Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 20 Ottobre 2024
Bernardo Valli è stato uno dei più importanti e ammirati inviati della storia del giornalismo italiano, prima al Corriere della Sera e poi per diversi decenni a Repubblica: oggi ha 94 anni, e quattro anni fa aveva fatto notizia il suo abbandono di Repubblica a seguito di un intervento dell’allora nuovo direttore, Maurizio Molinari, e in un momento in cui molti importanti autori e collaboratori di Repubblica lasciavano criticamente il giornale da poco acquistato dalla famiglia Elkann.
Per questo è significativo che dieci giorni dopo la sostituzione di Molinari alla direzione del giornale – con Mario Orfeo – Repubblica abbia pubblicato un intervento di Valli scritto per una celebrazione parigina del fondatore del giornale, Eugenio Scalfari.
domenica 20 Ottobre 2024
Da pochi mesi il New York Times ha introdotto un nuovo algoritmo che gestisce la sua homepage, creando una distribuzione personalizzata degli articoli per ciascun lettore, così da spingerlo a rimanere più tempo possibile sul sito offrendogli solo i contenuti che dovrebbero interessargli. Il New York Times produce 250 articoli al giorno ma la homepage ne può ospitare solo 70.
Il nuovo algoritmo è stato realizzato da un gruppo di ingegneri informatici in collaborazione con la redazione, con l’idea di creare dei parametri che permettessero di valorizzare l’offerta del giornale.
All’inizio l’algoritmo analizza tutti gli articoli che possono apparire in una sezione della homepage. Per determinare poi quali articoli appariranno nella sezione e in quale ordine, stila una classifica sulla base di parametri personalizzati oppure generali, come l’importanza editoriale attribuita loro dalla redazione. Per dare priorità alle storie che la redazione considera significative, a ogni articolo è associato un valore di importanza editoriale, basato su un punteggio dato all’articolo dai redattori stessi. Se quindi un articolo è considerato dalla redazione di grande importanza, è più probabile che venga presentato in homepage anche a prescindere dagli interessi personali dell’utente.
Prima della pubblicazione, la classifica subisce degli aggiustamenti, per creare una homepage dinamica – cioè con contenuti che variano spesso e che interessano all’utente – ma che risponda anche alle priorità decise dal giornale. Uno strumento usato è l’ exposure boosting, che permette alla redazione di fissare in cima alla classifica un articolo, che gradualmente scenderà di posizione, secondo dei tempi ben definiti dalla stessa redazione. Contemporaneamente, dei filtri automatici sostituiscono gli articoli che un utente ha già letto, oppure che ha già avuto davanti più volte ma continua a non aprire, con altri nuovi.
Ogni articolo deve comunque apparire un numero minimo di volte sulle homepage dei lettori prima di essere gestito dall’algoritmo, in modo che i suoi risultati di interesse da parte dei lettori siano basati su sufficienti visualizzazioni.
Il nuovo algoritmo è utile agli editori del New York Times anche per la copertura di grandi eventi e di breaking news, perché permette di generare automaticamente un set variabile di notizie secondarie di approfondimento, per garantire ai lettori una maggiore copertura.
domenica 20 Ottobre 2024
Dentro Charlie abbiamo parlato diverse volte della pratica, diffusa tra i giornali internazionali, di rendere la cancellazione degli abbonamenti digitali molto complessa con l’obiettivo di scoraggiarla. Oltre ad essere una pratica scorretta nei confronti dei consumatori, è anche rischiosa: presuppone che quel che si ottiene sia più di quello che si perde in termini di insoddisfazione e sfiducia da parte degli abbonati.
L’agenzia americana Federal Trade Commission (FTC), che ha il compito di tutelare gli interessi dei consumatori, negli ultimi anni ha messo in atto varie misure per contrastare la pratica dei dark patterns, cioè meccanismi ingannevoli creati online per indurre gli utenti a scelte diverse da quelle nei loro interessi. Nel 2021 aveva vietato qualsiasi pratica volta a trattenere gli abbonati contro la loro volontà, specificando che la cancellazione di un abbonamento doveva essere facile almeno quanto la sua sottoscrizione. Nel 2023 aveva ribadito l’obbligo di semplicità della procedura di disiscrizione e aveva ordinato ai giornali di inviare un promemoria agli abbonati prima del rinnovo automatico. In questi giorni la FTC ha approvato una nuova norma per semplificare la cancellazione, e ha imposto alle aziende di fornire informazioni “chiare e veritiere” in merito agli abbonamenti e al consenso da parte di chi li sottoscrive.
Le proteste dei consumatori nei confronti delle difficoltà ad annullare i propri abbonamenti online non riguardano solo gli Stati Uniti (il 1° giugno 2023 il governo francese ha emanato un decreto di “annullamento online dei contratti in tre clic”). In Italia molti giornali rendono la procedura di annullamento degli abbonamenti online molto macchinosa. A settembre 2023 il sito Professione Reporter aveva pubblicato una breve analisi delle procedure di annullamento di alcuni giornali italiani: per Repubblica e Stampa gli abbonamenti si potevano annullare tramite una telefonata a un centralino o con l’invio di una PEC. Per il Corriere della Sera era prevista una terza opzione: inviare un fax. Il 5 settembre scorso le testate del gruppo editoriale GEDI hanno introdotto un sistema di semplificazione delle pratiche di cancellazione degli abbonamenti, per cui ora nell’area “Abbonamenti” nel profilo personale dell’utente è presente un pulsante di cancellazione. Anche il Corriere della Sera ha semplificato nell’ultimo anno la procedura di disiscrizione, che è diventata tutta online nonostante sia rimasta piuttosto lunga.
domenica 20 Ottobre 2024
Nell’ultima settimana due autorevoli testate americane, il New York Times e l’ Atlantic, hanno scelto di intervenire pubblicamente per smentire delle accuse ricevute sui social network.
Il 9 ottobre il New York Times aveva pubblicato un articolo di Feroze Sidhwa, medico chirurgo, che dal 25 marzo all’8 aprile di quest’anno era andato come volontario nella città palestinese di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Nell’ articolo erano citate dichiarazioni di sessantacinque tra medici, infermieri e soccorritori statunitensi che negli scorsi mesi avevano lavorato negli ospedali di Gaza. Quarantaquattro di loro avevano dichiarato di aver visto e soccorso diversi bambini palestinesi con ferite d’arma da fuoco al petto o alla testa: ferite che, sempre secondo le testimonianze, sembravano essere il risultato di azioni deliberate da parte di tiratori scelti israeliani. A supporto delle testimonianze nell’articolo erano pubblicate tre fotografie di lastre ai raggi X, lastre che mostravano le teste di tre bambini perforate da proiettili.
Dopo la pubblicazione alcuni utenti di Twitter avevano messo in dubbio l’autenticità delle radiografie, sostenendo che i proiettili utilizzati dall’esercito israeliano non fossero compatibili con le ferite ritratte nelle lastre.
Vista la discussione e le accuse di non verificare le proprie fonti, il 15 ottobre il New York Times ha pubblicato una risposta che ribadisce l’autenticità di quanto scritto e spiega come ogni dichiarazione sia stata verificata attraverso un’analisi delle credenziali degli intervistati e ogni radiografia, prima di essere pubblicata, sia stata sottoposta all’analisi di esperti in ferite d’arma da fuoco, radiologia e pediatria, oltre ad essere confrontata con le fotografie dei corpi per verificarne la compatibilità con le ferite (fotografie che il giornale ha deciso di non pubblicare).
Il 10 ottobre l’ Atlantic ha dichiarato di sostenere Kamala Harris come candidata alla presidenza degli Stati Uniti. Dopo l’annuncio, ha iniziato a circolare sui social network uno screenshot che sembrava mostrare un articolo del giornale intitolato “Per difendere la democrazia Harris potrebbe dover ricorrere a brogli”. Alcuni sostenitori di Donald Trump hanno accusato quindi il giornale di legittimare ipotesi di brogli per far vincere Harris, e di confermare le accuse preventive in questo senso diffuse da Trump. Martedì l’ Atlantic ha pubblicato un breve comunicato per spiegare che il titolo è falso, ottenuto modificando quello di un articolo pubblicato il 6 ottobre del 2021 – “Kamala Harris potrebbe trovarsi a fermare i brogli” dedicato al ruolo dei vicepresidenti nel momento in cui il congresso degli Stati Uniti si trova a certificare il risultato delle elezioni.
“Immagini di titoli dell’ Atlantic falsi circolano sui social network con crescente frequenza. Molte sono falsificate grezzamente, con risoluzioni sgranate e a volte con linguaggi d’odio. Disinformano e manipolano le persone che ci si imbattono. Molte sono condivise da individui con grandi numeri di follower, compresi politici eletti.
Chiunque incontri queste immagini può verificare rapidamente se siano vere o no, con una ricerca sul sito dell’ Atlantic “.
domenica 20 Ottobre 2024
Forse ci sono novità sul Washington Post, il quotidiano statunitense che Jeff Bezos ha acquistato nel 2013, e sui suoi tentativi di aumentare il numero degli abbonati attraverso nuovi paywall e servizi a pagamento e di superare le tensioni dei mesi passati tra la redazione e la nuova dirigenza.
Il Washington Post è in una crisi economica e di lettori da un paio d’anni: rispetto al 2020 i lettori si sono dimezzati e i 77 milioni di dollari persi nel 2023 hanno portato al licenziamento di 240 dipendenti.
Per mettere in ordine i conti, Jeff Bezos ha nominato amministratore delegato del giornale il manager londinese Will Lewis.
Ma le prime proposte editoriali poco chiare e i suoi tentativi di bloccare degli articoli su uno scandalo in cui era stato coinvolto in passato avevano fatto dimettere la direttrice e irritato la redazione. La crisi era peggiorata con la rinuncia di Robert Winnett – il nuovo direttore incaricato da Lewis – a seguito di una protesta della redazione per i modi troppo autoritari della scelta.
Lewis e Bezos hanno deciso allora di cambiare approccio, facendo sbollire la crisi in redazione e usando toni più concilianti per la scelta del futuro direttore.
Un articolo del New York Times di questa settimana ha raccontato che ora Lewis si starebbe concentrando su nuove acquisizioni e sullo sviluppo di nuovi servizi. Lewis starebbe investendo su un nuovo servizio di informazione aziendale, chiamato “ WP Intelligence ”, in programma per il 2025: in cambio di un abbonamento il servizio garantirà ad aziende e professionisti una maggiore fornitura di informazioni sui settori di loro interesse (una cosa che già fanno Politico e Bloomberg).
Sul versante delle acquisizioni, Lewis è interessato al video, e ci sarebbero stati dei contatti esplorativi per l’eventuale acquisto di Punchbowl News, una startup che si occupa di politica e istituzioni di Washington e che è stata recentemente valutata 100 milioni di dollari.
Sempre secondo il New York Times, martedì alla redazione del Washington Post è stata mostrata una presentazione sui progetti e sui risultati del giornale che diceva tra le altre cose: “Dopo un periodo di significativo declino dei numeri dei nostri abbonamenti digitali, stiamo crescendo per la prima volta dal 2021”. Per spingere più persone ad abbonarsi, il Washington Post ha modificato il suo paywall – cioè si potranno leggere meno articoli gratuitamente – e ha cercato di chiudere i più di 160mila abbonamenti gratuiti per gli uffici e i dipendenti federali.
domenica 20 Ottobre 2024
Il prospettato acquisto dell’agenzia di stampa AGI – ora di proprietà della società di energia e combustibili fossili ENI – da parte del deputato leghista Antonio Angelucci, già editore dei quotidiani Libero, Tempo e Giornale, sarebbe diventato più improbabile, secondo un articolo pubblicato dal Fatto martedì. Dopo le proteste della redazione di AGI e di esponenti dell’opposizione al governo, della trattativa non si era più parlato per alcuni mesi.
domenica 20 Ottobre 2024
In un articolo pubblicato sabato, e arricchito da ipotesi e nomi apparentemente poco realistici (l’impressione è che si tratti di una voce forse fondata, ma allungata per occupare lo spazio di mezza pagina), il Fatto ha sostenuto che siano in corso dei progetti sull’acquisto di Repubblica da parte di Claudio Calabi, manager di ricco e ammirato curriculum, che è stato amministratore delegato di RCS e del Sole 24 Ore, tra le molte altre cose. L’articolo sostiene che Calabi starebbe verificando la possibilità di costruire un gruppo di soci per comprare il giornale.
domenica 20 Ottobre 2024
IrpiMedia è uno stimato sito italiano di inchieste giornalistiche, e questa settimana ha pubblicato una lunga indagine che denuncia le molestie sessuali che avverrebbero sistematicamente all’interno delle dieci scuole italiane di giornalismo riconosciute dall’Ordine dei giornalisti: quelle che permettono ai loro studenti di svolgere il periodo di praticantato necessario a sostenere l’esame di Stato.
L’inchiesta si riferisce agli ultimi dieci anni di attività delle scuole e ha coinvolto 239 studentesse e studenti che hanno testimoniato a partire da febbraio 2024: il 50% delle persone intervistate ha riferito di aver assistito o saputo di molestie sessuali e verbali, tentate violenze sessuali, atti persecutori, stalking, ricatti e discriminazioni di genere; il 33% delle studentesse ha descritto nel dettaglio gli abusi subiti; nessuna delle studentesse molestate ha denunciato i responsabili.
Il sessismo e le molestie sessuali all’interno delle redazioni giornalistiche italiane, e nel mondo dei media in generale, sono state già documentate: secondo un’indagine del 2019 condotta dalla Commissione Pari Opportunità della Federazione nazionale della stampa italiana in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti e altri enti, in Italia l’85% delle giornaliste dichiara di aver subito molestie sessuali almeno una volta nel corso della vita professionale.
A seguito dell’inchiesta di IrpiMedia il presidente dell’Ordine dei giornalisti ha convocato i direttori delle scuole “ribadendo la necessità di intensificare la vigilanza e ogni iniziativa utile a prevenire e reprimere episodi di questo genere”.
domenica 20 Ottobre 2024
A settembre il direttore del settimanale tedesco Der Spiegel (il più importante newsmagazine del paese, famoso per il suo lavoro di accuratezza e verifica), Dirk Kurbjuweit, ha annunciato l’inizio di una collaborazione piuttosto innovativa con l’esperto di media Bernhard Pörksen. Pörksen è un professore all’università di Tubinga, ed è uno dei più conosciuti tra gli esperti di media e di testate giornalistiche tedesche.
Il compito assegnato a Pörksen è di commentare e criticare regolarmente il lavoro di informazione fatto dallo Spiegel : può farlo nel modo che preferisce, i suoi articoli non vengono corretti dalla redazione e sono pubblicati a prescindere dalle critiche contenute al loro interno, “anche se dovesse essere doloroso”. Pörksen ha anche accesso completo agli archivi del giornale e può parlare con i giornalisti e lo staff della redazione tutte le volte che ne ha bisogno.
Gli interventi dall’esterno di Pörksen dovrebbero fornire ai lettori il punto di vista autorevole di un esperto ben informato sul lavoro dello Spiegel e sul suo modo di raccogliere informazioni e raccontare le notizie. L’obiettivo di questa collaborazione, dice Kurbjuweit, è quello di rafforzare la fiducia dei lettori nei confronti del giornale, che punta a dimostrarsi trasparente e aperto alle critiche.
Il nuovo ruolo di Pörksen all’interno dello Spiegel potrebbe ricordare quello del “public editor”, o “ombudsman” (in passato molto presente all’interno delle redazioni dei giornali statunitensi e che qualche anno fa aveva avuto un breve esperimento italiano alla Stampa ), un intermediario tra lettori e redazione che garantisca il rispetto dei principi etici che regolano il lavoro di raccolta e distribuzione delle notizie da parte dei giornalisti. Il public editor è un ruolo tendenzialmente ricoperto da un giornalista interno alla redazione ma autonomo, Pörksen invece è un accademico: la sua funzione non è regolata né gestita all’interno dell’azienda e non sarà remunerato per il suo lavoro, per garantire autenticità e imparzialità alle sue opinioni.
domenica 20 Ottobre 2024
Anni fa, quando la priorità di quasi tutti i maggiori siti di news italiani era di ottenere più “pagine viste” possibile, per aumentare i ricavi legati alle visualizzazioni delle pubblicità, i siti stessi si dedicavano a molti escamotage con questo obiettivo: il “reload” automatico delle pagine, pagine aperte e nascoste dietro a quelle principali, ripartizioni degli articoli su molte pagine successive. Oggi questo succede ancora su alcuni siti, ma i risultati sono stati indeboliti dal diminuito valore della pubblicità online e dagli accorgimenti tecnici più efficaci con cui gli inserzionisti possono valutare l’effettiva visibilità dei loro banner, video, eccetera.
Un’invenzione che però è stata molto sfruttata in questi anni, e tuttora diffusa anche tra i siti di news maggiori, è quella che dirotta il tasto “back” del browser – quello che dovrebbe far ritornare alla precedente pagina visitata – verso una pagina intermedia del sito in cui ci si trova. Il funzionamento è spiegato per esempio qui.
“I siti non stanno cambiando il comportamento del pulsante Indietro. Caricano e reindirizzano semplicemente rapidamente a un sacco di altre pagine prima di portarti a quella che volevi. Quindi, quando premi il pulsante Indietro, ti porta a una delle pagine che ha caricato e reindirizzato segretamente prima di andare alla pagina corrente. È un modo squallido per aumentare le visualizzazioni degli annunci e tenerti sul sito”.
domenica 20 Ottobre 2024
Le rubriche firmate periodiche sono uno dei “format” più diffusi sui giornali di tutto il mondo. Quelle più autorevoli e dedicate all’attualità sono chiamate “column” nei giornali americani, e possono essere pubblicate una o due volte alla settimana, di solito. Nei quotidiani italiani sono più frequenti quelle quotidiane: Corriere della Sera e Stampa hanno ogni giorno in prima pagina le rubriche di Massimo Gramellini e di Mattia Feltri, Repubblica ne ha diverse all’interno, le più visibili quelle di Michele Serra e Concita De Gregorio. Il Fatto ha ogni giorno in prima pagina la lunga rubrica del direttore. Il Foglio ne ospita diverse in ogni pagina, anche molto brevi, rinnovandole spesso. Ma anche i settimanali hanno autori e autrici di rubriche fisse, di solito nella prima parte del giornale.
Ce ne possono essere di più o meno popolari, e con approcci e argomenti i più diversi, ma tutte condividono un aspetto che ha maggiori implicazioni di quel che sembra: ovvero la frequenza fissa e obbligata, che impone a ciascun autore o autrice di consegnare al giornale un articolo a prescindere dalle idee che può avere, dalle cose da dire, o insomma dai fattori che normalmente generano la scrittura di un articolo su un giornale. Sono articoli scritti per rispettare una scadenza, prima di tutto: ed è un fattore che va considerato nel giudicarli e valutarli, sia nel bene – con ammirazione per chi è capace di consegnare un articolo riuscito con maggiore frequenza – che nel male, con consapevolezza che altre volte l’idea o la notizia non c’erano, e non sempre si riesce a scrivere bene intorno all’assenza di un’idea. Ma per capire la genesi di quello che leggiamo sui giornali, anche questo è un elemento di cui tenere conto.
Fine di questo prologo.
domenica 13 Ottobre 2024
Continuando a mantenere per i suoi abbonati l’offerta di uno spazio per commentare gli articoli – che nell’ultimo decennio è stato cancellato da molti siti italiani e internazionali – il Post ha spiegato l’introduzione di ulteriori attenzioni a conservarne l’aspetto di arricchimento civile e rispettoso.
domenica 13 Ottobre 2024
Le pagine del sabato in particolare, sui due maggiori quotidiani italiani, sono quelle che vengono più spesso occupate da articoli “di favore” offerti ai maggiori inserzionisti, con sovrapposizioni spesso molto vistose: ieri è successo con l’articolo celebrativo del brand Max Mara sul Corriere della Sera, il giorno dopo la pubblicazione di una pagina pubblicitaria comprata da Max Mara stessa, e lo stesso giorno di due altre pagine acquistate sul supplemento IoDonna.
domenica 13 Ottobre 2024
La newsletter Status curata da Oliver Darcy ha pubblicato una riflessione molto severa sul primo anno di gestione di CNN dall’arrivo del nuovo amministratore delegato Mark Thompson.
Status è stata creata di recente e si occupa dei media statunitensi, del business di cinema e video e delle aziende tecnologiche come X, Meta, Google e TikTok, tutte organizzazioni molto influenti nel mondo dell’informazione americana: Darcy aveva curato fino a prima dell’estate un’analoga e popolare newsletter pubblicata proprio da CNN. Di Status si era parlato di recente per via dello scoop sulla relazione tra Robert Kennedy Jr. e la giornalista Olivia Nuzzi.
Nell’ultima newsletter Darcy ha giudicato inadeguata la nuova gestione di Thompson, in particolare sottolineando la poca trasparenza mostrata nei confronti dei giornalisti e dipendenti di CNN e l’assenza di un piano chiaro su come rilanciare l’azienda. Da qualche anno CNN cerca di fare i conti con una notevole diminuzione degli ascolti televisivi e dei profitti, e un insufficiente sfruttamento del proprio sito: crisi che era stata molto seguita dai media durante la gestione del precedente amministratore delegato Chris Licht: tredici mesi piuttosto burrascosi, in particolare perché l’emittente si era data l’obiettivo di tornare ad essere seguita dagli elettori repubblicani dopo un battagliero impegno anti Trump, e Licht aveva cercato di imporre ai giornalisti un approccio più conciliante, finendo per causare vistosi malumori e proteste all’interno dell’azienda. Thompson, che lo ha sostituito, è molto rispettato per essere riuscito a invertire una crisi al New York Times un decennio fa e a trasformarlo in un’azienda solida in un momento di difficoltà ad adeguarsi ai cambiamenti digitali, simile a quello vissuto in questi anni da CNN.
Nella newsletter Darcy ha riconosciuto a Thompson di essere riuscito a riportare stabilità all’interno dell’azienda grazie alla sua leadership calma e riservata, ma ha al tempo stesso criticato l’assenza di un coinvolgimento dei dipendenti e dei giornalisti – con cui Darcy ha mantenuto evidentemente molti intimi contatti – che gli hanno raccontato di non comprendere quale sia il piano immaginato dalla dirigenza. Negli ultimi 12 mesi Ken Jautz, Deborah Rayner e Sam Feist – tre storici giornalisti e dirigenti dell’azienda – hanno abbandonato CNN
domenica 13 Ottobre 2024
Su Repubblica e sul Corriere della Sera è tornata la presenza eccezionalmente assidua di un’inserzionista, l’azienda di gioielleria Visconti, che ogni anno negli ultimi mesi dell’anno occupa pagine pubblicitarie tutti i giorni su entrambi i quotidiani. Charlie lo aveva raccontato qui.
«Gli investimenti che facciamo sulla campagna pubblicitaria della collezione di IoLuce è di circa 1,5 o 2 milioni l’anno, dove carta stampata e social la fanno da padrone: su questi due mezzi investiamo il 60-70% del totale. Facendo una stima in un anno sulla carta stampata investiamo tra i 500 e i 750mila euro».
domenica 13 Ottobre 2024
Non ha avuto finora nessuna conferma la notizia della sostituzione dell’amministratrice delegata del Sole 24 Ore, che il Giornale aveva annunciato nelle sue pagine dell’economia una settimana fa.
domenica 13 Ottobre 2024
Il londinese Financial Times , uno dei quotidiani finanziari più importanti al mondo (l’altro è il newyorkese Wall Street Journal) ha comunicato internamente (in un documento consultato dal sito Press Gazette che ne ha dato notizia) che nel 2023 i suoi ricavi sono stati i maggiori della sua storia, superando il mezzo miliardo di sterline, con un profitto di 30 milioni di sterline. Il giornale è di proprietà della grande società giapponese di media finanziari Nikkei, ed è stato nel passato decennio uno dei più attivi nell’adattamento ai mercati digitali e alle opportunità di innovazione tecnologica, sviluppando e ampliando i servizi alle aziende che erano sempre stati una parte importante della sua offerta.
domenica 13 Ottobre 2024
L’errore di traduzione sul sito di Ansa di questa settimana – ultimo e sicuramente non ultimo di una intensa serie – potrebbe raccontare due cose che riguardano i giornali, tutte e due interessanti. Una è il sempre più frequente ricorso a sistemi di traduzione automatica, che per quanto perfezionati avrebbero sempre bisogno di una revisione. Ma può darsi che in questo caso invece l’errore sia umano, e generato allora dal pudore un po’ anacronistico di alcune testate nel pubblicare parole più volgari, che qui ha ingannato chi non ha compreso che “king” era solo una parte della parola “fucking” e non un improbabile re.
(l’articolo è ancora online – anche su altri siti di news che lo hanno ripreso – senza correzioni quando mandiamo questa newsletter, malgrado diverse segnalazioni sui social network)

domenica 13 Ottobre 2024
Il sito di news americano Semafor ha scritto martedì che il New York Times starebbe testando – per ora solo fra i suoi utenti canadesi – un nuovo gioco, chiamato Zorse. L’obiettivo del gioco, che riprende in parte il formato del programma televisivo “La ruota della Fortuna”, è indovinare una frase conoscendo il tema. Per risolverlo si possono poi svelare fino a un massimo di cinque lettere diverse usate nella frase.
Testare giochi come Zorse per capire se possano essere messi o sulla sua sezione di giochi (per cui è stata costruita anche un’app di grande successo, NYT Games), è molto importante per il New York Times, perché dal successo del gioco può derivare un’ulteriore crescita di uno dei servizi più remunerativi per il giornale, in termini di aumento degli abbonamenti.
Il New York Times infatti non è più proposto solo come un mezzo di informazione, ma fornisce ai suoi utenti una serie di servizi – di sport, cucina, giochi e recensioni di prodotti – a cui ci si può abbonare, per garantirsi l’accesso completo a uno o a più di questi servizi. Negli ultimi dieci anni questo sistema ha aiutato il New York Times a ottenere ricavi eccezionali: ad agosto ha scritto di avere quasi undici milioni di abbonati, un aumento del 13,6% rispetto all’anno precedente.
Negli ultimi anni la sezione dedicata ai giochi si sta rivelando il più importante fra questi servizi nel sostenere la straordinaria crescita economica del New York Times: gli ultimi dati (2023) dimostrano come gli abbonati ormai passino più tempo a giocare sul Times che a leggerne le notizie.
Il giornale aveva una sua app di giochi già dal 2009, all’inizio chiamata NYT Crossword, perché mostrava solo la versione digitale del suo storico cruciverba. Dal 2014 ha aggiunto giochi e rompicapo ancora oggi molto apprezzati dagli utenti, come Spelling Bee (un gioco dove si deve fare il massimo numero di parole possibile con poche lettere), a cui si poteva accedere gratuitamente una volta al giorno. La situazione è cambiata radicalmente quando nel 2022 il New York Times ha comprato Wordle, un gioco – che stava già spopolando in rete da qualche mese – in cui ogni giorno bisogna indovinare una parola di cinque lettere con soli sei tentativi e indicazioni che riprendono il meccanismo del vecchio gioco da tavolo che si chiamava Master Mind. Quando Wordle è stato aggiunto come gioco gratuito all’app, in un anno gli utenti attivi sull’applicazione sono passati da 800mila (2022) a 2,6 milioni (2023).
Il New York Times ha quindi investito molto più di prima sui giochi. Dal 2022 i data analyst del giornale hanno riorganizzato in modo più efficiente tutto il sistema di gestione e analisi dei dati provenienti dall’app, per poter capire meglio come gli utenti usano l’applicazione e come migliorarla: lo stesso Wordle è stato dotato di una serie di accessori perché gli utenti archivino e valutino i propri risultati.
Dal 2023 l’app dei giochi ha poi cambiato nome, passando da NYT Crossword a NYT Games, per porre meno l’accento sul cruciverba e più sulla varietà di giochi offerti.
domenica 13 Ottobre 2024
L’ Atlantic è uno storico e illustre magazine mensile statunitense (il nome completo è stato Atlantic Monthly fino al 2007), una delle più autorevoli testate di attualità e politica. Negli ultimi dieci anni ha spostato con efficacia le sue priorità sul digitale e si è impegnato con successo ad aggiornarsi sulle dinamiche nuove della sostenibilità economica. Nel 2017 è stato acquistato da una società di proprietà di Laurene Powell Jobs, vedova del fondatore di Apple Steve Jobs. Di recente ha annunciato di avere raggiunto il milione di abbonamenti e di essere tornato per la prima volta in attivo dopo molti anni. Adesso, per fiducia nel suo antico formato, ripristinerà a dodici numeri l’anno la frequenza di uscita della rivista cartacea, che era stata ridotta a dieci nel 2003.
domenica 13 Ottobre 2024
Nelle ultime due settimane sono tornate a comparire sui due quotidiani maggiori delle pagine pubblicitarie che promuovono dei servizi di certificazione di qualità delle aziende: in uno “una giuria di esperti” ha premiato “i migliori siti di ecommerce”, in un altro – a cui il Corriere della Sera ha offerto anche due pagine di articoli – sono classificati i “best employers”. Avevamo spiegato due anni fa su Charlie il meccanismo di questi servizi, soddisfacente per tutti i coinvolti.
“Le aziende beneficiate dalle “certificazioni” dell’ITQF sono migliaia, e poi possono dichiararlo pubblicamente “a fronte del pagamento di una licenza temporanea”, come è indicato in piccolo e non con grande chiarezza nelle stesse pagine pubblicitarie. È quindi nell’interesse di ITQF che le aziende ben figurino nelle proprie indagini, per poter vendere quei risultati alle aziende stesse, alle quali interessa usare nelle comunicazioni quella “certificazione” comprando pagine sui giornali (o spot in tv), ai quali interessa quindi che quelle certificazioni siano descritte come credibili. Tutti soddisfatti”.
domenica 13 Ottobre 2024
Nelle redazioni dei giornali dell’editore Reach – uno dei più grandi gruppi editoriali britannici – si sta discutendo la possibilità di aumentare il numero di articoli che ogni giornalista pubblica al giorno. Graeme Brown, direttore editoriale di una delle testate del gruppo, ha chiesto alla redazione di scrivere fino a otto articoli per giornata lavorativa.
Reach, che fino al 2018 si chiamava Trinity Mirror, possiede più di 120 testate cartacee e digitali, molte delle quali sono giornali locali e tabloid: tra cui il Daily Mirror, il Daily Star e il Daily Express che sono tra i più venduti tabloid del paese.
La decisione di aumentare il numero di articoli pubblicati è stata spiegata con la contrazione del traffico online causata dai cambiamenti nell’algoritmo di Facebook, che da molti mesi sta riducendo la promozione dei contenuti di news (Brown dice che prima dei cambiamenti nell’algoritmo la sua testata ricavava il 50% delle visualizzazioni dal social network mentre ora solo il 5%). Scrivendo più articoli l’editore spera di attrarre un maggior numero di lettori, incrementando il numero di visualizzazioni e di conseguenza le entrate pubblicitarie. Paul Rowland, direttore editoriale di una serie di siti del gruppo, ha detto che l’azienda sta lavorando per diversificare le fonti di reddito ma finora la pubblicità ha ancora un ruolo fondamentale. In un momento in cui la gran parte dei giornali di tutto il mondo punta soprattutto sugli abbonamenti per risollevarsi dal calo dei ricavi pubblicitari il gruppo Reach fa parte di una tendenza che vuole continuare a dare la priorità alla pubblicità.
Il gruppo è in crisi da tempo: al calo delle copie cartacee vendute e alla diminuzione del traffico online si sono aggiunti, dal 2011 in poi, i rimborsi che Reach ha dovuto pagare a decine di celebrità inglesi (tra cui il principe Harry) a causa delle modalità illegali con le quali i giornali avevano raccolto informazioni su di loro. Azioni che comprendevano la violazione di segreterie telefoniche e la raccolta illecita di documenti sanitari e bancari. Negli anni questi rimborsi sono arrivati a decine di milioni di sterline pesando sui bilanci dell’azienda.
A novembre dell’anno scorso Reach aveva licenziato 450 persone (tra cui più di 300 giornalisti) e durante tutto il 2023 i licenziamenti sono stati circa 800. Nonostante le riduzioni del personale il numero degli articoli pubblicati era rimasto invariato, e a seguito di questa nuova richiesta dovrebbe addirittura aumentare.
domenica 13 Ottobre 2024
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di agosto 2024. Come ogni mese, selezioniamo e aggreghiamo tra le varie voci il dato più significativo e più paragonabile, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludendo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Più sotto citiamo poi i dati della diffusione totale, quella in cui invece entra tutto.
Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 169.227 (-6%)
Repubblica 91.605 (-10%)
Stampa 61.158 (-16%)
Sole 24 Ore 51.756 (-6%)
Resto del Carlino 49.957 (-13%)
Messaggero 45.551 (-11%)
Nazione 33.531 (-13%)
Gazzettino 32.608 (-7%)
Dolomiten 27.834 (-2%)
Fatto 27.110 (-37%)
Giornale 26.880 (-5%)
Messaggero Veneto 23.627 (-11%)
Unione Sarda 23.303 (-6%)
Verità 21.485 (-16%)
Eco di Bergamo 20.165 (-11%)
Secolo XIX 19.586 (-12%)
Altri giornali nazionali:
Libero 19.055 (-19%)
Avvenire 14.110 (-5%)
Manifesto 12.978 (+1%)
ItaliaOggi 5.145 (-42%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
Le tendenze somigliano a quelle dei mesi passati, con una perdita annuale media delle prime testate che è del 10,3%, e che si può usare grossolanamente per valutare i risultati di ciascuna relativamente alle altre (più in generale, ricordiamo che naturalmente un declino annuo del 10% è una grossa crisi, ma una crisi nota e longeva). In questo senso il Corriere della Sera continua ad andare meglio di tutti tra le testate maggiori (da solo vende più copie dei due quotidiani GEDI insieme, Stampa e Repubblica), mentre Repubblica negli ultimi mesi ha attenuato il suo declino portandolo nella media. Continuano ad andare male i quotidiani del gruppo Riffeser ( Nazione e Resto del Carlino: il terzo, il Giorno, perde anche lui il 13%), mentre è ingannevole il grande calo del Fatto e lo sarà fino a fine anno, per una variazione del prezzo di copertina che ha escluso da questo conteggio – perché troppo scontata – una quota degli abbonamenti digitali. Nel frattempo, forte dei cospicui contributi pubblici che riceve ogni semestre e della condizione di quasi monopolio regionale del suo editore, il quotidiano in lingua tedesca Dolomiten ha superato il Fatto stesso.
Tra i quotidiani che sostengono vivacemente l’attuale maggioranza di governo continua ad andare meglio il Giornale – che sembra ancora beneficiare dello spostamento dei suoi direttori Sallusti e Feltri da Libero, altro quotidiano della stessa proprietà – mentre proseguono i grossi cali per Verità e Libero (la Verità ha perso un terzo delle copie in due anni).
Nel loro piccolo, continua a cavarsela bene il Manifesto e continua a cavarsela male ItaliaOggi, che ha comunicato il dato più basso di sempre.
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che dovrebbero essere “la direzione del futuro”, non essendolo ancora del presente – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara quasi 46mila – avendone aggiunti più di 9mila negli ultimi tre mesi -, il Sole 24 Ore più di 33mila, il Fatto più di 25mila, come detto sopra, Repubblica più di 16mila). Tra parentesi gli abbonamenti guadagnati o persi questo mese.
Corriere della Sera 45.560 (-445)
Sole 24 Ore 22.122 (-62)
Repubblica 21.154 (+457)
Manifesto 7.066 (-636)
Fatto 6.408 (-71)
Stampa 6.325 (+38)
Gazzettino 5.626 (-273)
Messaggero 5.460 (-228)
È insomma notevole che le maggiori testate – il dato positivo di quelle GEDI è anomalo questo mese, vediamo se proseguirà – stiano facendo crescere gli abbonamenti a prezzi scontati a danno (diretto, o concomitante) di quelli a prezzo maggiore (il calo del Manifesto invece si deve probabilmente alla scadenza di alcuni abbonamenti attivati dopo una efficace campagna comunicativa, e segue una grossa crescita dei mesi scorsi).
Tornando alle vendite individuali complessive – carta e digitale – tra gli altri quotidiani locali le perdite maggiori rispetto a un anno fa sono da diversi mesi sempre del Tirreno di Livorno (-9%). Hanno invece notevoli crescite annuali – su totali assai più ridotti, tra le 6 e 7mila copie – il Tempo di Roma (+20%) e la Gazzetta del Mezzogiorno di Bari (+33%).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore un po’ grossolano, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.
(Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
domenica 13 Ottobre 2024
La redazione del quotidiano britannico Daily Telegraph è preoccupata per il futuro dell’imparzialità del giornale, ora che Dovid Efune è stato indicato come probabile prossimo proprietario.
Efune, già editore del sito conservatore americano New York Sun, ha fatto un’offerta da 550 milioni di sterline per acquisire il Telegraph e la sua versione domenicale, il Sunday Telegraph, nelle fasi finali di un’asta che dura da giugno 2023. L’offerta di Efune è sostenuta da società di investimenti statunitensi e canadesi.
L’inquietudine all’interno della redazione, scrive il Guardian, è legata soprattutto alle posizioni molto decise sul conflitto in Medio Oriente che Efune ha espresso sui social e in pubblico.
Dovid Efune ha 39 anni, è nato a Manchester e a undici anni ha interrotto l’educazione tradizionale per formarsi in scuole ebraiche focalizzate sullo studio della Torah. Nel 2008 si è trasferito negli Stati Uniti per dirigere l’ Algemeiner Journal, un giornale rivolto alla comunità ebraica di New York di cui ha curato la transizione dallo yiddish all’inglese.
Nell’ottobre del 2023, a una serata di gala organizzata dall’ Algemeiner – di cui non è più direttore – parlando del conflitto tra Israele e Hamas, Efune ha sostenuto che sia necessario “combattere con ogni articolo e ogni titolo, nelle trincee di Facebook, X/Twitter e Instagram, e TikTok; e in ogni angolo buio nel grande campo di battaglia delle idee”.
In un tweet del 2 ottobre 2024 Efune ha scritto che “quando Israele dirigerà tutta la sua furia direttamente sul regime iraniano (…) per prima cosa decapiterà la sua leadership attraverso una serie di attacchi mirati e omicidi” e che si aspetta “che l’Ayatollah stesso sia nel mirino”. Ha aggiunto che quando questo avverrà “lo stato ebraico avrà assicurato un futuro migliore per gli iraniani e per la regione, e un mondo più sicuro per tutti i nostri bambini”.
Il Telegraph è uno dei più letti quotidiani britannici, storicamente di orientamento conservatore e riferimento per buona parte dell’elettorato Tory: ha sostenuto il candidato conservatore a ogni elezione politica dal 1945.
Una fonte della redazione del Telegraph ha detto al Guardian che, nonostante le posizioni del giornale siano già pro-Israele, il timore è che Efune possa trasformare il Telegraph nella propria piattaforma di propaganda. È in corso una verifica sull’offerta di Efune, che dovrebbe svolgersi in questi giorni e che durerà qualche settimana, e che dovrebbe approfondire anche le intenzioni e i progetti di Efune sul giornale.
domenica 13 Ottobre 2024
Il sito del New Yorker ha pubblicato una buona e completa riflessione sul non nuovo tema del mettersi in proprio e diventare “creators” dei giornalisti delle testate maggiori, a partire dalla scelta di Taylor Lorenz di lasciare il Washington Post (ne avevamo scritto la settimana scorsa). Caso piuttosto particolare, per estraneità congenita di Lorenz al sistema dei media tradizionali, ma l’articolo ne approfitta per un po’ di considerazioni sulle maggiori opportunità economiche (per chi riesce) e le maggiori fatiche della vita dei creators, e sull’ibridazione del giornalismo con molti altri aspetti della creazione dei contenuti digitali.
“In creator-driven journalism, what matters most is hypervisibility through an embrace of every conceivable form of digital distribution at once. Controversy is as good for audience development as scoops, and without a standards board the only arbiter of quality is the creator herself. Now that Lorenz is no longer beholden to a larger institution, she will be able to post whatever she likes and respond to the haters however she pleases, so long as her new clients—her subscribers and advertisers—see fit to support her. As the media analyst Brian Morrissey put it to me, “She’s a bit of a lightning rod, she’s a bit dramatic. Those things are absolute assets in the broader information space, and they’re liabilities in institutional media””.
domenica 13 Ottobre 2024
Da due settimane molti media americani stanno discutendo di una polemica che ha coinvolto Tony Dokoupil, uno dei conduttori di CBS News, la testata giornalistica dell’emittente radiotelevisiva americana CBS. Il 30 settembre Dokoupil aveva condotto un’intervista a Ta-Nehisi Coates – noto giornalista e scrittore americano di intenso impegno politico, autore, tra gli altri, del bestseller Tra me e il mondo – sul suo ultimo libro The Message, che espone una critica molto severa contro Israele. L’intervista, condotta da Dokoupil con domande esplicitamente provocatorie (la prima suggeriva che il libro “non sarebbe fuori posto nello zaino di un estremista”) ha generato molte proteste sui social e tra alcuni colleghi di Dokoupil, tanto da indurre la CEO di CBS News Wendy McMahon e la direttrice editoriale Adrienne Roark a criticarlo durante una riunione della redazione, con l’accusa che la conduzione della sua intervista non fosse all’altezza degli standard editoriali di CBS News per quanto riguarda la neutralità e il livello di rispetto nella discussione. La reprimenda della direttrice ha creato però una discussione ancora più grande intorno all’accusa che un giornalista venisse ripreso dalla propria testata per non aver saputo lasciare da parte le proprie opinioni in occasione di un’intervista su un tema di attualità (Dokoupil è ebreo e ha due figli che vivono in Israele, il che ha alimentato l’accusa di parzialità nei suoi confronti).
La polemica si è ulteriormente estesa quando Shari Redstone, la presidente di Paramount Global – l’azienda che controlla anche CBS – si è discostata da Roark e da McMahon criticando il loro intervento e difendendo l’intervista di Dokoupil come “un buon lavoro”. Redstone non ha, come ha detto lei stessa, “controllo editoriale” della rete di news, ma ha “una voce in questa azienda” che ha giudicato importante usare (la voce, peraltro, della socia di maggioranza). La discussione è proseguita fra le cariche più alte dell’azienda: la posizione di Redstone non è stata appoggiata dal co-CEO di Paramount Global George Cheeks, che ha approvato la decisione di McMahon e Roark.
In merito alla critica di Adrienne Roark, il New York Times ha osservato come questo tipo di discussioni sia diventato abbastanza frequente nelle aziende giornalistiche dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023: le partigianerie e la carica emotiva che suscita qualsiasi contenuto relativo al conflitto israelo-palestinese hanno aumentato le preoccupazioni e le prudenze all’interno dei giornali sui toni da usare nella copertura di questo argomento. Le stesse preoccupazioni avrebbero quindi guidato Roark nella decisione di rimproverare un giornalista per i toni di una discussione incalzante ma, in realtà, piuttosto civile e a cui Coates ha partecipato senza scomporsi. Una giornalista di CBS News, Jan Crawford, ha difeso il collega nella riunione in cui è stato criticato esprimendo piuttosto chiaramente la prospettiva di un giornalista che si occupi di questo argomento in questo periodo storico (ma non solo): “Quando qualcuno ci presenta una visione unilaterale di una situazione molto complessa, come Coates stesso ammette di aver fatto, io credo che come giornalisti abbiamo il dovere di discutere quella interpretazione, dimodoché i nostri spettatori possano avere accesso alla verità o almeno a una visione più ampia ed equilibrata”.
domenica 13 Ottobre 2024
È stata pubblicata la lista dei giornali che riceveranno la prima delle due quote di contributi pubblici assegnati ogni anno dal Dipartimento per l’editoria della Presidenza del consiglio. Le testate beneficiarie sono sempre quelle (qui sotto le prime per contributo), le discutibili motivazioni sono spiegate in questo articolo del Post.
Dolomiten 3.088.498,02 euro
Famiglia Cristiana 3.000.000,00 euro
Avvenire 2.877.518,71 euro
Libero 2.703.559,98 euro
ItaliaOggi 2.031.266,98 euro
Gazzetta del Sud 1.907.290,22 euro
Quotidiano del Sud 1.848.080,44 euro
Manifesto 1.638.950,20 euro
Corriere Romagna 1.109.178,49 euro
Cronacaqui.it (Torino Cronaca ) 1.103.650,04 euro
Foglio 1.039.757,19 euro
Gazzetta del Mezzogiorno 951.898,94 euro
Primorski dnevnik 833.334,04 euro
Editoriale Oggi (Ciociaria Oggi) 814.966,33 euro
Cittadino 712.049,40 euro
domenica 13 Ottobre 2024
La storia maggiore intorno alle prospettive di sostenibilità economica dei giornali negli ultimi anni è stata lo spostamento di priorità tra i due tradizionali modelli di ricavo, ovvero dalla pubblicità di nuovo verso i lettori paganti e gli abbonamenti. Ancora la settimana scorsa abbiamo scritto qui delle implicazioni pericolose, per l’accesso all’informazione, del crescere dei paywall e dei contenuti a pagamento sui maggiori siti internazionali.
Però non tutti si stanno muovendo così decisi in questa direzione, seguendo il modello di cui l’interprete maggiore è stato il New York Times : ovvero spostare tutte le priorità sull’obiettivo a più lungo termine di sostenersi con gli abbonamenti digitali, a costo di sacrificare nel breve i ricavi pubblicitari. Molti siti di news e grandi gruppi giornalistici (molti tra gli italiani), invece, pur avendo introdotto e promosso sistemi di abbonamento, preferiscono ancora concentrarsi più sui ricavi pubblicitari: e gli abbonamenti sono venduti a prezzi bassi e bassissimi, generando scarsi ricavi ma aumentando il bacino di utenti più raggiungibili e profilati per la pubblicità.
E quindi, contraddicendo quello che dicemmo qui una settimana fa, è come se parallelamente in un’altra parte del mondo dei giornali si stesse ridando una nuova vita al modello della free press, che ebbe cospicui successi alla fine del secolo scorso distribuendo copie gratis e garantendo agli inserzionisti grandi numeri di lettori: una press “quasi free”, che oggi estende gratuitamente o quasi il numero di lettori per raggiungere numeri grandi abbastanza da mantenere soddisfacenti i ricavi pubblicitari. È un modello che difficilmente si accompagna a una maggior qualità del servizio giornalistico (e infatti le testate più autorevoli del mondo hanno adottato l’altro, con paywall e abbonamenti pagati più sostanziosamente), come fu anche per la free press novecentesca: ma che potrebbe avere ancora qualche chance di risultato proprio perché capace di fare concorrenza, presso il grande pubblico, alle offerte di informazione più costose. Se non fosse che il grande pubblico che vuole risparmiare non si abbona né ai giornali costosi né a quelli scontati, ma scorre le timeline dei social network.
Fine di questo prologo.
domenica 6 Ottobre 2024
Nell’ambito del suo progetto di eventi pubblici e di “live journalism” che è diventato una parte essenziale e apprezzata dell’offerta per gli abbonati – che vi possono accedere a condizioni privilegiate – il Post ha annunciato il suo primo Talk – come è chiamato il format principale e longevo di questo genere di appuntamenti – al Sud: a Napoli, sabato 26 ottobre, al Teatro Bellini. E anche in questa occasione le prenotazioni sono andate esaurite in meno di un’ora.
domenica 6 Ottobre 2024
Uno dei più longevi casi di cortesie per gli inserzionisti – quello dell’imprenditore Giancarlo Aneri, antico frequentatore del mondo giornalistico milanese e novecentesco – ha avuto una nuova manifestazione oggi domenica sul Corriere della Sera: di Aneri, che aveva comprato pagine pubblicitarie nuovamente negli scorsi mesi, il giornale ha riportato la nomina a “Gentiluomo di sua santità” e la consegna da parte del Papa di un certificato e di una medaglia.
domenica 6 Ottobre 2024
L’eventualità di una vendita dell’illustre settimanale britannico Observer da parte dell’azienda del quotidiano Guardian che lo possiede (ne avevamo scritto due settimane fa) ha raccolto molte proteste sia tra i giornalisti delle due testate che tra molti intellettuali e autori del paese, tutti preoccupati della possibile perdita di indipendenza garantita fino a oggi dall’appartenza al gruppo Guardian Media.
domenica 6 Ottobre 2024
Il quotidiano di Piacenza, la Libertà, ha un nuovo direttore: Gian Luca Rocco sostituisce dopo sei anni Pietro Visconti.
domenica 6 Ottobre 2024
In Nuova Zelanda sta succedendo quello che negli anni passati è stato minacciato o attuato già in altri paesi, soprattutto in Canada e Australia: ovvero che le ipotesi di interventi legislativi per ottenere che le grandi piattaforme digitali paghino dei compensi ai giornali per i ricavi ottenuti utilizzando i contenuti di questi ultimi spingano le piattaforme stesse a rinunciare a quei contenuti. Questa volta è Google a minacciare di smettere di promuovere i contenuti di news sul suo motore di ricerca.
domenica 6 Ottobre 2024
Secondo il Giornale, che ne ha scritto sabato in una rubrica chiamata “l’indiscreto”, il presidente di Confindustria (che possiede il quotidiano Sole 24 Ore) avrebbe deciso di sostituire l’amministratrice delegata della società del Sole 24 Ore, Mirja Cartia d’Asero, con Federico Silvestri, che finora era stato a capo della concessionaria pubblicitaria del gruppo e di altre attività del gruppo. La notizia data dal Giornale non ha avuto finora conferme, ma si tratterebbe di un’ulteriore promozione di un dirigente proveniente dalla pubblicità a capo di un’azienda giornalistica (due settimane fa la redazione del giornale aveva diffuso un comunicato in solidarietà con quella di Repubblica e preoccupazione per le ingerenze della pubblicità nelle scelte giornalistiche).
“Cambio della guardia alla guida del gruppo Sole 24 Ore. Il presidente della Condindustria, Emanuele Orsini, in qualità di azionista di maggioranza assoluta della casa editrice che edita l’omonimo quotidiano, nei giorni scorsi avrebbe deciso di nominare Federico Silvestri amministratore delegato della società in sostituzione di Mirja Cartia D’Asero. Silvestri, attuale direttore generale della concessionaria 24 Ore Ore System, amministratore delegato della società 24 ORE Eventi, direttore della Divisione Radio 24 e amministratore delegato di 24 Ore Cultura, è considerato l’uomo forte che negli ultimi anni ha restituito dinamismo alle attività del gruppo editoriale della Confindustria. Il cambio della guardia sarebbe legato anche ad alcuni passi falsi compiuti da Cartia D’Asero in una vicenda che ha esposto il gruppo a importanti risarcimenti nei confronti di Nextalia, la società guidata da Francesco Canzonieri”.
domenica 6 Ottobre 2024
Ci sono sviluppi sulla storia della relazione tra la giornalista statunitense Olivia Nuzzi e l’ex candidato alla presidenza Robert F. Kennedy Jr., che ha avuto grandi attenzioni e curiosità nelle redazioni statunitensi nelle ultime due settimane.
Nuzzi ha infatti denunciato l’ex fidanzato Ryan Lizza – anche lui noto giornalista, finora al sito di news Politico – accusandolo di aver messo in piedi contro di lei una campagna diffamatoria e intimidatoria che avrebbe tra le altre cose portato alla divulgazione della sua relazione con Kennedy. Secondo Nuzzi, Lizza avrebbe hackerato alcuni suoi dispositivi e rubato un altro dispositivo elettronico per raccogliere materiali e sorvegliarla, per poi passare informazioni dannose su di lei ai media in forma anonima. Il ricatto e le minacce avrebbero avuto l’obiettivo di convincerla a riavvicinarsi a lui dopo la fine della relazione e, a seguito del suo rifiuto, sarebbero proseguiti come ritorsione.
Nuzzi ha parlato anche di un episodio risalente a metà agosto in cui Lizza avrebbe “esplicitamente minacciato di rendere pubbliche informazioni personali su di me per distruggere la mia vita, la mia carriera e la mia reputazione: – una minaccia che ha poi concretizzato”.
La rivelazione della relazione “digitale” (“non fisica”, ha detto Nuzzi) della giornalista con Kennedy sarebbe quindi stata parte di questa campagna di intimidazioni.
Ryan Lizza ha invece dato questa dichiarazione a CNN: “Mi rattrista che la mia ex fidanzata abbia fatto ricorso a false accuse contro di me per distogliere l’attenzione dai suoi fallimenti personali e professionali. Respingo categoricamente tali dichiarazioni e mi difenderò con vigore e con successo”.
Nel frattempo Politico ha fatto però sapere tramite un portavoce di aver messo Lizza in congedo e di aver avviato un’indagine interna al giornale.
Olivia Nuzzi stessa è tuttora sospesa dal giornale per cui scrive, il New York Magazine, perché la sua relazione con Kennedy rappresenterebbe una violazione delle politiche della rivista sul conflitto di interessi, essendosi lei occupata nei mesi scorsi della campagna elettorale presidenziale in cui Kennedy era candidato.
domenica 6 Ottobre 2024
Più di venti anni fa, nella piccola comunità dei primi blogger italiani, qualcuno inventò l’espressione ” colonnino morboso ” (o “boxino morboso”) per indicare la sezione in homepage che i siti dei grandi giornali avevano creato per ospitare contenuti o notizie “acchiappaclick” strambe di vario genere: video buffi di animali, stranezze nelle partite di calcio, immagini di nudità, storie di gossip o di celebrities. Quegli spazi si sono nel tempo dispersi per tutte le homepage, superando i confini del colonnino, e hanno poi influenzato anche le scelte delle testate cartacee originali, contaminandone le pagine, soprattutto con l’aiuto dei social network e delle tante occasioni di questo genere che offrono.
L’indipendenza di quei contenuti da un reale valore giornalistico ha fatto sì che progressivamente chi si occupa dei siti di news che ne fanno tuttora grande uso li selezioni superando anche i criteri di spazio e di tempo: per esempio esaltando “notizie” avvenute in luoghi molto distanti o differenti dall’Italia, oppure anche molto tempo fa, ma tacendo nei titoli entrambi questi dettagli, e tacendo il secondo anche negli articoli. Questo vale per molte “notizie” che oggi trovate sui siti di news, e che – al di là del loro limitato valore: per esempio un cane che disattiva un freno a mano – sono proprio non-notizie: sono capitate a Kilgore, in Texas, e due anni fa.
domenica 6 Ottobre 2024
L’annosa questione della “monetizzazione” dei podcast (ovvero di come ottenerne dei ricavi che coprano i costi) continua a essere una questione per molti siti di news: nella maggior parte dei casi sono prodotti in perdita, generando dei ricavi indiretti in termini di promozione delle testate e della loro attività. Alcuni nascono in collaborazione con sponsor o inserzionisti. Altri – come il podcast quotidiano Morning, sul Post – fanno parte dell’offerta per gli abbonati, e quindi concorrono a generare dei ricavi dagli abbonamenti.
Quest’ultima possibilità è finora quella più concreta – per chi riesce a sfruttarla con prodotti che funzionino – e adesso il New York Times si sta muovendo ulteriormente in quella direzione, limitando i propri popolari podcast all’ascolto per i soli abbonati e promuovendo uno specifico abbonamento dedicato ai soli podcast. Un’app e un abbonamento dedicato esistevano già, ma il giornale ora estenderà queste limitazioni anche ai propri podcast sulle piattaforme di Spotify e di Apple. Rimarranno disponibili a tutti le due o tre puntate più recenti dei podcast periodici, quotidiani o settimanali, o le prime dei podcast in forma di serie finita, che però gli abbonati potranno ascoltare in anticipo.
domenica 6 Ottobre 2024
Martedì la giornalista del Washington Post Taylor Lorenz ha annunciato sui suoi canali social di aver dato le dimissioni dal giornale e di aver creato una sua newsletter: User Mag. Lorenz, che prima aveva lavorato per il New York Times e l’ Atlantic, negli anni è diventata molto nota per il suo lavoro giornalistico dedicato soprattutto agli argomenti della cultura digitale: nel 2019 aveva reso popolare l’espressione “Ok, boomer” e nel 2022 aveva smascherato la persona dietro l’account Twitter Libs of TikTok, account che si prendeva gioco dei liberal americani inimicandosi diversi giornalisti conservatori.
Le cause delle sue dimissioni sono però recenti. Il 14 agosto mentre partecipava al convegno “Creator Economy Conference”, organizzato dalla Casa Bianca su temi relativi alla comunicazione digitale, aveva caricato sul suo profilo Instagram, in una storia visibile solo agli amici stretti, un selfie nel quale compariva sullo sfondo il presidente Joe Biden accompagnato dalla didascalia “War criminal :(“. La fotografia era stata quindi caricata su Twitter da un giornalista del New York Post (che è un tabloid conservatore di proprietà della famiglia Murdoch) e aveva generato una polemica per la forte accusa nei confronti dell’amministrazione Biden e l’allusione al suo sostegno militare a Israele. La polemica era stata poi alimentata dalle successive dichiarazioni poco chiare di Lorenz che in un primo momento era sembrata negare di aver scritto lei quella didascalia, e in seguito aveva affermato che fosse una citazione di un meme, e che quindi non andasse presa seriamente. Il Washington Post aveva aperto una propria indagine sull’accaduto, e da allora Lorenz non aveva più scritto sul giornale.
Sei settimane dopo il caso, il primo ottobre, Lorenz ha comunicato pubblicamente la sua intenzione di abbandonare il Washington Post. Nell’ introduzione di User Magazine spiega che la decisione è dovuta a quella che definisce l’incapacità dei “media tradizionali” di adattarsi ad un contesto dell’informazione non tradizionale caratterizzato da ritmi molto sostenuti e linguaggi spesso incomprensibili per coloro che osservano dall’esterno. Ed esprime il suo disagio nel trattare questi temi in un contesto che secondo lei non riesce a comprendere e valorizzare il suo lavoro, a metà tra quello di content creator (oltre a scrivere sul Washington Post, Lorenz ha un canale YouTube e un podcast) e giornalista.
domenica 6 Ottobre 2024
In due pagine dedicate a pubblicare e raccontare ulteriori intercettazioni telefoniche relative al “caso Boccia Sangiuliano” il Fatto ha mostrato delle conversazioni che confermerebbero la pratica di acquisto da parte di alcune testate “scandalistiche” di servizi fotografici per non pubblicarli, usando la decisione come merce di scambio di favori con i protagonisti dei servizi in questione: in questo caso l’ex ministro Sangiuliano. Pratica di cui avevamo scritto un mese fa su Charlie.
“«Carissimo Gennaro, eccomi qui». Inizia così la mail che Signorini, contattato dal Fatto, conferma di aver mandato a Sangiuliano: l’allora ministro la inoltra integralmente alla donna. “Volevo avvisarti – scrive il direttore di Chi – che da un paio di settimane mi arrivano al giornale servizi fotografici tuoi in compagnia della tua assistente (al ristorante, per strada…). Niente di compromettente. L’unica cosa è che una di queste agenzie insieme alle foto vendeva la notizia che ti sei separato da tua moglie, che hai tolto la fede e che hai con la tua assistente una relazione. Io ho acquistato il servizio perché non andasse in giro. Al di là della fondatezza della notizia (che a me non interessa ma a certa stampa “amica” sì) ci tenevo che tu lo sapessi, perché molto probabilmente non molleranno il colpo e ti controlleranno durante l’estate. Un caro saluto!!!!!!”.
Il dialogo tra Sangiuliano e Boccia prosegue: “Vuole dei soldi da te?”, domanda Boccia. “No!!! Per fortuna gli ho fatto un grande favore”. “E comunque come chiarisce anche lui non sono foto compromettenti”. “Ti posso mandare la risposta che ho mandato”, chiede lui. “Certo”, risponde lei. Sangiuliano a quel punto le inoltra il WhatsApp inviato a Signorini: “Grazie di cuore ho letto. Sei un amico. Ovviamente è tutto infondato. Si tratta di una persona che ha un fidanzato e collabora con me. Io sono con mia moglie a fare un weekend e staremo insieme tutta l’estate. Un abbraccio grande”. “Va bene come ho risposto?”, domanda in cerca di approvazione l’allora ministro. E Boccia di nuovo lo rassicura: “Certo”. “Comunque abbiamo molte invidie addosso. Anche la nostra amicizia attira gelosie”, chiosa lui.
[…] Signorini oggi spiega che, quando il 4 agosto contatta l’allora ministro, era convinto di acquistare il servizio di Fiumara&Scarfone: “Ma quando ho saputo che dovevamo spendere 12mila euro per delle foto che non volevano dire niente, con una signora che per me era una sconosciuta, non l’ho più comprato”. Stando a quanto riferisce il direttore editoriale di Chi, quindi, non ci sarebbe nessun servizio “ritirato” o non pubblicato, nonostante lui stesso ne avesse fatto parola con l’ex ministro”
domenica 6 Ottobre 2024
Reuters, una delle più grandi agenzie stampa internazionali, inizierà a fare pagare un dollaro a settimana la lettura di notizie sul suo sito. L’introduzione di un paywall è stata annunciata il 1° ottobre anche da CNN – era stato anticipato la settimana precedente – e conferma il progressivo spostamento da parte dei siti di news internazionali verso abbonamenti e servizi a pagamento a fronte del declino dei ricavi pubblicitari.
L’annuncio fatto simultaneamente dalle due aziende mostra anche un’altra delle conseguenze che la digitalizzazione dei servizi di informazione ha avuto su diverse aziende del settore giornalistico, e cioè la tendenza a sviluppare siti di news in diretta concorrenza tra loro con offerte e modelli di business molto simili: anche per testate il cui ruolo originario era un altro (un canale televisivo, CNN; un’agenzia di stampa che offre servizi alle redazioni, Reuters). Secondo il Wall Street Journal un mercato di abbonamenti a news e contenuti di intrattenimento sempre più affollato potrebbe mettere in difficoltà gli ultimi arrivati, questo in particolare per un’agenzia di stampa come Reuters, molto meno conosciuta di CNN da un pubblico di non addetti ai lavori, che si ritrova a dover scegliere a quale sito abbonarsi per leggere le notizie.
Per quanto riguarda CNN , l’introduzione di un paywall fa parte di un grosso piano di riprogettazione di costi e ricavi annunciato pochi mesi fa dal nuovo amministratore delegato Mark Thompson. Thompson era stato scelto dall’azienda un anno fa per provare a fermare una crisi causata dal grosso calo di ascolti e di profitti.
domenica 6 Ottobre 2024
Le pagine di articoli giornalistici vendute ad aziende ed enti dai due maggiori quotidiani italiani, senza segnalarle come tali ai lettori, sono state in questi anni una novità preziosa per i ricavi pubblicitari dei quotidiani stessi, e la loro frequenza è andata aumentando: c’è evidentemente e comprensibilmente un interesse degli inserzionisti per questo formato di promozione che dà l’impressione di essere una scelta autonoma della redazione. Il Corriere della Sera in particolare sta riuscendo a venderne molte, creando una serie sempre più estesa e varia di denominazioni dedicate volte a presentare gli articoli come sezioni del giornale: questa settimana con due o tre pagine ogni giorno chiamate, oltre all’abituale “Eventi”, anche “Orizzonti“, “Eventi Le arti e le idee” e le doppie pagine “Eventi Orizzonti” ed “Eventi Percorsi“.
(è interessante notare come questi formati di articoli venduti, che sono sfruttati in minor misura anche da Repubblica (solitamente con la denominazione “Le Guide”), non siano niente di diverso dai contenuti per i quali Repubblica stessa aveva scioperato la settimana scorsa: la differenza, sensibile all’interno delle redazioni, era stata che la richiesta in quel caso provenisse da fuori del gruppo editoriale GEDI e non dalla concessionaria pubblicitaria interna).
domenica 6 Ottobre 2024
Martedì 1° ottobre si è concluso l’acquisto del settimanale francese Paris Match, finora di proprietà del gruppo editoriale Arnaud Lagardère, da parte della grande multinazionale del lusso LVMH. L’operazione, per 120 milioni di euro, era stata preannunciata a febbraio. Riassumendo la situazione all’interno di Paris Match degli ultimi anni, il quotidiano Libération ha riportato l’opinione di un giornalista della redazione secondo cui il cambio di proprietà sarebbe “una liberazione” per i giornalisti che da tempo protestavano contro la direzione conservatrice che l’imprenditore Vincent Bolloré aveva dato al giornale dal suo ingresso nella società Lagardère News. Bolloré era diventato il maggiore azionista del gruppo Lagardère nel 2020 per poi diventarne il proprietario a tutti gli effetti: da quel momento in poi diverse scelte editoriali avevano provocato insoddisfazioni all’interno della redazione: la presenza sempre maggiore all’interno della sezione “people” del giornale di politici e religiosi ultraconservatori, un grande spazio ad articoli sulla religione cattolica, e la scelta di giornalisti conservatori e ritenuti poco esperti.
Con il passaggio alla nuova proprietà, Paris Match rimarrà distinto dal gruppo Les Echos-Le Parisien, che possiede gli altri due giornali del gruppo LVMH, costituendo una società autonoma. L’intenzione annunciata è di rinnovare il settimanale attraverso la valorizzazione della sezione fotografica, un ampliamento della copertura di cronaca e geopolitica, l’assunzione di nuovi giornalisti per compensare i licenziamenti degli ultimi anni e un aumento della presenza su Instagram e TikTok, con l’obiettivo di raddoppiare gli attuali 25mila abbonamenti nel futuro prossimo.
L’acquisizione di un settimanale da parte di una grande società come LVMH non è una novità per il mondo editoriale francese, dove molte maggiori testate sono di proprietà di aziende che si occupano solo in parte di giornali. Trattando il caso di Paris Match, il quotidiano Le Monde ha messo in guardia contro il rischio che il giornale si trasformi in uno strumento pubblicitario a favore dei marchi di proprietà di LVMH, nonostante le rassicurazioni di Antoine Arnault, direttore del gruppo, che ha garantito che all’interno di Paris Match non si parlerà “né più, né meno di prima, di LVMH”.
Il primo numero di Paris Match sotto la nuova proprietà uscirà il 10 ottobre.
domenica 6 Ottobre 2024
Mercoledì sera BBC ha rinunciato a un’intervista all’ex premier britannico Boris Johnson, prevista per giovedì in prima serata, dopo che Laura Kuenssberg, un’importante giornalista di BBC che doveva svolgere l’intervista, ha comunicato in un tweet di aver inviato per sbaglio i suoi “appunti” per l’intervista allo stesso Johnson anziché ai suoi collaboratori, e di ritenere quindi che non fosse opportuno procedere.
Il giorno dopo Kuenssberg ha spiegato i motivi etici della sua scelta nella sua newsletter, scrivendo che se gli intervistati potessero sempre prepararsi in anticipo le risposte, l’intervista sarebbe solo un “esercizio artificiale” . Parlando in particolare dell’intervista a Boris Johnson, ha aggiunto che non avrebbe avuto senso nemmeno cambiare le domande: “Se non avessimo fatto domande su Brexit, sul Covid, sul Partygate, sulle sue dimissioni o sul suo rapporto con la verità, semplicemente non avremmo fatto il nostro lavoro”. L’intervista era stata largamente pubblicizzata da BBC nelle due settimane precedenti, perché sarebbe stata la prima di un lungo tour promozionale per il nuovo libro di Boris Johnson, che uscirà il 10 ottobre ma di cui Johnson ha già fatto pubblicare degli estratti sul tabloid britannico Daily Mail, ottenendo una grande visibilità attraverso dichiarazioni sensazionalistiche in cui dice, per esempio, di conoscere la vera causa della morte della regina Elisabetta II o che c’era un piano per invadere i Paesi Bassi per ottenere dei vaccini.
L’intervista era attesa e pubblicizzata anche perché a svolgerla era appunto Laura Kuenssberg, che è stata redattrice politica di BBC dal 2016 al 2022 e che oggi presenta un talk show politico, sempre per BBC. Come redattrice politica, Kuenssberg aveva seguito molto da vicino Boris Johnson nei suoi anni da primo ministro, dal 2019 al 2022, intervistandolo sugli errori del suo governo nel gestire i primi momenti della pandemia e realizzando su di lui alcuni documentari, tra cui un’inchiesta sul cosiddetto Partygate che portò alla fine del governo di Johnson. La cancellazione dell’intervista da parte di Kuenssberg è stata presentata da BBC come una decisione presa di comune accordo con lo staff di Boris Johnson – che non ha fatto commenti ufficiali – perché ormai la situazione era “insostenibile”.
Johnson sarà intanto intervistato in un programma radiofonico di BBC da un altro giornalista.
domenica 6 Ottobre 2024
Che la notizia maggiore di questa settimana per i giornali italiani avrebbe riguardato Repubblica ce lo sentivamo arrivare dalla precedente, di settimana. C’è un nuovo direttore, Mario Orfeo, che rimpiazza da domani Maurizio Molinari, e che sarà il sesto direttore della storia del giornale: col dato assai rivelatore – di epoche finite – che i primi due sono durati vent’anni ciascuno, e poi in meno di nove anni questo è il quarto.
La decisione vuole affrontare le relazioni molto deteriorate tra la redazione da una parte e la direzione e la proprietà – il gruppo GEDI, posseduto dalla società Exor – dall’altra: con una soluzione apparentemente sensata per quanto non molto inventiva né proiettata verso l’innovazione e il digitale su cui l’azienda insiste a parole con grande frequenza (e poca applicazione: che una grande azienda giornalistica stia tuttora insistendo sulla “transizione digitale”, nel 2024, è indice di un ritardo sensibile, seppur condiviso da molti giornali tradizionali italiani). Sensata perché Orfeo – che è napoletano e ha 58 anni – è stato a Repubblica vent’anni (vent’anni fa) e dovrebbe riuscire a costruire un rapporto con la redazione migliore di quanto abbia fatto Molinari, a riavvicinare un po’ Repubblica a quello che era Repubblica (se lo vorrà), e al tempo stesso è stato per i venti successivi – in Rai e nel gruppo Caltagirone che pubblica il quotidiano romano Messaggero – in ruoli vicini ai maggiori poteri giornalistici e politici romani, e dovrebbe essere capace di collaborare con quelli economici della famiglia Elkann che possiede Repubblica (assieme all’azienda automobilistica Stellantis e a molte altre cose) e governare i tanti relativi conflitti di interessi dell’azienda.
Nel frattempo GEDI ha anche comunicato che il presidente dell’azienda non sarà più lo stesso Elkann, che probabilmente preferisce distanziare il più possibile se stesso dalle faticose vicende delle aziende giornalistiche che pure possiede. La presidenza sarà di Maurizio Scanavino, che era finora amministratore delegato, e in quest’ultimo ruolo è stato nominato Gabriele Comuzzo: che finora era vicedirettore generale ed è direttore generale di Manzoni, ovvero la concessionaria pubblicitaria del gruppo.
domenica 6 Ottobre 2024
Due grandi testate giornalistiche internazionali, come diciamo sotto, hanno deciso di introdurre – tra le ultime – dei paywall sui loro siti. Ovvero di limitare l’accesso gratuito alle notizie e al loro lavoro giornalistico. Sono CNN e Reuters, e per ora queste limitazioni sono assai parziali. E non dicono niente di nuovo: CNN e Reuters hanno deciso appunto di fare quello che negli ultimi dieci anni circa hanno deciso di fare quasi tutti. Ovvero di tornare a investire – con diverse lungimiranze, con diversi approcci, con diversi risultati – sui lettori paganti, per attenuare il declino dei ricavi dalla pubblicità.
Niente che non sia già successo: i giornali sono stati a pagamento – con occasionali e minoritarie eccezioni – per tutti i secoli della loro storia prima che arrivasse internet. Ma quando è arrivata internet è sembrato che qualcosa cambiasse – tra altri robusti cambiamenti – nella possibilità di accesso all’informazione delle testate autorevoli: che potesse raggiungere potenzialmente chiunque e non solo chi era mosso e motivato – una minoranza – dal desiderio di d’informarsi.
“Sono ormai lontani i giorni in cui l’informazione affidabile era disponibile online gratis”, ha scritto Oliver Darcy nella sua newsletter sui media che si chiama Status. Cosa inevitabile, se i giornali vogliono sopravvivere (con rare e fortunate eccezioni, come nel suo piccolo quella del Post), ma la cui ricaduta è una minore disponibilità di informazione di qualità proprio per le persone che la frequentano poco, e che hanno minore consapevolezza delle conseguenze che questo comporta.
Fine di questo prologo.
domenica 29 Settembre 2024
Uno dei progetti collaterali del Post di giornalismo sostenibile continua a dare buoni risultati: anche l’undicesimo numero della rivista Cose spiegate bene è entrato nelle classifiche dei dieci libri più venduti del genere “saggistica”, come era avvenuto a tutti i primi numeri; e nelle vendite online sul sito del Post (che non sono conteggiate nella compilazione delle classifiche) è stato finora il secondo più venduto nei quattro anni di pubblicazione della rivista.
domenica 29 Settembre 2024
Un’ultima cosa collegata all’evento Exor da cui è nato lo sciopero di Repubblica, ma una cosa diversa. Nel corso di quell’evento è stato annunciato un accordo tra il gruppo GEDI e OpenAI, la società che produce il software di “intelligenza artificiale” ChatGPT. Nei comunicati e negli articoli piuttosto trionfalistici c’è molta retorica sulla “qualità dell’informazione” ma poca chiarezza sulla sostanza pratica dell’accordo (OpenAI si è limitata a riprodurre il comunicato GEDI specificandolo come tale): che di fatto dovrebbe riguardare l’accesso di OpenAI ai contenuti delle testate GEDI (che le “intelligenze artificiali” usano per produrre le proprie risposte agli utenti) in cambio di una promozione delle loro fonti originali sul nuovo servizio di ricerca online SearchGPT e di un probabile compenso economico finora non menzionato (che, come avvenne con simili trattative tra i giornali e Google, servirebbe a compensare la rinuncia di GEDI a cause giudiziarie per l’uso dei suoi contenuti).
In passato le testate GEDI avevano raccontato dubbi e preoccupazioni, e richieste di “paletti”, a proposito dell’introduzione di questo genere di tecnologie.
Il Garante per la privacy ha diffuso una nota di “attenzione”, assai generica e laconica, sull’accordo.

domenica 29 Settembre 2024
Il gruppo Monrif, che pubblica i quotidiani Nazione, Resto del Carlino e Giorno , e la testata nazionale QN, è una società quotata in borsa, e la cui maggioranza è posseduta dalla famiglia Monti Riffeser, storica proprietaria del gruppo. Adesso il presidente Andrea Monti Riffeser ha deciso il “delisting” della società (ovvero di toglierla dalla quotazione) acquisendo le azioni degli altri proprietari, con un’OPA, come si chiamano queste operazioni. Operazione costosa – ma la società ha capitali da altre attività – volta ad avere maggiori libertà di intervento e di eventuali cambiamenti in un settore in difficoltà come quello dell’editoria giornalistica.
“Monti Riffeser ha spiegato di ritenere che «il delisting sia un presupposto essenziale per una riorganizzazione ed efficientamento dell’emittente, finalizzati all’ulteriore rafforzamento dello stesso e del gruppo ad esso facente capo, operazione più facilmente perseguibile nello status di non quotata, grazie alla maggiore flessibilità operativa e organizzativa dell’emittente»”.
domenica 29 Settembre 2024
I due giorni di sciopero di Repubblica non hanno solamente tolto due giorni di promozione dell’evento torinese di Exor e delle pagine pubblicitarie e non vendute agli sponsor dell’evento: ma si sono svolti anche nei giorni delle sfilate a Parigi che, seguite a quelle di Milano, sono sempre una ricca occasione di raccolta di inserzioni comprate dai brand di moda e lusso. Sabato, quando il giornale è tornato a essere pubblicato, era – come il Corriere della Sera: sono le due testate che ottengono la grande maggioranza degli investimenti pubblicitari – molto ricco di inserzioni di quel settore, e di contenuti “giornalistici” dedicati agli inserzionisti: tra gli altri, un format che finora era stato usato soprattutto dal Corriere, ovvero l’articolo dedicato alla campagna pubblicitaria stessa del brand di moda, in questo caso Gucci.
Un altro genere di articoli sulle testate maggiori rivelatore della speciale indulgenza nei confronti di quella preziosa fonte di ricavo si è visto a proposito di una notizia che in qualunque altro contesto sarebbe stata raccontata come un’allarmante svendita del meglio della creatività imprenditoriale italiana all’estero, o un saccheggio segno di crisi: l’ingresso – in forme diverse – della grande multinazionale francese del lusso LVMH in due importanti brand italiani (Moncler e Tod’s, uno dei quali negli stessi giorni aveva comprato molte pagine di pubblicità sugli stessi quotidiani), celebrato invece come un’operazione di gran prestigio per tutti i coinvolti.
Sul Foglio , per esempio, le sfumature e implicazioni sono state descritte con più realismo:
“questa nuova mossa di Arnault è la riprova della sua intenzione di acquisire, controllare, o anche e come in questo caso sostenere, ma con una discreta capacità di manovra garantita da due consiglieri, quanto di meglio è rimasto nella moda italiana indipendente. Il momento è, purtroppo, di crisi profonda per le piccole e medie imprese manifatturiere nazionali, che subiscono un calo di ordini anche o superiore alla metà rispetto agli scorsi due anni, e al ministero del Made in Italy iniziano a moltiplicarsi i tavoli di discussione di misure straordinarie”.
Ma anche su Libero:
“Il tema su cui soffermarsi riguarda però la perdita costante di gruppi industriali a capitale italiano di ogni settore , a cominciare dal fashion, che finiscono in mani francesi o di fondi di investimento, cosa che non succede mai ai transalpini e da quel momento, per ora, moda a parte, inizia il travaglio dell’operatività sul suolo Italico, produzione diretta e indotto”.
domenica 29 Settembre 2024
Se vi siete appassionati – come tutti nelle redazioni americane – alla storia della “relazione digitale” tra Olivia Nuzzi del New York Magazine e Robert Kennedy jr., Vanity Fair ha pubblicato un tentativo di ricostruzione di come si è arrivati al suo disvelamento: tentativo poco riuscito, ma con un po’ di dettagli in più.