domenica 7 Aprile 2024

Ancora agitazione

In queste due settimane la possibilità di vendita dell’agenzia stampa AGI da parte di ENI (l’azienda petrolifera ed energetica che la possiede) ha continuato a ribollire ma senza che ci siano stati grossi sviluppi. L’acquirente possibile – che secondo ENI avrebbe avanzato autonomamente una proposta – è la famiglia Angelucci, guidata dal deputato leghista Antonio Angelucci, che già possiede i quotidiani LiberoGiornale Tempo, e di cui si è spesso detto abbia anche una tentazione di acquistare Radio Capital dal gruppo GEDI.
Le questioni dibattute sono quindi soprattutto tre: la crescita di ruolo e potere di un gruppo editoriale ricco di testate, per quanto senza una visione di progetto complessiva finora; la condizione di conflitto di interessi per una testata che riceve gran parte dei suoi finanziamenti dalle istituzioni pubbliche e dal governo, e che sarebbe di proprietà di un senatore appartenente alla maggioranza di governo; e la palese partigianeria politica del gruppo editoriale, che con tutta probabilità si estenderebbe anche ad AGI. Di certo AGI non è mai stata esattamente un’agenzia indipendente, data la sua proprietà e l’influenza di ENI nel campo dei media, ma i suoi giornalisti si dicono più inquietati dalle prospettive con gli Angelucci, i cui giornali hanno un rivendicato approccio militante piuttosto che giornalistico.
Il Post ha raccontato più estesamente la storia. La Stampa ha spiegato sabato le implicazioni economiche e di interessi coinvolti.

“Stando alle cifre che circolano da giorni, e che trovano conferma da fonti vicine all’imprenditore privato, i suoi emissari avrebbero trovato una bella sorpresa nei bilanci dell’Agi. Circa 5 milioni di euro verrebbero garantiti dal bando di governo previsto per le agenzie, così suddivisi: poco più di 3 milioni di euro dalla presidenza del Consiglio, e 1,5 milioni di euro dal ministero degli Esteri. A questi vanno aggiunti poco meno di 10 milioni di euro che arrivano direttamente dalla proprietà, cioè da Eni, per la mole di servizi editoriali offerti alla multinazionale. Una clientela che, secondo gli accordi, resterebbe agganciata ad Agi anche con il passaggio ad Angelucci. Ogni calcolo va ovviamente tarato su variabili di imprevedibilità, perché non è detto che Eni, nel futuro anche più prossimo, non voglia diminuire le spese. Come non si sa, con il passaggio a un privato così marcato politicamente, cosa accadrà agli altri 4-5 milioni di euro che sono garantiti da contratti firmati con enti, pubblica amministrazione di livello minore e giornali”.

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