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  • Martedì 6 ottobre 2026

La procuratrice generale di cui Netanyahu vorrebbe liberarsi

La legge israeliana dà a Gali Baharav-Miara ampi poteri, e lei li ha impiegati per ostacolare diverse importanti proposte del governo

Gali Baharav-Miara nel giugno del 2024 (Gil Cohen-Magen/Pool Photo via AP, File)
Gali Baharav-Miara nel giugno del 2024 (Gil Cohen-Magen/Pool Photo via AP, File)
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In Israele la procuratrice generale Gali Baharav-Miara, in carica dal 2022, è da tempo una delle persone più discusse nel paese e ora è finita in mezzo alla campagna elettorale per le elezioni del 27 ottobre. Il governo di Benjamin Netanyahu vuole rimuoverla dall’incarico, l’opposizione la considera un argine alle decisioni del governo, e le organizzazioni per i diritti umani la accusano di avallare i massacri nella Striscia di Gaza e l’espansione illegale in Cisgiordania tramite le colonie.

In Israele il procuratore generale è un incarico influente che fa da contrappeso al potere esecutivo, insieme alla Corte Suprema. Se il procuratore generale ritiene che una decisione del governo vada contro la legge può respingerla (ha meno poteri su quelle approvate dal parlamento); se ritiene che una nomina o un procedimento avviato dal governo sia illegale, può sospenderlo. Se qualcuno fa ricorso contro una decisione del governo, il procuratore può decidere di difendere il ricorrente.

Può avviare procedimenti penali, anche contro politici in carica e di governo, ed è un interprete autorizzato della legge, su cui fornisce pareri vincolanti. Per esempio, il processo per corruzione in cui è imputato Netanyahu è stato avviato dal predecessore di Baharav-Miara, e ora è sotto la responsabilità della procuratrice.

In varie occasioni Baharav-Miara ha usato questi poteri contro il governo di Netanyahu. Lo scontro più grosso fu sulla riforma della giustizia del 2023, che aumentava l’influenza del governo e della maggioranza parlamentare sul sistema giudiziario. Baharav-Miara espresse vari pareri contrari, si rivolse alla Corte Suprema e ottenne l’annullamento di alcune parti. La riforma fu parecchio criticata in Israele e ci furono a lungo proteste, poi il progetto fu in gran parte sospeso dopo l’inizio della guerra nella Striscia di Gaza, quello stesso anno.

Proteste nell’estate del 2023 contro la riforma della giustizia, Tel Aviv (AP Photo/Oded Balilty)

Baharav-Miara si è opposta anche all’esenzione dalla leva obbligatoria per gli ultraortodossi, ritenendo che fosse discriminatoria. È una questione molto discussa in Israele, soprattutto dall’inizio della guerra nella Striscia: il governo è sostenuto anche da alcuni partiti ultraortodossi, che vogliono l’esenzione, e Netanyahu non può permettersi di perdere il loro appoggio. Baharav-Miara ha ordinato il taglio dei sussidi ai renitenti e quello di alcune esenzioni fiscali per le scuole ebraiche che si oppongono alla leva.

Ha contestato le modalità con cui si era arrivati alle dimissioni dell’ex capo dei servizi segreti interni Ronen Bar, precedute da mesi di discussioni con Netanyahu, e ha deciso di difendere Bar contro il governo. Ha chiesto la rimozione del ministro della Sicurezza nazionale Ben Gvir, tra i più estremisti, accusandolo di fare un uso politico delle forze dell’ordine. Sta provando a ritardare la grazia con cui Netanyahu vorrebbe evitare le eventuali conseguenze del processo per corruzione a suo carico.

Il governo ha risposto in due modi: provando a rimuovere Baharav-Miara dall’incarico, e riducendo l’influenza del ruolo di procuratore generale. A maggio il Consiglio dei ministri aveva approvato una mozione di sfiducia contro Baharav-Miara, accusandola di abusare dei suoi poteri. «Pensa di essere la vera prima ministra», aveva detto Ben Gvir. La Corte Suprema aveva annullato il suo licenziamento e lei era rimasta al suo posto.

A luglio il parlamento aveva approvato una riforma che cambia il ruolo del procuratore generale. Nelle cause che riguardano il governo non potrà più schierarsi con i ricorrenti – come accaduto per esempio con Bar – ma dovrà allinearsi alla posizione del governo e «aiutarlo a realizzare le sue politiche». Se si rifiuta, il governo potrà scegliersi un altro avvocato e il procuratore generale non potrà presentarsi in tribunale contro di lui (non vale nei processi penali, come quello a Netanyahu).

La riforma dà al governo anche il potere di respingere i pareri del procuratore generale, e di cambiare il modo in cui è scelto o scelta. Entrerà in vigore il 1° gennaio, dopo le elezioni: se la maggioranza fosse confermata è molto probabile che rimarrà nella sua forma attuale; se dovesse cambiare è possibile che venga smorzata. Nel frattempo potrebbe intervenire anche la Corte Suprema.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite, 24 settembre 2026 (AP Photo/Heather Khalifa)

Tra i critici di Baharav-Miara non c’è solo il governo. Le organizzazioni per i diritti umani e quelle dei palestinesi le contestano di non aver quasi mai usato il suo potere per ostacolare i massacri nella Striscia di Gaza o l’espansione illegale in Cisgiordania.

Baharav-Miara ha rappresentato il governo in tribunale nei ricorsi contro il blocco degli aiuti umanitari a Gaza, le demolizioni sistematiche delle case dei palestinesi e la detenzione amministrativa (cioè l’arresto senza accuse formali, che coinvolge soprattutto i palestinesi della Cisgiordania). Ha anche definito «senza fondamento» il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale contro Netanyahu, con accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi a Gaza.

– Leggi anche: Storia di un palestinese in detenzione amministrativa

Il 27 settembre Baharav-Miara aveva ordinato il rinvio della gara d’appalto per il progetto della colonia E1, a est di Gerusalemme: il progetto taglierebbe in due la Cisgiordania, e il governo ha detto esplicitamente che l’intenzione è «seppellire l’idea di uno stato palestinese». È un progetto illegale, come tutte le colonie in Cisgiordania, ma l’estrema destra lo sostiene da decenni e attorno ci sono anche molti interessi economici.

Baharav-Miara non ha motivato il rinvio con la violazione del diritto internazionale, ma con il timore che l’avanzamento del progetto potesse influenzare l’esito delle elezioni di ottobre. Alla fine, dopo le critiche del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, ha permesso che le offerte per l’appalto vengano presentate prima delle elezioni, a patto che l’assegnazione sia fatta dopo. In questo modo il progetto può andare avanti.

– Leggi anche: Nessun partito in Israele vuole davvero interrompere le guerre di Netanyahu