Come il 7 ottobre ha cambiato il Medio Oriente
Negli ultimi tre anni Israele ha iniziato diverse guerre per eliminare Hamas e indebolire l'Iran e i suoi alleati, come risposta all'attentato più grave della sua storia
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Intorno alle 6:30 di mattina del 7 ottobre 2023 il gruppo palestinese Hamas è entrato in Israele e ha iniziato il più grande attacco terroristico della storia del paese. Migliaia di miliziani hanno superato i confini che separano Israele dalla Striscia di Gaza, attaccato decine di kibbutz e migliaia di giovani che stavano partecipando a un festival musicale. Sono state uccise 1.221 persone, perlopiù civili, e 251 sono state prese in ostaggio. Alcuni degli ostaggi sono stati uccisi, altri sono stati rilasciati settimane o mesi dopo. Gli ultimi sono stati liberati a ottobre del 2025, due anni dopo la cattura.
Quegli eventi hanno avuto un impatto immediato enorme su Israele, e poi su tutto il resto del Medio Oriente. Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu ha risposto attaccando Hamas nella Striscia di Gaza, iniziando una guerra durissima in cui l’esercito israeliano ha compiuto violenze brutali contro la popolazione civile e commesso crimini di guerra. Israele non si è fermato alla Striscia. Ha aperto un altro fronte di guerra con Hezbollah, gruppo libanese nemico di Israele, invadendo un pezzo di sud del Libano. E poi con l’appoggio degli Stati Uniti ha attaccato l’Iran.
Netanyahu e i suoi alleati hanno provato di fatto a smantellare la cosiddetta “Asse della Resistenza”, cioè quella rete di gruppi e milizie alleate dell’Iran in Medio Oriente di cui fanno parte Hamas, Hezbollah, il gruppo yemenita degli Houthi e diverse milizie sciite che operano soprattutto in Iraq (ne faceva parte anche il regime siriano di Bashar al Assad, caduto alla fine del 2024). L’hanno molto indebolita, anche se la guerra contro l’Iran non ha dato i risultati che Israele e Stati Uniti si aspettavano.
Le azioni di Israele negli ultimi tre anni hanno comunque cambiato il Medio Oriente. Ecco cos’è successo da dopo il 7 ottobre del 2023 a oggi.
Ottobre 2023 – l’operazione Spade di Ferro
Il giorno dopo gli attacchi di Hamas, Israele ha dichiarato lo stato di guerra e ha avviato la più devastante campagna di bombardamenti sulla Striscia di Gaza nella storia del conflitto israelo-palestinese. Ad oggi i bombardamenti israeliani hanno ucciso 77mila persone e distrutto tra l’80 e il 90 per cento degli edifici. Il 27 ottobre l’esercito israeliano è entrato nella Striscia, da cui non si è ancora ritirato. Oggi controlla il 70 per cento del territorio.
In quei primi giorni di bombardamenti vari gruppi alleati di Hamas hanno ripreso a lanciare attacchi verso Israele: Hezbollah dal Libano e, in misura minore, le milizie sciite irachene e siriane e gli Houthi dallo Yemen.
Gli attacchi non hanno fatto grossi danni, ma hanno avuto soprattutto l’effetto di coinvolgere altri paesi nella guerra.
Aprile 2024 – il primo attacco contro l’Iran
Il 1° aprile l’esercito israeliano ha bombardato l’ambasciata iraniana a Damasco, in Siria, uccidendo vari importanti diplomatici e un comandante dei Guardiani della Rivoluzione, il corpo armato più potente in Iran. Anche se non in territorio iraniano, è stato il primo attacco diretto contro l’Iran dal 7 ottobre.

Funerali nella Striscia di Gaza, 19 settembre 2026 (AP Photo/Yousef Al Zanoun)
Luglio 2024 – gli omicidi mirati dei leader di Hamas
Il 13 luglio Israele ha ucciso Mohammed Deif, il capo militare di Hamas nella Striscia di Gaza. Il 31 luglio ha ucciso Ismail Haniyeh, il capo politico. Si trovava a Teheran, in Iran. Nei mesi e negli anni che sono seguiti Israele ha eliminato gran parte della leadership di Hamas, uccidendo insieme anche decine di civili alla volta. Inchieste giornalistiche hanno rivelato in seguito il modo in cui l’esercito calcolava le vittime collaterali.
Settembre 2024 – la campagna di uccisioni contro Hezbollah
Tra il 17 e il 18 settembre Israele ha portato a termine un’operazione con pochi precedenti storici contro Hezbollah: ha fatto esplodere simultaneamente e a distanza migliaia di cercapersone in dotazione ai miliziani. Alcuni giorni dopo ha ucciso in un bombardamento su Beirut anche Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah da decenni e una delle figure politiche e religiose più influenti del mondo arabo. Sono seguiti altri attacchi, con cui anche la leadership di Hezbollah è stata decimata e il gruppo molto indebolito.
A settembre i bombardamenti israeliani sul Libano, e in particolare sul sud e sui quartieri di Beirut roccaforte di Hezbollah, si sono intensificati.
Ottobre 2024 – l’invasione del Libano
Israele ha invaso il Libano per la prima volta dopo quasi 20 anni, ordinando a milioni di persone di lasciare le proprie case. A ottobre ha ucciso anche il successore di Nasrallah, Hashem Safieddine.
Sempre a ottobre ha ucciso Yahya Sinwar, un altro importante leader di Hamas che aveva preso il posto di Haniyeh. Sinwar era ritenuto da Israele l’ideatore del 7 ottobre ed è stato ucciso nella Striscia di Gaza.
Novembre 2024 – il primo cessate il fuoco in Libano
Il 26 novembre Israele e Hezbollah hanno fatto un accordo per il cessate il fuoco: prevedeva il ritiro dell’esercito israeliano, la fine dei bombardamenti e il disarmo di Hezbollah (mai concluso). Migliaia di libanesi sfollati hanno iniziato a fare ritorno nelle proprie case. Sarebbero stati costretti a scappare di nuovo, mesi dopo.
In circa un anno la prima offensiva israeliana sul Libano ha fatto circa 4mila morti.
Dicembre 2024 – la caduta del regime di Assad, in Siria
L’8 dicembre in Siria è caduto il regime di Bashar al Assad. Non è dipeso esclusivamente dalle conseguenze del 7 ottobre, ma l’indebolimento dell’Iran – alleato di Assad – e delle milizie filoiraniane dell’Asse della Resistenza ha avuto un ruolo riconosciuto nella vittoria dei gruppi armati che combattevano contro le truppe assadiste. Hezbollah, per esempio, in quel momento non aveva le forze per intervenire a difesa del regime, cosa che invece aveva fatto durante la guerra civile siriana anni prima.

Palazzi distrutti nel sud del Libano, 21 luglio 2026 (AP Photo/Hassan Ammar)
Gennaio 2025 – il primo cessate il fuoco nella Striscia
Il 19 gennaio è entrato in vigore il primo cessate il fuoco tra Israele e Hamas: prevedeva una sospensione dei combattimenti in cambio del rilascio dei primi ostaggi. È stato accolto positivamente ma violato varie volte in seguito. A marzo sono ripresi i bombardamenti.
Giugno 2025 – la guerra dei 12 giorni contro l’Iran
Il 22 giugno Israele e Stati Uniti hanno avviato una campagna di bombardamenti sull’Iran che è durata 12 giorni. Hanno colpito in particolare i siti di sviluppo del programma nucleare iraniano, da decenni motivo di scontro tra Stati Uniti e Iran.
Nonostante un dispiegamento di forze eccezionale, e varie dichiarazioni di successo dell’amministrazione Trump, non è mai stato possibile accertare i danni effettivi. Mesi dopo l’amministrazione Trump avrebbe fatto dell’intento di distruggere il programma nucleare uno degli obiettivi della guerra contro l’Iran.

Trump e Netanyahu a Washington a settembre 2025 (AP Photo/Alex Brandon)
Ottobre 2025 – il “piano di pace” di Trump
Il 10 ottobre è entrato in vigore un secondo cessate il fuoco nella Striscia, mediato dagli Stati Uniti sulla base del cosiddetto “piano di pace” di Trump. Prevedeva il rilascio degli ultimi ostaggi rimasti nella Striscia in cambio di migliaia di prigionieri palestinesi detenuti in Israele; il ritiro graduale dell’esercito israeliano; il disarmo di Hamas e la formazione di un governo tecnico temporaneo.
A un anno di distanza, è stata completata solo la fase uno (lo scambio ostaggi-detenuti). Hamas si è ritirato dal governo della Striscia e si è insediato il governo tecnico scelto dal Consiglio di pace. Ma Hamas non ha ceduto le armi e l’esercito israeliano si è ritirato solo in parte: ha mantenuto il controllo di una fascia lungo tutto il perimetro della Striscia, completamente militarizzata. È separata dal territorio abitabile per i palestinesi da un terrapieno.
Febbraio 2026 – inizia la guerra contro l’Iran
Il 28 febbraio Stati Uniti e Israele hanno lanciato un nuovo attacco contro l’Iran, più esteso del precedente. Hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei, la figura politica e religiosa più importante dell’Iran, vari membri della sua famiglia, personale dell’intelligence e delle forze di sicurezza iraniane.
Probabilmente in quel bombardamento è stato ferito anche Mojtaba Khamenei, figlio di Ali, che è stato poi scelto dal regime come suo successore. Mojtaba non è mai apparso in pubblico da allora e ad oggi non si sa in che condizioni di salute sia.

Una manifestazione pro-regime a Teheran, luglio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
L’Iran ha risposto attaccando gli alleati statunitensi in Medio Oriente, cioè i paesi del golfo Persico, al di là della costa iraniana, bombardando le loro infrastrutture petrolifere e soprattutto chiudendo lo stretto di Hormuz, da cui passava un quinto del petrolio commerciato nel mondo.
Da quel momento è iniziata una crisi energetica di cui ancora è difficile immaginare la fine. Al momento lo stretto è ufficialmente chiuso, anche se il traffico è aumentato e quasi tornato ai livelli pre-guerra. I negoziati sono fermi da mesi. Trump ha detto che potrebbe ricominciare con i bombardamenti dopo le elezioni di metà mandato che si terranno negli Stati Uniti a inizio novembre.
Con l’inizio della guerra in Medio Oriente sono ricominciati anche gli attacchi delle milizie filoiraniane verso Israele, soprattutto di Hezbollah. La risposta israeliana è stata la stessa della volta precedente: bombardamenti sul Libano, soprattutto il sud, e una nuova invasione (nel marzo 2026): in tutto la seconda offensiva israeliana sul Libano ha fatto più di 4mila morti e milioni di sfollati.
Aprile 2026 – il secondo cessate il fuoco in Libano
Trascinato da Hezbollah in una guerra che aveva solo conseguenze negative per il Libano, ad aprile il governo libanese ha firmato uno storico accordo di cessate il fuoco con Israele, che non includeva Hezbollah: i due paesi non avevano rapporti diplomatici da decenni.
Ad oggi i bombardamenti sul Libano si sono ridotti, ma non interrotti del tutto. L’esercito israeliano è ancora nel sud del paese, dove sta applicando il “modello Gaza”, ossia sta distruggendo tutto per creare una “area cuscinetto” con lo scopo dichiarato di difendersi da Hezbollah.
Giugno 2026 – il memorandum d’intesa
Il 17 giugno Stati Uniti e Iran hanno firmato un memorandum d’intesa che avrebbe dovuto mettere fine alla guerra: era molto vago, oltre che una disfatta per gli Stati Uniti.
Fino a che il regime iraniano ha mantenuto il controllo sullo stretto di Hormuz, ha avuto a disposizione una leva rilevante nei negoziati: nel corso dell’estate però i flussi di petrolio sono ricominciati, perché il regime non riesce più a impedire in modo così efficace il passaggio delle navi, e perché il petrolio ha trovato altre vie.
Luglio 2026 – gli Houthi
Il ruolo degli Houthi è diventato rilevante soprattutto negli ultimi mesi. Sono anche loro una milizia dell’Asse, ma più indipendente rispetto ad altri. Hanno intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita, che nella guerra civile per il controllo dello Yemen è schierata con il governo nemico degli Houthi.
Hanno colpito infrastrutture petrolifere che erano diventate essenziali per dirottare il petrolio che non passa più dallo stretto di Hormuz, e minacciato di bloccare anche lo stretto di Bab el Mandeb, di fronte alle coste dello Yemen.
In questi giorni il governo yemenita e l’esercito saudita hanno avviato una controffensiva per recuperare i territori persi nell’ultima avanzata.



