
ricordo
I gemelli di Claudio Villa
«Mi è difficile, quasi mezzo secolo dopo, ricordare nitidamente la conversazione. Ma il nocciolo della questione lo ricordo bene. Claudio Pica da Trastevere era sì furibondo; ma soprattutto ferito dal mio riferimento ai gemelli “grossi come dischi volanti”. Mi piace riassumere il breve discorso che il Reuccio mi fece, seduti uno di fronte all’altro nella saletta della portineria dell’Unità di Milano, mentre il custode Giuseppe, con la coda dell’occhio, vegliava sulla mia incolumità: “Non me ne frega niente se non ti piace come canto. Ma non ti perdono di avermi preso per il culo per i miei gemelli sull’Unità, il giornale del popolo"»

Le Olimpiadi di Torino, vent’anni fa
L'Italia vinse cinque ori, tre in più della Norvegia: lasciarono un buon ricordo generale, ma anche alcune strutture inutilizzate

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Le ragazze con i pistola
«Ricordo di aver visto il film di Monicelli e alcuni di Lina Wertmüller, Germi, Pietrangeli, insieme a mia cugina, e per noi due ragazzette, sebbene ignoranti della faticosa acquisizione di diritti da parte delle donne dal dopoguerra in poi, era chiaro di avere davanti una visione nuova del rapporto fra i sessi, che metteva in luce con la parodia i cliché maschilisti da cui eravamo ancora circondate»

Unplugged dei Nirvana, quanto tempo è passato
«Prima di cena, rientrando brillo e incantato verso la città, mi fermai in un negozio e comprai l’"Unplugged in New York", il disco che ho poi più ascoltato, che ho letteralmente consumato, che mi ha accompagnato in tutti i miei viaggi, le mie città, le mie case, i miei drammi, le mie estasi. E che ancora oggi, trent’anni esatti più tardi, mi ispira un'assillante domanda: mi incaponisco a frugare in cosa ci sia nella dolce asprezza di quella voce, di quelle parole, di quella musica, di quel maglioncino verde, di quelle sigarette, di quelle accelerazioni e quei silenzi, che mi fa vibrare così tanto. Anche cosa vibra nel ricordo di me che imparo una delle sue canzoni»

Il silenzio dall’Afghanistan
«Dopo una quindicina di viaggi da inviato, il ricordo delle persone ha finito per diventare più solido. Con gli afghani ho parlato in una lingua fatta in parti uguali di parole inglesi e gesti italiani, ho riso, mangiato i ravioli di montone e bevuto innumerevoli tè. Ma non riesco a immaginare una strada per riprendere i contatti con chi è rimasto»

Curriculum di un cieco normale
«Quando mi hanno riconsegnato ai miei stavo bene, ma il troppo ossigeno nell’incubatrice aveva bruciato le retine degli occhi. Cecità assoluta, la diagnosi dei dottori. A otto anni, a Corfù, in Grecia, mio padre insistette perché provassi lo sci nautico. Lui che non sapeva nemmeno nuotare saliva su un motoscafo di un improvvisato istruttore e gli affidava suo figlio, cieco, perché gli insegnasse a sfrecciare sull’acqua. Ancora ricordo le prime paure, il timore del rumore del motoscafo e della sua elica che per me era come uno squalo affamato pronto a mordere le mie gambe»

Storia del mio occhio di vetro
«Decisero di cucirmi le palpebre per tenere l’occhio riposato. Ma gli occhi si muovono insieme, quindi era un po’ una stupidaggine, allora cucirono anche l’altra palpebra, ma era insopportabile non poter vedere. Ricordo che nell’angolino dell’occhio buono c’era un buchino e io, quando nessuno mi vedeva, guardavo da quel buchino aiutandomi con le mani per ingrandirlo un po’ e poi contorcevo il corpo fino a vedere quello che volevo vedere»

Il pensiero magico ossessivo compulsivo
«Non ricordo quando i primi pensieri ossessivi di quel tipo hanno fatto capolino nella mia vita. Posso solo dire che ero alle elementari. Sentivo una inspiegabile angoscia e per mandarla via facevo cose come saltare le piastrelle di casa sempre con lo stesso piede, toccare le pareti o le porte, ripetere un gesto con la mano. Più tardi, alle medie, diventò indispensabile inventare delle strategie affinché gli altri non mi scoprissero»

Gli alpini, la memoria e mio zio
«La questione: il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ricordo dello sterminio del popolo ebraico. Data scelta perché quel giorno, nel 1945, l'Armata Rossa abbatte i cancelli di Auschwitz. Il 26 gennaio è la Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini. Data scelta “al fine di conservare la memoria dell'eroismo dimostrato dal Corpo d'armata alpino nella battaglia di Nikolajewka durante la seconda guerra mondiale”. È il 1943, gli Alpini combattono contro l'Armata Rossa».

In ricordo di Ezio Bosso

Il video di Nike in ricordo di Kobe Bryant

Il video del cronometro dei 24 secondi lasciato scadere in ricordo di Kobe Bryant, durante Spurs-Raptors

Ayako Sato e il ricordo di una città
Che cos’è la città? Sicuramente ognuno ha una risposta personale e unica, basata sulla sua esperienza [Continua]

La vittima è l’eroe del nostro tempo
«Il 3 ottobre ricordiamo i morti. Ma non ci chiediamo mai chi siano quelle vite. Compassionevoli, non essendo riusciti a salvare quelle vite, abbiamo istituito per loro una giornata del ricordo, perché dobbiamo rievocare, serbare memoria affinché non si ripetano le tragedie del passato, ci ammonisce la storia. Compassionevoli tendiamo la mano ma non abbiamo un progetto comune del bene da condividere. Abbiamo imparato a memoria la poesia, ma non l’abbiamo capita»

Una canzone di St. Vincent
Il ricordo di qualcuno di cui non ci dimenticheremo mai il giorno del compleanno ogni volta che viene

Ricordo di Karol Modzelewski
È scomparso domenica a Varsavia, all’età di 81 anni: era un grande storico del Medio Evo e fu lui a proporre il nome "Solidarność"

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Ho conosciuto Alessandro Mendini quando avevo 15 anni. Lui era a Napoli per la metropolitana. Lavorava con mio padre, alle nuove stazioni. Quelle che poi con gli anni divennero le famose "stazioni dell'arte". [Continua]

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Basta il ricordo di un pomeriggio piovoso con te, per farmi andare in pasto ai leoni senza paura

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A un anno dalla morte più di 50 tra scrittori e amici hanno ricordato Severino Cesari, cofondatore di Stile Libero, con un libro: il racconto di Concita De Gregorio









