Kobe Bryant
Kobe Bryant con i Lakers allo Staples Center di Los Angeles nel 2016 (Getty Images)
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  • domenica 26 Gennaio 2020

Chi era Kobe Bryant

Era stato fortissimo e amatissimo come pochi, e per cinque volte aveva vinto il titolo NBA con i suoi Los Angeles Lakers

Kobe Bryant
Kobe Bryant con i Lakers allo Staples Center di Los Angeles nel 2016 (Getty Images)

Domenica 26 gennaio è morto in un incidente d’elicottero Kobe Bryant, uno dei più forti, e popolari giocatori di basket di tutti i tempi, che giocò per venti stagioni ai Los Angeles Lakers tra il 1996 e il 2016 vincendo cinque titoli della NBA. L’elicottero su cui Bryant stava viaggiando insieme ad almeno altre tre persone è precipitato a Calabasas, a nord ovest di Los Angeles: le cause dell’incidente non sono ancora chiare.

Bryant aveva 41 anni, e la notizia della sua morte ha generato reazioni sconvolte e incredule da parte di sportivi e appassionati di sport di tutto il mondo: la fama e l’impatto di Bryant sulla storia moderna della NBA è stato paragonato soltanto a campioni come Michael Jordan, LeBron James e pochissimi altri. Soltanto sabato sera, Bryant era stato sorpassato da James come terzo giocatore con più punti segnati in NBA (più di 33mila).

Bryant, famoso anche con il suo soprannome “Black Mamba”, giocava come guardia ed era considerato uno dei più forti giocatori della storia del basket. Era dotato di un fisico imponente ma agile e di una tecnica eccezionale. Per circa dieci anni, tra il 1999 e il 2009, è stato tra i giocatori più dominanti e spettacolari di tutta la NBA, con i suoi celebri tiri in sospensione e le sue famose schiacciate. Bryant finì per 18 volte nella selezione dell’All Star Game, fu votato per due volte miglior giocatore delle finali e per una volta, nel 2008, del campionato. Fece anche parte, da protagonista, della nazionale statunitense di basket che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2008 e del 2012.

Bryant era nato nel 1978 a Philadelphia. Era figlio di Joe Bryant, giocatore di basket che passò diversi anni in Italia tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Per questo Bryant passò la sua infanzia in Italia, tornando poi negli Stati Uniti per il liceo, che frequentò in un sobborgo di Philadelphia. A 17 anni decise di cercare una squadra in NBA senza passare dal college, come invece fanno la maggior parte dei giovani giocatori, e nel 1996 fu scelto al 13esimo posto draft dagli Charlotte Hornets, che però lo cedettero subito ai Lakers come parte di uno scambio più ampio. I Lakers avevano appena preso Shaquille O’Neal, centro degli Orlando Magic con il quale Bryant avrebbe formato una delle coppie più famose della storia del basket.

Shaquille O’Neal e Kobe Bryant in una partita contro i Chicago Bulls nel 1998. (AP Photo/Kevork Djansezian)

Bryant giocò la sua prima stagione poco più che 18enne, diventando un sostituto fondamentale nelle rotazioni dei Lakers, e vincendo nel 1997 la gara delle schiacciate all’All Star Game. Nella seconda stagione cominciò a giocare con sempre maggiore regolarità, diventando poi titolare dalla terza, quella 1997-1998, in cui diventò definitivamente uno dei giovani più forti della lega. Nel 1999 arrivò ad allenare i Lakers Phil Jackson, storico allenatore dei Chicago Bulls di Michael Jordan che fu fondamentale per la carriera di Bryant. Sotto la sua guida, lui e O’Neal – guardia e centro – svilupparono un legame sportivo leggendario: la stagione si concluse con la vittoria del titolo NBA dopo le finali contro gli Indiana Pacers.

Quei Lakers, nei quali giocavano tra gli altri anche Robert Horry e Derek Fisher, vinsero anche il titolo nei due anni successivi, battendo in finale prima i Philadelphia 76ers e i New Jersey Nets. Bryant diventò il giocatore più giovane a vincere tre titoli di fila, cosa che peraltro da allora non è più successa a nessuna squadra. Nella stagione seguente, quella del 2002-2003, i Lakers persero in finale di Conference contro i San Antonio Spurs, che avrebbero poi vinto il titolo; tornarono in finale l’anno seguente, perdendo contro i Detroit Pistons.

Kobe Bryant durante le finali di Conference del 2001. (Donald Miralle/Allsport)

Secondo molti, in quegli anni Bryant era il più forte e famoso giocatore di basket del mondo. Nel 2003, all’apice della sua fama, fu indagato per lo stupro di una ragazza 19enne avvenuto in un hotel in Colorado. Bryant ammise di aver avuto un rapporto con la donna, che però descrisse come consensuale. La donna rifiutò di testimoniare, e prima del processo patteggiò un risarcimento con Bryant, la cui immagine pubblica subì un colpo durissimo. Diversi grandi marchi americani interruppero i rapporti con lui, anche se li recuperò quasi tutti negli anni successivi. Più tardi, Bryant avrebbe detto che «dopo mesi in cui ho riletto le prove e ascoltato il suo avvocato e anche la sua testimonianza, capisco perché lei senta che il rapporto non fosse stato consensuale».

Tra il 2004 e il 2007 i Lakers di Bryant misero in fila alcune stagioni deludenti, anche perché O’Neal era passato ai Miami Heat. Bryant però giocò a lunghi tratti al suo meglio, stabilendo il secondo miglior record per punti in una sola partita: 81, segnati contro i Toronto Raptors nel 2006 (il primo rimane ancora oggi Wilt Chamberlain con 100). Quella del 2005-2006 fu comunque una delle stagioni migliori della carriera di Bryant, che segnò oltre 35 punti di media. I Lakers uscirono però al primo turno dei playoff contro i Phoenix Suns, cosa che successe nuovamente ai playoff dell’anno seguente.

Nel 2007 arrivò ai Lakers il centro spagnolo Pau Gasol, con il quale Bryant ristabilì un’intesa simile a quella avuta anni prima con O’Neal: la squadra arrivò alle finali NBA, perdendo contro gli storici rivali dei Boston Celtics, ma nei due anni seguenti – il 2009 e il 2010 – vinsero il titolo battendo prima gli Orlando Magic e poi i Boston Celtics.

Kobe Bryant dopo la vittoria del titolo nel 2010. (Christian Petersen/Getty Images)

Quello del 2010 fu l’ultimo titolo di Bryant, che non riuscì mai a eguagliare Michael Jordan vincendone un sesto: fece ancora stagioni sensazionali, soprattutto per un giocatore della sua età, almeno fino a una serie di gravi infortuni avuti nel 2013, che si portò dietro fino alla fine della sua carriera. Nel novembre del 2015 annunciò che si sarebbe ritirato alla fine della stagione, e nell’ultima parte della regular season fece una specie di tour di addio, ricevendo ovazioni in tutti i palazzetti in cui giocò. Giocò la sua ultima partita il 13 aprile 2016, contro gli Utah Jazz, segnando ben 60 punti.

Nel 2018 un cortometraggio animato che aveva scritto riguardo al suo addio al basket, Dear Basketball, aveva vinto il premio Oscar.