domenica 20 Novembre 2022

Condé Nast si butta sul cinema

Condé Nast è uno dei più importanti editori del mondo, possedendo testate con diffusioni internazionali e molte edizioni locali, e di grande fama e autorevolezza: Vanity fair Vogue Wired New Yorker GQ Architectural digest , tra le più note. Ciascuna di queste sta subendo da tempo in misure differenti le crisi di ricavi delle aziende giornalistiche, e reagendo in modi differenti: ma Condé Nast da qualche anno sta lavorando per ristrutturare e rendere più omogenee le reazioni e le risposte alla crisi. In un’intervista di questa settimana allo storico magazine specializzato di cose cinematografiche Hollywood reporter , il CEO di Condé Nast, Roger Lynch, ha spiegato l’ingente spostamento di priorità verso il video e lo sfruttamento dell’archivio di contenuti dell’azienda per produzioni televisive e cinematografiche. Per come la descrive Lynch una priorità di gran parte del lavoro delle redazioni di ciascuna testata dovrà essere dedicata a immaginare e preparare le possibili applicazioni in questa direzione dei contenuti e degli articoli. E a prevenire che storie giornalistiche prodotte all’interno dell’azienda diventino – come è successo finora – storie cinematografiche di successo fuori dal controllo dell’azienda stessa.

“Il video è uno dei settori a maggiore crescita del nostro business. È cresciuto del 30% circa negli scorsi anni. E nei prossimi ci aspettiamo che diventi grossomodo un terzo del nostro business, un terzo saranno i ricavi dai lettori, e un terzo le aree tradizionali della pubblicità. Questa è la nostra idea del mix che ci aspetta. La pubblicità su carta costituiva i due terzi dei ricavi dell’azienda sei o sette anni fa. Diventerà il 10% nei prossimi cinque anni, e questo lo mettiamo in conto; non significa che la carta sparirà, ma la quota di ricavi pubblicitari diventerà meno importante, che significa che dovremo avere un sostegno economico forte da parte dei lettori di testate come Vogue, New Yorker e Vanity fair.
Bisogna separare quello che vogliono i lettori da quello che vogliono gli inserzionisti, perché da parte dei lettori noi vediamo una domanda ancora forte per le riviste di carta. Ma la pubblicità su carta è in declino (in realtà quest’anno è cresciuta). Noi non pensiamo che sia un business sulla cui crescita scommettere. La gran parte dei nostri lettori è sul digitale, non sulla stampa. Non è la stessa cosa per tutte le testate, ma ci sono testate che hanno chiuso l’edizione di carta e diventate solo online che francamente hanno più successo ora, come Glamour”.

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