Luigi Di Maio con in mano una statuina raffigurante Matteo Salvini, ospite della trasmissione Nemo, Roma 26 ottobre 2018. (ANSA/GIUSEPPE LAMI)
  • Italia
  • mercoledì 2 gennaio 2019

La politica italiana nel 2019

Archiviata la legge di bilancio, queste sono le prossime cose di cui si discuterà

Luigi Di Maio con in mano una statuina raffigurante Matteo Salvini, ospite della trasmissione Nemo, Roma 26 ottobre 2018. (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

È iniziato un nuovo anno e, tra feste, settimane bianche o cenoni, è facile che abbiate perso un po’ il filo di quello che ci aspetta quest’anno. Se volete orientarvi, qui trovate una guida alle potenziali crisi del 2019, accompagnata da una valutazione della possibilità che hanno di verificarsi; qui invece trovate una meno angosciante guida alle elezioni più importanti che si svolgeranno quest’anno.

Se però a interessarvi è soprattutto l’Italia ed è la nostra situazione politica ed economica quella di cui vi piace discutere a cena, abbiamo raccolto i dieci temi principali di cui secondo noi si parlerà nei prossimi mesi, dal cosiddetto “reddito di cittadinanza” al futuro di Alitalia.


“Quota 100”
La riforma delle pensioni fortemente voluta dalla Lega non è stata inclusa nella legge di stabilità, approvata in fretta e furia nel corso degli ultimi giorni dell’anno. Il decreto che introdurrà “quota 100” è ancora allo studio e quando sarà presentato innescherà inevitabilmente un dibattito lungo e complicato (come hanno già fatto gli altri interventi sulle pensioni anticipati dalla legge di bilancio). L’obiettivo del decreto è permettere di andare in pensione anticipata a chi ha 62 anni di età e ha versato 38 anni di contributi, uno sconto che molti ritengono troppo generoso e pericoloso per la stabilità del sistema previdenziale italiano.

Reddito di cittadinanza
Insieme a “quota 100”, il governo intende approvare con un decreto legge anche l’altra importante misura per cui sono state stanziate risorse nella legge di bilancio: il “reddito di cittadinanza“. Secondo i giornali, il decreto con le due misure potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri intorno al 12 febbraio. In ogni caso, come “quota 100”, anche il “reddito di cittadinanza”, la sua implementazione e la concomitante riforma dei centri per l’impiego promessa dal governo sono destinati a suscitare ampie discussioni. Stando alle ultime indiscrezioni pubblicate dai giornali, il reddito di cittadinanza garantirà a chi è senza occupazione al massimo 780 euro o un’integrazione al salario per arrivare a questa cifra. L’assegno sarà tagliato a seconda di vari indicatori, per esempio se si possiede una casa. Il governo intende rendere possibile richiederlo a partire da aprile, per erogarlo poi a un mese dalla richiesta.

L’autonomia delle regioni
Il governo si è dovuto rimangiare la promessa di approvare entro Natale sia “quota 100” che il “reddito di cittadinanza”, ma ha dovuto fare retromarcia anche su un altro punto, la concessione di nuova autonomia a Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia (che ne hanno fatto richiesta tramite i referendum consultivi del 2017, seguendo una procedura prevista dalla Costituzione). Il decreto legge con le misure relative avrebbe dovuto essere almeno discusso entro fine anno, ma in realtà sembra che non arriverà in Consiglio dei ministri prima della metà di gennaio. Il tema susciterà inevitabilmente ampie discussioni, poiché la Lega è favorevole a concedere la maggiore autonomia possibile insieme alle risorse finanziarie necessarie a sostenerla. Il Movimento 5 Stelle invece è preoccupato che queste misure finiscano con il togliere risorse alle regioni del Sud e per questo ha rallentato l’iter del procedimento.

Legittima difesa
Nella sua ultima intervista del 2018, data al Corriere della Sera, il segretario della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva annunciato che tra i primi provvedimenti che saranno discussi nel 2019 ci sarà la riforma della legittima difesa. È un tema di cui Salvini ha parlato a lungo in campagna elettorale utilizzando lo slogan “la difesa è sempre legittima”. Secondo Salvini chi si difende non sarebbe abbastanza tutelato dall’attuale disciplina e quindi il sistema andrebbe cambiato e reso più permissivo. Non è chiaro però come si possa fare. Nel corso dei mesi sono state fatte alcune ipotesi, ma diversi esperti sospettano che, per quanto la legge venga modificata, l’ultima parola continuerà a spettare a giudici e magistrati.

Elezioni europee
Il prossimo 26 maggio si voterà per le elezioni europee e per la prima volta il risultato sembra non essere scontato o facilmente prevedibile: il declino dei partiti tradizionali e l’ascesa della destra radicale e degli altri partiti “populisti” ha messo in crisi i Popolari e i Socialisti, i due blocchi che da tempo governano il Parlamento grazie a una grande coalizione. Saranno elezioni particolarmente importanti anche per il nostro paese, poiché rappresenteranno il primo vero test a livello nazionale per il governo, insediatosi nel giugno del 2018. Non solo sarà importante verificare il consenso totale dei due principali partiti della maggioranza rispetto all’opposizione, ma sarà importante anche scoprire la loro forza relativa: cioè se si verificherà il temuto sorpasso della Lega sul Movimento 5 Stelle (dato oramai per scontato da molti sondaggisti) e quali conseguenze avrà per la stabilità del governo.

TAV sì o TAV no?
Per tutto il 2018 il governo ha preso tempo sulla TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità che dovrà passare attraverso la Val di Susa, in Piemonte. Il Movimento 5 Stelle è da sempre contrario ma bloccarla si è rivelato più complicato del previsto, soprattutto a causa dei dubbi e delle cautele della Lega, oltre che a causa delle proteste delle associazioni di imprenditori, sia piemontesi che nazionali. Il governo ha affidato l’ultima parola a un’analisi “costi-benefici” su cui sono al lavoro un gruppo di tecnici del ministero dei Trasporti. Secondo alcune indiscrezioni, l’analisi boccerebbe la realizzazione dell’opera. Rimane però difficile prevedere se la loro opinione sarà sufficiente a bloccare l’opera o se, alla fine, ne nascerà l’ennesimo scontro tra le due forze di maggioranza parlamentare.

La ricostruzione del ponte Morandi
Il commissario alla ricostruzione e sindaco di Genova, Marco Bucci, ha annunciato che il ponte Morandi sarà ricostruito entro il Natale del 2019. Il ponte, crollato lo scorso agosto causando la morte di 43 persone, è al momento in fase di demolizione, al termine della quale sarà ricostruito da una cordata di imprese formata da Salini Impregilo, Fincantieri e Italferr, su un progetto dell’architetto Renzo Piano. Visto però che l’iter che ha portato all’approvazione del decreto per consentire gli interventi in città è stato più lento e complesso del previsto, è possibile che anche la ricostruzione del ponte si trasformi in un’occasione di scontro politico. A questo bisogna aggiungere il futuro delle indagini sul crollo e l’atteggiamento che il governo deciderà di avere nei confronti della sua solenne e frettolosa promessa di togliere alla società Autostrade per l’Italia le concessioni autostradali (una promessa che molti esperti ritengono irrealizzabile o comunque estremamente costosa e di cui, non sembra un caso, non si parla più da mesi).

La recessione
Secondo gran parte degli indicatori, la crescita economica mondiale ha rallentato alla fine del 2018 e nel 2019 potrebbe avviarsi verso la recessione. La Germania, una delle economie più integrate con quella italiana, sembra già avviata su questo percorso e in quel caso è improbabile che l’economia italiana riesca a ripartire. Per il momento si è già visto un rallentamento piuttosto significativo: nel terzo trimestre del 2018 la crescita economica è stata negativa e molti segnali indicano che lo stesso potrebbe essere accaduto nel quarto trimestre. Due trimestri consecutivi di crescita negativa sono tecnicamente una recessione e quindi è probabile che nel corso dei primi mesi dell’anno l’argomento “nuova crisi economica” sarà al centro del dibattito pubblico, con le opposizioni che daranno la colpa al governo, mentre la maggioranza cercherà di difendersi sottolineandone la natura internazionale e ciclica.

Primarie PD
Il prossimo 3 marzo il Partito Democratico sceglierà il suo nuovo segretario tramite le primarie. Nonostante questa volta sia la prima in cui il vincitore è ancora relativamente incerto, fino a questo momento le primarie non sono riuscite a suscitare particolare entusiasmo tra la base del partito, in parte anche a causa dei partecipanti, due dirigenti non di primissimo piano che finora hanno preferito tenere basso il ritmo della competizione. I principali sfidanti sono il segretario uscente Maurizio Martina, appoggiato dal presidente del partito Matteo Orfini e da gran parte dei dirigenti e parlamentari cosiddetti “renziani”; e Nicola Zingaretti, presidente del Lazio, sostenuto dalla sinistra del partito ma anche da dirigenti molto centristi, come l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini.

Il destino di Alitalia, di nuovo
Nei prossimi mesi si dovrà decidere – per l’ennesima volta nel giro di pochi anni – il futuro di Alitalia, la compagnia aerea italiana perennemente in crisi. Attualmente la società è amministrata da un gruppo di commissari governativi e può operare soltanto grazie a un prestito concesso dal governo la cui scadenza continua a essere rimandata. Al momento ci sono tre offerte per l’acquisto della società: due delle compagnie aeree Delta e EasyJet e poi quella che sembra essere la preferita dall’attuale governo, presentata da Ferrovie dello Stato (negli ultimi giorni si parla di un possibile ritorno di interesse da parte della compagnia tedesca Lufthansa). Nel frattempo, le prime stime indicano che la società ha perso circa 500 milioni di euro nel corso del 2018. Il governo dovrà scegliere rapidamente un partner industriale che sia in grado di tenere in piedi la società e nel contempo decidere cosa fare con il prestito che le ha concesso e con gli altri debiti della società: farli pagare alla fiscalità generale, cioè ai contribuenti, potrebbe causare nuove divisioni all’interno del governo e scontri con le opposizioni.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.