Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 9 Ottobre 2022
La creazione di un nuovo quotidiano in Trentino in uscita il 3 novembre, annunciata nelle settimane scorse, è una notizia particolare perché l’informazione locale nella regione Trentino Alto Adige è in mano a un monopolio: un solo editore possiede tutti i maggiori quotidiani da decenni, con limitate competizioni solo online. Un anno fa ci eravamo tornati su Charlie scrivendo così:
“Il Trentino Alto Adige ha una condizione unica e speciale dal punto di vista dell’informazione locale: tutte le sue maggiori testate in entrambe le lingue sono di proprietà dello stesso editore, la società Athesia posseduta da una ricca e potente famiglia altoatesina. Un anno fa l’editore ha chiuso uno dei suoi quotidiani, il Trentino: le organizzazioni dei giornalisti stanno da allora contestando quella scelta. Qualche mese fa hanno avuto una piccola vittoria giudiziaria; adesso stanno contestando il regime monopolistico della regione, e protestando contro le priorità dell’editore che ha appena acquistato un importante e lussuoso albergo sul lago di Garda”.
Adesso l’ulteriore notizia è che – dopo l’annuncio dell’arrivo di un concorrente – l’editore Athesia ha deciso di “riaprire” il Trentino , tornando in edicola con il Nuovo Trentino due settimane prima del T.
domenica 9 Ottobre 2022
Il governo italiano uscente ha approvato – dopo che il suo Dipartimento per l’editoria affidato al sottosegretario Giuseppe Moles era stato piuttosto assente da iniziative o progetti di maggiore visione sul settore per tutto il suo mandato – la distribuzione di 90 milioni a sostegno “dell’editoria giornalistica”, in queste forme:
– un contributo una tantum fino a 2mila euro ciascuna per le edicole
– un contributo agli editori dei giornali cartacei col criterio di “5 centesimi ogni copia venduta”
– un contributo di 8mila euro per nuove assunzioni e uno di 12mila euro per trasformazioni di contratti a tempo indeterminato agli editori dei giornali, delle agenzie di stampa e delle radio e tv
– un contributo per “investimenti in tecnologie innovative” destinato ancora agli editori dei giornali, delle agenzie di stampa e delle radio e tv.
domenica 9 Ottobre 2022
Il successo della sezione della Stampa dedicata agli animali che si chiama “La Zampa”, di cui il Post e Charlie avevano scritto l’anno scorso, ha suggerito all’editore GEDI di farlo diventare un “hub” indipendente: ovvero trasformarlo in una sezione comune ai siti di Repubblica e Stampa , capace di raccogliere più efficacemente inserzioni pubblicitarie dedicate e – nelle sue versioni duplicate – di portare traffico ai siti di entrambe le testate.
domenica 9 Ottobre 2022
Due anni fa Charlie aveva scritto una prima volta di una certa “stanchezza da endorsement” sui giornali americani: la pratica di scegliere di sostenere un candidato a questo o quel turno elettorale è da tempo criticata per le sue controindicazioni – in particolare la difficoltà a far percepire ai lettori l’autonomia della redazione rispetto agli editoriali – a fronte dell’idea di servizio ai lettori che la orienta. Adesso i molti giornali del fondo Alden (quello famigerato per avere acquisito e ridimensionato molte testate per poi rivenderle) stanno comunicando con simili editoriali – i primi pubblicati venerdì, ma alcune testate hanno rinviato a dopo questa campagna elettorale – che non ospiteranno più endorsement di questo genere.
domenica 9 Ottobre 2022
Nella sua rubrica sulla prima pagina della Stampa , Mattia Feltri ha riassunto lunedì in un esempio i percorsi della falsificazione delle notizie da parte delle testate giornalistiche e le loro ricadute in termini di propaganda politica.
“Quel formidabile segugio di Matteo Salvini ha fiutato un’altra notizia delle sue, e l’ha diffusa con corredo di indignazione a maggior scandalo del bravo cittadino: un immigrato marocchino con sette mogli percepisce otto redditi di cittadinanza, uno per sé e uno per ognuna delle sette mogli. La notizia lì per lì mi è sembrata credibile per una ragione precisa: soltanto il trio Salvini-Conte-Di Maio, che la varò, poteva varare una legge capace di dare otto redditi di cittadinanza a un marocchino e alle sue sette mogli (la tendenza ad approvare leggi che si disapprovano, ecco una grande sfida per la psichiatria contemporanea). Ho cominciato a dubitare dopo una lunga riflessione, circa quattro secondi, sul presupposto che la poligamia in Italia non è consentita, e doveva essere complicato per le sette spose allegare una documentazione al di sopra di ogni sospetto. Però, siccome si sa mai, mi sono fatto la mia brava e breve indagine: la notizia è stata data con qualche prudenza da Affaritaliani.it, che citava Pugliapress.tv, dove il signor Antonio Pepe, coordinatore dell’Associazione autonomi e partite Iva, sosteneva di averla sentita al bar”.
Mercoledì invece il Foglio ha provato a verificare un’altra notizia molto pubblicata su siti e giornali, senza trovarne riscontro : quella sulla “bolletta da mezzo milione” che avrebbe costretto alla chiusura alcuni alberghi pugliesi.
domenica 9 Ottobre 2022
Tra le frequenti sovrapposizioni tra contenuti “giornalistici” e pubblicità sui maggiori quotidiani questa settimana segnaliamo due esempi legati alla moda, dove questi accavallamenti sono più vistosi. Repubblica ha dedicato venerdì un’intervista di ben due pagine alla stilista Miuccia Prada per celebrare le sue iniziative filantropiche, a poche pagine di distanza da una pubblicità di una pagina intera dell’azienda Prada; e sabato ha dato spazio alla notizia dell’apertura di un negozio di Armani, di cui pure aveva ospitato un giorno prima una pagina pubblicitaria. Il Corriere della Sera ha dato spazio sabato alla notizia dell’apertura di un negozio milanese di un brand, apertura che era stata promossa due giorni prima con una pagina pubblicitaria.
domenica 9 Ottobre 2022
«Non siamo mica Town & Country , siamo il fottuto Rolling Stone », dice Noah Schachtman, 51 anni e direttore di Rolling Stone da un anno, in un lungo articolo dedicato alla nuova identità di quel giornale, pubblicato su Vanity fair .
Rolling Stone è una testata mensile ormai “storica” e di grandi fasti passati: nacque nel 1967 come quattordicinale e contenitore di nuove culture del tempo, di molta musica, e di molti reportage di attualità, inventato da Jann Wenner, che ne è rimasto capo fino a pochi anni fa quando ha venduto al gruppo editoriale Penske: suo figlio Gus è ora CEO dell’azienda.
Schachtman aveva diretto per sette anni (in due ruoli diversi) Daily Beast , uno dei primi e più vivaci giornali online americani, dandogli uno spazio ammirato e criticato allo stesso tempo, attraverso scoop aggressivi e approcci “da tabloid”. Adesso, racconta l’articolo di Vanity Fair , sta portando quell’impostazione a Rolling Stone , con inchieste e posizioni polemiche e secondo alcuni “gli interessano più gli scandali sui musicisti che la musica che fanno”, malgrado una giovinezza da bassista: ma anche con un entusiasmo e una motivazione che sono apprezzati da buona parte della redazione. Rolling Stone dichiara tuttora una diffusione di mezzo milione di copie di carta, mentre la sua presenza online è diventata una priorità solo negli ultimi tempi con la direzione Schachtman.
domenica 9 Ottobre 2022
Le minacce di maggiori proteste della redazione del Corriere della Sera di cui avevamo scritto nelle scorse settimane si sono concretizzate giovedì e venerdì: i giornalisti hanno deciso di non firmare gli articoli per due giorni, e lo ha spiegato un ” comunicato sindacale ” giovedì. La questione, ricordiamo, è la richiesta dell’editore che i giornalisti tornino a lavorare stabilmente in redazione, condizione che secondo l’editore “valorizza il confronto, il dibattito e lo scambio di opinioni tra i giornalisti” mentre secondo il Comitato di redazione una “flessibilità del lavoro” è stata “utilizzata per fare un giornale di qualità”. A questo dissenso la redazione ha aggiunto la diffidenza per un’operazione societaria su cui l’azienda non ha consultato la redazione stessa – l’incorporazione nella società maggiore di quella che oggi contiene le edizioni locali del Corriere e i loro giornalisti. In un precedente comunicato il Cdr si era detto anche preoccupato di una terza questione – l’ingerenza della pubblicità nel lavoro dei giornalisti – ma quest’ultima cosa non appare una maggiore priorità della trattativa, come scriviamo qui sotto.
La forma della protesta – non firmare gli articoli pubblicati – ha esentato i “collaboratori, molti pagati a pezzo e al minimo contrattuale, che altrimenti perderebbero la loro retribuzione”, ma appare aver esentato ogni collaboratore, e sono state pubblicate regolarmente le firme di autori come Massimo Gramellini e Federico Rampini e Massimo Franco (che è uno dei giornalisti del Corriere della Sera in pensione che continuano a collaborare). Gli altri nomi che sono rimasti in testa agli articoli sono quelli dei vicedirettori (Fiorenza Sarzanini, Federico Fubini), che per norma non sono coinvolti.
Giovedì ha comunicato lo “stato di agitazione” anche il Corriere Fiorentino , appunto uno degli inserti locali del Corriere della Sera , ancora contestando la richiesta del lavoro in presenza (che secondo il Cdr non peserebbe “da un punto di vista della qualità del giornale”, qualità che gli stessi giornalisti assimilano però ai risultati quantitativi come “i dati di vendita del cartaceo” e i “contatti sul sito”).
domenica 9 Ottobre 2022
Il Washington Post ha pubblicato delle considerazioni molto elaborate e interessanti sulle implicazioni dell’abitudine ormai molto frequente da parte delle testate giornalistiche di usare – nel loro lavoro di informazione – le immagini pubblicate dalle persone sui social network. L’articolo non considera i casi – tuttora molto diffusi – di contenuti “fatti propri” dai siti di news senza neanche chiedere agli autori di foto e video che sono stati pubblicati online: ma si dedica ai casi – ancora non così consueti in Italia – in cui un giornale o un giornalista contatti qualcuno sui social network per chiedergli il permesso di riprendere e pubblicare la sua immagine (spesso relativa a notizie drammatiche e portatrici di dolore).
Da una parte, spiega l’articolo, ha assolutamente senso che i mezzi di informazione attingano a ogni contenuto che possa permettere loro di mostrare e raccontare meglio le notizie ai loro lettori; e dalla stessa parte c’è l’impossibilità da parte dei giornali e dei siti di news di avere fotografi o operatori video sul posto di ogni notizia inattesa, dove invece ci sono quasi sempre persone in grado di riprendere immagini efficaci. Dall’altra c’è il fatto che le immagini richieste agli autori, benché generino qualche misura di ricavi, non siano quasi mai retribuite – approfittando del fatto che gli autori non siano professionisti e che spesso apprezzino di avere le loro foto mostrate e attribuite in tv o su un grande sito di news – e che questo diventi un incentivo per smettere di usare e retribuire i fotografi professionisti.
Su questi fattori contraddittori si innestano poi spesso le delicatezze di certe situazioni e una tendenza – a volte motivata – a reagire con risentimento nei confronti del lavoro dei giornalisti, percepito come invadente e insensibile: a volte dagli autori delle immagini ma soprattutto dal pubblico dei social network che assiste alle richieste. Per non parlare della necessità di avere garanzie che chi ha pubblicato un’immagine o un video online sia davvero l’autore di quelle immagini e il titolare dei diritti di riproduzione.
domenica 9 Ottobre 2022
All’interno di una scelta di distacco dalle news e dal giornalismo professionale (di cui avevamo scritto ), Facebook ha annunciato anche che dismetterà il suo servizio – chiamato Bulletin – per la produzione e invio di newsletter, che aveva costruito e promosso un anno fa per entrare in competizione in quel settore nel momento del grande successo della piattaforma Substack. Adesso le prospettive si sono un po’ ridimensionate: Substack ha ridotto i suoi occupati e Facebook ha deciso di rinunciare, malgrado investimenti sensibili fatti al lancio nel coinvolgere autori di grande attrattiva.
domenica 9 Ottobre 2022
Elton John, il principe Harry, e altri noti personaggi britannici hanno presentato una denuncia contro la società editrice del quotidiano Daily Mail , accusandola di avere permesso invasioni indebite e criminali nella loro riservatezza, installando microspie e sistemi di sorveglianza ai loro danni, corrompendo agenti di polizia e investigatori per ottenere informazioni, mentendo per ottenere documenti ospedalieri e medici, accedendo illecitamente a documentazioni bancarie.
Le accuse seguono una lunga storia di dimostrate pratiche di questo genere da parte della stampa scandalistica inglese, storia che ebbe il suo periodo più drammatico e spettacolare con la chiusura del settimanale News of the World nel 2011.
domenica 9 Ottobre 2022
Una ricerca sull’uso di Twitter citata dal sito NiemanLab dà qualche spunto sulla questione più grande di tutte, forse: prendendo con le molle qualunque ricerca di questo genere. Ma il dato interessante è che la maggior parte degli utenti di Twitter non farebbe parte – come vuole la sensazione più diffusa tra chi si occupa di analisi dell’informazione – di una “bolla” di consenso politico partigiano, in cui ciascuno segue soprattutto account con cui è in sintonia senza entrare in contatto con idee e opinioni diverse. Questo, dice l’analisi, in effetti accade e accade per ogni parte politica: ma riguarda una minoranza. La maggioranza, persino su una piattaforma come Twitter spesso raccontata come la piattaforma dei giornalisti e della politica, segue tutt’altro genere di account – celebrities, soprattutto, o conoscenti – ed è destinataria di pochissimi contenuti di informazione, che vengano dai media giornalistici o dalla politica. La maggioranza non segue giornalisti, opinionisti, commentatori dell’attualità o politici, e dal coinvolgimento nel dibattito politico sta fuori.
Potrebbe persino suonare una buona notizia, considerato quello che è a volte il dibattito politico su Twitter, o altrove. Ma lo spunto è interessante per segnalare quella che abbiamo chiamato “la questione più grande di tutte”: ovvero la quota enorme e preponderante di persone che non viene interessata o coinvolta in generale nell’informazione giornalistica sull’attualità e nella spiegazione del mondo e della realtà (che non necessariamente viene solo dai giornalisti “professionisti” o dalla testate giornalistiche). Tutto quello di cui parla Charlie, per capirsi, riguarda un servizio pubblico di informazione che non raggiunge il grosso delle persone: e i mezzi di informazione che comprensibilmente cercano di conservare mille o diecimila lettori in più dovrebbero ricordarsi, in quello che fanno e in come lo fanno, anche dei milioni e delle decine di milioni che li ignorano.
Fine di questo prologo.
domenica 2 Ottobre 2022
L’evento del Post a Faenza – Talk, alla sua quarta edizione a Faenza e sesta complessiva – si è tenuto lo scorso weekend con grandi partecipazioni e soddisfazioni, tanto che gli accoglienti spazi che lo ospitano dovranno essere arricchiti negli anni a venire. Qui ci sono diverse immagini , l’intenzione è di portarlo nel 2023 in altre città (dopo Faenza e Pesaro) come era già in programma – a conversazioni con le amministrazioni locali già avanzate – prima della pandemia: Talk è diventato non solo un’opportunità di ricavo economico attraverso le partecipazioni di sponsor locali e nazionali, ma soprattutto una grande occasione di aggregazione della comunità degli abbonati e dei lettori e di promozione del “brand” e dei suoi contenuti.
domenica 2 Ottobre 2022
Nel promuovere il nuovo progetto di formazione che era stato annunciato nei mesi scorsi, l’amministratrice delegata della società editrice del Fatto Cinzia Monteverdi ha riferito in toni preoccupati – in un articolo pubblicato sul giornale – l’attuale situazione economica del giornale stesso. E alluso a riduzioni dei costi nella distribuzione del giornale alle edicole, intenzione che sembrava già affiorare da alcune iniziative dei mesi passati.
“Il consiglio di amministrazione della Società Editoriale Il Fatto ha approvato ieri la relazione finanziaria semestrale. Stiamo attraversando tempi duri. Il risultato non è positivo. Questi tempi duri erano previsti. Non è stata dunque una sorpresa per noi. Dallo scoppio del conflitto abbiamo subìto l’aumento dei costi industriali. Le edicole scricchiolano su dati altalenanti e anche la raccolta pubblicitaria, sia sul web che sulla carta, con la guerra ha avuto un calo legato a un mercato che sostanzialmente si è bloccato.
Siamo già all’opera da mesi per il nuovo piano industriale, che verrà deliberato a fine ottobre. Credo fortemente che questo momento sia il più importante a livello societario di quelli che abbiamo vissuto finora. E anche il più sfidante.
Quello che stiamo registrando è un’evoluzione che avremmo dovuto comunque affrontare e che, a causa del conflitto bellico, ha avuto un’accelerazione importante. Ma è proprio da questi momenti che ci si sveglia con una forza ancora maggiore.
L’anno che stiamo vivendo è stato caratterizzato da turbolenti tensioni geopolitiche esacerbate dallo scoppio del conflitto in Ucraina, fattori che hanno contribuito a generare uno scenario macroeconomico molto complesso. La difficile congiuntura, aggravata dall’aumento generalizzato dell’inflazione, ha avuto ripercussioni negative sulla domanda nel settore in cui operiamo. Inoltre la crescita del costo energetico e quello delle materie prime hanno influenzato ulteriormente le nostre spese di stampa e i nostri margini.
Il momento che stiamo affrontando è tra i più sfidanti dalla nascita di Seif e rimaniamo focalizzati sull’attenta gestione della Società, impegnandoci a costruire il suo futuro. Le nuove linee strategiche tracciano la strada per il recupero già nel triennio del nuovo piano industriale, 2023-2025. I punti fondamentali verteranno sulla definitiva transizione digitale e sulla conseguente ottimizzazione del piano di distribuzione nelle edicole per il contenimento dei costi industriali; sulla nascita del ramo dedicato alla Formazione che punterà ad avere un nuovo target legato a un bisogno fondamentale e necessario nella vita; sulla creazione di contenuti nelle forme tecnologicamente più innovative per soddisfare un pubblico che non compra i giornali”.
domenica 2 Ottobre 2022
Dal ritorno delle vacanze questa newsletter ha un po’ trascurato le segnalazioni di “ingerenze” degli editori nei contenuti dei quotidiani italiani, e il rischio è che ci abituiamo tutti a una cosa che normale non sarebbe: abbiamo appena parlato di quanto sia delicata e trattata con difficoltà e cautele una simile questione al Washington Post . Da noi invece la promozione anche personale degli editori – non solo dei loro interessi economici – è operata con straordinaria disinvoltura, e più visibilmente sui quattro quotidiani maggiori. Questa settimana il caso più vistoso è stato quello di Stampa e Repubblica che hanno dedicato senza imbarazzi pagine intere (e Repubblica anche un richiamo in prima pagina) alla partecipazione del proprio editore John Elkann a una conversazione pubblica all’interno di un evento organizzato dall’azienda stessa.
domenica 2 Ottobre 2022
In Francia è stata presentata con una campagna pubblicitaria una nuova newsletter giornalistica – si chiama Glitz – dedicata al business della moda e del lusso, curata da un gruppo che già si occupa di reporting di inchiesta su altri temi assai più “da inchiesta” (servizi segreti, politica e poteri francesi): gli autori hanno spiegato al New York Times che la moda ha similitudini con questi contesti bisognosi di maggiore informazione accurata e indipendente, e che costruiranno una redazione di quindici persone con un investimento di qualche milione di euro.
“Ci siamo spinti nel lusso perché sembrava un settore fatto per noi: chiuso, governato da famiglie, con pochissime informazioni disponibili e un controllo ossessivo sulla reputazione. È il tipo di ambiente su cui andiamo forte. Per noi, è la stessa cosa di indagare su un colpo di stato in Mali o sullo spionaggio in Cina.
Abbiamo realizzato che praticamente ogni altro giornale ha legami, in un modo o nell’altro, con l’industria del lusso. E abbiamo pensato ci fosse spazio per occuparsene così come si farebbe con l’industria delle armi o farmaceutica”.
L’abbonamento a Glitz è piuttosto costoso e immagina clienti tra le aziende e gli addetti ai lavori: la newsletter ha messo online alcuni dei suoi primi articoli per dare un’idea del proprio lavoro, in francese e in inglese.
domenica 2 Ottobre 2022
Finora non è sembrato, e anzi molti hanno sostenuto – scherzando fino a un certo punto – che quello del Washington Post fosse il vero modello di business vincente in questi tempi difficili: trovare un ricchissimo miliardario che metta un sacco di soldi nel giornale. Ma questa settimana Dan Froomkin – studioso delle debolezze etiche dei media – ha scritto sulla Columbia Journalism Review un lungo articolo che pur ammettendo che non risultino a oggi interventi discutibili di nessun genere da parte dell’editore sulla fattura del giornale, la dimensione delle sue imprese crei un conflitto di interessi inevitabile, e un gravame psicologico sul comportamento dei giornalisti. Il rischio è diventato più concreto con gli ultimi interventi pubblici di Bezos contro le proposte economiche del presidente Biden, che hanno messo il Washington Post nella vulnerabile condizione di non poter prendere posizioni sulla materia senza sembrarne influenzati, in un modo o in un altro.
domenica 2 Ottobre 2022
Due giorni dopo i risultati elettorali, un importante studio legale romano famoso soprattutto per occuparsi di questioni familiari di persone pubblicamente note, ha inviato una ” diffida ” ai mezzi di informazione in cui si invitava a non pubblicare foto o informazioni sulla figlia minorenne di Giorgia Meloni – quest’ultima probabile prossima presidente del Consiglio italiana – “come già incautamente e illegittimamente accaduto in queste ore”. La ” carta di Treviso ” a cui allude la richiesta è una dichiarazione di intenti – non sempre osservati nella pratica – sulla tutela dei minori nel diritto di cronaca, che risale al 1990 (tempi assai diversi sia per l’informazione che per la visibilità pubblica dei minori).
domenica 2 Ottobre 2022
Il Comitato di redazione del Corriere della Sera ha pubblicato sul giornale di sabato un comunicato molto agguerrito contro l’azienda, contestando tre cose: la prima, che appare quella più sentita, è la richiesta dell’azienda che i giornalisti tornino a lavorare a tempo pieno in redazione; la seconda l’avevamo citata la settimana scorsa, ed è il timore che un’operazione di aggregazione di società nasconda intenzioni poco promettenti per i dipendenti; la terza è la preoccupazione – che però appare molto superata dai fatti – che ci siano “invasioni di campo da parte del marketing e della pubblicità”. Il comunicato riferisce che il Comitato di redazione ha ricevuto mandato dai giornalisti di gestire la possibilità di cinque giorni di sciopero. La “risposta dell’editore” tiene il punto su tutto.
( Intanto nei giorni scorsi c’era invece un ricco articolo di Vanity Fair sulle agitazioni al New York Times , dove molti giornalisti si sentono poco ricompensati dei successi dell’azienda, e c’è una trattativa sugli aumenti molto tesa: con la direzione tra l’incudine e il martello).
domenica 2 Ottobre 2022
Google ha annunciato che dall’anno prossimo inizierà a introdurre una funzione sul suo motore di ricerca per rendere accessibili le notizie provenienti da fonti in altre lingue e non solo in quella prestabilita dall’utente (che dà grande priorità alle fonti in quella lingua anche quando la loro competenza o tempestività su una notizia è inevitabilmente scarsa).
“Diciamo che vogliate saperne di più delle conseguenze del terremoto in Messico dell’inizio di questo mese. Con questo servizio potrete cercare e trovare i titoli tradotti dei risultati dalle testate messicane, oltre a quelli scritti nella vostra lingua impostata. Potrete leggere i report dei giornalisti di quel paese, ottenendo una prospettiva unica su quello che vi sta succedendo”.
domenica 2 Ottobre 2022
Il Times ha cambiato direttore, dopo nove anni. Il Times è il quotidiano londinese di maggiore fama all’estero, in ragione della sua lunga storia (nacque nel 1785; “il Times di Londra”, lo si chiamava qui nel secolo scorso), ma ha perso molto ruolo e autorevolezza internazionali nell’era digitale, rispetto allla capacità di innovazione e adeguamento di testate come il Guardian e il Financial Times , ma anche del suo maggiore concorrente Daily Telegraph : nel Regno Unito ha ancora invece grandi primati e oggi è un giornale che, pur avendo giornalisti e commentatori spesso capaci di qualità, ha un’impostazione delle priorità e delle titolazioni che di frequente si avvicina a quella di alcuni tabloid assai meno “autorevoli”. Dal punto di vista economico ha investito precocemente sui contenuti a pagamento online – con pagamenti elevati – e su un paywall molto rigido che lo hanno portato a una recente sostenibilità economica, ma questo lo ha anche molto isolato rispetto alla circolazione online dei contenuti stessi e del brand. In termini di diffusione del quotidiano cartaceo gli ultimi dati – di due anni fa, perché poi ha smesso di farsi certificare – gli davano 365mila copie rispetto alle circa 100mila di Guardian e Financial Times e alle 300mila del Telegraph .
Il Times è del grande gruppo editoriale internazionale che fa capo all’editore Rupert Murdoch, come anche – solo per dirne alcune – il Wall Street Journal , il Sun , la rete americana Fox , il New York Post , molte testate australiane: tutte con un orientamento conservatore, come anche il Times ; orientamento che si immagina sarà rinforzato dalla scelta del nuovo direttore, dopo le dimissioni di John Witherow che ha 70 anni. Il suo successore Tony Gallagher h a 58 anni ed è già stato direttore del Telegraph e del Sun : era arrivato al Times nel 2020 come vicedirettore ed è stato direttore di fatto nei mesi passati in cui Witherow aveva preso un congedo per malattia. E a differenza di Witherow – che aveva tenuto allora il giornale su posizioni contrarie – da direttore del Sun era stato favorevole a Brexit (e sulla sua reputazione di distanza dalla politica Tory grava molto una foto di cinque anni fa in cui fa jogging con Boris Johnson).
domenica 2 Ottobre 2022
Audiweb ha diffuso i dati di traffico dei siti internet di luglio. Abbiamo isolato quelli relativi ai siti di news di attualità generalista e delle testate più note. La seconda colonna mostra il dato del mese precedente, ma Audiweb avvisa di prendere con cautela i confronti perché ha introdotto questo mese una “nuova variante metodologica”. Inoltre, come ricordiamo spesso, i dati di traffico dei siti web sono soggetti a variabili anche molto influenti di mese in mese (un confronto più esteso è sul sito DataMediaHub ).
Per alcune delle testate nelle prime posizioni bisogna tenere presente che i numeri possono includere anche quelli di vere e proprie “sottotestate” con una loro autonomia: il sito di divulgazione tecnologica di Salvatore Aranzulla, per esempio, ha circa 300mila visitatori unici, una quota dei quali sono contati nel totale del Messaggero , mentre nei numeri del Corriere della Sera sono incluse quote che non necessariamente hanno visitato il sito del Corriere della Sera ma possono riferirsi ai soli siti di testate dello stesso editore come Oggi, Amica e IoDonna .
(manca il dato di Quotidiano Nazionale , spiega Audiweb, per un errore per cui i dati di quella testata torneranno corretti dal mese di settembre)

domenica 2 Ottobre 2022
Il dato sulle “vittime” – come l’eufemistico linguaggio giornalese chiama i morti – è quasi sempre la prima notizia che i titolisti vanno a cercare e a promuovere, durante crisi, incidenti, catastrofi, stragi: è un tema che meriterebbe trattazioni estese, il nostro rapporto – anche quello dei lettori – con la misurazione dell’importanza degli eventi a partire dal numero dei morti. Ma un altro aspetto più concreto è che quel numero è spesso inafferrabile, nell’immediatezza dei fatti: e in casi drammatici e “breaking news” capita che circolino voci, ipotesi, invenzioni, e che vengano diffuse precipitosamente e pericolosamente (una illustre e meritevole eccezione fu il Wall Street Journal del 12 settembre 2001).
Giovedì scorso, il giorno dell’arrivo dell’uragano Ian in Florida, il New York Times ha invece riferito , durante la sua copertura online di quello che stava succedendo, che stava circolando una notizia sul numero dei morti priva di qualunque fondamento.
domenica 2 Ottobre 2022
Adesso che sono più di due anni che questa newsletter cerca di raccontare a chi i giornali li legge quanto sia importante non darli per scontati, non considerarli un servizio pubblico gratuito, e tenere in considerazione quanto le inevitabili necessità economiche di aziende commerciali private influiscano sulla nostra conoscenza della realtà, adesso possiamo permetterci una pausa e un’eccezione rispetto a queste priorità. E ricordare che – quando invece sia in grado di sostenersi economicamente – il giornalismo ha anche delle motivazioni che dai ricavi economici dovrebbero e potrebbero emanciparsi del tutto. Dentro a un giornale pensare a fare ottimi contenuti di informazione senza preoccuparsi della resa – in termini di clic, di copie vendute, di abbonamenti, di complimenti, di visibilità personale, di posizionamento del giornale – è stata per alcuni decenni una condizione realizzabile, almeno in teoria e spesso nella pratica: si poteva, volendo. Quando le economie delle aziende giornalistiche erano floride, come ricaduta diretta e indiretta del prodotto giornalistico, i giornalisti e i direttori potevano decidere che un articolo – anche costoso, anche meno superficialmente attraente per i lettori – si facesse senza pensare “ai numeri”, ma solo perché sarebbe stato un buon servizio pubblico: mica avveniva sempre, anzi, ci mancherebbe. Ma poteva avvenire, e avveniva.
Oggi cominciano a esserci nel mondo fortunati e lungimiranti progetti giornalistici – grandi e secolari o piccoli e nuovi – che hanno ritrovato sostenibilità economiche dopo essere passati attraverso ristrettezze, rischi, tagli, osservazioni quotidiane e preoccupate dei numeri e parsimonia sugli spiccioli. Per quei giornali è un buon momento per provare a riemergere da quell’ordine di idee – riemergere un po’, con prudenza – e pubblicare belle storie e reportage solo perché il giornalismo è quella cosa lì e i suoi profitti servono a fare quella cosa lì.
Fine di questo prologo.
domenica 25 Settembre 2022
In Charlie della settimana scorsa abbiamo sbagliato il nome dell’editore Angelucci, che si chiama Antonio e non Alberto.
domenica 25 Settembre 2022
Il settimanale americano New Yorker ha pubblicato sul proprio sito un ritratto di Francesco Costa , vicedirettore del Post , a proposito del successo del podcast Morning .
domenica 25 Settembre 2022
Il progetto di legge statunitense che imporrebbe alle piattaforme come Google e Facebook trattative uniche con più testate giornalistiche rispetto al compenso per l’uso dei contenuti di queste ultime (ne avevamo scritto qui , e delle sue implicazioni) sembra avere superato l’intoppo che lo aveva bloccato: i due maggiori promotori della legge bipartisan si sono accordati per una formulazione che escluda che nelle trattative si discuta dei contenuti, senza che questa richiesta diventi un’opportunità per le piattaforme di ritirarsi dalla trattativa.
domenica 25 Settembre 2022
Ogni mese, quando questa newsletter riferisce i dati di diffusione dei quotidiani, cerchiamo di spiegare e distinguere alcune delle diverse voci relative ai dati forniti da ADS, l’ente che si occupa di certificare quei dati. La certificazione arriva fino a un certo grado di garanzia, perché ADS fa dei controlli, ma quei dati e la loro distribuzione nelle diverse colonne sono comunicati dalle testate stesse. Una delle distinzioni più importanti è per esempio quella tra le copie definite “individuali” (“s i intende il totale delle copie vendute in Italia attraverso le edicole, i punti vendita autorizzati e/o abilitati alla vendita di giornali, quotidiani o periodici e attraverso il canale porta a porta. Tali copie sono acquistate direttamente dal singolo destinatario finale”) e quelle indicate come “multiple pagate da terzi” (“si intende il totale delle copie vendute in Italia cumulativamente/in blocco a strutture pubbliche o private”): perché nelle seconde ricadono acquisti di grandi numeri di copie che non necessariamente raggiungono dei lettori, che si tratti di copie acquisite da alberghi, da compagnie di trasporti pubblici o da altri enti pubblici o privati che poi le offrono gratuitamente ai propri clienti, associati, visitatori.
È quindi corretto che questi numeri siano indicati separatamente, e chi segue i report mensili di Charlie ha presente che mettiamo maggiore attenzione sull’isolare i numeri delle copie individuali, che sono un indicatore più affidabile delle inclinazioni dei lettori a pagare per leggere questo o quel quotidiano.
Ma bisogna anche avere presente come questa separazione offra garanzie di attendibilità limitate: blocchi di copie “multiple” sono spesso vendute in seguito ad accordi di copertura promozionale più o meno trasparente di determinate aziende, eventi o iniziative da parte del giornale, e l’acquisto avviene spesso con il tramite di un’edicola. Questo permette di farle ricadere nella quota di “vendite individuali” e non sempre le verifiche di ADS individuano questa comunicazione ambigua, diciamo.
domenica 25 Settembre 2022
Il Reuters Institute ha pubblicato un’intervista con Francesco Zaffarano, direttore del progetto di informazione online che si chiama Will (acquistato di recente dalla società di podcast Chora, che è guidata dall’ex direttore di Repubblica e della Stampa Mario Calabresi). Will si rivolge soprattutto a un pubblico giovane, attraverso i social network, con l’idea di fare un lavoro di divulgazione sull’attualità per lettori che fatichino a capire l’informazione delle maggiori testate tradizionali:
“Ogni tanto mi capita di leggere dei quotidiani italiani e giuro che non capisco di cosa stiano parlando. È surreale. Sono un giornalista, ho fatto questo lavoro per anni, non sono uno che non sappia orientarsi nel mondo dei media. Eppure certi giorni ci sono parole nei titoli che non capisco. Di solito sono nomi di aziende, e se nessuno mi indirizza, a chi stanno parlando? Se parli a un pubblico di addetti ai lavori, capisco. Ma se sei un grande quotidiano nazionale l’obiettivo dovrebbe essere di parlare a tutti”.
domenica 25 Settembre 2022
Il gruppo Class Editori è un’azienda giornalistica che ha quasi quarant’anni e presidia una parte dell’informazione finanziaria e dedicata alle professioni e all’economia, il campo in cui il protagonista principale è la società del Sole 24 Ore : Class possiede il quotidiano Milano Finanza, la tv Class CNBC, la rete di informazione Telesia che diffonde news nelle metropolitane e negli aeroporti, le riviste Class e Capital , e indirettamente è editrice anche del quotidiano ItaliaOggi, che è formalmente di un’altra società che da anni richiede e ottiene contributi pubblici. Class Editori è stata creata dall’imprenditore Paolo Panerai, che ha 76 anni e la gestisce tuttora personalmente, e che prima di diventare editore fu direttore negli anni Settanta del settimanale che si chiamava il Mondo. Panerai ha parallelamente proprietà nel settore della produzione vinicola.
Adesso il gruppo ha arruolato come direttore dello sviluppo digitale Roberto Bernabò, che – dopo una carriera giornalistica in cui si era occupato dei quotidiani locali del gruppo GEDI e aveva diretto il Tirreno – negli ultimi cinque anni aveva avuto un ruolo analogo al Sole 24 Ore dove aveva guidato le innovazioni editoriali e di business online del giornale, e a cui è stata affidata la responsabilità di progettare le opportunità di un’azienda giornalistica finora molto legata alla carta e a modelli di ricavo tradizionali.
domenica 25 Settembre 2022
Tra le iniziative commerciali estranee al progetto giornalistico che i quotidiani italiani stanno sperimentando per ottenere fonti di ricavo accessorio, è da notare per novità quella del Fatto quotidiano proposta questo mese: una ” carta di credito del Fatto ” offerta ai lettori in bundle con un abbonamento e attraverso un accordo col fornitore della carta di credito.
domenica 25 Settembre 2022
Il Comitato di redazione del Corriere della Sera ha contestato in un comunicato l’editore Urbano Cairo per avere scavalcato – e non informato – la redazione nel comunicare pubblicamente l’intenzione di assorbire i dipendenti delle testate locali (quelle pubblicate in allegato al quotidiano in diverse città italiane ) all’interno della società “madre” del Corriere . L’editore ha risposto con toni concilianti.
“Il Cdr del Corriere della Sera ha appreso la sera di martedì 20 settembre dall’azienda del progetto di fusione tra Rcs Mediagroup spa e Rcs Edizioni locali. La comunicazione è stata data in maniera del tutto inusuale rispetto alla storia dei rapporti sindacali del giornale, che hanno sempre visto una condivisione preventiva, anche informale, in occasione di passaggi così importanti. Il Corriere della Sera ha appena superato uno stato di crisi con prepensionamenti e uscite a vario titolo e il Cdr chiederà con forza che l’ingresso annunciato di 100 giornalisti delle Edizioni locali diventi lo strumento per un rilancio e consolidamento sul mercato italiano e straniero, e non un artificio di bilancio aziendale”.
domenica 25 Settembre 2022
Negli Stati Uniti si è parlato molto di un caso giudiziario che ha avuto un ribaltamento questa settimana e che molte persone conoscevano per essere stato l’oggetto di uno dei podcast più famosi degli anni passati, a cui si attribuisce di avere fatto fare un salto di qualità alla popolarità dei podcast.
” La notizia ha avuto un grosso rilievo sui media americani e non solo, perché Syed era stato il protagonista di Serial , un podcast di giornalismo investigativo pubblicato nel 2014 che rese famoso il caso, e che per primo sollevò grossi dubbi sull’esito del processo. Serial ebbe un successo enorme e fu uno dei primi podcast a diventare un fenomeno di massa, paragonabile a una serie TV di cui tutti parlano e commentata un po’ ovunque: nei fatti la sua influenza fu talmente grande da contribuire alla riapertura del caso di Syed a molti anni di distanza.
Syed, che è stato scarcerato lunedì, è stato messo agli arresti domiciliari. Entro trenta giorni dalla decisione si saprà se sarà chiesto per lui un nuovo processo”.
domenica 25 Settembre 2022
Sul delicatissimo e secolare affare della distinzione tra giornalismo e pubblicità – affare di rinnovata attualità in questi anni di crisi di ricavi per i giornali – è interessante riportare la rivendicazione del network di siti locali Citynews , le cui attività abbiamo raccontato altre volte, in una risposta al sito Professione Reporter che aveva pubblicato alcune critiche.
“Nelle aziende editoriali tradizionali, molto spesso, la semplice idea di giornalisti che collaborino o semplicemente parlino o pranzino insieme con i colleghi del marketing faceva inorridire, in primis gli stessi giornalisti.
Noi al contrario abbiamo sempre rivendicato la scelta di essere una
azienda unica che non separa editore e concessionaria. Così chi vende la pubblicità deve avere a cuore sempre la qualità del prodotto (es. poco affollamento e qualità nelle pubblicità) mentre chi produce il contenuto giornalistico deve avere a cuore il tema dei ricavi pubblicitari e supportare la forza vendita”.
domenica 25 Settembre 2022
Il grande e potente editore tedesco su cui avevamo aggiornato la settimana scorsa è ora destinatario di una denuncia con richiesta di danni in California da parte della donna che aveva accusato l’ex direttore del quotidiano Bild di abusi e violenze: le accuse erano state dettagliate da un articolo di Ben Smith sul New York Times in seguito al quale il direttore era stato allontanato. Adesso l’accusatrice sostiene che l’azienda abbia coperto gli abusi.
domenica 25 Settembre 2022
È stata pubblicata una ricerca sulla “news avoidance” che sostiene che un fattore rilevante nel disinteresse di molte persone nei confronti dell’informazione sia la previsione di un alto effetto “stressante” delle notizie stesse, e la sensazione che non ne riceveranno niente di utile. Il direttore del Post ha scritto alcune considerazioni e citato la sua limitata esperienza personale, su questo.
domenica 25 Settembre 2022
SAE è la società editoriale che si è costituita qualche anno fa per acquistare dal gruppo GEDI quattro dei suoi quotidiani locali (il Tirreno di Livorno, la Gazzetta di Reggio e la Gazzetta di Modena , la Nuova Ferrara ) e che ha successivamente rilevato anche la Nuova Sardegna di Sassari. La competenza da editore e la capacità progettuale del nuovo gruppo sono state messe in discussione da parte delle redazioni in alcune occasioni, e adesso la società ha ritenuto di avere bisogno di un aumento di capitale: e ha coinvolto come nuovo socio il gruppo Nieddu, una delle più importanti società di trasporti mercantili italiane, con base in Sardegna. SAE ha anche creato un “advisory board” di consulenti con esperienze editoriali, tra cui Luca De Biase, giornalista di lungo curriculum nel digitale ed ex direttore dell’inserto Nova del Sole 24 Ore , e Sergio Luciano, direttore del mensile Economy e nel 2000 di uno dei primi “giornali online” italiani, il Nuovo.
domenica 25 Settembre 2022
Il Washington Post ha annunciato qualche settimana fa la chiusura del suo inserto cartaceo domenicale Outlook , dopo 68 anni: Outlook era nato per aggiungere letture diverse e più originali all’abituale contenuto giornalistico del quotidiano, che potevano essere storie o commenti più autoriali e personali, o reportage più narrativi, o altro ancora: un ibrido tra un magazine e una sezione delle opinioni. Nel raccontarne le gesta e salutare i suoi lettori, due dei suoi editor passati hanno spiegato così le ragioni per cui questo sarà l’ultimo numero.
“La decisione di chiudere la sezione Outlook , e di consolidare il giornalismo d’opinione nella sezione degli editoriali, dà la misura di quanto sia cambiato drammaticamente il business dei giornali nel suo cammino dalla carta al digitale.
Vent’anni fa l’edizione della domenica era la base della prosperità del quotidiano. Ne compravano una copia più di 900mila persone ogni settimana. Era affollato di pubblicità: inserti, pagine e pagine di annunci, e talmente tante inserzioni che le sezioni principali aggiungevano abitualmente pagine per ospitarle tutte. Outlook era un elemento vitale di quell’offerta domenicale, e al suo momento massimo veniva consegnato al 70% delle famiglie nell’area metropolitana di Washington. Nessun altro giornale si avvicinava a questi risultati in tutti gli Stati Uniti.
Oggi il Washington Post ha quasi tre milioni di abbonati paganti. L’edizione domenicale è acquistata da meno di 275mila persone. Questo articolo sarà letto soprattutto da quel pubblico della carta che invecchia e che diminuisce, e da lettori online che ci si imbatteranno mentre girano per la rete con i loro smartphone, tablet o computer portatili. Molti dei lettori del Washington Post nemmeno sanno che sia mai esistita, la sezione Outlook . Conoscono solo i diversi singoli articoli di Outlook che sono diventati virali. E le voci nuove e inedite che gli editor di Outlook scoprivano per primi oggi affollano internet, dove i social media offrono visibilità immediata a tutti.
[…] La “sezione delle idee” ha compiuto la sua missione, una missione progettata per un pubblico della carta. Ora il Washington Post gioca in un altro campionato, che impone nuove strategie. Ma dovunque andrà il suo giornalismo, lo spirito curioso di Outlook sopravviverà”.
domenica 25 Settembre 2022
Libération è il quotidiano ormai “storico” (tra pochi mesi avrà cinquant’anni) della sinistra francese: per semplificare molto diremmo che sta a metà tra il Manifesto e Repubblica (nato più simile al primo, divenuto poi meno radicale), perché in Francia c’era già – quando nacque Libération – un grosso quotidiano di posizioni progressiste più moderate, che è ancora il più letto di tutti, Le Monde . La sua storia è ricca di episodi importanti e di sviluppi, che hanno riguardato spesso anche la sua sostenibilità economica, con difficoltà molto gravi in più occasioni, e passaggi proprietari e societari. Adesso è di una sorta di fondazione creata nel 2020 dal suo precedente proprietario, il ricchissimo imprenditore di nascita marocchina Patrick Drahi. Il suo direttore si chiama Dov Alfon, ha 61 anni, è nato in Tunisia ed è franco-israeliano (a lungo ha lavorato al quotidiano israeliano Haaretz ). Libération è il quinto quotidiano nazionale per diffusione, e dichiara circa 90mila copie vendute e 60mila abbonati digitali, con una soddisfacente crescita negli ultimi tre anni dopo un lungo declino.
La notizia di questa settimana è che il giornale ha ottenuto un preziosissimo prestito di 14 milioni di euro da parte dell’imprenditore ceco Daniel Kretinsky, di ricchezza derivata dal business dell’energia ma molto attivo anche nell’editoria giornalistica europea (possiede diverse testate nel suo paese, ma anche in Francia, e una grossa quota della società che pubblica Le Monde; e per qualche tempo si era parlato anche di un suo interesse per il Foglio in Italia). Kretinsky ha anche donato un milione alla fondazione che pubblica Libération.
domenica 25 Settembre 2022
Il Washington Post ha pubblicato un ricco e approfondito reportage su come il campionato di football americano NFL – uno dei più importanti tornei sportivi del paese – limiti l’accesso agli allenatori afroamericani, a dispetto della quota maggioritaria di afroamericani tra i giocatori: “i giocatori neri sono il 58%, i bianchi un quarto. Ma dal 1990 i primi allenatori neri sono stati solo l’11%: 154 uomini bianchi hanno avuto il ruolo di primo allenatore nell’NFL, contro 20 uomini neri”.
Quella che aggiungiamo non è un’informazione nuova su Charlie, lo sappiamo, ma il dato rivelato dal Washington Post in quell’ambito è un’illuminante occasione per affrontare l’impressione diffusa che nei giornali “lavorino” molte donne, e che questo suggerisca parità: secondo una ricerca fatta l’anno scorso da Anna Masera per la Stampa , le giornaliste in Italia sono circa il 41% del totale, e vengono pagate il 16-18% in meno degli uomini. Nel ruolo di direttrice – come ricordiamo spesso in attesa di novità – ci sono 26 uomini e due donne (una ne dirige tre) a dirigere i primi trenta quotidiani italiani, 35 uomini e tre donne nei primi quaranta.
Fine di questo prologo.
domenica 18 Settembre 2022
Alla fine di questa settimana buona parte della redazione del Post si sposta a Faenza per Talk, la giornata di incontri del Post che alla sua quarta edizione è diventata due giornate, venerdì e sabato. Il programma è qui , ma quanto agli interessi più specifici dei lettori di Charlie segnaliamo la rituale rassegna stampa I giornali spiegati bene con Luca Sofri e Francesco Costa sabato mattina, e la conversazione su attualità e informazione con Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale , sabato pomeriggio.
domenica 18 Settembre 2022
Daniele Bellasio, che da un anno e mezzo era andato a dirigere il quotidiano di Varese la Prealpina , da ottobre tornerà come vicedirettore al Sole 24 Ore di cui era stato caporedattore fino a cinque anni fa, dopo aver lavorato a lungo al Foglio di cui era stato pure vicedirettore e prima di un periodo di due anni come caporedattore agli Esteri di Repubblica . Da vicedirettore al Sole 24 Ore Bellasio si occuperà soprattutto del digitale.
domenica 18 Settembre 2022
I lettori abituali di Charlie conoscono una delle cose più importanti che un lettore di giornale deve sapere per giudicare il peso e il valore delle cose che legge: ovvero che il titolo di un articolo non lo sceglie o valuta quasi mai chi ha scritto l’articolo, ma è un lavoro fatto in redazione da persone che sono dedicate a questo e ad altri lavori “di macchina”. Il vantaggio di questa divisione del lavoro è che la titolazione – lavoro delicato e prezioso di sintesi e di marketing insieme – è affidata a persone che in teoria hanno sapienze e premure in questo: sanno isolare la notizia o la storia e la loro rilevanza, e sanno renderle attraenti e interessanti per portare il lettore a leggere l’articolo. La controindicazione è che quando queste sapienze e premure non ci sono, o quando trascurano altri criteri fondamentali dell’informazione accurata, chi compone i titoli ha il potere pericoloso di trasmettere a chi legge informazioni errate, infondate, false, che contraddicono il testo dell’articolo che non necessariamente sarà letto. Il caso in cui avviene più di frequente è con i virgolettati di persone intervistate o interpellate.
Gli esempi sulla stampa italiana di questo pericolo sono quotidiani, e sono frequenti gli interventi dei lettori o dei coinvolti a tentativo di correzione di quello che viene forzato o inventato nei titoli: questa settimana è avvenuto nello stesso giorno in due casi distinti di maggiore visibilità.
Josh Rudolph, “esperto americano di finanziamenti alla politica”, ha ringraziato su Twitter Stefano Vergine del Fatto dell’intervista, ma ha aggiunto “vergogna per il Fatto Quotidiano ” a proposito di un titolo che gli attribuiva una frase che non aveva detto e che conteneva cose false (“invenzioni degli editor “). Il Fatto ha corretto il titolo nella versione dell’articolo online .
Roberto Burioni, scienziato di grande fama e popolarità, ha segnalato un errore dello stesso genere al sito di news Open , e ha ringraziato per la successiva correzione: ma è uno dei molti che appunto ancora non conoscevano i meccanismi di titolazione nelle redazioni.
domenica 18 Settembre 2022
Ha scritto a Charlie Mauro Munafò, giornalista dell’ Espresso , per rispondere ad alcune considerazioni fatte nel ” Prologo ” di Charlie della settimana scorsa, con argomentazioni utili a valutare il ruolo di un Comitato di Redazione, e il comunicato che il CdR dell’ Espresso aveva diffuso rispetto alla polemica tra il regista Gianni Amelio e il critico cinematografico Fabio Ferzetti:
“Condivido la vostra preoccupazione per lo svilimento delle parole e il rischio che un continuo gridare al lupo al lupo finisca per avere sui lettori. Quello che contesto è la vostra conclusione.
Un cdr ha tra i suoi principali incarichi quello di tutelare i colleghi che lavorano per una testata, nelle sue varie forme. L’episodio che voi derubricate un po’ frettolosamente come “una spiacevole e occasionale questione personale” non lo è affatto. Amelio ha tutto il diritto di non apprezzare un collega e anche di non concedergli un’intervista: quello che non ha il diritto di fare è diffamarlo in un momento pubblico come una conferenza stampa.
Ferzetti era in conferenza a fare il suo lavoro e, infatti, ha fatto una domanda piuttosto rilevante, volta a capire quanto il nuovo film del regista fosse attento alla veridicità storica del caso Braibanti. La domanda non ha ottenuto risposta, mentre il collega è stato di fatto insultato, in pubblico, in diretta. Come cdr abbiamo espresso la nostra vicinanza al collega: vicinanza che gli altri presenti in sala non gli hanno manifestato, di fatto lasciandolo solo. Nel nostro comunicato non abbiamo parlato di libertà di stampa ma di diritto di critica: perché quanto fatto da Amelio è proprio questo: una limitazione del diritto di critica, in un settore specifico.
Per quanto riguarda i pericoli per la libertà di stampa, mi dispiace ma il vostro prologo fa esattamente quello che dichiara di non voler fare: benaltrismo. Siamo tutti consapevoli della situazione attuale e dei limiti della professione, e non manchiamo di prendere posizione nelle varie questioni, a difesa dei colleghi che subiscono intimidazioni o di quelli che non ricevono retribuzioni adeguate. Però il Cdr non è l’Onu, ma una rappresentanza sindacale che deve tutelare interessi specifici. Anche per questo collaboriamo con le varie associazioni di categoria regionali e nazionali sui temi che, per la loro dimensione, non possono essere affrontati da un singolo Cdr.
Proprio per questo non capisco perché difendere il collega Ferzetti dovrebbe essere alternativo rispetto al “coinvolgimento a difesa della libertà di stampa dalle minacce dei lupi veri”.”
Tra gli argomenti validi ci sono alcuni punti nella gentile risposta di Munafò a nostro parere discutibili, ma siamo nell’ambito delle opinioni e poi non aderiremo a quella pessima abitudine giornalistica di ospitare legittime risposte o correzioni e poi voler avere l’ultima parola: solo una cosa è palesemente equivocata e la sottolineiamo, ovvero che l’allusione – attraverso un link – all’intervento del CdR nel “Prologo” di Charlie si riferiva, all’interno di una parentesi, alla isolata e distinta questione del “difendere i propri giornalisti”, e non alle altre questioni sollevate.
domenica 18 Settembre 2022
Il quotidiano Domani ha compiuto due anni giovedì. Fu creato, ricordiamo, per volontà del ricco imprenditore Carlo De Benedetti, che per sue stesse dichiarazioni aveva voluto reagire a quello che riteneva uno snaturamento e una perdita di ruolo del quotidiano di cui era stato editore per alcuni decenni, Repubblica , e che era stato ceduto dai suoi figli alla famiglia Agnelli e alle sue società. Nei fatti, Domani è assieme alla Verità uno dei due progetti di nuovi quotidiani con ambizioni nazionali che abbiano occupato un loro spazio di rilievo nazionale negli ultimi dieci anni, pur con una diffusione contenuta ( Domani non diffonde numeri ufficiali e certificati).
Alla fine di giugno la società che possiede il quotidiano aveva approvato il suo bilancio per il 2021, che dà un po’ di informazioni generali su come vadano i suoi conti, tenendo conto che due anni non sono ancora un periodo valido per considerare stabili gli andamenti di un progetto editoriale (soprattutto questi due anni): Domani è ancora nei tempi di una startup. Il capitale della società Editoriale Domani è costituito da dieci milioni destinati da due società di De Benedetti (capitale di cui un terzo non è stato ancora versato): nel 2020 – quando il giornale era stato operativo per soli tre mesi e mezzo – aveva avuto ricavi per 2,3 milioni e costi per 4,9; il 2021 si è chiuso con 4,6 milioni di ricavi e 7,3 milioni di costi, e quella che si chiama “perdita d’esercizio” di 2,3 milioni, che seguiva quella di 1,9 del 2020. Ricordiamo che sono conti chiusi alla fine del 2021, e che a oggi sono già stati modificati da ulteriori nove mesi di esercizio i cui risultati non sono ancora noti. Le voci maggiori di costo sono 2,4 milioni per il personale (il bilancio dichiara 30 dipendenti) e 3,8 milioni di “servizi”, in cui ricadono molte voci diverse.
domenica 18 Settembre 2022
Antonio Angelucci è il discusso editore del Tempo e di Libero : il primo è il quotidiano romano storico “di destra”, che da molti anni ha perso lettori e centralità (che aveva anche nella politica nazionale: la sua stessa sede è davanti a Palazzo Chigi) e non è più in competizione con l’altro grande quotidiano romano, il Messaggero . Il secondo è un quotidiano con sede a Milano, a sua volta con posizioni di destra esibite molto aggressivamente e faziosamente, che fu fondato nel 2000 da Vittorio Feltri che ne è tuttora direttore editoriale. Il direttore è Alessandro Sallusti, e anche Libero è in un periodo di crisi, ed è rimasto molto indietro in termini di copie nella competizione con il quotidiano che gli ha tolto spazio e lettori, la Verità . Angelucci possiede anche il Corriere dell’Umbria , principale quotidiano della regione per diffusione.
L’attività principale di Angelucci – che ha 78 anni – non è quella di editore: in decenni da imprenditore ha accumulato e continua ad accumulare grandi ricchezze nel settore delle cliniche private, e le ha sfruttate – le ricchezze – per investire nella pubblicazione di giornali promotori di idee politiche e di toni che condivide (ciò malgrado Libero chiede e riceve ogni anno 5 milioni e mezzo di euro di contributi pubblici) e per entrare lui stesso in politica ottenendo di essere eletto deputato per tre volte con Forza Italia: alle elezioni della settimana prossima sarà ancora candidato, ma con la Lega. La sovrapposizione di questi ruoli non è la sola cosa che lo rende “discusso”: negli anni le sue attività imprenditoriali e finanziarie hanno subito inchieste e accuse alcune delle quali non si sono ancora concluse giudiziariamente.
Questa settimana le attività contestate di Angelucci sono state di nuovo oggetto di articoli diversi su due quotidiani nazionali: il Fatto ha dato notizia del rinvio di un’udienza in cui Angelucci è accusato di corruzione, mentre sabato Domani ha pubblicato una pagina sulle sue manovre – di cui Domani contesta la legittimità – per ottenere esenzioni fiscali dallo stato italiano rispetto a enormi investimenti in Lussemburgo.
domenica 18 Settembre 2022
Un incidente che sarebbe piccolo, e che potrebbe ricadere nel “può capitare” delle ingenuità giornalistiche, è stato aggravato da un’abitudine non rara che lo rende esemplare e interessante da raccontare. Una giornalista della tv britannica Sky News che stava gestendo dallo studio una diretta sulla morte della regina Elisabetta e commentando le immagini che arrivavano da diversi luoghi del paese, ha scambiato le riprese da un elicottero di una manifestazione di protesta per l’uccisione di un giovane disarmato da parte della polizia (è un caso che sta generando proteste e tensioni a Londra) per un raduno di persone dirette verso Buckingham Palace per ricordare la regina. Ma ha ritenuto di aggiungere una serie di considerazioni come “migliaia di persone percorrono quella strada, è un’immagine incredibile. La stanno risalendo, lentamente, incontrando nuovi amici lungo il percorso, parlando del loro viaggio per arrivare fin là, scambiandosi ricordi della regina, e pensieri augurali per il nuovo re”.
La giornalista e la tv si sono scusati dell’errore, che sarebbe stato più contenuto e meno spiacevole se da un’errata interpretazione di un’immagine – può capitare – non si fossero estratte considerazioni immaginarie e suggestive prive di qualunque fondamento fattuale.
domenica 18 Settembre 2022
Sono stati pubblicati lunedì scorso i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di luglio. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.
Il totale di queste copie dà una cifra complessiva, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione , e che trovate qui , da cui si vedono, rispetto al mese scorso, recuperi di copie sensibili per tutte le testate (maggiori per Repubblica e Fatto ): che in parte si spiegano con l’attenzione dei lettori per gli sviluppi della politica e per l’agonia e caduta del governo durante il mese di luglio.
Se guardiamo invece i più indicativi e severi confronti con l’anno precedente i declini riguardano ancora una volta tutti eccetto la Verità (che nei mesi scorsi aveva perso copie ma continua ad avere numeri molto maggiori di un anno prima; la sua crescita maggiore era avvenuta tra agosto e ottobre 2021) e il Corriere della Sera che ottiene un piccolo ma apprezzabile aumento*: si notano però soprattutto ancora il calo del 14% delle copie di Repubblica, dell’11% della Stampa (i due quotidiani maggiori del gruppo GEDI) e del 16% del Giornale .
(*nota di metodo: ADS registra una prima stima da parte dei quotidiani, e poi un dato successivo “contabile” che può avere piccoli assestamenti: è la ragione per cui i dati del 2021 che vedete nelle tabelle di Prima Comunicazione non sono gli stessi che erano stati pubblicati un anno fa , e per cui appunto il Corriere mostra un aumento, confrontando il contabile del 2021 – e non la stima – con la stima del 2022)
Come facciamo ogni mese, consideriamo invece un altro dato più indicativo della generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra: lo si ottiene sottraendo da questi numeri quelli delle copie gratuite o scontate oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato relativo alla scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e pagare il giornale. Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa ):
Corriere della Sera 191.964 (-4,9%)
Repubblica 119.499 (-21%)
Stampa 82.765 (-13%)
Resto del Carlino 66.111 (-9%)
Sole 24 Ore 61.951 (-12%)
Messaggero 55.565 (-9%)
Fatto 47.768 (-9%)
Nazione 43.875 (-11%)
Gazzettino 38.408 (-9%)
Giornale 31.386 (-18%)
Verità 30.038 (+18%)
Rispetto al mese passato recuperano tutti una discreta quota di copie, soprattutto Corriere e Repubblica , con l’eccezione di Avvenire che ne perde.
Altri giornali nazionali:
Libero 21.826 (-8%)
Avvenire 16.344 (-6%)
Manifesto 12.742 (-3%)
ItaliaOggi 9.209 (-17%)
(il Foglio e Domani non sono certificati da ADS).
( Avvenire, Manifesto, Libero e ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti)
domenica 18 Settembre 2022
Il Washington Post ha pubblicato dieci giorni fa un lunghissimo ritratto di Mathias Döpfner, che è uno degli uomini più potenti dell’editoria giornalistica mondiale: è infatti il capo del grande editore tedesco Axel Springer, che in Germania pubblica giornali importanti come la Bild e la Welt ed è considerato da sempre un soggetto importantissimo nell’orientamento dell’opinione pubblica, ma che in questo secolo è diventato anche una multinazionale acquisendo i siti americani Business Insider (oggi si chiama Insider ) e soprattutto Politico , e costruendo il servizio di aggregazione di news Upday che è attivo su tutti gli smartphone Samsung. L’editore Axel Springer morì nel 1985 ma lasciò la società alla sua quinta moglie Friede Springer, la quale ha progressivamente affidato ruoli sempre più importanti e autonomi a Döpfner, che oggi è amministratore delegato e presidente della società, che governa con orientamenti in buona parte affini a quelli di destra del fondatore: questo e l’acquisizione di Politico – uno dei maggiori successi editoriali digitali di questi decenni – rendono i media americani molto interessati a capirlo e a intuirne le scelte future. Döpfner è stato protagonista spesso di casi pubblici che hanno generato scandali o proteste, come quello che ha travolto l’allora direttore della Bild su un’accusa di molestie sessuali: e lo stesso articolo del Washington Post inizia raccontando di una sua mail in cui invitava i dirigenti del gruppo a pregare per la rielezione di Donald Trump (lui sostiene che fosse una battuta).
Ma la grana che riguarda Döpfner questa settimana è un’altra: il quotidiano londinese Financial Times ha rivelato che in una agguerritissima campagna della Bild – che è un tabloid screditato e aggressivo, capace di sensazionalismi e scoop insieme, ed è il quotidiano a maggior diffusione in Europa – contro la società Adidas di due anni fa, l’editore Döpfner aveva un proprio personale interesse economico. Adidas aveva cercato allora di sospendere il pagamento degli affitti dei suoi negozi tedeschi, approfittando di una legge approvata per attenuare le conseguenze economiche delle chiusure dei negozi legate alla pandemia: ma che di quegli aiuti approfittasse una grande multinazionale dai conti floridi aveva generato grandi proteste e campagne di boicottaggio in Germania, sostenute con grande vigore e continuità dalla Bild che per prima aveva raccontato la storia. Adesso il Financial Times ha scoperto che Döpfner era comproprietario di un edificio a Berlino che ospitava un grosso negozio di Adidas, uno di quelli a cui l’azienda non voleva pagare l’affitto (Adidas annullò la sua decisione e si scusò, dopo le proteste). L’articolo accusa Döpfner di non avere rivelato il conflitto di interessi e di avere promosso lui la campagna della Bild , spostando tutte le attenzioni su Adidas rispetto ad altre società che stavano facendo la stessa cosa: Axel Springer e l’ex direttore Reichelt (quello che poi si sarebbe dimesso) hanno risposto confermando che la fonte della storia fosse Döpfner – che spesso ha notizie utili per il giornale, dovute al suo ruolo e alle sue relazioni – ma sostenendo che la scelta del suo uso giornalistico sia stata del tutto autonoma e priva di interferenze da parte dell’editore.
domenica 18 Settembre 2022
Parliamo una volta di chi li legge, i giornali, e non di chi li fa (e di chi li guarda, li ascolta, eccetera: su Charlie chiamiamo per semplicità giornali i molti e vari formati dell’informazione giornalistica): ovvero tutti noi, quella categoria a cui spesso i giornali si riferiscono in terza persona (“i lettori”, “il pubblico”) ma che comprende sempre anche chi parla, dettaglio utile ad attenuare l’effetto ingannevole di masse indistinte e monolitiche.
C’è quel pensiero ormai consueto da decenni – ma aggravato dagli aggravamenti apparenti – per cui le responsabilità di difetti e inadeguatezze dei politici sono da attribuire agli elettori che li votano, nelle democrazie. Pensiero fondato, che può essere applicato anche – con significativa assonanza – ai lettori rispetto ai limiti dei giornali: i giornali tanto criticati esistono perché ci sono lettori che li comprano, e le loro scelte suscettibili di critiche vanno quasi sempre incontro ai desideri verificati dei loro lettori. Certo, le leggi sono quelle del mercato invece che della democrazia – con sensibili differenze – ma a creare l’offerta è indubbiamente in cospicua parte anche la domanda. E benché ognuno di noi annunci – e persino sia convinto – di desiderare un’informazione affidabile, obiettiva, non di parte, a questo criterio ognuno di noi sovrappone in misure più o meno rilevanti la propria capacità di valutazione di cosa lo sia, che è spesso influenzata da opinioni, certezze, pregiudizi e meccanismi identitari che ci portano a credere che a essere imparziale e affidabile sia il giornale che leggiamo noi, ognuno uno diverso: o quello che sogniamo. Siamo i primi a essere poco obiettivi (chi più, chi meno, naturalmente). Poi nel circolo vizioso di offerta di bassa qualità che genera bassa domanda di qualità e viceversa – in politica e nell’informazione – la maggiore responsabilità di interrompere il circolo ce l’ha chi detiene maggior potere: leader politici ed editori. Ma noi lettori siamo persone adulte e dovremmo “put our money where our mouth is” come dicono gli americani, e chiederci a quale tipo di informazione contribuiamo (da clienti, da abbonati, da cliccatori, da inserzionisti), quando ne critichiamo qualcosa.
Fine di questo prologo.