornale ha offerto in cambio le pagine due e tre (nel giorno in cui gli altri quotidiani dedicavano quegli spazi al grande blackout spagnolo e portoghese), e un’impostazione che sarà stata probabilmente apprezzata dallo staff della presidenza del Consiglio.
“Quindici giorni di fuoco, che l’hanno vista al centro del mondo in molti ruoli: dal faccia a faccia con Trump alla Casa Bianca, a padrona di casa nell’evento politico, sociale, religioso più imponente degli ultimi anni in Italia: i funerali del Papa. Non ci sono stati inciampi o passi falsi, anzi è andata «benissimo» l’organizzazione che, «voglio farlo sapere agli italiani, ci ha fatto ricevere complimenti da tutti i Paesi i cui rappresentanti hanno partecipato all’evento, che hanno apprezzato il perfetto funzionamento della macchina: grazie a tutti quelli che hanno dato il loro prezioso contributo, le grandi storie sono fatte da mille, piccole mani». Ma Giorgia Meloni preferisce rimanere con i piedi per terra. Se deve darsi un voto «è sei, come sa chiunque mi conosca». Perché «io non sono mai soddisfatta, soprattutto di me. Penso sempre che si debba fare di meglio e di più. Più si sale e più è facile scendere, ce l’ho presente da sempre».
Erano passaggi difficili, in un momento internazionale tesissimo. Ha ricevuto più complimenti che critiche, non le basta?” .
Un’intervista di ancora maggiore disponibilità nei confronti della presidente del Consiglio è stata pubblicata venerdì dall’agenzia Adnkronos (con l’assai infondata definizione di “esclusiva”): in questo caso è opportuno conoscere le tradizioni concilianti con i partiti di destra dell’agenzia, del suo fondatore, e dei suoi ultimi direttori .
* (l’espressione “conflitto di interessi” viene spesso usata con una certa vaghezza e libertà: qui intendiamo il conflitto tra gli interessi privati degli editori e l’interesse giornalistico di una testata, in cui prevalgono i primi).
domenica 4 Maggio 2025
Tra le quotidiane iniziative verbali sopra le righe dell’amministrazione Trump questa settimana c’è stato un attacco contro l’ipotesi che Amazon indicasse sulle sue pagine l’aggravio dei prezzi dei suoi prodotti dovuto ai dazi imposti da Trump. Amazon ha provveduto a negare l’ipotesi, e Trump ha avuto successive parole di elogio per il proprietario Jeff Bezos che gli aveva dato rassicurazioni personali in questo senso, confermando una grande docilità nei confronti della presidenza.
Bezos è anche editore del Washington Post e negli scorsi mesi ci sono state grandi polemiche e scontri per le ingerenze nella libertà del giornale proprio per quello che riguarda l’amministrazione Trump. In questo contesto molti hanno notato come il Washington Post – a differenza di altre testate – abbia titolato il proprio articolo sulla breve polemica non sull’attacco di Trump, ma sul successivo elogio di Bezos.

domenica 4 Maggio 2025
Questa settimana su Repubblica c’è stato un altro piccolo “incidente” di associazione di un’inserzione pubblicitaria a una notizia drammatica, con sovrapposizioni spiacevoli per i lettori e probabilmente non apprezzate dall’inserzionista. È un problema che capita più di frequente sui giornali online – dove il controllo sulle inserzioni è molto più limitato – ma a volte una distrazione può far sfuggire un’osservazione più attenta sulla convivenza dei due tipi di contenuti. In questo caso, gli incendi a Gerusalemme e la pubblicità del nuovo brand di indumenti intimi maschili dell’azienda Intimissimi.
domenica 4 Maggio 2025
La Columbia Journalism Review ha intervistato per una sua newsletter il giornalista americano Ryan Lizza, di cui avevamo scritto la settimana scorsa. Ma adesso citiamo l’intervista per mostrare una peculiare e apprezzabile pratica giornalistica americana: a un certo punto Lizza risponde definendo un altro giornalista, Dylan Byers, «il più stupido reporter con cui abbia mai avuto a che fare» (Lizza ha poi puntualizzato di avere detto “il più stupido e più disonesto”).
E la redazione di CJR ha inserito una propria nota spiegando di avere richiesto un commento a Byers, senza ottenerlo.
Ora immaginate un giornalismo in cui quando un intervistato attacca o insulta qualcuno, a quel qualcuno viene dato diritto di replica o commento.
domenica 4 Maggio 2025
Secondo un articolo del Guardian di lunedì il fondo americano RedBird sarebbe vicino a un’offerta convincente per acquistare un altro grande quotidiano britannico, il Daily Telegraph. La questione della vendita del Telegraph, ricorderanno i lettori di Charlie, va avanti ormai da due anni, con passi avanti e indietro. RedBird vorrebbe superare i limiti posti dal governo britannico alle ingerenze straniere nei media nazionali (limiti nati per via della partecipazione araba al fondo) creando un consorzio di più soci coinvolti.
domenica 4 Maggio 2025
Una ONG con sede a Berlino dedicata alle “libertà civili” in Europa (che a sua volta raduna una serie di ONG in diversi paesi ed è sostenuta dalle Open Society Foundations di George Soros) ha pubblicato un rapporto sul pluralismo a rischio nei mezzi di informazione europei. Nel documento si parla anche dell’Italia, citando diverse situazioni discutibili, e da noi note, rispetto alle libertà e al pluralismo (ma anche indicando come un problema l’individuazione delle reali proprietà dei mezzi di informazione: che invece qui diremmo abbastanza palesi, e anche troppo). Nel riferire in un suo articolo il contenuto del rapporto, il quotidiano britannico Guardian ha dato evidenza nella foto di apertura al caso italiano di Antonio Angelucci, e questo ha dato l’occasione al quotidiano Domani per un editoriale che è tornato a ricordare l’inquietante groviglio di interessi di quello che è insieme l’editore di due maggiori quotidiani nazionali (Libero e Giornale) e di un quotidiano romano (Tempo), il proprietario di un ricco sistema di cliniche private con intense relazioni con le amministrazioni pubbliche, e il deputato di un partito di governo.
domenica 4 Maggio 2025
La notizia della classifica dei paesi del mondo per “libertà di stampa” è una specie di rito annuale, sui giornali: come lo scioglimento del sangue di San Gennaro o il bagno nel Tevere a Capodanno. Tanto che il suo significato e valore sono spesso equivocati, per quanto benintenzionati: si spiega poco, per esempio, che le maggiori minacce considerate per l’Italia sono quelle della criminalità organizzata, e si lascia pensare ai lettori che il problema principale sia invece l’ingerenza della politica; e non si racconta che le analisi compiute dall’organizzazione “Reporter senza frontiere” si basano su rapporti inviati dai giornalisti dei paesi considerati, quindi la classifica si deve a quello che pensano i giornalisti italiani della libertà di stampa in Italia, piuttosto che al giudizio di osservatori esterni. Charlie ne aveva scritto un anno fa, e quelle avvertenze sono tuttora valide.
“il “World press freedom index”, una classifica aggiornata annualmente dei paesi del mondo sulla base di una serie di parametri che, sintetizzati, vogliono misurare la libertà di stampa in ciascun paese. Trattandosi di una classifica è da una parte molto appetibile per i mezzi di informazione, e dall’altra molto schematica e a rischio di interpretazioni sbrigative. In più, è compilata a partire dai giudizi di un’organizzazione privata – per quanto encomiabile nel suo lavoro – e da valutatori particolarmente sensibili ai rischi per la libertà di stampa e quindi tendenti a enfatizzare questi rischi e ogni allarme relativo”.
domenica 4 Maggio 2025
Le trattative tra Donald Trump e la grande multinazionale dei media Paramount Global sulla denuncia del primo contro la seconda continuano ad avere grandi attenzioni negli Stati Uniti: e come avevamo detto una settimana fa si sta confermando l’intenzione di Paramount di darla vinta a Trump, per proteggere un proprio interesse aziendale.
La questione, ricordiamo, è l’accusa di Trump nei confronti del network televisivo CBS News (posseduto da Paramount) di avere manipolato strumentalmente un’intervista alla sua avversaria per la presidenza Kamala Harris. La rete ha risposto – confortata dal giudizio di qualunque esperto di televisione – che si era trattato di un normale e consueto lavoro di montaggio su un’intervista registrata. Il New York Times è tornato questa settimana a definire “priva di fondamento” la causa di Trump, per esempio, facendo nuovamente irritare il presidente.
Ma il fatto è che Paramount Global sta aspettando il via libera del governo statunitense per un’importante operazione di fusione, che porterebbe grandi profitti in particolare per la sua presidente Shari Redstone: accusata da molti osservatori di voler proteggere questi interessi e quindi di acconsentire a un assurdo risarcimento nei confronti di Trump. Il Wall Street Journal ha scritto mercoledì che nelle trattative tra gli avvocati Paramount avrebbe considerato un’offerta fino a venti milioni di dollari, ma le richieste di Trump sarebbero maggiori, e pretenderebbero anche delle scuse pubbliche.
domenica 4 Maggio 2025
Finora non ci sono dati concreti che meritino maggiori approfondimenti, ma uno degli argomenti più universali di questi mesi intorno al “dannato futuro del giornalismo” è diventato il timore che le crisi economiche previste da molti esperti in seguito alle nuove politiche statunitensi sui dazi possano spingere le aziende – come avviene in ogni occasione di crisi – a ridurre gli investimenti pubblicitari. Rischio che naturalmente è visto con ancora maggiore preoccupazione nelle aziende giornalistiche i cui bilanci dipendono maggiormente dalla pubblicità.
domenica 4 Maggio 2025
Il libro che riproduce alcuni messaggi dalle chat dei parlamentari di Fratelli d’Italia, uscito lo scorso febbraio, si avvicina ad aver venduto ventimila copie, aiutato dall’unicità del contenuto e dalle comprensibili curiosità. Al momento della sua pubblicazione ci furono altrettanto comprensibili irritazioni da parte di alcuni protagonisti delle conversazioni (altri evidentemente apprezzarono silenziosamente) nei confronti dell’autore – Giacomo Salvini, giornalista del Fatto – e riflessioni tra giornalisti sulla correttezza dell’operazione: che, ricordiamo, riguardava la riproduzione di conversazioni assai relativamente “private”, essendo avvenute in chat di gruppi a cui partecipavano tra le 50 e le 170 persone.
Ma il lavoro di Salvini – che ha isolato alcuni temi ricorrenti nei sei anni di chat indagate – è un buono spunto per valutare l’uso dei “retroscena” e delle dichiarazioni e commenti quotidiani di cui è fatta la cronaca politica così come è concepita sui media italiani. Diversi degli scambi citati nel libro, infatti, erano stati a suo tempo citati sui quotidiani, generando polemiche di 24 ore, e lasciando rapidamente il posto alla polemica successiva: tutte poco significative, proprio perché passeggere, contraddette immediatamente da altro, semplici battute di una giornata ogni volta molto enfatizzate. Il loro esame a maggior distanza, e soprattutto su una documentazione assai più ricca, ha permesso invece a Salvini di individuare e sostanziare quello che ha avuto maggior continuità e maggiori indizi, nella pratica politica di quel partito (che è soprattutto pratica di comunicazione). Un lavoro giornalistico, ma anche storico. E al lavoro giornalistico un po’ di prospettiva storica – di allargamento dell’obiettivo – farebbe bene, anche nel quotidiano.
Fine di questo prologo.
domenica 27 Aprile 2025
L’organizzazione ambientalista Greenpeace ha comprato uno spazio pubblicitario su alcuni dei pochissimi quotidiani nazionali indipendenti dalle richieste e pressioni di ENI, per denunciare proprio come altri quotidiani non accettino le inserzioni che accusano le responsabilità di ENI nell’aumento del riscaldamento globale e dei problemi del clima.
“Avremmo voluto pubblicare questa inserzione pubblicitaria su uno dei maggiori giornali italiani per denunciare il greenwashing delle aziende inquinanti come ENI, tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale, ma la redazione del giornale si è rifiutata.
Eppure sui principali quotidiani italiani ci sono più pubblicità di aziende inquinanti che articoli dedicati alla crisi climatica. E questo spiega perché nelle pagine dei giornali non si parla quasi mai di cause (combustibili fossili) e responsabili (aziende del gas e del petrolio).
Noi amiamo i giornali e crediamo che il buon giornalismo possa avere un ruolo cruciale nella difesa del pianeta, ma di fronte allo strapotere che le compagnie dei combustibili fossili possono esercitare sui media ci sentiamo ingannati. Per salvarci da alluvioni e siccità abbiamo bisogno di un’informazione completa, trasparente e senza censure”.
domenica 27 Aprile 2025
Come Charlie mostra spesso con diversi esempi, c’è una discreta quota degli articoli sui maggiori quotidiani che viene messa in pagina e pubblicata non per valutazioni e criteri di interesse giornalistico ma per accontentare le aziende e gli enti che comprano pubblicità sui quotidiani stessi, e garantire così una quota maggiore di quei ricavi (che, ricordiamo, sono essenziali a garantire la sostenibilità e l’esistenza delle aziende giornalistiche così come sono). Un interlocutore particolare di queste attenzioni sono poi le banche: in parte perché a loro volta le banche sono tra i maggiori acquirenti di pubblicità sui giornali e in parte perché spesso sono anche creditrici delle aziende giornalistiche. Quindi, soprattutto nelle pagine dell’Economia, le banche ottengono sempre spazi disponibili e indulgenti nei confronti delle loro comunicazioni. In alcuni casi poi queste disponibilità si estendono in occasioni eccezionali, e mercoledì il Corriere della Sera ha ritenuto di inserire nelle pagine dell’attualità sulla morte del Papa un box sul “cordoglio” della banca Intesa Sanpaolo, allegando una foto del presidente della banca Carlo Messina e di sua moglie.
domenica 27 Aprile 2025
Donald Trump ha scritto giovedì sul social network Truth Social che si farà intervistare da Jeffrey Goldberg, direttore dell’ Atlantic. L’annuncio è piuttosto notevole perché Goldberg è da anni tra i giornalisti più battaglieri contro Trump, e che quindi Trump ha coperto spesso di insulti e accuse. E in più Goldberg è stato il protagonista e il narratore insieme di una delle storie che più hanno messo in difficoltà l’amministrazione Trump in queste settimane: la rivelazione di come il segretario alla Difesa Pete Hegseth abbia incautamente condiviso dei segreti militari in una chat che includeva lo stesso Goldberg.
Né Goldberg né l’ Atlantic hanno finora confermato la notizia data da Trump.
domenica 27 Aprile 2025
Carlo Verdelli ha ricordato in un tweet il suo sgradevolmente memorabile 23 aprile di cinque anni fa, quando l’editore lo licenziò piuttosto brutalmente da direttore di Repubblica. Verdelli è oggi editorialista del Corriere della Sera, dopo aver lasciato la direzione del settimanale Oggi quasi un anno fa.
domenica 27 Aprile 2025
Una storia pubblicata sui social network all’indomani della morte del Papa ha ottenuto molte curiosità, comprensibilmente: metteva in relazione gli anni della morte dei papi con quelli delle promozioni in una serie superiore della squadra di calcio di Avellino. La relazione però era molto più inesatta di come veniva indicata, e in realtà non è vero che “a ogni morte di papa” l’Avellino venga promosso, né che ogni promozione dell’Avellino sia avvenuta in una stagione in cui era morto un papa.
Molti giornali però l’hanno presa sul serio senza fare indagini o controlli, che sarebbe stato piuttosto facile, in un caso esemplare di rimozione di un passaggio decisivo dell’attività giornalistica: la verifica che le cose che si stanno copiando e pubblicando siano vere.
