Il reddito di cittadinanza non è un reddito di cittadinanza

Quello che propone il Movimento 5 Stelle è più simile a un sussidio di disoccupazione e non c'entra con il vero reddito di cittadinanza, che esiste praticamente solo in Alaska

La principale proposta economica del Movimento 5 Stelle, che domenica è diventato il primo partito italiano, è il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, un sussidio di poco meno di un migliaio di euro al mese destinato a chi si trova senza lavoro o in condizioni di povertà. Il problema, però, è che non è affatto un reddito di cittadinanza. Si tratta di un sussidio di disoccupazione e inoccupazione, o, ancora meglio, di un reddito minimo garantito, a cui il Movimento 5 Stelle ha dato un nome originale e accattivante, che però indica una cosa completamente diversa.

Che cos’è davvero un reddito di cittadinanza?
Come indica il nome stesso, il reddito di cittadinanza (chiamato anche “reddito di base”, in inglese “basic income”) è un trasferimento monetario erogato dallo stato che viene ricevuto da tutti i cittadini, a prescindere da ogni altra considerazione. È un reddito, quindi, che spetta a qualcuno per il solo fatto di essere cittadino di un certo paese. La sua caratteristica è che viene erogato in assenza di qualsiasi altra condizione: ricchi e poveri, occupati e disoccupati, tutti i cittadini di uno stato che prevede il reddito di cittadinanza ricevono questo sussidio.

Come è facile immaginare, non sono molti i paesi ad avere un simile strumento. Il caso più celebre, e quasi unico, è l’Alaska, lo stato americano ricco di petrolio dove qualsiasi cittadino americano, per il solo fatto di essere un residente da almeno un anno nello stato, riceve circa un migliaio di dollari l’anno (al suo massimo storico, nel 2015, il fondo distribuiva a ogni cittadino 2.000 dollari l’anno). Ogni persona che ha vissuto in Alaska per almeno un anno riceve la cifra tonda, senza alcuna distinzione di reddito, occupazione o età.

Che cosa propone il Movimento 5 Stelle?
Nulla di quanto sopra: la proposta del Movimento non prevede di erogare un sussidio incondizionato e uguale per tutti, anzi. Per ottenerlo bisognerà invece rispettare una serie di condizioni:

  • Essere maggiorenni
  • Essere disoccupati
  • Oppure, percepire un reddito da lavoro inferiore alla soglia di povertà
  • Oppure, percepire una pensione inferiore alla soglia di povertà

Chi ha diritto al sussidio dovrà rispettare alcune regole per poter continuare a riceverlo.

  • Iscriversi ai centri per l’impiego
  • Accettare uno dei primi tre lavori che gli saranno eventualmente offerti
  • Partecipare a progetti “utili per la collettività” organizzati a livello comunale per un massimo di 8 ore alla settimana
  • Partecipare a corsi di riqualificazione e formazione

Chi soddisfa questi requisiti avrà diritto a un sussidio di circa 780 a euro al mese, o sufficiente a portare il suo reddito a 780 euro, con alcune variazioni in base alle dimensioni del nucleo familiare. Per i pensionati, secondo la proposta del Movimento 5 Stelle, queste limitazioni non si applicano.

Francesco Seghezzi, direttore della fondazione ADAPT, che studia lavoro e welfare, ha definito questa misura un’indennità di disoccupazione o inoccupazione, cioè un sussidio erogato a chi si trova senza lavoro a condizione che ne stia cercando attivamente uno. Altri lo hanno definito un “reddito minimo garantito“, per via del fatto che si applica anche a coloro che hanno un lavoro part-time e ai pensionati che vivono al di sotto della soglia di povertà.

Gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno ragione a dire che tutti i paesi europei, con l’eccezione della Grecia, hanno una qualche forma di tutela di questo tipo. Ma sbagliano a dire che tutti i paesi europei hanno un “reddito di cittadinanza”. Quello che è molto diffuso è il reddito minimo garantito, o comunque un’indennità di disoccupazione universale. È sbagliato, inoltre, dire che l’Italia non ha una norma simile, perché proprio l’anno scorso è stato definitivamente approvato il Reddito di inclusione (REI), un sussidio universale destinato a tutti coloro che si trovano in situazione di povertà.

Il REI sarà operativo dal prossimo luglio e ha meccanismi che lo rendono molto simile alla proposta del Movimento 5 Stelle. Ad esempio, è condizionato all’accettazione di percorsi di ricollocamento e formazione, in modo da aiutare le persone che lo ricevono a trovare un’occupazione. La differenza principale è nelle dotazioni finanziarie. Per il momento il REI è uno strumento di dimensioni ridotte, dotato di circa un paio di miliardi di euro. L’assegno, quindi, è piuttosto basso (un massimo di 485 euro) e la platea di chi ne può beneficiare è ridotta: lo strumento però è stato creato e ora è sufficiente aumentare la dotazione del fondo per arricchire l’assegno e aumentare il numero dei beneficiari. La proposta del Movimento è, in sostanza, un super-REI che dovrebbe avere, a seconda dei calcoli, una dotazione tra i 15 e i 30 miliardi all’anno. Nella sua sostanza, però, è uno strumento pressoché identico, a parte il fatto che si applica anche ai pensionati.

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