Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 18 Giugno 2023
Le pubblicità sui giornali che promuovono iniziative ambientaliste o di sostenibilità da parte delle aziende – di cui avevamo parlato la settimana scorsa – sono diventate così palesemente vaghe e insignificanti (quando non ingannevoli), che l’organizzazione Greenpeace ha a sua volta comprato degli spazi pubblicitari per denunciarle.
domenica 18 Giugno 2023
The Athletic, popolare sito di approfondimento sportivo statunitense fondato nel 2016 e acquistato l’anno scorso dal New York Times, ha annunciato lunedì che licenzierà venti dipendenti (il 4% della sua redazione) e che altri venti saranno assegnati a nuovi incarichi.
La redazione di The Athletic è composta da circa 500 giornalisti. Negli ultimi anni è diventato uno dei siti di sport in lingua inglese più apprezzati anche a livello internazionale, costruendo una comunità di abbonati paganti che era stato il capitale più attraente per l’acquisto da parte del New York Times.
Tuttavia, a metà del 2023 The Athletic è ancora in perdita e per questo il suo editore David Perpich e il suo direttore esecutivo Steven Ginsberg hanno annunciato “una significativa riorganizzazione” della redazione che comprende i licenziamenti di questa settimana. Finora ogni squadra di ogni campionato principale degli Stati Uniti e della Premier League inglese aveva un giornalista dedicato, ma questo tipo di copertura, che ha portato al sito più di un milione di abbonati, si è rivelata nel tempo comunque troppo costosa. Questo porterà a una nuova limitazione dell’informazione locale, poiché indubbiamente saranno le squadre minori a essere accorpate sotto uno stesso reporter. Perpich e Ginsberg hanno assicurato che l’investimento complessivo nella redazione crescerà e che continueranno ad esserci più di cento giornalisti che si occupano di squadre specifiche, ma il sito si concentrerà sempre di più su storie che si rivolgono a un pubblico più ampio.
domenica 18 Giugno 2023
Nel frattempo, a proposito della morte di Silvio Berlusconi, il Corriere della Sera ha pubblicato per tre giorni spazi dedicati al proprio editore Urbano Cairo.
domenica 18 Giugno 2023
Gli ultimi anni del Corriere della Sera sono stati superficialmente soddisfacenti, rispetto alle difficoltà visibili di molte altre testate quotidiane italiane: i cali di diffusione ci sono ma sono inferiori alla media, gli abbonamenti digitali crescono (pur con l’aiuto di massicce campagne di sconti e quasi gratuità), la storica competizione con Repubblica è stravinta, salvo che sul web (benché per problemi del concorrente più che per successi propri), i conti sono in perdite del tutto tollerabili per questi tempi. Questo elenco di buoni risultati, però, non sembra coinvolgere visioni o sviluppi sensibili sul “prodotto”, sul giornale e sul suo adeguamento ai tempi e a difficoltà che riguardano l’editoria giornalistica. E questi limiti di progetto sembrano emergere nelle ultime settimane attraverso un contrasto sindacale inedito e piuttosto polemico tra la redazione e l’editore: la settimana scorsa c’erano stati due giorni di sciopero, questo sabato uno scambio assai vivace sul giornale stesso.
Nell’impietoso comunicato dell’assemblea dei giornalisti – che definisce “irrispettose e irrisorie” le risposte precedenti dell’editore – si citano, tra molte altre, alcune questioni familiari ai lettori di Charlie:
“I mezzi tecnologici che ci sono forniti sono spesso inadeguati. Il nuovo sistema editoriale che sta per essere introdotto presenta gravi bug operativi. I software messi a disposizione della redazione sono lenti e obsoleti (tra l’altro negati ai collaboratori ex art.2). Mancano figure tecniche per lo sviluppo digitale e si riducono anche quelle tradizionali necessarie al funzionamento della «macchina Corriere». Tutti segnali che rendono difficile affrontare le sfide legate alla trasformazione digitale.
Da troppo tempo, inoltre, la linea rossa che deve separare informazione e marketing è sempre più sfumata, fino ad arrivare a commistioni che fanno male all’immagine e alla tradizione di autonomia del Corriere”.
La risposta di Urbano Cairo, che possiede la maggioranza di RCS, azienda editrice del Corriere della Sera , non è più diplomatica, e presenta come una concessione la stessa pubblicazione del comunicato, cita dati sulle retribuzioni dei giornalisti (“una redazione nella quale la media delle retribuzioni è pari a 90 mila euro lordi”), e a sua volta conferma un elemento spesso citato su Charlie, rendendo trasparenti gli approcci seguiti nella costruzione del capitale di abbonati online:
“raggiungendo circa 530.000 abbonamenti digitali, per i quali si è privilegiata, con azioni e investimenti promozionali, l’acquisizione e la fidelizzazione dei lettori rispetto alla crescita dei margini”.
E conclude rispondendo a una questione apparentemente più piccola, ma significativa, anche per il ricorso finale alla prima persona singolare.
“La sede storica di via Solferino è stata riacquistata in virtù di una decisione da me fortemente voluta, anche per il valore simbolico che la sede ha da più di un secolo per il nostro giornale. Abbiamo deciso di ristrutturare la parte non vincolata del palazzo di via Solferino creando due ingressi con accesso separato dagli uffici della direzione giornalistica. In questi spazi, come da tradizione del passato, ho deciso di stabilire la mia sede”.
domenica 18 Giugno 2023
Ad agosto Fred Ryan lascerà il Washington Post, di cui era “publisher e chief executive”, ovvero il capo dell’azienda, scelto da Jeff Bezos quando aveva acquistato il giornale nel 2014 (prima Ryan era stato tra i fondatori del sito Politico, e capo dello staff del presidente Reagan: ora andrà a lavorare alla Reagan Foundation). Il suo ruolo aveva avuto una controversa visibilità quando alla fine dell’anno scorso aveva annunciato una serie di riduzioni di personale al giornale ed era stato contestato dalla redazione. Il suo successore non è stato ancora scelto.
A margine, è interessante notare – abituati ai toni elusivi e autocelebrativi di simili comunicazioni da noi – l’indipendenza e obiettività con cui lo stesso Washington Post ha dato la notizia che riguarda l’azienda, riferendo delle difficoltà del giornale e persino segnalando i migliori risultati della concorrenza.
“His departure comes at a time when economic head winds have buffeted the entire media industry — including The Post, which slowed its recent expansion with a rare round of layoffs earlier this year — after tension among top executives and the exits of several top Post leaders and journalists for jobs with competitors […] He is departing at a tumultuous time for the media industry, when declining advertising revenue and audience numbers have prompted waves of layoffs and closures at other news organizations. Some competitors, however, have continued to grow digital subscribers — the New York Times announced in May that it had added 190,000 new subscribers in the previous quarter. During the same period, the Wall Street Journal added 132,000”.
domenica 18 Giugno 2023
Secondo un articolo del Financial Times di venerdì sarebbero in corso incontri e progetti di accordi tra le maggiori aziende giornalistiche mondiali e le società che attingono ai database di articoli di queste ultime per “istruire” i software di intelligenza artificiale. La questione era stata posta già nelle prime settimane di quest’anno dopo la presentazione del software che si chiama ChatGPT: la cui capacità di imitare la scrittura umana si deve alle grandissime quantità di scrittura umana che è capace di elaborare in tempi rapidissimi. Queste “imitazioni” sono possibili però solo usando come riferimento testi esistenti, e si era rivelato presto che gran parte di questi testi proviene dagli archivi delle testate giornalistiche, che vi avevano visto uno sfruttamento del proprio lavoro in una inedita violazione del diritto d’autore.
A quanto racconta il Financial Times le discussioni sarebbero in una fase ancora preliminare e riguarderebbero soprattutto la quantificazione e misurazione dei compensi attribuiti agli editori: bisognerà capire se a beneficiare degli accordi saranno anche in questo caso soprattutto le più grandi aziende giornalistiche internazionali o anche produttori di testi utilizzati che abbiano minore potere contrattuale.
domenica 18 Giugno 2023
L’uso dei condizionali e delle ipotesi, per non dire delle attribuzioni dei condizionali e delle ipotesi a qualcun altro, permette di introdurre sui giornali e sui siti di news e nei telegiornali praticamente qualunque tipo di scenario. “Potrebbe” è la declinazione verbale di cui avere maggiori diffidenze, quella che avvicina alla realtà qualunque evenienza, attirando l’attenzione o la preoccupazione dei lettori. Aderendo al significato del termine, Beppe Grillo potrebbe diventare presidente della Repubblica, Putin potrebbe fuggire in Cina, Francesco De Gregori potrebbe partecipare al prossimo Festival di Sanremo e Urbano Cairo potrebbe comprare l’Inter. Mettere ciascuna di queste frasi in un titolo ce le farebbe credere probabili e non sarebbe tecnicamente scorretto, come non lo sono molti altri improbabili “potrebbe” che leggiamo ogni giorno nell’ipotetico racconto delle cose.
Fine di questo prologo.
domenica 11 Giugno 2023
Il Manifesto ha pubblicato sabato – all’interno del suo inserto culturale Alias – una interessante riflessione del grafico Andrea Mattone sulla povertà creativa e grafica di alcuni nuovi o rinnovati piccoli quotidiani.
“Credo che la risposta sia questa: so cosa e come scrivere sul mio giornale ma non so come mettere la notizia in pagina e forse poco m’importa. C’è una scissione che prima non c’era tra contenuto e contenente. L’apparato di titoli, articoli e tutto il corredo necessario che serviva all’informazione è come se fosse superfluo. L’architettura è crollata. Insomma si è tornati indietro, quando le pagine dei quotidiani erano montate in tipografia e l’unica cosa importante era far entrare più notizie possibili e chiudere in tempo. A parte pochi esempi, dalla nascita dei giornali — circa metà del 1600 – fino agli anni ’70 le cose sono andate così. Il cambiamento è avvenuto grazie alla tecnologia e all’influsso di una nuova generazione di grafici che hanno convinto editori e direttori che il quotidiano non era solo un raccoglitore di notizie ma un media esso stesso, e come tale andava trattato. Ora che la tecnologia è gigante e che la grafica è considerata una vera professione sono i nuovi direttori che considerano la fattura del loro giornale come un abbellimento, convinti forse del fatto che basta la loro parola per entusiasmare i lettori”.
domenica 11 Giugno 2023
La scrittrice Silvana De Mari, una delle autrici più presenti sul quotidiano la Verità, che ospita di frequente le sue opinioni antiscientifiche, discriminatorie, omofobe e screditate, è stata radiata dall’Ordine dei medici. Lo ha annunciato lei stessa sulla prima pagina della Verità.
domenica 11 Giugno 2023
Nell’ambito della campagna sulla Giornata dell’ambiente di cui abbiamo detto, la dirigenza – cinque uomini – del quotidiano Repubblica ha ottenuto di partecipare a un’udienza in Vaticano con il capo della chiesa cattolica Papa Francesco, e l’indomani – martedì – il giornale ha scelto di dedicare all’incontro l’apertura della prima pagina e due pagine all’interno, con molte foto dell’editore John Elkann, del direttore Maurizio Molinari, e del Papa stesso.
Poi, lo riferisce ancora il sito Professione Reporter, i giornalisti della Stampa – che appartiene allo stesso gruppo editoriale di proprietà della famiglia Elkann e che condivide con Repubblica la sezione sull’ambiente – si sono seccati che nessuno dei loro rappresentanti sia stato coinvolto nell’incontro. E lo hanno ritenuto un ulteriore sintomo di una disattenzione nei confronti del loro lavoro da parte della proprietà.
“Una mancanza di rispetto nei confronti di tutti i 180 giornalisti del nostro quotidiano. Si tratta solo dell’ultimo sgarbo – in ordine di tempo – nei confronti del nostro giornale. A partire da questo episodio mediatico per arrivare alle questioni sindacali, non possiamo non notare come l’atteggiamento nei confronti delle testate del gruppo sia ogni volta differente, con una chiara penalizzazione nei nostri confronti. Lo scarto emerge nelle trattative come negli atteggiamenti più concreti […]
Come spesso ripete il direttore de La Stampa, valutazione che condividiamo, la nostra testata non è junior partner di nessuno. Premi di produttività, ticket restaurant, indennità, pianta organica, welfare, sostituzione ferie, adeguamento dei gradi ai ruoli ricoperti: ci sembra ormai giunto il momento di aprire un confronto su un contratto di gruppo che valorizzi il lavoro di tutti i giornalisti delle testate Gedi, applichi gli stessi criteri meritocratici, offra le stesse opportunità di crescita professionale e non consenta più all’azienda di giocare su più tavoli con mazzi di carte differenti. Chiediamo in conclusione lo stesso rispetto e la medesima serietà che tributiamo quotidianamente ai nostri lettori e al nostro editore ”.
Maurizio Molinari, direttore di Repubblica , ha risposto spiegando che – in quanto direttore editoriale di tutte le testate del gruppo GEDI – la sua presenza in Vaticano era in rappresentanza anche dei giornalisti della Stampa: ma non ha convinto il Comitato di redazione.
domenica 11 Giugno 2023
Il sito Professione Reporter, dedicato a raccontare vicende e questioni dei quotidiani italiani, ha descritto le ipotesi (piuttosto concrete e condivise) che spiegherebbero le “dimissioni” del vicedirettore del Messaggero Osvaldo De Paolini, e che sono legate a una sempre maggiore dipendenza di parte del giornalismo italiano da aziende e poteri cinesi. Charlie ne ha scritto in diverse occasioni negli anni passati.
“La versione che viene fatta filtrare attribuisce la causa della fine del rapporto proprio al pezzo anti Cina. Ci sarebbero state proteste ufficiali del gigante asiatico (il Gruppo Caltagirone ha interessi sul territorio) e di conseguenza sarebbe stato offerto in cambio lo scalpo di De Paolini. Su questo racconto pesano alcuni dubbi: un pezzo del genere deve essere stato letto dal direttore e -secondo le ultime regole in vigore al giornale- anche dall’Editore. Quindi, se nessuno si fosse reso conto del peso dell’articolo, le responsabilità andrebbero almeno condivise”.
domenica 11 Giugno 2023
Ci sono sempre aggiornamenti sulle cessioni da parte del gruppo GEDI dei suoi quotidiani locali: erano tanti, e GEDI sembra volerli cedere tutti, quindi ne abbiamo parlato in più occasioni negli anni scorsi ma ancora ne parleremo. Adesso la Gazzetta di Mantova interessa al gruppo Athesis (che possiede L’Arena, il Giornale di Vicenza e Bresciaoggi) ed esiste una trattativa ufficiale.
Non ci sono aggiornamenti, intanto, sul progetto di acquisizione del complesso di testate venete e friulane – sempre del gruppo GEDI – da parte di un gruppo di imprenditori veneti. Tra i quali – e questo sta creando qualche problema – ci sono anche industriali vicentini coinvolti nel gruppo Athesis concorrente.
domenica 11 Giugno 2023
Continuano le evidenti difficoltà di raccolta pubblicitaria del quotidiano Domani, che negli ultimi cinque giorni per due volte non ha avuto di fatto nessuna inserzione a pagamento, e in totale soltanto due pagine pubblicitarie intere e cinque inserzioni minori.
domenica 11 Giugno 2023
Il principe Harry del Regno Unito ha testimoniato nel processo nato dalla denuncia sua e di altre celebrità britanniche contro MGN (Mirror Group Newspapers), la società che pubblica il Daily Mirror, uno dei più diffusi tabloid inglesi, oltre ai settimanali Sunday Mirror e The Sunday People. MGN è a sua volta parte del gruppo Reach, che possiede moltissime testate e proprietà nel settore dei media. La causa riguarda l’illegalità dei metodi con cui il giornale avrebbe ottenuto informazioni private sulla vita del principe, figlio minore di re Carlo III. Il Daily Mirror, secondo le accuse del principe, avrebbe intercettato le conversazioni e i messaggi sul suo telefono. Le intercettazioni, rese possibili da una falla nella sicurezza delle segreterie telefoniche, sarebbero iniziate nel 1996, quando Harry aveva dodici anni, e sarebbero continuate fino al 2009. Il gruppo editoriale del Daily Mirror si è difeso sostenendo che le informazioni raccolte deriverebbero invece da fonti legali, fra cui articoli di altre pubblicazioni. Inoltre, le pratiche di acquisizione di informazioni avrebbero riguardato solo i redattori, senza che i dirigenti ne fossero a conoscenza. Questa posizione è fortemente messa in dubbio dal principe Harry e dai suoi avvocati.
Le accuse di questo genere non sono una novità nel giornalismo britannico: già nel 2011 News of the World , un giornale del gruppo News Corp, di proprietà del noto miliardario Rupert Murdoch, dovette chiudere in seguito a una serie di scandali, iniziati nel 2005, intorno al fatto che i suoi giornalisti ascoltassero abusivamente le segreterie telefoniche di personaggi famosi o coinvolti in storie di cronaca. Nel 2021 il New York Times ha rivelato che il Sun, il quotidiano più letto nel Regno Unito, sempre di proprietà di Murdoch, aveva pagato un investigatore privato per ottenere informazioni personali e riservate su Meghan Markle, moglie del principe Harry.
Dopo lo scandalo di News of the World e la Leveson Inquiry, un’inchiesta pubblica condotta sulla cultura, l’etica e le pratiche della stampa inglese, è stato appurato l’uso di intercettazioni illegali da parte di numerose testate scandalistiche. L’inchiesta non ha però previsto il risarcimento delle vittime di queste pratiche, che quindi per ottenerlo devono fare causa individualmente ai vari giornali coinvolti. Il principe Harry, che sta portando avanti una grossa battaglia personale contro la cultura giornalistica britannica, è coinvolto in molte di queste cause.
A fine marzo si era tenuta un’udienza preliminare in un caso contro il tabloid Daily Mail e la sua società editrice Associated Newspapers, sempre per la raccolta di informazioni illegali. Ad accusarli sono ancora il principe Harry e altre sette celebrità britanniche, fra cui il cantante Elton John. Il giudice non ha ancora deciso se il caso potrà andare a processo o meno.
In questi mesi Harry, assieme all’attore Hugh Grant, ha fatto accuse analoghe anche contro News Group Newspapers, la società che pubblica il Sun e, ai tempi dei fatti contestati, anche News of the World. Nei giorni scorsi i giornali britannici – sia quelli coinvolti nel processo che gli altri – hanno dato molta attenzione alle testimonianze del principe Harry e alle sue denunce contro tutto il sistema dell’informazione del suo paese, che Harry ha criticato più in generale per le troppe relazioni con la politica e con il governo.
domenica 11 Giugno 2023
Scrivemmo su Charlie due anni e mezzo fa che ” Upday è il servizio che gestisce le news proposte dagli smartphone Samsung, ma a differenza di quanto avviene per esempio col servizio analogo di Apple, non è di Samsung: è una testata internazionale creata dal grande editore tedesco Axel Springer con piccole redazioni in ogni paese che curano e arricchiscono l’offerta scelta tra i vari siti di news. Upday muove quindi a sua volta grande quantità di traffico prezioso sui giornali online”.
Nel frattempo l’edizione italiana di Upday si è spostata molto verso la produzione di contenuti giornalistici propri e originali, crescendo molto in numeri di traffico e in raccolta di partnership. Questa settimana, però, l’editore ha improvvisamente e bruscamente licenziato i responsabili di diverse redazioni europee, e anche di quella italiana, compreso il direttore Giorgio Baglio, senza nessun preavviso e con la motivazione della “rimozione del ruolo” (realizzando solo in un secondo momento che secondo la legge italiana una testata giornalistica registrata ha bisogno di un direttore responsabile, per cui è stato nominato poi “ad interim” Enrico Codella).
La spiegazione di questo intervento così aggressivo e radicale di riduzione dei costi sta probabilmente nelle perdite e nei risultati insoddisfacenti del servizio che è stato introdotto di recente negli Stati Uniti, ” Samsung News “, più diretto a gestire l’aggregazione di contenuti altrui attraverso un algoritmo e all’interno di un sito e un’app propri, piuttosto che rimandando alle fonti originali. E che Axel Springer vuole estendere anche all’Europa, rimpiazzando il modello di Upday, ma con strutture molto più economiche e non giornalistiche.
domenica 11 Giugno 2023
Il Fatto ha pubblicato giovedì un articolo di ipotesi – riferite a fonti anonime e non particolarmente circostanziate – sulle intenzioni del nuovo editore del Giornale, Antonio Angelucci, che lo ha appena acquistato dalla famiglia Berlusconi e che possiede già i quotidiani Libero e Tempo .
“Obiettivo via Solferino. Rubare copie al Corriere della Sera. Far masticare amaro Urbano Cairo che, con la sua televisione, La7, dà tanti dispiaceri a Donna Giorgia. Questa la mission del Giornale targato Angelucci, che prenderà il largo da metà luglio con l’arrivo di un nuovo direttore, anzi un ennesimo ritorno, Alessandro Sallusti, che negli ultimi anni ha avuto il merito di rivitalizzare Libero, ma che in via Negri non si era lasciato benissimo. Le redazioni, però, sanno farsi concave e convesse”.
domenica 11 Giugno 2023
L’edizione italiana della testata americana di cinema e spettacolo The Hollywood Reporter, pubblicata per ora online da un mese e diretta da Concita De Gregorio, ha pubblicato un estratto da un libro che raccoglie molti interventi sulla situazione della cultura italiana. Il testo pubblicato è una conversazione della curatrice Marta Rizzo con il critico cinematografico Fabio Ferzetti, che parla anche di cose che riguardano i giornali (e delle questioni citate nel prologo di questa newsletter).
“I condizionamenti [della libertà di giudizio] sono sostanzialmente di due tipi. Ci sono quelli imposti dal luogo in cui ci si esprime e quelli che invece lo stesso critico tacitamente assegna al proprio lavoro. Entrambi possono essere subdoli. Entra in gioco lo stile comunicativo della testata o del sito, che possono influenzare non sempre per il meglio il lavoro del critico. Possono pesare, in modo opaco e inconfessato, i rapporti personali con artisti, produzioni, distribuzioni. O i rapporti istituzionali che quel giornale, quel sito, quella cattedra, intrattiene con enti esterni. Ci sono poi gli scambi non dichiarati, la tal produzione può concedere o negare interviste e anticipazioni, ad esempio.
Una volta i giornali soprattutto a grande tiratura sapevano che accordare spazio al cinema significava ricevere anche pubblicità. Ma il cinema non era certo la sola voce in materia. Viceversa siti che si occupano solo di cinema, e vivono solo o quasi solo di promozione cinematografica, preferiranno uno stile comunicativo più soft, più fintamente “oggettivo” e sostanzialmente imbrigliato nei modi. Tutto questo fa parte delle regole del gioco ma non c’è nessuna trasparenza, non ci sono regole chiare e condivise, spetta alla sensibilità del singolo adeguarsi […]
Il mondo del cinema poi è piccolo, ci si conosce o almeno ci conosceva più o meno tutti, il che porta alcuni autori, o produttori, a considerare i critici come i giornalisti “embedded” nelle zone di guerra, enfatizzando e personalizzando ogni forma di dissenso. Se il grosso della categoria adotta forme caute e mediate, ogni dubbio, riserva o distinguo, esplicito e magari pronunciato in modo appassionato – perché senza una sincera passione è difficile esercitare questo mestiere – verrà vissuto come un violento attacco personale”.
domenica 11 Giugno 2023
Nel Regno Unito l’ente di autoregolamentazione della pubblicità ha stabilito che i messaggi di alcune pubblicità di aziende energetiche che lavorano soprattutto con i combustibili fossili siano ingannevoli, di fatto “greenwashing” delle aziende stesse a partire da un loro impegno in realtà limitato.
“L’ Advertising Standards Authority , l’ente di autoregolamentazione del settore pubblicitario del Regno Unito, mercoledì 7 giugno ha deciso di vietare la pubblicazione di una campagna pubblicitaria della multinazionale britannica Shell, una delle aziende più importanti del mondo del settore petrolifero, petrolchimico e dell’energia. Le pubblicità che compongono la campagna sono state considerate ingannevoli per i consumatori, dal momento che mostrerebbero solo processi di produzione di energia tramite l’uso di fonti rinnovabili e non inquinanti, distorcendo la realtà. La maggior parte degli affari di Shell dipende ancora dai combustibili fossili”.
domenica 11 Giugno 2023
I giornalisti del Corriere della Sera hanno scioperato venerdì e sabato per chiedere una serie di cose all’editore (per due giorni il sito non è stato aggiornato, e il quotidiano di carta non è uscito sabato e domenica): ma all’eccezionalità della decisione si è sommata anche una rottura tra la redazione e i suoi rappresentanti del Comitato di redazione, che erano arrivati a un accordo con l’editore che però l’assemblea dei giornalisti non ha accettato. La maggioranza dei membri del Comitato di redazione si è quindi dimessa, facendolo decadere.
“L’assemblea dei giornalisti del Corriere della Sera ha bocciato l’ipotesi di accordo raggiunta dal Cdr dopo una trattativa con l’azienda per portare avanti le istanze della redazione e dopo la proclamazione di due giorni di sciopero. Uno sciopero che era stato deciso all’unanimità di fronte al rinnovato e reiterato peggioramento delle relazioni sindacali. Dopo mesi di confronto, infatti, l’azienda non aveva dato risposte alle nostre istanze: il rinnovo dell’accordo di smart working, il premio di risultato e l’aggiornamento professionale, messo in discussione dopo oltre vent’anni. Il tavolo si stava chiudendo con la proroga dello smart working per 12 mesi, un premio di risultato per il 2023 e una rimodulazione dell’aggiornamento professionale.
Le risposte arrivate alla fine della trattativa tra Cdr e azienda, però, non hanno convinto l’assemblea che ha deciso, nella sua sovranità, di confermare i due giorni di sciopero dalle 00.01 di venerdì alla mezzanotte di sabato. Il Cdr ha presentato a maggioranza le dimissioni e, quindi, decade.
Il Cdr”.
L’editore si è limitato a una laconica e meravigliata risposta che è sembrata voler approfittare di questa crisi nella redazione:
“Abbiamo trattato con il Comitato di Redazione (CdR) che è l’organismo delegato dall’assemblea per le relazioni sindacali.
Abbiamo trovato un accordo con il Comitato di Redazione che non è stato successivamente approvato dall’assemblea.
Ricordiamo che l’editoria è in un momento di grande trasformazione aggravato dall’aumento dei costi delle materie prime.
In un momento come questo sarebbe fondamentale lavorare uniti con l’apporto delle migliori energie della redazione.
Speriamo che i lettori capiscano la decisione assunta dall’assemblea.
L’Editore”.
domenica 11 Giugno 2023
La rivista scientifica Nature ha pubblicato una ricerca le cui conclusioni sono che una percezione tra le persone che ci sia un “declino morale” di questi tempi sia infondata: che questa percezione – di peggioramento delle doti umane di civiltà, onesta, correttezza – ci sia sempre stata, che non corrisponda ad altre più concrete impressioni delle persone interrogate, e che in particolare si debba alla sporporzionata promozione da parte dei mezzi di informazione di notizie negative e in cui le persone si comportano male.
“First, numerous studies have shown that human beings are especially likely to seek and attend to negative information about others, and mass media indulge this tendency with a disproportionate focus on people behaving badly. As such, people may encounter more negative information than positive information about the morality of ‘people in general’, and this ‘biased exposure effect’ may help explain why people believe that current morality is relatively low”.
domenica 11 Giugno 2023
La “Giornata mondiale dell’ambiente” introdotta dalle Nazioni Unite per il 5 giugno – lunedì scorso – è un buon esempio per capire come occasioni di questo genere possano essere utilizzate dai giornali per robuste raccolte pubblicitarie. I due maggiori quotidiani hanno proposto agli inserzionisti due iniziative speciali: il Corriere della Sera ha virato sul verde la propria carta (e la sua versione digitale), mentre Repubblica ha creato due eventi speciali e una “sovracopertina” dedicata. Le rispettive concessionarie hanno così potuto coinvolgere molte aziende nell’adesione alla giornata di sensibilizzazione e vendere loro pagine in cui le suddette aziende hanno usato il contesto per promuovere dei messaggi sul proprio “ambientalismo”: “uno scooter a impatto 0”, BMW; “diminuire drasticamente le nostre emissioni di gas serra”, Benetton; “rispettare l’ambiente è avere cura del futuro di tutti”, Esselunga; “dare a tutti un futuro sostenibile”, Edison; “Amo il pianeta ogni giorno”, I Provenzali; “attenzione all’ambiente”, Barilla; e molte altre ancora. Su Repubblica soltanto le pubblicità che occupavano un’intera pagina erano 24, portando il giornale a una foliazione eccezionale di ben 68 pagine; sul Corriere della Sera 26 per 64 pagine complessive. Il lunedì precedente i due quotidiani si erano limitati a 40 e 48 pagine.
Repubblica ha poi raccolto le sponsorizzazioni per i suoi due eventi romano e milanese, il cui programma è stato ricco di presenze aziendali e di “partner” (a2a, Arvedi, cdp, Coca-Cola, Edison, Fincantieri e decine di altri). Il Corriere della Sera invece ha pubblicato per diversi giorni la sua sezione sull’ambiente chiamata “Pianeta 2030”, che gli permette di offrire diversi articoli alla promozione di iniziative di una specifica azienda.
domenica 11 Giugno 2023
Telegraph Media Group, il gruppo editoriale britannico che pubblica il quotidiano Daily Telegraph, la sua versione domenicale Sunday Telegraph (e anche la rivista The Spectator), è stato rilevato dalla principale creditrice del gruppo, la Bank of Scotland, e sta per essere venduto. La decisione della banca deriva dall’impossibilità di recuperare il credito di un miliardo di sterline nei confronti dell’azienda e della famiglia Barclay (che possiede la maggioranza delle quote del gruppo): che in questi giorni sta cercando soluzioni e compromessi per non perdere la proprietà. Il Daily Telegraph, quotidiano conservatore tra quelli considerati “quality press” (per distinguerli dai più diffusi ma meno affidabili tabloid), è cresciuto molto negli ultimi anni: nel 2022 ha dichiarato utili per 30 milioni di sterline e attualmente dichiara 750mila persone abbonate, tra versione digitale e cartacea. È da sempre molto vicino al partito conservatore britannico (l’ex primo ministro conservatore Boris Johnson pubblicava ogni settimana una rubrica sul quotidiano, ed è stato direttore della rivista Spectator), per cui potrebbe essere venduto a una cifra superiore rispetto all’effettivo valore di mercato – stimato in circa 600 milioni di sterline – anche in considerazione delle elezioni generali in Regno Unito previste per il gennaio 2025 e sulle quali un media di questa importanza potrebbe avere una grande influenza.
I fratelli Barclay, gemelli (uno dei due è morto nel 2021, l’altro ha 78 anni), comprarono il gruppo editoriale per 665 milioni di sterline nel 2004: i media britannici ne sono sempre stati molto curiosi, data la dimensione delle loro ricchezze – costruite con molte attività, soprattutto nel settore immobiliare, dei centri commerciali, delle catene di negozi – e la loro scarsa inclinazione alla pubblicità (anche in questa occasione i media britannici ospitano ipotesi le più varie sulle reali condizioni finanziarie della famiglia Barclay). Il Post ne scrisse due anni fa.
“David e Frederick Barclay, cresciuti a Londra durante i bombardamenti nazisti nella Seconda guerra mondiale e successivamente sfollati nelle campagne circostanti, iniziarono a muoversi nel settore alberghiero dopo aver acquistato a basso costo delle proprietà londinesi poi convertite in hotel grazie ai proventi delle loro varie mansioni artigianali svolte in precedenza. Dal settore alberghiero entrarono poi in quello immobiliare, trovando una serie di investimenti di successo che nel 1995 permisero loro di comprare l’hotel più prestigioso di Londra, il Ritz, e nel 1993 di costruire un castello a Brecqhou, una delle isole nel Canale della Manica”.
Il sito Press Gazette ha una efficace e affascinante ricostruzione dei vari aspetti della questione Daily Telegraph.
domenica 11 Giugno 2023
Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di aprile 2023. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di queste copie dà una cifra complessiva di valore un po’ grossolano, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione, e che trovate qui. Ad aprile gli andamenti rispetto al mese precedente sono stati tutti negativi – con l’eccezione di un dato invariato per il Fatto e di una piccola crescita ancora per Libero – con perdite tra l’1 e il 2%, e un po’ di più per il Sole 24 Ore e Avvenire.
Se guardiamo i già più indicativi confronti con l’anno precedente, trascurando gli sportivi che hanno sempre alti e bassi, le perdite maggiori del 10% le hanno la Stampa, il Giornale e la Verità: gli altri perdono soprattutto tra il 5 e il 7%, e ad andare meglio sono invece il Fatto e Repubblica (di entrambi però segnaliamo da quattro mesi l’aggiunta – rispetto a un anno fa – di quote rilevantissime di abbonamenti digitali a prezzo scontatissimo o gratis).
Se invece, come facciamo ogni mese, consideriamo un altro dato che è più significativo e più paragonabile rispetto alla generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra in cui entra un po’ di tutto, i risultati sono diversi: li si ottengono sottraendo da questi numeri quelli delle copie distribuite gratuitamente oppure a un prezzo scontato oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato meno “dopato” e più indicativo della scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e di pagare il giornale, cartaceo o digitale (ma questi dati comprendono sempre le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa):
Corriere della Sera 177.539 (-4%)
Repubblica 100.595 (-14%)
Stampa 73.919 (-12%)
Sole 24 Ore 58.245 (-5%)
Resto del Carlino 56.876 (-12%)
Messaggero 49.110 (-5%)
Fatto 40.789 (-8%)
Nazione 37.860 (-10%)
Gazzettino 35.200 (-6%)
Dolomiten 28.956 (-8%)
Giornale 27.711 (-11%)
Messaggero Veneto 26.958 (-6%)
Verità 25.614 (-17%)
Altri giornali nazionali:
Libero 21.630 (+12%)
Avvenire 15.553 (-9%)
Manifesto 11.572 (-12%)
ItaliaOggi 8.419 (-11%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
Rispetto al calo grossomodo medio del 10% anno su anno delle copie effettivamente “vendute”, cartacee e digitali (queste ultime in abbonamento), a cui siamo abituati, questo mese sono andati di nuovo un po’ meglio il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore, ma anche il Messaggero. Repubblica torna a perdere assai di più e peggio ancora va la Verità, che nella prima metà del 2022 aveva avuto la sua grande crescita e ora mostra quindi il dato peggiore, a beneficio ancora di Libero che si sta riprendendo dei lettori che aveva perso a favore della Verità durante le proprie campagne contro i novax.
Tra gli altri quotidiani locali le perdite maggiori sono quelle della Gazzetta di Parma (-13%), del Giornale di Brescia (-13%), della Nuova Sardegna (-13%), del Tempo di Roma (-14%) e del Tirreno (-11%), ma quasi tutti sono intorno al -8%/-10%.
(Avvenire, Manifesto, Libero e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti, che costituiscono naturalmente un vantaggio rispetto alle altre testate concorrenti)
domenica 11 Giugno 2023
Il governo dello stato australiano del Victoria ha annunciato che dal primo luglio gli enti dello stato non useranno più i giornali di carta maggiori per la propria pubblicità, generando allarme, proteste e indignazione presso alcuni dei giornali che ricevevano finora i maggiori investimenti in questo senso. La ragione citata è intuitiva e condivisibile: i giornali di carta sono giudicati uno strumento troppo costoso rispetto alla capacità di raggiungere i cittadini con le comunicazioni pubbliche, se questi costi e queste capacità sono confrontati con quelli degli strumenti digitali, che il Victoria intende usare esclusivamente d’ora in poi. «Comunicheremo là dov’è il pubblico», ha detto il primo ministro, citando gli strumenti online e digitali e la televisione, che oltre ad avere pubblici molto più estesi garantiscono – nel caso dei primi – anche una maggiore permanenza e visibilità dei messaggi. Secondo un ente di ricerca che ha raccolto dei dati, i governi statali e federale australiani hanno speso nel 2022 40 milioni di dollari australiani (circa 25 milioni di euro) in pubblicità sui giornali.
I maggiori quotidiani vittime della decisione (qui avevamo spiegato il quadro dei quotidiani australiani) hanno protestato vivacemente, definendola un attacco alla loro sopravvivenza e un danno per la collettività.
La decisione del governo del Victoria è la prima in un’istituzione di questa importanza a proposito di una questione che è attuale in tutto il mondo: il costo in denaro pubblico di comunicazioni che ormai in moltissimi casi potrebbero essere più efficaci e capillari attraverso il web e i social network, e spendendo meno; ma sottraendo ai giornali già in crisi di risorse una preziosa fonte di ricavo accessoria, che di fatto è spesso una sorta di indiretto contributo pubblico. Ne avevamo scritto su Charlie tre anni fa.
domenica 11 Giugno 2023
CNN ha licenziato il suo presidente Chris Licht. Notizia al tempo stesso molto eclatante – CNN è una delle più importanti aziende giornalistiche americane e mondiali – e non più molto sorprendente, dopo le vicissitudini degli ultimi mesi: molte analisi di questi giorni dicono che l’articolo dell’ Atlantic ha estinto gli ultimi dubbi del management di Warner Bros. Discovery, la società che possiede CNN. Licht era arrivato solo tredici mesi fa per ricostruire CNN dopo il periodo di battagliera identità antitrumpiana, aveva predicato e praticato un nuovo corso di ritorno alle origini e maggiore equidistanza, con le notizie protagoniste rispetto all’impegno partigiano, ma i risultati di audience erano rimasti deludenti e una serie di incertezze, resistenze, scelte criticate era culminata nel fallimento pubblico della gestione dell’intervista con Donald Trump del mese scorso. Che aveva messo in discussione tutto il progetto e il ruolo stesso di Licht.
domenica 11 Giugno 2023
Tra le cose che possono influenzare l’indipendenza del lavoro giornalistico ce n’è una che non ha a che fare con compromessi e scambi più direttamente commerciali – come quelle di cui capitano spesso esempi qui su Charlie – ma con gli stessi interessi editoriali di testate e giornalisti, con le loro opportunità di fare un lavoro di informazione migliore e completo. È la questione dell’accesso. Per ottenere informazioni, per ottenerle prima degli altri, chi lavora ai giornali costruisce delle relazioni proficue e con vari livelli di intensità: può succedere per avere informazioni sulle inchieste giudiziarie; può succedere per assistere alle sfilate di moda o avere anteprime in quel settore; può succedere per ottenere interviste “esclusive” di personaggi dello spettacolo; può succedere per essere i primi destinatari di dichiarazioni o annunci da parte di politici o responsabili del governo; eccetera. In tutti questi casi, la libertà critica e l’indipendenza di giudizio subiscono delle limitazioni, che a volte vengono richieste esplicitamente e altre volte sono implicite, una sorta di rispettosa e leale autocensura. Cosa fareste se aveste un programma di interviste televisive e vi offrissero un’esclusiva con Bruce Springsteen per promuovere il suo nuovo disco, o con Martin Scorsese per promuovere il suo nuovo film, e riteneste deboli e criticabili l’uno o l’altro? Qualunque sia la vostra risposta, quello che sappiamo è che se non occultaste pubblicamente il vostro giudizio critico difficilmente otterreste d’ora in poi la fiducia degli uffici stampa di ospiti altrettanto importanti. E succede anche su scale molto più ridotte: i politici che vanno ospiti nei programmi televisivi ci vanno spesso a fronte di garanzie – esplicite o implicite – sul trattamento che riceveranno, su quello di cui si parlerà o non si parlerà. La citazione estesissima e superflua dei nomi e delle cariche di pubblici ministeri o ufficiali dei carabinieri all’interno degli articoli di cronaca è una sorta di compenso – ma solo quella più trasparente – nei confronti di chi ha fornito informazioni utili per quegli articoli. Non si mantiene una possibilità di scrivere di moda senza trattenere molti giudizi, non si resta competitivi con le altre agenzie di stampa trascurando le richieste di copertura delle dichiarazioni di questo o quel politico.
Molto lavoro dei giornali si basa su queste inevitabili ma scivolose consuetudini, e sul mantenere equilibri accettabili o meno tra avere accessi privilegiati e precoci alle notizie, ed essere liberi di trattarle con indipendenza. E vale anche per grandi cose: imputati in processi importanti che vogliano presentare la propria versione scelgono a chi proporre un’intervista e ottengono domande concilianti e rispettose, anche da giornali che li avevano sbattuti come mostri in prima pagina; governi che vogliano trovare spazio acritico alla propria propaganda possono farlo semplicemente offrendo “esclusive” e anteprime a una testata piuttosto che a un’altra, in cambio di una confezione indulgente di quelle “esclusive”, anteprime, interviste, dichiarazioni. Non è per servilismo o simpatia che una testata le accoglie, confeziona e titola favorevolmente: è per battere la concorrenza.
Fine di questo prologo.
domenica 4 Giugno 2023
Sabato prossimo il Post terrà a Verbania un’edizione delle sue giornate di incontri pubblici chiamate Talk, grazie all’invito e alla collaborazione del Comune di Verbania e del Circolo dei Lettori di Torino.
domenica 4 Giugno 2023
Con una discreta frequenza la rubrica quotidiana di Michele Serra su Repubblica ospita critiche alle scelte dei giornali che spesso sembrano riguardare la stessa Repubblica. Mercoledì Serra è stato esplicito nel prendere in giro una sezione del sito del giornale.
“Faccio i più affettuosi auguri al nuovo tag REALI, che si aggiunge ai tantissimi contenuti offerti dal sito di Repubblica. Conto di essere assente giustificato qualora mancassi, da lettore nonché da anziano collaboratore, a ogni singolo appuntamento della festosa rassegna di matrimoni e fidanzamenti di principi regnanti dell’intero pianeta, con ricca descrizione dei cerimoniali, dei vestiti, dei menù, delle acconciature, degli strascichi, degli anelli, dei diademi, delle corone; e della appassionante trama di parentele tra royal families di ogni latitudine; e come erano vestiti la cugina Wilma, il cognato Cirillo, lo zio Hohenzollern”.
domenica 4 Giugno 2023
Una sentenza su una denuncia per diffamazione è stata molto raccontata in Australia, sia perché a uscirne soddisfatti sono stati alcuni giornali importanti che hanno voluto sottolinearlo, sia perché la storia era piuttosto ricca e particolare.
“Il processo è durato poco meno di un anno, è stato seguitissimo dai giornali australiani e avrà conseguenze molto pesanti per Roberts-Smith, che secondo l’edizione australiana del Guardian dovrà probabilmente pagare un risarcimento milionario ai tre giornali coinvolti – il Sydney Morning Herald , The Age, e il Canberra Times – e riconsegnare la Victoria Cross, la più alta onorificenza militare in Australia, che aveva ottenuto proprio per alcune operazioni militari condotte in Afghanistan. Le motivazioni della sentenza non sono ancora state diffuse, e il giudice non ha ancora stabilito la cifra esatta che Roberts-Smith sarà tenuto a pagare ai giornali”.
domenica 4 Giugno 2023
A-Hed è una storica rubrica del Wall Street Journal che racconta singolari e curiose storie con implicazioni relative a piccole economie, in un punto a metà tra le storie uniche o quasi e i “fenomeni” più estesi. Mercoledì è riuscita a trovare alcune persone che tuttora ritagliano articoli di giornale, e li mandano per posta a parenti o conoscenti per condividerli.
domenica 4 Giugno 2023
Immagini dell’editore di Repubblica e Stampa – amministratore delegato della società Exor – sono state pubblicate mercoledì su Stampa e Repubblica, venerdì su Stampa e Repubblica. Giovedì su Repubblica è stato invece il turno del presidente, di Exor.
domenica 4 Giugno 2023
Lunedì dovrebbe esserci uno sciopero di dimensioni eccezionali dei dipendenti di una delle aziende giornalistiche più importanti degli Stati Uniti, Gannett: che pubblica decine di quotidiani in tutto il paese, compresa la testata nazionale a grande diffusione USA Today. I giornalisti in sciopero (saranno probabilmente più di mille) chiedono le dimissioni dell’amministratore delegato accusato di scarsa visione sul futuro dell’azienda e dei suoi prodotti di informazione, e di dare priorità solo alle riduzione dei costi. Gannett aveva licenziato 400 persone l’anno scorso e annunciato circa altri 200 licenziamenti a dicembre.
domenica 4 Giugno 2023
Mercoledì il Fatto ha pubblicato una smentita di una notizia molto circolata e discussa sui giornali lo scorso febbraio (con una particolare e neutrale scelta di indicare come lo stesso Fatto fosse stato uno dei giornali che l’avevano diffusa traendola da un articolo originale della Stampa): l’impressione, in assenza di scuse ai lettori o delle allusioni più esplicite al proprio errore che si usano di norma con le “correzioni”, è stata che la comunicazione – a tre mesi di distanza – potesse avere a che fare con le minacce di querele da parte del protagonista della falsa notizia.

domenica 4 Giugno 2023
L’ Atlantic – illustre mensile statunitense che oggi ha spostato le sue priorità sul web, ed è di proprietà di Laurene Powell Jobs, vedova di Steve Jobs – ha pubblicato una lunga ricostruzione delle difficoltà di CNN e del suo nuovo amministratore delegato che intendeva ricostruirne l’identità ma che sta incontrando complicazioni: la più vistosa delle quali, l’intervista televisiva con Donald Trump.
domenica 4 Giugno 2023
Venerdì il Post ha cercato così, nel suo piccolo, di arginare una notizia che stava dilagando su molti siti italiani e internazionali.
” Tra giovedì e venerdì alcuni giornali e siti hanno dato la notizia di un drone statunitense controllato da una intelligenza artificiale (AI) che in “una simulazione” avrebbe ucciso il proprio operatore, in modo da svolgere più efficacemente e senza impedimenti il compito che le era stato assegnato.
La storia non sembrava però avere basi molto solide: l’Aeronautica militare degli Stati Uniti aveva negato che fosse stata condotta una simulazione di questo tipo e da varie analisi e ricostruzioni era emerso il sospetto che la notizia avesse avuto origine dal racconto di uno “scenario”, cioè di una rappresentazione ipotetica e teorica di che cosa potrebbe accadere se si impiegassero le AI per distruggere obiettivi con i droni, e non di una simulazione in cui si testa direttamente il sistema (comunque virtualmente). Dopo alcune ore e ulteriori richieste di chiarimenti, si è infine avuta la conferma che si trattava di un “esercizio mentale”. La notizia era stata riportata con qualche errore e approssimazione, forse anche a causa della grande attenzione di questo periodo verso le AI e le preoccupazioni sulle loro capacità”.
domenica 4 Giugno 2023
Cory Doctorow fu uno dei più precoci esperti e studiosi delle innovazioni digitali, tra gli anni Novanta dello scorso secolo e il primo decennio di questo, quando erano ancora in pochi a essere capaci di analisi competenti su quello che stava succedendo: e uno dei più seguiti nelle vivaci comunità dei blogger di allora. Da allora ha continuato a seguire gli sviluppi delle culture digitali e delle innovazioni tecnologiche e lil mese scorso ha iniziato a pubblicare una serie di riflessioni e proposte per affrontare quella che sostiene essere una questione di vita o di morte per il giornalismo, ovvero la sproporzione di forze tra gli interessi dell’informazione e quelli delle grandi società tecnologiche (Apple, Meta, Amazon, Google, Microsoft). Le quattro proposte che sta articolando nei suoi successivi interventi sono:
– ridurre le dimensioni e il potere delle strutture di gestione della pubblicità dentro queste grandi società.
– ridurre l’invasività delle piattaforme nel raccogliere informazioni e proteggere maggiormente la privacy degli utenti.
– liberalizzare la concorrenza tra gli app store e la condizione duopolistica di Apple e Google.
– limitare l’arbitrio degli intermediari nell’influenzare i contenuti che gli utenti vedono online.
domenica 4 Giugno 2023
Le vicende del settimanale L’Espresso dopo la cessione da parte del gruppo GEDI continuano a non sembrare molto promettenti: adesso si sono dimessi i due maggiori dirigenti dopo l’inatteso ingresso nella proprietà di un nuovo socio, che non è sembrato aggiungere utili competenze e sensibilità sugli scenari dell’informazione contemporanea e del business giornalistico.
Intanto c’è stato lunedì uno strascico di polemica tra gli avvocati del nuovo socio e il quotidiano Domani che ne aveva pubblicato un ritratto.
domenica 4 Giugno 2023
C’è stato un subbuglio nel giornalismo britannico per via dell’insufficiente subbuglio intorno alle accuse di molestie contro un noto giornalista e commentatore dell’Observer (che appartiene allo stesso gruppo editoriale del quotidiano Guardian, di cui è una sorta di edizione domenicale), Nick Cohen. Cohen si era dimesso dal giornale l’anno scorso citando ragioni di salute, ma erano circolate voci su problemi di sue relazioni con alcune colleghe. L’azienda stava facendo indagini che erano state sospese dopo le sue dimissioni. Questa settimana il New York Times ha raccontato che Cohen sarebbe stato allontanato discretamente con un accordo economico; e che lo scorso inverno la direttrice del Financial Times avrebbe accantonato l’ipotesi di pubblicare un articolo basato su nuove accuse e testimonianze contro Cohen: secondo il New York Times per via di un’omertosa consuetudine all’interno del giornalismo britannico, dove le relazioni personali sono molto più fitte che non in quello americano (la stessa cosa si potrebbe forse dire di quello italiano). Ora altre testate britanniche stanno invece accusando Guardian e Financial Times di ipocrisia sui temi delle molestie maschili, riprendendo le rivelazioni del New York Times.
domenica 4 Giugno 2023
Il quotidiano la Verità aveva ottenuto eccellenti risultati di vendita nell’ultimo anno della pandemia, adottando posizioni polemiche e critiche contro i vaccini e contro le limitazioni imposte per attenuare la diffusione del virus. Un’operazione di marketing di grande chiarezza ed efficacia (nel 2022 il giornale aveva aumentato la sua diffusione fino al 26% rispetto all’anno precedente, a fronte di perdite diverse per tutte le altre testate nazionali): si era creata una domanda minoritaria ma estesa per quel tipo di opinioni (si era addirittura definito un “movimento novax” cosiddetto) e nessuna delle testate nazionali la rappresentava. Persino i quotidiani concorrenti della Verità presso i lettori di centrodestra – Libero, il Giornale – avevano scelto posizioni opposte, con severità, e a costo di perdere una quota di lettori, e di consentire alla Verità di diventare per la prima volta il quotidiano a maggior diffusione tra quelli rivolti al pubblico di centrodestra, e di guadagnare per questo una nuova e remunerativa attrattiva presso gli inserzionisti più importanti.
Con la fine delle regole legate alla pandemia quei messaggi hanno perso interesse. La diffusione della Verità è diminuita tra l’11% e il 15% negli ultimi mesi e sta tornando verso le cifre del 2021, mentre Libero sta persino riguadagnando copie (l’unica tra le testate nazionali maggiori a crescere in copie individuali pagate) e le due cose sono probabilmente in relazione.
È quindi intuibile che la Verità stia cercando nuovi ambiti presso cui replicare lo stesso meccanismo, che oggi sembrano essere quelli intorno al “negazionismo climatico”: “un’emergenza costruita” diceva un titoletto usato questa settimana intorno a un articolo il cui titolo maggiore era “Attenti: i dati sul clima sono tutti manipolati”. La scelta è interessante ed esemplare dei risultati che si possono ottenere individuando delle nicchie robuste di identità o posizioni “contrarie” non servite dalla concorrenza (un altro esempio è quello adottato dal Fatto intorno al sostegno italiano all’Ucraina attaccata dalla Russia: il Fatto è l’unico giornale in cui si riconoscono i lettori più indulgenti con la Russia e più critici con l’Ucraina, e che incentiva queste posizioni).
Si tratta di una particolare e delimitata declinazione della vecchia consapevolezza che i giornali beneficino più dal sostenere le opposizioni piuttosto che i governi in carica: a cui si aggiunge però la preziosa condizione di individuare una domanda di “opposizione” a cui si può essere gli unici a dare risposta.
domenica 4 Giugno 2023
Riprendiamo questa questione – tornata attuale – da Charlie dello scorso febbraio:
“La contesa è quella che sta occupando pensieri e confronti in tutto il mondo da alcuni anni. Google e Facebook (in forme diverse) ottengono traffico e contenuti a partire da “snippets” – ovvero brevi anteprime – di articoli dei giornali online. I giornali chiedono di essere per questo compensati con una condivisione dei ricavi conseguenti. La richiesta ha molte fragilità per come viene formulata: una è che non si capisce perché debbano essere solo i giornali a essere compensati e non qualunque sito i cui contenuti siano aggregati su Google o promossi nelle timeline di Facebook; un’altra è che i giornali vengono già compensati attraverso il traffico che le piattaforme portano loro, e che se le piattaforme decidessero di dire loro “ok, noi possiamo farne a meno, di voi” (come sta provando a minacciare Google in Canada) per i giornali sarebbe un guaio e per le piattaforme assai poco. […] Questa sproporzione di rapporti di forza è stata però ridimensionata negli ultimi due anni dal peso maggiore che le grandi aziende giornalistiche mantengono ancora in un ambito rilevante: quello della politica e delle sue istituzioni. Che in diversi paesi del mondo hanno accolto le pressioni e il lobbying delle aziende giornalistiche e hanno minacciato le piattaforme di interventi legislativi che le costringano a pagare i giornali. In alcuni casi gli interventi ci sono stati (l’Australia per prima), in altri le minacce sono bastate a suggerire alle piattaforme di proporre degli accordi”.
Adesso è Meta ad avere deciso una censura dimostrativa in Canada presso una piccola quota di account, minacciando di bloccare i siti di news su tutta Facebook e su tutta Instagram se la legge in discussione per costringere ad accordi con i giornali online dovesse essere approvata. E una simile minaccia è stata prospettata in California.
domenica 4 Giugno 2023
Dare spazio e informazione accurata ai femminicidi e alla radicata cultura che li genera non è solo apprezzabile, da parte dei giornali: è necessario e inevitabile per dare senso al proprio ruolo di protezione delle comunità e della convivenza. Ma l’impressione nei giorni scorsi è stata spesso che della cultura che li genera si sia parlato con scarse profondità e prospettiva, privilegiando morbose e capillari raffigurazioni degli aspetti più ipotetici, singolari, macabri e personali relativi ai protagonisti delle storie: vittime e accusati e chiunque altro. In una enorme tentacolare puntata di Chi l’ha visto? nelle sue versioni peggiori, in cui “orrore” e “abisso” traboccano da ogni paragrafo. E l’esibita l’indignazione contro i femminicidi si sta rivelando in gran parte una scusa buona per legittimare le più voyeuristiche narrazioni della cronaca nera, un impegno di facciata per permettersi bassezze narrative su cui fino a ieri ci si sarebbe sentiti costretti a qualche moderazione in più.
Fine di questo prologo.
Anzi no: due commenti su questo argomento, usciti sabato sul Foglio e sulla Stampa.
domenica 28 Maggio 2023
Una nota introduttiva di un articolo pubblicato sul Messaggero di venerdì 19 segnalava che “con questo articolo, Luca Ricolfi ricomincia la sua collaborazione con Il Messaggero. A lui va il bentornato di tutta la redazione”: il sociologo e saggista Luca Ricolfi era stato frequente commentatore su Repubblica negli ultimi due anni, e torna al Messaggero con cui aveva collaborato tra il 2016 e il 2021 (prima ancora il suo rapporto era stato con il Sole 24 Ore e con la Stampa).
domenica 28 Maggio 2023
A un anno dalla sua introduzione, l’app del Financial Times che si chiama FT Edit sarebbe stata scaricata da quasi 140mila persone, a detta del suo responsabile Malcolm Moore: un numero che suggerisce un successo per l’app che era stata pensata per ottenere abbonati più giovani o comunque con disponibilità a pagare più ridotte o più incerte. Come avevamo già spiegato su Charlie allora, FT Edit offre ogni giorno una selezione di solo 8 articoli per 5 euro al mese ed è pensata per coloro che vogliono informarsi affidandosi al Financial Times – che si occupa principalmente di argomenti economici e finanziari ed è apprezzato in tutto il mondo – senza grandi investimenti di tempo e senza pagare le cospicue quote di abbonamento completo (39 euro al mese o 345 euro all’anno l’opzione meno cara). L’app è gratis per il primo mese, poi costa un euro al mese per sei mesi e poi 5 euro al mese. Nonostante non abbia voluto rivelare quanti lettori paganti abbia garantito finora l’app, Moore ha detto che “una percentuale sorprendentemente alta di lettori” continua a pagare una volta terminato il periodo di prova. L’idea di avere pochi ma selezionati articoli, secondo Moore, ha convinto coloro che “erano stanchi del ciclo infinito di notizie e di essere bombardati continuamente da informazioni di ogni tipo”.
domenica 28 Maggio 2023
Gli standard di pudore e indipendenza dei maggiori quotidiani italiani dalla promozione degli interessi dei propri editori – ma anche dalla promozione personale degli editori stessi – si sono molto abbassati negli ultimi anni. Da quando ne è proprietario Urbano Cairo ha iniziato subito a comparire raffigurato con grande frequenza nelle diverse sezioni del Corriere della Sera (economia e sport soprattutto, ma anche cultura e cronache italiane), ma sul Sole 24 Ore da molto tempo era già presente un giorno sì e uno no uno spazio dedicato alle dichiarazioni e alle immagini del presidente di Confindustria – proprietaria del giornale – e Repubblica si è rapidamente adeguata dopo l’acquisizione da parte della famiglia Agnelli Elkann (sulla Stampa la famiglia proprietaria e le sue aziende erano storicamente già molto presenti). Questa settimana è capitato di nuovo che su Repubblica le foto dell’editore John Elkann fossero due nello stesso giorno, nelle pagine della cultura e dello sport: e l’indomani nelle pagine dell’economia.
domenica 28 Maggio 2023
Press Gazette – sito britannico che si occupa di cose dell’informazione – ha pubblicato la propria ciclica classifica dei cinquanta siti di news in lingua inglese più visitati al mondo in aprile. La classifica utilizza le informazioni, parzialmente rielaborate da Press Gazette, fornite dalla società SimilarWeb, che raccoglie e analizza dati di traffico online. Il dato interessante è che rispetto a un anno fa solamente Fox News – tra i siti in cima alla lista – ha evitato un declino nel numero di pagine visualizzate, e lo ha aumentato del 4%. Tutti gli altri siti presi in esame (tra cui il Guardian , Yahoo! News e BBC ) hanno una diminuzione delle visite compresa tra il 7% ed il 35%. Quest’ultimo dato, il peggiore, si riferisce al New York Times, con poco meno di 570 milioni di pagine visualizzate ad aprile: un risultato in parte spiegabile dal ciclo delle notizie sulla guerra in Ucraina meno intenso di un anno fa, e che abbiamo notato anche nei giornali online italiani. Tra i siti in posizioni successive che invece hanno aumentato maggiormente le proprie visite, Press Gazette cita CBS News (+44%), Associated Press (+33%) e USA Today (+24%).
domenica 28 Maggio 2023
Le redazioni e le produzioni del Fatto – il quotidiano cartaceo – e del sito web ilfattoquotidiano.it sono sempre state più distinte e autonome di quanto avvenga abitualmente tra una testata cartacea e la sua versione web. Il sito del Fatto ha un suo direttore, Peter Gomez, e una redazione milanese assai indipendente che produce gli articoli pubblicati online: mentre il quotidiano è diretto da Marco Travaglio. Negli ultimi tempi, soprattutto in relazione a un intensificato investimento sugli abbonamenti online, le due sezioni stanno tornando a essere in maggiori relazioni e sinergie: e questa settimana è stato annunciato che Gomez diventerà condirettore del Fatto.
domenica 28 Maggio 2023
Mercoledì la “New York Times Guild”, il maggiore sindacato che rappresenta i dipendenti del New York Times, ha fatto sapere di avere concluso un accordo provvisorio con la direzione del giornale per aumenti progressivi delle retribuzioni fino al 2025, oltre che un più ampio aumento immediato per colmare i mancati guadagni degli ultimi due anni. Le prime trattative tra sindacato e direzione erano iniziate nel 2021, in conseguenza alle dichiarazioni del New York Times riguardo ai suoi grandi successi economici: molti dipendenti si erano lamentati di non beneficiare per nulla di questi successi, mentre i loro compensi perdevano valore a causa dell’inflazione, che negli Stati Uniti è stata più grave rispetto all’Unione Europea. La direzione del New York Times era stata accusata di prolungare il più possibile le trattative, intimorita da una possibile riduzione proprio di quei buoni risultati economici e dalla volatilità degli andamenti dei business giornalistici: c’erano state proteste e anche uno sciopero, e adesso sembra che si sia trovata una soluzione.
domenica 28 Maggio 2023
Un anno dopo l’acquisto dal gruppo GEDI dello storico settimanale e newsmagazine L’Espresso, il suo nuovo editore Danilo Iervolino ha deciso di cedere il 49% delle quote del giornale ad Alga srl, una società controllata da Donato Ammaturo, proprietario anche dell’azienda di vendita e distribuzione petrolifera Ludoil Energy. Iervolino manterrà il controllo dell’ Espresso con il 51% delle quote.
Iervolino ha costruito la sua ricchezza fondando l’università online Pegaso, che ha venduto nel 2021. Da allora ha acquisito la squadra di calcio della Salernitana e BFC Media, una piccola editrice che pubblicava l’edizione italiana della rivista Forbes e altre riviste principalmente dedicate alla finanza. A marzo 2022 aveva acquistato l’ Espresso dal gruppo GEDI (che per decenni si era chiamato proprio Gruppo Espresso, prima di essere acquisito dalla società Exor della famiglia Agnelli Elkann). La cessione era stata accolta piuttosto male sia nella redazione dell’ Espresso sia in quella di Repubblica (di cui l’ Espresso era ed è tutt’ora, fino a settembre, un allegato). Marco Damilano, al tempo direttore, si era dimesso appena appresa la notizia della vendita e dopo qualche mese era stato licenziato anche il nuovo direttore Lirio Abbate, sostituito da Alessandro Rossi.
Alga è una società di servizi, specializzata nella gestione aziendale, ma anche nell’organizzazione di congressi, convegni, mostre. Forse questo potrebbe indirizzare la conduzione dell’ Espresso, che a settembre affronterà il delicato passaggio dalla distribuzione in allegato con Repubblica a quella autonoma, verso il “ live journalism ”, cioè la progettazione di eventi che portano il giornalismo in contesti pubblici, come incontri o festival, sostenuti da sponsorizzazioni.
Sabato il quotidiano Domani ha pubblicato un più esteso articolo sul nuovo socio, con ulteriori informazioni e allusioni non particolarmente promettenti.
domenica 28 Maggio 2023
Dieci giorni fa il New York Times ha comunicato di voler introdurre l’opportunità di rendere più ricche, chiare e articolate le “bylines” e “datelines” all’inizio dei propri articoli: sono gli spazi che ospitano abitualmente le informazioni sull’autore (“by”), sulla data e sul luogo di produzione dell’articolo, e che sono usati con qualche variazione nei giornali di tutto il mondo. È capitato spesso che dall’interno delle redazioni ci fossero perplessità, per esempio, sulle indicazioni o meno del luogo da cui un articolo è scritto, che non necessariamente coincide con quello in cui sono avvenuti i fatti raccontati (nei giornali italiani è a volte usato “dal nostro inviato” senza indicare dove; e l’inviato non sempre è nello stesso luogo rispetto a quello di cui scrive).
Adesso il New York Times torna a voler sfruttare maggiormente quegli spazi per indicare ai propri lettori (che spesso, dice l’annuncio, non distinguono esattamente il senso di quelle informazioni) qualcosa di più su chi e come ha prodotto l’articolo: per promuovere i propri investimenti nell’avere autori competenti ed esperti, e per averli spesso “sul campo”. Potrà capitare insomma che gli articoli siano preceduti da un breve testo che dica di più di una semplice firma.
Qualunque informazione che completi e chiarisca è sempre utile: quello che forse andrebbe detto ai lettori – ma è normale che le intenzioni autopromozionali del New York Times lo trascurino – è che avere inviati che raccontino le cose là dove le cose avvengono e sono avvenute è sicuramente un’offerta preziosa e a volte unica, ma non implica per forza una qualità maggiore del risultato giornalistico e non deve diminuire il valore del lavoro di chi è in grado di raccontare e spiegare efficacemente i fatti dall’interno di una redazione o da un luogo diverso: facendo telefonate, usando con oculatezza e verifica le fonti online, documentandosi, attingendo a informazioni che provengono da luoghi e ambiti i più vari. Ci sono molti fattori che concorrono a un buon lavoro giornalistico – primo tra tutti la bravura e l’etica del giornalista – che sono estranei a da dove il giornalista si trovi. E ci sono fatti e notizie da spiegare di cui si può conoscere e capire molto di più con una buona connessione e una sapienza nel gestire e verificare le informazioni, che non trovandosi per strada in condizioni privilegiate per molti eccezionali reportage ma limitanti per altri. Sarebbe bello che alcuni articoli del New York Times fossero preceduti da una approfondita byline che dica: “Steve Jones ha scritto questo articolo sulla candidatura di Ron DeSantis dalla sua disordinata scrivania nella redazione newyorkese del giornale dove lavora quotidianamente dopo aver vissuto in Florida negli anni passati seguendo la politica locale e costruendo relazioni e contatti con lo staff del governatore”.
Fine di questo prologo.
domenica 21 Maggio 2023
Il 3 luglio ricomincia anche il workshop del Post di una settimana per giovani aspiranti giornalisti, sempre a Peccioli e per il quinto anno. Mentre all’offerta di podcast del Post si aggiunge da lunedì 29 maggio un podcast quotidiano di Marino Sinibaldi, autore di grandi esperienze sull’editoria, sulla cultura e sull’uso dell’audio e dei microfoni. Con l’obiettivo di dare ai podcast una sostenibilità legata al coinvolgimento di nuovi abbonati al Post e alla conservazione di quelli esistenti, anche in questo caso.