• Media
  • sabato 24 Luglio 2021

Come due giornali parlano di animali

La Stampa e Il Corriere hanno creato due sezioni dedicate che sono diventate molto popolari e riconosciute, soprattutto la prima con "La Zampa"

C’è stato un momento, nell’evoluzione del giornalismo su internet, in cui le notizie sugli animali erano spesso associate al clickbaiting: quelle cose sui “gattini”, per intenderci, o quelle del genere “strano-ma-vero”, che attraevano curiosità passeggere più di quanto costituissero effettiva “informazione”. In gran parte sono meccanismi che funzionano ancora: si sono un po’ inflazionati, ma nel tempo sono cresciute pure le informazioni dirette a chi possiede o ama specialmente gli animali, anche in assenza di notizie rilevanti.

Ci sono naturalmente anche le notizie vere sugli animali, sia di carattere più scientifico, sia di cronaca e di racconto, e in molti casi ci sono anche piccole guide e consigli pratici. Spesso l’attenzione che un giornale dedica a questo tema è dovuta anche all’interesse e alle inclinazioni dei suoi giornalisti: è noto per esempio che il fondatore di Libero Vittorio Feltri abbia una grande passione per i gatti e per gli animali domestici in generale, e il giornale che ha diretto per tanti anni ha sempre dato molto spazio in questi ambiti, sia sul cartaceo che online. Feltri ha diretto per anni anche Il Giornale, che come Libero si occupa spesso di animali soprattutto domestici. Al Giornale sembrano avere poi ben chiaro di rivolgersi a un pubblico di lettori piuttosto anziani, che spesso hanno convivenze più assidue e affezionate con gli animali domestici: nella pagina dedicata è infatti frequente trovare pezzi come “Cani, tutte le razze per gli over 70”, o “Animali per over 60: i 5 migliori da accudire”, e così via. 

– Leggi anche: Perché i gatti hanno invaso internet

Le iniziative più strutturate in questo senso però sono quelle della Stampa e del Corriere della Sera, che hanno due sezioni “verticali” dedicate all’argomento, anche se in forme un po’ diverse tra loro: La Zampa e Animalia, rispettivamente. Il sito La Zampa – che con un azzeccato calembour è all’interno della Stampa – è nato nel 2007 per un’idea del giornalista Fulvio Cerutti (attualmente caposervizio, che oltre a questo spazio alla Stampa gestisce anche quello sui viaggi). Cerutti prima propose un progetto contro l’abbandono degli animali che coinvolgeva attivamente i lettori (che dovevano inviare foto e racconti dei propri animali), quindi intuì che sul tema c’era grande interesse e propose all’allora direttore Giulio Anselmi di aprire una sezione interamente dedicata.

La Zampa cominciò a occuparsi di storie di cronaca, consigli veterinari, poi si aprì man mano ad argomenti più vari e specifici con il passare degli anni e l’emergere di nuovi interessi, per esempio la pet therapy (una forma di terapia medica che si affianca a quelle tradizionali e si basa sul rapporto emotivo di un paziente con un animale domestico). Come avviene per i verticali che funzionano, il successo è dovuto soprattutto alla creazione di una comunità affezionata di lettori intorno al sito, anche grazie a molte iniziative extragiornalistiche. Tra quelle che hanno maggiore seguito ci sono le videoadozioni, in cui vengono presentati alcuni cani che non hanno un proprietario perché vengano adottati: la percentuale di adozioni sul numero di cani presentati è del 40 per cento.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Attualmente La Zampa comunica tra i 3,5 e i 4 milioni di utenti unici al mese, con picchi fino a 5,5 milioni (per avere una dimensione di questo dato: dalle ultime rilevazioni Audiweb, nel mese di maggio 2021 La Stampa ha avuto poco meno di 11 milioni di utenti unici). Ha anche una newsletter settimanale con circa 4.500 iscritti e il pubblico di riferimento del sito è prevalentemente femminile, con un’età tra i 40 e i 60 anni. Cerutti spiega di aver scelto, per lavorare con lui, «2-3 persone fisse che hanno un certo tipo di sensibilità, che conoscono il linguaggio. Per fare qualche esempio banale: non scriviamo che un cane è stato “rubato”, ma “rapito, sottratto”; non usiamo “padrone”, ma “proprietario”». Lui e i suoi collaboratori e collaboratrici si occupano anche di altro, alla Stampa: questo permette al giornale di contenere i costi per un prodotto che va molto bene.

Animalia nacque in modo simile, nel 2006, su iniziativa di Alessandro Sala, che oggi è caposervizio al sito del Corriere e si è occupato per anni di politica. Venne aperto uno spazio autonomo, che all’epoca si chiamava Corriere Animali, in contemporanea a un progetto di collaterali: in edicola si vendeva col giornale un’enciclopedia degli animali curata dall’etologo Danilo Mainardi. Corriere Animali fu anche la prima pagina in assoluto aperta sui social dal Corriere della Sera, e arrivò su Facebook ancora prima di quella del giornale. Qualche anno fa il direttore Luciano Fontana ha deciso di dare una maggiore forma alla sezione, decidendo di cambiare grafica e logo, e rinominandola, appunto, Animalia. Non è autonoma dal resto del sito e chi ci lavora ha principalmente altre mansioni all’interno del giornale. Sala spiega che la scelta di mantenere il canale in questa forma è stata consapevole, per una questione di risorse da dedicare al progetto e per la volontà che fosse aperto alle contaminazioni con altre sezioni del giornale (come Buone Notizie o Pianeta 2021): «l’idea era di ricalcare il modello della Ventisettesima ora», il blog del Corriere che si occupa prevalentemente di parità di genere, cioè «una sezione a cui potesse contribuire chiunque nel giornale» quando si fosse trovato di fronte argomenti utili.

– Leggi anche: Le cose che si vendono in edicola insieme ai giornali

Ci sono comunque 5 persone che ci lavorano più frequentemente, coordinate da Sala, ma non è una redazione dedicata, non segue le notizie sugli animali tutto il giorno e non ha specifici obiettivi di traffico (e quindi nemmeno dati che condivide). I temi sono vari, da ambiente e biodiversità a consigli più pratici. C’è una sezione dedicata alle storie, un blog sulla sostenibilità del cibo che si chiama Veggo anch’io e un’altra sezione di articoli curata da Fabrizio Rondolino, che è stato a lungo noto soprattutto come cronista politico e autore televisivo: nel 2019, il suo pezzo “Gli animali di Chernobyl ci svelano quanto noi umani siamo insignificanti” fu il pezzo più letto dell’anno tra tutti quelli del Corriere, con circa 1,6 milioni di visualizzazioni (se la giocò con un’intervista di Aldo Cazzullo a Checco Zalone, alla fine dello stesso anno).

In Italia La Zampa è sicuramente la testata più conosciuta sui temi degli animali (e anche quello più attivo e che lavora maggiormente come un verticale), ma il successo di queste sezioni è in generale un buon esempio di come i giornali possano costruire bacini di lettori affidabili intorno a temi di interesse, più di quanto non convenga loro attirare lettori occasionali con titoli ammiccanti, che non creano i presupposti perché quei lettori tornino volontariamente a visitare il sito.