Cosa c’è stasera in tv
Un bel documentario, alcuni film più o meno recenti e qualche immancabile replica estiva

Un bel documentario, alcuni film più o meno recenti e qualche immancabile replica estiva

Tre bei film, e per gli appassionati c'è la finale di "The winner is"

I Mondiali di calcio in diretta e la Formula 1 in replica; poi, per gli appassionati veri, il meglio dell'"Arena" di Giletti

Classiconi della fantascienza degli anni Ottanta, il più famoso film su Mussolini e uno di quelli più apprezzati dai critici negli ultimi anni

“Whiplash”, la seconda parte dello strano nuovo programma di Michele Santoro e l'ultima puntata di “Tutto può succedere”

Un paio di storie: una è "vera", parla di un tosaerba ed è diretta da David Lynch, l'altra è la "più grande mai raccontata"

"Michele Santoro intervista Hitler" (così dicono), uno degli ultimi film di Tim Burton e il primo "Uomini che odiano le donne"

"Il ponte delle spie", "Harry Potter e l'Ordine della Fenice", "Bastardi senza gloria" e il "Discorso del re": come film, ci siamo

"Agente 007 - Operazione Touno", il Grande Fratello Vip e Niagara, tra le altre cose

Un film sulla lotta per i diritti civili negli Stati Uniti, Sean Connery che fa James Bond e il nuovo programma di musica condotto da Gerry Scotti

Una commedia italiana, la prima puntata del nuovo show di Chiambretti e il secondo capitolo della saga di Harry Potter, tra le altre cose

Programmi tv e film di questa sera, per chi non vuole uscire: un nuovo reality su Rai 2, "Deadpool" su Sky e "Gangs of New York" su La7

Juventus-Milan, un concerto, lo “Sherlock Holmes” tamarro e un film con Matthew McConaughey quando nessuno se lo filava

Dopo la morte del padre ha introdotto alcune novità che sembrano limitare il “trash”, ma altre scelte sono piuttosto conservative

Da un mese il popolare e controverso "re del gossip" è tornato libero dopo oltre dieci anni in carcere, e ha fatto subito parlare di sé

«La prima apparizione sulla "Stampa” giunge a noi in prima pagina il 30 aprile 1955, il giorno dopo l’elezione di Giovanni Gronchi a presidente della Repubblica. Fino agli anni Ottanta l’uso resta sporadico, poi, magicamente, con la seconda Repubblica, si apre una breccia e il “vabbè” esonda senza più freni. Stefano Bartezzaghi ci vede un segno dello strapotere del romanesco. Michele Masneri pure. E vabbè»
