Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 4 Maggio 2025

Dalle piccole cose

Tra le quotidiane iniziative verbali sopra le righe dell’amministrazione Trump questa settimana c’è stato un attacco contro l’ipotesi che Amazon indicasse sulle sue pagine l’aggravio dei prezzi dei suoi prodotti dovuto ai dazi imposti da Trump. Amazon ha provveduto a negare l’ipotesi, e Trump ha avuto successive parole di elogio per il proprietario Jeff Bezos che gli aveva dato rassicurazioni personali in questo senso, confermando una grande docilità nei confronti della presidenza.
Bezos è anche editore del Washington Post e negli scorsi mesi ci sono state grandi polemiche e scontri per le ingerenze nella libertà del giornale proprio per quello che riguarda l’amministrazione Trump. In questo contesto molti hanno notato come il Washington Post – a differenza di altre testate – abbia titolato il proprio articolo sulla breve polemica non sull’attacco di Trump, ma sul successivo elogio di Bezos.


domenica 4 Maggio 2025

Tra le fiamme

Questa settimana su Repubblica c’è stato un altro piccolo “incidente” di associazione di un’inserzione pubblicitaria a una notizia drammatica, con sovrapposizioni spiacevoli per i lettori e probabilmente non apprezzate dall’inserzionista. È un problema che capita più di frequente sui giornali online – dove il controllo sulle inserzioni è molto più limitato – ma a volte una distrazione può far sfuggire un’osservazione più attenta sulla convivenza dei due tipi di contenuti. In questo caso, gli incendi a Gerusalemme e la pubblicità del nuovo brand di indumenti intimi maschili dell’azienda Intimissimi.


domenica 4 Maggio 2025

Buone pratiche

La Columbia Journalism Review ha intervistato per una sua newsletter il giornalista americano Ryan Lizza, di cui avevamo scritto la settimana scorsa. Ma adesso citiamo l’intervista per mostrare una peculiare e apprezzabile pratica giornalistica americana: a un certo punto Lizza  risponde definendo un altro giornalista, Dylan Byers, «il più stupido reporter con cui abbia mai avuto a che fare» (Lizza ha poi puntualizzato di avere detto “il più stupido e più disonesto”).
E la redazione di CJR ha inserito una propria nota spiegando di avere richiesto un commento a Byers, senza ottenerlo.
Ora immaginate un giornalismo in cui quando un intervistato attacca o insulta qualcuno, a quel qualcuno viene dato diritto di replica o commento.


domenica 4 Maggio 2025

Torna la vendita del Telegraph

Secondo un articolo del Guardian di lunedì il fondo americano RedBird sarebbe vicino a un’offerta convincente per acquistare un altro grande quotidiano britannico, il Daily Telegraph. La questione della vendita del Telegraph, ricorderanno i lettori di Charlie, va avanti ormai da due anni, con passi avanti e indietro. RedBird vorrebbe superare i limiti posti dal governo britannico alle ingerenze straniere nei media nazionali (limiti nati per via della partecipazione araba al fondo) creando un consorzio di più soci coinvolti.


domenica 4 Maggio 2025

“Owns various italian newspapers”

Una ONG con sede a Berlino dedicata alle “libertà civili” in Europa (che a sua volta raduna una serie di ONG in diversi paesi ed è sostenuta dalle Open Society Foundations di George Soros) ha pubblicato un rapporto sul pluralismo a rischio nei mezzi di informazione europei. Nel documento si parla anche dell’Italia, citando diverse situazioni discutibili, e da noi note, rispetto alle libertà e al pluralismo (ma anche indicando come un problema l’individuazione delle reali proprietà dei mezzi di informazione: che invece qui diremmo abbastanza palesi, e anche troppo). Nel riferire in un suo articolo il contenuto del rapporto, il quotidiano britannico Guardian ha dato evidenza nella foto di apertura al caso italiano di Antonio Angelucci, e questo ha dato l’occasione al quotidiano Domani per un editoriale che è tornato a ricordare l’inquietante groviglio di interessi di quello che è insieme l’editore di due maggiori quotidiani nazionali (Libero Giornale) e di un quotidiano romano (Tempo), il proprietario di un ricco sistema di cliniche private con intense relazioni con le amministrazioni pubbliche, e il deputato di un partito di governo.


domenica 4 Maggio 2025

La stampa che si giudica

La notizia della classifica dei paesi del mondo per “libertà di stampa” è una specie di rito annuale, sui giornali: come lo scioglimento del sangue di San Gennaro o il bagno nel Tevere a Capodanno. Tanto che il suo significato e valore sono spesso equivocati, per quanto benintenzionati: si spiega poco, per esempio, che le maggiori minacce considerate per l’Italia sono quelle della criminalità organizzata, e si lascia pensare ai lettori che il problema principale sia invece l’ingerenza della politica; e non si racconta che le analisi compiute dall’organizzazione “Reporter senza frontiere” si basano su rapporti inviati dai giornalisti dei paesi considerati, quindi la classifica si deve a quello che pensano i giornalisti italiani della libertà di stampa in Italia, piuttosto che al giudizio di osservatori esterni. Charlie ne aveva scritto un anno fa, e quelle avvertenze sono tuttora valide.

“il “World press freedom index”, una classifica aggiornata annualmente dei paesi del mondo sulla base di una serie di parametri che, sintetizzati, vogliono misurare la libertà di stampa in ciascun paese. Trattandosi di una classifica è da una parte molto appetibile per i mezzi di informazione, e dall’altra molto schematica e a rischio di interpretazioni sbrigative. In più, è compilata a partire dai giudizi di un’organizzazione privata – per quanto encomiabile nel suo lavoro – e da valutatori particolarmente sensibili ai rischi per la libertà di stampa e quindi tendenti a enfatizzare questi rischi e ogni allarme relativo”.


domenica 4 Maggio 2025

CBS News sotto ricatto

Le trattative tra Donald Trump e la grande multinazionale dei media Paramount Global sulla denuncia del primo contro la seconda continuano ad avere grandi attenzioni negli Stati Uniti: e come avevamo detto una settimana fa si sta confermando l’intenzione di Paramount di darla vinta a Trump, per proteggere un proprio interesse aziendale.
La questione, ricordiamo, è l’accusa di Trump nei confronti del network televisivo CBS News (posseduto da Paramount) di avere manipolato strumentalmente un’intervista alla sua avversaria per la presidenza Kamala Harris. La rete ha risposto – confortata dal giudizio di qualunque esperto di televisione – che si era trattato di un normale e consueto lavoro di montaggio su un’intervista registrata. Il New York Times è tornato questa settimana a definire “priva di fondamento” la causa di Trump, per esempio, facendo nuovamente irritare il presidente.
Ma il fatto è che Paramount Global sta aspettando il via libera del governo statunitense per un’importante operazione di fusione, che porterebbe grandi profitti in particolare per la sua presidente Shari Redstone: accusata da molti osservatori di voler proteggere questi interessi e quindi di acconsentire a un assurdo risarcimento nei confronti di Trump. Il Wall Street Journal ha scritto mercoledì che nelle trattative tra gli avvocati Paramount avrebbe considerato un’offerta fino a venti milioni di dollari, ma le richieste di Trump sarebbero maggiori, e pretenderebbero anche delle scuse pubbliche.


domenica 4 Maggio 2025

Una grossa tempesta in arrivo?

Finora non ci sono dati concreti che meritino maggiori approfondimenti, ma uno degli argomenti più universali di questi mesi intorno al “dannato futuro del giornalismo” è diventato il timore che le crisi economiche previste da molti esperti in seguito alle nuove politiche statunitensi sui dazi possano spingere le aziende – come avviene in ogni occasione di crisi – a ridurre gli investimenti pubblicitari. Rischio che naturalmente è visto con ancora maggiore preoccupazione nelle aziende giornalistiche i cui bilanci dipendono maggiormente dalla pubblicità.


domenica 4 Maggio 2025

Charlie, alzare lo sguardo

Il libro che riproduce alcuni messaggi dalle chat dei parlamentari di Fratelli d’Italia, uscito lo scorso febbraio, si avvicina ad aver venduto ventimila copie, aiutato dall’unicità del contenuto e dalle comprensibili curiosità. Al momento della sua pubblicazione ci furono altrettanto comprensibili irritazioni da parte di alcuni protagonisti delle conversazioni (altri evidentemente apprezzarono silenziosamente) nei confronti dell’autore – Giacomo Salvini, giornalista del Fatto – e riflessioni tra giornalisti sulla correttezza dell’operazione: che, ricordiamo, riguardava la riproduzione di conversazioni assai relativamente “private”, essendo avvenute in chat di gruppi a cui partecipavano tra le 50 e le 170 persone.

Ma il lavoro di Salvini – che ha isolato alcuni temi ricorrenti nei sei anni di chat indagate – è un buono spunto per valutare l’uso dei “retroscena” e delle dichiarazioni e commenti quotidiani di cui è fatta la cronaca politica così come è concepita sui media italiani. Diversi degli scambi citati nel libro, infatti, erano stati a suo tempo citati sui quotidiani, generando polemiche di 24 ore, e lasciando rapidamente il posto alla polemica successiva: tutte poco significative, proprio perché passeggere, contraddette immediatamente da altro, semplici battute di una giornata ogni volta molto enfatizzate. Il loro esame a maggior distanza, e soprattutto su una documentazione assai più ricca, ha permesso invece a Salvini di individuare e sostanziare quello che ha avuto maggior continuità e maggiori indizi, nella pratica politica di quel partito (che è soprattutto pratica di comunicazione). Un lavoro giornalistico, ma anche storico. E al lavoro giornalistico un po’ di prospettiva storica – di allargamento dell’obiettivo – farebbe bene, anche nel quotidiano.

Fine di questo prologo.


domenica 27 Aprile 2025

“Scemo chi legge”

L’organizzazione ambientalista Greenpeace ha comprato uno spazio pubblicitario su alcuni dei pochissimi quotidiani nazionali indipendenti dalle richieste e pressioni di ENI, per denunciare proprio come altri quotidiani non accettino le inserzioni che accusano le responsabilità di ENI nell’aumento del riscaldamento globale e dei problemi del clima.

“Avremmo voluto pubblicare questa inserzione pubblicitaria su uno dei maggiori giornali italiani per denunciare il greenwashing delle aziende inquinanti come ENI, tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale, ma la redazione del giornale si è rifiutata.
Eppure sui principali quotidiani italiani ci sono più pubblicità di aziende inquinanti che articoli dedicati alla crisi climatica. E questo spiega perché nelle pagine dei giornali non si parla quasi mai di cause (combustibili fossili) e responsabili (aziende del gas e del petrolio).
Noi amiamo i giornali e crediamo che il buon giornalismo possa avere un ruolo cruciale nella difesa del pianeta, ma di fronte allo strapotere che le compagnie dei combustibili fossili possono esercitare sui media ci sentiamo ingannati. Per salvarci da alluvioni e siccità abbiamo bisogno di un’informazione completa, trasparente e senza censure”.


domenica 27 Aprile 2025

Cordogli speciali

Come Charlie mostra spesso con diversi esempi, c’è una discreta quota degli articoli sui maggiori quotidiani che viene messa in pagina e pubblicata non per valutazioni e criteri di interesse giornalistico ma per accontentare le aziende e gli enti che comprano pubblicità sui quotidiani stessi, e garantire così una quota maggiore di quei ricavi (che, ricordiamo, sono essenziali a garantire la sostenibilità e l’esistenza delle aziende giornalistiche così come sono). Un interlocutore particolare di queste attenzioni sono poi le banche: in parte perché a loro volta le banche sono tra i maggiori acquirenti di pubblicità sui giornali e in parte perché spesso sono anche creditrici delle aziende giornalistiche. Quindi, soprattutto nelle pagine dell’Economia, le banche ottengono sempre spazi disponibili e indulgenti nei confronti delle loro comunicazioni. In alcuni casi poi queste disponibilità si estendono in occasioni eccezionali, e mercoledì il Corriere della Sera ha ritenuto di inserire nelle pagine dell’attualità sulla morte del Papa un box sul “cordoglio” della banca Intesa Sanpaolo, allegando una foto del presidente della banca Carlo Messina e di sua moglie.


domenica 27 Aprile 2025

Conversazioni inattese

Donald Trump ha scritto giovedì sul social network Truth Social che si farà intervistare da Jeffrey Goldberg, direttore dell’ Atlantic. L’annuncio è piuttosto notevole perché Goldberg è da anni tra i giornalisti più battaglieri contro Trump, e che quindi Trump ha coperto spesso di insulti e accuse. E in più Goldberg è stato il protagonista e il narratore insieme di una delle storie che più hanno messo in difficoltà l’amministrazione Trump in queste settimane: la rivelazione di come il segretario alla Difesa Pete Hegseth abbia incautamente condiviso dei segreti militari in una chat che includeva lo stesso Goldberg.
Né Goldberg né l’ Atlantic hanno finora confermato la notizia data da Trump.


domenica 27 Aprile 2025

Verdelli non dimentica

Carlo Verdelli ha ricordato in un tweet il suo sgradevolmente memorabile 23 aprile di cinque anni fa, quando l’editore lo licenziò piuttosto brutalmente da direttore di Repubblica. Verdelli è oggi editorialista del Corriere della Sera, dopo aver lasciato la direzione del settimanale Oggi quasi un anno fa.


domenica 27 Aprile 2025

Il Papa e l’Avellino

Una storia pubblicata sui social network all’indomani della morte del Papa ha ottenuto molte curiosità, comprensibilmente: metteva in relazione gli anni della morte dei papi con quelli delle promozioni in una serie superiore della squadra di calcio di Avellino. La relazione però era molto più inesatta di come veniva indicata, e in realtà non è vero che “a ogni morte di papa” l’Avellino venga promosso, né che ogni promozione dell’Avellino sia avvenuta in una stagione in cui era morto un papa.
Molti giornali però l’hanno presa sul serio senza fare indagini o controlli, che sarebbe stato piuttosto facile, in un caso esemplare di rimozione di un passaggio decisivo dell’attività giornalistica: la verifica che le cose che si stanno copiando e pubblicando siano vere.


domenica 27 Aprile 2025

I libri del vicino

Da qualche anno i libri “allegati” ai quotidiani hanno avuto un ritorno di interesse, e di investimento da parte dei quotidiani stessi, dopo che i loro grandi successi del secolo scorso erano assai declinati per diversi anni. Adesso le offerte sono tante e le più varie, a pagamento o gratuite, con molte diverse pubblicazioni promosse ogni giorno soprattutto sulle pagine dei due quotidiani maggiori, e con evidenti competizioni e tentativi di imitazione. Questa settimana Repubblica ha annunciato una serie di libri a cura dei propri giornalisti dedicati a grandi leader politici internazionali, Putin, Trump e Xi Jinping. Il Corriere della Sera aveva presentato un mese fa una serie molto simile di libri a cura dei propri giornalisti dedicati a Putin, Trump, Musk e Zelensky.


domenica 27 Aprile 2025

Ancora lo scandalo dei tabloid britannici

L’ex primo ministro britannico Gordon Brown ha scritto sabato sul Guardian di avere ottenuto nuove informazioni che confermerebbero ulteriori accuse contro il gruppo editoriale News Corp dell’imprenditore miliardario Rupert Murdoch e le sue testate, rispetto all’antico ma mai sopito scandalo delle pratiche illecite attuate da quelle testate per ottenere informazioni su molti personaggi famosi e protagonisti della cronaca. Brown ha citato tra le altre cose l’attuale discusso amministratore delegato del Washington Post , Will Lewis, accusando di aver contribuito a insabbiamenti e distruzioni di prove quando era un dirigente dell’azienda britannica, accusa che era tornata molto frequente l’anno scorso in mezzo alle polemiche sul lavoro di Lewis al Washington Post.
Brown ha domandato che nuove inchieste siano aperte contro News Corp alla luce delle rivelazioni nei documenti dei più recenti processi (tra cui quello vinto di fatto dal principe Harry) e delle testimonianze raccolte dallo stesso Brown.


domenica 27 Aprile 2025

Prenderla così

La lettera di Gad Lerner che spiegava la fine della sua collaborazione col Fatto, che Charlie ha pubblicato domenica scorsa, è stata ripresa da diversi siti e ha generato commenti e reazioni. E malgrado la lettera fosse stata inviata alla redazione ai primi di aprile, la sua diffusione ha evidentemente spinto il direttore del Fatto a una sua reazione, piuttosto risentita, nella forma di una risposta a una lettera al giornale.

“Caro professore, il suo sdegno è anche il mio. Unito a una buona dose di stupore, tanto più che Gad Lerner nello stesso annuncio mi ringrazia per l’assoluta “libertà di cui ho goduto” in questi cinque anni al “Fatto”, dove ha scritto tutto quello che voleva, spesso in dissenso con il sottoscritto e con le altre firme del giornale. L’altroieri, dopo aver letto quelle parole oltraggiose per tutta la nostra comunità, una giovane collega che ogni giorno sputa sangue e sudore per portare notizie e fornire un servizio onesto ai lettori, spesso sfidando le ire, gli insulti, le querele e le cause civili delle destre al governo, mi ha scritto: “Ma Lerner come si permette?”. Ecco, appunto”.

Giovedì Lerner ha espresso ulteriori critiche nei confronti del Fatto nel corso di una puntata del programma “Piazzapulita” su La7 , e il direttore del Fatto ha ripetuto il suo fastidio nella rubrica delle lettere del quotidiano.

“Caro Giorgio, non so cos’abbia detto Lerner da Formigli: non me ne può importare di meno e, quando c’è Piazzapulita, ho sempre di meglio da fare. Però so cosa ho scritto nella prefazione al libro di Padellaro, che le consiglio (il libro, non la prefazione): “Noi italiani siamo sempre alla mercé dell’uomo forte, ma oggi l’uomo forte non indossa più l’orbace e la camicia nera: veste la grisaglia del ‘tecnico’. Infatti non si sono mai visti tanta adulazione, tanta autocensura e tanto conformismo come sotto i due ‘Supermario’: Monti e Draghi”. Non saper leggere è peggio che non saper scrivere”.


domenica 27 Aprile 2025

Fine delle decisioni indipendenti a “60 Minutes”

C’è una grossa questione in ballo tra Donald Trump e la testata televisiva CBS News, di cui avevamo raccontato qui. Nelle ultime settimane sembrava che CBS fosse tornata a voler essere combattiva nella causa giudiziaria avviata da Trump, ma di nuovo negli ultimi giorni l’impressione di molti commentatori è stata che la presidente Shari Redstone voglia tutelare i propri interessi economici cedendo alle richieste di Trump. E un sintomo di questa indulgenza che ha fatto molta impressione nel mondo del giornalismo americano sono state le dimissioni di Bill Owens, storico produttore del programma di CBS News “60 Minutes”, forse il più famoso nell’ambito del giornalismo televisivo americano. Owens ha scritto alla redazione che “negli ultimi mesi è diventato chiaro che non mi sarebbe stato permesso di guidare lo show come ho sempre fatto, di prendere decisioni indipendenti a partire di cosa è giusto per “60 Minutes” e per il pubblico”.


domenica 27 Aprile 2025

La vecchia Europa

Europa fu un quotidiano italiano che nacque nel 2003 come giornale del partito di centrosinistra che si era chiamato “La Margherita”, e in parte ereditando il ruolo del quotidiano del disciolto partito novecentesco della “Democrazia Cristiana”, il Popolo: ma che sopravvisse fino al 2014, anche dopo la confluenza nel Partito Democratico della Margherita. Con la sua chiusura fu anche smantellato il sito del giornale, e rimossi i suoi contenuti. Ma da un paio di settimane è stata ripristinata la consultazione a tutto l’archivio delle copie quotidiane, con un efficace sistema di ricerca.


domenica 27 Aprile 2025

Sarah Palin perde contro il New York Times, di nuovo

Una giuria ha dato di nuovo ragione al New York Times, martedì, nel processo in cui il giornale era accusato di diffamazione da Sarah Palin, ex governatrice dell’Alaska e candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Il processo era stato ripetuto dopo l’annullamento per alcune irregolarità nel suo primo svolgimento. L’avvocato del giornale ha detto che la sentenza conferma che “l’editore non può essere considerato punibile per un errore in buona fede”.
La storia, ricordiamo, era questa: “in un editoriale del 2017 il New York Times accusò Palin di avere contribuito a incentivare azioni terroristiche violente contro i membri del parlamento (compreso l’attentato del 2011 contro Gabrielle Giffords), attraverso sue campagne e messaggi descritti in modo errato nell’articolo. Dopo le proteste il giornale corresse l’editoriale, segnalando l’errore in coda, ma Palin presentò lo stesso una denuncia per diffamazione. Durante le udienze di questi giorni stanno emergendo molte questioni significative sul funzionamento dei giornali: la principale è la contraddizione quotidiana tra i tempi immediati di pubblicazione e la necessità di verifiche attente. In quel caso l’editoriale seguiva un nuovo attentato e il giornale ritenne che non potesse essere rimandato, e il difetto di memoria del suo autore non ebbe il tempo di essere verificato e corretto”.


domenica 27 Aprile 2025

La rivincita dei cookie

Alla fine Google non cambierà praticamente niente sui “cookie”. Era stata la questione di maggiore importanza e preoccupazione negli ambiti della pubblicità digitale – e quindi anche nei giornali online – negli scorsi anni, ma è andata ridimensionandosi e adesso Google si è ritirata ulteriormente. In breve (ma potete leggerne qui): Google aveva presentato quattro anni fa un intervento in difesa della privacy dei propri utenti che avrebbe molto ridotto le capacità di “profilazione” da parte degli inserzionisti pubblicitari e quindi l’efficacia della pubblicità nel raggiungere i destinatari desiderati. Ma la costruzione di un sistema alternativo si è rivelata troppo complicata, anche per le reazioni ricevute, e già l’anno scorso Google aveva annunciato ripensamenti.


domenica 27 Aprile 2025

Nessuno pubblichi Caino

Questa settimana il comitato di redazione del Sole 24 Ore si è di nuovo irritato con la direzione per una scelta editoriale: la pubblicazione nelle pagine degli editoriali e delle opinioni di una lettera dell’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci che spiegava le sue ragioni rispetto alla sentenza che lo ha condannato a sei anni di carcere (dove si trova adesso) per la responsabilità in un incidente automobilistico del 2013 in cui morirono quaranta persone.
Il Fatto ha dato notizia della protesta condivisa con i giornalisti da parte del comitato di redazione:
“Avevamo chiesto per iscritto al direttore di evitare la pubblicazione di un intervento che ci pare inopportuno sotto più punti di vista. Nella forma innanzitutto, 150 righe nelle quali vengono riproposte dal diretto interessato le ragioni della sua innocenza, senza alcun filtro giornalistico, senza alcun contraddittorio, facendo da impropria cassa di risonanza. Malinteso ci appare poi un eventuale riferimento al garantismo, visto che non ci troviamo di fronte a un indagato e neppure a un imputato, ma a un top manager (con evidente disponibilità della migliore difesa tecnica) condannato definitivamente per gravissimi reati dopo tre gradi di giudizio durati anni. Semmai si può affermare la legittimità del diritto di critica. Anche delle sentenze, certo. Ma meglio sarebbe che non lo esercitasse sul giornale la persona condannata e comunque sempre tenendo ferme due convinzioni: la conoscenza dei fatti e il rispetto delle vittime (e qui ce ne sono 40). Castellucci ha tutto il diritto di non rispondere a domande scomode (lo ha fatto nel processo a Genova, dove ha reso 5 ore di dichiarazioni, dopo essersi rifiutato di rispondere al pm); libero lui di difendersi come meglio crede, liberi noi di non fargli da buca delle lettere”.


domenica 27 Aprile 2025

Si parte bene

Ryan Lizza è un importante giornalista americano cinquantenne che si occupa soprattutto di politica. Ha collaborato con diverse testate importanti e dal 2019 scriveva per Politico, il sito che è diventato prima protagonista del giornalismo politico americano, poi ha aperto una versione europea, poi è stato comprato dalla grande multinazionale editoriale tedesca Axel Springer. Su Charlie ci era capitato di citarlo l’anno scorso per una convulsa storia tra il gossip e l’etica giornalista che aveva riguardato la sua ex compagna Olivia Nuzzi. Prima ancora, nel 2017, lui stesso invece era stato accusato di molestie e il New Yorker lo aveva licenziato, mentre altre testate con cui collaborava avevano concluso di non avere ragioni per interrompere il rapporto.

Una settimana fa Lizza ha annunciato che avrebbe lasciato Politico per creare una sua newsletter sulla piattaforma Substack, Telosspiegando che gli attuali “pericoli per la democrazia” richiedono approcci diversi da quelli di Politico. E nella sua prima newsletter ha messo Politico tra le testate secondo lui troppo accondiscendenti con il presidente Trump.
Una responsabile legale di Politico allora gli ha mandato una mail intimandogli di cancellare quel testo “denigratorio”: lui l’ha pubblicata nella sua newsletter martedì, facendola seguire a una sua risposta polemica e bellicosa che chiede a Politico di ritirare la richiesta.

Naturalmente, fatte salve le ragioni di Lizza, questo inizio è già diventato un formidabile strumento promozionale per la sua nuova newsletter.


domenica 27 Aprile 2025

Charlie, gli altri

Una vecchia considerazione che bisogna sempre prendere con le molle, sui giornali, è che ai lettori – noialtri e noialtre – interessi la “qualità”: ovvero un giornalismo accurato, obiettivo, imparziale. Questo è vero, in misure diverse, solo per una parte di noialtri e noialtre. L’altro fattore che influenza grandemente l’apprezzamento per l’informazione è quello identitario: c’è una grande domanda – sempre di più in questi decenni polarizzati e in cui l’affermazione di sé è una pratica così sentita – di giornali e giornalisti che ci confermino nelle nostre opinioni, che ci dicano quello che vogliamo sentire, che ci facciano sentire un’appartenenza spesso definita attraverso quello e quelli che escludiamo, nemici, altro da cui essere diversi.

È la ragione per cui il gradimento del pubblico non è una garanzia di buon giornalismo, e per cui non è vero che i giornali che “dipendono solo dai loro lettori” siano indipendenti: appunto, sono dipendenti da un padrone molto sensibile e molto esigente.

Questo tipo di esigenza, sostiene una recente ricerca americana, è più  frequente tra le categorie sociali e umane con meno strumenti economici e culturali, e minor potere (le tre cose vanno spesso d’accordo); e tra i più giovani e quelli che sono abituati a informarsi sui social network. Oltre, naturalmente, a coloro che hanno posizioni politiche più radicali e definite. La ricerca ha chiesto a campioni di vari paesi se preferiscano “ricevere le notizie da fonti senza un particolare punto di vista” o “da fonti che condividano il mio punto di vista”, con le opportune considerazioni sulla sincerità della risposta: in Italia il 57% ha riposto a favore della prima e il 17% a favore della seconda. Numeri abbastanza nella media, anche se quelli dei paesi nordeuropei – che abitualmente consideriamo di maggior progresso civile – hanno quote molto più basse sulla seconda percentuale.

Sono risultati non sorprendenti, ma che è utile definire per realizzare – ancora una volta – che l’impegno maggiore dei giornali che vogliono davvero confermare il proprio ruolo nel migliorare le convivenze e i funzionamenti delle comunità è quello di raggiungere esattamente i potenziali lettori e lettrici meno raggiunti e più lontani, senza venire meno ai propri standard di accuratezza e senza ricorrere a partigianerie che accontentino sempre i soliti destinatari. È difficile, bella scoperta: è difficilissimo. Ma il dannato futuro dei giornali – per un’idea che abbiamo dei giornali – sta lì.

Fine di questo prologo.


domenica 20 Aprile 2025

“Poesia di un’età che non ritorna”

Il Post ha compiuto quindici anni ieri sera: contestualmente, è diventato ufficiale il cambio di direzione da Luca Sofri a Francesco Costa. Con l’occasione è iniziata la pubblicazione di un podcast in 15 puntate su cosa sono stati questi 15 anni, e per abbonati e abbonate è possibile regalare a chiunque un mese di abbonamento al Post.


domenica 20 Aprile 2025

Nomine al Corriere

Il sito Prima Comunicazione ha descritto una serie di nuove nomine al Corriere della Sera, a cominciare da quella di Luciano Ferraro a vicedirettore operativo. La composizione dell'”ufficio centrale” della redazione – quattordici persone – è quindi tutta di uomini, con l’eccezione di Maria Serena Natale, dedicata però alla crescita degli abbonamenti.


domenica 20 Aprile 2025

Tempi così all’AGI

Il condirettore dell’agenzia di stampa AGI, Paolo Borrometi, ha annunciato le sue dimissioni. L’ AGI – di proprietà della società di combustibili ed energia ENI – è da tempo protagonista di un percorso faticoso: l’anno scorso la redazione e parte della politica avevano fatto una grande resistenza contro le ipotesi di cessione al deputato leghista Antonio Angelucci, proprietario già dei quotidiani GiornaleLibero Tempo, e l’operazione si era fermata. L’attuale direttrice Rita Lofano è stata sfiduciata un anno fa dalla redazione, ed era stata indicata a quel ruolo dal direttore precedente – Mario Sechi – che è passato negli ultimi anni dal ruolo di portavoce della presidente del Consiglio a quello di direttore dell’agenzia e oggi del quotidiano Libero. Le dimissioni di Borrometi avrebbero a che fare, secondo diverse fonti, con i dissensi con la direttrice stessa.


domenica 20 Aprile 2025

Di chi era questa villa

L’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha scritto una lettera al Corriere della Sera per definire “del tutto infondato e falso” un articolo pubblicato venerdì a proposito della vendita di una villa in Sardegna di cui gli era attribuita la proprietà. Il Corriere ha però finora scelto di mantenere online l’articolo contestato da Formigoni.


domenica 20 Aprile 2025

Esperti che non lo erano

Il sito britannico che si occupa di giornali e media che si chiama PressGazette ha posto qualche tempo fa la questione della citazione di presunti “esperti” nei giornali di quel paese, che a verifiche più accurate non sembrano tanto esperti, e la cui consultazione segue percorsi poco chiari. Nelle settimane successive ci sono stati sviluppi e anche il Guardian ha riferito sabato che per esempio molte testate hanno rimosso le citazioni di una presunta esperta dell’università di Oxford ascoltata su Vitamina D e su altri pareri medici o psicologici, che a più accurate indagini è diventata piuttosto sospetta (la sua stessa esistenza lo è diventata).
Un’esperta con lo stesso nome e sulle stesse competenze era stata citata in Italia dalla rivista Grazia lo scorso dicembre, ma può trattarsi di un’omonimia.

La citazione di esperti o enti specializzati spacciati da uffici stampa o agenzie di comunicazione a scopo promozionale sui giornali italiani era stata molto frequente fino a una decina d’anni fa: ma la facilità di fare verifiche su internet l’ha molto attenuata.


domenica 20 Aprile 2025

La Storia

Lunedì scorso il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista di Aldo Cazzullo al direttore del Giornale Alessandro Sallusti, in promozione del suo nuovo libro. Sallusti ha raccontato nuovamente la storia della fucilazione di suo nonno, comandante militare fascista a Como che aveva ordinato a sua volta la fucilazione di un giovane partigiano, Giancarlo Puecher, medaglia d’oro della Resistenza. Nei giorni successivi la ricostruzione di Sallusti è stata smentita dall’Associazione nazionale partigiani di Como e dalla nipote di Puecher, Orsola Puecher, che già ne aveva scritto quindici anni fa.


domenica 20 Aprile 2025

Gad Lerner ha lasciato il Fatto

Gad Lerner, popolare giornalista italiano che aveva interrotto il suo rapporto con Repubblica dopo il contestato cambio di direzione del 2020 ed era stato da allora ospitato dal Fatto, ha scritto alla redazione del Fatto per comunicare la fine della sua collaborazione.

“Voglio ringraziare i colleghi della redazione per questi cinque anni trascorsi insieme. Negli ultimi tempi ho sentito crescere la mia distanza dalla linea del giornale, soprattutto per l’indulgenza – a mio parere – mostrata di fronte all’ascesa delle destre nazionaliste e fascistoidi: da Trump, a Putin fino a casa nostra. Ciò non diminuisce di una virgola il mio apprezzamento per l’indipendenza del giornale e per la sua capacità di dare notizie scomode. Ho ringraziato il direttore per la libertà di cui ho goduto e vi saluto tutti con affetto”.


domenica 20 Aprile 2025

“Pointed interactions”

I lettori di questa newsletter hanno familiare il nome della Columbia Journalism Review, una fonte che è capitato di citare sulle questioni giornalistiche americane: è la storica rivista – e da tempo il sito web – della scuola di giornalismo della Columbia University di New York. Il suo direttore è stato per sette anni Kyle Pope, che ha lasciato nel 2023 ed era stato sostituito lo scorso settembre da Sewell Chan, giornalista di 47 anni che aveva lavorato nelle maggiori testate quotidiane statunitensi.
Ma Chan è stato licenziato giovedì dopo appena sette mesi, in seguito alle lamentele sul suo comportamento da parte della redazione: lui si è detto esterrefatto e ha descritto i problemi come singole discussioni con tre redattori, di ordinaria amministrazione.


domenica 20 Aprile 2025

I piccoli azionisti di Caltagirone Editore sono scontenti

Alcuni soci di minoranza (molto di minoranza) della società Caltagirone Editore hanno chiesto di revocare le cariche più importanti della società in considerazione di quelli che considerano una serie di fallimenti di bilancio e di descrizioni equivoche dei risultati (che chiamano “maquillage di bilancio”).
Caltagirone Editore – società la cui maggioranza è appunto della famiglia Caltagirone, di grandi potere e ricchezza nel settore immobiliare e nella finanza nazionale – possiede i quotidiani MessaggeroMattinoGazzettinoLeggoNuovo Quotidiano di Puglia Corriere Adriatico.

“Ci troviamo una pessima gestione del ramo editoriale, con un margine operativo lordo di meno di un milione ed un reddito operativo negativo per diversi milioni, anche senza considerare le svalutazioni monstre delle testate effettuate per l’esercizio 2024. A fronte della riduzione dei ricavi nel 2024 sono invece aumentati sia i costi del personale che gli altri costi di esercizio e ciò risulta ancora più grave considerando che la riduzione dei ricavi è un dato “preannunciato” con largo anticipo al mercato considerando la costante diminuzione delle vendite dei quotidiani e quindi gli amministratori avrebbero dovuto non solo ridurre tali costi, ma anche in percentuale superiore alla riduzione dei ricavi . Questa pessima gestione va avanti da anni. Con l’esercizio 2024 e’ arrivata una catastrofica perdita di 4,5 milioni sul Messaggero. Come prima iniziativa e’ inevitabile la revoca per GIUSTA CAUSA quanto prima del Presidente e dell’Amministratore delegato del Messaggero. L’anno precedente una perdita già drammatica di oltre 2 milioni di euro. Quest’anno raddoppiata. Per il Mattino una perdita di 1,7 milioni. Sono risultati così PESSIMI che non si ritrovano in nessun’altra società del settore quotata”.

La richiesta “di revocare per giusta causa i vertici societari (Presidente dottoressa Caltagirone Azzurra e Vice Presidenti dottor Caltagirone Alessandro e dottor Caltagirone Francesco)” nasce dalla convinzione dei soci di minoranza che la remunerazione delle proprie quote venga danneggiata dalle scelte in questione, privilegiando altri interessi e retribuzioni dei soci di maggioranza.

“dobbiamo vedere un compenso al Presidente Azzurra Caltagirone di 700.000 euro. Una cifra PARI al margine operativo lordo dell’intero Gruppo Caltagirone Editore e superiore addirittura ai dividendi che il Cda vorrebbe proporre ai cinquemila Soci di minoranza”.

I destinatari della richiesta hanno risposto negativamente a tutte le richieste, che saranno discusse nell’assemblea del prossimo 5 maggio.

(Lunedì scorso la questione è stata raccontata in un articolo sul Fatto)


domenica 20 Aprile 2025

I giornali di Angelucci non mollano Cairo

Martedì il Giornale, quotidiano che con Libero e col Tempo di Roma appartiene al deputato della Lega Antonio Angelucci, ha pubblicato un articolo sulle presunte “opacità” di un servizio di scommesse sportive gestito dalla Gazzetta dello Sport. L’articolo non criticava tanto l’iniziativa di incentivare le scommesse – con tutti i pericoli che ne derivano legati alla ludopatia – e anzi avallava tutte le presunte giustificazioni sulle “scommesse sicure”: ma conteneva invece allusioni un po’ vaghe ma suggestive ai possibili conflitti di interesse dell’editore della Gazzetta dello Sport, Urbano Cairo, che è anche proprietario della squadra di calcio del Torino, e alle sfuggenti informazioni sulla società di scommesse.

La scelta del Giornale di dare una pagina a un’accusa poco chiara e concreta, e di muovere quell’accusa – fin dal titolo – esplicitamente all’editore piuttosto che alla testata, fa pensare a una relazione con l’intensa campagna intimidatoria che i giornali del deputato Angelucci hanno iniziato da un paio di settimane nei confronti di Cairo, dopo che sulla sua tv La7 erano state trasmesse delle inchieste molto severe nei confronti degli affari principali di Angelucci, le cliniche private.


domenica 20 Aprile 2025

Chi sta dove

Il New York Times ha intanto pubblicato un’efficace ricostruzione per immagini di come sono distribuite le posizioni all’interno della sala stampa della Casa Bianca.


domenica 20 Aprile 2025

Trump e AP, ancora

L’amministrazione Trump, come avevamo accennato la settimana scorsa, sta ancora facendo resistenza contro la sentenza che ha disposto il reintegro dei giornalisti dell’agenzia Associated Press nelle iniziative pubbliche della Casa Bianca, e ha fatto ricorso: ma ha anche scritto al giudice che AP sarà reinserita nel “press pool” da oggi, domenica. È tutto da vedere in quali modi e con quali frequenze questo avverrà, dopo che il privilegio delle agenzie è stato in generale ridimensionato: ma l’impressione è che la Casa Bianca stia cercando di uscirne senza ammettere una sconfitta, e presentando la reimmissione come una propria scelta in base a “nuove regole”, appunto.
L’esclusione di AP si deve a una ritorsione per la scelta dell’agenzia di non seguire la richiesta dell’amministrazione di chiamare “Golfo d’America” il Golfo del Messico.


domenica 20 Aprile 2025

La sentenza contro Google

C’è stata un’altra sentenza americana importante contro Google, per abuso della sua posizione dominante nel mercato della pubblicità online. C’entra molto col presente e col futuro dei giornali, perché i giornali online sono stati molto danneggiati, in questi anni, dal declino dei ricavi pubblicitari dovuto in parte al potere di Google nella gestione e ottimizzazione delle inserzioni. Ma se ci saranno sviluppi avranno tempi lunghi, tra ricorsi ed eventuali soluzioni tutte da trovare.

“È possibile che entrambi questi processi abbiano delle conseguenze molto grosse perché i giudici potrebbero decidere di imporre a Google di dividersi per rompere il monopolio. Una decisione di questo tipo potrebbe influenzare anche i diversi processi in corso contro le altre principali aziende tecnologiche statunitensi, tutte più o meno accusate della stessa cosa: aver abusato della propria posizione dominante e aver distrutto la concorrenza. Sono in corso dei processi di questo tipo anche contro Apple, Meta e Amazon”.


domenica 20 Aprile 2025

Charlie, patate bollenti

Il New York Times ha pubblicato una illuminante raccolta di pareri sull’attrattiva del ruolo di direttore o direttrice di Vanity Fair, dopo che la sua attuale direttrice ha deciso di dimettersi. L’articolo spiega che un tempo quell’incarico sarebbe stato vissuto da chiunque nella professione giornalistica come ricco di prestigio, soddisfazioni e privilegi: ma oggi la direzione delle grandi testate giornalistiche è invece diventata per la gran parte del tempo e dei pensieri una questione di declini da attenuare e crisi da contenere.

La riflessione è interessante sia perché in parte riguarda anche i più importanti giornali italiani, e sia perché in parte no. Affrontare il declino è in effetti diventata la priorità maggiore anche di chi dirige le grandi testate tradizionali qui, e questo rende meno attraenti quei ruoli per chi li confronti con le opportunità creative e innovative di molti nuovi progetti resi possibili dai cambiamenti digitali. Ma al tempo stesso gli editori di diversi dei maggiori giornali italiani non hanno come essenziale priorità la sostenibilità economica, e sono interessati più che in altri paesi a che quei giornali siano strumenti di potere, di relazioni e di promozione di altri interessi. E questo solleva chi li dirige da una parte del carico di stress conseguente alle perdite di ricavi, lasciandoli comunque con la frustrazione di una perdita di qualità giornalistica, dovuta alla riduzione dei costi e alle cessioni di spazio agli interessi pubblicitari.

L’impressione attraverso le conversazioni che capita di avere – ma sarebbe interessante una ricerca più scientifica – è che fuori dalle grandi redazioni (dove ci sono ovviamente un’identificazione e un’appartenenza più forti con la propria testata) dirigere un grande giornale tradizionale non sia più un’ambizione così unanime per chi lavora nel giornalismo. Soprattutto in assenza di editori che dicano ai loro direttori, o direttrici: “mi fido di te, cambiamo tutto e diamoci un obiettivo di quel che saremo tra cinque anni, senza spaventarci di cosa succederà tra cinque mesi”.

Fine di questo prologo.


domenica 13 Aprile 2025

Streik, e anche a Parma

I giornalisti dell’importante quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung hanno scioperato per due giorni, mercoledì e giovedì, nel contesto di una complicata trattativa con la federazione degli editori per un aumento degli stipendi: è il terzo sciopero in quattro mesi. La Süddeutsche Zeitung ha la sua sede a Monaco e il prossimo ottobre compirà ottant’anni: è un giornale di posizioni prevalentemente progressiste e socialdemocratiche.

Negli scorsi due giorni ha scioperato anche la Gazzetta di Parma , chiedendo che la proprietà non riduca ulteriormente il numero di giornalisti in redazione.


domenica 13 Aprile 2025

Singolare al Sole 24 Ore

La società che pubblica il Sole 24 Ore lascerà la quotazione in borsa, attraverso una riacquisizione delle quote pubbliche da parte di Confindustria, l’associazione delle imprese che possiede la società stessa. I comitati di redazione del quotidiano, di Radio 24 e dell’agenzia Radiocor hanno diffuso un comunicato che definisce la decisione “singolare nei contenuti, preoccupante per le conseguenze, infelice nel timing”. Il comunicato allude esplicitamente alla esperienza – ancora molto sentita – dei dati di diffusione e bilancio falsi scoperti nove anni fa: “in una società dai complessi trascorsi come il Sole 24 Ore, andare indirettamente ad abbassare gli obblighi di rendicontazione, circoscrivere il set di controlli, rimuovere l’intervento di autorità indipendenti non appare esattamente una scelta lungimirante”.

Tutto questo mentre si aspetta la nomina di Federico Silvestri come amministratore delegato della società e la scelta di un nuovo presidente dopo che quello attuale aveva contestato la gestione del bilancio. Secondo un articolo del Fatto le scelte contestate dal presidente uscente sarebbero servite a presentare i risultati della società in attivo.


domenica 13 Aprile 2025

Molto vino

Sabato l’azienda vinicola Aneri ha ancora comprato due pagine di pubblicità sul quotidiano Libero, che la settimana prima aveva messo in prima pagina un’intervista con il fondatore dell’azienda.


domenica 13 Aprile 2025

Accertamento

Il Giornale ha dovuto pubblicare giovedì una rettifica al messaggio contenuto in una pagina pubblicitaria comprata dalla banca Unicredit, che dava indicazioni sbagliate su un’offerta destinandola anche a clienti invece esclusi, “per un problema tecnico in fase di accertamento”.


domenica 13 Aprile 2025

Fine ingloriosa dello Hollywood Reporter italiano

La società che aveva creato l’edizione italiana dell’illustre rivista di spettacolo americana Hollywood Reporter è stata messa in liquidazione. L’impresa, avviata tre anni fa, aveva avuto una serie di sviluppi sventati e fallimentari che avevano mostrato presto una totale incompetenza e mancanza di visione da parte dell’editore, con dimissioni successive dei giornalisti e ridimensionamento progressivo delle ambizioni del giornale. Nessuno si è sorpreso a questo punto di questa fine della storia.


domenica 13 Aprile 2025

Ognuno ha il suo stile

Il quotidiano statunitense USA Today ha pubblicato giovedì un proprio “manuale di stile”, gratis e accessibile a tutti, a differenza di quello dell’agenzia Associated Press – ritenuto una specie di “bibbia” del giornalismo, della comunicazione e dell’editoria – che AP vende da tanti anni.
USA Today è uno dei maggiori quotidiani americani, uno dei quattro considerati nazionali, e distribuisce i suoi contenuti anche per molti quotidiani locali di proprietà del grande editore Gannett.
Un manuale di stile è una raccolta di indicazioni e suggerimenti che riguardano ambiti e necessità molto varie: dal linguaggio alle scelte etiche e ad altro ancora. La direttrice di USA Today Caren Bohan lo ha presentato auspicando che “i suoi benefici si estendano assai oltre la nostra redazione, verso chi studia, chi insegna e chi crea contenuti ogni giorno”.


domenica 13 Aprile 2025

Le donne meno, nei giornali

Un rapporto dell’INPS sulla situazione della professione giornalistica, diffuso il mese scorso, segnala ancora una spoprorzione non motivata – se non con la motivazione altrettanto disdicevole di una sproporzione di ruoli e responsabilità – tra gli stipendi dei giornalisti e quelli delle giornaliste: “gli uomini guadagnano in media il 16% in più rispetto alle donne. La retribuzione media annua dei giornalisti maschi è stata di 62.661 euro nel 2023, contro i 54.016 euro delle giornaliste”.


domenica 13 Aprile 2025

Meno sfilate, più concretezza

Patrizio Bertelli, presidente del gruppo Prada, ha dato sabato un’intervista a Daniele Manca del Corriere della Sera in cui tra le altre cose ha espresso un parere che dovrebbe essere fatto proprio da chi si occupa di giornalismo e moda nei quotidiani italiani: «Si parla tanto delle sfilate e poco dell’industria che c’è dietro, altro che leggerezza».


domenica 13 Aprile 2025

Opportunità lavorative

Avevamo scritto la settimana scorsa delle dimissioni della direttrice di Vanity Fair, importante e illustre mensile americano. Per la sua sostituzione (con il titolo più altisonante di “Global Editorial Director”, già in uso per altre testate) l’editore Condé Nast ha messo un annuncio.

“Condé Nast is seeking a highly experienced Global Editorial Director (GED) to lead Vanity Fair across markets. We’re looking for a visionary leader who will be responsible for shaping the values, sensibility and aesthetic of the title. The role will have oversight of the editorial direction, brand strategy, audience development, operations, and all content and brand extensions. The position develops strategies to drive editorial excellence, audience growth, and revenue”.


domenica 13 Aprile 2025

Uno “stavolta” in meno

Il popolare giornalista e scrittore Gad Lerner (negli ultimi anni collaboratore del Fatto) ha pubblicato lunedì un tweet con questo testo, e l’immagine dei crolli di borsa: «Stavolta l’11 settembre se lo sono fatti da soli gli americani». Lerner ha una cospicua quota di “hater” in servizio permanente (molti evidentemente organizzati), che in questo caso hanno risposto al tweet accusandolo di mancare di rispetto alle vittime degli attentati dell’11 settembre. Queste reazioni sono state riprese da alcune testate giornalistiche del gruppo editoriale controllato dal deputato leghista Antonio Angelucci, che per soprammercato hanno manipolato il tweet lasciando intendere che Lerner avesse scritto «L’11 settembre se lo sono fatti da soli».
Ma anche lo stesso contestato paragone di Lerner era stato pubblicato nei giorni precedenti – senza ricevere attacchi o critiche – da molti giornali e siti di news importanti: AnsaCorriere della SeraQuotidiano Nazionale, per esempio.


domenica 13 Aprile 2025

Sarah Palin contro il New York Times, di nuovo

Lunedì inizia il nuovo processo di Sarah Palin, ex governatrice dell’Alaska e candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti, contro il New York Times. Il primo processo era stato descritto così su questa newsletter nel 2022: “in un editoriale del 2017 il New York Times accusò Palin di avere contribuito a incentivare azioni terroristiche violente contro i membri del parlamento (compreso l’attentato del 2011 contro Gabrielle Giffords), attraverso sue campagne e messaggi descritti in modo errato nell’articolo. Dopo le proteste il giornale corresse l’editoriale, segnalando l’errore in coda, ma Palin presentò lo stesso una denuncia per diffamazione. Durante le udienze di questi giorni stanno emergendo molte questioni significative sul funzionamento dei giornali: la principale è la contraddizione quotidiana tra i tempi immediati di pubblicazione e la necessità di verifiche attente. In quel caso l’editoriale seguiva un nuovo attentato e il giornale ritenne che non potesse essere rimandato, e il difetto di memoria del suo autore non ebbe il tempo di essere verificato e corretto”.

L’anno scorso, però, un giudice aveva accolto il ricorso di Palin decidendo che nel processo del 2022 fossero stati commessi degli errori, e che quindi il processo andasse rifatto. E naturalmente l’attuale polemico confronto tra i politici Repubblicani e le maggiori aziende giornalistiche americane crea un contesto particolare per l’eventuale sentenza e per le tutele di cui i giornali godono rispetto a possibili errori come questo.


domenica 13 Aprile 2025

Cliniche e giornali un po’ ovunque

Il Foglio ha intervistato l’ex presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che è stato assolto dopo undici anni dall’accusa di falso, abuso d’ufficio e violenza privata (Chiodi era stato in precedenza assolto rispetto ad altre accuse legate a un’inchiesta sui rimborsi pubblici): “Il procedimento ha preso il via proprio da un esposto di Luigi Pierangeli, imprenditore della sanità privata a capo del gruppo Synergo”, spiega l’articolo del Foglio, dopo che Chiodi aveva ridotto i finanziamenti pubblici ad alcune cliniche private. Nell’intervista Chiodi dice:

“Bisogna ricordare che in Abruzzo le cliniche private rappresentano delle lobby potentissime, non solo per i rapporti con la politica, ma anche per il loro potere mediatico. Ad esempio, Pierangeli è proprietario del principale quotidiano regionale, il Centro, e della principale televisione locale, Rete 8. Non a caso la notizia della mia assoluzione sul Centro non è stata neanche riportata. Potevo aspettarmelo dall’editore, ma non dal direttore, Luca Telese, che fa il moralista spesso e volentieri. Tra l’altro dare una notizia dovrebbe essere dovere dei giornalisti, invece è stato tutto occultato. Anche i giornali nazionali, che pur si erano spesso occupati della vicenda, non hanno pubblicato niente”.

La sovrapposizione di interessi di imprenditori nella sanità privata che possiedono anche giornali era stata un tema attuale nelle scorse settimane con un altro protagonista: il deputato leghista Antonio Angelucci, editore di LiberoGiornale Tempo.