Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 27 Aprile 2025
Da qualche anno i libri “allegati” ai quotidiani hanno avuto un ritorno di interesse, e di investimento da parte dei quotidiani stessi, dopo che i loro grandi successi del secolo scorso erano assai declinati per diversi anni. Adesso le offerte sono tante e le più varie, a pagamento o gratuite, con molte diverse pubblicazioni promosse ogni giorno soprattutto sulle pagine dei due quotidiani maggiori, e con evidenti competizioni e tentativi di imitazione. Questa settimana Repubblica ha annunciato una serie di libri a cura dei propri giornalisti dedicati a grandi leader politici internazionali, Putin, Trump e Xi Jinping. Il Corriere della Sera aveva presentato un mese fa una serie molto simile di libri a cura dei propri giornalisti dedicati a Putin, Trump, Musk e Zelensky.

domenica 27 Aprile 2025
L’ex primo ministro britannico Gordon Brown ha scritto sabato sul Guardian di avere ottenuto nuove informazioni che confermerebbero ulteriori accuse contro il gruppo editoriale News Corp dell’imprenditore miliardario Rupert Murdoch e le sue testate, rispetto all’antico ma mai sopito scandalo delle pratiche illecite attuate da quelle testate per ottenere informazioni su molti personaggi famosi e protagonisti della cronaca. Brown ha citato tra le altre cose l’attuale discusso amministratore delegato del Washington Post , Will Lewis, accusando di aver contribuito a insabbiamenti e distruzioni di prove quando era un dirigente dell’azienda britannica, accusa che era tornata molto frequente l’anno scorso in mezzo alle polemiche sul lavoro di Lewis al Washington Post.
Brown ha domandato che nuove inchieste siano aperte contro News Corp alla luce delle rivelazioni nei documenti dei più recenti processi (tra cui quello vinto di fatto dal principe Harry) e delle testimonianze raccolte dallo stesso Brown.
domenica 27 Aprile 2025
La lettera di Gad Lerner che spiegava la fine della sua collaborazione col Fatto, che Charlie ha pubblicato domenica scorsa, è stata ripresa da diversi siti e ha generato commenti e reazioni. E malgrado la lettera fosse stata inviata alla redazione ai primi di aprile, la sua diffusione ha evidentemente spinto il direttore del Fatto a una sua reazione, piuttosto risentita, nella forma di una risposta a una lettera al giornale.
“Caro professore, il suo sdegno è anche il mio. Unito a una buona dose di stupore, tanto più che Gad Lerner nello stesso annuncio mi ringrazia per l’assoluta “libertà di cui ho goduto” in questi cinque anni al “Fatto”, dove ha scritto tutto quello che voleva, spesso in dissenso con il sottoscritto e con le altre firme del giornale. L’altroieri, dopo aver letto quelle parole oltraggiose per tutta la nostra comunità, una giovane collega che ogni giorno sputa sangue e sudore per portare notizie e fornire un servizio onesto ai lettori, spesso sfidando le ire, gli insulti, le querele e le cause civili delle destre al governo, mi ha scritto: “Ma Lerner come si permette?”. Ecco, appunto”.
Giovedì Lerner ha espresso ulteriori critiche nei confronti del Fatto nel corso di una puntata del programma “Piazzapulita” su La7 , e il direttore del Fatto ha ripetuto il suo fastidio nella rubrica delle lettere del quotidiano.
“Caro Giorgio, non so cos’abbia detto Lerner da Formigli: non me ne può importare di meno e, quando c’è Piazzapulita, ho sempre di meglio da fare. Però so cosa ho scritto nella prefazione al libro di Padellaro, che le consiglio (il libro, non la prefazione): “Noi italiani siamo sempre alla mercé dell’uomo forte, ma oggi l’uomo forte non indossa più l’orbace e la camicia nera: veste la grisaglia del ‘tecnico’. Infatti non si sono mai visti tanta adulazione, tanta autocensura e tanto conformismo come sotto i due ‘Supermario’: Monti e Draghi”. Non saper leggere è peggio che non saper scrivere”.
domenica 27 Aprile 2025
C’è una grossa questione in ballo tra Donald Trump e la testata televisiva CBS News, di cui avevamo raccontato qui. Nelle ultime settimane sembrava che CBS fosse tornata a voler essere combattiva nella causa giudiziaria avviata da Trump, ma di nuovo negli ultimi giorni l’impressione di molti commentatori è stata che la presidente Shari Redstone voglia tutelare i propri interessi economici cedendo alle richieste di Trump. E un sintomo di questa indulgenza che ha fatto molta impressione nel mondo del giornalismo americano sono state le dimissioni di Bill Owens, storico produttore del programma di CBS News “60 Minutes”, forse il più famoso nell’ambito del giornalismo televisivo americano. Owens ha scritto alla redazione che “negli ultimi mesi è diventato chiaro che non mi sarebbe stato permesso di guidare lo show come ho sempre fatto, di prendere decisioni indipendenti a partire di cosa è giusto per “60 Minutes” e per il pubblico”.
domenica 27 Aprile 2025
Europa fu un quotidiano italiano che nacque nel 2003 come giornale del partito di centrosinistra che si era chiamato “La Margherita”, e in parte ereditando il ruolo del quotidiano del disciolto partito novecentesco della “Democrazia Cristiana”, il Popolo: ma che sopravvisse fino al 2014, anche dopo la confluenza nel Partito Democratico della Margherita. Con la sua chiusura fu anche smantellato il sito del giornale, e rimossi i suoi contenuti. Ma da un paio di settimane è stata ripristinata la consultazione a tutto l’archivio delle copie quotidiane, con un efficace sistema di ricerca.
domenica 27 Aprile 2025
Una giuria ha dato di nuovo ragione al New York Times, martedì, nel processo in cui il giornale era accusato di diffamazione da Sarah Palin, ex governatrice dell’Alaska e candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Il processo era stato ripetuto dopo l’annullamento per alcune irregolarità nel suo primo svolgimento. L’avvocato del giornale ha detto che la sentenza conferma che “l’editore non può essere considerato punibile per un errore in buona fede”.
La storia, ricordiamo, era questa: “in un editoriale del 2017 il New York Times accusò Palin di avere contribuito a incentivare azioni terroristiche violente contro i membri del parlamento (compreso l’attentato del 2011 contro Gabrielle Giffords), attraverso sue campagne e messaggi descritti in modo errato nell’articolo. Dopo le proteste il giornale corresse l’editoriale, segnalando l’errore in coda, ma Palin presentò lo stesso una denuncia per diffamazione. Durante le udienze di questi giorni stanno emergendo molte questioni significative sul funzionamento dei giornali: la principale è la contraddizione quotidiana tra i tempi immediati di pubblicazione e la necessità di verifiche attente. In quel caso l’editoriale seguiva un nuovo attentato e il giornale ritenne che non potesse essere rimandato, e il difetto di memoria del suo autore non ebbe il tempo di essere verificato e corretto”.
domenica 27 Aprile 2025
Alla fine Google non cambierà praticamente niente sui “cookie”. Era stata la questione di maggiore importanza e preoccupazione negli ambiti della pubblicità digitale – e quindi anche nei giornali online – negli scorsi anni, ma è andata ridimensionandosi e adesso Google si è ritirata ulteriormente. In breve (ma potete leggerne qui): Google aveva presentato quattro anni fa un intervento in difesa della privacy dei propri utenti che avrebbe molto ridotto le capacità di “profilazione” da parte degli inserzionisti pubblicitari e quindi l’efficacia della pubblicità nel raggiungere i destinatari desiderati. Ma la costruzione di un sistema alternativo si è rivelata troppo complicata, anche per le reazioni ricevute, e già l’anno scorso Google aveva annunciato ripensamenti.
domenica 27 Aprile 2025
Questa settimana il comitato di redazione del Sole 24 Ore si è di nuovo irritato con la direzione per una scelta editoriale: la pubblicazione nelle pagine degli editoriali e delle opinioni di una lettera dell’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci che spiegava le sue ragioni rispetto alla sentenza che lo ha condannato a sei anni di carcere (dove si trova adesso) per la responsabilità in un incidente automobilistico del 2013 in cui morirono quaranta persone.
Il Fatto ha dato notizia della protesta condivisa con i giornalisti da parte del comitato di redazione:
“Avevamo chiesto per iscritto al direttore di evitare la pubblicazione di un intervento che ci pare inopportuno sotto più punti di vista. Nella forma innanzitutto, 150 righe nelle quali vengono riproposte dal diretto interessato le ragioni della sua innocenza, senza alcun filtro giornalistico, senza alcun contraddittorio, facendo da impropria cassa di risonanza. Malinteso ci appare poi un eventuale riferimento al garantismo, visto che non ci troviamo di fronte a un indagato e neppure a un imputato, ma a un top manager (con evidente disponibilità della migliore difesa tecnica) condannato definitivamente per gravissimi reati dopo tre gradi di giudizio durati anni. Semmai si può affermare la legittimità del diritto di critica. Anche delle sentenze, certo. Ma meglio sarebbe che non lo esercitasse sul giornale la persona condannata e comunque sempre tenendo ferme due convinzioni: la conoscenza dei fatti e il rispetto delle vittime (e qui ce ne sono 40). Castellucci ha tutto il diritto di non rispondere a domande scomode (lo ha fatto nel processo a Genova, dove ha reso 5 ore di dichiarazioni, dopo essersi rifiutato di rispondere al pm); libero lui di difendersi come meglio crede, liberi noi di non fargli da buca delle lettere”.
domenica 27 Aprile 2025
Ryan Lizza è un importante giornalista americano cinquantenne che si occupa soprattutto di politica. Ha collaborato con diverse testate importanti e dal 2019 scriveva per Politico, il sito che è diventato prima protagonista del giornalismo politico americano, poi ha aperto una versione europea, poi è stato comprato dalla grande multinazionale editoriale tedesca Axel Springer. Su Charlie ci era capitato di citarlo l’anno scorso per una convulsa storia tra il gossip e l’etica giornalista che aveva riguardato la sua ex compagna Olivia Nuzzi. Prima ancora, nel 2017, lui stesso invece era stato accusato di molestie e il New Yorker lo aveva licenziato, mentre altre testate con cui collaborava avevano concluso di non avere ragioni per interrompere il rapporto.
Una settimana fa Lizza ha annunciato che avrebbe lasciato Politico per creare una sua newsletter sulla piattaforma Substack, Telos, spiegando che gli attuali “pericoli per la democrazia” richiedono approcci diversi da quelli di Politico. E nella sua prima newsletter ha messo Politico tra le testate secondo lui troppo accondiscendenti con il presidente Trump.
Una responsabile legale di Politico allora gli ha mandato una mail intimandogli di cancellare quel testo “denigratorio”: lui l’ha pubblicata nella sua newsletter martedì, facendola seguire a una sua risposta polemica e bellicosa che chiede a Politico di ritirare la richiesta.
Naturalmente, fatte salve le ragioni di Lizza, questo inizio è già diventato un formidabile strumento promozionale per la sua nuova newsletter.
domenica 27 Aprile 2025
Una vecchia considerazione che bisogna sempre prendere con le molle, sui giornali, è che ai lettori – noialtri e noialtre – interessi la “qualità”: ovvero un giornalismo accurato, obiettivo, imparziale. Questo è vero, in misure diverse, solo per una parte di noialtri e noialtre. L’altro fattore che influenza grandemente l’apprezzamento per l’informazione è quello identitario: c’è una grande domanda – sempre di più in questi decenni polarizzati e in cui l’affermazione di sé è una pratica così sentita – di giornali e giornalisti che ci confermino nelle nostre opinioni, che ci dicano quello che vogliamo sentire, che ci facciano sentire un’appartenenza spesso definita attraverso quello e quelli che escludiamo, nemici, altro da cui essere diversi.
È la ragione per cui il gradimento del pubblico non è una garanzia di buon giornalismo, e per cui non è vero che i giornali che “dipendono solo dai loro lettori” siano indipendenti: appunto, sono dipendenti da un padrone molto sensibile e molto esigente.
Questo tipo di esigenza, sostiene una recente ricerca americana, è più frequente tra le categorie sociali e umane con meno strumenti economici e culturali, e minor potere (le tre cose vanno spesso d’accordo); e tra i più giovani e quelli che sono abituati a informarsi sui social network. Oltre, naturalmente, a coloro che hanno posizioni politiche più radicali e definite. La ricerca ha chiesto a campioni di vari paesi se preferiscano “ricevere le notizie da fonti senza un particolare punto di vista” o “da fonti che condividano il mio punto di vista”, con le opportune considerazioni sulla sincerità della risposta: in Italia il 57% ha riposto a favore della prima e il 17% a favore della seconda. Numeri abbastanza nella media, anche se quelli dei paesi nordeuropei – che abitualmente consideriamo di maggior progresso civile – hanno quote molto più basse sulla seconda percentuale.
Sono risultati non sorprendenti, ma che è utile definire per realizzare – ancora una volta – che l’impegno maggiore dei giornali che vogliono davvero confermare il proprio ruolo nel migliorare le convivenze e i funzionamenti delle comunità è quello di raggiungere esattamente i potenziali lettori e lettrici meno raggiunti e più lontani, senza venire meno ai propri standard di accuratezza e senza ricorrere a partigianerie che accontentino sempre i soliti destinatari. È difficile, bella scoperta: è difficilissimo. Ma il dannato futuro dei giornali – per un’idea che abbiamo dei giornali – sta lì.
Fine di questo prologo.
domenica 20 Aprile 2025
Il Post ha compiuto quindici anni ieri sera: contestualmente, è diventato ufficiale il cambio di direzione da Luca Sofri a Francesco Costa. Con l’occasione è iniziata la pubblicazione di un podcast in 15 puntate su cosa sono stati questi 15 anni, e per abbonati e abbonate è possibile regalare a chiunque un mese di abbonamento al Post.
domenica 20 Aprile 2025
Il sito Prima Comunicazione ha descritto una serie di nuove nomine al Corriere della Sera, a cominciare da quella di Luciano Ferraro a vicedirettore operativo. La composizione dell'”ufficio centrale” della redazione – quattordici persone – è quindi tutta di uomini, con l’eccezione di Maria Serena Natale, dedicata però alla crescita degli abbonamenti.
domenica 20 Aprile 2025
Il condirettore dell’agenzia di stampa AGI, Paolo Borrometi, ha annunciato le sue dimissioni. L’ AGI – di proprietà della società di combustibili ed energia ENI – è da tempo protagonista di un percorso faticoso: l’anno scorso la redazione e parte della politica avevano fatto una grande resistenza contro le ipotesi di cessione al deputato leghista Antonio Angelucci, proprietario già dei quotidiani Giornale, Libero e Tempo, e l’operazione si era fermata. L’attuale direttrice Rita Lofano è stata sfiduciata un anno fa dalla redazione, ed era stata indicata a quel ruolo dal direttore precedente – Mario Sechi – che è passato negli ultimi anni dal ruolo di portavoce della presidente del Consiglio a quello di direttore dell’agenzia e oggi del quotidiano Libero. Le dimissioni di Borrometi avrebbero a che fare, secondo diverse fonti, con i dissensi con la direttrice stessa.
domenica 20 Aprile 2025
L’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha scritto una lettera al Corriere della Sera per definire “del tutto infondato e falso” un articolo pubblicato venerdì a proposito della vendita di una villa in Sardegna di cui gli era attribuita la proprietà. Il Corriere ha però finora scelto di mantenere online l’articolo contestato da Formigoni.
domenica 20 Aprile 2025
Il sito britannico che si occupa di giornali e media che si chiama PressGazette ha posto qualche tempo fa la questione della citazione di presunti “esperti” nei giornali di quel paese, che a verifiche più accurate non sembrano tanto esperti, e la cui consultazione segue percorsi poco chiari. Nelle settimane successive ci sono stati sviluppi e anche il Guardian ha riferito sabato che per esempio molte testate hanno rimosso le citazioni di una presunta esperta dell’università di Oxford ascoltata su Vitamina D e su altri pareri medici o psicologici, che a più accurate indagini è diventata piuttosto sospetta (la sua stessa esistenza lo è diventata).
Un’esperta con lo stesso nome e sulle stesse competenze era stata citata in Italia dalla rivista Grazia lo scorso dicembre, ma può trattarsi di un’omonimia.
La citazione di esperti o enti specializzati spacciati da uffici stampa o agenzie di comunicazione a scopo promozionale sui giornali italiani era stata molto frequente fino a una decina d’anni fa: ma la facilità di fare verifiche su internet l’ha molto attenuata.
domenica 20 Aprile 2025
Lunedì scorso il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista di Aldo Cazzullo al direttore del Giornale Alessandro Sallusti, in promozione del suo nuovo libro. Sallusti ha raccontato nuovamente la storia della fucilazione di suo nonno, comandante militare fascista a Como che aveva ordinato a sua volta la fucilazione di un giovane partigiano, Giancarlo Puecher, medaglia d’oro della Resistenza. Nei giorni successivi la ricostruzione di Sallusti è stata smentita dall’Associazione nazionale partigiani di Como e dalla nipote di Puecher, Orsola Puecher, che già ne aveva scritto quindici anni fa.
domenica 20 Aprile 2025
Gad Lerner, popolare giornalista italiano che aveva interrotto il suo rapporto con Repubblica dopo il contestato cambio di direzione del 2020 ed era stato da allora ospitato dal Fatto, ha scritto alla redazione del Fatto per comunicare la fine della sua collaborazione.
“Voglio ringraziare i colleghi della redazione per questi cinque anni trascorsi insieme. Negli ultimi tempi ho sentito crescere la mia distanza dalla linea del giornale, soprattutto per l’indulgenza – a mio parere – mostrata di fronte all’ascesa delle destre nazionaliste e fascistoidi: da Trump, a Putin fino a casa nostra. Ciò non diminuisce di una virgola il mio apprezzamento per l’indipendenza del giornale e per la sua capacità di dare notizie scomode. Ho ringraziato il direttore per la libertà di cui ho goduto e vi saluto tutti con affetto”.
domenica 20 Aprile 2025
I lettori di questa newsletter hanno familiare il nome della Columbia Journalism Review, una fonte che è capitato di citare sulle questioni giornalistiche americane: è la storica rivista – e da tempo il sito web – della scuola di giornalismo della Columbia University di New York. Il suo direttore è stato per sette anni Kyle Pope, che ha lasciato nel 2023 ed era stato sostituito lo scorso settembre da Sewell Chan, giornalista di 47 anni che aveva lavorato nelle maggiori testate quotidiane statunitensi.
Ma Chan è stato licenziato giovedì dopo appena sette mesi, in seguito alle lamentele sul suo comportamento da parte della redazione: lui si è detto esterrefatto e ha descritto i problemi come singole discussioni con tre redattori, di ordinaria amministrazione.
domenica 20 Aprile 2025
Alcuni soci di minoranza (molto di minoranza) della società Caltagirone Editore hanno chiesto di revocare le cariche più importanti della società in considerazione di quelli che considerano una serie di fallimenti di bilancio e di descrizioni equivoche dei risultati (che chiamano “maquillage di bilancio”).
Caltagirone Editore – società la cui maggioranza è appunto della famiglia Caltagirone, di grandi potere e ricchezza nel settore immobiliare e nella finanza nazionale – possiede i quotidiani Messaggero, Mattino, Gazzettino, Leggo, Nuovo Quotidiano di Puglia e Corriere Adriatico.
“Ci troviamo una pessima gestione del ramo editoriale, con un margine operativo lordo di meno di un milione ed un reddito operativo negativo per diversi milioni, anche senza considerare le svalutazioni monstre delle testate effettuate per l’esercizio 2024. A fronte della riduzione dei ricavi nel 2024 sono invece aumentati sia i costi del personale che gli altri costi di esercizio e ciò risulta ancora più grave considerando che la riduzione dei ricavi è un dato “preannunciato” con largo anticipo al mercato considerando la costante diminuzione delle vendite dei quotidiani e quindi gli amministratori avrebbero dovuto non solo ridurre tali costi, ma anche in percentuale superiore alla riduzione dei ricavi . Questa pessima gestione va avanti da anni. Con l’esercizio 2024 e’ arrivata una catastrofica perdita di 4,5 milioni sul Messaggero. Come prima iniziativa e’ inevitabile la revoca per GIUSTA CAUSA quanto prima del Presidente e dell’Amministratore delegato del Messaggero. L’anno precedente una perdita già drammatica di oltre 2 milioni di euro. Quest’anno raddoppiata. Per il Mattino una perdita di 1,7 milioni. Sono risultati così PESSIMI che non si ritrovano in nessun’altra società del settore quotata”.
La richiesta “di revocare per giusta causa i vertici societari (Presidente dottoressa Caltagirone Azzurra e Vice Presidenti dottor Caltagirone Alessandro e dottor Caltagirone Francesco)” nasce dalla convinzione dei soci di minoranza che la remunerazione delle proprie quote venga danneggiata dalle scelte in questione, privilegiando altri interessi e retribuzioni dei soci di maggioranza.
“dobbiamo vedere un compenso al Presidente Azzurra Caltagirone di 700.000 euro. Una cifra PARI al margine operativo lordo dell’intero Gruppo Caltagirone Editore e superiore addirittura ai dividendi che il Cda vorrebbe proporre ai cinquemila Soci di minoranza”.
I destinatari della richiesta hanno risposto negativamente a tutte le richieste, che saranno discusse nell’assemblea del prossimo 5 maggio.
(Lunedì scorso la questione è stata raccontata in un articolo sul Fatto)
domenica 20 Aprile 2025
Martedì il Giornale, quotidiano che con Libero e col Tempo di Roma appartiene al deputato della Lega Antonio Angelucci, ha pubblicato un articolo sulle presunte “opacità” di un servizio di scommesse sportive gestito dalla Gazzetta dello Sport. L’articolo non criticava tanto l’iniziativa di incentivare le scommesse – con tutti i pericoli che ne derivano legati alla ludopatia – e anzi avallava tutte le presunte giustificazioni sulle “scommesse sicure”: ma conteneva invece allusioni un po’ vaghe ma suggestive ai possibili conflitti di interesse dell’editore della Gazzetta dello Sport, Urbano Cairo, che è anche proprietario della squadra di calcio del Torino, e alle sfuggenti informazioni sulla società di scommesse.
La scelta del Giornale di dare una pagina a un’accusa poco chiara e concreta, e di muovere quell’accusa – fin dal titolo – esplicitamente all’editore piuttosto che alla testata, fa pensare a una relazione con l’intensa campagna intimidatoria che i giornali del deputato Angelucci hanno iniziato da un paio di settimane nei confronti di Cairo, dopo che sulla sua tv La7 erano state trasmesse delle inchieste molto severe nei confronti degli affari principali di Angelucci, le cliniche private.
domenica 20 Aprile 2025
Il New York Times ha intanto pubblicato un’efficace ricostruzione per immagini di come sono distribuite le posizioni all’interno della sala stampa della Casa Bianca.

domenica 20 Aprile 2025
L’amministrazione Trump, come avevamo accennato la settimana scorsa, sta ancora facendo resistenza contro la sentenza che ha disposto il reintegro dei giornalisti dell’agenzia Associated Press nelle iniziative pubbliche della Casa Bianca, e ha fatto ricorso: ma ha anche scritto al giudice che AP sarà reinserita nel “press pool” da oggi, domenica. È tutto da vedere in quali modi e con quali frequenze questo avverrà, dopo che il privilegio delle agenzie è stato in generale ridimensionato: ma l’impressione è che la Casa Bianca stia cercando di uscirne senza ammettere una sconfitta, e presentando la reimmissione come una propria scelta in base a “nuove regole”, appunto.
L’esclusione di AP si deve a una ritorsione per la scelta dell’agenzia di non seguire la richiesta dell’amministrazione di chiamare “Golfo d’America” il Golfo del Messico.
domenica 20 Aprile 2025
C’è stata un’altra sentenza americana importante contro Google, per abuso della sua posizione dominante nel mercato della pubblicità online. C’entra molto col presente e col futuro dei giornali, perché i giornali online sono stati molto danneggiati, in questi anni, dal declino dei ricavi pubblicitari dovuto in parte al potere di Google nella gestione e ottimizzazione delle inserzioni. Ma se ci saranno sviluppi avranno tempi lunghi, tra ricorsi ed eventuali soluzioni tutte da trovare.
“È possibile che entrambi questi processi abbiano delle conseguenze molto grosse perché i giudici potrebbero decidere di imporre a Google di dividersi per rompere il monopolio. Una decisione di questo tipo potrebbe influenzare anche i diversi processi in corso contro le altre principali aziende tecnologiche statunitensi, tutte più o meno accusate della stessa cosa: aver abusato della propria posizione dominante e aver distrutto la concorrenza. Sono in corso dei processi di questo tipo anche contro Apple, Meta e Amazon”.
domenica 20 Aprile 2025
Il New York Times ha pubblicato una illuminante raccolta di pareri sull’attrattiva del ruolo di direttore o direttrice di Vanity Fair, dopo che la sua attuale direttrice ha deciso di dimettersi. L’articolo spiega che un tempo quell’incarico sarebbe stato vissuto da chiunque nella professione giornalistica come ricco di prestigio, soddisfazioni e privilegi: ma oggi la direzione delle grandi testate giornalistiche è invece diventata per la gran parte del tempo e dei pensieri una questione di declini da attenuare e crisi da contenere.
La riflessione è interessante sia perché in parte riguarda anche i più importanti giornali italiani, e sia perché in parte no. Affrontare il declino è in effetti diventata la priorità maggiore anche di chi dirige le grandi testate tradizionali qui, e questo rende meno attraenti quei ruoli per chi li confronti con le opportunità creative e innovative di molti nuovi progetti resi possibili dai cambiamenti digitali. Ma al tempo stesso gli editori di diversi dei maggiori giornali italiani non hanno come essenziale priorità la sostenibilità economica, e sono interessati più che in altri paesi a che quei giornali siano strumenti di potere, di relazioni e di promozione di altri interessi. E questo solleva chi li dirige da una parte del carico di stress conseguente alle perdite di ricavi, lasciandoli comunque con la frustrazione di una perdita di qualità giornalistica, dovuta alla riduzione dei costi e alle cessioni di spazio agli interessi pubblicitari.
L’impressione attraverso le conversazioni che capita di avere – ma sarebbe interessante una ricerca più scientifica – è che fuori dalle grandi redazioni (dove ci sono ovviamente un’identificazione e un’appartenenza più forti con la propria testata) dirigere un grande giornale tradizionale non sia più un’ambizione così unanime per chi lavora nel giornalismo. Soprattutto in assenza di editori che dicano ai loro direttori, o direttrici: “mi fido di te, cambiamo tutto e diamoci un obiettivo di quel che saremo tra cinque anni, senza spaventarci di cosa succederà tra cinque mesi”.
Fine di questo prologo.
domenica 13 Aprile 2025
I giornalisti dell’importante quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung hanno scioperato per due giorni, mercoledì e giovedì, nel contesto di una complicata trattativa con la federazione degli editori per un aumento degli stipendi: è il terzo sciopero in quattro mesi. La Süddeutsche Zeitung ha la sua sede a Monaco e il prossimo ottobre compirà ottant’anni: è un giornale di posizioni prevalentemente progressiste e socialdemocratiche.
Negli scorsi due giorni ha scioperato anche la Gazzetta di Parma , chiedendo che la proprietà non riduca ulteriormente il numero di giornalisti in redazione.
domenica 13 Aprile 2025
La società che pubblica il Sole 24 Ore lascerà la quotazione in borsa, attraverso una riacquisizione delle quote pubbliche da parte di Confindustria, l’associazione delle imprese che possiede la società stessa. I comitati di redazione del quotidiano, di Radio 24 e dell’agenzia Radiocor hanno diffuso un comunicato che definisce la decisione “singolare nei contenuti, preoccupante per le conseguenze, infelice nel timing”. Il comunicato allude esplicitamente alla esperienza – ancora molto sentita – dei dati di diffusione e bilancio falsi scoperti nove anni fa: “in una società dai complessi trascorsi come il Sole 24 Ore, andare indirettamente ad abbassare gli obblighi di rendicontazione, circoscrivere il set di controlli, rimuovere l’intervento di autorità indipendenti non appare esattamente una scelta lungimirante”.
Tutto questo mentre si aspetta la nomina di Federico Silvestri come amministratore delegato della società e la scelta di un nuovo presidente dopo che quello attuale aveva contestato la gestione del bilancio. Secondo un articolo del Fatto le scelte contestate dal presidente uscente sarebbero servite a presentare i risultati della società in attivo.
domenica 13 Aprile 2025
Sabato l’azienda vinicola Aneri ha ancora comprato due pagine di pubblicità sul quotidiano Libero, che la settimana prima aveva messo in prima pagina un’intervista con il fondatore dell’azienda.
domenica 13 Aprile 2025
Il Giornale ha dovuto pubblicare giovedì una rettifica al messaggio contenuto in una pagina pubblicitaria comprata dalla banca Unicredit, che dava indicazioni sbagliate su un’offerta destinandola anche a clienti invece esclusi, “per un problema tecnico in fase di accertamento”.
domenica 13 Aprile 2025
La società che aveva creato l’edizione italiana dell’illustre rivista di spettacolo americana Hollywood Reporter è stata messa in liquidazione. L’impresa, avviata tre anni fa, aveva avuto una serie di sviluppi sventati e fallimentari che avevano mostrato presto una totale incompetenza e mancanza di visione da parte dell’editore, con dimissioni successive dei giornalisti e ridimensionamento progressivo delle ambizioni del giornale. Nessuno si è sorpreso a questo punto di questa fine della storia.
domenica 13 Aprile 2025
Il quotidiano statunitense USA Today ha pubblicato giovedì un proprio “manuale di stile”, gratis e accessibile a tutti, a differenza di quello dell’agenzia Associated Press – ritenuto una specie di “bibbia” del giornalismo, della comunicazione e dell’editoria – che AP vende da tanti anni.
USA Today è uno dei maggiori quotidiani americani, uno dei quattro considerati nazionali, e distribuisce i suoi contenuti anche per molti quotidiani locali di proprietà del grande editore Gannett.
Un manuale di stile è una raccolta di indicazioni e suggerimenti che riguardano ambiti e necessità molto varie: dal linguaggio alle scelte etiche e ad altro ancora. La direttrice di USA Today Caren Bohan lo ha presentato auspicando che “i suoi benefici si estendano assai oltre la nostra redazione, verso chi studia, chi insegna e chi crea contenuti ogni giorno”.
domenica 13 Aprile 2025
Un rapporto dell’INPS sulla situazione della professione giornalistica, diffuso il mese scorso, segnala ancora una spoprorzione non motivata – se non con la motivazione altrettanto disdicevole di una sproporzione di ruoli e responsabilità – tra gli stipendi dei giornalisti e quelli delle giornaliste: “gli uomini guadagnano in media il 16% in più rispetto alle donne. La retribuzione media annua dei giornalisti maschi è stata di 62.661 euro nel 2023, contro i 54.016 euro delle giornaliste”.
domenica 13 Aprile 2025
Patrizio Bertelli, presidente del gruppo Prada, ha dato sabato un’intervista a Daniele Manca del Corriere della Sera in cui tra le altre cose ha espresso un parere che dovrebbe essere fatto proprio da chi si occupa di giornalismo e moda nei quotidiani italiani: «Si parla tanto delle sfilate e poco dell’industria che c’è dietro, altro che leggerezza».
domenica 13 Aprile 2025
Avevamo scritto la settimana scorsa delle dimissioni della direttrice di Vanity Fair, importante e illustre mensile americano. Per la sua sostituzione (con il titolo più altisonante di “Global Editorial Director”, già in uso per altre testate) l’editore Condé Nast ha messo un annuncio.
“Condé Nast is seeking a highly experienced Global Editorial Director (GED) to lead Vanity Fair across markets. We’re looking for a visionary leader who will be responsible for shaping the values, sensibility and aesthetic of the title. The role will have oversight of the editorial direction, brand strategy, audience development, operations, and all content and brand extensions. The position develops strategies to drive editorial excellence, audience growth, and revenue”.
domenica 13 Aprile 2025
Il popolare giornalista e scrittore Gad Lerner (negli ultimi anni collaboratore del Fatto) ha pubblicato lunedì un tweet con questo testo, e l’immagine dei crolli di borsa: «Stavolta l’11 settembre se lo sono fatti da soli gli americani». Lerner ha una cospicua quota di “hater” in servizio permanente (molti evidentemente organizzati), che in questo caso hanno risposto al tweet accusandolo di mancare di rispetto alle vittime degli attentati dell’11 settembre. Queste reazioni sono state riprese da alcune testate giornalistiche del gruppo editoriale controllato dal deputato leghista Antonio Angelucci, che per soprammercato hanno manipolato il tweet lasciando intendere che Lerner avesse scritto «L’11 settembre se lo sono fatti da soli».
Ma anche lo stesso contestato paragone di Lerner era stato pubblicato nei giorni precedenti – senza ricevere attacchi o critiche – da molti giornali e siti di news importanti: Ansa, Corriere della Sera, Quotidiano Nazionale, per esempio.


domenica 13 Aprile 2025
Lunedì inizia il nuovo processo di Sarah Palin, ex governatrice dell’Alaska e candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti, contro il New York Times. Il primo processo era stato descritto così su questa newsletter nel 2022: “in un editoriale del 2017 il New York Times accusò Palin di avere contribuito a incentivare azioni terroristiche violente contro i membri del parlamento (compreso l’attentato del 2011 contro Gabrielle Giffords), attraverso sue campagne e messaggi descritti in modo errato nell’articolo. Dopo le proteste il giornale corresse l’editoriale, segnalando l’errore in coda, ma Palin presentò lo stesso una denuncia per diffamazione. Durante le udienze di questi giorni stanno emergendo molte questioni significative sul funzionamento dei giornali: la principale è la contraddizione quotidiana tra i tempi immediati di pubblicazione e la necessità di verifiche attente. In quel caso l’editoriale seguiva un nuovo attentato e il giornale ritenne che non potesse essere rimandato, e il difetto di memoria del suo autore non ebbe il tempo di essere verificato e corretto”.
L’anno scorso, però, un giudice aveva accolto il ricorso di Palin decidendo che nel processo del 2022 fossero stati commessi degli errori, e che quindi il processo andasse rifatto. E naturalmente l’attuale polemico confronto tra i politici Repubblicani e le maggiori aziende giornalistiche americane crea un contesto particolare per l’eventuale sentenza e per le tutele di cui i giornali godono rispetto a possibili errori come questo.
domenica 13 Aprile 2025
Il Foglio ha intervistato l’ex presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che è stato assolto dopo undici anni dall’accusa di falso, abuso d’ufficio e violenza privata (Chiodi era stato in precedenza assolto rispetto ad altre accuse legate a un’inchiesta sui rimborsi pubblici): “Il procedimento ha preso il via proprio da un esposto di Luigi Pierangeli, imprenditore della sanità privata a capo del gruppo Synergo”, spiega l’articolo del Foglio, dopo che Chiodi aveva ridotto i finanziamenti pubblici ad alcune cliniche private. Nell’intervista Chiodi dice:
“Bisogna ricordare che in Abruzzo le cliniche private rappresentano delle lobby potentissime, non solo per i rapporti con la politica, ma anche per il loro potere mediatico. Ad esempio, Pierangeli è proprietario del principale quotidiano regionale, il Centro, e della principale televisione locale, Rete 8. Non a caso la notizia della mia assoluzione sul Centro non è stata neanche riportata. Potevo aspettarmelo dall’editore, ma non dal direttore, Luca Telese, che fa il moralista spesso e volentieri. Tra l’altro dare una notizia dovrebbe essere dovere dei giornalisti, invece è stato tutto occultato. Anche i giornali nazionali, che pur si erano spesso occupati della vicenda, non hanno pubblicato niente”.
La sovrapposizione di interessi di imprenditori nella sanità privata che possiedono anche giornali era stata un tema attuale nelle scorse settimane con un altro protagonista: il deputato leghista Antonio Angelucci, editore di Libero, Giornale e Tempo.
domenica 13 Aprile 2025
Da quasi due anni questa newsletter non cita più il sito americano di news Quartz, che nel 2022 avevamo descritto così: “Quartz è un sito americano di informazione nato dieci anni fa nel gruppo editoriale dell’ Atlantic con proposte innovative sui formati delle proprie news e sulle relazioni con i lettori. Nel tempo ha ulteriormente spostato le sue attenzioni verso i temi di business e aziende, e ha cambiato proprietà, tra alti e bassi di sostenibilità”. Quando era nato, nel 2012, Quartz aveva ricevuto molte attenzioni e stime per una sua inclinazione verso esperimenti innovativi e per una precoce priorità data agli smartphone e ai dispositivi mobili. Poi però le cose non sono riuscite a crescere e una serie di passaggi di proprietà ha accompagnato un grosso declino di rilevanza del sito.
Se Charlie ci torna adesso è ancora per dare non buone notizie: Quartz è stato di nuovo venduto (a una società canadese di software) e ha licenziato quasi tutti i giornalisti, affidandosi alla produzione di contenuti da parte di “intelligenze artificiali” che finora però non stanno mostrando grandi attrattive. Il suo fondatore Zach Seward (che ora si occupa di AI al New York Times) ha scritto un post piuttosto desolato.
domenica 13 Aprile 2025
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di febbraio 2025.
I dati sono la diffusione media giornaliera*. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 157.464 (-6%)
Repubblica 83.395 (-10%)
Stampa 57.851 (-12%)
Sole 24 Ore 50.012 (-8%)
Resto del Carlino 46.308 (-11%)
Messaggero 40.644 (-10%)
Gazzettino 30.905 (-8%)
Nazione 30.382 (-12%)
Dolomiten 25.422 (-6%)
Fatto 25.032 (-8%)
Giornale 24.884 (-8%)
Messaggero Veneto 22.061 (-9%)
Unione Sarda 20.774 (-10%)
Verità 20.023 (-7%)
Eco di Bergamo 19.119 (-14%)
Secolo XIX 18.597 (-8%)
Altri giornali nazionali:
Libero 17.408 (-7%)
Manifesto 14.005 (+8%)
Avvenire 13.993 (-7%)
ItaliaOggi 5.570 (+2%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
La media dei cali percentuali anno su anno delle prime dieci testate a febbraio è del 9,1%. Rispetto a questo dato continua ad andare meglio – ormai stabilmente da alcuni anni – il Corriere della Sera, mentre Repubblica è tornata a superare il 10%, ma considerati i suoi record negativi degli ultimi anni è un dato promettente. Tra le testate maggiori sono andate poco meglio il Sole 24 Ore, il Fatto e il Giornale : ma le ultime due si sono scambiate di posizione, col Fatto che ha superato il Giornale di poche copie. Un altro scambio di posizioni è più in basso nella classifica, dove il Manifesto – che continua ad andare bene, soprattutto con gli abbonamenti digitali – ha superato Avvenire. È finalmente di poco positivo anche il dato del quotidiano milanese ItaliaOggi , dopo molti mesi di grosso declino.
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che dovrebbero essere “la direzione del futuro”, non essendolo ancora del presente – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 43mila, il Sole 24 Ore più di 33mila, il Fatto più di 27mila, Repubblica 14mila). Le percentuali sono la variazione rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 46.625 +1,1%
Repubblica 22.093 -7,9%
Sole 24 Ore 21.886 -4,9%
Manifesto 7.102 +8,4%
Stampa 6.768 -17,2%
Fatto 6.251 -2,8%
Gazzettino 5.671 -6,1%
Messaggero 5.414 -6,2%
I dati mensili sono molto alterni per ogni testata, crescono o calano discontinuamente, suggerendo una grande volatilità degli abbonamenti di durata mensile, spesso comprati in prova e poi non confermati. Ma come si vede i progressi annuali degli abbonamenti digitali non sono rassicuranti per nessuno salvo che per il Manifesto e in piccola quota per il Corriere della Sera (che non compensa lontanamente le perdite delle copie cartacee). Però bisogna ricordare che le stesse testate hanno anche quote cospicue di abbonati che pagano abbonamenti molto scontati, qui non compresi.
Ricordiamo che si parla qui degli abbonamenti alle copie digitali dei quotidiani, non di quelli – solitamente molto più economici – ai contenuti dei loro siti web.
Tornando alle vendite individuali complessive – carta e digitale – tra gli altri quotidiani locali maggiori le perdite sopra la media rispetto a un anno fa questo mese sono per il secondo mese di fila dell’ Eco di Bergamo (-13,6%), e poi ancora del Tirreno di Livorno (-11,4%), del Giorno di Milano (-13,2%), del Piccolo di Trieste (-12,9%) e della Nuova Sardegna di Sassari (-12.9%).
( Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
* Come ogni mese, quelli che selezioniamo e aggreghiamo, tra le varie voci, sono i dati più significativi e più paragonabili, piuttosto che la generica “diffusione” totale: quindi escludiamo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte).
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore un po’ grossolano, e usate soprattutto come promozione presso gli inserzionisti pubblicitari, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il sito Prima Comunicazione, e che trovate qui.
domenica 13 Aprile 2025
Finalmente il giudice interpellato ha dato ragione all’agenzia Associated Press e ha intanto – in attesa di una sentenza più completa – deciso il reintegro immediato dei suoi giornalisti nelle iniziative della Casa Bianca e nei viaggi di Trump (ricorderete la ritorsioni di Trump contro AP, altrimenti la storia è riassunta qui).
Ma la decisione rischia di avere poche conseguenze per due ragioni. La prima è che l’amministrazione Trump ha già presentato un ricorso. La seconda è che nel frattempo l’amministrazione Trump ha introdotto autonomie ancora maggiori nelle sue scelte di quali giornalisti accogliere e quali no, e quindi si è attribuita ulteriori diritti di decidere a chi dare accesso.
domenica 13 Aprile 2025
Il Corriere della Sera ha pubblicato martedì un “comunicato sindacale” firmato dai propri giornalisti e giornaliste che contestava i modi irregolari con cui il quotidiano userebbe i pensionati: è previsto e consueto che i giornalisti andati in pensione possano firmare ancora degli articoli, ma secondo il comunicato il Corriere invece assegnerebbe loro mansioni giornalistiche più estese, a scapito della crescita e dell’assunzione di giornalisti giovani o precari.
“Le giornaliste e i giornalisti del Corriere riconoscono le competenze dei colleghi pensionati maturate in tanti anni di esperienza, ma ritengono che il loro impiego debba essere circoscritto e che non possano in alcun modo sostituire il ruolo dei redattori e degli inviati.
Purtroppo, l’esperienza quotidiana racconta un’altra storia: alcuni colleghi ormai in pensione mantengono gli account e hanno accesso al sistema editoriale (e non solo per inviare gli articoli come prevede l’accordo Fieg-Fnsi), hanno partecipato alle attività di redazione e alle riunioni operative, in alcuni casi sono stati addirittura ripetutamente indicati come «inviati» sulle pagine del giornale, in altri partecipano d’abitudine alle conferenze stampa di enti e istituzioni. Questa situazione non solo contravviene alle regole, ma evidenzia un problema più ampio: il ricorso eccessivo ai giornalisti in quiescenza sta sottraendo spazio e risorse a investimenti necessari per il futuro della testata e rischia di precludere la crescita di nuove indispensabili competenze, la realizzazione dei percorsi di carriera interni e delle legittime aspirazioni dei giornalisti dipendenti nonché il naturale e necessario percorso verso il ricambio generazionale di un giornale che non intende retrocedere nella sua posizione di leadership nel Paese”.
Al fondo del comunicato, direttore ed editore hanno risposto insieme così:
” Il Direttore, di intesa con l’Editore, precisa che l’utilizzo dei collaboratori al «Corriere della Sera» avviene nel rispetto del Contratto e nella logica della valorizzazione delle competenze e delle qualità professionali.
Il percorso di investimento sui giovani e sui percorsi di carriera è testimoniata dalla assunzione di 66 redattori dal 2016 a oggi, che rappresenta un investimento senza uguali in nessun’altra azienda editoriale”.
domenica 13 Aprile 2025
Avrete notato che tra i siti di news – in Italia e altrove – che hanno iniziato a pubblicare testi prodotti dalle “intelligenze artificiali”, alcuni hanno scelto modi diversi di avvertire i lettori di questa particolare genesi di quegli articoli. L’idea è che i lettori possano quindi fare la dovuta tara all’accuratezza dei testi in questione: e a volte le diciture dicono proprio “questo articolo è stato prodotto da un’intelligenza artificiale e quindi potrebbe contenere degli errori”.
(non parliamo qui dei “disclaimer” sul fatto che le AI possano essere state usate come strumento da chi ha scritto e verificato la versione finale di un articolo, un umano).
Se ci pensate, è un buffo modo di interpretare la funzione del giornalismo e delle sue responsabilità: è un po’ come pubblicare degli articoli senza controllare niente e scrivere in testa “questo articolo è stato scritto senza controllare niente e quindi potrebbe contenere degli errori”. O come affidare delle inchieste giornalistiche a un bambino di nove anni, e indicarlo chiaramente in testa all’articolo: “sapete com’è, è un bambino di nove anni, non è che possa sapere tutto”.
Come dicevamo qualche settimana fa, ci sono prospettive sicuramente innovative nell’uso delle AI nel giornalismo: la replica del lavoro dei giornalisti al posto loro non solo è la più pigra, ma anche la meno corretta.
Fine di questo prologo.
p.s. di questo prologo: a margine, possiamo definire buffa anche la convivenza, nei testi pubblicati dal Sole 24 Ore, della dicitura “generato automaticamente” accanto alla rivendicata garanzia del “Trust project”.
domenica 6 Aprile 2025
Il presidente del Consiglio di amministrazione del Sole 24 Ore ha annunciato di non volersi ricandidare al ruolo, in conseguenza di un dissenso che avevamo citato due settimane fa relativo al mancato “accantonamento” in bilancio dei fondi necessari a coprire l’eventuale condanna in una causa relativa al business di formazione dell’azienda.
domenica 6 Aprile 2025
La trasmissione televisiva comico/satirica che si chiama Striscia la notizia ha trasmesso un servizio in cui un suo personaggio ha accusato l’agenzia di stampa Adnkronos di “vendere” degli articoli, con uno specifico tariffario, senza avvisare chi legge della natura commerciale di quegli articoli. Trattandosi di un’agenzia di stampa, quegli articoli vengono poi ripresi da molti altri siti, garantendo all’acquirente una estesa visibilità: Striscia la notizia ha fatto un esperimento con una storia falsa, e ha accertato che sulla sua accuratezza non è stata fatta nessuna verifica giornalistica e che dopo la pubblicazione su Adnkronos è stata ripubblicata in diversi altri siti, anche importanti e assai visitati (alcuni l’hanno poi cancellata).
Bisogna spiegare qualcosa, che Striscia la notizia – programma destinato a un pubblico che non ha grandi familiarità con i mezzi di informazione e col loro funzionamento – ha trascurato di dire.
Le agenzie di stampa, in questi tempi di ricerca di sostenibilità economica, hanno quasi tutte degli spazi che mettono in vendita. In alcuni casi, come avviene nei quotidiani, si tratta di accoglienze offerte a inserzionisti o aziende all’interno di accordi di investimenti più ampi; in altri sono pagine esplicitamente dedicate alle comunicazioni delle aziende, su cui il controllo giornalistico è inesistente. Queste seconde sono le pagine che sono state mostrate nel servizio di Striscia la notizia, e in cui è presente l’intestazione “comunicato stampa”: che non è di per sé una spiegazione chiarissima e immediata per i lettori non avvezzi alle definizioni del business dei media, ma è l’indicazione che secondo Adnkronos – nella sua risposta al servizio – giustifica che il suo sito ospiti degli articoli venduti e pubblicati senza nessun controllo, quindi legittimando anche la pubblicazione di informazioni completamente false (nei siti che hanno accordi per riprendere le notizie di Adnkronos, come MSN, quella indicazione peraltro non c’è).
domenica 6 Aprile 2025
Tra i maggiori inserzionisti pubblicitari sui grandi quotidiani, e in particolare sul Corriere della Sera, c’è la catena di supermercati Esselunga, che ha quindi un sistematico e antico trattamento di favore rispetto alle notizie di attualità che capita la riguardino (solo nell’ultimo anno e mezzo ci sono stati il crollo di un cantiere a Firenze, un’inchiesta per corruzione a Genova e la pubblicazione di un libro assai discusso sulle contese familiari della proprietà dell’azienda).
Mercoledì una notizia favorevole a Esselunga (in realtà un patteggiamento con multa per un suo dirigente) rispetto all’inchiesta genovese ha ottenuto quindi sul Corriere della Sera uno spazio e un trattamento decisamente celebrativi, con promozione dei nuovi progetti di Esselunga (torrenti, parcheggi, posti di lavoro), in un articolo non firmato, e di cui sicuro non avrebbero beneficiato altre aziende in simili casi.
domenica 6 Aprile 2025
Facciamo frequenti esempi, su Charlie, di articoli sui due maggiori quotidiani (i principali destinatari di investimenti pubblicitari) riconducibili a un accordo con aziende e inserzionisti piuttosto che a una valutazione giornalistica. Questa sovrapposizione avviene anche sul Sole 24 Ore, dove però un altro fattore in campo è che il giornale è di proprietà di Confindustria, la grande associazione delle imprese italiane, e quindi ha per proprio interesse la promozione delle attività delle aziende associate e in generale dell’imprenditoria italiana. Questa priorità spiega quindi, più degli interessi pubblicitari, molte scelte sugli argomenti e i toni degli articoli del Sole 24 Ore. Che però non è esente dalle sovrapposizioni a volte assai vistose tra lavoro della redazione e richieste della concessionaria di pubblicità: e questa settimana ha pubblicato a poche pagine di distanza una pagina pubblicitaria e un articolo di esaltazione della stessa cosa, usando anche le medesime parole nei titoli.
Altri esempi di contiguità di questa settimana: Repubblica ha pubblicato un articolo sull’azienda Boggi venerdì e una pubblicità dell’azienda Boggi sabato, Libero ha dedicato sabato al produttore vinicolo Aneri – grande inserzionista soprattutto dei quotidiani milanesi e di quelli vicini al centrodestra – un’intervista annunciata addirittura nella notizia maggiore della prima pagina.

domenica 6 Aprile 2025
La settimana precedente a questa, come accade ogni anno, la federazione degli editori di giornali ha diffuso una comunicazione sull’ora legale apparentemente strana, a leggerla da profani.
“L’applicazione dell’ora legale nelle imprese editrici e stampatrici di giornali quotidiani avrà inizio, anziché alle ore 02:00 di domenica 30 marzo, alle ore 12:00 di sabato 29 marzo, ora in cui le lancette dell’orologio dovranno essere spostate in avanti di 60 minuti”.
L’indicazione e il suo linguaggio novecentesco non devono far pensare a una quota di lavoratori italiani che ogni anno letteralmente “spostano le lancette” degli orologi già a mezzogiorno del giorno precedente l’entrata in vigore dell’ora legale, e vivono per mezza giornata delle vite strane e dissociate.
La spiegazione ha a che fare con la collocazione notturna del cambio orario, che si deve alla necessità di creare meno complicazioni possibili alla vita quotidiana delle nostre società: ma per le categorie di lavori in cui le ore notturne sono parte del loro funzionamento, queste complicazioni ci possono essere. Con questa istruzione si cerca quindi di non perdere un’ora preziosa nel dispendioso – in termini di tempo – lavoro di stampa e distribuzione dei quotidiani che avviene nella notte, ogni notte.
domenica 6 Aprile 2025
Il gruppo editoriale GEDI ha comunicato la nomina di un nuovo presidente, Paolo Ceretti. Ceretti ha 70 anni, ha lavorato nell’azienda automobilistica Fiat (che oggi si chiama Stellantis e appartiene alla stessa società di GEDI, Exor), si è occupato dell’antico “portale” Ciaoweb, ed è poi stato amministratore delegato dell’azienda editoriale De Agostini. GEDI possiede i quotidiani Repubblica e Stampa, il sito di news HuffPost, e le radio Deejay e Capital. Ceretti sostituisce Maurizio Scanavino, che è stato a capo dell’azienda negli ultimi cinque anni e che andrà a occuparsi di un’altra proprietà di Exor, la società calcistica della Juventus.
domenica 6 Aprile 2025
Radhika Jones, che è stata direttrice del mensile americano Vanity Fair dal 2017 a oggi, ha annunciato che lascerà l’incarico, spiegandolo con un desiderio e progetto di cambiamento personale. Vanity Fair, di proprietà della grande multinazionale editoriale Condé Nast, è una delle riviste più famose del mondo, forte di una testata di grande lustro e di una storia che nell’ultimo mezzo secolo ha fatto convivere ottimo giornalismo e protagonismo nel mondo del cinema e dell’ entertainment internazionale (l’edizione italiana, nata nel 2003, è un settimanale e con un taglio più popolare e di “lifestyle”): del direttore più famoso, Graydon Carter, che aveva preceduto Jones per 25 anni, avevamo parlato la settimana scorsa.
Il New York Times, raccontando delle dimissioni di Jones, ha chiamato la direzione di Vanity Fair “uno dei ruoli più visibili del giornalismo americano”. Altri articoli hanno ricordato che Vanity Fair è – come molte riviste – in un periodo difficile di perdita di ricavi e riduzione dei costi.
domenica 6 Aprile 2025
Lo sforzo dei quotidiani di proprietà del deputato leghista Antonio Angelucci per mandare segnali minacciosi all’editore del Corriere della Sera e di La7 Urbano Cairo si è persino intensificato, questa settimana. Riassumiamo come è iniziata: il programma Piazzapulita, su La7, ha trasmesso un’inchiesta che accusava di irregolarità e conflitti di interessi le attività di Angelucci, che è insieme proprietario di cliniche private, politico della maggioranza ed editore di giornali. Dal giorno dopo i tre maggiori giornali di Angelucci (che ne possiede anche altri, locali) hanno iniziato ad attaccare La7 con articoli quotidiani palesemente rivolti a Cairo e allusivi alla necessità che tenga a freno i suoi giornalisti, considerata anche la benevolenza di cui Cairo gode negli ambienti della maggioranza di destra.
Questi sono alcuni degli articoli intimidatori pubblicati ancora questa settimana dal Giornale , da Libero e dal Tempo , in cui Cairo è sempre citato o raffigurato, a ricordare chi dovrebbe intervenire: Libero martedì due volte, il Tempo giovedì, Libero mercoledì, il Tempo martedì, il Giornale mercoledì.
Venerdì il Giornale ha pubblicato (assai invisibile) una lettera di Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita, scritta per smentire le accuse che le informazioni contro Angelucci diffuse da Piazzapulita provengano da traffici illeciti di “dossier”, come i quotidiani in questione stanno sostenendo. E nella puntata di giovedì di Piazzapulita Formigli ha risposto, e ha trasmesso un nuovo servizio e una nuova intervista sulle accuse contro Angelucci.
domenica 6 Aprile 2025
Un culto del “consenso popolare” viene spesso usato strumentalmente per criticare progetti o iniziative meritevoli o di qualità che non abbiano grandi successi di pubblico. Avviene soprattutto con la televisione, dove gli stessi che spesso contestano la dipendenza dallo “share” nel costruire programmi e palinsesti, poi sono i primi a indicare o a irridere le fatiche iniziali di nuovi programmi nell’ottenere grandi numeri.
Ma in generale succede in molti ambiti di produzione “culturale”, dove risultati di pubblico ed economici vengono usati come criterio universale di giudizio. Come tutti sappiamo non è sempre vero che “la qualità paga”: il mercato è democratico ma – come i sistemi democratici – anche facilmente influenzabile da fattori che con la qualità dei prodotti c’entrano poco.
Questa newsletter cerca di tenere dentro entrambi gli aspetti e di distinguerli: il dannato futuro del giornalismo è sia la sua qualità che la sua sostenibilità, e le due cose a volte sono in relazione e a volte no. E se un progetto giornalistico ha successo economicamente, questo è interessante e apprezzabile, ma non necessariamente promettente per il buon funzionamento delle comunità che serve. E viceversa (il Post ha poi buona memoria di alcuni frettolosi commenti che lo diedero per spacciato, leggendone sbrigativamente i primi bilanci, tanti anni fa).
Tutto per dire che il racconto dei bilanci delle aziende giornalistiche meriterebbe maggior chiarezza e sincerità da parte delle aziende stesse: nessuno si scandalizza, di questi tempi, se un giornale fatica economicamente. E questa fatica non significa che il giornale non faccia un buon lavoro giornalistico. O viceversa, nessuno pensa che un giornale in salute lo faccia: le aziende giornalistiche possono essere in salute per un ottimo lavoro sulle sezioni giochi e cucina, o perché vendono bene i loro spazi e lettori agli inserzionisti pubblicitari, o perché individuano una domanda identitaria da parte dei lettori e la soddisfano, tutti esempi apprezzabili di un lavoro che però non è quello giornalistico.
Tutto per dire, dicevamo, che sarebbe interessante ricevere dalle aziende giornalistiche dei rapporti sui loro andamenti un po’ meno artefatti e oscuri – un po’ più “spiegati bene” – di quelli che vengono pubblicati abitualmente, confezionati in modo da far sembrare tutto florido e da confondere la comprensione. Lo ha fatto implicitamente notare questa settimana la newsletter italiana Mediastorm, esaminando le più recenti comunicazioni di bilancio di alcuni dei maggiori quotidiani italiani, e mostrando delle incongruenze e mancanze tra i titoli degli articoli relativi e la sostanza delle cose. La distanza tra giornalismo e pubblicità (di se stessi) dovrebbe valere anche per questo genere di informazione consegnata ai lettori e alle lettrici.
Fine di questo prologo.