Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 25 Giugno 2023

Che succede in Canada

Dando seguito alle minacce di cui avevamo detto tre settimane fa, Meta ha comunicato che limiterà la promozione dei siti di news su Facebook e Instagram in Canada:

“Meta, la società che possiede Instagram e Facebook, ha annunciato che bloccherà l’accesso ai link che contengono articoli giornalistici sulle due piattaforme in Canada, in risposta all’approvazione di una legge che obbliga le grandi aziende tecnologiche a pagare le testate per poter pubblicare i loro contenuti. La legge, chiamata Online News Act, è stata approvata dal Senato giovedì ed entrerà in vigore tra circa sei mesi: Meta ha fatto sapere che smetterà progressivamente di pubblicare contenuti di testate ed emittenti giornalistiche su Instagram e Facebook in Canada entro quella data”.

Il National Post, il secondo quotidiano canadese per diffusione, ha citato una fonte di Google per sostenere che anche Google avrebbe fatto la stessa cosa, ma che il governo federale avrebbe proposto dei colloqui per trovare una soluzione, ottenendo da Google un rinvio della decisione.


domenica 25 Giugno 2023

Charlie, l’informazione alternativa

La selezione dei siti di news di cui ogni mese mostriamo i dati di traffico (e anche oggi) è tratta dai dati diffusi da Audicom, la società da poco nata dalla fusione tra Audiweb e Audipress, che comprendono anche quelli di molti altri siti non definibili “di informazione” o in cui questa funzione è limitata e sommata ad altre. In quella classifica più ampia i maggiori siti di news sono superati o raggiunti nei loro numeri da alcuni siti di servizi vari (“portali”, si sarebbero chiamati venticinque anni fa) che offrono agli utenti dei suddetti servizi anche una quota di “notizie” (tra i più visitati ci sono Libero, Virgilio, Tiscali). Che si può immaginare raggiungano quindi con le proprie “notizie” molte più persone rispetto alle testate giornalistiche che siamo abituati a pensare siano responsabili della maggior parte del lavoro da cui si informano gli italiani. Invece no, a essere complessivamente più letti sono siti che hanno tra i loro titoli i seguenti: “Il video da paura della NASA. Ecco cosa sta succedendo alla Terra”, “Elodie testimonial “proibita”, fan impazziti”, “Massimo Giletti e Sofia Goggia: amore bollente in costume”, “Gira le slot per trovare la fiamma nascosta e sbancare! Tenta la fortuna e gioca”, “Diletta Leotta scintillante con il bikini rosa nude”, “Naviga nelle emozionanti slot machines attraverso le acque tempestose e vinci”, “La nuova spaventosa profezia di Elon Musk sull’Italia: cosa succederà”, “Cacciato dalla palestra perché fissava in maniera insistente una donna. Poi l’incredibile verità”. Accanto a questi, decine di altri titoli ingannevoli, pettegolezzi, allusioni morbose, strano-ma-vero di dubbio fondamento non riportati da nessun sito di news attendibile.
Guardiamo tutti i limiti e le approssimazioni del lavoro prodotto dai “giornali”, ma nel frattempo la cultura, l’informazione e gli interessi (e pure la ludopatia) del paese si costruiscono altrove.

Fine di questo prologo.


domenica 18 Giugno 2023

Affollati

Sabato scorso si è tenuta a Verbania una nuova edizione di Talk, la giornata di incontri pubblici che il Post porta in diverse città italiane in accordo con amministrazioni e sponsor locali, e che ormai coinvolge in ogni occasione oltre mille visitatori costringendoci a chiudere molto rapidamente anche le prenotazioni degli abbonati, e richiede quindi pianificazioni e spazi più impegnativi di un tempo, ma ci saranno ancora appuntamenti quest’anno.


domenica 18 Giugno 2023

“Casi di studio”

Tabloid, il magazine dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, ha raccontato dell’investimento del Post nella formazione di giovani potenziali redattori e collaboratori attraverso uno stage in corso in questi mesi. Qui, a pagina 58.


domenica 18 Giugno 2023

I conti del Fatto

Il quotidiano il Riformista ha pubblicato una scettica e sommaria – sommaria per propria ammissione – analisi dei conti di SEIF, la società che pubblica il quotidiano il Fatto : secondo l’articolo i conti non sarebbero buoni e sarebbero presentati in una luce ingannevole attraverso valutazioni tutte da dimostrare. Una sarcastica conclusione dell’articolo tradisce – senza che questo renda meno credibile la ricostruzione – il risentimento del Riformista nei confronti del Fatto (e viceversa), che deriva da posizioni aggressivamente distanti dei due giornali soprattutto sul tema della Giustizia.


domenica 18 Giugno 2023

«È più corto nei titoli»

La scelta dei quotidiani di attribuire ai protagonisti della cronaca dei nomignoli (a volte inventati, come per la bambina Madeleine McCann che nessuno chiamava “Maddie”), in modo da occupare meno spazio soprattutto nelle titolazioni , è stata condivisa e resa pubblica da Francesco Merlo, che risponde alle lettere su Repubblica .

” Caro Merlo, ancora colpito dal caso di Liliana Resinovich anche perché la vittima era vicina di casa di mia cugina, non capisco perché si continui a chiamarla Lilly, con la y e talvolta con la i, e mai con il nome intero. Le indagini languono, ma lei che conosce il giornalismo, sa chiarire perché?
Manlio Suban – Trieste
È più corto nei titoli. È un errore fatto dal primo arrivato e poi: così fan tutti. Suona affettuosamente confidenziale. E la y è un uozzamerica da cretino cognitivo”.


domenica 18 Giugno 2023

Johnson e il Daily Mail

L’ex primo ministro britannico Boris Johnson, che si è da poco dimesso dal parlamento in seguito alle accuse di avere mentito sulla violazione delle regole imposte durante la pandemia, ha una nuova rubrica settimanale sullo screditato ma diffusissimo tabloid Daily Mail, che aveva continuato a sostenerlo anche nelle ultime settimane. Venerdì l’ha inaugurata parlando del proprio peso e delle diete.


domenica 18 Giugno 2023

Corsie preferenziali

Su Charlie riferiamo spesso di come molti spazi redazionali sui quotidiani maggiori siano offerti alla promozione di comunicazioni, prodotti, iniziative di inserzionisti o potenziali inserzionisti, e in particolare nelle pagine dell’Economia (oggi una pagina del Corriere della Sera celebra – definendo “del passato” i presentissimi guai della proprietà – il nuovo traghetto Moby, protagonista di diverse inserzioni a pagamento nei giorni scorsi). Ma un altro protagonista di quelle cessioni di autonomia da parte delle redazioni sono le banche, non solo in quanto anch’esse acquirenti di pubblicità sui giornali, ma anche come creditrici delle aziende editoriali e interlocutori preziosi di molte relazioni finanziarie. Questo spiega la quota preponderante di comunicazioni delle banche pubblicate nelle pagine dell’Economia anche quando si tratta di informazioni a unico uso interno, difficilmente chiare o utili ai lettori, senza che i giornali in questione ritengano di dover dare maggior chiarezza. Tra le tante, è il caso questa settimana di una segnalazione incomprensibile per molti lettori sul quotidiano Libero, e illustrata da un’immagine fornita evidentemente da un ufficio stampa con opportuni ritocchi.
(FABI, lo spieghiamo qui, è la Federazione Autonoma Bancari Italiani: domenica anche Repubblica ha dato spazio a un suo comunicato senza spiegare di cosa si tratti, al contrario del Corriere della Sera che un pensiero ai lettori lo ha dedicato)


domenica 18 Giugno 2023

Ritorno al futuro

La morte di Silvio Berlusconi ha evidenziato – con due esempi dalla stampa statunitense – il lavoro d’anticipo che le grandi testate svolgono nel preparare i necrologi (i “coccodrilli”) dei personaggi famosi. Quello del New York Times è stato scritto da due giornalisti, una dei quali non lavora più al New York Times da sei anni. L’altro autore, invece, ha scritto a suo tempo – quando lavorava là – anche quello del Washington Post .


domenica 18 Giugno 2023

Liberi tutti

Le pagine dei quotidiani dedicate alla moda e al “lusso” (viaggi, alberghi, gioielli, orologi, design) sono sempre una zona anomala dei giornali, in cui la promozione di brand e prodotti non segnalata come tale è però piuttosto trasparente: i lettori hanno una discreta percezione del fatto che non si tratti tanto di giornalismo quanto di pubblicità e che non ci sia una scelta autonoma della redazione nel proporre questo o quell’articolo. La scelta è invece legata al coltivare buone relazioni con gli inserzionisti pubblicitari o direttamente a offrire un contenuto che è stato concordato dentro un accordo pubblicitario: gli standard giornalistici e i limiti all’invadenza della pubblicità si abbassano molto, e per esempio il Corriere della Sera ha scelto con trasparenza di chiamare il suo inserto di questo genere “Liberi tutti”.

In tutti i giorni di questa settimana, in occasione delle sfilate maschili e della fiera fiorentina di “Pitti”, questi meccanismi sono stati particolarmente visibili: i brand scelti per essere raccontati sono stati quasi sempre quelli che hanno comprato le pagine pubblicitarie sulla stessa edizione del giornale (in questo il più disinvolto è il Giornale, che associa con corrispondenze esatte articoli e pubblicità nelle stesse pagine), e le immagini sono a volte le stesse, quelle fornite dalle aziende di moda. Oggi, sia su Repubblica che sul Corriere della Sera ci sono grandi celebrazioni delle collezioni di Dolce e Gabbana, che solo ieri avevano comprato l’ultima pagina di entrambi i quotidiani, quella più costosa.


domenica 18 Giugno 2023

Niente soldi dall’azzardo

Dal 15 giugno il quotidiano britannico Guardian ha deciso di rifiutare tutte le forme di pubblicità relative al gioco d’azzardo – nel Regno Unito un settore molto presente e importante – su tutti i media cartacei e online che fanno parte del gruppo editoriale, tra cui Guardian, Observer e Guardian Weekly . L’amministratrice delegata del Guardian Media Group, Anna Bateson, ha spiegato che la società ritiene poco etico ricavare soldi da pubblicità – specialmente quelle online, vista la recente e rapida crescita delle scommesse online – che possono avvicinare le persone a dipendenze, difficoltà finanziarie e problemi di salute mentale, e che preferisce fare affidamento su altre entrate come i contributi diretti da parte dei propri lettori. L’unica pubblicità esclusa dal divieto è quella della lotteria che secondo un portavoce del Guardian potrebbe avere dei benefici sociali, per esempio attraverso la raccolta di fondi per buone cause. Una decisione simile era stata presa nel 2020 quando la società aveva deciso di interrompere le pubblicità delle compagnie di combustibili fossili.
( il Post non ha mai accettato inserzioni che promuovano il gioco d’azzardo, ndr)


domenica 18 Giugno 2023

La prevalenza del villaggio

Capita con grande frequenza sui giornali italiani di vedere usato il termine “villaggio” per indicare luoghi del mondo in cui sono avvenuti fatti degni di segnalazione e cronaca. Con l’anomalia per cui – a pensarci – nessun insediamento italiano contemporaneo viene mai chiamato “villaggio” (a meno che non sia un “villaggio turistico”, o altre particolari tipologie). Quello che trasmette l’espressione “villaggio” è infatti una comunità molto piccola, probabilmente rurale o marittima, con limitati elementi di modernità architettonica. Ma spesso i giornali parlano di “villaggio” per descrivere anche insediamenti che in Italia chiameremmo “cittadina” o “paese” o persino “città”, con migliaia di abitanti, condomini e costruzioni multipiano e i funzionamenti di una comunità moderna: la ragione è quasi sempre una sbrigativa traduzione da “village” – che invece è usato in inglese con molta maggiore versatilità – quando le fonti della notizia sono appunto in inglese.


domenica 18 Giugno 2023

Complicazioni CNN

Dopo meno di una settimana dalle burrascose dimissioni del proprio CEO, l’emittente televisiva statunitense CNN — posseduta dal gruppo Warner Bros. Discovery — ha ricevuto nuove accuse, che coinvolgono di nuovo i personaggi della polemica di un anno fa: l’ex responsabile del marketing del canale, Allison Gollust, e l’ex governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo. Gollust, che in precedenza aveva lavorato come direttrice delle comunicazioni di Cuomo, è stata accusata in un articolo del sito Semafor di avere chiesto a Cuomo di contattare Ann Sarnoff — che dirige la divisione di Warner responsabile delle produzioni cinematografiche — nel settembre 2020 per discutere l’interesse di Warner nella riapertura dei cinema a New York, allora chiusi per la pandemia da coronavirus. Cuomo chiamò Sarnoff, e poche settimane dopo i cinema riaprirono. La vicenda di per sé sarebbe già inopportuna, indebolendo l’imparzialità di CNN nel coprire le notizie di molestie riguardanti Cuomo. Risulta tuttavia particolarmente inopportuna poiché il fratello di Andrew Cuomo, Chris Cuomo, è stato a lungo un importante giornalista di CNN, prima di essere licenziato a dicembre 2021 per aver consigliato il fratello sulla strategia comunicativa da adottare per difendersi dalle accuse. La vicinanza tra la CNN e Cuomo è da anni considerata problematica — la rivista Rolling Stone pubblicò una lunga inchiesta sull’argomento — e si è tornata ad aggiungere ai più recenti guai della rete televisiva.


domenica 18 Giugno 2023

La nave

Praticamente tutti i maggiori quotidiani italiani hanno pubblicato sabato scorso una notizia in termini che sono stati drasticamente ridimensionati nei giorni successivi, e che dimostra una certa precipitazione e mancanza di verifiche nella procedura di raccolta delle informazioni. La storia, che era anche su diverse prime pagine, era quella del “dirottamento” o “sequestro” di una nave al largo dell’isola di Ischia da parte di un gruppo di migranti armati che si erano nascosti a bordo; e della efficiente e ammirevole impresa militare di un gruppo di militari della Brigata San Marco inviati a riprendere il “controllo” della nave. Nei fatti, si è dimostrato rapidamente che la storia era un’altra, che non c’erano stati né dirottamento né sequestro e che i migranti erano con tutta probabilità inoffensivi. Il Post l’ha raccontata qui, ma alcuni degli stessi giornali che avevano aderito alla prima narrazione l’hanno rapidamente capovolta (solo il Fatto si era distinto per l’uso di alcune scettiche virgolette e i dubbi sull’arresto dei “dirottatori”).

La parte interessante per chi osserva le scelte dei giornali è la facilità con cui una ricostruzione è stata ripresa senza verifiche da praticamente tutte le testate quando la sua dubitabile fonte era stata un annuncio del ministro della Difesa durante un conviviale raduno di politici e giornalisti nella masseria pugliese del giornalista televisivo Bruno Vespa.


domenica 18 Giugno 2023

La buona informazione per pochi

Il New York Times ha pubblicato un commento dell’ex direttrice dello Huffington Post, Lydia Polgreen, sulla questione dell’accesso all’informazione accurata e affidabile, che ciclicamente torna a essere discussa senza grandi prospettive. Anzi, la prospettiva resta, come spiega Polgreen, quella per cui l’adozione di paywall da parte della quasi totalità delle testate giornalistiche di maggior qualità spinga la maggioranza delle persone a informarsi presso siti squalificati e che offrono ingannevoli o false rappresentazioni della realtà.


domenica 18 Giugno 2023

Il rapportone di Oxford

L’annuale ” Digital news report ” del Reuters Institute di Oxford è stato pubblicato e contiene molti dati interessanti sul consumo di news in tutto il mondo, tenendo presente naturalmente le approssimazioni che ci possono essere in un’analisi che vuole riferirsi all’intera popolazione mondiale o alle intere popolazioni nazionali. Quest’anno, poi, il rapporto è stato in particolare contestato dalla giornalista filippina Maria Ressa, vincitrice del premio Nobel, che l’anno scorso si era dimessa dalla commissione che lo produce accusandolo di utilizzare criteri poco aderenti all’effettiva qualità delle testate citate. La scelta delle testate da sottoporre alle risposte del campione è infatti dell’istituto, da una parte, e dall’altra il risultato è manipolabile e utilizzabile per propaganda da regimi che limitano la libertà di informazione (il giornale di Ressa è risultato molto poco credibile): le liste che infatti indicano la “credibilità” delle testate hanno come criterio le risposte dei lettori e delle persone, che non sono particolarmente obiettive né abituate a confronti tra più testate, e che vengono a loro volta influenzate dall’informazione che ricevono.
Qui c’è la sottosezione che riguarda l’Italia, con un articolato riassunto dello scenario, a prescindere dalla credibilità dalle classifiche di credibilità (che è presa con le molle dallo stesso rapporto: “Only the below brands were included in the survey. It should not be treated as a list of the most or least trusted brands as it is not exhaustive”).


domenica 18 Giugno 2023

Insider torna, zoppicando

Si è concluso uno sciopero di ben tredici giorni della redazione di Insider, giornale online statunitense che fino al 2021 si chiamava Business Insider (e di cui esisteva anche una versione italiana edita da GEDI e chiusa nel 2021). Insider era nato nel 2007 come sito di news di tecnologia, economia e finanza ma era poi diventato più generalista: nel 2022 aveva vinto un premio Pulitzer con un reportage sul genocidio degli uiguri in Cina. Gli scioperanti chiedevano una paga maggiore e migliori condizioni di lavoro dopo che lo scorso aprile Barbara Peng, presidente del dell’azienda, aveva annunciato riduzioni del personale per 60 posti, il 10% del totale, giustificando la scelta con il momento difficile per il mercato dell’informazione digitale (BuzzFeed News è stato chiuso in quel periodo e un mese dopo Vice ha dichiarato bancarotta ). Il sindacato era riuscito a ridurre i licenziamenti, che alla fine erano stati 38. I giornalisti lamentano un’eccessiva pressione sui risultati economici del loro lavoro: nel 2021 la dirigenza del giornale aveva provato ad adottare un sistema per valutare il lavoro dei giornalisti in base a quanto traffico riuscivano a generare i loro articoli, rinunciando subito dopo a causa delle critiche ricevute. Ora, dopo lo sciopero, i dipendenti hanno ottenuto aumenti nelle retribuzioni e sono tornati a lavorare.

Intanto è stata molto commentata la storia per cui, in occasione della fine dello sciopero, il direttore di Insider Nicholas Carlson (che durante lo sciopero era stato sorpreso a Brooklyn, New York mentre staccava alcuni manifesti di protesta affissi dai dipendenti con sopra stampata la sua faccia e la scritta “Chi ha visto questo milionario?”) ha diffuso un messaggio per i dipendenti per annunciare i nuovi obiettivi del giornale: ha definito Insider un Wall Street Journal di nuova generazione, che si occuperà di nuovo principalmente di economia e tecnologia ma sarà capace di seguire anche altri argomenti con la stessa professionalità.


domenica 18 Giugno 2023

Greenwashing

Le pubblicità sui giornali che promuovono iniziative ambientaliste o di sostenibilità da parte delle aziende – di cui avevamo parlato la settimana scorsa – sono diventate così palesemente vaghe e insignificanti (quando non ingannevoli), che l’organizzazione Greenpeace ha a sua volta comprato degli spazi pubblicitari per denunciarle.


domenica 18 Giugno 2023

The Athletic tira un freno

The Athletic, popolare sito di approfondimento sportivo statunitense fondato nel 2016 e acquistato l’anno scorso dal New York Times, ha annunciato lunedì che licenzierà venti dipendenti (il 4% della sua redazione) e che altri venti saranno assegnati a nuovi incarichi.
La redazione di The Athletic è composta da circa 500 giornalisti. Negli ultimi anni è diventato uno dei siti di sport in lingua inglese più apprezzati anche a livello internazionale, costruendo una comunità di abbonati paganti che era stato il capitale più attraente per l’acquisto da parte del New York Times.
Tuttavia, a metà del 2023 The Athletic è ancora in perdita e per questo il suo editore David Perpich e il suo direttore esecutivo Steven Ginsberg hanno annunciato “una significativa riorganizzazione” della redazione che comprende i licenziamenti di questa settimana. Finora ogni squadra di ogni campionato principale degli Stati Uniti e della Premier League inglese aveva un giornalista dedicato, ma questo tipo di copertura, che ha portato al sito più di un milione di abbonati, si è rivelata nel tempo comunque troppo costosa. Questo porterà a una nuova limitazione dell’informazione locale, poiché indubbiamente saranno le squadre minori a essere accorpate sotto uno stesso reporter. Perpich e Ginsberg hanno assicurato che l’investimento complessivo nella redazione crescerà e che continueranno ad esserci più di cento giornalisti che si occupano di squadre specifiche, ma il sito si concentrerà sempre di più su storie che si rivolgono a un pubblico più ampio.


domenica 18 Giugno 2023

Io lo conoscevo bene

Nel frattempo, a proposito della morte di Silvio Berlusconi, il Corriere della Sera ha pubblicato per tre giorni spazi dedicati al proprio editore Urbano Cairo.


domenica 18 Giugno 2023

«Stabilire la mia sede»

Gli ultimi anni del Corriere della Sera sono stati superficialmente soddisfacenti, rispetto alle difficoltà visibili di molte altre testate quotidiane italiane: i cali di diffusione ci sono ma sono inferiori alla media, gli abbonamenti digitali crescono (pur con l’aiuto di massicce campagne di sconti e quasi gratuità), la storica competizione con Repubblica è stravinta, salvo che sul web (benché per problemi del concorrente più che per successi propri), i conti sono in perdite del tutto tollerabili per questi tempi. Questo elenco di buoni risultati, però, non sembra coinvolgere visioni o sviluppi sensibili sul “prodotto”, sul giornale e sul suo adeguamento ai tempi e a difficoltà che riguardano l’editoria giornalistica. E questi limiti di progetto sembrano emergere nelle ultime settimane attraverso un contrasto sindacale inedito e piuttosto polemico tra la redazione e l’editore: la settimana scorsa c’erano stati due giorni di sciopero, questo sabato uno scambio assai vivace sul giornale stesso.

Nell’impietoso comunicato dell’assemblea dei giornalisti – che definisce “irrispettose e irrisorie” le risposte precedenti dell’editore – si citano, tra molte altre, alcune questioni familiari ai lettori di Charlie:

“I mezzi tecnologici che ci sono forniti sono spesso inadeguati. Il nuovo sistema editoriale che sta per essere introdotto presenta gravi bug operativi. I software messi a disposizione della redazione sono lenti e obsoleti (tra l’altro negati ai collaboratori ex art.2). Mancano figure tecniche per lo sviluppo digitale e si riducono anche quelle tradizionali necessarie al funzionamento della «macchina Corriere». Tutti segnali che rendono difficile affrontare le sfide legate alla trasformazione digitale.
Da troppo tempo, inoltre, la linea rossa che deve separare informazione e marketing è sempre più sfumata, fino ad arrivare a commistioni che fanno male all’immagine e alla tradizione di autonomia del Corriere”.

La risposta di Urbano Cairo, che possiede la maggioranza di RCS, azienda editrice del Corriere della Sera , non è più diplomatica, e presenta come una concessione la stessa pubblicazione del comunicato, cita dati sulle retribuzioni dei giornalisti (“una redazione nella quale la media delle retribuzioni è pari a 90 mila euro lordi”), e a sua volta conferma un elemento spesso citato su Charlie, rendendo trasparenti gli approcci seguiti nella costruzione del capitale di abbonati online:

“raggiungendo circa 530.000 abbonamenti digitali, per i quali si è privilegiata, con azioni e investimenti promozionali, l’acquisizione e la fidelizzazione dei lettori rispetto alla crescita dei margini”.

E conclude rispondendo a una questione apparentemente più piccola, ma significativa, anche per il ricorso finale alla prima persona singolare.

“La sede storica di via Solferino è stata riacquistata in virtù di una decisione da me fortemente voluta, anche per il valore simbolico che la sede ha da più di un secolo per il nostro giornale. Abbiamo deciso di ristrutturare la parte non vincolata del palazzo di via Solferino creando due ingressi con accesso separato dagli uffici della direzione giornalistica. In questi spazi, come da tradizione del passato, ho deciso di stabilire la mia sede”.


domenica 18 Giugno 2023

Cambia il capo al Washington Post

Ad agosto Fred Ryan lascerà il Washington Post, di cui era “publisher e chief executive”, ovvero il capo dell’azienda, scelto da Jeff Bezos quando aveva acquistato il giornale nel 2014 (prima Ryan era stato tra i fondatori del sito Politico, e capo dello staff del presidente Reagan: ora andrà a lavorare alla Reagan Foundation). Il suo ruolo aveva avuto una controversa visibilità quando alla fine dell’anno scorso aveva annunciato una serie di riduzioni di personale al giornale ed era stato contestato dalla redazione. Il suo successore non è stato ancora scelto.

A margine, è interessante notare – abituati ai toni elusivi e autocelebrativi di simili comunicazioni da noi – l’indipendenza e obiettività con cui lo stesso Washington Post ha dato la notizia che riguarda l’azienda, riferendo delle difficoltà del giornale e persino segnalando i migliori risultati della concorrenza.

“His departure comes at a time when economic head winds have buffeted the entire media industry — including The Post, which slowed its recent expansion with a rare round of layoffs earlier this year — after tension among top executives and the exits of several top Post leaders and journalists for jobs with competitors […] He is departing at a tumultuous time for the media industry, when declining advertising revenue and audience numbers have prompted waves of layoffs and closures at other news organizations. Some competitors, however, have continued to grow digital subscribers — the New York Times announced in May that it had added 190,000 new subscribers in the previous quarter. During the same period, the Wall Street Journal added 132,000”.


domenica 18 Giugno 2023

L’intelligenza naturale si fa pagare da quella artificiale

Secondo un articolo del Financial Times di venerdì sarebbero in corso incontri e progetti di accordi tra le maggiori aziende giornalistiche mondiali e le società che attingono ai database di articoli di queste ultime per “istruire” i software di intelligenza artificiale. La questione era stata posta già nelle prime settimane di quest’anno dopo la presentazione del software che si chiama ChatGPT: la cui capacità di imitare la scrittura umana si deve alle grandissime quantità di scrittura umana che è capace di elaborare in tempi rapidissimi. Queste “imitazioni” sono possibili però solo usando come riferimento testi esistenti, e si era rivelato presto che gran parte di questi testi proviene dagli archivi delle testate giornalistiche, che vi avevano visto uno sfruttamento del proprio lavoro in una inedita violazione del diritto d’autore.
A quanto racconta il Financial Times le discussioni sarebbero in una fase ancora preliminare e riguarderebbero soprattutto la quantificazione e misurazione dei compensi attribuiti agli editori: bisognerà capire se a beneficiare degli accordi saranno anche in questo caso soprattutto le più grandi aziende giornalistiche internazionali o anche produttori di testi utilizzati che abbiano minore potere contrattuale.


domenica 18 Giugno 2023

Charlie, potrebbe diventare un quotidiano

L’uso dei condizionali e delle ipotesi, per non dire delle attribuzioni dei condizionali e delle ipotesi a qualcun altro, permette di introdurre sui giornali e sui siti di news e nei telegiornali praticamente qualunque tipo di scenario. “Potrebbe” è la declinazione verbale di cui avere maggiori diffidenze, quella che avvicina alla realtà qualunque evenienza, attirando l’attenzione o la preoccupazione dei lettori. Aderendo al significato del termine, Beppe Grillo potrebbe diventare presidente della Repubblica, Putin potrebbe fuggire in Cina, Francesco De Gregori potrebbe partecipare al prossimo Festival di Sanremo e Urbano Cairo potrebbe comprare l’Inter. Mettere ciascuna di queste frasi in un titolo ce le farebbe credere probabili e non sarebbe tecnicamente scorretto, come non lo sono molti altri improbabili “potrebbe” che leggiamo ogni giorno nell’ipotetico racconto delle cose.

Fine di questo prologo.


domenica 11 Giugno 2023

Sbrigativi

Il Manifesto ha pubblicato sabato – all’interno del suo inserto culturale Alias – una interessante riflessione del grafico Andrea Mattone sulla povertà creativa e grafica di alcuni nuovi o rinnovati piccoli quotidiani.

“Credo che la risposta sia questa: so cosa e come scrivere sul mio giornale ma non so come mettere la notizia in pagina e forse poco m’importa. C’è una scissione che prima non c’era tra contenuto e contenente. L’apparato di titoli, articoli e tutto il corredo necessario che serviva all’informazione è come se fosse superfluo. L’architettura è crollata. Insomma si è tornati indietro, quando le pagine dei quotidiani erano montate in tipografia e l’unica cosa importante era far entrare più notizie possibili e chiudere in tempo. A parte pochi esempi, dalla nascita dei giornali — circa metà del 1600 – fino agli anni ’70 le cose sono andate così. Il cambiamento è avvenuto grazie alla tecnologia e all’influsso di una nuova generazione di grafici che hanno convinto editori e direttori che il quotidiano non era solo un raccoglitore di notizie ma un media esso stesso, e come tale andava trattato. Ora che la tecnologia è gigante e che la grafica è considerata una vera professione sono i nuovi direttori che considerano la fattura del loro giornale come un abbellimento, convinti forse del fatto che basta la loro parola per entusiasmare i lettori”.


domenica 11 Giugno 2023

Verità alternative

La scrittrice Silvana De Mari, una delle autrici più presenti sul quotidiano la Verità, che ospita di frequente le sue opinioni antiscientifiche, discriminatorie, omofobe e screditate, è stata radiata dall’Ordine dei medici. Lo ha annunciato lei stessa sulla prima pagina della Verità.


domenica 11 Giugno 2023

Chi è quel signore vestito di bianco accanto a John Elkann?

Nell’ambito della campagna sulla Giornata dell’ambiente di cui abbiamo detto, la dirigenza – cinque uomini – del quotidiano Repubblica ha ottenuto di partecipare a un’udienza in Vaticano con il capo della chiesa cattolica Papa Francesco, e l’indomani – martedì – il giornale ha scelto di dedicare all’incontro l’apertura della prima pagina e due pagine all’interno, con molte foto dell’editore John Elkann, del direttore Maurizio Molinari, e del Papa stesso.
Poi, lo riferisce ancora il sito Professione Reporter, i giornalisti della Stampa – che appartiene allo stesso gruppo editoriale di proprietà della famiglia Elkann e che condivide con Repubblica la sezione sull’ambiente – si sono seccati che nessuno dei loro rappresentanti sia stato coinvolto nell’incontro. E lo hanno ritenuto un ulteriore sintomo di una disattenzione nei confronti del loro lavoro da parte della proprietà.

“Una mancanza di rispetto nei confronti di tutti i 180 giornalisti del nostro quotidiano. Si tratta solo dell’ultimo sgarbo – in ordine di tempo – nei confronti del nostro giornale. A partire da questo episodio mediatico per arrivare alle questioni sindacali, non possiamo non notare come l’atteggiamento nei confronti delle testate del gruppo sia ogni volta differente, con una chiara penalizzazione nei nostri confronti. Lo scarto emerge nelle trattative come negli atteggiamenti più concreti […]
Come spesso ripete il direttore de La Stampa, valutazione che condividiamo, la nostra testata non è junior partner di nessuno. Premi di produttività, ticket restaurant, indennità, pianta organica, welfare, sostituzione ferie, adeguamento dei gradi ai ruoli ricoperti: ci sembra ormai giunto il momento di aprire un confronto su un contratto di gruppo che valorizzi il lavoro di tutti i giornalisti delle testate Gedi, applichi gli stessi criteri meritocratici, offra le stesse opportunità di crescita professionale e non consenta più all’azienda di giocare su più tavoli con mazzi di carte differenti. Chiediamo in conclusione lo stesso rispetto e la medesima serietà che tributiamo quotidianamente ai nostri lettori e al nostro editore 
”.

Maurizio Molinari, direttore di Repubblica , ha risposto spiegando che – in quanto direttore editoriale di tutte le testate del gruppo GEDI – la sua presenza in Vaticano era in rappresentanza anche dei giornalisti della Stampa: ma non ha convinto il Comitato di redazione.


domenica 11 Giugno 2023

Dalla Cina

Il sito Professione Reporter, dedicato a raccontare vicende e questioni dei quotidiani italiani, ha descritto le ipotesi (piuttosto concrete e condivise) che spiegherebbero le “dimissioni” del vicedirettore del Messaggero Osvaldo De Paolini, e che sono legate a una sempre maggiore dipendenza di parte del giornalismo italiano da aziende e poteri cinesi. Charlie ne ha scritto in diverse occasioni negli anni passati.

“La versione che viene fatta filtrare attribuisce la causa della fine del rapporto proprio al pezzo anti Cina. Ci sarebbero state proteste ufficiali del gigante asiatico (il Gruppo Caltagirone ha interessi sul territorio) e di conseguenza sarebbe stato offerto in cambio lo scalpo di De Paolini. Su questo racconto pesano alcuni dubbi: un pezzo del genere deve essere stato letto dal direttore e -secondo le ultime regole in vigore al giornale- anche dall’Editore. Quindi, se nessuno si fosse reso conto del peso dell’articolo, le responsabilità andrebbero almeno condivise”.


domenica 11 Giugno 2023

Via anche Mantova

Ci sono sempre aggiornamenti sulle cessioni da parte del gruppo GEDI dei suoi quotidiani locali: erano tanti, e GEDI sembra volerli cedere tutti, quindi ne abbiamo parlato in più occasioni negli anni scorsi ma ancora ne parleremo. Adesso la Gazzetta di Mantova interessa al gruppo Athesis (che possiede L’Arena, il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi) ed esiste una trattativa ufficiale.
Non ci sono aggiornamenti, intanto, sul progetto di acquisizione del complesso di testate venete e friulane – sempre del gruppo GEDI – da parte di un gruppo di imprenditori veneti. Tra i quali – e questo sta creando qualche problema – ci sono anche industriali vicentini coinvolti nel gruppo Athesis concorrente.


domenica 11 Giugno 2023

Bene per i lettori, ma

Continuano le evidenti difficoltà di raccolta pubblicitaria del quotidiano Domani, che negli ultimi cinque giorni per due volte non ha avuto di fatto nessuna inserzione a pagamento, e in totale soltanto due pagine pubblicitarie intere e cinque inserzioni minori.


domenica 11 Giugno 2023

Harry contro i tabloid, e non solo

Il principe Harry del Regno Unito ha testimoniato nel processo nato dalla denuncia sua e di altre celebrità britanniche contro MGN (Mirror Group Newspapers), la società che pubblica il Daily Mirror, uno dei più diffusi tabloid inglesi, oltre ai settimanali Sunday Mirror e The Sunday People. MGN è a sua volta parte del gruppo Reach, che possiede moltissime testate e proprietà nel settore dei media. La causa riguarda l’illegalità dei metodi con cui il giornale avrebbe ottenuto informazioni private sulla vita del principe, figlio minore di re Carlo III. Il Daily Mirror, secondo le accuse del principe, avrebbe intercettato le conversazioni e i messaggi sul suo telefono. Le intercettazioni, rese possibili da una falla nella sicurezza delle segreterie telefoniche, sarebbero iniziate nel 1996, quando Harry aveva dodici anni, e sarebbero continuate fino al 2009. Il gruppo editoriale del Daily Mirror si è difeso sostenendo che le informazioni raccolte deriverebbero invece da fonti legali, fra cui articoli di altre pubblicazioni. Inoltre, le pratiche di acquisizione di informazioni avrebbero riguardato solo i redattori, senza che i dirigenti ne fossero a conoscenza. Questa posizione è fortemente messa in dubbio dal principe Harry e dai suoi avvocati.

Le accuse di questo genere non sono una novità nel giornalismo britannico: già nel 2011 News of the World , un giornale del gruppo News Corp, di proprietà del noto miliardario Rupert Murdoch, dovette chiudere in seguito a una serie di scandali, iniziati nel 2005, intorno al fatto che i suoi giornalisti ascoltassero abusivamente le segreterie telefoniche di personaggi famosi o coinvolti in storie di cronaca. Nel 2021 il New York Times ha rivelato che il Sun, il quotidiano più letto nel Regno Unito, sempre di proprietà di Murdoch, aveva pagato un investigatore privato per ottenere informazioni personali e riservate su Meghan Markle, moglie del principe Harry.

Dopo lo scandalo di News of the World e la Leveson Inquiry, un’inchiesta pubblica condotta sulla cultura, l’etica e le pratiche della stampa inglese, è stato appurato l’uso di intercettazioni illegali da parte di numerose testate scandalistiche. L’inchiesta non ha però previsto il risarcimento delle vittime di queste pratiche, che quindi per ottenerlo devono fare causa individualmente ai vari giornali coinvolti. Il principe Harry, che sta portando avanti una grossa battaglia personale contro la cultura giornalistica britannica, è coinvolto in molte di queste cause.

A fine marzo si era tenuta un’udienza preliminare in un caso contro il tabloid Daily Mail e la sua società editrice Associated Newspapers, sempre per la raccolta di informazioni illegali. Ad accusarli sono ancora il principe Harry e altre sette celebrità britanniche, fra cui il cantante Elton John. Il giudice non ha ancora deciso se il caso potrà andare a processo o meno.

In questi mesi Harry, assieme all’attore Hugh Grant, ha fatto accuse analoghe anche contro News Group Newspapers, la società che pubblica il Sun e, ai tempi dei fatti contestati, anche News of the World. Nei giorni scorsi i giornali britannici – sia quelli coinvolti nel processo che gli altri – hanno dato molta attenzione alle testimonianze del principe Harry e alle sue denunce contro tutto il sistema dell’informazione del suo paese, che Harry ha criticato più in generale per le troppe relazioni con la politica e con il governo.


domenica 11 Giugno 2023

Il patatràc a Upday

Scrivemmo su Charlie due anni e mezzo fa che ” Upday è il servizio che gestisce le news proposte dagli smartphone Samsung, ma a differenza di quanto avviene per esempio col servizio analogo di Apple, non è di Samsung: è una testata internazionale creata dal grande editore tedesco Axel Springer con piccole redazioni in ogni paese che curano e arricchiscono l’offerta scelta tra i vari siti di news. Upday muove quindi a sua volta grande quantità di traffico prezioso sui giornali online”.
Nel frattempo l’edizione italiana di Upday si è spostata molto verso la produzione di contenuti giornalistici propri e originali, crescendo molto in numeri di traffico e in raccolta di partnership. Questa settimana, però, l’editore ha improvvisamente e bruscamente licenziato i responsabili di diverse redazioni europee, e anche di quella italiana, compreso il direttore Giorgio Baglio, senza nessun preavviso e con la motivazione della “rimozione del ruolo” (realizzando solo in un secondo momento che secondo la legge italiana una testata giornalistica registrata ha bisogno di un direttore responsabile, per cui è stato nominato poi “ad interim” Enrico Codella).

La spiegazione di questo intervento così aggressivo e radicale di riduzione dei costi sta probabilmente nelle perdite e nei risultati insoddisfacenti del servizio che è stato introdotto di recente negli Stati Uniti, ” Samsung News “, più diretto a gestire l’aggregazione di contenuti altrui attraverso un algoritmo e all’interno di un sito e un’app propri, piuttosto che rimandando alle fonti originali. E che Axel Springer vuole estendere anche all’Europa, rimpiazzando il modello di Upday, ma con strutture molto più economiche e non giornalistiche.


domenica 11 Giugno 2023

Il Giornale contro il Corriere?

Il Fatto ha pubblicato giovedì un articolo di ipotesi – riferite a fonti anonime e non particolarmente circostanziate – sulle intenzioni del nuovo editore del Giornale, Antonio Angelucci, che lo ha appena acquistato dalla famiglia Berlusconi e che possiede già i quotidiani Libero e Tempo .

“Obiettivo via Solferino. Rubare copie al Corriere della Sera. Far masticare amaro Urbano Cairo che, con la sua televisione, La7, dà tanti dispiaceri a Donna Giorgia. Questa la mission del Giornale targato Angelucci, che prenderà il largo da metà luglio con l’arrivo di un nuovo direttore, anzi un ennesimo ritorno, Alessandro Sallusti, che negli ultimi anni ha avuto il merito di rivitalizzare Libero, ma che in via Negri non si era lasciato benissimo. Le redazioni, però, sanno farsi concave e convesse”.


domenica 11 Giugno 2023

Forme caute e mediate

L’edizione italiana della testata americana di cinema e spettacolo The Hollywood Reporter, pubblicata per ora online da un mese e diretta da Concita De Gregorio, ha pubblicato un estratto da un libro che raccoglie molti interventi sulla situazione della cultura italiana. Il testo pubblicato è una conversazione della curatrice Marta Rizzo con il critico cinematografico Fabio Ferzetti, che parla anche di cose che riguardano i giornali (e delle questioni citate nel prologo di questa newsletter).

“I condizionamenti [della libertà di giudizio] sono sostanzialmente di due tipi. Ci sono quelli imposti dal luogo in cui ci si esprime e quelli che invece lo stesso critico tacitamente assegna al proprio lavoro. Entrambi possono essere subdoli. Entra in gioco lo stile comunicativo della testata o del sito, che possono influenzare non sempre per il meglio il lavoro del critico. Possono pesare, in modo opaco e inconfessato, i rapporti personali con artisti, produzioni, distribuzioni. O i rapporti istituzionali che quel giornale, quel sito, quella cattedra, intrattiene con enti esterni. Ci sono poi gli scambi non dichiarati, la tal produzione può concedere o negare interviste e anticipazioni, ad esempio.

Una volta i giornali soprattutto a grande tiratura sapevano che accordare spazio al cinema significava ricevere anche pubblicità. Ma il cinema non era certo la sola voce in materia. Viceversa siti che si occupano solo di cinema, e vivono solo o quasi solo di promozione cinematografica, preferiranno uno stile comunicativo più soft, più fintamente “oggettivo” e sostanzialmente imbrigliato nei modi. Tutto questo fa parte delle regole del gioco ma non c’è nessuna trasparenza, non ci sono regole chiare e condivise, spetta alla sensibilità del singolo adeguarsi […]
Il mondo del cinema poi è piccolo, ci si conosce o almeno ci conosceva più o meno tutti, il che porta alcuni autori, o produttori, a considerare i critici come i giornalisti “embedded” nelle zone di guerra, enfatizzando e personalizzando ogni forma di dissenso. Se il grosso della categoria adotta forme caute e mediate, ogni dubbio, riserva o distinguo, esplicito e magari pronunciato in modo appassionato – perché senza una sincera passione è difficile esercitare questo mestiere – verrà vissuto come un violento attacco personale”.


domenica 11 Giugno 2023

Intanto

Nel Regno Unito l’ente di autoregolamentazione della pubblicità ha stabilito che i messaggi di alcune pubblicità di aziende energetiche che lavorano soprattutto con i combustibili fossili siano ingannevoli, di fatto “greenwashing” delle aziende stesse a partire da un loro impegno in realtà limitato.

“L’ Advertising Standards Authority , l’ente di autoregolamentazione del settore pubblicitario del Regno Unito, mercoledì 7 giugno ha deciso di vietare la pubblicazione di una campagna pubblicitaria della multinazionale britannica Shell, una delle aziende più importanti del mondo del settore petrolifero, petrolchimico e dell’energia. Le pubblicità che compongono la campagna sono state considerate ingannevoli per i consumatori, dal momento che mostrerebbero solo processi di produzione di energia tramite l’uso di fonti rinnovabili e non inquinanti, distorcendo la realtà. La maggior parte degli affari di Shell dipende ancora dai combustibili fossili”.


domenica 11 Giugno 2023

Lo sciopero del Corriere della Sera

I giornalisti del Corriere della Sera hanno scioperato venerdì e sabato per chiedere una serie di cose all’editore (per due giorni il sito non è stato aggiornato, e il quotidiano di carta non è uscito sabato e domenica): ma all’eccezionalità della decisione si è sommata anche una rottura tra la redazione e i suoi rappresentanti del Comitato di redazione, che erano arrivati a un accordo con l’editore che però l’assemblea dei giornalisti non ha accettato. La maggioranza dei membri del Comitato di redazione si è quindi dimessa, facendolo decadere.

“L’assemblea dei giornalisti del Corriere della Sera ha bocciato l’ipotesi di accordo raggiunta dal Cdr dopo una trattativa con l’azienda per portare avanti le istanze della redazione e dopo la proclamazione di due giorni di sciopero. Uno sciopero che era stato deciso all’unanimità di fronte al rinnovato e reiterato peggioramento delle relazioni sindacali. Dopo mesi di confronto, infatti, l’azienda non aveva dato risposte alle nostre istanze: il rinnovo dell’accordo di smart working, il premio di risultato e l’aggiornamento professionale, messo in discussione dopo oltre vent’anni. Il tavolo si stava chiudendo con la proroga dello smart working per 12 mesi, un premio di risultato per il 2023 e una rimodulazione dell’aggiornamento professionale.
Le risposte arrivate alla fine della trattativa tra Cdr e azienda, però, non hanno convinto l’assemblea che ha deciso, nella sua sovranità, di confermare i due giorni di sciopero dalle 00.01 di venerdì alla mezzanotte di sabato. Il Cdr ha presentato a maggioranza le dimissioni e, quindi, decade.
Il Cdr”.

L’editore si è limitato a una laconica e meravigliata risposta che è sembrata voler approfittare di questa crisi nella redazione:

“Abbiamo trattato con il Comitato di Redazione (CdR) che è l’organismo delegato dall’assemblea per le relazioni sindacali.
Abbiamo trovato un accordo con il Comitato di Redazione che non è stato successivamente approvato dall’assemblea.
Ricordiamo che l’editoria è in un momento di grande trasformazione aggravato dall’aumento dei costi delle materie prime.
In un momento come questo sarebbe fondamentale lavorare uniti con l’apporto delle migliori energie della redazione.
Speriamo che i lettori capiscano la decisione assunta dall’assemblea.
L’Editore”.


domenica 11 Giugno 2023

Le persone ci sembrano peggiori, per via delle news

La rivista scientifica Nature ha pubblicato una ricerca le cui conclusioni sono che una percezione tra le persone che ci sia un “declino morale” di questi tempi sia infondata: che questa percezione – di peggioramento delle doti umane di civiltà, onesta, correttezza – ci sia sempre stata, che non corrisponda ad altre più concrete impressioni delle persone interrogate, e che in particolare si debba alla sporporzionata promozione da parte dei mezzi di informazione di notizie negative e in cui le persone si comportano male.

“First, numerous studies have shown that human beings are especially likely to seek and attend to negative information about others, and mass media indulge this tendency with a disproportionate focus on people behaving badly. As such, people may encounter more negative information than positive information about the morality of ‘people in general’, and this ‘biased exposure effect’ may help explain why people believe that current morality is relatively low”.


domenica 11 Giugno 2023

Una giornata proficua

La “Giornata mondiale dell’ambiente” introdotta dalle Nazioni Unite per il 5 giugno – lunedì scorso – è un buon esempio per capire come occasioni di questo genere possano essere utilizzate dai giornali per robuste raccolte pubblicitarie. I due maggiori quotidiani hanno proposto agli inserzionisti due iniziative speciali: il Corriere della Sera ha virato sul verde la propria carta (e la sua versione digitale), mentre Repubblica ha creato due eventi speciali e una “sovracopertina” dedicata. Le rispettive concessionarie hanno così potuto coinvolgere molte aziende nell’adesione alla giornata di sensibilizzazione e vendere loro pagine in cui le suddette aziende hanno usato il contesto per promuovere dei messaggi sul proprio “ambientalismo”: “uno scooter a impatto 0”, BMW; “diminuire drasticamente le nostre emissioni di gas serra”, Benetton; “rispettare l’ambiente è avere cura del futuro di tutti”, Esselunga; “dare a tutti un futuro sostenibile”, Edison; “Amo il pianeta ogni giorno”, I Provenzali; “attenzione all’ambiente”, Barilla; e molte altre ancora. Su Repubblica soltanto le pubblicità che occupavano un’intera pagina erano 24, portando il giornale a una foliazione eccezionale di ben 68 pagine; sul Corriere della Sera 26 per 64 pagine complessive. Il lunedì precedente i due quotidiani si erano limitati a 40 e 48 pagine.

Repubblica ha poi raccolto le sponsorizzazioni per i suoi due eventi romano e milanese, il cui programma è stato ricco di presenze aziendali e di “partner” (a2a, Arvedi, cdp, Coca-Cola, Edison, Fincantieri e decine di altri). Il Corriere della Sera invece ha pubblicato per diversi giorni la sua sezione sull’ambiente chiamata “Pianeta 2030”, che gli permette di offrire diversi articoli alla promozione di iniziative di una specifica azienda.


domenica 11 Giugno 2023

Il Daily Telegraph è in vendita

Telegraph Media Group, il gruppo editoriale britannico che pubblica il quotidiano Daily Telegraph, la sua versione domenicale Sunday Telegraph (e anche la rivista The Spectator), è stato rilevato dalla principale creditrice del gruppo, la Bank of Scotland, e sta per essere venduto. La decisione della banca deriva dall’impossibilità di recuperare il credito di un miliardo di sterline nei confronti dell’azienda e della famiglia Barclay (che possiede la maggioranza delle quote del gruppo): che in questi giorni sta cercando soluzioni e compromessi per non perdere la proprietà. Il Daily Telegraph, quotidiano conservatore tra quelli considerati “quality press” (per distinguerli dai più diffusi ma meno affidabili tabloid), è cresciuto molto negli ultimi anni: nel 2022 ha dichiarato utili per 30 milioni di sterline e attualmente dichiara 750mila persone abbonate, tra versione digitale e cartacea. È da sempre molto vicino al partito conservatore britannico (l’ex primo ministro conservatore Boris Johnson pubblicava ogni settimana una rubrica sul quotidiano, ed è stato direttore della rivista Spectator), per cui potrebbe essere venduto a una cifra superiore rispetto all’effettivo valore di mercato – stimato in circa 600 milioni di sterline – anche in considerazione delle elezioni generali in Regno Unito previste per il gennaio 2025 e sulle quali un media di questa importanza potrebbe avere una grande influenza.

I fratelli Barclay, gemelli (uno dei due è morto nel 2021, l’altro ha 78 anni), comprarono il gruppo editoriale per 665 milioni di sterline nel 2004: i media britannici ne sono sempre stati molto curiosi, data la dimensione delle loro ricchezze – costruite con molte attività, soprattutto nel settore immobiliare, dei centri commerciali, delle catene di negozi – e la loro scarsa inclinazione alla pubblicità (anche in questa occasione i media britannici ospitano ipotesi le più varie sulle reali condizioni finanziarie della famiglia Barclay). Il Post ne scrisse due anni fa.

“David e Frederick Barclay, cresciuti a Londra durante i bombardamenti nazisti nella Seconda guerra mondiale e successivamente sfollati nelle campagne circostanti, iniziarono a muoversi nel settore alberghiero dopo aver acquistato a basso costo delle proprietà londinesi poi convertite in hotel grazie ai proventi delle loro varie mansioni artigianali svolte in precedenza. Dal settore alberghiero entrarono poi in quello immobiliare, trovando una serie di investimenti di successo che nel 1995 permisero loro di comprare l’hotel più prestigioso di Londra, il Ritz, e nel 1993 di costruire un castello a Brecqhou, una delle isole nel Canale della Manica”.

Il sito Press Gazette ha una efficace e affascinante ricostruzione dei vari aspetti della questione Daily Telegraph.


domenica 11 Giugno 2023

I quotidiani ad aprile

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di aprile 2023. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva di valore un po’ grossolano, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione, e che trovate qui. Ad aprile gli andamenti rispetto al mese precedente sono stati tutti negativi – con l’eccezione di un dato invariato per il Fatto e di una piccola crescita ancora per Libero – con perdite tra l’1 e il 2%, e un po’ di più per il Sole 24 Ore e Avvenire.

Se guardiamo i già più indicativi confronti con l’anno precedente, trascurando gli sportivi che hanno sempre alti e bassi, le perdite maggiori del 10% le hanno la Stampa, il Giornale e la Verità: gli altri perdono soprattutto tra il 5 e il 7%, e ad andare meglio sono invece il Fatto e Repubblica (di entrambi però segnaliamo da quattro mesi l’aggiunta – rispetto a un anno fa – di quote rilevantissime di abbonamenti digitali a prezzo scontatissimo o gratis).

Se invece, come facciamo ogni mese, consideriamo un altro dato che è più significativo e più paragonabile rispetto alla generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra in cui entra un po’ di tutto, i risultati sono diversi: li si ottengono sottraendo da questi numeri quelli delle copie distribuite gratuitamente oppure a un prezzo scontato oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (ma questi dati comprendono sempre le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa):

Corriere della Sera 177.539 (-4%)
Repubblica 100.595 (-14%)
Stampa 73.919 (-12%)

Sole 24 Ore 58.245 (-5%)
Resto del Carlino 56.876 (-12%)
Messaggero 49.110 (-5%)
Fatto 40.789 (-8%)
Nazione 37.860 (-10%)
Gazzettino 35.200 (-6%)
Dolomiten 28.956 (-8%)

Giornale 27.711 (-11%)
Messaggero Veneto 26.958 (-6%)

Verità 25.614 (-17%)

Altri giornali nazionali:
Libero 21.630 (+12%)
Avvenire 15.553 (-9%)
Manifesto 11.572 (-12%)
ItaliaOggi 8.419 (-11%)

(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).

Rispetto al calo grossomodo medio del 10% anno su anno delle copie effettivamente “vendute”, cartacee e digitali (queste ultime in abbonamento), a cui siamo abituati, questo mese sono andati di nuovo un po’ meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore, ma anche il Messaggero. Repubblica torna a perdere assai di più e peggio ancora va la Verità, che nella prima metà del 2022 aveva avuto la sua grande crescita e ora mostra quindi il dato peggiore, a beneficio ancora di Libero che si sta riprendendo dei lettori che aveva perso a favore della Verità durante le proprie campagne contro i novax.

Tra gli altri quotidiani locali le perdite maggiori sono quelle della Gazzetta di Parma (-13%), del Giornale di Brescia (-13%), della Nuova Sardegna (-13%), del Tempo di Roma (-14%) e del Tirreno (-11%), ma quasi tutti sono intorno al -8%/-10%.

(Avvenire, Manifesto, Libero e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, che costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)


domenica 11 Giugno 2023

Un esempio dall’altra parte del mondo

Il governo dello stato australiano del Victoria ha annunciato che dal primo luglio gli enti dello stato non useranno più i giornali di carta maggiori per la propria pubblicità, generando allarme, proteste e indignazione presso alcuni dei giornali che ricevevano finora i maggiori investimenti in questo senso. La ragione citata è intuitiva e condivisibile: i giornali di carta sono giudicati uno strumento troppo costoso rispetto alla capacità di raggiungere i cittadini con le comunicazioni pubbliche, se questi costi e queste capacità sono confrontati con quelli degli strumenti digitali, che il Victoria intende usare esclusivamente d’ora in poi. «Comunicheremo là dov’è il pubblico», ha detto il primo ministro, citando gli strumenti online e digitali e la televisione, che oltre ad avere pubblici molto più estesi garantiscono – nel caso dei primi – anche una maggiore permanenza e visibilità dei messaggi. Secondo un ente di ricerca che ha raccolto dei dati, i governi statali e federale australiani hanno speso nel 2022 40 milioni di dollari australiani (circa 25 milioni di euro) in pubblicità sui giornali.
I maggiori quotidiani vittime della decisione (qui avevamo spiegato il quadro dei quotidiani australiani) hanno protestato vivacemente, definendola un attacco alla loro sopravvivenza e un danno per la collettività.

La decisione del governo del Victoria è la prima in un’istituzione di questa importanza a proposito di una questione che è attuale in tutto il mondo: il costo in denaro pubblico di comunicazioni che ormai in moltissimi casi potrebbero essere più efficaci e capillari attraverso il web e i social network, e spendendo meno; ma sottraendo ai giornali già in crisi di risorse una preziosa fonte di ricavo accessoria, che di fatto è spesso una sorta di indiretto contributo pubblico. Ne avevamo scritto su Charlie tre anni fa.


domenica 11 Giugno 2023

Si è chiusa la parentesi Licht di CNN

CNN ha licenziato il suo presidente Chris Licht. Notizia al tempo stesso molto eclatante – CNN è una delle più importanti aziende giornalistiche americane e mondiali – e non più molto sorprendente, dopo le vicissitudini degli ultimi mesi: molte analisi di questi giorni dicono che l’articolo dell’ Atlantic ha estinto gli ultimi dubbi del management di Warner Bros. Discovery, la società che possiede CNN. Licht era arrivato solo tredici mesi fa per ricostruire CNN dopo il periodo di battagliera identità antitrumpiana, aveva predicato e praticato un nuovo corso di ritorno alle origini e maggiore equidistanza, con le notizie protagoniste rispetto all’impegno partigiano, ma i risultati di audience erano rimasti deludenti e una serie di incertezze, resistenze, scelte criticate era culminata nel fallimento pubblico della gestione dell’intervista con Donald Trump del mese scorso. Che aveva messo in discussione tutto il progetto e il ruolo stesso di Licht.


domenica 11 Giugno 2023

Charlie, il prezzo dell’accesso

Tra le cose che possono influenzare l’indipendenza del lavoro giornalistico ce n’è una che non ha a che fare con compromessi e scambi più direttamente commerciali – come quelle di cui capitano spesso esempi qui su Charlie – ma con gli stessi interessi editoriali di testate e giornalisti, con le loro opportunità di fare un lavoro di informazione migliore e completo. È la questione dell’accesso. Per ottenere informazioni, per ottenerle prima degli altri, chi lavora ai giornali costruisce delle relazioni proficue e con vari livelli di intensità: può succedere per avere informazioni sulle inchieste giudiziarie; può succedere per assistere alle sfilate di moda o avere anteprime in quel settore; può succedere per ottenere interviste “esclusive” di personaggi dello spettacolo; può succedere per essere i primi destinatari di dichiarazioni o annunci da parte di politici o responsabili del governo; eccetera. In tutti questi casi, la libertà critica e l’indipendenza di giudizio subiscono delle limitazioni, che a volte vengono richieste esplicitamente e altre volte sono implicite, una sorta di rispettosa e leale autocensura. Cosa fareste se aveste un programma di interviste televisive e vi offrissero un’esclusiva con Bruce Springsteen per promuovere il suo nuovo disco, o con Martin Scorsese per promuovere il suo nuovo film, e riteneste deboli e criticabili l’uno o l’altro? Qualunque sia la vostra risposta, quello che sappiamo è che se non occultaste pubblicamente il vostro giudizio critico difficilmente otterreste d’ora in poi la fiducia degli uffici stampa di ospiti altrettanto importanti. E succede anche su scale molto più ridotte: i politici che vanno ospiti nei programmi televisivi ci vanno spesso a fronte di garanzie – esplicite o implicite – sul trattamento che riceveranno, su quello di cui si parlerà o non si parlerà. La citazione estesissima e superflua dei nomi e delle cariche di pubblici ministeri o ufficiali dei carabinieri all’interno degli articoli di cronaca è una sorta di compenso – ma solo quella più trasparente – nei confronti di chi ha fornito informazioni utili per quegli articoli. Non si mantiene una possibilità di scrivere di moda senza trattenere molti giudizi, non si resta competitivi con le altre agenzie di stampa trascurando le richieste di copertura delle dichiarazioni di questo o quel politico.

Molto lavoro dei giornali si basa su queste inevitabili ma scivolose consuetudini, e sul mantenere equilibri accettabili o meno tra avere accessi privilegiati e precoci alle notizie, ed essere liberi di trattarle con indipendenza. E vale anche per grandi cose: imputati in processi importanti che vogliano presentare la propria versione scelgono a chi proporre un’intervista e ottengono domande concilianti e rispettose, anche da giornali che li avevano sbattuti come mostri in prima pagina; governi che vogliano trovare spazio acritico alla propria propaganda possono farlo semplicemente offrendo “esclusive” e anteprime a una testata piuttosto che a un’altra, in cambio di una confezione indulgente di quelle “esclusive”, anteprime, interviste, dichiarazioni. Non è per servilismo o simpatia che una testata le accoglie, confeziona e titola favorevolmente: è per battere la concorrenza.

Fine di questo prologo.


domenica 4 Giugno 2023

In tutti i laghi

Sabato prossimo il Post terrà a Verbania un’edizione delle sue giornate di incontri pubblici chiamate Talk, grazie all’invito e alla collaborazione del Comune di Verbania e del Circolo dei Lettori di Torino.


domenica 4 Giugno 2023

“Diteci come si pettinano le principesse”

Con una discreta frequenza la rubrica quotidiana di Michele Serra su Repubblica ospita critiche alle scelte dei giornali che spesso sembrano riguardare la stessa Repubblica. Mercoledì Serra è stato esplicito nel prendere in giro una sezione del sito del giornale.

“Faccio i più affettuosi auguri al nuovo tag REALI, che si aggiunge ai tantissimi contenuti offerti dal sito di Repubblica. Conto di essere assente giustificato qualora mancassi, da lettore nonché da anziano collaboratore, a ogni singolo appuntamento della festosa rassegna di matrimoni e fidanzamenti di principi regnanti dell’intero pianeta, con ricca descrizione dei cerimoniali, dei vestiti, dei menù, delle acconciature, degli strascichi, degli anelli, dei diademi, delle corone; e della appassionante trama di parentele tra royal families di ogni latitudine; e come erano vestiti la cugina Wilma, il cognato Cirillo, lo zio Hohenzollern”.


domenica 4 Giugno 2023

Down under

Una sentenza su una denuncia per diffamazione è stata molto raccontata in Australia, sia perché a uscirne soddisfatti sono stati alcuni giornali importanti che hanno voluto sottolinearlo, sia perché la storia era piuttosto ricca e particolare.

“Il processo è durato poco meno di un anno, è stato seguitissimo dai giornali australiani e avrà conseguenze molto pesanti per Roberts-Smith, che secondo l’edizione australiana del Guardian dovrà probabilmente pagare un risarcimento milionario ai tre giornali coinvolti – il Sydney Morning Herald , The Age, e il Canberra Times – e riconsegnare la Victoria Cross, la più alta onorificenza militare in Australia, che aveva ottenuto proprio per alcune operazioni militari condotte in Afghanistan. Le motivazioni della sentenza non sono ancora state diffuse, e il giudice non ha ancora stabilito la cifra esatta che Roberts-Smith sarà tenuto a pagare ai giornali”.


domenica 4 Giugno 2023

Alla vecchia maniera

A-Hed è una storica rubrica del Wall Street Journal che racconta singolari e curiose storie con implicazioni relative a piccole economie, in un punto a metà tra le storie uniche o quasi e i “fenomeni” più estesi. Mercoledì è riuscita a trovare alcune persone che tuttora ritagliano articoli di giornale, e li mandano per posta a parenti o conoscenti per condividerli.


domenica 4 Giugno 2023

La rubrica Elkann

Immagini dell’editore di Repubblica e Stampa – amministratore delegato della società Exor – sono state pubblicate mercoledì su Stampa e Repubblica, venerdì su Stampa e Repubblica. Giovedì su Repubblica è stato invece il turno del presidente, di Exor.


domenica 4 Giugno 2023

Strike

Lunedì dovrebbe esserci uno sciopero di dimensioni eccezionali dei dipendenti di una delle aziende giornalistiche più importanti degli Stati Uniti, Gannett: che pubblica decine di quotidiani in tutto il paese, compresa la testata nazionale a grande diffusione USA Today. I giornalisti in sciopero (saranno probabilmente più di mille) chiedono le dimissioni dell’amministratore delegato accusato di scarsa visione sul futuro dell’azienda e dei suoi prodotti di informazione, e di dare priorità solo alle riduzione dei costi. Gannett aveva licenziato 400 persone l’anno scorso e annunciato circa altri 200 licenziamenti a dicembre.


domenica 4 Giugno 2023

“Tra cui questo quotidiano”

Mercoledì il Fatto ha pubblicato una smentita di una notizia molto circolata e discussa sui giornali lo scorso febbraio (con una particolare e neutrale scelta di indicare come lo stesso Fatto fosse stato uno dei giornali che l’avevano diffusa traendola da un articolo originale della Stampa): l’impressione, in assenza di scuse ai lettori o delle allusioni più esplicite al proprio errore che si usano di norma con le “correzioni”, è stata che la comunicazione – a tre mesi di distanza – potesse avere a che fare con le minacce di querele da parte del protagonista della falsa notizia.