L’Italia non cresce più

Nel terzo trimestre il PIL è calato per la prima volta dal 2014: le ragioni sono globali e locali

(Julian Stratenschulte/picture-alliance/dpa/AP Images)

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT, il prodotto intero lordo (PIL) dell’Italia nel terzo trimestre del 2018 è calato dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente. È una correzione rispetto alle stime preliminari di alcune settimane fa, secondo cui il PIL era risultato fermo, con una variazione dello zero per cento. È la prima volta in quattro anni che la crescita del PIL in Italia è negativa; se fosse negativa anche nel prossimo trimestre, l’Italia sarebbe tecnicamente in recessione.

Contando l’intero 2018 e non solo il terzo trimestre, l’economia italiana è cresciuta dello 0,9 per cento rispetto al 2017, un dato che l’ISTAT ha rivisto al ribasso rispetto all’un per cento stimato in precedenza. Nell’ultima Nota di aggiornamento al DEF – il documento con cui lo Stato dichiara e stima le entrate e uscite future – il governo Conte stimava per il 2018 una crescita dell’1,2 per cento.

I dati appena pubblicati interrompono una serie di 14 trimestri consecutivi di crescita, iniziata nei primi mesi del 2014. Secondo Dino Pesole, giornalista esperto di conti pubblici del Sole 24 Ore, «preoccupante è la contrazione della domanda interna, sia sul versante dei consumi che su quello degli investimenti, segno evidente che il motore dell’economia sta pericolosamente rallentando».

Su questo dato pesano in buona parte le incertezze internazionali, con i timori per l’economia mondiale dovuti alle potenziali conseguenze di una guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Molti esperti però indicano anche una specificità italiana in questo dato, dovuta alle incertezze sul futuro economico del paese, in particolare a causa delle misure che il governo intende attuare in futuro e le conseguenze che potrebbero avere sui conti pubblici e sulla tenuta del sistema bancario. In questo clima, privati e imprese preferiscono rimandare gli investimenti in attesa di un chiarimento della situazione, contribuendo così al generale rallentamento delle attività economiche.

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