Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 21 Maggio 2023

Tenersi in contatto

Il Post sta dedicando sempre più impegno al “live journalism”, ovvero alla progettazione di eventi che portino il suo lavoro di informazione e divulgazione in contesti pubblici e non solo online o cartacei, ma anche a occasioni di consolidamento del proprio rapporto con gli abbonati e arricchimento dell’offerta a loro dedicata. Il 10 giugno si svolgerà a Verbania una nuova edizione di Talk, la giornata di incontri del Post che ha ormai la sua sede principale a Faenza (dove quest’anno si estenderà a un intero weekend, a settembre) ma che sta costruendo relazioni con diverse altre città. Invece il primo luglio, a Peccioli in Toscana, ci sarà un primo esperimento di evento dedicato non solo agli abbonati ma specificamente ai destinatari di una newsletter: Le Canzoni, curata da Luca Sofri, peraltro direttore del Post. Il concerto di Glen Hansard, vincitore di un premio Oscar, sarà comunque aperto a tutti, come ogni evento del Post.


domenica 21 Maggio 2023

Spiegate chiave

Il settimanale Internazionale ha creato una nuova pubblicazione, questa volta – a differenza delle molte cose che fa nell’ambito “riviste” – più nel campo dei “libri” e in collaborazione con un editore di libri, Rizzoli (azienda di proprietà del gruppo Mondadori dal 2015): la collana si chiama “paroleChiave” ed esce con un primo titolo – Guerre – il 30 maggio, a 18 euro. Qui ci sono le prime pagine.


domenica 21 Maggio 2023

Dove va Forbes

Il fondo con sede a Hong Kong che possiede la celebre rivista Forbes , Integrate Whale Media Investment, è in trattativa per cederla al miliardario statunitense Austin Russell. Russell ha ventotto anni ed è amministratore delegato e fondatore di Luminar Technologies, una società che produce software e sistemi di sicurezza per auto a guida autonoma.
IWMI è stata in trattativa più volte per cedere Forbes. Lo scorso anno aveva tentato di farla quotare in borsa tramite una SPAC (Special Purpose Acquisition Company), un tipo di società creata apposta per fondersi con l’azienda principale e garantirne la quotazione in borsa. La società con cui Forbes avrebbe dovuto fondersi era in parte finanziata da un fondo vicino al governo cinese: la Commissione per gli investimenti esteri negli Stati Uniti aveva espresso delle preoccupazioni al riguardo, e l’operazione non si era conclusa. Lo scorso dicembre un gruppo di investitori che comprendeva il Sun Group, la società di distribuzione media più importante in India, si era offerto di comprare Forbes : in quel caso l’accordo ricevette molte critiche a causa dei rapporti del vicepresidente del gruppo con la Russia e con Putin e neanche questa vendita si concluse.
Secondo quanto sostiene il sito di news americano Axios, però, l’acquisto di Forbes da parte di Russell nasconderebbe il tentativo di reintrodurre il Sun Group nelle trattative senza farlo figurare direttamente. Il Sun Group fornirebbe infatti fondi a Russell per una cifra compresa tra i 200 e i 300 milioni di dollari, a fronte dei 656 milioni di dollari necessari a concludere l’acquisizione.


domenica 21 Maggio 2023

Bundles

Un articolo sul sito dell’ International News Media Association (INMA) ha notato come diversi editori europei stiano ricorrendo con maggiore frequenza alla vendita di “ bundle ” composti da abbonamenti a varie testate o prodotti editoriali (ad esempio, podcast e video, ma anche corsi e servizi diversi e non giornalistici). In Svezia, per esempio, il gruppo editoriale Bonnier permette di abbonarsi a due siti di news nazionali e a quarantatré locali ad un prezzo fortemente scontato. In un’offerta assai meno diversificata, GEDI – editore di Repubblica Stampa , tra gli altri – propone un abbonamento unico alle riviste Limes National Geographic Le Scienze (senza includere, dunque, un quotidiano nazionale generalista). Tra i casi citati la gran parte aggrega offerte all’interno di società dello stesso gruppo, ma alcuni riguardano anche accordi con società terze.


domenica 21 Maggio 2023

“Tempi duri”

Il disegnatore e fumettista Zerocalcare, protagonista del più grande successo editoriale degli scorsi anni, ha una personale contesa con le titolazioni dei giornali e con le parole che gli vengono attribuite, per cui ciclicamente spiega a chi lo segue sui social network di non avere detto questa o quella frase (di solito frasi effettivamente piuttosto improbabili per chi conosce le sue attenzioni con le parole). Sabato lo ha fatto di nuovo a proposito di un articolo di Repubblica.


domenica 21 Maggio 2023

Breve mappa dei quotidiani francesi

In Francia, sono tre i quotidiani nazionali più importanti e a maggior diffusione: Le MondeLe Figaro Libération. Le Monde – che è uno dei grandi giornali di maggior qualità al mondo, con una eccezionale attenzione agli esteri e alla cultura – ha una posizione e dei lettori progressisti ed è il quotidiano più autorevole e più letto del paese (coincidenza assai rara nel mondo). Fu fondato alla fine del 1944, poco dopo la liberazione dall’occupazione tedesca di Parigi e di gran parte della Francia. Nel 2022 ha venduto più di 450.000 copie (cartacee e online) al giorno. Ha un suo sito dal 1995, una versione online in inglese dal 2022 ed è il quotidiano francese più venduto all’estero. Oggi è di proprietà di Le Monde Group, il cui socio principale è il fondatore dell’azienda Iliad, Xavier Niel, insieme tra altri a Daniel Kretinsky, imprenditore ceco di grandi interessi nei giornali europei. Un quarto della società editoriale è del “Polo dell’Indipendenza di Le Monde”, costituito da diverse associazioni sindacali di giornalisti e dipendenti del gruppo. Il direttore viene eletto democraticamente dalla redazione. Le Monde ha anche la particolarità di essere uno dei pochi “quotidiani della sera” rimasti, venendo distribuito nelle grandi città il pomeriggio con la data del giorno dopo, e nel resto del paese la mattina seguente.

Il suo concorrente di centrodestra è Le Figaro , fondato nel 1826 come un settimanale satirico e che deve il suo nome alla commedia teatrale “Le nozze di Figaro” del drammaturgo settecentesco Beaumarchais. Nel 2022 ha venduto in media 350.000 copie al giorno (cartacee e online) ed è di proprietà della famiglia Dassault, che possiede varie aziende fra cui la più importate è la Dassault Aviation che costruisce jet privati e aerei militari.
Il terzo quotidiano generalista per importanza è Libération (ma chiamato spesso solo Libé dai suoi giornalisti, lettori ed estimatori) fondato da un gruppo che comprendeva lo scrittore Jean-Paul Sartre nel 1973 e divenuto rapidamente un grande caso di successo e creatività come rappresentante della sinistra francese. Oggi rimane più a sinistra di Le Monde, ma più moderato rispetto ai suoi primi anni, dopo periodi di crisi e vicissitudini societarie: fu comprato prima dal banchiere Édouard de Rothschild e poi dall’imprenditore francese Patrick Drahi, attuale proprietario del giornale attraverso il Gruppo Altice, di cui è fondatore e presidente. Dal 2021, il giornale è di proprietà della società Presse Indépendante SAS, sempre legata al Gruppo Altice. Anche a Libération è la redazione a eleggere il proprio direttore. Nel 2022 ha venduto poco meno di 100mila copie al giorno, la metà del quotidiano sportivo L’Équipe , che è il vero terzo giornale francese per diffusione ed è posseduto dal Gruppo Amaury. Dopo questi c’è il quotidiano economico e finanziario Les Échos (di impostazione liberista) posseduto dal grande gruppo internazionale del lusso LVMH: quello che possiede aziende come Louis Vuitton, Dior, Bulgari, Fendi, Loro Piana e Tiffany & Co. Due mesi fa il direttore di Les Échos, Nicolas Barré, è stato rimosso dalla carica dieci anni dopo la sua nomina. Secondo diverse letture la decisione sarebbe stata presa dal fondatore e amministratore delegato di LVMH Bernard Arnault, forse perché Les Échos aveva pubblicato di recente un articolo sulle indagini fiscali al gruppo LVMH.

LVMH possiede anche Le Parisien , quotidiano regionale dell’Île-de-France, la regione di Parigi, che ha anche una versione nazionale chiamata Aujourd’hui en France. Insieme, l’anno scorso hanno venduto circa 250mila copie al giorno e si posizionano politicamente al centro. La Francia ha molti altri quotidiani regionali, fra cui Ouest-France, che copre la Bretagna, la Bassa Normandia e i Paesi della Loira.
Un progetto importante e molto seguito e apprezzato in questi decenni di cambiamenti digitali è quello di Mediapart, testata online indipendente e di sinistra creata nel 2008 da Edwy Plenel, ex direttore di Le Monde. Mediapart è famosa per le sue inchieste sulla politica francese come quella recente sui presunti finanziamenti russi al partito di Marine Le Pen o quella che nel 2012 accusò l’allora Ministro delle Finanze Jérome Cahuzac di frode fiscale e riciclaggio attraverso conti non dichiarati in Svizzera e Singapore. La testata si sostiene solo grazie ai suoi abbonati – oltre 200.000 dal 2021 – che sono gli unici a poterne leggere gli articoli, tutti dietro paywall.


domenica 21 Maggio 2023

Bando alle formalità

In una nota per i lettori, la direttrice del Wall Street Journal Emma Tucker ha annunciato che il giornale smetterà di premettere le sigle Mr., Ms., Mx. e Mrs. quando indica i nomi propri delle persone nei propri articoli: un’antica abitudine di molto giornalismo americano che molte testate hanno già abbandonato. La decisione comunicata da Tucker vuole rendere la scrittura più scorrevole e familiare e assecondare una tendenza generale nel mondo dell’informazione, che ormai considera questi titoli di cortesia come anacronistici ed eccessivamente formali. Invece titoli professionali come Gen., Sen. e Dr. continueranno in alcuni casi a essere utilizzati. Questo cambiamento lascia il New York Times BBC News fra le poche organizzazioni maggiori di rilievo a usarli. La decisione segue quella presa tre settimane fa di smettere di citare le denominazioni aziendali, sempre per rendere il linguaggio meno farraginoso.
Il Washington Post l’ha commentata ricordando storie e complicazioni legate alla consuetudine (come la leggenda sul fatto che il New York Times abbia una volta chiamato “mr. Loaf” il cantante che usava come nome d’arte Meat Loaf).


domenica 21 Maggio 2023

Cattive acque

Sul Corriere della Sera di questa settimana è stato molto visibile un esempio della spiacevole circostanza per cui a volte le inserzioni pubblicitarie si trovano in rischiose dissintonie con i contenuti giornalistici, col rischio di generare fastidio presso i lettori per quella che viene percepita come una mancanza di sensibilità e attenzione, e che danneggia sia le testate coinvolte che gli inserzionisti. In questo caso l’associazione è stata tra le immagini drammatiche delle alluvioni romagnole e quella di una pubblicità del brand Calzedonia (pubblicità, tra l’altro, che era proprio quella a cui il Corriere aveva dedicato un articolo di una pagina affidandolo al proprio corrispondente da Parigi).


domenica 21 Maggio 2023

Intanto, sui podcast

Il New York Times ha introdotto una nuova app per i propri abbonati, che ha chiamato New York Times Audio e finora è disponibile solo per i sistemi iOS di Apple, che ospiterà numerosi podcast inediti – tra cui The Headlines, un programma di notizie mattutino complementare a The Daily, il principale e più seguito podcast di news del quotidiano. Di fatto si tratta di una “piattaforma di podcast” all’interno del New York Times , a cui accedere attraverso l’abbonamento al giornale. L’app – rimasta in versione beta per un anno e mezzo prima di essere resa pubblica – può essere considerata uno strumento di “retention”, ovvero un modo per conservare gli abbonati esistenti, secondo il Nieman Journalism Lab. Podcast e newsletter sono infatti gli strumenti considerati più efficaci nel formare fedeltà continuative coi lettori, per via della loro capacità di creare routine e abitudini regolari. Un’altra opportunità per la nuova app è quella di raccogliere maggiori investimenti pubblicitari per un’offerta solo dedicata ai podcast: ma una fonte riportata da Vanity Fair ha espresso dubbi su queste prospettive, ricordando come numerosi spazi pubblicitari dei podcast del New York Times non siano stati riempiti negli ultimi mesi.


domenica 21 Maggio 2023

Che si dice dei podcast negli Stati Uniti

Nell’ultimo anno la possibilità di guadagnare con i podcast ha fatto progressi grazie al maggior numero di pubblicità e sponsorizzazioni in questo settore, ma la sostenibilità economica complessiva del formato è ancora molto incerta e oggetto di molte attenzioni e interessi: e la stessa pubblicità non ha ancora la garanzia di grandi numeri, né sistemi di automazione delle inserzioni paragonabili a quelli che gestiscono gli spazi delle pagine web.
Secondo un articolo del giornale online americano Semafor, ultimamente gli spazi pubblicitari all’interno di famosi podcast statunitensi sono rimasti invenduti, mentre gli inserzionisti hanno aumentato gli investimenti nei podcast meno noti, indipendenti e con un target specifico. Da qualche mese The Daily, il podcast più ascoltato del New York Times con 4 milioni di download giornalieri, va in onda senza inserzioni estese, sostituite da promozioni di contenuti del giornale, quello che si chiama “invenduto”.
Recentemente, anche alcuni podcast di punta di iHeartMedia, la più grande emittente radiofonica degli Stati Uniti che da anni compra e produce podcast, contengono meno pubblicità. Mentre queste aziende continuano a dedicarsi a grandi accordi con singoli inserzionisti, con risultati non sempre soddisfacenti, podcast più piccoli e indipendenti guadagnano grazie a forme di “pubblicità programmatic ”, che è gestita dalle piattaforme di streaming e che automaticamente propone ai singoli ascoltatori l’annuncio più adatto a loro grazie all’analisi dei loro ascolti e navigazione. Anche gli inserzionisti che preferiscono fare accordi direttamente con gli autori starebbero scegliendo sempre di più podcast meno noti ma con una comunità più forte e interessata ad un preciso argomento, dove la pubblicità costa meno ed è spesso più efficace.
Dopo il primo periodo di grande eccitazione e investimenti indiscriminati in questo settore, di cui avevamo scritto sul Post nel 2019, Spotify e le altre grandi piattaforme di streaming hanno cominciato a ridurre il loro budget per i podcast, privilegiando il formato del talk show e altri prodotti di lunga durata.


domenica 21 Maggio 2023

Sviluppi di Vice

Come era già stato anticipato nelle scorse settimane, la società che possiede il giornale Vice ha avviato la procedura di fallimento:

“La richiesta di fallimento non fermerà l’attività della società e della rivista, che quindi continuerà a essere pubblicata. Oltre a Vice la società comprende un’agenzia pubblicitaria, Virtue, lo studio cinematografico Pulse Films e il sito Refinery29.
Due creditori di Vice, i fondi di investimento Fortress Investment Group e Soros Fund Management, sono i più accreditati a diventarne i nuovi proprietari: hanno presentato un’offerta da 225 milioni di dollari (circa 207 milioni di euro) che sarebbe coperta interamente dai prestiti che avevano già fatto a Vice, e dopo l’accordo si farebbero carico del passivo di bilancio della società per poi cercare un nuovo compratore”.


domenica 21 Maggio 2023

Non si può

Il sito del magazine Interview ha pubblicato un’affascinante conversazione della propria “senior editor” Taylore Sacarabelli (la caporedattrice, in sostanza) con Robin Givhan, una delle più stimate giornaliste e critiche di moda internazionali, vincitrice di un premio Pulitzer, al Washington Post da 25 anni con una breve pausa. La conversazione è dedicata alla limitata possibilità contemporanea di fare un giornalismo di moda capace di essere “critico” (nel senso della “critica” culturale), per un inevitabile – Givhan non lo condanna, ne prende atto – stato di dipendenze dei giornali maggiori dai ricavi pubblicitari della moda e dei giornalisti di moda dalla promozione dei brand e degli stilisti. Queste sono alcune delle considerazioni di Givhan e Scarabelli:

“Un’enorme parte del problema è che chi scrive di moda è parte dell’ecosistema della moda”.

“le uniche volte che ho potuto essere sincera e onesta sono quando ho scritto per pubblicazioni indipendenti molto piccole che non hanno inserzionisti. Da editor di una rivista di moda, non posso più dire le cose che potevo dire prima. Ma anche in giornali come il New York Times vedo che le persone sembrano autocensurarsi”.

“Di questi tempi sembra che sempre più gente sia interessata alla moda, nel senso di moda come intrattenimento, moda come sport o altro. Ma forse c’è meno spazio per la critica della moda come quella per cui tu sei diventata nota, ovvero parlare di moda rispetto a un contesto più ampio, nelle sue relazioni più generali con la politica o con la cultura”.

“Come ci si crea una voce all’interno di un sistema che è governato dagli inserzionisti?
Sinceramente, non so se si possa. Credo che se vieni assunta per scrivere per un giornale la cui filosofia è celebrare il business della moda, è per fare quello che tu firmi il contratto”.

“Non si può diventare un critico interno del sistema della moda”.

Ne ha scritto con maggiori commenti Andrea Batilla, studioso ed esperto di moda, sul suo account Instagram.


domenica 21 Maggio 2023

I siti di news a marzo

La società di rilevazione Audiweb (che ha in corso un processo di integrazione che le ha dato il nuovo nome di Audicom, e che racconteremo meglio) ha pubblicato i dati di traffico sui siti web a marzo. Abbiamo isolato anche questo mese quelli relativi ai siti di news generalisti e alle testate più note: il dato sono gli “utenti unici nel giorno medio”. Come ricordiamo spesso, bisogna tenere presente che i dati di traffico dei siti web sono soggetti a variabili anche molto influenti di mese in mese, legati a singolari risultati di determinati contenuti, a eventi che ottengono maggiori attenzioni o a fattori esterni che promuovono in maniere volatili, come gli algoritmi di Google o di Facebook (e questo rende non del tutto significativi nemmeno i confronti sull’anno precedente). I diffusi cali dei maggiori siti di news rispetto a un anno fa hanno probabilmente a che fare, per esempio, con l’inizio dell’invasione russa in Ucraina dalla fine di febbraio 2022 e la grossa attenzione all’informazione relativa.
Rispetto agli ultimi mesi, invece, il dato singolare più visibile è che i numeri del Corriere sono tornati a superare quelli di Repubblica (aggregati compresi per entrambi, vedi sotto). Poi c’è un calo più considerevole degli altri per Ansa , e una crescita del dato che riguarda i vari quotidiani locali del gruppo GEDI.

Per alcune delle testate nelle prime posizioni ricordiamo che bisogna considerare che i numeri possono includere anche quelli di vere e proprie “sottotestate” con una loro autonomia (su cui il gruppo GEDI sta intensificando un’operazione di acquisizioni): il sito di divulgazione tecnologica di Salvatore Aranzulla, per esempio, ha 272mila visitatori unici nelle ultime rilevazioni, contati nel totale del Messaggero; nei numeri del Corriere della Sera sono incluse quote di utenti che non necessariamente hanno visitato il sito del Corriere della Sera ma possono riferirsi ai soli siti di testate dello stesso editore come Oggi (131mila), Amica (70mila) e IoDonna (134mila); Repubblica ottiene ben 245mila utenti dal sito Alfemminile, 153mila da MyMovies e 79mila da FormulaPassion; il Secolo XIX aggiunge i suoi 66mila utenti a quelli della Stampa . Mentre sotto la dizione “Quotidiani Gedi News Network” sono sommati i siti dei quotidiani locali del gruppo GEDI (primi nel traffico sono Mattino di Padova con 83mila e Messaggero Veneto di Udine con 49mila utenti); e anche Quotidiano Nazionale aggrega i suoi tre quotidiani locali Resto del Carlino (286mila), Nazione (279mila) e Giorno (190mila) ma anche il traffico di altri siti la cui pubblicità è venduta dalla stessa concessionaria (e che quindi beneficia dalla promozione di numeri totali di traffico più elevati da mostrare agli inserzionisti) come quello della Gazzetta del Sud.


domenica 21 Maggio 2023

Si insinua un paywall sul Guardian

Lo scorso marzo il Guardian, uno dei più importanti quotidiani britannici divenuto tra i maggiori siti di news globali, ha introdotto una forma di paywall per utilizzare la sua app: agli utenti che attualmente non pagano per avere completo accesso all’app viene richiesto di sostenere il quotidiano con un contributo economico dopo che hanno letto un determinato numero di articoli: un pagamento mensile di 10 sterline o più.
L’introduzione del paywall si limiterà all’app, mentre il sito internet del giornale continuerà ad essere disponibile per tutti gratuitamente. L’obiettivo del giornale è trovare nuove forme di finanziamento a supporto dei suoi progetti, oltre all’attuale modello di entrate attraverso contributi volontari dei lettori: dal 2015 il Guardian utilizza un sistema di abbonamenti in cui gli abbonati sostengono il giornale, attraverso diverse formule, senza esservi costretti e senza che gli articoli siano preclusi agli altri lettori. Scelta che resta più unica che rara tra le maggiori testate internazionali (tra le altre, è quella del Post , ndr), che negli ultimi anni hanno tutte introdotto limitazioni estese alla fruizione dei contenuti per chi non ne paghi l’accesso con qualche forma di abbonamento o “subscription”.
Questo approccio del Guardian, apparentemente apprezzabile e generoso nei confronti degli utenti, è stato criticato nei giorni scorsi in un articolo sul sito PressGazette (che si occupa delle stesse cose di questa newsletter) dal direttore di un sito di news culturali e satiriche che sostiene che in questo modo verrebbero danneggiati i siti di news alternativi che faticano a far crescere il numero dei propri abbonati fino a che esiste un’opportunità gratuita come quella del Guardian.


domenica 21 Maggio 2023

Paperlate

Visto da qui, da un paese in cui si è ancora parlato in questi ultimi anni di “digital first” come innovazione e obiettivo futuro, è interessante considerare quanto sia avanzato questo approccio presso altre testate internazionali. Lo spostamento delle priorità sull’edizione online del New York Times – e sugli abbonamenti digitali – è particolarmente visibile valutando i diversi tempi di pubblicazione degli articoli sul sito e sul giornale di carta: sul secondo vengono frequentemente impaginati e pubblicati articoli che erano usciti tali e quali online il giorno prima e a volte anche due o tre giorni prima (sulle testate italiane maggiori gli articoli che escono sul quotidiano di carta sono ancora praticamente tutti inediti, tutt’al più preceduti da versioni ridotte e sbrigative sul sito).
Prendiamo come esempio l’edizione cartacea (e la sua copia digitale) del New York Times uscita nelle rivendite americane mercoledì 17 maggio. Tra gli articoli presenti nel taglio alto della prima pagina, solo uno riguardava una notizia pubblicata online lo stesso giorno, e rimasta in primo piano anche sulla homepage online. Mentre il resto degli articoli erano tutti usciti sul sito il giorno prima, cioè martedì 16 (la guerra in Sudan o la questione del tetto al debito negli Stati Uniti, per citarne alcuni). Lo stesso discorso vale per le successive venti pagine del quotidiano, riguardanti notizie internazionali e locali: la maggioranza degli articoli erano usciti online il giorno prima, in un caso anche sei giorni prima.
La scelta di riportare sul giornale di carta notizie “selezionate”, spesso di uno o più giorni prima, dimostra come il cartaceo sia passato dall’essere il giornale (nel senso della rappresentazione fisica del lavoro della testata) a uno dei formati di informazione offerti dalla testata, che però sviluppa e produce nuovi contenuti principalmente sul sito e sulla propria app.


domenica 21 Maggio 2023

Sfiducia al Tirreno

Abbiamo scritto spesso delle impressioni di scarsa visione e competenza che ha ripetutamente generato il gruppo di imprenditori che ha negli anni passati acquistato diversi quotidiani locali che erano stati del gruppo Espresso e poi GEDI: il Tirreno di Livorno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio, la Nuova Ferrara, la Nuova Sardegna di Sassari. Soprattutto al Tirreno (ma non solo), quello con la storia e la diffusione maggiori, queste impressioni sono da tempo condivise anche dalla redazione, e adesso le cose stanno peggiorando ulteriormente. Il Comitato di redazione ha pubblicato lunedì un comunicato molto severo annunciando reazioni alle prospettive di tagli ulteriori (tra cui anche quello del progetto fiorentino che era stato appena creato tra molti scetticismi e sensazioni di sventatezza).

L’assemblea dei redattori del Tirreno, riunitasi la mattina del 17 maggio 2023, è stata informata dal Cdr della volontà da parte dell’azienda di rivedere gli accordi sottoscritti in sede ministeriale appena tre mesi fa (la firma risale al 26 gennaio) tra il Gruppo Sae e i rappresentanti dei giornalisti, della durata concordata di 18 mesi.
Si tratta dell’ennesima richiesta di modifica da parte dell’azienda di impegni formali presi in tavoli istituzionali.
Nello specifico, sulla scorta della sommaria illustrazione dei conti trimestrali e della proiezione a fine esercizio è stata messa sul tavolo dall’azienda la necessità di innalzamento della percentuale di cassa integrazione passando dall’attuale 18% al 25% per i prossimi dodici mesi. Una decisione che se adottata porterebbe un peggioramento ulteriore del livello salariale, dei carichi di lavoro e avrebbe ricadute devastanti sull’organizzazione delle redazioni e sulla qualità del giornale.
L’assemblea all’unanimità respinge la richiesta dell’azienda, evidenziando una serie di criticità, che oltre a quanto detto, mettono in luce l’inaffidabilità della controparte.
L’assemblea ha proclamato all’unanimità lo stato di agitazione, che prevede il blocco immediato dell’inserto Toscana Economia, affidando al Cdr un pacchetto di cinque giorni di sciopero.

Nello stesso comunicato si informa del voto di sfiducia nei confronti del direttore nominato un anno e mezzo fa e vissuto più come uno strumento delle intenzioni della proprietà – con cui ha antiche relazioni – che degli interessi del quotidiano.

Per questo l’assemblea ha deciso di mettere al voto la fiducia al direttore. L’esito del voto su un totale di 47 giornalisti che hanno preso parte alla votazione: 40 hanno votato la sfiducia al direttore, 5 schede bianche e 2 contrari.

La sfiducia nei confronti di un direttore da parte della redazione non ha conseguenze pratiche (e l’editore che decide) ma è sempre un pessimo segnale delle relazioni presenti e future tra redazione e direttore. Nel frattempo, la Gazzetta di Reggio ha scioperato lunedì scorso, per timori e considerazioni simili.


domenica 21 Maggio 2023

Charlie, uno sfuggente discrimine

Non è così naturale e ovvio, perché qualità e mercato non si muovono in sintonia, e non sempre le cose fatte bene vincono e non sempre quelle fatte male perdono: ma è vero che certe cose fatte molto molto bene trovano attenzioni e sostenibilità, di solito. Un buon giornalismo è apprezzato, ed è apprezzato un giornalismo che produce buoni risultati reali, ed è apprezzato un buon giornalismo che – fuori dalla retorica – tiene a bada i poteri eccessivi e i loro abusi (se sa farlo anche con i propri e con il proprio potere eccessivo). Lo ha spiegato durante un convegno britannico Katharine Viner, direttrice del Guardian, celebrando i buoni risultati del suo giornale nel 2022. Viner ha anche aggiunto esplicitamente e senza ritrosie che “più veniamo attaccati e più i lettori ci sostengono”: fenomeno comprensibile e risaputo in tutti i giornali, ma che pone delle questioni delicate. Lo sfruttamento di questa generosa o identitaria partecipazione dei lettori, infatti, finisce spesso per creare un conflitto di interessi non particolarmente diverso da quello che riguarda giornalismo e interessi pubblicitari. Per un giornale spingere sul vittimismo e sulle minacce ricevute – legali o illegali – diventa anche un fattore di promozione e raccolta di contributi, una questione che interessa il marketing più che il giornalismo. E se per alcune testate più deboli la divulgazione degli attacchi ricevuti è un modo necessario di proteggere se stessi e i propri giornalisti, in altri la stessa scelta dà l’impressione di tenere in considerazione differenti opportunità di comunicazione: che esistono, come dice Viner, e lo sfuggente discrimine forse sta nel dare spazio alle reazioni che il lavoro di una testata riceve con “ci sono novità su questa notizia” oppure con “ci hanno attaccato!”.

Fine di questo prologo.


domenica 14 Maggio 2023

In tutti i laghi

Il 10 giugno, rispondendo a nuove richieste di portare il proprio evento Talk anche in altre città e dopo la soddisfacente e affollata esperienza della giornata torinese di una settimana fa, il Post sarà a Verbania con una serie di incontri dei propri giornalisti e collaboratori.


domenica 14 Maggio 2023

Good Morning

Questa settimana Morning, il popolare podcast del Post condotto da Francesco Costa, sarà aperto e gratuito per tutti e non solo per gli abbonati del Post: in occasione dei due anni e quasi 500 puntate dalla sua nascita. Periodo durante il quale Morning è diventato la maggiore attrazione verso l’abbonamento all’interno dell’offerta di contenuti e servizi dedicati appunto agli abbonati.


domenica 14 Maggio 2023

Altre Unità

Martedì 16 maggio tornerà a essere pubblicato un giornale quotidiano che si chiamerà L’Unità: il nome è quello di uno storico e popolare quotidiano creato nel 1924 e che fu “l’organo” del Partito comunista italiano e poi dei partiti che con altri nomi gli succedettero, prima di una crisi di risorse economiche che portò alla sua chiusura definitiva nel 2017. L’anno scorso la testata è stata acquistata a un’asta fallimentare da un discusso imprenditore napoletano, Alfredo Romeo, che possiede già il piccolo quotidiano che si chiama Il Riformista (di recente affidato alla direzione dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi). L’Unità esce quindi di nuovo con direttore Piero Sansonetti, 72 anni, già direttore dello stesso Riformista e prima dei quotidiani che si chiamarono Liberazione Il Dubbio, dopo essere stato giornalista della vecchia Unità.


domenica 14 Maggio 2023

Incidenti e accuse

Mercoledì c’è stata una piccola agitazione su alcuni social network intorno a uno strano comportamento dell’account di Twitter del Corriere della Sera . In diversi hanno sospettato che la pubblicazione evidentemente involontaria di alcuni tweet provenienti da altri account a commento di contenuti del Corriere della Sera suggerisse che quei tweet fossero costruiti dallo stesso Corriere della Sera per generare maggiore engagement, attraverso quella che si chiama “una botfarm “. Alcune spiegazioni contraddittorie date da una giornalista del Corriere della Sera non hanno aiutato a fare chiarezza e l’account di Twitter si è scusato senza dare maggiori spiegazioni, ma l’ipotesi accusatoria si è rivelata assai improbabile: più realistico è che sia stato fatto qualche errore con i software che vengono usati per gestire grandi volumi di pubblicazioni sugli account social e di risposte agli utenti. Ne ha parlato Francesco Costa in questa puntata del podcast Morning (e anche un articolo di Libero).


domenica 14 Maggio 2023

I Pulitzer, nientemeno

Sono stati annunciati i premiati dal premio giornalistico più famoso del mondo (destinato a progetti e opere statunitensi).

“Le categorie premiate (15 in tutto) riguardano soprattutto il giornalismo, ma ce ne sono anche per ambiti come letteratura, musica e teatro. Tra i media che hanno vinto due premi ci sono Associated Press Washington Post New York Times Los Angeles Times , e quattro premi sono andati a giornali e giornalisti locali”.


domenica 14 Maggio 2023

Contaminazioni

Nelle scorse settimane Charlie ha temuto di ripetersi nel citare esempi di invadenze nel lavoro autonomo delle redazioni dei maggiori quotidiani da parte di editori e concessionarie di pubblicità: ma ogni tanto è bene dare un promemoria anche ai nuovi iscritti alla newsletter della frequenza abituale con cui avvengono queste abdicazioni. Alcuni esempi di questa settimana.

Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo celebrativo dei risultati di Unipol Salute il giorno dopo aver ospitato una pagina pubblicitaria di Unipol Salute. Venerdì Corriere della Sera Repubblica hanno scelto di dedicare ciascuno una pagina intera all’attribuzione di una laurea – la quinta, peraltro – a Giorgio Armani (notizia che nessun’altra testata ha ritenuto di pubblicare sulla carta e con tanto spazio), essendo Corriere della Sera Repubblica i maggiori destinatari degli investimenti pubblicitari della sua azienda (il Corriere già sabato). Una simile ma più frequente dipendenza la mantiene il Sole 24 Ore nei confronti del proprio editore, il presidente di Confindustria, alle cui dichiarazioni sono dedicati tra i due e i quattro articoli ogni settimana (questa settimana il terzo è stato per il vicepresidente), a cui è dedicata espressamente una giornalista. Repubblica ha dedicato un articolo a una borsa “Pasticcino” di Max Mara, a poche pagine di distanza dalla pagina pubblicitaria comprata da Max Mara su Repubblica . La borsa “Pasticcino” è stata raccontata anche dal Corriere della Sera nelle sue pagine “Liberi tutti”, costruite per ospitare promozioni di aziende e prodotti inserzionisti, e che sabato si aprivano con un’intervista del corrispondente da Parigi del quotidiano a Laetitia Casta a proposito della sua campagna pubblicitaria per l’azienda Calzedonia, abituale inserzionista del Corriere della Sera . Lo stesso giorno sul Corriere della Sera , insieme a una nuova foto dell’editore a illustrare stavolta i risultati del gruppo, si dava notizia di uno sciopero allo stabilimento Stellantis di Pomigliano, notizia riferita anche dal Fatto, dal Mattino , dall’ Ansa , dal Manifesto . Sui due quotidiani del gruppo GEDI, Repubblica Stampa – della stessa proprietà di Stellantis, e molto assidui nel citare successi e progetti di Stellantis – sullo sciopero e sulle sue ragioni non c’erano informazioni.
Intanto, nelle pagine di Economia dei due maggiori quotidiani nazionali lo spazio destinato a riferire risultati positivi di aziende inserzioniste e potenziali inserzioniste (o banche creditrici) è diventato quasi sempre prevalente rispetto a quello di più tradizionale lavoro giornalistico sui temi e sulle questioni di economia.


domenica 14 Maggio 2023

CNN ha sbagliato i primi nuovi passi

Il dibattito televisivo con Donald Trump trasmesso da CNN di cui avevamo parlato la settimana scorsa – per il suo significato rispetto alle trasformazioni in corso di CNN – è diventato un guaio ancora più grosso, per CNN stessa. Moltissimi commentatori hanno criticato la scelta di costruire il programma con un pubblico molto favorevole a Trump, che gli ha permesso di elencare tra molti consensi tutto il suo tradizionale repertorio di falsificazioni, malgrado gli sforzi della giornalista che lo intervistava. Le critiche sono state anche molto condivise all’interno di CNN, e ora il “nuovo corso” è diventato molto vulnerabile.

“Il fallimento dell’intervista ha messo anche in discussione il ruolo del presidente di CNN, Chris Licht, entrato in carica un anno fa al posto di Jeff Zucker con i nuovi proprietari dell’azienda di intrattenimento Warner Bros. Discovery: Licht sta cercando di riportare la rete all’immagine passata di giornalismo distaccato e fattuale, e in questo senso l’idea di ospitare Trump è stata vista da molti come il culmine di un percorso di apertura verso una grossa fetta di pubblico Repubblicano che l’emittente aveva perso negli ultimi anni. I risultati degli ascolti e le critiche di molti commentatori online però non stanno al momento premiando queste scelte”.


domenica 14 Maggio 2023

“Africano”

Il quotidiano la Verità di venerdì ha scelto di mettere in prima pagina la notizia di un tentativo di stupro a Milano, sottolineando nel titolo e nell’articolo (in maniera geograficamente piuttosto generica) l’origine “africana” del presunto stupratore. Ma l’uomo è di nazionalità statunitense, come è stato precisato nell’ordinanza di convalida dell’arresto: l’errore era nato dal nome falso dato al momento dell’arresto. Alcune testate lo hanno segnalato (il sito di Leggo, per esempio, senza però correggere o rimuovere la notizia sbagliata, come pure il Fatto), altri no ( OpenLiberoRepubblica). Sulla Verità di sabato non è stata pubblicata nessuna integrazione, aggiornamento o rettifica alla notizia errata pubblicata in prima pagina venerdì.


domenica 14 Maggio 2023

AI, Google e i siti di news

Alla propria conferenza annuale che Google chiama I/O, avvenuta mercoledì, la vicepresidente Elizabeth Reid ha annunciato che l’azienda sta sperimentando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per generare delle risposte che appariranno nella parte superiore di molte pagine di ricerca. La notizia ha preoccupato coloro che lavorano nell’ambito dell’informazione o guadagnano attraverso le affiliazioni con siti di e-commerce, perché porterà inevitabilmente ad una diminuzione del traffico di utenti sui singoli siti, dato che un maggiore numero di persone otterrà ciò di cui ha bisogno direttamente dalla pagina di ricerca di Google.
Per fare un esempio pratico, una persona che oggi scrive sulla barra di ricerca “qual è la regione italiana migliore per le vacanza in camper” può trovare una risposta cliccando su uno dei primi link che Google le propone, andando a leggere il blog di qualche appassionato di viaggi in camper. Con questo nuovo strumento, chiamato “Search Generative Experience” (SGE), sulla schermata apparirà invece un riquadro arancione contenente un paragrafo di testo generato dall’intelligenza artificiale con solo tre link ad articoli di approfondimento, mentre per tutti gli altri bisognerà scorrere in giù. Questo avverrà anche con le domande che riguardano l’acquisto di prodotti, come ad esempio “qual è il miglior amplificatore per una festa in piscina?”
Questo strumento (che ha questo questo aspetto) è al momento accessibile solo negli Stati Uniti per alcuni giornalisti, esperti del settore, e utenti che si sono iscritti ad una lunga lista d’attesa, ma già sono state individuate dei problemi relativi non solo alla già citata diminuzione di traffico ma anche a possibili errori (dato che l’intelligenza artificiale aggrega le notizie provenienti da un gran numero di siti con dei limiti rispetto alla verifica della loro affidabilità) e il suo utilizzo per temi sensibili, dibattuti o di attualità. Sebbene i rappresentanti di Google abbiano specificato che l’SGE è disattivata per argomenti come la salute, l’economia e alcune specifiche domande divisive come ad esempio se Joe Biden sia un buon presidente, è comunque l’algoritmo di Google a decidere se la potenziale risposta generata dall’intelligenza artificiale sia più utile dei risultati standard, creando dubbi relativi alla possibile arbitrarietà di queste decisioni.


domenica 14 Maggio 2023

I risultati di RCS

RCS – l’azienda la cui maggioranza è di proprietà di Urbano Cairo e che pubblica il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport Oggi e altre testate – ha diffuso i risultati del primo trimestre del 2023. Mostrano un ” EBITDA ” positivo, anche se in calo rispetto allo stesso periodo del 2022, come anche i ricavi. Le ragioni attribuite al calo – stante un lieve miglioramento dei ricavi pubblicitari – sono una flessione nei ricavi della vendita delle copie cartacee e delle “opere collaterali”, ovvero le tante e varie pubblicazioni editoriali associate alle testate maggiori. I ricavi digitali valgono un quarto dei ricavi complessivi, ma dalla pubblicità sul digitale RCS ottiene il 45% dei ricavi pubblicitari totali.

Sugli abbonamenti digitali (che non hanno certificazioni e verifiche terze, quindi ogni dato che circola è diffuso dalle aziende interessate) il comunicato spiega che “A fine marzo la customer base totale attiva per il Corriere della Sera (digital editionmembership m-site) è risultata pari a 526 mila abbonamenti”.

“Peraltro, nel corso del primo trimestre 2023 i costi di energia e gas, dopo la forte volatilità e gli incrementi registrati nel 2022, sono progressivamente tornati a valori sostanzialmente in linea con quelli di fine estate 2021 ed anche il costo della carta è, al momento, in riduzione rispetto ai valori del 2022 con effetti che impatteranno positivamente il conto economico a partire principalmente dal secondo semestre 2023, in considerazione anche dei tempi di rotazione delle scorte esistenti”.


domenica 14 Maggio 2023

La politica spiegata male

Nella sua newsletter Appunti l’ex direttore del quotidiano Domani Stefano Feltri ha sviluppato una riflessione sui limiti del giornalismo sulla politica in Italia, riprendendo una conversazione pubblica che si era svolta durante un evento del Post a Torino.

” La politica sui giornali ci sembra “spiegata male” perché non è spiegata ai lettori, ma ai protagonisti.

A loro risulta tutto chiarissimo, il problema è che un articolo non può essere al contempo chiaro per il lettore normale ed efficace per quello interno al sistema che sa decodificare messaggi cifrati, allusioni, misurare i rapporti di forza all’interno di un partito sulla base della sequenza e della lunghezza delle citazioni.
La politica sui giornali è, prima di tutto, la prosecuzione della politica con altri mezzi, e soltanto in modo molto residuale informazione. In parte questo vale anche per la televisione […]
Diciamo che partiti e governo hanno capito come sfruttare alcune fragilità del sistema media per piegarlo alle proprie esigenze, a scapito di quelle dei lettori.
Perché, almeno in Italia, l’informazione politica è soprattutto politica, e solo in maniera marginale informazione”.


domenica 14 Maggio 2023

Più donne al Washington Post

Sally Buzbee, “executive editor” del Washington Post, ha annunciato la nomina di Matea Gold come nuova “managing director” del quotidiano, in sostituzione di Steven Ginsberg (che è andato all’ Athletic, il grande sito di news sportive acquistato dal New York Times). Gold ha 48 anni e aveva iniziato a lavorare per il Washington Post nel 2013 (dopo diciassette anni trascorsi al Los Angeles Times , occupandosi del coordinamento di numerose inchieste di successo tra cui quelle che hanno vinto due Premi Pulitzer nel 2023. La promozione di Gold, che affiancherà altri tre “managing editor” sotto la direzione di Buzbee e coordinerà il lavoro di tre dipartimenti del giornale (National/Politics, Metro, e Sports), fa sì che la maggior parte della dirigenza del Washington Post sia composta da donne.


domenica 14 Maggio 2023

Un “diversity editor” alla Stampa

Venerdì il giornalista Pasquale Quaranta ha annunciato di essere diventato il primo Diversity Editor del quotidiano La Stampa, e il primo in questo ruolo nei quotidiani italiani.
In termini generali, il ruolo del Diversity Editor è di favorire un’equa e inclusiva rappresentazione della diversità attraverso, per esempio, l’utilizzo di un linguaggio sensibile e rispettoso. La scelta della Stampa si ispira a un modello già proposto da altre testate internazionali, come il Washington Post , nel sostenere un giornalismo più inclusivo e consapevole nel riferire le notizie. Come spiegato da Quaranta, “per raccontare le differenze c’è bisogno di un vocabolario adeguato”. Il suo compito si rivolgerà alla redazione, ma anche al pubblico della Stampa , e promuoverà corsi di formazione giornalistica, eventi e iniziative sui temi della diversità e dell’inclusione, e la stesura di linee guida per evitare pregiudizi o inesattezze linguistiche.

“Ci concentreremo su quelle differenze tra le persone – come il genere, l’identità di genere, l’orientamento sessuale, la disabilità, l’etnia, l’età, solo per citarne alcune – che sono ancora oggi oggetto di pregiudizi e discriminazioni. Ci occuperemo di persone Lgbtqia+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali, asessuali) e di corpi non conformi, di persone con disabilità, di migranti, di terza età e nuove generazioni, di intersezionalità e della rappresentazione di queste realtà nei media.
Come Diversity Editor, avrò il compito di sensibilizzare la redazione e il pubblico creando contenuti inclusivi e rappresentativi che riflettano l’ampia gamma di punti di vista ed esperienze in modo accurato e rispettoso. Questa rubrica promuoverà corsi di formazione giornalistica, eventi e iniziative sui temi della diversità e dell’inclusione, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti, associazioni ed espert* del settore, e stilerà linee guida per evitare errori e pregiudizi”.

Anche nel titolare l’articolo di Quaranta sulla novità la Stampa ha scelto di adottare un asterisco “inclusivo” nella parola “tutt*” (ma poi nella didascalia della foto ha mantenuto il termine “giornalisti” per indicare un gruppo di persone che lavorano al giornale).


domenica 14 Maggio 2023

I soldi di Google

A febbraio su Charlie avevamo scritto di un accordo firmato tra il New York Times e Google sulla pubblicazione dei contenuti online. Questa settimana il Wall Street Journal ha reso nota la cifra dell’ intesa: secondo l’articolo il New York Times riceverà circa 100 milioni di dollari da Google nei prossimi tre anni, per consentire a quest’ultimo di utilizzare i contenuti del quotidiano statunitense su alcune delle sue piattaforme. L’accordo prevede anche la sperimentazione congiunta di nuovi prodotti pubblicitari e strumenti per la vendita di abbonamenti, e la partecipazione del New York Times Google News Showcase – il sistema con cui Google compensa gli editori per l’uso dei loro contenuti. Tra gli editori che avevano già fatto degli accordi con Google su Showcase ci sono il gruppo editoriale statunitense News Corp, il sindacato francese APIG, e molte testate italiane. Dei problemi tra Google e i contributi ai giornali abbiamo scritto spesso. Già tre anni fa raccontammo di come gli editori dei giornali si lamentassero di non ricevere da Google – e più recentemente anche da Facebook – alcun compenso per l’uso e la vendita dei loro contenuti. Qui un breve riassunto.


domenica 14 Maggio 2023

Gli usi delle “intelligenze artificiali” di cui si parla meno

Durante un incontro al Professional Publisher Association Festival, organizzato a Londra il 25 aprile, alcuni dirigenti dei gruppi editoriali Condé Nast e William Reed (il secondo si occupa soprattutto di pubblicazioni specializzate sul mondo alimentare) hanno presentato esempi di come le loro redazioni usino software basati su “intelligenze artificiali” (AI) per aumentare la produttività e semplificare alcuni compiti, suggerendo che l’AI possa essere usata per migliorare i titoli, per suggerire argomenti su cui scrivere, per correggere le bozze, per riassumere gli articoli e testare la loro chiarezza; inoltre l’AI può correggere automaticamente il codice informatico, o trascrivere le interviste, come riporta un articolo promozionale sul sito britannico Press Gazette, sponsorizzato da un’azienda che vende un software per trascrivere automaticamente i file audio. Il sito americano NiemanLab racconta anche di una piccolissima redazione statunitense che ha scelto di affidarsi a GPT-4, una versione più avanzata di GPT-3.5, il modello usato da ChatGPT, per automatizzare la composizione e l’invio di una newsletter mattutina, a cui date le ridotte risorse non poteva dedicare un redattore umano, con i risultati altalenanti tipici delle operazioni fatte con strumenti ancora nelle fasi iniziali del loro sviluppo. Questi strumenti non sono in questi casi usati per generare contenuti da pubblicare direttamente, e quindi sono meno toccati dalle discussioni emerse negli ultimi mesi riguardanti questioni etiche come il diritto d’autore e l’accuratezza dei contenuti pubblicati. Ma c’è tutta una parte “strumentale” dell’utilizzo di questi software che può essere molto rilevante e promettente per il lavoro delle aziende giornalistiche. Al riguardo hanno fatto scelte opposte tra loro le redazioni di BuzzFeed e di Wired, la prima pubblicando vari articoli generati totalmente da modelli linguistici, la seconda stabilendo delle linee guida interne piuttosto restrittive sulle sperimentazioni.

 


domenica 14 Maggio 2023

I quotidiani a marzo

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di marzo 2023. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione, e che trovate qui. A marzo gli andamenti rispetto al mese precedente sono stati quasi tutti negativi, in quote contenute e con dei cali più sensibili solo per il Corriere della Sera e il Giornale , tra le testate nazionali generaliste.
Se guardiamo sulle stesse tabelle i più indicativi confronti con l’anno precedente, trascurando gli sportivi che hanno sempre alti e bassi, a discostarsi dal calo medio annuale dell’8-10%, che teniamo come riferimento, è di nuovo Repubblica ancora per via – da tre mesi a questa parte – dell’aggiunta di oltre 30mila copie alla colonna “copie digitali promozionali e omaggio”, ovvero abbonamenti all’edizione digitale regalati o relativi a un’offerta sotto a un decimo del valore di copertina. Il Fatto è l’unica altra testata con una piccola crescita, ma a sua volta l’aumento si deve a 7mila copie in più nella colonna relativa agli abbonamenti digitali con sconti oltre il 70%.

Se invece, come facciamo ogni mese, consideriamo un altro dato che è più significativo e più paragonabile rispetto alla generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra, i risultati sono diversi: li si ottengono sottraendo da questi numeri quelli delle copie distribuite gratuitamente oppure a un prezzo scontato oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (ma questi dati comprendono ancora le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa):

Corriere della Sera 177.317 (-6%)
Repubblica 102.073 (-12%)
Stampa 74.136 (-13%)

Sole 24 Ore 59.011 (-5%)
Resto del Carlino 56.934 (-12%)
Messaggero 49.039 (-7%)
Fatto 41.285 (-9%)
Nazione 38.028 (-11%)
Gazzettino 35.678 (-6%)

Giornale 28.065 (-13%)
Verità 26.480 (-18%)

Altri giornali nazionali:
Libero 21.370 (+7%)
Avvenire 15.488 (-10%)
Manifesto 12.464 (-10%)
ItaliaOggi 8.898 (+8%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

Rispetto al calo grossomodo medio del 10% anno su anno delle copie effettivamente “vendute”, cartacee e digitali (queste ultime in abbonamento), a cui siamo abituati, questo mese sono andati di nuovo un po’ meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore . C’è poi il caso di Repubblica che invece nei mesi passati aveva mostrato cali annuali intorno al 20% e questo mese perde “solo” il 12%, e quello della Verità , che nella prima metà del 2022 aveva avuto la sua grande crescita e ora mostra quindi il dato peggiore, a beneficio probabilmente di Libero che si sta riprendendo dei lettori che aveva perso a favore della Verità durante le proprie campagne contro i novax. Fa numeri migliori di un anno fa anche ItaliaOggi che era andata molto male a febbraio e marzo dell’anno scorso.

Tra gli altri quotidiani locali le perdite maggiori sono quelle della Gazzetta di Parma (-13%), del Giornale di Brescia (-13%) e del Piccolo (-12%), ma quasi tutti sono intorno al -10%.

AvvenireManifestoLibero ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, che costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)


domenica 14 Maggio 2023

Charlie, fare un’altra scelta

Il 12 settembre di ventidue anni fa il Wall Street Journal dedicò tutta la prima pagina – come i giornali di tutto il mondo – all’attentato al World Trade Center di New York: con una scelta che però non fecero i giornali di tutto il mondo, ovvero quella di non indicare nessun numero dei morti nella strage, perché quel numero era in quel momento “unclear”. Scelta di ammirevole rigore e cautela, vista da qui e abituati a leggere i più vari e approssimativi conteggi di morti immediatamente dopo ogni catastrofe o incidente o attentato, salvo correzioni successive (lo stesso numero enorme dei morti dell’11 settembre subì molti ridimensionamenti).

C’è una famosa scena della serie tv The Newsroom che immagina come sia accaduto che l’agenzia Associated Press abbia evitato di fare il precipitoso errore fatto da quasi tutte le testate americane dopo l’attentato contro la deputata Gabrielle Giffords, aspettando le conferme o smentite necessarie.

Tre anni fa al Post ci accorgemmo dell’apprezzamento che aveva ricevuto un messaggio pubblicato sui social network per spiegare come mai il Post non aveva dato ancora nessuna informazione sulle decisioni del governo sulle province coinvolte dal primo lockdown: piuttosto che dire cose confuse e a rischio di essere smentite (lo furono), meglio non dire niente, scrivemmo. E molti lettori apprezzarono, invece di lamentarsi della mancanza.

Il mese scorso un piccolo giornale dell’Oregon ha similmente spiegato ai suoi lettori che a proposito di una sparatoria con un morto preferiva aspettare notizie chiare prima di scriverne: “We want to provide the community with accurate information and we will take the time and care needed over rushing out information”. Questa settimana il suo direttore è tornato a raccontare più estesamente le ragioni di quella decisione:

” Instantly, I realized we had a big job ahead of us.
By then, Facebook and other social media channels were alive with chatter about the episode.

There was speculation. There were supposed accounts of what happened.
What wasn’t available was verified information.
We began getting readers questioning why we weren’t reporting on the murder.
There was a judgment to make.
The Enterprise could have reported the bare fact that had been confirmed – that an officer had been killed.
We didn’t have confirmation of when.
We had no information on the victim.
We had no information about happened.
Putting out a basic report would have stirred more questions and created more anxiety for the people of Nyssa.
Instead, I made another choice: We’d alert the community that we were aware of major news, that we were developing information, that we wouldn’t report anything that wasn’t verified or from authoritative sources, such as law enforcement”.

Non si tratta di “slow journalism”, un nobile tipo di informazione praticato da alcuni progetti giornalistici ma insufficiente a dare risposta alle attese delle persone sull’attualità: è giornalismo vero, che scrive le cose che sa e ammette quelle che non sa, piuttosto che sbagliare o inventare.

Fine di questo prologo.


domenica 7 Maggio 2023

Conti

Il Post ha pubblicato la sua annuale sintesi per lettori e abbonati su come sono andati i conti l’anno scorso.

” 
La sintesi è che sono cresciuti i ricavi e sono cresciuti i costi, perché grazie ai primi – determinati ormai in grande maggioranza dagli abbonati – abbiamo potuto appunto fare investimenti nuovi: sia per nuovi progetti e per coinvolgere più persone (nella redazione, nella tecnologia, nella gestione degli abbonamenti e dei progetti collaterali), sia per continuare a mettere in ordine e rendere più efficienti (e adeguatamente retribuite) attività che da molti anni erano condotte con buona volontà e meno professionalmente”.


domenica 7 Maggio 2023

Altre difficoltà di tabloid britannici

Il Mail on Sunday, l’edizione domenicale del tabloid britannico Daily Mail, ovvero del quotidiano a maggiore diffusione del Regno Unito, ha incentivato l’uscita di decine di giornalisti anche con ruoli importanti nella sua redazione. Tutto all’interno di un processo di riduzione dei costi iniziato nel 2021 da Lord Rothermere, discendente del fondatore del giornale, il primo Visconte di Rothermere.
Le uscite dei giornalisti sono avvenute in seguito a una rinnovata sinergia fra l’edizione domenicale e quella quotidiana, dopo un lungo periodo in cui, come già notato anche su Charlie, le due pubblicazioni, pur condividendo editore e in gran parte lettori, erano state molto autonome l’una dall’altra. Simili riduzioni del personale hanno riguardato il quotidiano gratuito Metro, sempre della stessa proprietà.


domenica 7 Maggio 2023

Quartz sempre in cerca di idee

Quartz, un sito americano di news di proprietà del gruppo G/O Media, lo scorso aprile aveva deciso di rimuovere il blocco dei suoi contenuti per i non abbonati al sito, che in quel momento erano 25mila. La scelta era stata presa per aumentare il traffico e generare di conseguenza più introiti pubblicitari. Una decisione presa di recente anche da Time Magazine per il suo sito web, e di cui avevamo parlato su Charlie.
Quartz però non ha finora registrato un aumento del traffico. Secondo alcune stime è sceso da una media di 3 milioni di visitatori mensili nel 2022 a 1,3 milioni nei primi tre mesi del 2023. Secondo altre stime, da 8,5 milioni nel mese di aprile 2022 a 4,4 milioni nell’aprile del 2023. La differenza tra le due stime è spiegata dal metodo diverso utilizzato per misurare le visite. Fare una correlazione tra la scelta di eliminare il paywall e il calo del traffico è complicato. Esistono altri fattori che avrebbero potuto contribuire al calo delle visite di Quartz, gli stessi che si ritiene abbiano portato alla chiusura di BuzzFeed News e alle difficoltà di Vice e che riguardano il modo differente con cui alcune piattaforme, soprattutto Facebook, diffondono i contenuti dei siti di news. Quartz non ha reso pubblico il numero di abbonati attuale.


domenica 7 Maggio 2023

Altri investimenti per nuovi giornalisti

Il fondatore del celebre sito di politica statunitense Politico, Robert Allbritton, ha stanziato 20 milioni di dollari per la creazione dell’Allbritton Journalism Institute, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a Washington che formerà giovani giornalisti.
Allbritton, che aveva iniziato la sua carriera come banchiere a fianco del padre Joe Allbritton prima di fondare Politico nel 2007, ha dichiarato di aver avuto questa idea mentre concludeva la vendita del sito al gruppo editoriale tedesco Axel Springer, nel 2021 per oltre un miliardo di dollari.
L’Istituto, che al momento sembra finanziato completamente dal suo fondatore ma sul suo sito si dichiara aperto a sponsorizzazioni, aiuterà aspiranti professionisti ad inserirsi in un settore che secondo Allbritton ha smesso di formare i giovani e che è ormai inaccessibile a chi non possa permettersi una costosa scuola di giornalismo o uno stage non retribuito.
I borsisti, che potranno essere sia neolaureati sia persone che desiderano cambiare carriera, avranno per 18 mesi un’assicurazione sanitaria, giorni di ferie retribuiti e uno stipendio annuale di 60mila dollari per imparare il mestiere da oltre 20 giornalisti professionisti e pubblicare su una rivista dell’Istituto, il cui nome non è stato ancora annunciato.


domenica 7 Maggio 2023

Meno “clutter” sul Wall Street Journal

La direttrice del Wall Street Journal, Emma Tucker, ha comunicato alla sua redazione che non dovrà più utilizzare le abbreviazioni che indicano le varie categorie formali in cui sono registrate le aziende (Inc., Co., Corp., PLC, Ltd. e simili) ogni volta che vengono citate negli articoli del giornale. «Abbiamo deciso che il loro valore è minore del clutter che spesso creano» (“clutter” vuol dire confusione o disordine, ma con più concretezza: ammassi di cose che creano impiccio) ha scritto Tucker nella mail inviata lunedì, facendo notare come l’articolo del 16 marzo sul salvataggio della First Republic Bank includesse cinque denominazioni aziendali in un solo paragrafo, che appesantivano inutilmente la lettura.
Il Wall Street Journal era l’unico fra i principali quotidiani americani ad utilizzare le denominazioni aziendali, data la sua maggiore attenzione ai temi economici e societari. Anche il settimanale Barron’s, nato come testata satellite del WSJ, ha smesso da tempo di utilizzarle, salvo alcune eccezioni.


domenica 7 Maggio 2023

Il dannato futuro, sul serio

È iniziato martedì scorso il progetto del Post di formazione di giovani giornalisti e investimento sul proprio futuro che per tre mesi coinvolgerà in un lavoro collettivo a fianco della redazione sei stagisti ventenni. Lo ha sintetizzato il direttore Luca Sofri in una conversazione pubblicata sul sito dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

” Ma se l’obiettivo è «stare aderenti alla contemporaneità» per dirla con il suo direttore, cioè ambire a parlare a chi oggi ha 20 anni, occorre anticipare il ricambio generazionale. «Ci siamo chiesti che cosa dovrà essere questo giornale tra 5 e 10 anni e abbiamo deciso di inserire in redazione forze ancora più giovani». Questa è la prima questione interessante: come oggi una testata nazionale può o deve gestire il successo (il Post è un caso editoriale per i motivi che abbiamo provato a spiegare qui) e impostare il futuro.
I sei stagisti hanno un’età tra i 20 e i 26 anni e saranno retribuiti con lo stipendio di un redattore di primo ingresso. «Dedicheremo il tempo a raccontar loro le cose che abbiamo imparato in questi 13 anni. In secondo luogo, più banalmente, suggeriremo loro delle cose da studiare, sia in termini di contenuti che di fonti e di modi interessanti di fare informazione. In terzo luogo, li coinvolgeremo nel lavoro quotidiano di confezione del giornale». La gran parte degli attuali giornalisti del Post è stata assunta dopo uno stage. «Ma erano training più operativi. Spesso avevano seguito le nostre Lezioni di giornalismo e venivano immessi direttamente nella produzione di contenuti. Adesso vogliamo prenderci e spendere un filo di tempo in più, e mettere in piedi un workshop, teoria e pratica insieme»”.


domenica 7 Maggio 2023

Traditi da Facebook

Reach, il più grande gruppo editoriale del Regno Unito, che possiede alcuni tabloid britannici tra cui Daily MirrorDaily Express Daily Star, sostiene che le sue perdite nei ricavi dalle pubblicità online siano riconducibili alle recenti modifiche dell’algoritmo di Facebook che hanno ridotto la priorità data alla diffusione di news e contenuti giornalistici. Dallo scorso anno Facebook aveva iniziato a cambiare il modo in cui vengono mostrate le notizie sulla piattaforma, penalizzando i contenuti provenienti dai mezzi di informazione. Un problema di cui aveva sofferto anche BuzzFeed, il giornale online che per primo aveva deciso di sfruttare il traffico dei contenuti che diventano virali più facilmente, come le gallery fotografiche.
Il gruppo Reach possiede molti altri quotidiani locali, tra cui il Birmingham Mail, il Liverpool Echo e il Manchester Evening News. Dall’inizio di quest’anno i ricavi di Reach per il settore cartaceo sono saliti del 2%, grazie alla vendita della pubblicità e all’aumento di prezzo dei giornali. L’amministratore delegato di Reach, Jim Mullen, in una dichiarazione ha parlato di “strenght of print”. L’incremento non è sufficiente però ad arginare le perdite derivanti dal traffico online, il 15% nel 2023. La perdita complessiva è del 6%. Reach a Marzo aveva annunciato il licenziamento di 420 dipendenti, parte di un piano di tagli dei costi da 30 milioni di sterline.


domenica 7 Maggio 2023

La libertà

Ciclicamente vengono diffuse “classifiche sulla libertà di stampa” nei vari paesi del mondo, spesso poi citate superficialmente o equivocate: i criteri che usano, per esempio, si riferiscono in gran parte  a intimidazioni da parte di organizzazioni criminali, e poco c’entrano con la libertà delle redazioni nel trattare gli argomenti generali di attualità e politica. Qualche anno fa il Post aveva provato a spiegarle e a limitare questi equivoci.


domenica 7 Maggio 2023

CNN, anche meno

La rete televisiva americana CNN ha compiuto un nuovo passaggio nella sua scelta di nuovo corso rispetto al suo ruolo nell’informazione sulla politica americana, distanziandosi ulteriormente dalle posizioni antitrumpiane e schierate degli anni passati e decidendo di ospitare nientemeno che lo stesso Donald Trump in un town hall, un evento di confronto con gli elettori con la conduzione di una giornalista della rete. Questo cambiamento di identità era cominciato un anno fa, quando il precedente presidente Jeff Zucker era stato sostituito da Chris Licht, che assieme ai nuovi proprietari di Warner Bros. Discovery sta cercando di riportare la rete all’immagine passata di giornalismo distaccato e fattuale (senza per ora grandi risultati di pubblico). Ma oltre al calo nei rating, più accentuato che quelli delle reti concorrenti, si è attirata adesso nuove critiche da più parti, collegate al dibattito attorno al preteso pericolo per la democrazia rappresentato da Trump e al ruolo del giornalismo nell’offrirgli più possibilità di trasmettere i suoi messaggi. È da notare anche che la formula del town hall implica che il candidato risponda direttamente al pubblico di elettori ed elettrici in studio, e offre forse meno possibilità alla giornalista di CNN di incalzare l’ex presidente sugli aspetti più problematici della sua campagna. Decidere di ospitare proprio lui, in una delle prime trasmissioni importanti della campagna per le elezioni del 2024, è un segnale molto forte di una ricerca di nuovo pubblico verso destra: da parte di una rete che aveva ottenuto negli anni della presidenza Trump estesi consensi fra un’altra parte di pubblico per l’aggressività con cui aveva criticato il presidente e la deriva presa dal suo partito (ricambiata con grandi attacchi e insulti dallo stesso Trump: che infatti ha ricevuto a sua volta una minore dose di critiche per avere accettato l’invito).


domenica 7 Maggio 2023

Uno scoop a quale costo?

Il mese scorso la storia di un reporter del McCurtain Gazette-News (un piccolo giornale dell’Oklahoma), Bruce Willingham, ha ottenuto l’attenzione dei media nazionali statunitensi. Al termine di una riunione dei funzionari della contea di McCurtain, dopo che ai cittadini era stato detto di abbandonare la sessione, Willingham aveva lasciato un registratore vocale attivo nella sala sperando di ottenere prove che i funzionari stessero tenendo riunioni operative segrete. Nell’audio recuperato si sente un commissario della contea proporre di uccidere giornalisti locali, e lamentarsi che i neri non possano più essere linciati. In seguito alla sua pubblicazione ci sono state proteste pubbliche e alcuni funzionari che avevano partecipato alla conversazione si sono dimessi. La storia ha generato anche un dibattito laterale sulla correttezza e la liceità del comportamento del reporter. Un giornalista del sito di una non profit dell’Alabama, Tom Arenberg si è chiesto in quali altre circostanze la raccolta di notizie potrebbe rientrare in questa zona etica grigia e sul suo blog ha proposto una serie di scenari ipotetici, chiedendo a giornalisti reali o potenziali come si comporterebbero di fronte a scelte simili, e indicando tra parentesi il suo, di parere.
(il contesto è quello del giornalismo americano, che ha rigori e regole condivise molto più di quanto accade da noi, rispetto alla correttezza con le fonti, con i coinvolti e con i lettori)

“Vedi due giornalisti accanto al tuo tavolo al ristorante. Stanno parlando ad alta voce e puoi sentire tutto quello che dicono su un argomento rilevante in cui sono coinvolti. Riferisci quello che dicono? (Io dico di sì, ma solo dopo aver dato a ciascuno la possibilità di elaborare, chiarire o fare marcia indietro il giorno dopo)”.
“Uno scenario simile ma questa volta riguarda camere d’albergo adiacenti. (Le tratterei come informazioni non registrate e le sfrutterei per ottenere conferme registrate dai giornalisti o da altri)”.
“Un giornalista sta tenendo un discorso a un incontro pubblicizzato come aperto al pubblico ma non ai media. Ti togli il tuo badge da giornalista, partecipi e riferisci? (Io sì, senza problemi)”.
“E se l’evento è destinato a soli membri di un club, ma sai che se ti intrufolerai nessuno ti noterà? Lo faresti, per raccontare? 
(Per me questo è un no”.
“Hai bisogno di un’intervista con una figura centrale in una grande controversia, ma l’amministrazione (segretaria, addetto alle relazioni con i media) sta mettendo dei blocchi. Dichiareresti di essere qualcuno diverso da un giornalista solo per superare i controlli? (Anche questo per me è un no)”.
Stai facendo un’intervista al protagonista di una notizia nel suo ufficio. Sulla sua scrivania c’è una lettera che riesci a leggere e puoi capire che riguarda una storia importante di cui ti stai occupando. Continui a leggere per vedere se sono notizie di cui dovresti ricevere conferma in seguito? (Io consiglierei di non leggerla)”.
“Prevedi un’intervista difficile con una persona chiave in una storia importante, in uno stato che non impone di rivelare che la stai registrando. Dubiti che la persona ti darà il permesso, ma vuoi che il pubblico la ascolti direttamente. Registri segretamente l’intervista? (Io lo farei ma non la renderei pubblica a meno che l’intervistato non contesti pubblicamente la mia accuratezza)”.
“In risposta ad una richiesta di dati pubblici, ottieni un documento parzialmente censurato. Ma la parte censurata è censurata male e puoi vedere cosa c’è nascosto o avere una tecnologia per svelarla. Pubblichi l’informazione nascosta? (Sì, in un batter d’occhio)”.


domenica 7 Maggio 2023

In otto anni

ADS è l’ente che certifica i dati di diffusione delle testate quotidiane e periodiche italiane, e di cui Charlie riferisce ogni mese i report mensili. Sono dei report definiti “stime”, che vengono successivamente riviste e assestate, con variazioni raramente significative: ma proprio per queste verifiche, i dati “certificati” su scala annuale arrivano a una certa distanza, e il mese scorso sono stati diffusi quelli del 2021. I più antichi in archivio sono quelli del 2013, e le voci singole di cui parliamo abitualmente nei report mensili non sono esattamente paragonabili, quindi ci siamo limitati a mettere a confronto i totali della diffusione (che includono anche omaggi, copie promozionali, copie digitali superscontate) per dare un’idea comunque della scala del declino soltanto negli ultimi dieci anni.
(le note a margine più rilevanti da considerare sono: il Sole 24 Ore ha ridotto molto il numero delle copie omaggio, che invece è cresciuto molto per Avvenire, e questo spiega in parte il suo risultato che si discosta dalla tendenza generale; anche gli omaggi di Italia Oggi sono stati 9mila nel 2021 contro meno di 2mila nel 2013)


domenica 7 Maggio 2023

Micropagamenti su Twitter, forse

Ciclicamente si torna a parlare di micropagamenti e giornali, cioè della possibilità di pagare per acquistare non un abbonamento mensile o annuale, ma una singola copia digitale di un giornale o un singolo articolo. Questa settimana c’è stato un tweet di Elon Musk, che ha scritto che in futuro gli editori potranno far pagare agli utenti i singoli articoli “con un solo click” definendo il sistema “a major win-win for both media orgs & the public”. L’idea non è nuova, come hanno fatto notare in molti, e il fatto che non ci siano state finora iniziative veramente di successo in questo senso non depone a favore dell’iniziativa. Questa settimana ne ha parlato in Italia Riccardo Luna su Repubblica, con una certa fiducia, soprattutto rispetto alla possibilità di allargare la percentuale pagante dei lettori di notizie online.
Dal lato degli editori ci sono diversi dubbi. Si è già parlato in Charlie della maggiore affidabilità degli abbonamenti rispetto al micropagamento, soprattutto a lungo termine. D’altro canto questa formula può avere senso in situazioni di subscription fatigue, una stagnazione del numero di abbonati: in cui allora i micropagamenti potrebbero essere un’occasione di attenuare le perdite. Un interessante, e critico, articolo di NiemanLab riporta uno studio dell’anno scorso che mostra come solo l’1% dei lettori, trovandosi davanti un paywall, decida di pagare per avere la notizia piuttosto che cercarla su altre fonti gratuite. Un altro dubbio riguarda la fiducia degli editori in un soggetto, come Musk, che si è mostrato ripetutamente ostile ai giornalisti e alla stampa, e un altro ancora l’effettivo ricavo estraibile da un sistema dagli elevati costi di gestione come quello delle microtransazioni.


domenica 7 Maggio 2023

Le cose precipitano a Vice

Secondo “persone a conoscenza delle operazioni” intervistate dal New York TimesVice presenterà una richiesta di fallimento nelle prossime settimane dopo che più di cinque aziende interessate alla sua acquisizione si sono tirate indietro.
In caso di accoglimento della richiesta, Vice continuerà a operare normalmente e la società sarà messa all’asta entro 45 giorni. Il suo creditore principale, Fortress Investment Group, che sarebbe il primo a essere pagato in caso di vendita, è considerato il suo acquirente più probabile. Gli investitori, come Disney, rischiano di non ottenere invece alcun ritorno.
Vice, nato come rivista in Canada negli anni Novanta per un pubblico giovanile, è diventato celebre per i suoi contenuti giornalistici aggressivi e poco convenzionali e i temi di consumi e mode contemporanee. Il suo successo e la sua trasformazione in società digitale e di produzione video, così come i suoi alti e bassi, sono raccontati nel libro di Jill Abramson Mercanti di verità, pubblicato in Italia da Sellerio.
Delle recenti difficoltà di Vice avevamo scritto quando il sito della rete televisiva americana CNBC aveva rivelato che i tentativi di trovare un acquirente per la rivista erano falliti per l’ennesima volta, portando il prezzo richiesto a un miliardo di dollari (nel 2017 era stata valutata 5,7 miliardi). Intanto è stata annunciata la chiusura della sua edizione francese e la sua amministratrice delegata e il suo responsabile globale per le notizie e l’intrattenimento si sono dimessi.
Insieme alla chiusura di BuzzFeed News e alla riduzione di 180 dipendenti nel resto dell’azienda, di cui avevamo parlato ad aprile, la probabile dichiarazione di fallimento di Vice è letta in questi giorni come una sorta di “fine di un’era” per una quota di giovani media digitali di grande successo internazionali.


domenica 7 Maggio 2023

Soldi da TikTok?

Mercoledì TikTok ha annunciato di voler offrire una nuova opzione pubblicitaria sulla sua app. Si chiamerà Pulse Premiere, e sarà un’estensione del sistema pubblicitario già esistente Pulse, che permetterà agli inserzionisti di posizionare annunci associati ai contenuti prodotti dalle maggiori testate giornalistiche come BuzzFeed NBC, con i ricavi condivisi a metà tra TikTok e le testate stesse.
Se in precedenza Pulse si era concentrato su creator e influencer indipendenti, secondo l’andamento di like, tempo di visualizzazione e commenti, il nuovo prodotto sarà piuttosto dedicato agli account di editori selezionati che avranno la possibilità di generare entrate direttamente dalla piattaforma. La scelta dovrebbe rendere gli inserzionisti e le testate più interessate alle sorti di TikTok in un momento in cui si discute molto del possibile divieto del servizio negli Stati Uniti – dove ha più di 150 milioni di utenti registrati – per questioni legate alla privacy dei dati degli utenti. E potrebbe essere un incentivo a definire meglio la presenza e il ruolo delle aziende giornalistiche su TikTok, finora usato da alcune di queste in esperimenti senza una visione esatta. Per quanto TikTok rappresenti una piccola quota del mercato degli annunci digitali se confrontata con Meta Platforms Inc. e Google di Alphabet, quest’anno dovrebbe detenere il 2,5% del mercato pubblicitario digitale statunitense e aumentare i ricavi del 36%, secondo una previsione della società di ricerche di mercato Insider Intelligence citata dal Wall Street Journal.


domenica 7 Maggio 2023

Charlie, magari

È stata ospitata anche su alcuni quotidiani italiani una campagna pubblicitaria dell’Unesco per il “World press freedom day” dedicata alla difesa della libertà d’espressione e del giornalismo, che – con un design e una creatività non molto elaborate – ha voluto mostrare l’effetto inquietante e poco rassicurante di un’informazione che dica solo che “va tutto bene”. La campagna è naturalmente benintenzionata, ma il suo effetto non è particolarmente convincente in Italia, dove i lettori dei quotidiani sono invece abituati a leggere ogni giorno, di fatto, che “va tutto male”, ed è a questi eccessi che forse vorrebbero sfuggire.

Fine di questo prologo.


domenica 30 Aprile 2023

Voices

Il prossimo sabato il Post ha organizzato alle OGR di Torino una giornata sui podcast, con gli autori che raccontano il loro lavoro e ospiti a discutere di cosa sta succedendo ai podcast, tra lo spazio di informazione stabilmente occupato e le sostenibilità economiche ottenute o ancora cercate. I posti sono andati esauriti in poche ore, malgrado lo spazio abbia una capienza di mille persone.