Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 4 Dicembre 2022

“Eccessiva dipendenza”

Bill Spindle, il giornalista già del Wall Street Journal e di grande esperienza sull’ambiente che il nuovo sito di news Semafor aveva arruolato per la sua newsletter su quei temi, ha annunciato di avere lasciato precocemente quell’impegno dopo le polemiche sul coinvolgimento della multinazionale petrolifera Chevron come sponsor.

Una simile questione è ospitata oggi sul quotidiano Domani : il movimento ambientalista Fridays for future ha scritto una lettera per criticare la partecipazione di alcuni sponsor “che stanno finanziando la crisi climatica e minando il futuro” a un evento torinese del giornale intitolato “Speranze climatiche” (tra i cui sponsor sono indicati Enel, Leonardo, Ferrovie dello Stato, BF Spa). Secondo la lettera si tratta di “una ripulita di verde” per le aziende in questione. Il direttore di Domani risponde difendendo la scelta sia per la necessità di “fonti di ricavo” del giornale, sia per voler “coinvolgere nella transizione ecologica tutti gli attori, anche e soprattutto quelli che sono responsabili delle emissioni”.
La lettera di Fridays for future aggiunge che il movimento parteciperà lo stesso all’evento.


domenica 4 Dicembre 2022

Sulle “marchette”

Il Fatto di lunedì scorso ha dedicato due pagine alle “pubblicità occulte” ospitate dai maggiori quotidiani, di cui Charlie ha riferito spesso in questi anni. Gli articoli del Fatto citano alcuni esempi, facendo un po’ di confusione tra formati e scelte diverse: “native advertising” e “branded content” sono contenuti pubblicitari che sono discussi e criticati da alcuni, ma che prevedono una trasparenza verso i lettori e delle informazioni che mostrino che si tratta di articoli concordati con gli inserzionisti (come fa il Post indicandoli come “articoli sponsorizzati“, per esempio). Diversi sono i casi descritti dall’articolo in cui ai lettori vengono offerti articoli indistinguibili da quelli originati da criteri giornalistici e autonomi da parte della redazione, e che invece devono la loro pubblicazione a una relazione con un’azienda interessata. Quelli che vengono comunemente chiamati ” marchette “, con espressione di origine volgare ma ormai piuttosto comune.


domenica 4 Dicembre 2022

Licenziamenti americani

Nel frattempo è di nuovo un periodo di tagli e licenziamenti nei maggiori mezzi di informazione statunitensi, che riguardano centinaia di persone e anche giornalisti singolarmente piuttosto noti . Questa settimana si è parlato delle difficoltà di CNN e delle sue riduzioni di personale , dei nuovi licenziamenti nelle testate del grande editore di giornali Gannett (che pubblica tra gli altri il quotidiano nazionale USA Today), e di quelli persino al Washington Post, che – pur in un periodo di assunzioni in altri ruoli – sta “eliminando alcune posizioni”. Il licenziamento della storica critica della danza, vincitrice del premio Pulitzer, ha generato un articolo piuttosto risentito sullo stesso Washington Post .

(per associazione: l’autonomia della redazione del Washington Post dagli interessi aziendali si è mostrata la settimana scorsa in modo ancora più impressionante – soprattutto visto da qui – con un articolo dedicato al peggioramento di qualità del servizio di Amazon: ovvero l’azienda principale dell’editore del Washington Post. «Amazon tradisce la vostra fiducia per qualche dollaro in più»)


domenica 4 Dicembre 2022

“Quella cosa lì”, al New York Times

Secondo un articolo sulla sezione Intelligencer del sito del New York Magazine , al New York Times sarebbero a una resa dei conti sulle richieste di aumento degli stipendi da parte dei dipendenti. La storia è apparentemente semplice: i dipendenti dicono che l’azienda proclama a gran voce i propri successi e i propri ottimi risultati economici, e intanto i loro compensi perdono di valore e non beneficiano di questi successi. L’articolo spiega però che l’azienda è intimorita da possibili prospettive di maggiori difficoltà in futuro, e che pensa di poterle usare per offrire aumenti più ridotti se la trattativa viene prolungata fino ad allora. Però adesso i giornalisti hanno minacciato un “walk out” se la questione non si sblocca a breve, e potenzialmente persino uno sciopero, eventualità rara e piuttosto clamorosa nelle aziende giornalistiche americane (un “walk out” è di fatto uno sciopero, ma di breve e definita durata che non dovrebbe compromettere la pubblicazione del giornale). Al New York Times non succede dal 1978, quando ci fu un lunghissimo sciopero nei giornali cittadini e fu l’ultima volta che il giornale non venne pubblicato quotidianamente.


domenica 4 Dicembre 2022

Di nuovo si parla della vendita del Giornale

È una questione in ballo da un po’, dentro l’interesse ormai annoso dell’editore Mondadori e della famiglia Berlusconi di liberarsi dei propri giornali e mantenere le priorità sui libri e sulle televisioni. La maggioranza delle quote del Giornale è di Paolo Berlusconi, e il secondo socio è Mondadori. Sulla possibile vendita del quotidiano, che fu fondato nel 1974 dal giornalista Indro Montanelli, ci sono state nuove notizie questa settimana, e in particolare sull’ipotesi che l’acquirente sia la famiglia Angelucci, che possiede già LiberoTempo Corriere dell’Umbria. Ne ha scritto l’agenzia di stampa Bloomberg, aggiungendo che i giornalisti del Giornale avrebbero in programma un confronto con l’editore lunedì prossimo a proposito di queste ipotesi. Mentre Paolo Berlusconi ha detto all’agenzia Adnkronos che «stiamo parlando da un anno con Angelucci, ma non ci sono novità. Stiamo parlando della possibilità di un accordo con loro, ma non ci sono ancora novità in tal senso».


domenica 4 Dicembre 2022

Vienna

C’è un dibattito in Austria intorno al ridimensionamento di quello che è noto come uno dei più antichi (se non il più antico) quotidiani del mondo, la Wiener Zeitung . Il giornale è di proprietà statale e il governo ha annunciato l’estate passata un piano per trasferire sul web l’obbligo di pubblicare per legge gli annunci di interesse pubblico, che costituiscono la maggiore fonte di ricavo del giornale stesso. Adesso quel piano sta diventando esecutivo, e per far fronte alla contrazione dei ricavi la Wiener Zeitung diventerà un giornale solo digitale e con una pubblicazione cartacea mensile. Ci sono state proteste richieste di mantenere un sovvenzionamento pubblico, ma gli argomenti sembrano essere soprattutto sentimentali , oltre che di occupazione: l’obbligo di pubblicazione di annunci di interesse pubblico sui giornali di carta – data la misura assai relativa della loro accessibilità e diffusione odierna, rispetto ai canali online per giunta più economici – è diventato in tutto il mondo piuttosto anacronistico , oltre che costoso per la collettività. Lo stesso direttore ha pacatamente ammesso che «non siamo eroi né vittime, un illustre passato non è abbastanza per affrontare il futuro, ma facciamo un buon giornale e vorremmo continuare a farlo». La storia è stata raccontata in Italia su Repubblica lunedì scorso.


domenica 4 Dicembre 2022

I soldi pubblici

Il nuovo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che ha la delega per l’editoria, Alberto Barachini, ha riferito alla commissione Cultura della Camera sulla situazione dell’editoria giornalistica e sulle intenzioni del suo dipartimento. Barachini ha letto una lunga relazione. Nel frattempo è stato pubblicato l’intervento sul “Fondo straordinario per l’editoria”, ovvero i soldi che il governo ha deciso di attribuire al settore. Il sito Datamediahub ha spiegato con maggiore chiarezza a chi saranno destinati e come quei soldi.

“Quasi un terzo dei fondi [31.1%], pari a 28 milioni, è per il contributo straordinario sul numero di copie vendute nel 2021. È previsto un contributo di 5 centesimi per copia venduta, esclusivamente attraverso le edicole o i punti vendita non esclusivi, nel 2021. Il contributo in oggetto viene riconosciuto anche nell’ipotesi in cui le copie vengono cedute in abbonamento. Il requisito per accedere a questa tipologia di contributo per le imprese è l’inquadramento di almeno tre giornalisti ai sensi dell’articolo 1 del contratto nazionale di lavoro [quindi professionisti] e il possesso della regolarità contributiva e previdenziale. Il numero delle copie vendute è oggetto di certificazione. Ma non viene specificato come”.


domenica 4 Dicembre 2022

Sempre meno carta

Due mesi fa il Washington Post aveva comunicato la chiusura della sua sezione domenicale Outlook. Adesso ha deciso di chiudere il proprio magazine, anch’esso di uscita domenicale.


domenica 4 Dicembre 2022

Pagare un singolo articolo, ma non poco

C’è un nuovo “nuovo social network” di cui si è parlato nelle ultime settimane e che ha un interesse specifico per il mondo dell’informazione e per i suoi utenti. Si chiama Post.news , è stato introdotto approfittando delle insoddisfazioni recenti nei confronti di Twitter dopo l’acquisto da parte di Elon Musk, e si presenta come una piattaforma capace di mantenere un equilibrio tra libertà di espressione e rispetto degli altri (chi non si presenta così, d’altronde?).
Ma la parte che ha incuriosito il dibattito sulle prospettive dei media è quella in cui Post.news (o Post , semplicemente, non è ancora chiaro come sarà chiamato abitualmente) sostiene che offrirà agli utenti la possibilità di acquistare singoli articoli dei giornali: insomma, la vecchia questione dei micropagamenti , ciclicamente proposti e richiesti da molti lettori potenziali e sistematicamente snobbati dagli editori (con rari esperimenti, tutti falliti).
Per ora commenti sono soprattutto scettici : il sistema dei micropagamenti non conviene agli editori rispetto agli abbonamenti, per ragioni intuitive. Gli abbonamenti garantiscono entrate maggiori, garantite a lungo e con continuità, ed è persino dimostrato che molti abbonati ai siti di news continuano a pagare anche a fronte di attività scarse o nulle sui siti in questione. Per essere attraenti per gli editori i micropagamenti non dovrebbero essere troppo micro (pena il rischio Spotify: dove solo quote enormi di streaming offrono compensi validi ai musicisti), ma allora diventerebbero meno interessanti per i lettori che li chiedono, e che tendono a immaginare cifre intorno alle poche decine di centesimi per un articolo.

(la registrazione di nuovi utenti a Post.news procede con grande lentezza, e c’è una lunga lista d’attesa)


domenica 4 Dicembre 2022

Charlie, molte chiacchiere

Nell’audizione di cui riferiamo più sotto il sottosegretario che si occupa del settore dell’informazione ha collegato l’erogazione di fondi e agevolazioni economiche per le aziende giornalistiche (che è di fatto la maggiore attività del suo dipartimento, malgrado la citazione di “visioni innovative”) ad obiettivi di “recupero dell’affidabilità e della credibilità”, “contrastando le fake news”. E si è tenuto in un complicato equilibrio tra sostenere che il dipartimento non possa certificare “la qualità” e chiedere però “il rispetto delle norme deontologiche”.
Sono ottime intenzioni e il sottosegretario appare avere attenzioni e competenze più raffinate del suo predecessore, ma è difficile immaginare che vengano applicate o che possano venire applicate. I maggiori beneficiari del finanziamento pubblico oggi non sono sottoposti a nessun criterio di valutazione in questo senso: ma sarebbe probabilmente impossibile applicare dei criteri, come abbiamo spiegato spesso (con toni sopra le righe e indignati ne ha scritto questa settimana il 
Fatto).

La soluzione perfetta non c’è, ma sarebbe saggio abolire il finanziamento come è concepito oggi, basato solo su ragioni di spartizione di interessi tra i gruppi parlamentari (ognuno ha una testata amica da proteggere) e su criteri facili da soddisfare per i richiedenti, e che crea una distorsione della concorrenza tra testate: oppure almeno stabilire dei tetti per sostenere solo le testate piccole e il “pluralismo”, e usare invece i soldi per progetti di innovazione tecnologica, di formazione “deontologica”, di occupazione giovanile e di incentivo alla contemporaneità dei mezzi di informazione.
L’ordine dei giornalisti, qualunque cosa se ne pensi, sostiene di non avere risorse economiche e strumenti per fare rispettare le proprie stesse norme, e le sue ridotte attività sono affidate alla buona volontà di pensionati o pensionandi, con quel che ne deriva in visione e competenza sul cambiamento in atto. Insomma, usare quei soldi per cercare di costruire progetti per il futuro e non solo per proteggere quelli del passato.

(intanto, nel corso dell’audizione, il presidente della commissione Mollicone ha ripetuto il dato dell'”Italia penultima nell’Unione Europea per risorse dirette destinate all’editoria: un primato infelice”: oltre alla confusione nell’uso del termine “primato”, si tratta di una fake news , prodotta dalla federazione degli editori di giornali; per dire della distanza tra parole e fatti)

Fine di questo prologo.


domenica 27 Novembre 2022

Preavviso per tempo

Charlie si metterà in vacanza per tre domeniche durante le feste di Natale. Ma intanto fino a domenica 18 dicembre aspettatela regolarmente.


domenica 27 Novembre 2022

Decano

Il Washington Post ha dedicato un lungo e ammirato necrologio a Marino de Medici, giornalista che era stato il decano della stampa estera a Washington, da dove aveva fatto per quasi trent’anni – tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso – il corrispondente per l’agenzia ANSA e poi per il quotidiano romano il Tempo (sullo stesso Tempo il ricordo di de Medici si è limitato a una citazione dell’articolo del Washington Post ). De Medici è morto due settimane fa a 89 anni, e a Washington era stato noto e familiare a giornalisti, politici e presidenti che aveva intervistato. Parlando col New York Times , e in altre occasioni, aveva raccontato le anomalie del lavoro da corrispondente (“intervisti persone che non leggono il tuo giornale”, “se sei pigro puoi limitarti a copiare i pezzi dei giornali locali”), e negli ultimi anni aveva scritto spesso contro la deriva trumpiana della democrazia statunitense e contro i populismi in genere, preoccupato anche delle recenti pieghe prese dalla politica italiana.


domenica 27 Novembre 2022

Fantastico mondo

Un paio di esempi solo di ieri di “contiguità” tra articoli e pubblicità dal Corriere della Sera , che è il quotidiano dove questi esempi sono più frequenti e visibili: per ricordare come ciò che leggiamo su alcuni giornali si spieghi spesso con scelte commerciali e non giornalistiche. Scelte legittime – i giornali devono sostenersi economicamente – ma applicate in violazione delle norme etiche che richiederebbero trasparenza con i lettori rispetto alla natura degli articoli.
Un articolo celebrativo su Végé il giorno dopo una pagina comprata da Végé; e un articolo su un’iniziativa di Piombo e OVS (“Il fantastico mondo di Piombo allarga i suoi confini in OVS”), che sono stati inserzionisti paganti per molti dei giorni precedenti.


domenica 27 Novembre 2022

Il finger sul trigger

Il Post aveva tradotto all’inizio della settimana un interessante articolo del Washington Post sull’errore dell’agenzia Associated Press che aveva generato l’allarme su un possibile attacco missilistico russo sul territorio polacco, una decina di giorni fa: l’articolo era interessante sia per l’impegno di analisi sull’errore, sia per come descrive degli standard abituali di prudenza di una parte del giornalismo americano, stavolta venuti meno.

“Le redazioni di solito usano fonti anonime solo quando non hanno alternative, preoccupate che i lettori ne diffidino, a volte a ragione. Le regole di AP stabiliscono che le fonti anonime possano essere usate solo se l’informazione è vitale, non la si può ottenere se non a condizione di anonimato, e la fonte è affidabile e «in un ruolo che le offre conoscenza diretta dell’informazione» stessa. Un responsabile della redazione deve poi avallare la decisione ed essere messo a conoscenza dell’identità della fonte”.

Poi ci sono stati aggiornamenti: AP ha licenziato il giornalista responsabile della falsa notizia, e il sito Semafor ha pubblicato la chat su Slack (il software di comunicazioni interne usato da molte aziende in tutto il mondo) in cui era stata discussa la decisione di dare la notizia. Un articolo del Post ha spiegato tutti gli sviluppi.

“Un’indicazione utile per orientarsi nella lettura della conversazione è la distinzione, molto marcata nel giornalismo anglosassone, tra le figure di editor reporter : i primi sono giornalisti con mansioni di coordinamento, che commissionano, rivedono e titolano gli articoli; i secondi sono giornalisti dedicati alla ricerca delle notizie e alla scrittura degli articoli, che poi vengono rivisti da uno o più editor . Nelle gerarchie di AP James LaPorta è il reporter , mentre Lisa Leff è una editor della redazione europea, cioè una persona che decide cosa pubblicare – e in che modo – sulle notizie che riguardano l’Europa”.


domenica 27 Novembre 2022

GEDI continua a irritare le sue redazioni

La tensione tra redazioni ed editori al gruppo GEDI di questa settimana – ormai ci sono conflitti con grande frequenza – riguarda la vendita di due sezioni dell’azienda all’interno della struttura “GEDIdigital”. Ma una prima notizia contenuta nel comunicato delle redazioni pubblicato sulle varie testate del gruppo è la formazione di un “coordinamento dei Comitati di redazione”, che mostra una volontà di aggregare le insoddisfazioni diffuse tra i diversi giornali ( Repubblica Stampa HuffPost , per dire i maggiori).

“da oggi, tutte le rappresentanze sindacali dei giornalisti sono entrate in stato d’agitazione. Ieri, infatti, abbiamo appreso che il gruppo, senza alcun preavviso, ha ceduto due rami d’azienda, Operations Multimediali e Demand&Delivery, al colosso Accenture. Si tratta di 65 persone che, dal 1° gennaio, passeranno a un’altra azienda e con un altro contratto di lavoro. L’annuncio ci preoccupa umanamente per le modalità brutali con le quali è stato comunicato e professionalmente per le ricadute. I due rami d’azienda fanno infatti parte di GediDigital, il motore digitale del gruppo su cui, negli ultimi anni, l’azienda ha investito molto in termini di denaro, personale e professionalità. Colleghi che si occupano della parte tecnologicamente più avanzata dei nostri contenuti (video, audio, podcast, grafici interattivi) e della manutenzione di hardware e software che ci permettono di fare il nostro lavoro e di informarvi ogni giorno.
La decisione di esternalizzare questo comparto strategico è per noi illogica, incomprensibile, grave. Per questo, nell’esprimere piena solidarietà ai colleghi, abbiamo chiesto un incontro all’azienda da tenersi entro 15 giorni perché spieghi le ragioni di questa scelta e illustri il piano industriale e le strategie del gruppo, mai chiariti in tutti questi anni. Il coordinamento si riserva di adottare ogni forma di lotta per ottenere finalmente chiarezza e tutela di tutti i lavoratori, garanzie fondamentali per assicurarvi un’informazione corretta e di qualità”.


domenica 27 Novembre 2022

Via da Mondadori anche Grazia

Mondadori ha confermato la vendita delle riviste Grazia Icon per 8,5 milioni di euro: la trattativa con un gruppo editoriale francese era stata comunicata un mese fa. Sono altre testate giornalistiche – una con molta storia e rilevanza – di cui Mondadori si libera in un percorso avviato da qualche anno dedicato a concentrarsi sull’editoria di libri e dismettere l’interesse nei giornali.


domenica 27 Novembre 2022

Tipi di quotidiani

Due lettori di Charlie si sono lamentati della descrizione che abbiamo pubblicato la settimana scorsa – ma che risaliva già a una newsletter di oltre due anni fa – delle due diverse categorie a cui appartengono i maggiori quotidiani italiani. Anzi, a questo proposito rispondiamo anche a chi ha chiesto notizie di altre testate non incluse in quella sintesi: che era riferita solo ai quotidiani a distribuzione nazionale e a maggiore diffusione.
La lamentela citata, invece, era a proposito di una presunta arbitrarietà della distinzione in due categorie, e del giudizio di valore che secondo quelle critiche apparentemente ne discendeva. Ma la distinzione è riferita – per quanto poi ognuno sia libero di avere le sue preferenze – a due generi di giornale che sono oggettivamente diversi, per le ragioni che abbiamo spiegato: vediamo, per capirci semplicemente, i titoli di domenica scorsa di alcuni quotidiani del primo tipo.
Libia, boom di sbarchi
Iva e pensioni, il tesoro frena
Manovra, al cuneo fiscale 5 miliardi

E del secondo.
Levano il Rdc ai poveri per mancette e bonus tv
Il reddito dei poltronari
Pd già diviso su Bonaccini e succube dei 5S
Parte la schedatura dei medici no vax

È piuttosto visibile il diverso approccio nel riferire un fatto (con formule anche enfatiche o esagerate) oppure nell’associare a un fatto un giudizio e una “battaglia” di qualche genere (con toni polemici o irridenti, non oggettivi). Poi il fatto può essere fondato o inesistente, e la polemica può essere giusta o sbagliata: ma questo lo giudicano i lettori, che possono avere legittime preferenze. Per una newsletter che spiega come funzionano i giornali è interessante indicare i due tipi di approccio, radicalmente diversi: e da cui discendono molti altri aspetti diversi delle scelte – anche commerciali – di una testata.

(negli Stati Uniti una simile distinzione prevede tra i quotidiani cartacei la definizione di “newspaper of record” per alcuni quotidiani più autorevoli: secondo Wikipedia , per esempio, vi si possono comprendere in Italia Repubblica Stampa Corriere della Sera ; nel Regno Unito , con altre sfumature, si parla di ” quality press ” e ” tabloid “)


domenica 27 Novembre 2022

Tre novità

Ci sono tre novità – non di contenuto nuovissimo , in effetti – per alcuni giornali e siti di news italiani.

Il nuovo giornale economico nato dal quotidiano la Verità Verità&Affari , con la settimana che viene chiude già la sua edizione cartacea dopo soli sette mesi.

Il suo direttore Franco Bechis si sposta immediatamente a dirigere Open , il sito di news fondato da Enrico Mentana quattro anni fa, che era senza direttore da più di un anno. Bechis ha sessant’anni, è stato direttore del Tempo , di ItaliaOggi e di MilanoFinanza . Mentre finora non aveva avuto esperienze o competenze sull’informazione online.

Il direttore del quotidiano il Riformista , Piero Sansonetti, 71 anni, ha invece annunciato che andrà a dirigere una nuova edizione dell’ Unità , ovvero lo storico quotidiano del Partito Comunista e dei suoi successivi sviluppi, fino a faticose vicissitudini economiche e alla chiusura alcuni anni fa. La testata dell’ Unità è stata acquistata a un’asta fallimentare da Alfredo Romeo, discusso imprenditore ed editore del Riformista stesso.


domenica 27 Novembre 2022

Charlie, fare meno previsioni

Abbiamo parlato già una volta di James Fallows, che descrivemmo così: “James Fallows è un illustre giornalista americano di 72 anni, che è stato a lungo uno degli autori più importanti del magazine Atlantic (oggi uno dei siti di approfondimento e news più importanti e riusciti), ha scritto per molte altre testate e per due anni ha fatto anche lo speechwriter del presidente Jimmy Carter”.

Nelle scorse settimane Fallows si è impegnato, sulla sua newsletter altrove , ad analizzare l’inclinazione di una parte del giornalismo americano verso il voler “prevedere” le cose: in politica e nelle elezioni, soprattutto, ma non solo. L’occasione è stata il risultato delle elezioni di metà mandato, risultato diverso da quello che era stato dato come probabile – o persino certo – da quasi tutti i i mezzi di informazione: e, con più cautela professionale, anche come il più probabile da parte dei sondaggisti. Ma il punto, dice Fallows, non è aver sbagliato le previsioni : è averle fatte. È la deriva “predittiva” di gran parte dell’opinionismo sui giornali: e secondo Fallows questa deriva dipende da una rincorsa al credito e all’autorevolezza, presso il pubblico, che un giornale o a un giornalista possono ottenere dando informazioni sul futuro. Dando l’impressione che il giornale o il giornalista sappiano quello che succederà. Anche quando non possono saperlo con certezza.

Lasciamo Fallows, e vediamola più in generale con alcune osservazioni.
1. La storia di questo secolo è già affollata di grandi eventi che la gran parte dell’informazione non aveva previsto (con parallela creazione mediatica del caso di “quello che l’aveva previsto”, statisticamente inevitabile). E l’accelerazione dei cambiamenti rende gli sviluppi sempre meno lineari e sempre con più variabili imponderabili.
2. L’esibizione di conoscenza – o di “maggiore” conoscenza, informata, privilegiata – su quello che sta succedendo e che succederà è diventata un tratto delle più comuni relazioni umane, nelle nostre società: non soltanto delle attività giornalistiche ed editoriali. Uno strumento di competizione per l’affermazione sociale.
3. Sui mezzi di informazione, ma anche sui social network, non si è mai davvero ” accountable” di ciò che si prevede. La successione e confusione di previsioni e opinioni è così densa e ininterrotta che nessuno risponde di quelle sbagliate tre giorni prima: ne sta già diffondendo altre. Si veda la presenza quasi quotidiana come esperti nei programmi televisivi di persone che avevano escluso l’invasione russa in Ucraina, o la possibilità che l’Ucraina resistesse più che qualche settimana. O gli adattamenti continui delle ipotesi in due anni di pandemia. Ma gli esempi sono tanti.

Il fatto è che queste persone – e i giornalisti in genere – dovrebbero essere esperti di due cose diverse, invece, per aiutare tutti a capire: del saper spiegare quello che si sa ma anche che c’è molto che non si sa, e del saper ricordare a tutti che ci sono variabili ignote che impediscono in molti casi previsioni e pronostici affidabili. E del saper dire “non lo sa con certezza nessuno” senza temere che la telecamera si sposti immediatamente su un collega con maggiori certezze. Non è facile, perché a spiegare che molte cose sono complesse e inafferrabili, e a negare risposte esatte e perentorie sul futuro, si perdono palcoscenici e attenzione, si perdono inviti televisivi, contratti per libri, sponsor per le proprie lezioni e TED Talk. Viviamo in un contagioso sistema che incentiva a fare previsioni sbagliate.

Fine di questo prologo.


domenica 20 Novembre 2022

Il maggior finanziatore

A questo proposito, vale la pena segnalare l’investimento eccezionale fatto in queste settimane dall’azienda piemontese di gioielli Giorgio Visconti, che ha una pagina della stessa pubblicità su Corriere della Sera Repubblica quasi quotidianamente da almeno un mese (e se non ci è sfuggito qualcosa, non ne ha ottenuto altro che qualche segnalazione sul magazine Io Donna del Corriere ).


domenica 20 Novembre 2022

Due per uno

In rappresentanza delle “contiguità” tra spazi pubblicitari e contenuti redazionali sui maggiori quotidiani (soprattutto sui primi due, sui quali in tempi di crisi degli investimenti pubblicitari si concentra il grosso delle inserzioni) questa settimana ci limitiamo a citare un articolo, sabato, di una pagina intera su Repubblica molto celebrativo del brand di cashmere Falconeri, a poche pagine di distanza da una pubblicità del brand di cashmere Falconeri (che era stato presente sul quotidiano con altre pubblicità per diversi giorni). E un articolo sul festival dell’associazione Altroconsumo sul Corriere della Sera, pubblicato all’indomani di una pagina pubblicitaria comprata dall’associazione Altroconsumo sul Corriere della Sera . E un articolo di gran promozione dell’azienda Lenovo sul Corriere della Sera, sempre sabato, una settimana dopo una pagina pubblicitaria dell’azienda Lenovo sul Corriere della Sera.
Infine, un articolo per descrivere il ruolo di ENI nella “sicurezza energetica europea” del Corriere della Sera, martedì: con ENI che in queste settimane è inserzionista fisso di un grosso numero di quotidiani, Corriere della Sera compreso.


domenica 20 Novembre 2022

Critiche per GEDI anche a est

La redazione del Piccolo di Trieste ha pubblicato un comunicato molto polemico contro la proprietà del giornale (l’editore GEDI, che pubblica diversi quotidiani del Nordest, oltre che Repubblica , la Stampa e il Secolo XIX ), nell’occasione della fiducia per la nuova direttrice Roberta Giani (è pratica consueta che le redazioni votino la loro approvazione di nuovi direttori o direttrici scelti dagli editori), che succede a Omar Monestier, morto lo scorso agosto.

” La direzione si troverà a gestire un’accelerazione sul digitale, che è stata più volte annunciata dall’editore con toni trionfalistici, senza tuttavia che siano derivati investimenti e revisioni organizzative conseguenti, che accompagnassero la creazione del nuovo sito del Piccolo e degli altri giornali locali del gruppo. E nemmeno sono emerse parallele strategie di vendita e promozione, volte a contrastare il calo costante della diffusione del giornale di carta, dovuto alla profonda crisi dell’editoria, alla chiusura delle edicole e alla scelta di disinvestire sulle risorse umane, al contrario di quanto stanno facendo all’estero testate di successo, che puntano il proprio rilancio sulla qualità dei contenuti.

L’editore chiede ai suoi giornalisti di difendere il ruolo dei quotidiani cartacei e affiancare un impegno sempre maggiore sul web, ma ciò non corrisponde a un rafforzamento delle redazioni. I redattori, i colleghi poligrafici e i collaboratori vengono considerati anzi come un costo da tagliare e sono oggetto di un ridimensionamento che dura da vent’anni. Per chi resta e per i pochissimi nuovi assunti ne derivano ritmi sempre più pressanti, a discapito della qualità del lavoro giornalistico e quindi del prodotto destinato ai lettori.

Nonostante le difficoltà, tuttavia, il Piccolo ancora oggi è in grado di portare utili all’editore, grazie alla diffusione delle copie (cartacee e digitali) e alla raccolta pubblicitaria. I carichi di lavoro richiedono però al corpo redazionale sforzi quotidiani e generosi, che si traducono nel ricorso endemico al lavoro straordinario, retribuito con forfait inadeguati e non dignitosi, ben al di sotto della retribuzione oraria prevista dal contratto nazionale. Ne deriva uno svilimento del valore e del ruolo della professione giornalistica, come emerge anzitutto dal trattamento riservato ai collaboratori, precari e sottopagati”.


domenica 20 Novembre 2022

Sorvegliare e qualche volta punire

La punizione dei singolari e occasionali responsabili non è mai il fattore che risolve guai e problemi estesi e legati a consuetudini da cambiare, in nessun contesto. Meno che mai negli errori e nelle colpe dei giornali, che spesso sono il risultato di contesti e di modi di fare le cose diffusi, avallati e tramandati. Ma dove invece i contesti hanno standard più alti diventa utile ed esemplare sanzionare gli sbagli, soprattutto quelli che hanno conseguenze rilevanti.
La rete televisiva americana NBC News ha sospeso un suo giornalista che aveva raccontato una versione falsa, basata su informazioni non verificate e inesatte, dell’attentato contro il marito di Nancy Pelosi, speaker Democratica uscente alla Camera degli Stati Uniti. Da quel racconto, di una situazione assai meno pericolosa di quello che era stata in realtà, sono state costruite invenzioni complottarde e diminuzioni della gravità dell’aggressione da parte dei nemici di Pelosi.


domenica 20 Novembre 2022

Una donna e inglese al Wall Street Journal, si dice

Tra gli addetti ai lavori è stata presa molto sul serio l’ipotesi – raccontata dal sito Semafor – di una prossima sostituzione del direttore del Wall Street Journal, Matt Murray, con Emma Tucker che ora dirige il Sunday Times , ovvero l’edizione domenicale del quotidiano londinese Times . L’ipotesi non è nuova, ha spiegato l’esperto di media Joe Pompeo su Vanity Fair : di Tucker – che è inglese, ha 56 anni e prima del Times è stata a lungo al Financial Times – a dirigere il Wall Street Journal si era già parlato cinque anni fa quando poi fu scelto Murray.
Il Wall Street Journal è uno dei quotidiani più importanti e autorevoli del mondo: la sua sede centrale è a New York ed è di proprietà di News Corp, il grandissimo gruppo del potente editore australiano Rupert Murdoch che possiede appunto anche il Times di Londra.


domenica 20 Novembre 2022

No news today

Con scelta dalle motivazioni moralmente apprezzabili ma giornalisticamente spiazzante, il Fatto ha comunicato ai suoi lettori che non riferirà in nessun modo dei Mondiali di calcio iniziati in Qatar.

” Domenica iniziano in Qatar i Mondiali di calcio e il Fatto Quotidiano informa voi, cari lettori, che per tutti i 29 giorni del torneo su questo giornale non comparirà un solo articolo, una sola riga, una sola parola sulle 64 partite in programma fino al 18 dicembre. Questa competizione sportiva per noi non esiste, non essendoci niente di sportivo: ed è indegno che i Paesi partecipanti, le loro federazioni e i loro governi (anche i nostri se ci fossimo qualificati), non abbiano battuto ciglio e siano stati zitti e complici da quando nel 2010 la Fifa assegnò l’organizzazione del torneo al Qatar dopo una gigantesca corruzione che, come il Guardian e France Football svelarono, vide tra i protagonisti il presidente francese Sarkozy, l’allora presidente della Uefa Platini – anche lui francese, in arresto per 24 ore nel giugno 2019 – e il principe ereditario del Qatar, ora emiro, Tamin bin Hamad al-Thani. Sarkozy, grazie al sì di Platini, che votò a sorpresa a favore del Qatar e contro gli Usa, barattò il Mondiale 2022 in cambio dell’acquisto, da parte del Qatar stesso, di armi francesi. Un “Qatargate” in piena regola con molti dirigenti del calcio mondiale, africani, asiatici, sudamericani ed europei letteralmente comprati dai soldi qatarioti. Sono passati 12 anni e almeno 6.500 migranti di India, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal (ma sono di più: Filippine e Kenya non hanno fornito i dati) sono morti, per il caldo e le inumane condizioni di lavoro, nell’opera di costruzione degli stadi. Si gioca nel Paese della negazione dei più elementari diritti civili e umani. È una vergogna. Il Mondiale di calcio 2022 per noi non esiste”.


domenica 20 Novembre 2022

Per paura dei linotipisti

Da alcuni anni è in corso un grande ridimensionamento e ristrutturazione dei costi dei giornali di carta anche nel loro rapporto con le tipografie che li stampano: sia per la crisi di risorse economiche che impone risparmi e tagli, sia per gli aumenti recenti del costo della carta, sia per il calo delle copie vendute e distribuite alle edicole (con un circolo vizioso per cui meno copie vendute generano meno copie distribuite, e meno copie distribuite generano meno copie vendute).
La settimana scorsa il gruppo editoriale Athesis (che pubblica i quotidiani L’Arena , il Giornale di Vicenza BresciaOggi ) aveva annunciato il trasferimento per ragioni di costi della propria stampa in una nuova tipografia (che stampa già il Sole 24 Ore e il Giornale di Brescia ) e l’abbandono di quella tradizionale di proprietà del gruppo stesso. Nella stessa regione questa settimana è stato reso noto il trasferimento a un’altra tipografia della stampa dei quotidiani GEDI del Veneto, e la dismissione della tipografia attuale.


domenica 20 Novembre 2022

Che ne è di Buzzfeed

Lo racconta un lungo articolo sul sito americano The Verge , che ricostruisce fortune e sfortune del sito. E la storia ha anche a che fare con la questione Facebook qui sopra. Buzzfeed fu uno dei più grandi successi e innovazioni dell’informazione online, quando nacque 15 anni fa, come raccontammo (ma per la sua storia più completa suggeriamo di leggere il libro di Jill Abramson pubblicato in Italia da Sellerio):
” Buzzfeed è un grande sito di news americano con una storia ormai ricca: nacque individuando il potere di traffico e numeri – e ricavi pubblicitari conseguenti – di notizie virali, frivole, stupide, di liste qualunque e di gallery di sciocchezze; si diede una presentabilità investendo parte dei ricavi in una sezione di giornalismo di qualità e di inchiesta, Buzzfeed News; subì il declino dei ricavi pubblicitari; e ultimamente ha fatto notizia per avere acquistato lo Huffington Post: di cui Jonah Peretti, creatore di Buzzfeed, era stato cofondatore insieme ad Arianna Huffington”.

Scrive The Verge che anche quest’anno i bilanci di Buzzfeed saranno negativi, e che i suoi declini (nel frattempo ha chiuso Buzzfeed News ) si devono a una serie di cambiamenti negli algoritmi di Facebook che penalizzarono la diffusione dei contenuti “virali” di Buzzfeed , e alla concorrenza che nel tempo si è sviluppata nei confronti della sua idea originaria: il riciclaggio e circolazione di contenuti di quel genere pescati su Reddit o su altre piattaforme, a cui oggi le persone accedono direttamente sui social network e su TikTok in particolare.


domenica 20 Novembre 2022

Districarsi tra i numeri

Tra le molte cautele che ogni mese elenchiamo assieme ai dati di diffusione dei quotidiani (che sono dati comunque forniti dai giornali, pur con un sistema di controllo; che possono comprendere copie con circolazioni di natura e “peso” assai diversi, sia in termini di ricavi reali che di lettori reali), ce n’è una puntuale che ci è stata suggerita questa settimana, e che è difficile individuare nelle tabelle diffuse da ADS. Riguarda i quotidiani che fanno accordi con altri quotidiani – di solito di distribuzione regionale – per essere venduti assieme, in modo da raggiungere pubblici nuovi ma anche da aggiungere quote di copie al computo complessivo, e far crescere la propria attrattiva presso gli inserzionisti. Di questo tipo di accordi avevamo parlato a proposito del report annuale sulla distribuzione geografica della diffusione: ma hanno delle ricadute anche sui dati di diffusione mensili, che comprendono anche le copie che il quotidiano X abbia regalato “in abbinamento” ai lettori del quotidiano locale Y, che hanno pagato – e quindi non è una copia “gratuita” – ma per due giornali al prezzo di uno.


domenica 20 Novembre 2022

Fare senza Facebook

Il disinvestimento di Facebook sulle news continua ad avere conferme, e per molte testate giornalistiche che negli anni passati avevano ricevuto sovvenzioni e aiuti al proprio traffico da parte di Facebook stessa non sarà indolore. Questa settimana si è saputo che tra i licenziamenti annunciati da Facebook una buona quota riguarda proprio le persone dedicate ad accordi e gestione dei rapporti con i giornali.


domenica 20 Novembre 2022

Roadshow

Il sempre maggiore potere delle concessionarie pubblicitarie dei maggiori quotidiani nel destinare articoli e pagine alle proprie attività (preziose per la sostenibilità economica dei quotidiani in questione) si esplicita non solo in spazi “giornalistici” che sono orientati e motivati dagli interessi degli inserzionisti, ma di recente anche in spazi “giornalistici” dedicati alla promozione delle concessionarie stesse. Da diversi mesi i lettori del Corriere della Sera sono abituati a trovare periodicamente sul giornale articoli dedicati a promuovere le opportunità pubblicitarie delle testate del suo editore, e ai “roadshow” relativi: è il termine con cui vengono un po’ pomposamente definiti gli eventi pubblici in giro per l’Italia dedicati appunto a convincere potenziali inserzionisti delle opportunità di comprare spazi pubblicitari sul Corriere della Sera , o su Oggi , o su altre proprietà di RCS e del suo editore Urbano Cairo. Di recente questo genere di promozione è apparso anche su Repubblica Stampa per mostrare i “roadshow” della concessionaria pubblicitaria Manzoni con dirigenti e direttori: con articoli che non hanno interesse giornalistico, né sono rivolti ai lettori, ma ricordano alle aziende le opportunità di promozione sui suddetti giornali.


domenica 20 Novembre 2022

Le donne sulla Stampa

Da quando è diretta da Massimo Giannini – dopo il cambio di proprietà dell’editore di GEDI e il trasferimento di Maurizio Molinari alla direzione di Repubblica – la Stampa è diventata il quotidiano che ospita il maggior numero di autrici sulla sua prima pagina, evidentemente una scelta. Questa settimana, per esempio, gli articoli firmati da donne sono stati la maggioranza sulla prima pagina giovedì, venerdì e sabato, e quasi in numero uguale a quelli firmati da uomini negli altri giorni: è una cosa che non avviene in questa misura su nessun altro dei quotidiani maggiori.


domenica 20 Novembre 2022

Condé Nast si butta sul cinema

Condé Nast è uno dei più importanti editori del mondo, possedendo testate con diffusioni internazionali e molte edizioni locali, e di grande fama e autorevolezza: Vanity fair Vogue Wired New Yorker GQ Architectural digest , tra le più note. Ciascuna di queste sta subendo da tempo in misure differenti le crisi di ricavi delle aziende giornalistiche, e reagendo in modi differenti: ma Condé Nast da qualche anno sta lavorando per ristrutturare e rendere più omogenee le reazioni e le risposte alla crisi. In un’intervista di questa settimana allo storico magazine specializzato di cose cinematografiche Hollywood reporter , il CEO di Condé Nast, Roger Lynch, ha spiegato l’ingente spostamento di priorità verso il video e lo sfruttamento dell’archivio di contenuti dell’azienda per produzioni televisive e cinematografiche. Per come la descrive Lynch una priorità di gran parte del lavoro delle redazioni di ciascuna testata dovrà essere dedicata a immaginare e preparare le possibili applicazioni in questa direzione dei contenuti e degli articoli. E a prevenire che storie giornalistiche prodotte all’interno dell’azienda diventino – come è successo finora – storie cinematografiche di successo fuori dal controllo dell’azienda stessa.

“Il video è uno dei settori a maggiore crescita del nostro business. È cresciuto del 30% circa negli scorsi anni. E nei prossimi ci aspettiamo che diventi grossomodo un terzo del nostro business, un terzo saranno i ricavi dai lettori, e un terzo le aree tradizionali della pubblicità. Questa è la nostra idea del mix che ci aspetta. La pubblicità su carta costituiva i due terzi dei ricavi dell’azienda sei o sette anni fa. Diventerà il 10% nei prossimi cinque anni, e questo lo mettiamo in conto; non significa che la carta sparirà, ma la quota di ricavi pubblicitari diventerà meno importante, che significa che dovremo avere un sostegno economico forte da parte dei lettori di testate come Vogue, New Yorker e Vanity fair.
Bisogna separare quello che vogliono i lettori da quello che vogliono gli inserzionisti, perché da parte dei lettori noi vediamo una domanda ancora forte per le riviste di carta. Ma la pubblicità su carta è in declino (in realtà quest’anno è cresciuta). Noi non pensiamo che sia un business sulla cui crescita scommettere. La gran parte dei nostri lettori è sul digitale, non sulla stampa. Non è la stessa cosa per tutte le testate, ma ci sono testate che hanno chiuso l’edizione di carta e diventate solo online che francamente hanno più successo ora, come Glamour”.


domenica 20 Novembre 2022

La mappa

Ricordiamo anche un’altra cosa, per lettori di Charlie più recenti: quando parliamo dei quotidiani italiani ci sono – tra la varietà di testate – due categorie tra cui dividere le testate nazionali. Un gruppo di quotidiani la cui priorità è dare delle notizie o delle informazioni o delle analisi che le redazioni ritengono interessanti per i lettori (a volte sbagliando, a volte con risultati insoddisfacenti, a volte con altre ragioni accessorie come quelle citate sopra), e un gruppo di quotidiani la cui priorità è condurre delle campagne dichiaratamente partigiane su una serie di temi “politici”, volte soprattutto a tenere coinvolti identitariamente i propri lettori, oltre che a mettere sotto pressione l’agenda politica nazionale. Come spiegammo già: e benché le due priorità non siano esclusive, si tratta proprio di due tipi di giornali diversi e non equiparabili (la differenza è visibilissima già dalla composizione e titolazione delle rispettive prime pagine: notizie o slogan), con dinamiche spesso differenti anche su alcune delle cose che descriviamo su Charlie.

“Ci sono quattro quotidiani cosiddetti “seri” (soprassediamo ora sulla qualità discontinua di questa serietà se confrontata con altri paesi paragonabili e con un’idea classica di rigore giornalistico): Corriere Repubblica , i due quotidiani maggiori in competizione tra loro da quarant’anni; la Stampa , terzo incomodo con le peculiarità di essere molto più radicato sulla sua regione degli altri due, e di essere entrato da pochi anni nello stesso gruppo editoriale di Repubblica; il Sole 24 Ore , in una sua partita autonoma definita dall’orientamento editoriale dedicato soprattutto ai temi economici, finanziari e normativi (provò dieci anni fa a mettersi più in competizione sui temi degli altri tre, con la direzione di Gianni Riotta, ma rientrò nei suoi ranghi rapidamente).

Poi c’è un secondo gruppo di quotidiani che invece si somigliano per un approccio più sfacciatamente fazioso, partigiano, aggressivo nel promuovere i propri contenuti e nel mobilitare i lettori contro diversi tipi di “nemici”: sono i tre nati dalla stessa costola – Giornale Libero Verità – e il Fatto (nella stessa categoria sta anche il Tempo di Roma, ma accantoniamolo in quanto locale, per quanto di località capitale)”.


domenica 20 Novembre 2022

Charlie, quello che è normale

Ci sono due modi per giudicare le cose che succedono in Italia. Uno è basarsi su criteri esterni e universali, e paragonarle con quello che succede in altri paesi con cui siamo abituati a sentirci “simili”: e nella maggior parte il risultato è piuttosto deludente. Un altro è farsi una ragione di un contesto e di una storia e di fattori che rendono implausibili quei paragoni, e concedere quindi ai limiti e alle inadeguatezze italiane alibi o scusanti maggiori, o persino rallegrarsi di successi visibili se confrontati con quelli di altri generi di paesi. Insomma, bicchieri mezzo vuoti o mezzo pieni.
Vale anche per i giornali: a volte qualcuno – a proposito, grazie a tutti: sembra che Charlie sia sempre più letto e familiare per molti, sia che siano lettori o giornalisti – a volte qualcuno, dicevamo, trova che su alcune cose segnalate da Charlie gli standard siano di troppe pretese, le asticelle troppo alte. Alcune anomalie che segnaliamo sono infatti condizioni abituali del lavoro giornalistico come lo concepiamo qui, e hanno ragioni culturali, storiche ed economiche che le spiegano. Ma questo non significa che non possa essere interessante o utile darsi dei modelli migliori per il ruolo dell’informazione come lo intendiamo: ovvero quello di far capire la realtà e di far funzionare affidabilmente le comunità rendendole più informate. Avendo questi obiettivi come priorità.
È quindi certamente “normale”, sì, per alcuni giornali italiani, che si diano pagine intere per più giorni alla settimana alla promozione delle aziende degli editori e ai loro interessi, e può darsi che i lettori ci siano abituati abbastanza da prenderle con la giusta consapevolezza e distacco. E sono “normali” gli spazi dati a dichiarazioni insignificanti o alle fotografie degli editori stessi, o ad articoli offerti alla celebrazione acritica degli inserzionisti e pubblicati senza nessuna trasparenza coi lettori. Per non dire di quanto siano “normali” le assenze di rigori di verifica e accuratezza tipici invece del giornalismo autorevole angloamericano. I giornali sono aziende private che decidono in autonomia quale servizio offrire. Ma è anche giusto raccontare che presso i quotidiani “seri” dei paesi democratici con cui ci confrontiamo si fanno le cose diversamente, in altri modi. Culture diverse, forse, o scelte diverse.

Fine di questo prologo.


domenica 13 Novembre 2022

Sempre bene

Il quarto numero di Cose spiegate bene , la rivista del Post , è riuscito ancora ad avere una risposta iniziale molto buona in libreria, entrando al decimo posto nella classifica di vendite della saggistica (che non conteggia le migliaia di copie vendute agli abbonati del Post nelle due settimane precedenti all’uscita). Sabato prossimo alle 15 sarà presentato al festival milanese Bookcity con Giuliano Pisapia, Lisa Noja e Luca Sofri.


domenica 13 Novembre 2022

Le riviste su Amazon

Amazon ha un’offerta che si chiama Kindle Unlimited che riproduce sugli e-book il meccanismo di abbonamenti di piattaforme come Netflix o Spotify: in questo caso si pagano 9 euro e 99 al mese e si possono leggere tutti i libri che si vuole (l’accesso e il “possesso” dei libri si perde se si interrompe l’abbonamento).
Dell’archivio dei prodotti accessibili con l’abbonamento fanno parte anche molte riviste italiane , da Vogue Sorrisi e canzoni, alla Cucina italiana, a Grazia.


domenica 13 Novembre 2022

L’inchiesta sui prepensionamenti al gruppo GEDI

Quando ancora non si chiamava GEDI: Charlie ne aveva già scritto all’inizio dell’anno. L’inchiesta accusa alcuni dirigenti di allora del gruppo – editore di Repubblica Stampa, tra le altre cose – di avere falsificato negli anni passati (quando la sua proprietà era ancora della famiglia De Benedetti, prima che venisse ceduto a quella Agnelli-Elkann e che cambiasse nome) alcune pratiche amministrative per poter accedere a benefici fiscali e contabili da parte dell’INPS relativi a pensionamenti e rapporti di lavoro coi suoi dipendenti.

Questa settimana il Fatto e la Verità che già erano stati i principali divulgatori dell’inchiesta e delle sue carte allora, sono tornati a scriverne, con nuovi aggiornamenti e nuovi documenti ricevuti dall’inchiesta, comprese le trascrizioni di intercettazioni. L’accusa ipotizzata nei confronti di GEDI è di truffa ai danni dello stato per diversi milioni di euro (quanti di preciso non è chiarissimo: il Fatto parla di 22 milioni, la Verità di 38,9 milioni). Il Fatto ha spiegato in modo piuttosto chiaro i quattro meccanismi di frode di cui è accusato GEDI:

“demansionamenti fittizi dei dirigenti, per poterli far rientrare nelle categorie prepensionabili; riscatto fasullo di periodi contributivi, simulato con la complicità di funzionari Inps e la falsificazione dei libretti di lavoro; esuberi fittizi di dirigenti, messi alla porta con bonus pubblici e fatti rientrare dalla finestra come collaboratori; trasferimenti tra società interne al gruppo, per la Finanza simulati per far tornare requisiti mancanti”.

Il motivo per cui i due quotidiani sono tornati a scriverne giovedì è che nell’inchiesta sono indagate anche decine di ex dipendenti che secondo l’accusa andarono in pensione con questi espedienti: e da alcuni giorni l’INPS ha smesso di erogare la pensione a questi dipendenti, e a molti di loro ha chiesto di risarcire la somma delle pensioni percepite in questi anni, che nella maggior parte dei casi ammonta a centinaia di migliaia di euro. Il problema rilevato dai due giornali è che tra questi ci sarebbero anche persone che non erano al corrente di rientrare nell’ipotetico meccanismo fraudolento o non avevano alcun ruolo nella sua costruzione, che ora non sono in alcun modo in grado di restituire la somma richiesta, che non possono permettersi di rimanere senza pensione e che dicono di sentirsi a loro volta truffate. Il Fatto ha raccontato la storia di un ex poligrafico di GEDI a cui sono stati chiesti circa 306mila euro e a cui, senza avvisi che lo spiegassero, è stata congelata la pensione. La Verità ha altre due storie , sempre di ex poligrafici, a cui è stato chiesto di restituire rispettivamente circa 264 e 148mila euro. Anche Charlie ha raccolto la testimonianza di una persona ex dipendente di GEDI indagata nella stessa inchiesta: non le è ancora arrivato alcun avviso per il risarcimento, ma da novembre la sua pensione risulta “annullata”, stando alle indicazioni che ha ricevuto negli uffici pubblici. La condizione di questa persona è peraltro piuttosto particolare, dal momento che aveva effettivamente maturato i requisiti pensionistici (per farlo aveva persino riscattato tre anni di università, pagando all’epoca 72mila euro): sostiene quindi non solo di non essere stato al corrente della truffa, ma di non fare nemmeno parte dei casi descritti nelle accuse dell’inchiesta.

Sia il Fatto che la Verità sono tornati sulla storia sabato pubblicando stavolta i testi di alcune intercettazioni degli accusati e altri documenti dell’inchiesta (è comune che i quotidiani pubblichino parallelamente articoli simili sulle inchieste: a volte per accordo di collaborazione, a volte perché ricevono insieme gli stessi documenti giudiziari, meccanismo raccontato nel nuovo numero di Cose spiegate bene , la rivista del Post).


domenica 13 Novembre 2022

Cointeressenze

Sempre per le esemplari citazioni di articoli molto “indulgenti” che vengono pubblicati in concomitanza con le inserzioni pubblicitarie delle aziende oggetto degli articoli, una manciata di esempi di questa settimana:
pubblicità di Generali sul Corriere della Sera articolo su Generali sul Corriere della Sera;
pubblicità di Leonardo (con elicotteri) sul Corriere della Sera articolo su Leonardo (e sugli elicotteri) del Corriere della Sera;
pubblicità di un premio attribuito dalla Fondazione Veronesi sul Corriere della Sera articolo sul premio attribuito dalla Fondazione Veronesi sul Corriere della Sera;
pubblicità di un’iniziativa sul riciclo di Coca Cola sul Corriere della Sera articolo sull’iniziativa sul riciclo di Coca Cola sul Corriere della Sera ;
pubblicità di Generali su Repubblica articolo su Generali su Repubblica.


domenica 13 Novembre 2022

I conti di RCS e Sole 24 Ore

Due grossi editori di giornali hanno raccontato i loro risultati della fine del terzo trimestre del 2022. Una sintesi è stata pubblicata sui rispettivi quotidiani ( Sole 24 Ore Corriere della Sera ) ma bisogna tenere sempre presente che questo genere di articoli tende a confezionare i dati in modo da fare apparire solo quelli positivi. I comunicati sono un po’ più completi, anche se a loro volta dedicati a rassicurare i diversi interlocutori: trovate qui quello di RCS – editrice del Corriere della Sera – e qui quello del Sole 24 Ore.


domenica 13 Novembre 2022

Al posto giusto

Il nuovo parlamento ha formato le commissioni, come di consueto: della commissione Cultura del Senato, che si occupa anche di editoria giornalistica e quindi delle riforme che la riguardano, comprese quelle sui finanziamenti pubblici ai giornali, farà parte anche Antonio Angelucci, che oltre a essere senatore (adesso con la Lega) è l’editore dei quotidiani Libero TempoLibero riceve oltre cinque milioni annuali di contributi pubblici.


domenica 13 Novembre 2022

Forbes in vendita

Forbes è una storica rivista di economia americana, nata più di un secolo fa. Oggi esce in otto numeri all’anno per una ormai lunga crisi di ricavi, e anche la sua fama – in gran parte da sempre legata soprattutto all’attraente classifica delle persone più ricche del mondo – è molto appannata, con grossi dubbi sulla sua indipendenza da inserzionisti e sponsor. Ha molte edizioni internazionali, e quella italiana è pubblicata dallo stesso editore che ha comprato il settimanale L’Espresso dal gruppo GEDI.
Adesso la sua proprietà – un fondo di investimento con sede a Hong Kong – è in trattative per venderlo a un nuovo gruppo di investitori, dopo aver rinunciato a una quotazione in borsa programmata all’inizio dell’anno.


domenica 13 Novembre 2022

Altre cose sui numeri dei giornali

La sua newsletter della settimana scorsa “per aiutare a capire come la tecnologia sta trasformando continuamente le industrie dei media”, Lelio Simi l’ha dedicata a un po’ di analisi, spiegazioni e dati ulteriori sulle metriche dei risultati dei quotidiani.

“Gli analisti dei dati, oggi figure chiave in molte redazioni, preposti a far crescere gli abbonamenti guarderanno principalmente le “metriche di qualità” relative alle subscription (ad esempio: nuovi abbonati digitali, tassi di fedeltà o di abbandono, quanto un singolo articolo o tematica hanno generato nuovi abbonati), la parte marketing quelle “quantitative” (numero lettori nel giorno medio, impression, clic) e i giornalisti faranno attenzione alle cosiddette vanity metrics (pubblicazione nella prima pagina o nella home page dei loro articoli, citazioni nelle rassegne stampa o numero delle condivisioni sui social)”.


domenica 13 Novembre 2022

I quotidiani a settembre

Sono stati pubblicati martedì scorso i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di settembre. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione , e che trovate qui , da cui si vedono, rispetto al mese di agosto, cali di diffusione per quasi tutti: le eccezioni sono ancora il Corriere della Sera , poi la Stampa e soprattutto Avvenire (e il Sole 24 Ore con un dato pressoché immutato). I cali maggiori, sportivi a parte, riguardano Messaggero Nazione Resto del Carlino .

Se guardiamo sulle stesse tabelle invece i più indicativi confronti con l’anno precedente, a cavarsela bene sono il Corriere della Sera e il Fatto , e ancora la Verità . Mentre Repubblica perde il 13% e la Stampa il 9%: la Nazione e il Giornale sono gli altri che vanno peggio, perdendo il 10%. Il Corriere non è mai stato tanto vicino a dichiarare il doppio di copie di Repubblica . Ma ci sono delle spiegazioni di questi rari “successi” che spieghiamo sotto.

Come facciamo ogni mese, consideriamo però un altro dato che è più indicativo rispetto alla generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra: lo si ottiene sottraendo da questi numeri quelli delle copie gratuite o scontate oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato meno “dopato” e relativo alla scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e pagare il giornale. Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa ):
Corriere della Sera 188.598 (-1%)
Repubblica 116.198 (-17%)
Stampa 81.876 (-10%)

Resto del Carlino 62.294 (-8%)
Sole 24 Ore 60.108 (-10%)
Messaggero 53.618 (-11%)
Fatto 45.900 (-8%)
Nazione 41.099 (-12%)
Gazzettino 37.615 (-8%)

Giornale 31.507 (-12%)
Verità 29.259 (+2%)
Altri giornali nazionali:
Libero 21.655 (-1%)
Avvenire 16.572 (-5%)
Manifesto 13.680 (+1%)
ItaliaOggi 9.165 (-7%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La ragione per cui in questa lettura anche il Corriere è in perdita e il suo vantaggio su Repubblica appena un po’ meno spettacolare – è che rispetto a un anno fa ha aggiunto più di 10mila copie alla colonna delle “copie digitali vendute a meno del 30%” del loro prezzo – copie che qui non conteggiamo -, dato legato alla grande campagna di sconti e offerte sui propri abbonamenti digitali. Lo stesso vale per il Fatto , che ne ha aggiunte quasi 5mila, e anche la crescita della Verità si è quasi arrestata: quella del dato di diffusione complessivo include infatti circa 3mila copie ugualmente scontatissime. La competizione tra i tre quotidiani del centrodestra, dopo molte sovversioni negli ultimi due anni, vede il Giornale avanti ma con un vantaggio assai assottigliato sulla Verità , e Libero staccato ma in piccola attenuazione del declino.

Tra i quotidiani locali le perdite maggiori sono quelle della Nazione e del Piccolo (-12%) e del Tirreno e del Messaggero (-11%), ma nessuno va meglio di una perdita del 7% rispetto a un anno fa.

Avvenire, Manifesto, Libero ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti)


domenica 13 Novembre 2022

E i tabloid?

La gran parte dei giornali si è mossa – ha dovuto – nella direzione detta, ma non tutti. Le eccezioni sono soprattutto di due categorie: tra i giornali nativi online, resistono ancora all’introduzione di progetti di pagamento alcuni siti che si sentono più insicuri sui criteri che abbiamo citato (contenuti competitivi, identità forti, lettori devoti e motivati) e che devono i loro risultati economici soprattutto a una capacità di attrarre grandi numeri di visite e quindi ricavi pubblicitari ancora sufficienti; tra le testate più tradizionali la stessa debolezza è invece propria soprattutto dei tabloid più popolari e di minor qualità, capaci a volte di grandi diffusioni e grandi numeri di click online, ma senza un sufficiente pubblico di estimatori disponibili a sostenere il loro lavoro pagando e senza contenuti particolarmente differenti da quelli diffusi dai concorrenti maggiori e da mille altri prodotti online. E quindi in difficoltà nell’introdurre meccanismi di pagamento da parte dei lettori.

Soprattutto per quelli britannici (dove la tipologia del “tabloid” ha più storia e più diffusione) il modo più proficuo per attenuare questo limite è – spiega un articolo del sito PressGazette – approfittare della lingua ed estendere i numeri del proprio traffico al mercato statunitense e internazionale. È quello che ha fatto le fortune del Daily Mail (ma anche di quotidiani di qualità come il Guardian ) e verso cui si vogliono indirizzare anche gli altri.
E con questo approccio sono in ballo alcuni nuovi progetti online che vogliono replicare le fortune tradizionali dei tabloid di bassa qualità, sensazionalismo, gossip, giustizialismo e populismo, nel nuovo contesto digitale. Ci stanno lavorando – dice ancora PressGazette – alcuni dei più noti (e famigerati) ex responsabili di testate simili: Kelvin McKenzie, che fu direttore del Sun al massimo dei suoi successi negli anni Ottanta e Novanta; Martin Clarke che ha da poco lasciato la direzione del Daily Mail ; Jimmy Finkelstein, ricco ex editore del sito americano The Hill.


domenica 13 Novembre 2022

Breve riassunto propedeutico

I lettori di Charlie conoscono lo sviluppo che è stato il protagonista delle vicende dei giornali di tutto il mondo degli ultimi cinque-sei anni: ovvero lo spostamento delle priorità – nella ricerca della sostenibilità economica – dai ricavi pubblicitari in declino a quelli ottenuti dai lettori paganti, tornati in una qualche misura promettenti. La misura del ripensamento è stata diversa per ciascun giornale, e le possibilità di riuscita nell’acquisire disponibilità a pagare e abbonarsi da parte dei lettori dipendono principalmente da due fattori: la capacità di offrire contenuti concorrenziali, di cui non ci siano altre offerte competitive, magari gratuite (che non significa necessariamente contenuti “di qualità”, ma anche che soddisfino richieste identitarie o politiche dei lettori, o qualunque tipo di “domanda” che non ha altra offerta); e la credibilità e fiducia da parte di una comunità di lettori, che siano solide abbastanza da aumentare la disponibilità alla partecipazione, al sostegno, al pagamento.
Questo contesto spiega le scelte, gli approcci e i diversi risultati da parte dei giornali di tutto il mondo nel costruire sistemi di pagamento da parte dei lettori, paywall, messaggi e comunicazioni, e anche nell’orientare la propria produzione giornalistica.


domenica 13 Novembre 2022

Charlie, buone lezioni senza approfittarne

Di recente tra chi si occupa delle prospettive delle aziende giornalistiche in tutto il mondo si è cominciato a discutere se il New York Times sia ancora da considerare “un giornale” o piuttosto un fornitore di servizi diversi, dall’informazione all’intrattenimento, ai consumi commerciali, ai servizi tecnologici. Ed è vero che – costretti dalla ricerca di nuove fonti di ricavo – molti giornali in tutto il mondo da anni diversificano le loro attività, allontanandosi anche molto dal core business dell’informazione (da noi il Corriere della Sera vende biciclette tavolini pieghevoli ), e trasformando in un’opportunità promozionale e distributiva il proprio capitale di lettori.
Tra le attività esterne che conservano una relazione con il lavoro e il know-how giornalistico ci sono quelle di “formazione”: lezioni, corsi, speech, seminari, workshop, conservano senz’altro un obiettivo di “informazione” e sfruttano le conoscenze giornalistiche, e ce n’è una crescente domanda che ha spinto molte aziende a investirci e a creare progetti: in alcuni casi anche molto costosi e remunerativi (i prezzi sono raramente esplicitati pubblicamente, con riservatezza sospetta), proprio perché la domanda, in gran parte da parte di partecipanti giovani in cerca di futuri professionali, è alta. Questa settimana anche il 
Fatto ha presentato la sua “scuola”, “un ramo aziendale dedicato alla formazione”. Sono modi di variare le possibilità di ricavo da parte dei giornali, e offrono conoscenza a chi si iscrive: l’unica cosa a cui stare attenti e su cui prendersi delle responsabilità, è di non dare speranze sproporzionate a chi – soprattutto tra i giovani – si disponga a pagare cifre impegnative sperando che si traducano in opportunità. Come ha detto a Charlie un giornalista di una testata che ha costruito una propria struttura “educativa” efficiente e remunerativa: «mi chiedo se non stiamo illudendo dei futuri disoccupati».

Fine di questo prologo.


domenica 6 Novembre 2022

Un altro promemoria

Sabato prossimo alle 12 Francesco Costa sarà poi col direttore del Post Luca Sofri al Circolo dei lettori di Torino per l’ormai tradizionale racconto sull’informazione I giornali, spiegati bene.


domenica 6 Novembre 2022

Un promemoria

Questa settimana tra le altre cose, nel podcast Morning per gli abbonati del Post , Francesco Costa ha descritto i comportamenti competitivi dei quotidiani sulla paternità di certe notizie. Morning, se vi interessano le cose sui giornali che racconta Charlie, è sempre un complemento prezioso.


domenica 6 Novembre 2022

A Varese

Da venerdì a domenica si tiene a Varese una nuova edizione di Glocal , uno dei pochi convegni italiani sul giornalismo capaci di attenzioni al cambiamento e all’innovazione, grazie a una accorta scelta di ospiti : non solo i più famosi (ma c’è anche una quota autorevole di direttori e vicedirettori) ma spesso i più attenti a cosa sta succedendo nell’informazione o interpreti di esperimenti interessanti.


domenica 6 Novembre 2022

Virgolette

Nel quotidiano groviglio tra azioni e reazioni che connettono la politica e l’informazione italiana (i giornali reagiscono a cosa fanno i politici, i politici reagiscono a cosa fanno i giornali, e si perde un inizio del circolo, vizioso o virtuoso che sia) c’è stato un discusso caso all’inizio della settimana che ha avuto come protagoniste le pratiche di titolazione frequenti dei quotidiani: lo ha raccontato e commentato il direttore del Post sul suo blog.

“Sono anni che i peggiori ciarlatani o furfanti della politica italiana possono accusare i giornali che li criticano di dire cose false, di essere in cattiva fede, e possono screditare in sommarie generalizzazioni anche le fondatissime accuse contro di loro”.