Gli indipendentisti hanno vinto le elezioni in Quebec per la prima volta da 14 anni
Promettendo un nuovo referendum d'indipendenza dal Canada, ma solo dopo la fine del mandato di Trump
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Il Parti Québécois ha vinto le elezioni provinciali in Quebec, la regione francofona del Canada, per la prima volta dal 2012. Il partito teorizza la secessione dal Canada e propone un nuovo referendum d’indipendenza. Il suo leader e probabile governatore, Paul St-Pierre Plamondon, ha chiarito però che non lo convocherà prima della fine del mandato presidenziale di Donald Trump negli Stati Uniti, perché ritiene che ora non ci siano le condizioni, con le minacce di Trump e lo scontro commerciale in corso con gli Stati Uniti.
Il Parti Québécois aveva già governato la provincia in passato, l’ultima volta fino al 2014, e il referendum sarebbe il terzo dopo quelli del 1980 e 1995: l’ultimo non passò per pochissimo.
Oggi il sostegno all’indipendentismo locale è ai minimi storici, attorno al 31 per cento. Anche Plamondon lo ha riconosciuto: anche se si è discostato dalla leadership recente del partito, proponendo esplicitamente un referendum, durante la campagna elettorale ha parlato poco dell’indipendenza, privilegiando i temi più sentiti dagli elettori, come il costo della vita, le inefficienze del servizio sanitario e, appunto, come mitigare i dazi di Trump.
Negli anni i canadesi francofoni (che sono la base tradizionale del Parti Québécois) sono diventati più istruiti e benestanti del passato, e questo in parte ha ridimensionato l’attrattiva della secessione. I dazi statunitensi e la risposta risoluta del primo ministro canadese Mark Carney, che è molto popolare anche nella regione, hanno contribuito a una maggiore compattezza nazionale.
La vittoria del Parti Québécois viene spiegata soprattutto con la delusione per il governo uscente della Coalizione Avvenire Quebec, di destra, che nel 2022 aveva vinto le elezioni soppiantando il tema dell’indipendenza con quello dell’immigrazione. Secondo i risultati preliminari, la Coalizione non ha ottenuto nemmeno un seggio. Al secondo e terzo posto ci sono rispettivamente il Partito Liberale del Quebec e il Partito Conservatore del Quebec, le declinazioni locali dei due maggiori partiti nazionali (i Liberali sono il partito del primo ministro Carney).
– Leggi anche: L’Alberta sta prendendo una china tipo Brexit
Il Parti Québécois, comunque, non avrà la maggioranza nel parlamento provinciale: è dato a 59 seggi su 127. Per un governo di minoranza, come quello che si prospetta, sarà complicato indire un referendum; o rivendicare, col 28 per cento dei voti circa, che la secessione abbia ancora un largo sostegno popolare. Plamondon ha detto che cercherà l’appoggio tra gli esponenti di altri partiti favorevoli all’indipendenza, di cui comunque si riparlerà più avanti, visto che il mandato di Trump finirà a gennaio del 2029.
Proprio il declino del sostegno all’indipendenza nei sondaggi fa pensare agli indipendentisti che questa sia una delle ultime occasioni per cercare di ottenerla.
Peraltro tra pochi giorni, il 19 ottobre, nella provincia dell’Alberta ci sarà un altro referendum indipendentista: è preliminare, chiede se tenere tutto così o convocare un secondo referendum, stavolta vincolante, sulla secessione dell’Alberta dal Canada. Anche lì, il governo centrale di Carney sta cercando di convincere gli elettori che è nel loro interesse restare nella federazione.
Recentemente Carney ha accelerato l’approvazione del progetto di un oleodotto che consentirà alla provincia, dove viene estratto l’80 per cento del petrolio canadese, di esportarne di più nel resto del paese e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.



