Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 2 Giugno 2024
Le vicende del settimanale L’Espresso continuano a essere confuse e tumultuose. L’Espresso è un settimanale di news dalla storia illustre e da cui di fatto nacque l’intero gruppo editoriale che oggi si chiama GEDI: venne travolto come altri dalla crisi generale dei newsmagazine, e dal 2016 fu ospitato come allegato domenicale del quotidiano Repubblica. Poi, con la vendita dell’allora Gruppo Espresso alla società Exor della famiglia Elkann e la trasformazione in GEDI, l’Espresso venne venduto nel 2022 a una società dell’imprenditore Daniele Iervolino, le cui fortune economiche si devono all’università telematica Pegaso.
Da quel momento il giornale – tornato a uscire autonomamente il venerdì – ha vissuto una serie di passaggi incerti, in parte prevedibili in una transizione simile e in parte legati a dinamiche tipiche nella gestione di prodotti giornalistici da parte di società con limitata esperienza nel settore editoriale. Il direttore Marco Damilano si era dimesso prima della vendita per protesta contro l’operazione; il suo successore Lirio Abbate era stato sostituito pochi mesi dopo; il nuovo direttore si è dimesso dopo un anno, all’inizio del 2024, sostituito dal vicedirettore Enrico Bellavia. E nel corso di questi due anni ci sono stati frequenti allarmi da parte dei giornalisti sulle incertezze di gestione del progetto, di cui lo scorso dicembre è diventato proprietario un altro imprenditore.
Questa settimana anche Bellavia è stato “sollevato dall’incarico”: secondo la redazione, che ha indetto una giornata di sciopero, per “l’ennesimo tentativo di intromissione dell’azienda sul contenuto degli articoli: tentativo a cui il direttore uscente Enrico Bellavia si è opposto garantendo la storia e la tradizione del nostro giornale”. L’ultimo numero dell’ Espresso aveva la storia maggiore dedicata alle manovre economiche e politiche intorno all’agricoltura italiana. Secondo l’editore invece la nuova sostituzione del direttore appartiene a un percorso previsto e a una “fase completata”.
“Con riferimento al secondo cambio che ha riguardato il (Vice) Direttore Enrico Bellavia, è opportuno precisare che lo stesso è stato chiamato – con nomina di sei mesi – a traghettare il settimanale verso un nuovo modello editoriale, al fine anche di agevolare un consistente risanamento economico della Testata rilevata a dicembre 2023. Completata questa fase, l’Editore, nel ringraziare – nuovamente – Enrico Bellavia per quanto sino ad ora svolto e nel pieno delle facoltà previste dalla legge, ha individuato in Emilio Carelli la figura più adatta a ricoprire il ruolo di Direttore; con la certezza che quest’ultimo possa attuare appieno la linea Editoriale. L’Espresso Media respinge – inoltre – fermamente qualsiasi accusa di intromissione da parte dell’Azienda sul contenuto degli articoli ed invita, a tal uopo, il CdR a un incontro chiarificatore con lo spirito costruttivo, di collaborazione e trasparenza che ha finora improntato il rapporto professionale”.
E così, il nuovo direttore dell’ Espresso sarà adesso Emilio Carelli, giornalista dalla vivace carriera. Carelli ha 72 anni, ha avuto molti ruoli importanti nelle reti televisive Mediaset ed è stato poi direttore di Sky Tg24, prima di essere eletto alla Camera dei deputati con il M5S, passare ad altri gruppi parlamentari e decadere dalla carica nel 2022. Carelli era finora amministratore delegato, dallo scorso dicembre, della società che aveva acquistato il settimanale.
domenica 2 Giugno 2024
Mathew Ingram, giornalista assai esperto sulle trasformazioni dell’informazione digitale, ha scritto sulla Columbia Journalism Review “dieci domande” sulla base delle quali affrontare il rapporto potenziale con le “intelligenze artificiali” all’interno dei giornali: cercando di mettere un po’ d’ordine in un tema molto discusso e citato ma ancora molto incerto.
1. Stiamo cercando di salvare i posti di lavoro o il senso del giornalismo?
2. Meglio fare causa alle società di AI o vendere loro i propri contenuti?
3. Le AI elimineranno il ruolo di intermediazione dei giornali?
4. Qual è la priorità di ciascuna impresa giornalistica?*
5. Quali sono i bisogni del pubblico?
6. Quali sono gli esperimenti più accessibili da fare con le AI?
7. Come si entra nell’ordine di idee che tutto continuerà a cambiare?
8. Che conseguenze ha l’AI per la fiducia del pubblico?
9. Quali sono i punti di forza di ogni giornale, su cui sfruttare le AI?
10. Le AI possono aiutare il giornalismo locale, quello più impoverito in questi anni?
* Ingram usa qui l’espressione “stella polare”, che è diventata l’ultimo grido nei giornali da un paio di anni: “capire quale è la propria stella polare”, ovvero scegliere il proprio obiettivo prioritario e il modo di misurarlo, è un’istruzione di moda e ripetuta ovunque, saggia e generica al tempo stesso.
domenica 2 Giugno 2024
La Svolta è un giornale online creato nel 2021 sotto la direzione di Cristina Sivieri Tagliabue, giornalista che fino ad allora aveva collaborato con molte testate maggiori occupandosi soprattutto di tecnologia e di temi sociali. La proprietà e gli investimenti erano stati del gruppo Sostenya, che possiede soprattutto una società che offre servizi alle aziende per la gestione dei consumi energetici, dei rifiuti e per la sostenibilità ambientale. Il giornale si era proposto ed era stato condotto in questi tre anni come “un quotidiano che racconta i grandi cambiamenti in corso, prestando particolare attenzione all’Ambiente, ai Diritti, all’Innovazione sociale, culturale e tecnologica. Dando voce soprattutto ai giovani e alle donne”.
Tre settimane fa la Svolta ha pubblicato una “nota redazionale” che informava i lettori che l’amministratore delegato e proprietario di Sostenya, Pietro Colucci (che è affiancato dai due figli nel consiglio di amministrazione) è indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta genovese che è più nota per avere coinvolto il presidente della regione Liguria Toti. In seguito a quella nota l’editore Colucci ha fatto mettere offline il sito e ha comunicato alla direttrice Sivieri Tagliabue la sua sospensione. Nei giorni successivi sul sito è stato pubblicato un “comunicato della società editrice” che riferisce “che il giornale sta vivendo un momento critico che ci costringe a limitare, finanche a sospendere, le pubblicazioni dei nostri usuali contributi informativi sul tema dei diritti, dell’innovazione e dell’ambiente”, e la direttrice è stata licenziata, in ragione della pubblicazione della nota su Colucci.
Sivieri Tagliabue ha affidato a un’avvocata l’impugnazione del licenziamento.
domenica 2 Giugno 2024
È capitato spesso, ormai persino da decenni, che venisse messa in discussione e criticata un’inclinazione del giornalismo a mescolarsi troppo con “l’intrattenimento”, e che queste ibridazioni prendessero anche il nome di “infotainment”: con accenti critici da parte di chi teme che il ruolo di servizio pubblico dei giornali finisca per cedere troppo terreno a queste più frivole funzioni (che nei giornali ci sono sempre state: i cruciverba, i fumetti, le ricette, gli oroscopi). Ma nelle consuetudini di una parte del giornalismo italiano lo squilibrio verso l’intrattenimento è così visibile da occupare lo spazio principale: ovvero i giochi di parole nei titoli da prima pagina. E quanto questo sia considerato normale e benvenuto lo dimostra che alle eventuali critiche sulla povertà e ingannevolezza informativa di quegli spazi così importanti e visibili, i loro difensori rispondono celebrando le occasionali riuscite spiritose piuttosto che mettere in discussione l’approccio stesso: a conferma che farci sorridere è ritenuta da una parte dei lettori (e dei giornalisti) una missione prioritaria dei giornali.
Fine di questo prologo.
domenica 26 Maggio 2024
Il Post replicherà ad autunno l’investimento sulla formazione di un gruppo di giovani stagisti, progetto che aveva sperimentato per la prima volta a primavera nel 2023: quest’anno in collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori che assegnerà il Premio Mario Formenton come borsa di studio per la partecipazione ai due mesi di workshop.
domenica 26 Maggio 2024
Vanity Fair americano ha pubblicato un ritratto di Charlotte Behrendt, avvocata che svolge da diversi anni – ma con maggiore autorità da qualche anno – il ruolo di “grande inquisitrice” all’interno del New York Times, raccogliendo segnalazioni di possibili comportamenti inappropriati di diverso genere, e conducendo indagini e interrogatori interni che diverse testimonianze descrivono come molto sgradevoli e indiscreti.
domenica 26 Maggio 2024
Il Venerdì, il settimanale di Repubblica, ha pubblicato una pagina sul suo ultimo numero dove accanto a un articolo che parla di un’opera d’arte, nello spazio dell’immagine che illustrerebbe l’articolo compariva un testo dentro una cornice: “Visto l’elevato costo dei diritti SIAE (un problema che si presenta sempre più spesso, con autori contemporanei), l’opera (facilmente visibile in rete) non è qui riprodotta”. L’articolo era firmato da Tomaso Montanari, storico dell’arte e saggista, e parlava di un’opera che mostra una menorah, il tipico candelabro ebraico a sette braccia, montata su una mitraglietta. Montanari ha poi pubblicato l’immagine su Instagram.
La direzione del Venerdì ha spiegato a Charlie che da qualche anno è diventato poco sostenibile pubblicare sui giornali immagini di opere d’arte contemporanea coperte da diritti SIAE (l’ente pubblico italiano che si occupa della tutela del diritto d’autore e della proprietà intellettuale). Le immagini possono costare da alcune decine di euro fino a diverse centinaia. In questo caso la redazione del Venerdì ha chiesto alla SIAE la possibilità di non pagare i diritti d’autore ripubblicando la pagina del quotidiano spagnolo El Pais dove, in un articolo del 2010, era raffigurata l’immagine dell’opera: al rifiuto ha pubblicato l’articolo senza immagine.
domenica 26 Maggio 2024
Per illustrare la vittoria del ciclista Steinhauser nella tappa del Giro d’Italia di mercoledì, il Corriere della Sera ha scelto giovedì una foto con queste priorità di visibilità e didascalia tra i due soggetti al traguardo.

domenica 26 Maggio 2024
La vendita dello storico settimanale di attualità e celebrità francese Paris Match al grande gruppo del lusso LVMH (ne avevamo scritto tre mesi fa) sembra quasi sicura: la proprietà ha annunciato “progressi soddisfacenti” nella trattativa che dovrebbe concludersi a settembre.
domenica 26 Maggio 2024
Nella giornata di mercoledì un importante esponente della Lega a Brescia ha pubblicato su Instagram il video di una rissa nel centro della sua città, indicandolo come avvenuto la sera prima. Il video è stato ripreso da diversi account social con posizioni di destra per attaccare di volta in volta l’immigrazione, la criminalità nelle città, l’amministrazione di sinistra di Brescia. Nel frattempo il video è stato rilanciato da tantissimi siti di news, dal Corriere della Sera al Messaggero a Tgcom24 a Repubblica e molti altri ancora. Venerdì è stato confezionato dall’account del ministro Matteo Salvini in una “card” che citava appunto Tgcom24. Nessuno di questi siti di news si è premurato di verificare a quando risalisse il video – l’episodio era di pubblica notorietà – e di darne informazione.
“Sia il video che i post degli esponenti della Lega sono stati pubblicati da molti giornali locali e nazionali, evidentemente senza verificare l’accaduto con le forze dell’ordine. Il video, infatti, mostra un episodio avvenuto quasi due anni fa, nel luglio del 2022. Questo particolare non trascurabile è emerso durante una riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, una riunione a cui partecipano rappresentanti della questura, della prefettura e del comune. Durante la riunione è stato chiesto alle forze dell’ordine di capire se nell’ultima settimana fossero state fatte denunce, esposti o semplici chiamate di emergenza.
In seguito a una verifica nell’archivio della polizia, i cui risultati sono stati poi comunicati durante la riunione, per il pestaggio mostrato nel video furono fermati due ragazzi minorenni e uno maggiorenne, che al momento si trova in carcere. I tre responsabili dell’aggressione furono individuati nel 2022 grazie alle immagini registrate dalle telecamere installate in centro”.
domenica 26 Maggio 2024
La famiglia del pilota tedesco Michael Schumacher ha ottenuto un risarcimento di 200mila euro dalla rivista Aktuelle che aveva pubblicato una intervista inventata con Schumacher stesso.
“La famiglia dell’ex pilota tedesco di Formula 1 Michael Schumacher ha vinto una causa legale che aveva intentato l’anno scorso contro il gruppo editoriale tedesco Funke, dopo la pubblicazione di una finta intervista a Schumacher pubblicata sul settimanale femminile Die Aktuelle, scritta utilizzando un software di intelligenza artificiale. Lo ha fatto sapere ad Associated Press la portavoce della famiglia di Schumacher, Sabine Kehm, che ha aggiunto il gruppo editoriale dovrà pagare un risarcimento di 200mila euro.
Schumacher, uno dei piloti più noti e vincenti della storia, ebbe un grave incidente sciistico nel 2013 che gli causò lesioni cerebrali: la sua famiglia ha sempre mantenuto uno stretto riserbo sulle sue condizioni, ma si sa che non è in grado di camminare e che le sue interazioni sono poco significative, e che quindi non sarebbe mai stato in grado di dare interviste”.
domenica 26 Maggio 2024
Il quotidiano Domani ha dedicato venerdì un articolo alla vittoria giudiziaria del proprio editore Carlo De Benedetti nei confronti del quotidiano La Verità, del suo direttore Maurizio Belpietro e del suo collaboratore Mario Giordano. Questi ultimi dovranno risarcire De Benedetti per un articolo del settembre 2020 che secondo la sentenza citata conteneva notizie false che lo riguardavano.
Al tempo della pubblicazione dell’articolo il quotidiano Domani doveva ancora nascere (sarebbe uscito col suo primo numero poco dopo), quindi la scelta di dare questa notizia rispetto alle molte sentenze che riguardano cause per diffamazione ha evidentemente a che fare col fatto che il protagonista ne è il proprio editore.
domenica 26 Maggio 2024
Il giudice britannico che si occupa della causa del principe Harry contro alcuni tabloid, a proposito delle pratiche illegali di violazione della privacy attuate da quei giornali, ha rifiutato di aggiungere nuove accuse a quelle dibattute nel processo, come chiedevano gli avvocati del principe: e ha spiegato che per queste ci sarebbe bisogno di nuove denunce e nuovi processi.
Intorno alle pratiche di sorveglianza delle segreterie telefoniche erano emerse nei mesi scorsi nuove informazioni che stanno generando nuove cause contro i tabloid coinvolti.
domenica 26 Maggio 2024
La puntata di martedì di Morning – il podcast quotidiano di Francesco Costa sul Post – è stata aperta dal racconto della diffusione di una notizia falsa su molti giornali (riguardava la pioggia a Milano). Un’altra notizia falsa era stata raccontata nella puntata del giorno prima, e aveva riguardato una presunta rivolta nel carcere di Benevento.
“Poi, sono arrivate più tardi le parole del direttore del carcere che ha raccontato come sono andate le cose. Al rifiuto di un medico della ASL di visitare un detenuto è esplosa una protesta vibrata sfociata in momenti di concitazione con la rottura di alcune vetrate, le cui schegge hanno ferito lievemente due agenti di polizia. Non c’è stata nessuna colluttazione, non c’è stata nessuna aggressione da parte dei detenuti. La protesta è rientrata, non c’è stata nessuna rivolta, nessun sequestro, niente è stato distrutto se non questa vetrata che ha ferito due agenti che sono andati a farsi medicare e sono tornati subito in servizio. E allora io e non solo io a questo punto che cosa avevo sentito alla radio? Da dove arrivava la notizia quell’informazione così allarmante sulla rivolta ai poliziotti sequestrati? Il piano del carcere completamente distrutto arrivava da uno di questi comunicati dei sindacati e degli agenti penitenziari. I tre garanti dei detenuti responsabili per quella zona per il carcere di Benevento hanno diffuso un comunicato dicendo “Sono sempre più aggressivi i comunicati dei sindacati di polizia penitenziaria che ritraggono le carceri come un fronte di guerra, identificando di fatto un solo bersaglio”, dicono i garanti, “la popolazione detenuta””.
domenica 26 Maggio 2024
Il sito di media e marketing Digiday è tornato sul lavoro sperimentale del New York Times per ottenere maggiori informazioni sull'”attenzione” dei lettori nei confronti delle inserzioni pubblicitarie, di cui avevamo scritto un mese fa. Per ora le informazioni sono ancora piuttosto sommarie, ma sicuramente per la perdita progressiva di valore della pubblicità online diventerà sempre più importante avere dei dati più confortanti di quelli generici sul traffico, o sulla “viewability” (ovvero del potenziale di visibilità) delle inserzioni: le tecnologie stanno lavorando sulla possibilità di registrare gli sguardi e le attenzioni, in modo da dare agli inserzionisti delle metriche che li convincano della bontà dei loro investimenti.
Naturalmente questa prospettiva sarebbe sovversiva nel bene e nel male, e misurazioni più credibili dell’attenzione dei lettori sulla pubblicità potrebbero rivelare quanto siano sterili molti investimenti su pagine e testate che non siano il New York Times.
domenica 26 Maggio 2024
Radio Capital è una delle radio (assieme a Deejay e M2O ) possedute dal gruppo GEDI, l’editore anche di Repubblica, Stampa e HuffPost, tra gli altri. Da diversi mesi circolano molte voci sull’intenzione di GEDI di vendere Capital, nell’ambito della strategia di dismissioni che sta attuando da tempo per ridurre costi e perdite. Nelle ultime settimane l’azienda ha comunicato la chiusura di un gran numero di contratti di collaborazione della radio, generando una protesta ufficiale della redazione.
“La redazione di Radio Capital esprime preoccupazione per il clima di incertezza che sta vivendo da alcuni mesi. Prima le voci di vendita (smentite dall’editore), poi il trasferimento di un caposervizio in un’altra redazione del gruppo, a cui non è seguita alcuna sostituzione, né numerica né contrattuale.
A questo è seguita la comunicazione a voce che da fine giugno i nostri giornali radio verranno radicalmente trasformati. Nelle varie edizioni non ci saranno più servizi dei nostri collaboratori esterni, che sono stati contattati per chiudere il rapporto di lavoro, per molti ventennale, e che sono sempre stati risorsa centrale nella produzione dei giornali radio. Il provvedimento trova la redazione fortemente contraria.
Ci chiediamo, inoltre, se questo ridimensionamento possa rappresentare un atto iniziale di una ulteriore riduzione del nostro lavoro giornalistico.
Per questo chiediamo chiarezza attraverso un immediato confronto con l’azienda”.
domenica 26 Maggio 2024
Il direttore del quotidiano Il Giornale , Alessandro Sallusti, ha annunciato martedì in prima pagina un “ritocco alla veste grafica” e la cancellazione dello storico claim sotto la testata, “Da 50 anni contro il coro”, spiegandone l’incongruenza con l’attuale prevalenza nel paese del pensiero conservatore espresso dal giornale.
“A poche settimane dal nostro cinquantesimo compleanno diamo un ritocco alla nostra veste grafica per presentarci in ordine all’appuntamento. La novità più importante è però quella forse meno visibile, la scomparsa di quella dicitura «Da 50 anni contro il coro» che faceva mostra di sé proprio sotto la testata. Intendiamoci, non è che rinunciamo a essere ciò che siamo sempre stati: è che forse è venuto il momento di prendere atto che quella battaglia contro un pensiero unico illiberale che si imponeva in ogni campo è stata vinta, che le idee di una destra liberale, moderna e moderata hanno piena cittadinanza culturale e politica. […] Ma se così è e la maggioranza degli italiani consapevoli si affidano alle nuove destre, beh un motivo ci sarà. Non sto dicendo che quello in carica sia il governo perfetto né eterno. Dico che prima Silvio Berlusconi e poi Giorgia Meloni con il leale sostegno di Matteo Salvini hanno alla fine sdoganato una visione politica che cinquant’anni fa non era immaginabile potesse governare l’Italia, non certo in maniera stabile e autorevole sul piano internazionale come è avvenuto e sta avvenendo.
Nel 1974 a girare per strada esibendo sottobraccio questo Giornale si rischiavano le botte. Oggi i suoi lettori sono quelli che eleggono primi ministri, che orientano le scelte dei governi, che rivendicano con speranza nuove libertà. In altre parole oggi voi lettori siete diventati il «coro» del Paese”.
domenica 26 Maggio 2024
Le difficoltà del Washington Post di cui si scrive da mesi sono state infine esplicitate con allarme anche all’interno del Washington Post stesso. Il nuovo amministratore delegato Will Lewis ha comunicato un po’ di risultati e di progetti. Il giornale ha perso 77 milioni di dollari nel 2023, e metà dei lettori dal 2020: «Siamo in un guaio, e ci siamo da un pezzo». Lewis ha insistito sulla necessità che il giornale stia attento ai ricavi, e ha annunciato investimenti sulle “intelligenze artificiali” e su diversificazioni degli abbonamenti: con modelli di “membership” anche più costose che offrano servizi più ricchi.
Nel frattempo c’era stata una polemica intorno al giornale, che era stato accusato di voler occultare le notizie sulle nuove contestazioni nei confronti di Lewis nel Regno Unito, che riguardano lo scandalo dei tabloid di dieci anni fa quando lui era general manager della società che pubblicava il settimanale News of the World. Il Washington Post ha sbrigativamente negato le accuse.
domenica 26 Maggio 2024
Il Post ha raccontato le traversie dell’edizione italiana della prestigiosa testata di spettacolo americana The Hollywood Reporter, che un anno dopo la sua creazione ha perso la direttrice, è in ritardo su diversi pagamenti e non ha ancora la frequenza cartacea promessa.
domenica 26 Maggio 2024
Nella vivace contesa – e ricca di episodi e sviluppi – tra Google e i giornali di mezzo mondo, la notizia di questa settimana è che Google ha minacciato di sospendere i propri investimenti nei progetti giornalistici innovativi (quelli che si chiamano Google News Initiative, e che sovvenzionano molte testate attraverso progetti più o meno strumentali a sovvenzionarle) negli Stati Uniti, se la California dovesse approvare una legge più coercitiva verso Google e le sue trattative per i compensi alle aziende giornalistiche.
domenica 26 Maggio 2024
Gli esempi più utili e immediati per capire certi meccanismi che contagiano il corretto e completo racconto dei fatti da parte dei giornali si possono trovare in alcune pagine che siamo abituati a considerare più esentate dalle regole e dai rigori che tradizionalmente si attribuiscono al giornalismo. Abbiamo scritto spesso su Charlie di come le pagine della moda, per esempio, seguano delle regole e dei criteri propri – abbastanza trasparenti anche per i lettori – che dipendono più da promozioni di prodotti e da logiche di relazioni con gli inserzionisti pubblicitari che da un servizio di informazione giornalistica.
Ma se cerchiamo invece i casi più accettati di condiscendenza con le aspettative dei lettori – un’altra delle tre maggiori dipendenze delle aziende giornalistiche in difficoltà economiche – le possiamo trovare nelle pagine sportive: dove è evidente e accettata una simpatia per le squadre di calcio più vicine ai sentimenti dei lettori della città in cui ciascun giornale è più radicato. E in entrambi questi casi le “dipendenze” tollerate nei confronti di inserzionisti e di lettori finiscono per contagiare spesso anche altre pagine, che con la moda e con lo sport non c’entrano, fino a quelle dell’attualità più importante e che richiederebbero maggiore protezione.
Le pagine sportive, poi, nei giornali italiani sono diventate in alcuni casi anche esemplari della terza dipendenza, quella nei confronti degli editori, nei casi in cui questi siano anche proprietari di squadre di calcio (accade per tre su quattro dei maggiori quotidiani per diffusione): si vedano i modi diversi in cui è stata trattata la stessa partita di domenica scorsa dal giornale del proprietario della squadra coinvolta e dal giornale del proprietario di una squadra diversa. E anche quello delle premure verso gli editori è un modello che vediamo poi estendersi anche su altre pagine: rivelando come certe eccezioni “innocue” al buon giornalismo creino regole che poi diventano meno innocue.
Fine di questo prologo.
domenica 19 Maggio 2024
La settimana scorsa abbiamo scritto una sciocchezza, a proposito dei dati di diffusione dei quotidiani: ovviamente la durata diversa dei mesi non è una variabile nei dati che citiamo ogni mese, che sono riferiti a una media quotidiana. Scusate.
domenica 19 Maggio 2024
Nell’approfondimento della scorsa settimana sui dati di vendita complessiva di carta e digitale dei quotidiani c’era un dato notevole: secondo i dati ADS (Accertamenti Diffusione Stampa, la società che certifica e divulga i dati sulla diffusione) a marzo 2024 la Provincia di Como aveva venduto il 31% di copie in meno rispetto all’anno precedente, passando da 15mila a 10mila circa. La Provincia di Como nacque nel 1892 ed è tra i giornali più antichi d’Italia: è edita dalla Provincia Editoriale Spa di proprietà del gruppo editoriale Sesaab (acronimo per Società Editrice Santi Alessandro, Ambrogio e Bassiano) che è controllato dalla diocesi di Bergamo. Sesaab possiede, fra le altre cose, l’ Eco di Bergamo, la tv locale Bergamo TV, e l’emittente radiofonica di Bergamo Radio Alta. La Provincia di Como è il principale quotidiano locale di Como (negli anni a Como sono nati alcuni siti di news locali, e nel 2021 chiuse il Corriere di Como) e ha anche due edizioni che escono a Lecco e Sondrio.
Lo scorso dicembre è stata fondata la società Enova che ha tra gli azionisti Sesaab al 40%, Teleunica al 30% (proprietaria della rete Unica TV, che trasmette principalmente a Monza, Lecco e Sondrio) e altri soci che con quote più piccole raggiungono il restante 30%. La nuova società è diventata editrice, oltre che di Unica TV, anche della Provincia di Lecco e della Provincia di Sondrio.
Diego Minonzio, direttore di tutte le tre edizioni della Provincia, ha detto a Charlie: «il primo dicembre del 2023 abbiamo deciso di scorporare due edizioni, cioè Lecco e Sondrio lasciando Como da sola, e le abbiamo fuse con Unica TV sotto un unico editore, Enova. In questa nuova società Sesaab mantiene la possibilità di decidere l’amministratore delegato e il direttore, tant’è vero che io sono direttore, oltre della Provincia di Como, anche di Lecco, Sondrio e di Unica TV, e lo stesso vale per l’amministratore delegato. I dati di vendita del 2024 non sono confrontabili con quelli del 2023 perché quest’anno sono registrati i dati della sola edizione di Como, mentre fino al novembre 2023 ci sono anche i dati di Lecco e Sondrio: queste due edizioni insieme, considerando carta e digitale, hanno una diffusione di circa 5 mila copie. Siamo sempre in decrescita naturalmente, ma molto meno rilevante. L’obiettivo per il giornale è la crescita degli abbonamenti digitali: in questo momento stiamo sfiorando i 5 mila abbonamenti digitali, considerando le tre edizioni. Per i prossimi anni la nostra strategia online è portare tanta gente sul sito, farla registrare e poi convincerla, speriamo, a fare l’abbonamento al giornale che in futuro non sarà più un mero pdf, una riproduzione digitale del giornale di carta, ma sarà un’evoluzione tipo un’app dove potrai trovare gli approfondimenti, gli aggiornamenti in tempo reale, articoli di valore. Prima del Covid avevamo circa mille abbonamenti digitali, la maggior parte della crescita è avvenuta negli ultimi quattro anni e gli abbonamenti digitali sono oggi oltre il 30% del totale delle copie vendute. Stiamo facendo grandi sforzi per convincere la gente a trasferirsi dal cartaceo al digitale, che è l’unica salvezza che possono avere i giornali nei prossimi dieci anni, perché sennò sei morto. Speriamo che sia la strategia giusta».
domenica 19 Maggio 2024
Un giornalista del Giornale, Pasquale Napolitano, è stato condannato per il reato di diffamazione a otto mesi di carcere (pena sospesa): la condanna si riferisce a un articolo pubblicato nel 2020 su un sito campano. Ne ha scritto il Fatto, riprendendo una protesta per la condanna pubblicata sulla prima pagina del Giornale.
“Pasquale Napolitano, cronista del quotidiano Il Giornale, è stato condannato a otto mesi di carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Come riporta il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, il giornalista è finito a processo per un articolo sull’Ordine degli avvocati di Nola pubblicato per il sito Anteprima24 ad aprile 2020. Quattro anni più tardi, il giudice monocratico del tribunale di Nola (quindi un altro avvocato) lo ha condannato al carcere e a una multa da 6.500 euro. Pena sospesa per le attenuanti generiche, quindi Napolitano non andrà in prigione. Al di là del merito della vicenda, però, la sentenza riapre il dibattito sul carcere per i giornalisti in Italia, ad oggi previsto dall’articolo 595 del codice penale
[…] Pasquale Napolitano, cronista nolano 42enne, ad aprile 2020 scrive un articolo per Anteprima24, sul Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola, raccontando la vicenda del presidente rimasto fino a quel momento in carica nonostante il mancato appoggio della maggioranza dei consiglieri. Una curiosità. Un articolo di appena 12 righe. Nei giorni successivi, ricostruisce Il Giornale, Napolitano pubblica anche la lettera di alcuni consiglieri e un’altra lettera firmata dal presidente, garantendo il diritto di replica. Viene comunque querelato dal presidente stesso e da tre consiglieri. Lo scorso 7 maggio è arrivata la condanna da parte del giudice onorario del tribunale di Nola, quindi un avvocato momentaneamente sospeso dalla sua professione per svolgere il ruolo di giudice monocratico “.
domenica 19 Maggio 2024
Il quotidiano La Verità ha ultimamente molto migliorato la sua capacità di raccolta pubblicitaria, e soprattutto la disponibilità dei maggiori inserzionisti a finanziarlo, malgrado i toni quotidianamente aggressivi e partigiani del giornale su temi delicati come l’ambiente, i diritti civili, i vaccini. Nel numero di martedì, per esempio, su 24 pagine ben 5 erano occupate dalle pubblicità di grandi aziende di stato o banche che più abitualmente investono sui grandi quotidiani: ENI, Enel, Intesa Sanpaolo, Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie dello Stato. Lo stesso giorno la Stampa non ospitava nessuno degli inserzionisti suddetti e solo una pagina pubblicitaria intera su 30. Repubblica cinque su 40 (solo ENI, a mezza pagina, tra quelle citate). Il Fatto nessuna su 20.
domenica 19 Maggio 2024
Secondo un articolo sul sito Prima Comunicazione l’abolizione dell’obbligo per le amministrazioni pubbliche di acquistare “pubblicità legale” sui giornali avrebbe generato un calo del 40,5% dei ricavi dovuti a questo genere di inserzioni (che significa anche che quei soldi sono stati risparmiati dalle amministrazioni pubbliche).
domenica 19 Maggio 2024
I toni delle comunicazioni che i siti di news trasmettono ai propri lettori per convincerli ad abbonarsi sono oggetto di grandi studi, analisi ed esperimenti all’interno dei team dedicati a queste attività: alcuni scelgono di fare leva su motivazioni morali (“il giornalismo libero ha bisogno di te”), altri su interessi degli utenti e servizi offerti, altri su sensi di colpa (“hai già letto gratis 25 articoli”), eccetera.
Il sito di news americano The Intercept si è fatto notare ultimamente per degli inviti particolarmente drammatizzanti rispetto alle proprie necessità di sostegno da parte dei lettori, che hanno irritato una parte dei lettori stessi, ma che secondo The Intercept hanno generato degli ottimi risultati.
domenica 19 Maggio 2024
L’agenzia di stampa AGI è stata molto citata nelle scorse settimane non per il suo lavoro ma per l’intenzione della famiglia Angelucci di comprarla dall’attuale proprietaria, l’azienda di energia e combustibili fossili ENI. Il progetto è stato molto contestato perché Antonio Angelucci è un deputato della Lega, attualmente parte della maggioranza di governo, e possiede già i quotidiani Giornale, Libero e Tempo: i critici – tra i quali gran parte della redazione – sostengono che si stia costruendo un pericoloso conflitto tra l’indipendenza dell’agenzia e gli interessi del suo potenziale editore, conflitto che sarebbe già esistente per via della relazione di intensa collaborazione tra la direttrice di AGI Rita Lofano e l’ex direttore Mario Sechi, ora direttore di Libero e già portavoce della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Lunedì la redazione di AGI ha votato la sfiducia alla direttrice. Scelta che, come abbiamo ripetuto di recente (nelle ultime settimane sono stati sfiduciati sia il direttore di Repubblica che quello di Tuttosport che quello del Centro di Pescara), non prevede conseguenze se non un peggioramento ulteriore nelle relazioni tra redazioni e direzioni.
domenica 19 Maggio 2024
L’azienda Aneri ha comprato una pagina sul Corriere della Sera, venerdì, occupandola solo col proprio nome e logo. Aneri è un’azienda vinicola con antichi e intensi legami con alcune testate giornalistiche che si concretizzano in frequenti investimenti pubblicitari ed estese coperture delle proprie attività, oltre che in un premio giornalistico finanziato dall’azienda stessa.
Nell’ambito delle sovrapposizioni di interessi questa settimana si è notata anche la severità senza uguali dell’attacco contro l’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri pubblicato venerdì sulla prima pagina di Repubblica. Allegri è stato licenziato dopo i suoi violenti attacchi contro la società sportiva, che è posseduta dallo stesso gruppo che pubblica Repubblica.
domenica 19 Maggio 2024
Il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato una lunga ricostruzione di come il giornale abbia seguito nei decenni gli sviluppi della “questione israelo-palestinese” e le sue implicazioni uniche negli atteggiamenti dei media e dei lettori.
“Un double procès, intenté simultanément par deux parties en apparence irréconciliables, même si les défenseurs d’Israël se montrent, et de très loin, les plus virulents et les plus opiniâtres. Tout ce qui est publié à propos de ce conflit dans ces colonnes est implacablement scruté, décortiqué et analysé”.
domenica 19 Maggio 2024
Venerdì c’è stato sulla stampa italiana un altro caso di “eco” con i giornali internazionali: la pratica che avevamo raccontato le scorse settimane per cui viene enfatizzato un modo di raccontare le cose italiane sulla stampa estera, come se questo avesse una particolare autorevolezza, ma spesso si tratta di riprese di quello che hanno scritto i giornali italiani. Venerdì è stata Repubblica a voler riferire che il quotidiano londinese Times avrebbe sostenuto, in un titolo, una relazione tra le cose sostenute da Giorgia Meloni e Benito Mussolini. Solo che Repubblica ha trascurato le virgolette che il Times aveva usato nel titolo, e ha riferito in modi piuttosto ambigui che l’articolo si riferiva a quello che aveva detto la senatrice Segre e che non c’era nessuna opinione del Times in questo senso. Lo stesso autore dell’articolo sul Times ha voluto precisare quest’ultima cosa.
domenica 19 Maggio 2024
Nick Davies è un importante giornalista inglese di 71 anni, che ha spesso attaccato le peggiori pratiche del giornalismo britannico e non solo, ed è famoso soprattutto per essere stato il protagonista del disvelamento – sul quotidiano londinese Guardian – delle pratiche criminali di sorveglianza e spionaggio adottate per anni da alcuni tabloid appartenenti al gruppo del potente e famigerato editore Rupert Murdoch. Da cui nacquero lo scandalo e le inchieste che portarono ad alcune condanne e alla chiusura del tabloid News of the World.
Sull’ultimo numero di Prospect – mensile britannico di orientamento progressista che sta per compiere trent’anni e che da tre è diretto dall’ex direttore del Guardian Alan Rusbridger – Davies ha pubblicato un aggiornamento di quel caso, che continua ad avere strascichi (News Corp, l’azienda editrice, ha risarcito migliaia di persone per evitare processi, e molte cause sono tuttora aperte), anche se sembra improbabile che la politica si impegni su ulteriori interventi e regolamentazioni, per timore della reazione dei media.
Nell’articolo (parte di una serie) Davies spiega che alcuni querelanti – soprattutto politici e funzionari politici – hanno ottenuto accesso a una gran mole di documenti dell’inchiesta (mentre tantissimi altri file erano stati illecitamente distrutti da News Corp) e in particolare tabulati telefonici. Questi ultimi rivelano grandi quantità di chiamate molto brevi provenienti dai centralini delle redazioni verso i telefoni dei querelanti, che secondo le loro accuse dimostrerebbero tentativi di introdursi nelle registrazioni delle segreterie telefoniche (ovvero una delle pratiche più usate nelle violazioni della privacy praticate in quegli anni) per ottenere informazioni con cui tenere sotto ricatto le persone in questione.
Qui Rusbridger e Davies discutono tra loro la storia.
domenica 19 Maggio 2024
Google ha cominciato a introdurre nelle sue pagine di ricerca, per gli utenti statunitensi, dei testi creati utilizzando le “intelligenze artificiali” per sintetizzare delle risposte originali estratte da quelle disponibili sul web: avevamo parlato del progetto a dicembre, e adesso le preoccupazioni degli editori online sul traffico che questa scelta può togliere loro – e sull’ulteriore potere di Google – si stanno concretizzando. Ne ha scritto tra gli altri il Washington Post , che il mese scorso aveva anche contestato la correttezza dei risultati: ma anche Wall Street Journal, CNN, e Guardian.
domenica 19 Maggio 2024
Sempre a proposito delle censure imposte per legge alla stampa britannica rispetto alle inchieste e ai processi, una giudice ha stabilito questa settimana che un dirigente di una squadra di calcio di Premier League accusato di stupro non venga nominato nella documentazione giudiziaria e che il suo nome non sia pubblicato sui giornali, in rispetto della presunzione di innocenza.
domenica 19 Maggio 2024
C’è una storia angloamericana che giornalisticamente ha dentro molte questioni interessanti, anche viste da qui. Nel Regno Unito sta per iniziare un nuovo processo per uno degli omicidi per cui è stata accusata Lucy Letby: la storia è terribile e ha avuto grandi attenzioni da parte del pubblico e dei media britannici. Letby, un’ex infermiera, è stata condannata l’anno scorso all’ergastolo per l’omicidio di sette neonati nel reparto d’ospedale dove lavorava, e per il tentato omicidio di altri sei, tra il 2015 e il 2016.
In più di un’occasione i tribunali hanno vietato ai giornali di riferire informazioni sulle vittime e sullo stesso processo: nel Regno Unito è previsto dalla legge che i giudici applichino divieti di questo genere per ragioni diverse, dalla tutela della privacy, alla presunzione di innocenza, al corretto svolgimento dei processi. Le limitazioni al diritto di cronaca sono ritenute norme di civiltà e implicano sanzioni molto pesanti (compreso il carcere per i giornalisti), ragione per cui vengono abitualmente rispettate: spesso i giornali le contestano, e presentano dei ricorsi, giudicati secondo legge.
Adesso, alla vigilia del nuovo processo, nuove limitazioni sono state imposte ai giornali britannici, per garantirne il corretto svolgimento senza che questo sia influenzato dall’eccitazione mediatica intorno al caso. Ma la scorsa settimana un lungo articolo sulla vicenda e sulle accuse è stato pubblicato dal settimanale statunitense New Yorker: l’autrice ha raccontato di come abbia studiato il caso approfonditamente consultando migliaia di pagine di documentazione processuale, e colpita da come – dice – la condanna si basi solo sull’assenza di altre spiegazioni e sulla probabilità statistica che la responsabile sia Letby (che si è sempre detta non colpevole). In più, l’articolo del New Yorker affronta il modo in cui i media e gran parte del Regno Unito hanno condiviso un atteggiamento colpevolista e assai lontano dal rispetto della presunzione di innocenza che ha molto condizionato il processo.
Ma per rispettare il divieto di riferire sul processo imposto ai giornali britannici – divieto che si estende alle pubblicazioni online – e per non incorrere nelle condanne conseguenti, il New Yorker ha inibito la lettura dell’articolo sul suo sito per chi accede dal Regno Unito. Operazione che però non è possibile sull’edizione cartacea del settimanale, stampata e venduta in un’unica versione in tutto il mondo: quindi a Londra e nelle altre città del paese il New Yorker è acquistabile regolarmente con l’articolo in questione (e può anche essere letto sull’app del giornale).
La contraddizione ha generato una riapertura del dibattito sulla convivenza delle norme che proteggono il corretto svolgimento dei processi e quelle che difendono il principio della pubblicità dei processi, a tutela di tutti. Sul sito Press Gazette si sono fatte ipotesi sulle conseguenze legali del caso per il New Yorker, che non è probabilmente perseguibile perché non ha una sede nel Regno Unito, mentre ce l’ha il suo editore Condé Nast. Mentre su Nieman Lab l’autrice dell’articolo ha spiegato il suo lavoro e le sue motivazioni.
domenica 19 Maggio 2024
Martedì scorso c’è stato un piccolo incidente che ha coinvolto quasi tutti i più noti siti di news italiani: piccolo ma significativo. Il cantante Fabio Rovazzi ha creato su Instagram una “diretta” video in cui è sembrato che a un certo punto gli venisse rubato lo smartphone che stava usando. Il video è stato immediatamente ripubblicato da tantissimi siti di news (tra i maggiori: Ansa, Corriere della Sera, Repubblica, Fanpage, Stampa, Sky Tg24) e da alcuni telegiornali con titoli sul furto e in alcuni casi elaborazioni sulla criminalità nella città di Milano. Poco dopo Rovazzi ha comunicato sempre su Instagram che il furto era stato inscenato per scherzo per attirare l’attenzione sull’uscita di una sua nuova canzone: i suoi fan gli hanno detto bravo, alcuni giornalisti si sono molto irritati per il procurato allarme, ma la questione principale è un’altra.
La questione principale è che quello che è successo dimostra la facilità con cui si può fare arrivare una notizia falsa sul 90% dei mezzi di informazione, e quindi trasmetterla alla gran parte della popolazione. E questo avviene per 1) una inclinazione spasmodica delle testate ritenute più autorevoli a raccogliere qualsiasi contenuto che circoli sui social network, 2) un avvilimento della gerarchia di importanza delle notizie che promuove qualunque accidente riguardi una qualunque celebrity di qualunque scala, e 3) una rinuncia da parte delle redazioni a quel poco lavoro di verifica che esisteva nella cultura giornalistica del paese.
Il risultato è che lo “scherzo” di Rovazzi – la cui divulgazione senza verifiche ha contribuito alla trasmissione di un’idea falsata sulla pericolosità di Milano – è l’equivalente della pubblicazione della combinazione di una cassaforte: ogni malintenzionato che non lo avesse già chiaro ora sa che può contare su un accesso diretto alla popolazione italiana per trasmettere le sue falsificazioni. E che nessun giornale sorveglia quella cassaforte.
Ma magari sarà una lezione preziosa: un giorno la ricorderemo come il momento che rese il giornalismo italiano consapevole della necessità di rivedere un po’ tutto. Magari.
Fine di questo prologo.
domenica 12 Maggio 2024
Morning, il popolare podcast quotidiano del Post condotto da Francesco Costa, compie ben tre anni: e per festeggiare sarà aperto per tutti, e non solo per gli abbonati del Post, fino al 19 maggio.
domenica 12 Maggio 2024
La settimana passata abbiamo sbadatamente indicato come unica l’esperienza italiana di una “public editor” alla Stampa, pochi anni fa. In realtà ci sono stati altri precedenti, descritti in questo articolo del 2016 da Federica Cherubini e Mario Tedeschini Lalli.
domenica 12 Maggio 2024
Mario Tedeschini Lalli, giornalista che fu tra i primi in Italia a seguire e studiare i cambiamenti digitali nelle aziende giornalistiche (all’allora gruppo Espresso), ha pubblicato su Medium il suo intervento a un incontro dell’Ordine dei giornalisti sulle “tendenze del giornalismo digitale”.
“Come prima cosa — per favore! — non facciamoci attirare dal miraggio della spiegazione contenutistico/politica, che il giornalismo sia in crisi perché fatto male, anzi fatto peggio di come era fatto prima. A me non piace la gran parte di ciò che produce la stampa in Italia, ma la crisi non è di contenuto, la crisi è strutturale. Certo, contenuti migliori aiuterebbero a resistere alla crisi e ad attrezzarsi per il futuro, ma non bastano — diciamo che sarebbero una condizione necessaria, ma non sufficiente.
[…] Il problema, particolarmente acuto in Italia, è che tutta l’organizzazione professionale e sindacale di coloro che si occupano di giornalismo è tarata su quello schema, su un’industria che esiste solo come residuo. La cultura professionale che questa organizzazione esprime è di conseguenza (inevitabilmente?) inadatta a comprendere e quindi ad affrontare la crisi per come si presenta, avrebbe l’impressione, in un certo senso, di negare se stessa. Ma parliamo di una rivoluzione industriale, sociale e culturale e le rivoluzioni sono eventi sanguinosi”.
domenica 12 Maggio 2024
Per tenere presente sia il successo che l’irregolarità della pratica, ogni tanto è opportuno ricordare che i due maggiori quotidiani italiani ospitano più volte ogni settimana pagine di promozione pubblicitaria non indicate ai lettori come tali e disegnate in modo da confondersi con i contenuti giornalistici più autonomi nelle pagine vicine. In entrambi i casi si tratta quasi sempre di due pagine, collocate prima delle sezioni conclusive dei quotidiani cartacei, che prendono il titolo di “Le Guide“, “Eventi” o “Mostre”. La frequenza con cui vengono occupate (diverse volte anche questa settimana) mostra un evidente e comprensibile interesse da parte dei committenti, e quindi un’occasione preziosa di raccolta pubblicitaria: quindi un “format” interessante anche per chi studia le dinamiche della raccolta pubblicitaria stessa sui giornali. Ma le cui natura e genesi, appunto, non sono segnalate in nessun modo (fattore che spiega l’interesse dei committenti, che ottengono così una promozione di maggiore autorevolezza rispetto a una pubblicità più palesemente riconoscibile): un altro sintomo dell'”ibridazione” dei contenuti giornalistici con quelli pubblicitari generata dalle necessità di sostenibilità dei giornali.
La “Carta informazione e pubblicità” dell’Ordine dei giornalisti, stabilisce che “primo dovere è di rendere sempre riconoscibile l’emittente del messaggio. Il lettore o spettatore dovrà essere sempre in grado di riconoscere quali notizie, servizi od altre attività redazionali sono responsabilità della redazione o di singoli firmatari e quali invece sono direttamente o liberamente espresse da altri. Nel caso di messaggi pubblicitari, dovrà essere riconoscibile al lettore, spettatore o ascoltatore, l’identità dell’emittente in favore del quale viene trasmesso il messaggio, che può essere identificato come impresa o ente o anche come singola marca o prodotto o servizio purché chiaramente identificabile o riconoscibile”.
domenica 12 Maggio 2024
Scomodo è un mensile fondato a Roma nel 2016 da Edoardo Bucci e Tommaso Salaroli, due studenti che all’epoca avevano sedici e diciassette anni: nacque con l’obiettivo di offrire un’informazione di approfondimento sugli interessi e sulle necessità di studenti liceali, universitari e persone sotto i trent’anni. Questi obiettivi sono rimasti, e negli anni Scomodo ha aggiunto alla rivista cartacea un sito, l’organizzazione di attività ed eventi formativi, culturali e di aggregazione, e dal 2019 ha una redazione fisica a Roma in uno spazio occupato (nel palazzo “Spin Time”, occupato da una decina di anni e in cui vivono circa 150 nuclei familiari) e ha recentemente affittato un altro spazio a Milano.
Il lavoro a Scomodo, che è una testata giornalistica, inizialmente era solo su base volontaria, ma con la maggiore strutturazione del progetto oggi sono retribuite 25 persone (redattori, grafici, organizzatori di eventi, parte amministrativa) tra contratti e partite Iva, oltre a una ventina di collaboratori: con i volontari a vario titolo le collaborazioni coinvolgono 600 persone. Gli articoli sono realizzati sia da giornalisti che da aspiranti giornalisti, ma anche da studenti che scrivono in un modo che è spesso più simile all’attivismo, e che in Scomodo coesiste con il giornalismo riuscendo così a coinvolgere persone molto giovani.
Negli anni la testata si è maggiormente strutturata, definendo il limite dei trent’anni per i ruoli di direzione, e creando attorno a Scomodo un’associazione culturale e una società: «l’idea è che la comunità abbia la proprietà del progetto. Quindi la nostra associazione culturale detiene la grande maggioranza delle quote della srl». «Al momento l’assemblea di gestione dell’associazione culturale è abbastanza larga, ma vogliamo renderla più ampia e partecipata. Vogliamo creare meccanismi di governance [amministrazione, gestione, ndr] in cui realmente la comunità può incidere burocraticamente e formalmente».
Tommaso Salaroli spiega a Charlie: «il mensile ha una tiratura di 7-15 mila copie per uscita, con eccezioni per i numeri speciali dove arriva fino a 25 mila copie; visitano il sito circa 40 mila utenti unici ogni mese». È possibile abbonarsi con 8 euro al mese o 80 l’anno: «con la prima campagna, iniziata ad aprile 2023, siamo arrivati a 1200 abbonamenti ma per ora senza nessun investimento pubblicitario, quindi contiamo di fare molto molto molto di più». Scomodo ha sospeso le pubblicazioni tra il 2021 e il 2022, quindi può essere più utile considerare il bilancio dello scorso anno, quando è nata la società: «nel 2023 ha fatturato 240 mila euro chiudendo in leggera perdita, che è stata coperta da un primo aumento di capitale di 150 mila euro. Adesso, un anno dopo, la valutazione societaria è salita a 6 milioni di euro ed è aperto un nuovo aumento di capitale per raccogliere quattro volte la cifra del primo, per poter fare altri investimenti nello sviluppo del progetto, aprire in altre città, assumere nuove persone. Vogliamo mantenere Scomodo un progetto realmente indipendente e delle nuove generazioni per questo la strategia è di raccogliere quote tra le persone che abbiamo incontrato, ci leggono, ci sostengono».
Scomodo spende «il 45% in personale, il 25% nella produzione e stampa, il 20% in spese per amministrazione, infrastrutture e logistica e il 10% in marketing e comunicazione». Le entrate provengono «per il 50% da abbonamenti, copie vendute e merchandising. L’altra metà da collaborazioni con partner e pagine pubblicitarie: non abbiamo aziende particolari che ci finanziano, facciamo partnership e progetti speciali soprattutto con il terzo settore e le istituzioni, ma ultimamente sempre più aziende vogliono collaborare con noi».
domenica 12 Maggio 2024
Sempre la settimana scorsa il Comitato di redazione del Sole 24 Ore aveva partecipato all’assemblea degli azionisti, congratulandosi con qualche ironia per i risultati economici del gruppo ma dicendosi preoccupato della subordinazione dell’attività giornalistica in questi risultati e del fatto che a ottenerli abbiano concorso riduzioni di investimenti su quest’ultima. Con una critica esplicita al ruolo prevalentemente commerciale del Festival dell’Economia che l’azienda organizza a Trento da anni.
“In dieci anni l’organico dei giornalisti del quotidiano è diminuito di quasi il 25%, passando da 230 a 177, un calo considerevole e con riflessi problematici sotto una pluralità di punti di vista, dalla difficoltà a fare fronte a carichi di lavoro aumentati con un numero di redattori inferiore, alle sempre più accentuate disparità reddituali tra colleghi, dove a parità di mansioni l’inquadramento contrattuale è spesso diverso.
Quanto a redditi, inoltre, la lettura della relazione sulla politica di remunerazione, nella parte relativa ai compensi corrisposti, fa emergere l’aumento della remunerazione sia dell’amministratrice delegata, sia della prima fila dei manager, sia del consiglio di amministrazione, a fronte di una diminuzione di quasi tremila euro della retribuzione media del dipendente Sole 24 Ore
[…] un gruppo dove nei fatti l’informazione conta sempre meno. Sin dall’esposizione aziendale dei principali dati di sintesi del gruppo nell’esercizio 2023 l’enfasi viene messa sullo sviluppo dei prodotti dell’area servizi professionali e formazione e sul buon andamento dell’area eventi (8 milioni di ricavi). Con le redazioni chiamate a fornire apporti sia all’una sia all’altra senza riconoscimento del valore prodotto e piuttosto con richieste ormai sempre più spesso estranee a consapevolezza del ruolo, della figura stessa del giornalista, in una posizione sempre più spesso ancillare. Un’assenza di considerazione che però non investe solo la redazione, ma tutti i dipendenti del gruppo, se è vero che, in una survey aziendale, alla domanda sul tasso di miglioramento dell’impegno dell’azienda sui temi della valorizzazione delle persone oltre l’80% si è detta insoddisfatta.
[…] L’area publishing, tuttora centrale nell’economia dei conti (103 milioni di ricavi), soffre per una assenza di strategia ormai storica, per una mancanza di investimenti, per un deficit di attenzione che si riflette sui risultati. La diffusione segnala una diminuzione sia sul versante carta, -6%, sia su quello digitale, -2 per cento. In contraddizione rispetto a ogni asserita volontà digital first prosegue la diminuzione dei browser unici sul sito, -10 per cento.
[…] E di una realtà che confina l’informazione a un ruolo marginale, in un provincialismo che non meritiamo, il festival dell’economia di Trento, biglietto da visita del gruppo, è il simbolo. Con decine di giornalisti in trasferta per decine di pagine prodotte, in larga parte per fare fronte a richieste autoreferenziali, quando, per esempio, sul piano strutturale la redazione è ormai priva da anni di un corrispondente dagli Stati Uniti (le sedi di corrispondenza sono solo due, con una terza aperta da poco, in India, a condizioni ai limiti del tollerabile). Naturalmente l’organizzazione di un festival dell’economia da parte del primo giornale economico del Paese ha molto senso, ma poco ne ha l’attuale realizzazione. E allora il timore di un giornale solo vetrina di ogni iniziativa estranea all’informazione (dal marketing, alla pubblicità, alla formazione) è tutt’altro che infondato, piuttosto realtà di ogni giorno”.
domenica 12 Maggio 2024
Un paio di aggiornamenti che risalgono alla settimana prima di questa, ma per cui non c’era stato spazio sufficiente nella scorsa newsletter (anzi, approfittiamo per spiegare che Gmail a volte taglia le newsletter oltre una certa misura, rimandando la conclusione a un link esterno).
Al Tirreno, il quotidiano livornese che è il più diffuso su tutta la costa toscana, continuano le preoccupazioni della redazione sull’assenza di visioni e prospettive da parte della proprietà che ha acquistato il giornale dal gruppo GEDI quattro anni fa (insieme a tre testate emiliane e poi anche alla Nuova Sardegna di Sassari) e sui cali di copie superiori a quelli degli altri quotidiani che si manifestano ogni mese (-21% a febbraio): per le minacce di nuove riduzioni del personale era stato indetto uno sciopero per due venerdì fa a cui poi hanno partecipato anche i giornalisti, e il quotidiano non è uscito.
domenica 12 Maggio 2024
Rispetto alla commistione tra lavoro giornalistico e interessi pubblicitari, c’è stato un altro caso delicato al gruppo GEDI. Il direttore della sezione gastronomica congiunta di Repubblica e Stampa è infatti indagato all’interno di un’inchiesta che lo accusa di avere ricevuto dei fondi pubblici per l’organizzazione di alcuni eventi piemontesi legati al “fritto misto”, senza che quei fondi venissero effettivamente utilizzati come previsto. Il Comitato di redazione di Repubblica ha verificato che alla promozione di quegli eventi sarebbero stati dedicati anche alcuni articoli sui siti del gruppo, ipotizzando che questo si debba allo stesso interesse personale e professionale dell’indagato, e ricordando come l’invadenza dei contenuti pubblicitari fosse stata già denunciata nei mesi scorsi.
“Care colleghe e cari colleghi,
la direzione nella persona di Carlo Bonini ci ha convocato per condividere con noi le notizie a disposizione sul caso che riguarda il direttore di Gusto, portale del gruppo Gedi, indagato per corruzione e turbata libertà di scelta del contraente. L’inchiesta della procura di Torino parla di articoli su un piatto tipico piemontese – se ne trovano diversi effettivamente online pubblicati sul nostro hub – in cambio di alcune decine di migliaia di euro per una società posseduta dallo stesso collega, della cui esistenza l’azienda non sarebbe stata a conoscenza.
Sarà la magistratura a fare il suo corso e non è certo una rappresentanza sindacale che può condannare o assolvere alcuno, né auspicare provvedimenti dell’editore. Ma sia la direzione che tutta la redazione sanno bene che nei mesi scorsi più e più volte, a volte anche con vigore, abbiamo posto il problema crescente della pericolosa commistione tra informazione e pubblicità. Labili confini e tolleranza rispetto ad “aree grigie” in tal senso espongono tutti a dei rischi enormi, in primis per la credibilità delle nostre testate. Per questa ragione ci eravamo dati delle linee guida contenute in un documento votato a larga maggioranza dall’assemblea lo scorso 10 novembre, che vi alleghiamo nuovamente, al quale erano seguite delle disposizioni in materia del direttore Maurizio Molinari.
L’ultima vicenda porta con sé un grave danno reputazionale a Gedi e per riflesso a “Repubblica”, a prescindere dall’esito finale dell’inchiesta. Crediamo però vada colta l’occasione per pensare a regole ancor più stringenti che tutelino il nostro lavoro, il nome di “Repubblica” e i lettori.
La direzione si è detta disponibile ad affrontare nuovamente il tema.
Buon lavoro
Il Cdr”
La notizia dell’indagine è stata brevemente raccontata su Repubblica di sabato, con un commento sul fatto che “la società valuterà le azioni conseguenti”.
domenica 12 Maggio 2024
Il sito Professione Reporter ha riferito che ci sono state proteste da parte dell’Ordine dei giornalisti per la scelta del gruppo Caltagirone (editore del Messaggero a Roma, del Mattino a Napoli e del Gazzettino a Venezia) di affidare alla propria concessionaria di pubblicità la scelta di stagisti da formare e inserire in redazione: per l’Ordine e per alcuni giornalisti, oltre a essere illecita, la pratica indica una volontà di “ibridare” il lavoro giornalistico con approcci che diano priorità alla raccolta pubblicitaria.
domenica 12 Maggio 2024
Il Post ha raccontato chi ha vinto quest’anno, e per cosa, il premio giornalistico più famoso del mondo.
domenica 12 Maggio 2024
Il Foglio ha pubblicato mercoledì due articoli dedicati alle attività dell’azienda che pubblica il Fatto: in uno si suggeriva con discrete dosi di sarcasmo che il giornale stia cercando – contrariamente alle sue consuetudini – di non attaccare la Rai, perché avrebbe interesse a vendere alla Rai alcuni programmi prodotti dal suo settore di produzioni televisive (accusa che ha poi avuto sviluppi, come scriviamo sotto). Il secondo articolo aveva maggiori concretezze nell’esporre i dati del bilancio presentato da poco dall’azienda editrice del Fatto (che secondo il Foglio sarebbero preoccupanti abbastanza da rendere molto importanti le trattative con la Rai).
“Pochi giorni fa Seif, la società quotata che edita il giornale di Travaglio, ha pubblicato il bilancio 2023. I dati non sono per niente positivi. Il bilancio si è chiuso con una perdita di 2,39 milioni di euro. Un risultato certamente in miglioramento rispetto ai -4,29 milioni del 2022, ma che si aggiunge alla perdita dell’anno precedente. Questo ha, ovviamente, deteriorato ulteriormente il bilancio consolidato portando tutti gli indicatori più importanti in territorio negativo. Indebitamento finanziario netto pari a 3,12 milioni, capitale circolante netto -4,41 milioni e patrimonio netto negativo: -2,08 milioni.
Il quadro è particolarmente critico, tanto che la società di revisione Kpmg nella sua relazione evidenzia una “Incertezza significativa relativa alla continuità aziendale”. La continuità aziendale è uno dei presupposti del bilancio, indica che si presume che la società possa continuare a operare per i prossimi 12 mesi. Una “incertezza significativa” indica, al contrario, una seria difficoltà ovvero che l’orizzonte della società può essere inferiore a un anno. Questa criticità non è solo segnalata dalla società di revisione ma, com’è doveroso per una società quotata, dagli stessi amministratori di Seif con un paragrafo specifico nella nota integrativa.
Senza negare le oggettive difficoltà finanziarie, gli amministratori hanno concluso che sussiste il requisito di continuità aziendale sulla base di un ambizioso piano industriale 2024-2026 che ha l’obiettivo di aumentare margini e ricavi riportando così i conti in ordine. Ma sempre considerando che “tale determinazione… è suscettibile di essere rivista in funzione dell’evoluzione dei fatti ove non si verifichino gli eventi ad oggi ragionevolmente prevedibili”. E su cosa si basa il nuovo piano industriale di Seif, dopo che l’andamento della gestione “risulta non allineato” rispetto al precedente piano?
Lo spiega la relazione sulla gestione: i) l’avvio dei corsi di formazione della “Scuola del Fatto”, slittato di un anno, ii) il progetto “Community web 3.0” e iii) la attività di Loft Produzioni, la società controllata che produce format tv. Tra i tre pilastri è evidente, dai numeri e dagli investimenti, che è Loft quello che dovrebbe tenere in piedi il piano. Seif ha un accordo per alcuni format, come Accordi & Disaccordi, con la Nove (Discovery) e il format “La Confessione – il programma di Peter Gomez – che con la nuova gestione è per la prima volta approdata su Rai 3”.
Ma non basta, servono maggiori ricavi, avviare “importanti interlocuzioni con emittenti televisive generaliste”: “Le trattative a oggi gestite per il 2024 da Loft Produzioni – è scritto nel bilancio – esprimono la tendenza prevista a piano e un’ottima diversificazione dei fornitori””.
Le ipotesi del Foglio su un’indulgenza interessata del Fatto nei confronti della Rai hanno generato venerdì un’intervista di Repubblica alla parlamentare ed ex ministra Maria Elena Boschi, in cui Boschi si limitava a ripetere piuttosto sommariamente quello che aveva evidentemente letto sul Foglio . Intervista che a sua volta ha fatto decidere il Fatto a intervenire sabato con ben tre articoli – compreso uno del direttore – per contrattaccare e per attaccare anche Boschi e Repubblica, annunciando querele. In uno di questi l’amministratrice delegata ha aggiunto ulteriori dati sulle perdite del giornale.
“Dunque: il Gruppo Seif ha chiuso il bilancio consolidato al 31 dicembre 2023 con Ricavi delle vendite pari a euro 29,2 milioni, in aumento rispetto a euro 27,9 milioni al 31 dicembre 2022, un EBITDA in aumento pari a euro 2,2 milioni rispetto a euro 404 mila al 31 dicembre 2022; e Risultato netto in miglioramento, pari a euro -2,3 milioni rispetto alla perdita di euro -4,2 milioni al 31 dicembre 2022.
In particolare, i ricavi dalla vendita di prodotti editoriali pesano sul totale
per l’80,71%, i ricavi da contenuti media (tra cui Loft) per l’8,59% e quelli del settore Pubblicità per il 10,70%”.
domenica 12 Maggio 2024
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di marzo 2024. Come ogni mese, selezioniamo e aggreghiamo tra le varie voci il dato più significativo e più paragonabile rispetto alla generica “diffusione” totale: quindi escludendo i dati sulle copie distribuite gratuitamente, su quelle vendute a un prezzo scontato oltre il 70% e su quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera). Il dato è così meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (anche se questi dati possono comunque comprendere le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Più sotto citiamo poi i dati della diffusione totale, quella in cui invece entra tutto. Tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa.
Corriere della Sera 169.085 (-5%)
Repubblica 92.233 (-10%)
Stampa 64.176 (-13%)
Sole 24 Ore 54.473 (-8%)
Resto del Carlino 51.417 (-10%)
Messaggero 44.981 (-8%)
Nazione 33.972 (-11%)
Gazzettino 33.414 (-6%)
Dolomiten 27.589 (-5%)
Fatto 26.771 (-35%)
Giornale 26.696 (-5%)
Messaggero Veneto 23.878 (-10%)
Unione Sarda 22.272 (-5%)
Verità 21.732 (-18%)
Eco di Bergamo 21.503 (-7%)
Secolo XIX 20.077 (-13%)
Altri giornali nazionali:
Libero 18.400 (-14%)
Avvenire 14.975 (-3%)
Manifesto 12.983 (+4%)
ItaliaOggi 5.347 (-40%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
Quasi tutte le testate (salvo il Corriere della Sera e il Manifesto ) hanno come di consueto perso copie rispetto al mese precedente. La grossa perdita annuale del Fatto si deve ancora – e sarà così per diversi mesi – a un aumento del prezzo del quotidiano in edicola tre mesi fa che ha automaticamente determinato un aumento del numero di abbonamenti digitali con uno sconto “maggiore del 70%” (oltre 24mila), classificati quindi al di fuori di questi numeri (ADS divide in tre categorie gli abbonamenti digitali: quelli di fatto gratuiti, venduti a meno del 10% del prezzo del giornale; quelli “scontatissimi”, tra il 10% e il 30%; quelli ritenuti più sostanzialmente “venduti”, a un prezzo superiore al 30%). È utile ricordare che le offerte scontate sono una strategia che mira appunto a coinvolgere più abbonati per cercare poi di trattenerli quando le offerte scadono e i prezzi degli abbonamenti aumentano.
Continua a perdere molto più di tutti la Verità, ma anche i quotidiani dei gruppi GEDI e Riffeser ( Repubblica e Stampa ; Resto del Carlino e Nazione ) mantengono cali annuali superiori al 10%.
Ma per dare un’idea dell’apparente inesorabilità dei declini medi, a partire dalle quattro testate maggiori, questi sono i dati di diffusione di marzo 2024 confrontati con quelli di marzo 2021, tre anni fa, quando avevamo da poco iniziato a raccontarli su questa newsletter:
Corriere della Sera 169.085 (193.549)
Repubblica 92.233 (147.924)
Stampa 64.176 (93.026)
Sole 24 Ore 54.473 (75.163)
Se guardiamo i soli abbonamenti alle edizioni digitali – che dovrebbero essere “la direzione del futuro”, non essendolo ancora del presente – l’ordine delle testate è questo (sono qui esclusi gli abbonamenti venduti a meno del 30% del prezzo ufficiale, che per molte testate raggiungono numeri equivalenti o persino maggiori: il Corriere ne dichiara più di 38mila, il Sole 24 Ore più di 33mila, il Fatto più di 24mila, come detto sopra, Repubblica più di 15mila). Tra parentesi gli abbonamenti guadagnati o persi questo mese.
Corriere della Sera 46.881 (+769)
Repubblica 21.976 (-2.006)
Sole 24 Ore 22.840 (-162)
Stampa 7.168 (-1.001)
Manifesto 6.665 (+105)
Fatto 6.336 (-98)
Gazzettino 6.292 (+256)
Tornando alle vendite individuali complessive – carta e digitale – tra gli altri quotidiani locali le perdite maggiori rispetto a un anno fa sono ancora soprattutto del Tirreno (-22%); e poi di nuovo del Giornale di Vicenza (-14%) e dell’ Arena (-16%), entrambi del gruppo Athesis. Ha perso ben il 31% la Provincia di Como.
Quanto invece al risultato totale della “diffusione”, ricordiamo che è un dato (fornito anche questo dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di questi numeri di diversa natura dà delle cifre complessive di valore un po’ grossolano, mostrate nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione, e che trovate qui.
( Avvenire, Manifesto, Libero, Dolomiten e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, i quali costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)