sole alto

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La piscina in sedia a rotelle

«Non sono competitiva, ma confesso che ogni tanto seminare un normodotato mi dà soddisfazione. Faccio le mie vasche con una diligenza che piano piano diventa ottusità del pensiero: bracciata dopo bracciata vengono diluite le questioni che mi occupavano la testa fino a cinque minuti prima, mi concentro sulle crepe sul fondo, sullo sporco che si accumula negli angoli, e più di tutto quando il sole filtra dall’alto sul luccicare variabile dell’acqua, sulla sua permeabilità ad essere attraversata, scomposta e ricomposta. Mi sembra che sia la cosa più simile al mio corpo, al mio midollo spinale maciullato e poi riunito che fa di me una creatura ibrida, per metà paralizzata, per metà del tutto semovente. Alla quarantesima vasca, però, comincio a sentirmi stanca e lì inizia la fine dell’idillio»

La piscina in sedia a rotelle

Un incontro, in India

«A vent’anni F. ha cominciato a uscire con un ragazzo, uscivano la sera e tornava tardi, e la gente criticava, allora il padre le ha fatto pressioni per sposarsi, a 24 anni. Anche se non era d’accordo con la scelta del ragazzo, per ragioni che erano sbagliate ma che col tempo si sono rivelate giuste. Il ragazzo era di una casta diversa. Che era una ragione totalmente sbagliata per dire che le cose non avrebbero funzionato, però poi le cose non hanno funzionato»

Un incontro, in India
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