domenica 18 Settembre 2022

Cosa non è un Comitato di Redazione

Ha scritto a Charlie Mauro Munafò, giornalista dell’ Espresso , per rispondere ad alcune considerazioni fatte nel ” Prologo ” di Charlie della settimana scorsa, con argomentazioni utili a valutare il ruolo di un Comitato di Redazione, e il comunicato che il CdR dell’ Espresso aveva diffuso rispetto alla polemica tra il regista Gianni Amelio e il critico cinematografico Fabio Ferzetti:

“Condivido la vostra preoccupazione per lo svilimento delle parole e il rischio che un continuo gridare al lupo al lupo finisca per avere sui lettori. Quello che contesto è la vostra conclusione.
Un cdr ha tra i suoi principali incarichi quello di tutelare i colleghi che lavorano per una testata, nelle sue varie forme. L’episodio che voi derubricate un po’ frettolosamente come “una spiacevole e occasionale questione personale” non lo è affatto. Amelio ha tutto il diritto di non apprezzare un collega e anche di non concedergli un’intervista: quello che non ha il diritto di fare è diffamarlo in un momento pubblico come una conferenza stampa.
Ferzetti era in conferenza a fare il suo lavoro e, infatti, ha fatto una domanda piuttosto rilevante, volta a capire quanto il nuovo film del regista fosse attento alla veridicità storica del caso Braibanti. La domanda non ha ottenuto risposta, mentre il collega è stato di fatto insultato, in pubblico, in diretta. Come cdr abbiamo espresso la nostra vicinanza al collega: vicinanza che gli altri presenti in sala non gli hanno manifestato, di fatto lasciandolo solo. Nel nostro comunicato non abbiamo parlato di libertà di stampa ma di diritto di critica: perché quanto fatto da Amelio è proprio questo: una limitazione del diritto di critica, in un settore specifico.
Per quanto riguarda i pericoli per la libertà di stampa, mi dispiace ma il vostro prologo fa esattamente quello che dichiara di non voler fare: benaltrismo. Siamo tutti consapevoli della situazione attuale e dei limiti della professione, e non manchiamo di prendere posizione nelle varie questioni, a difesa dei colleghi che subiscono intimidazioni o di quelli che non ricevono retribuzioni adeguate. Però il Cdr non è l’Onu, ma una rappresentanza sindacale che deve tutelare interessi specifici. Anche per questo collaboriamo con le varie associazioni di categoria regionali e nazionali sui temi che, per la loro dimensione, non possono essere affrontati da un singolo Cdr.
Proprio per questo non capisco perché difendere il collega Ferzetti dovrebbe essere alternativo rispetto al “coinvolgimento a difesa della libertà di stampa dalle minacce dei lupi veri”.”

Tra gli argomenti validi ci sono alcuni punti nella gentile risposta di Munafò a nostro parere discutibili, ma siamo nell’ambito delle opinioni e poi non aderiremo a quella pessima abitudine giornalistica di ospitare legittime risposte o correzioni e poi voler avere l’ultima parola: solo una cosa è palesemente equivocata e la sottolineiamo, ovvero che l’allusione – attraverso un link – all’intervento del CdR nel “Prologo” di Charlie si riferiva, all’interno di una parentesi, alla isolata e distinta questione del “difendere i propri giornalisti”, e non alle altre questioni sollevate.

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