Kobe Bryant con i Los Angeles Lakers nel 2015 (Rob Carr/Getty Images)
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  • domenica 26 Gennaio 2020

È morto Kobe Bryant

Uno dei più forti e famosi giocatori di basket di sempre, 41 anni, è morto in un incidente in elicottero vicino a Los Angeles

Kobe Bryant con i Los Angeles Lakers nel 2015 (Rob Carr/Getty Images)

Kobe Bryant, ex giocatore di NBA tra i più forti e famosi di sempre, è morto domenica in un incidente in elicottero. Bryant stava viaggiando sul suo elicottero insieme ad altre otto persone, quando è precipitato nei pressi di Calabasas, a nord ovest di Los Angeles. Nell’incidente è morta anche la prima delle quattro figlie di Bryant, Gianna Maria, di 13 anni, mentre non si sa nient’altro delle altre persone morte, una delle quali era il pilota. Il gruppo stava andando a un allenamento alla Mamba Academy, un centro sportivo di proprietà di Bryant vicino a Thousand Oaks, ed era partito poco dopo le nove di mattina locali da Orange County, dove Bryant viveva. Le cause dell’incidente non sono ancora note, ma sulle colline di Los Angeles c’era una fitta nebbia quanto l’elicottero è precipitato.

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Bryant era stato uno degli atleti più famosi e apprezzati al mondo, con una notorietà che andava molto oltre i confini della sua disciplina: si era ritirato dal basket agonistico nel 2016 dopo venti stagioni ai Los Angeles Lakers, l’unica squadra di NBA con cui abbia mai giocato e con la quale vinse cinque titoli. Giocava come guardia, ed è considerato uno dei più forti giocatori di sempre: soltanto sabato notte era stato superato da LeBron James al terzo posto nella classifica dei giocatori che hanno segnato di più nella storia della NBA.

La notizia è arrivata poco prima che iniziasse la partita di NBA tra San Antonio Spurs e Toronto Raptors: per ricordare Bryant, in quello che sarà il primo di una lunga serie di commemorazioni, i giocatori in campo hanno fatto scadere il cronometro dei 24 secondi. 24 era stato il numero di maglia di Bryant nelle ultime stagioni della sua carriera, dopo avere indossato per anni l’8.

Dotato di un fisico esplosivo, di una tecnica eccezionale e di un agonismo fuori dal comune, Bryant fu uno dei giocatori più dominanti e spettacolari degli ultimi anni, capace di vincere partite da solo e di mettere i compagni nelle migliori condizioni per eccellere, come fece con Shaquille O’Neal, Pau Gasol e tanti altri. Negli anni Duemila fu la più grande celebrità della NBA, la prima a poter raccogliere in un certo senso l’eredità di Michael Jordan, prima che arrivasse LeBron James. Era sposato dal 2001 con Vanessa Laine, con la quale aveva avuto le quattro figlie.

Bryant era nato nel 1978 a Philadelphia: era figlio di Joe Bryant, giocatore di basket che passò diversi anni in Italia tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Per questo Bryant passò la sua infanzia in Italia – parlava italiano benissimo, era tifoso del Milan – tornando poi negli Stati Uniti da adolescente. Nel 1996 fu scelto in NBA dagli Charlotte Hornets, che però lo girarono subito ai Los Angeles Lakers, nei quali debuttò giovanissimo appena diciottenne.

A partire dalla stagione successiva, Kobe Bryant si dimostrò uno dei più talentuosi giovani cestisti in circolazione, affermandosi definitivamente a partire dalla stagione 1999-2000, la prima in cui fu allenato da Phil Jackson.

Grazie alla sua straordinaria intesa con il centro Shaquille O’Neal, Bryant portò i Lakers alla vittoria di tre titoli consecutivi tra il 2000 e il 2002, in una delle squadre più forti degli ultimi vent’anni. Dopo aver vinto un altro titolo NBA nel 2004, Bryant e i Lakers passarono alcune stagioni deludenti, ritornando infine in finale nel 2008, quando persero contro i Boston Celtics. Vinse però di nuovo nel 2009 e nel 2010, in squadra insieme allo spagnolo Pau Gasol. Le ultime stagioni della sua carriera furono condizionate da un grave infortunio e da risultati ben al di sotto degli anni precedenti per i Lakers. Si ritirò nel 2016 dopo un’ultima parte di stagione passata a ricevere gli omaggi delle tifoserie avversarie in tutti i palazzetti in cui giocava: giocò un’ultima partita straordinaria segnando 60 punti, quanti nessun altro giocatore in una sola partita in quella stagione.