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  • Martedì 6 ottobre 2026

Come sette deputati indipendentisti hanno inguaiato il governo Sánchez

Tra il primo ministro spagnolo e i catalani di Junts i rapporti sono complicati da sempre, e ora hanno innescato elezioni anticipate

L'ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont in un comizio a sorpresa a Barcellona dell'agosto del 2024, in cui era riuscito a evitare l'arresto (AP Photo/Emilio Morenatti)
L'ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont in un comizio a sorpresa a Barcellona dell'agosto del 2024, in cui era riuscito a evitare l'arresto (AP Photo/Emilio Morenatti)
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In Spagna il governo del primo ministro Socialista Pedro Sánchez è nato nel novembre del 2023 grazie a un accordo con il partito indipendentista catalano Junts, ed è di fatto terminato per il voto contrario dello stesso partito a due decreti-legge pensati per rispondere alla crisi abitativa. In mezzo, in questi tre anni, Socialisti e Sumar, la coalizione di sinistra alleata di governo, sono stati spesso condizionati dalle decisioni di Junts, con cui dovevano trattare per l’approvazione di ogni legge.

Junts è il partito dell’ex presidente della Catalogna Carles Puigdemont, che vive tuttora in Belgio per evitare l’arresto in Spagna: è incriminato per alcuni reati relativi al periodo in cui aveva promosso un referendum unilaterale sull’indipendenza catalana. Junts è di centrodestra, rappresenta storicamente la borghesia catalana, e alla Camera ha sette deputati, su un totale di 350. Quei sette erano però decisivi per tenere in piedi, anche solo con l’astensione, il governo di minoranza di Sánchez.

Si può dire quindi che Junts abbia condizionato tutto il terzo governo di Sánchez.

I suoi deputati sono stati spesso i più difficili da convincere, perché i più lontani politicamente dai partiti di governo, ma non gli unici. Sánchez ha dovuto trattare anche con gli altri partiti regionali: la Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), il Partito Nazionalista Basco (PNV) e Bildu dei Paesi Baschi, oltre che con singoli deputati dei partiti regionali della Galizia e delle Canarie.

La deputata di Junts Miriam Nogueras il 15 novembre 2023 (AP Photo/Manu Fernandez)

Il rapporto tra Socialisti e Junts si era basato fin dall’inizio su uno scambio, diciamo così.

Nel 2023, prima che si formasse l’ultimo governo Socialista, Sánchez fece un accordo con Junts e gli promise che avrebbe fatto approvare una legge per concedere l’amnistia ai leader indipendentisti catalani che avevano organizzato il referendum sull’indipendenza della Catalogna, nel 2017. Quel referendum era considerato illegale dallo stato spagnolo, ma i partiti indipendentisti catalani lo vollero tenere lo stesso. Tra loro, e tra le persone poi condannate dai tribunali spagnoli, c’erano esponenti di Junts, e anche Carles Puigdemont. L’accordo permise di fatto la nascita del governo di Sánchez e la legge fu effettivamente approvata nel 2024.

La legge sull’amnistia fu molto contestata. Provocò enormi proteste dei partiti di destra e dell’elettorato più conservatore, e non piacque nemmeno a parte dei sostenitori del Partito Socialista, nonostante Sánchez avesse provato a presentarla come un tentativo di mettere fine a una fase complessa della storia recente della Catalogna. Già quel primo accordo finì quindi con l’intaccare il sostegno ai Socialisti, rendendo il neonato governo di Sánchez ancora più debole.

Un manifesto elettorale di Carles Puigdemont, strappato, a Barcellona il 9 maggio 2024 (AP Photo/Emilio Morenatti)

L’azione di governo è stata poi fortemente condizionata dall’assenza di una maggioranza parlamentare stabile: molte delle riforme al centro del programma, a partire proprio da quelle sul diritto alla casa, non sono state attuate. Per l’impossibilità di trovare un accordo con i molti partiti che fornivano un sostegno esterno al governo non è mai stata approvata nemmeno una legge di bilancio: negli ultimi tre anni si è proceduto con proroghe di quella del 2023.

Nonostante questo, l’economia spagnola è cresciuta più di quella degli altri grandi paesi europei.

Il governo Sánchez ha dovuto gestire i rapporti con altri partiti regionali, con cui però ha mantenuto una collaborazione più stabile e meno conflittuale: per esempio con la Sinistra catalana (ERC), alleata dei Socialisti in Catalogna, o con Bildu, partito basco di sinistra. È stato invece più complesso il rapporto con i nazionalisti baschi (PNV), di centrodestra. Su quasi ogni argomento il governo ha dovuto trattare con tutte queste formazioni, facendo concessioni una volta da una parte e quella dopo dall’altra.

Il segretario di Bildu Arnaldo Otegi, dopo la vittoria elettorale nei Paesi Baschi, nel 2024 (AP Photo/Alvaro Barrientos)

L’accordo sull’amnistia che aveva aperto la possibilità alla collaborazione tra Socialisti e Junts ha continuato a condizionare la legislatura.

La legge non è risultata infatti applicabile a tutte le persone coinvolte nelle vicende legate al referendum sull’indipendenza della Catalogna del 2017. Un giudice della Corte Suprema spagnola ha deciso che non potesse cancellare il reato di malversazione, la gestione impropria di fondi pubblici, di cui è accusato Puigdemont. A luglio la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha confermato la compatibilità dell’amnistia con il diritto europeo e per martedì è atteso un responso della Corte costituzionale spagnola, che dovrebbe confermare che anche il reato di malversazione è fra quelli amnistiabili.

A quel punto il giudice della Corte Suprema dovrebbe applicare questa interpretazione anche al caso di Puigdemont e revocare l’ordine di arresto nei suoi confronti. Puigdemont potrebbe quindi tornare a vivere in Spagna, dopo nove anni, senza più temere un arresto, e con la possibilità di partecipare fisicamente dalla Catalogna alla campagna elettorale in vista delle elezioni anticipate che Sánchez ha annunciato lunedì. Le elezioni si terranno il 29 novembre.

Carles Puigdemont a Barcellona l’8 agosto 2024 (AP Photo/Joan Mateu)

Oggi Junts attraversa una fase particolarmente complessa della propria storia: in Catalogna il suo sostegno è minacciato da destra dalla nuova formazione Aliança Catalana, su posizioni più estreme e conservatrici, che però ha scelto di non presentare proprie liste per le elezioni nazionali definendosi un progetto interessato solo alla regione che rappresenta. Anche il progetto indipendentista della Catalogna ha perso molta forza rispetto a dieci anni fa.

Per ognuna delle formazioni che hanno sostenuto in vario modo l’ultimo governo di Sánchez i sondaggi indicano un numero di seggi alla Camera che varia fra i 4 e i 7: Junts è fra i più bassi. Quei seggi però diventeranno decisivi solo se di nuovo non ci sarà una maggioranza chiara. Convocando le elezioni, Sánchez ha chiesto un mandato «più ampio» per il fronte progressista; per ora i sondaggi indicano che Partito Popolare, di centrodestra, e Vox, di estrema destra, insieme potrebbero raggiungere la maggioranza.