Il video del cronometro dei 24 secondi lasciato scadere in ricordo di Kobe Bryant, durante Spurs-Raptors

Il video del cronometro dei 24 secondi lasciato scadere in ricordo di Kobe Bryant, durante Spurs-Raptors

La notizia della morte dell’ex giocatore di NBA Kobe Bryant, avvenuta domenica in un incidente di elicottero, è stata accolta con grande stupore e commozione tra gli appassionati di sport di tutto il mondo, e in particolare tra quelli di basket. La prima partita di NBA che si è giocata dopo la diffusione della notizia, avvenuta intorno alle 20.30 (ore italiane) è stata quella tra San Antonio Spurs e Toronto Raptors. I giocatori, dopo un minuto di silenzio prima del fischio di inizio, appena iniziata la partita hanno lasciato volontariamente scadere il cronometro dei 24 secondi, quello che indica la durata massima di ogni azione. 24 era stato infatti il numero di maglia di Bryant a partire dal 2006, dopo aver indossato per anni il numero 8.

Più tardi sono cominciate altre partite: durante quella tra Memphis Grizzlies e Phoenix Suns, i primi hanno lasciato scadere il cronometro dei 24 secondi, mentre in risposta i secondi hanno tenuto la palla per 8 secondi nella propria metà campo (un’altra violazione delle regole nel basket), ricordando l’altro numero di Bryant.

Kobe Bryant in italiano, sull’Italia, nel 2011

Kobe Bryant in italiano, sull'Italia, nel 2011

Kobe Bryant, ex giocatore di basket NBA tra i più forti e famosi di tutti i tempi, è morto domenica in un incidente in elicottero vicino a Los Angeles. Bryant era famoso in tutto il mondo ma era particolarmente amato in Italia, dove aveva vissuto per diversi anni da ragazzo: anche suo padre era un giocatore di basket e Bryant e la sua famiglia lo avevano seguito quando giocava in Italia a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. In un’intervista del 2011 a Radio DeeJay, Bryant – che parlava italiano molto bene – aveva raccontato quale fosse il suo rapporto con l’Italia.

Il cartello sulla porta del sindaco di Milano

Il cartello sulla porta del sindaco di Milano

A Mondovì, in provincia di Cuneo, nella notte tra il 23 e il 24 gennaio qualcuno ha scritto una frase antisemita sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di una donna sopravvissuta ai campi di sterminio, Lidia Beccaria Rolfi, e se ne è parlato molto.
La scritta diceva «Juden hier» (qui abitano degli ebrei), richiamando quelle che venivano fatte sulle porte degli ebrei per segnalare la loro presenza ai nazisti, durante i rastrellamenti che precedevano le deportazioni.
A commento dell’episodio, il sindaco di Milano Beppe Sala ha pubblicato su Instagram una foto di un cartello affisso sulla porta di casa sua, che dice: «qui abita un antifascista».

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Qui vivo io.

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