Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 15 Gennaio 2023

Il Giornale ancora più di qua che di là

Due settimane fa è sembrato che si stesse concludendo la vendita del Giornale , il quotidiano di proprietà di Paolo Berlusconi che è stato – secondo solo alle sue televisioni – l’organo di informazione del percorso politico di suo fratello Silvio per oltre quarant’anni. Il Giornale era stato fondato dal giornalista Indro Montanelli nel 1974, e la sua maggioranza era stata acquisita dalla famiglia Berlusconi nel 1979. Come avevamo anticipato nei mesi scorsi, la trattativa per vendere è nata soprattutto per il desiderio del secondo azionista (l’editore Mondadori, a sua volta di proprietà della famiglia Berlusconi) di cedere le imprese giornalistiche e concentrarsi di nuovo sui libri, e raccogliendo l’interesse della potenziale nuova proprietà: ovvero la famiglia Angelucci, già proprietaria di Libero e del Tempo, e il cui maggiore responsabile è anche lui parlamentare del centrodestra.
Ma non ci sono state conferme ufficiali sulla conclusione, e quindi è probabile che la decisione sia stata anticipata troppo frettolosamente (dallo stesso vicedirettore del Giornale).


domenica 15 Gennaio 2023

Per soprammercato

ENI è probabilmente il maggiore inserzionista pubblicitario sui quotidiani e sui mezzi di informazione, con campagne ininterrotte durante tutto l’anno e investimenti diversi (ENI possiede anche una propria agenzia di stampa, AGI). Questo la rende una delle aziende verso cui c’è più indulgenza e accoglienza presso i maggiori quotidiani, soprattutto nelle pagine economiche che ospitano con frequenza le comunicazioni promozionali di ENI in forma di articoli. Questa settimana la sovrapposizione è stata più palese sul Corriere della Sera e sul Sole 24 Ore , che hanno accompagnato alla pubblicazione di una campagna di ENI per la vendita di proprie obbligazioni (uscita su molti quotidiani) anche due articoli dedicati alla stessa iniziativa. Il Sole 24 Ore ha ulteriormente replicato l’accoppiata sabato.

 


domenica 15 Gennaio 2023

E a proposito

Maurizio Belpietro, la cui società aveva acquistato diverse testate da Mondadori negli ultimi anni, ha comunicato che ne chiuderà due, e altre non sembrano avere promettenti futuri: sono quelle nella società Stile Italia Edizioni, Tustyle Confidenze Cucina Moderna Sale&Pepe Starbene.


domenica 15 Gennaio 2023

E il vecchio Panorama

Il quotidiano Domani ha pubblicato sabato una recensione a un volume celebrativo dedicato al settimanale Panorama e pubblicato dalla Fondazione Mondadori ( Panorama è stato venduto qualche anno fa dal suo storico editore Mondadori al gruppo editoriale della Verità , il quotidiano, guidato da Maurizio Belpietro). L’articolo dell’ex giornalista di Panorama Daniele Martini cita una istruttiva serie di regole di scrittura del Panorama novecentesco, assai anomala nel panorama della scrittura giornalistica italiana.

” Sto scrivendo «io» con fatica, contravvenendo a una delle regole ferree del Panorama di allora e cioè che non si doveva mai scrivere in prima persona. Una regola stampata insieme ad altre in un manualetto che ancora conservo con grande affetto in un cassetto della mia scrivania, una sorta di messalino con le regole che i giornalisti avrebbero dovuto rispettare per ottenere uno stile asciutto e uniforme, lo stile Panorama, in grado di rendere il giornale un prodotto informativo unico e riconoscibile.

La filosofia alla base di quella specie di baedeker della scrittura era semplice: noi giornalisti non dobbiamo scrivere per noi stessi o per qualcuno in particolare, secondo i nostri personali gusti, per soddisfare la nostra vanità o per fare sfoggio di erudizione, ma dobbiamo scrivere per il lettore, mettendoci sempre dalla sua parte, in qualche modo al suo servizio. Cercando di capire le sue esigenze, dando per scontato nulla, spiegando in maniera semplice anche ciò che a noi sembra ovvio, ma che può non essere tale per chi ha in mano il giornale e vuole capire bene ed essere informato in maniera puntuale.
Non è il lettore che deve far fatica a leggere, sei tu giornalista che devi far fatica per accertare i fatti e poi per spiegarli in maniera chiara: questa era la filosofia di Panorama. Non c’era niente di pedagogico o di paternalista, si trattava però di un nuovo modo di fare informazione in Italia che ignorava schemi consolidati e almeno nelle intenzioni si rifaceva allo stile dei quotidiani e dei grandi periodici americani, a cominciare da Life che fu il modello del Panorama della prima ora”.


domenica 15 Gennaio 2023

Il nuovo Espresso

È uscito il primo numero del settimanale L’Espresso “rinnovato”, in conseguenza dell’acquisizione della testata – un anno fa – da parte dell’imprenditore Danilo Iervolino. L’Espresso era stato venduto dal gruppo GEDI (di cui un tempo fu una proprietà così importante da dare il suo nome all’azienda, Gruppo Espresso, prima delle trasformazioni degli ultimi anni) per insoddisfazione dei suoi risultati economici, con polemiche e con le dimissioni del suo direttore Marco Damilano. Un mese fa la nuova proprietà ha licenziato il successore di Damilano, Lirio Abbate, e lo ha sostituito con Alessandro Rossi , generando ulteriori preoccupazioni nella redazione che aveva scioperato facendo saltare un’uscita del giornale, e la rinuncia alla loro collaborazione da parte di alcuni degli autori più noti del giornale, come Michele Serra, Makkox e Michela Murgia. Da oggi è iniziato il nuovo corso del giornale, non nel migliore dei contesti, quindi: il sito Professione Reporter ha elencato una serie di invece entusiaste dichiarazioni della proprietà e della direzione nella conferenza stampa di presentazione.


domenica 15 Gennaio 2023

Ci teneva tantissimo

C’è una studiata pratica linguistica nella scrittura delle cosiddette “marchette” che è interessante segnalare e riconoscere, per capire la sempre maggiore frequenza di queste necessità nei giornali (la volgarità del termine è sdoganata da tempo: è diventato una sorta di termine tecnico per definire gli articoli pubblicati a beneficio di un inserzionista o di un’azienda o ente con cui coltivare buoni rapporti). Mostra la scelta di dedicare il modo con cui viene comunicata una notizia non tanto o non solo al fatto in questione, ma alla generosa intenzione di chi ha generato il fatto, ed è l’espressione “ha voluto”. In questo caso a “ha donato” è preferito “ha voluto donare”, ad enfatizzare il disinteressato desiderio del donatore, un frequente inserzionista pubblicitario.

 


domenica 15 Gennaio 2023

I quotidiani a novembre

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di novembre. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione , e che trovate qui . Questo mese la sola sensibile eccezione ai continui inesorabili cali rispetto al mese precedente è quella di una piccola crescita del Sole 24 Ore , della Nazione e del Resto del Carlino (sportivi a parte, che trascuriamo perché soggetti a troppe variabili occasionali). Le perdite questo mese non sono molto alte percentualmente, ma le maggiori sono del Fatto e della Verità .

Se guardiamo sulle stesse tabelle invece i più indicativi confronti con l’anno precedente, a cavarsela meglio sono il Corriere della Sera e proprio il Fatto e ancora la Verità . Nel caso del primo, il risultato di 6mila copie in più è ampiamente spiegato dalle 11mila che sono state aggiunte alla colonna “copie digitali vendute a un prezzo inferiore al 30% di quello effettivo”: ovvero abbonamenti digitali in offerte scontatissime, che rispetto a un anno fa sono aumentati di ben 11mila unità (quasi 4mila in più poi sono “acquistate da terzi”, ovvero in quantità non singole da aziende, istituzioni e altro) . La stessa cosa vale per il Fatto , che ne guadagna mille nel totale ma quelle digitali quasi regalate sono 5mila in più, e per la Verità (+900 circa, ma +3mila digitali superscontate). La stessa operazione è stata fatta da altri quotidiani: Repubblica Stampa hanno aggiunto 6mila e 2mila copie digitali superscontate, ma non è bastato a invertire la tendenza al calo, ancora oltre il 10% per entrambe rispetto all’anno prima. Di nuovo, per il terzo mese nel 2022, il Sole 24 Ore supera Repubblica nella classifica, ma contando su una grande quantità di copie “acquistate da terzi”.

Come facciamo ogni mese, consideriamo quindi un altro dato che è più indicativo rispetto alla generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra: lo si ottiene sottraendo da questi numeri quelli delle copie gratuite o scontate oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato meno “dopato” e relativo alla scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e pagare il giornale (ma questi dati comprendono ancora le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi). Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa ):

Corriere della Sera 176.186 (-4%)
Repubblica 106.446 (-21%)
Stampa 77.399 (-13%)

Resto del Carlino 59.662 (-10%)
Sole 24 Ore 60.043 (-11%)
Messaggero 50.997 (-10%)
Fatto 43.246 (-9%)
Nazione 39.317 (-12%)
Gazzettino 36.220 (-9%)

Giornale 29.387 (-12%)
Verità 28.073 (-8%)
Altri giornali nazionali:
Libero 21.547 (+7%)
Avvenire 16.298 (-5%)
Manifesto 12.615 (-1%)
ItaliaOggi 10.475 (+2%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

Si conferma quindi un calo medio del 10% anno su anno delle copie effettivamente “vendute”, cartacee e digitali (queste ultime in abbonamento): e le singole testate possono misurare i loro fallimenti o le attenuazioni dei loro fallimenti su questa media (“successi”, in questo settore non ce ne sono, come sappiamo). Repubblica supera di nuovo il proprio record negativo precedente in questo dato, la Verità continua a ridimensionare i suoi successi dell’anno precedente, e Libero recupera: forse a danno della Verità , che gli aveva sottratto molti lettori, ma non possiamo saperlo. Il dato più preoccupante per Repubblica è che rispetto a un anno fa ha perso diecimila abbonati all’edizione digitale (di quelli che pagavano almeno il 30% del prezzo di copertina): alcuni potrebbero essere passati a un’offerta ancora più scontata, ma ne rimangono sempre alcune migliaia che sono sparite.

Tra i quotidiani locali le perdite maggiori sono ancora quelle dell’ Unione Sarda (-12%), del Piccolo (-14%) e dell’ Arena (-13%), ma quasi tutti sono intorno al -10%.

Avvenire, Manifesto, Libero ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti)


domenica 15 Gennaio 2023

È in vendita Daily Beast

La grande società di media, editoria digitale ed entertainment che si chiama IAC (posseduta da Barry Diller, uno dei più ricchi e noti imprenditori ed editori americani, che ha 80 anni) sta cercando di vendere Daily Beast , che fu uno dei primi e più vivaci giornali online americani, poi portato molto su toni e scelte aggressivi “da tabloid” compresi alcuni scoop rilevanti su politica o celebrities. Il New York Times sottolinea che non sono tempi ottimi per una vendita, perché in questi mesi gli investimenti sulle aziende di informazione si sono molto ritirati di fronte a un futuro poco promettente anche in termini di innovazione nei modelli di business.


domenica 15 Gennaio 2023

Brevi di cronaca

Un po’ di aggiornamenti sulle cose uscite o successe mentre Charlie era via.

Hanno aumentato il prezzo delle copie in edicola Le Monde , il Fatto e il Giornale di Brescia .

L’editore del giornale online Open , Enrico Mentana, ha presentato il nuovo direttore Franco Bechis.

Selvaggia Lucarelli, collaboratrice di diverse testate, ha raccontato su Twitter un esemplare caso di allarmismo complottista poi ridimensionato su Repubblica .

È interessante anche il racconto su Twitter del giornalista freelance Lorenzo D’Agostino perché spiega una cosa sempre molto taciuta nelle dinamiche dei giornali: ovvero che avere buone fonti e informazioni importanti nelle istituzioni di sicurezza e giustizia (polizia, carabinieri, servizi segreti, procure, esercito) è possibile quasi sempre a patto di cedere alle suddette istituzioni una quota di autonomia, e dedicare loro indulgenze e promozioni quando richieste.

Un incidente fotografico piuttosto spettacolare sul sito di Repubblica è molto circolato sui social network. Come anche l’insistente promozione sullo stesso giornale della stessa notizia su una giovane imprenditrice.

Il fondatore del sito di news Fanpage – uno dei maggiori successi imprenditoriali nel settore dell’informazione online italiana – ha pubblicato un consuntivo soddisfatto e un richiamo all’importanza del lavoro in presenza.


domenica 15 Gennaio 2023

Charlie, quarto potere

Il ruolo di “watchdog” dei poteri, come lo chiamano gli americani, attribuito al giornalismo è un terreno di discussione complicato e con molte sfumature, e invece spesso è affidato a semplificazioni e slogan retorici: come confermano le espressioni ancora più teatrali usate in Italia, “sentinella della democrazia”, “cane da guardia del potere”, eccetera. Spostare il messaggio sulla buona informazione da “fattore fondamentale del buon funzionamento delle democrazie” a formule come queste che presuppongono priorità repressive o aggressive, che trasmettono come obiettivo principale l’individuazione del male e la sua persecuzione, sono approcci sicuramente molto attuali e purtroppo tipici di diversi ambiti, ma poco costruttivi: come qualunque strategia che privilegi la repressione rispetto all’educazione. Il giornalismo è soprattutto educazione, per definizione.
Ma la repressione, piano B dell’educazione, ha purtroppo sempre le sue necessità, benché subordinate: e anche sorvegliare i poteri – compreso il proprio, che spesso viene dimenticato – è in effetti un utile ruolo del giornalismo. Ruolo che però non è indebolito solo dalle pretese viltà che spesso vengono attribuite ai giornali, ma anche dalle stesse sfiducia e aggressività nei loro confronti: ci sono estese e fondate critiche puntuali e quotidiane da fare a quello che pubblica e diffonde l’informazione italiana, potenzialmente utili, ma svalutare genericamente l’informazione e il giornalismo, come fanno in molti spesso con superficiale ingenuità o strumentale interesse, significa contribuire a rendere insignificante quel ruolo e i suoi risultati quando arrivano.
La cosa che colpisce del giornalismo d’inchiesta italiano non è l’assenza di svelamenti di pratiche deplorevoli e pericolose, ma quanto questi svelamenti non abbiano conseguenze costruttive, non portino cambiamenti in quelle pratiche: tutto passa, tutto è accettabile, anche quando sta davanti agli occhi, tutto è partigiano. Manca autorevolezza, certo, ma anche disponibilità a riconoscerla quando c’è: non c’entrano solo i giornali, in questo.

Fine di questo prologo.


domenica 18 Dicembre 2022

Allora auguri…

Charlie si prende una vacanza, e grazie a tutti, che siete tanti, e grazie di essere sia tanti giornalisti e addetti ai lavori, che tanti lettori e utenti dell’informazione che ci tengono a capire meglio come le funzionano le cose che riguardano tutti. Vi rimandiamo al Post per le notizie più importanti intorno ai giornali e al giornalismo, e alla prossima newsletter che arriverà domenica 15 gennaio. Buon Natale.


domenica 18 Dicembre 2022

Mah

La giornalista freelance Charlotte Matteini ha pubblicato su Twitter una ricostruzione scettica e critica su una notizia che aveva avuto molte attenzioni su quotidiani e siti di news di questa settimana, quella della ragazza licenziata dal suo lavoro a Gardaland per dei video sul sito OnlyFans.


domenica 18 Dicembre 2022

L’Espresso non era d’accordo per niente

La settimana scorsa ci era sfuggita la risposta dell’ Espresso , su Twitter, alle accuse mosse dalla giornalista del Foglio Giulia Pompili: ce ne scusiamo, e rimediamo.


domenica 18 Dicembre 2022

Due pesi e due misure

“Pazzo per Repubblica” è il nome di un blog che ha poi spostato la gran parte delle sue attività su Twitter, che racconta cose intorno al quotidiano Repubblica con un misto di devozione e spirito critico, aggregando altri lettori affezionati (o delusi) e avendo costruito nel tempo anche un rapporto di complicità con alcuni giornalisti. La settimana scorsa il vicedirettore Francesco Bei gli ha chiesto di smettere di pubblicare su Twitter alcuni contenuti integrali del giornale (una vignetta, in quell’occasione).

La questione della circolazione sui social network o altrove in rete di contenuti dei giornali che altrimenti sarebbero disponibili solo agli abbonati o comunque a pagamento è fonte di confuse polemiche da tempo. Alcuni giornalisti ne sono profondamente irritati, attribuendole un ruolo probabilmente sopravvalutato nel tenere lontani i potenziali lettori dal pagare i giornali o i loro abbonamenti. Altri loro colleghi partecipano disinvoltamente a questa circolazione, offrendo i loro articoli ad altri siti o pubblicandoli loro stessi (i paywall dei giornali limitano molto la visibilità personale dei giornalisti e quella dei loro articoli).

E in queste suscettibilità “Pazzo per Repubblica” si è detto disposto a obbedire alla richiesta, ma ha fatto notare come essa non sia estesa a giornalisti stessi di Repubblica compreso l’ex direttore Ezio Mauro), che evidentemente ritengono che non siano manciate di singoli articoli sui social network a trattenere le persone dal pagare per i giornali.


domenica 18 Dicembre 2022

Musk contro tutti

L’ottovolante di scelte umorali del nuovo proprietario di Twitter, Elon Musk, ha coinvolto più sostanziosamente il sistema dell’informazione negli ultimi giorni, quando Musk ha deciso di sospendere gli account di alcuni giornalisti che avevano scritto su di lui cose che non aveva apprezzato. Gli account sono stati riattivati il giorno dopo, in seguito a una delle improvvisate consultazioni di Musk sullo stesso Twitter.


domenica 18 Dicembre 2022

Non mettersi contro i magistrati

A proposito delle querele per diffamazione nei confronti dei giornali e dei giornalisti, il Foglio ha pubblicato un breve articolo – che ammette per primo l’opportunità di maggiori approfondimenti – citando una ricerca sulla “quantificazione del danno alla reputazione” compiuta su 620 sentenze del Tribunale civile di Roma emesse tra il 2015 e il 2020.

“in quasi i due terzi dei casi (405 su 628) le richieste di risarcimento sono respinte […] le richieste di risarcimento di politici e imprenditori non sono accolte sovente (solo nel 31 e nel 34 per cento dei casi); lo sono, invece, quelle dei sindacalisti (il 60 per cento dei 5 casi esaminati) e dei magistrati (il 71 per cento dei 73 casi), per i quali la media è inversa rispetto a quella generale, pur se le liquidazioni dei danni accordate ai magistrati si mantengono nella media. Il quinto aspetto riguarda i soggetti condannati a risarcire i danni: dopo il gruppo editoriale che pubblica l’Espresso e Repubblica, vi è quello che pubblica Il Giornale, seguito a poca distanza dalla Rcs (Corriere della Sera). L’ultimo aspetto di rilievo riguarda i criteri utilizzati dai giudici, tra i quali spiccano la gravità del fatto addebitato, la diffusione del mezzo e la qualità della persona offesa.”.


domenica 18 Dicembre 2022

Prima il web, poi la carta, a Repubblica

Il sito Professione Reporter ha raccontato nuovi sviluppi nell’accidentato percorso di trasformazione di Repubblica di questi tre anni, seguito all’acquisizione del gruppo editoriale da parte della famiglia Agnelli-Elkann e alla nomina del direttore Maurizio Molinari. In una riunione giovedì scorso i vicedirettori Francesco Bei e Carlo Bonini hanno presentato alcuni nuovi progetti.

“Due gli obiettivi generali. Il primo, far decollare gli abbonati digitali con “un traffico di qualità” e non un traffico qualsiasi, come finora. Il secondo, offrire sulla carta qualità e radicalità di scelte, per motivare all’acquisto. I vicedirettori -riferisce il Cdr- hanno dichiarato la fine del quotidiano “Omnibus”: Repubblica di carta “non avrà più l’ambizione di informare su tutto come è stato il giornale di Scalfari ed Ezio Mauro”. Hanno parlato di un ritorno alle origini del ‘76, quando Scalfari voleva proprio un quotidiano di grandi scelte, senza Sport, Spettacoli, Cronaca. Che non incontrò grande favore e fu quindi pian piano modificato.
[…] 
Il giornale di carta si farà così: per il 70-80 per cento con i contenuti già pubblicati sul web, per il 20 per cento con commenti o esclusive. Come campagne su temi sociali, per onorare “la funzione civile del giornalismo”.

L’obiettivo di diffusione del giornale di carta non è maestoso: “Perdere non più della media del mercato” (quindi il 9-10 per cento). Ma -nota il Cdr- purtroppo per ora Repubblica perde molto più di tutti gli altri, meno 17 per cento il dato di ottobre.
[…] Bei e Bonini hanno comunicato di aver chiesto al Direttore Molinari di chiudere l’esperienza delle firme in condominio con la Stampa, che appartiene pure a Gedi. Nell’ottica di rafforzare l’identità de la 
Repubblica “.

Professione Reporter riferisce anche di un forte contrasto tra il vicedirettore Bonini e il comitato di redazione intorno alla competizione di Repubblica con il Corriere della Sera.


domenica 18 Dicembre 2022

Audiweb e Audipress, di nuovo

È ripartito il progetto di fusione tra Audipress e Audiweb, i due enti che misurano – in funzione soprattutto del mercato pubblicitario – i numeri di lettori dei giornali e dei siti web. È una questione importante e delicata che avevamo raccontato l’anno scorso e che poi si era arenata.


domenica 18 Dicembre 2022

Il mercato del lavoro “elastico” nei giornali americani

Una delle notizie di questa settimana nel mondo dell’informazione americana è un’ennesima notizia di licenziamenti: però riguarda il Washington Post , testata tra le più importanti e soprattutto una testata che fino a pochi mesi fa proclamava ottimi risultati. Negli ultimi tempi il giornale aveva chiuso diverse sezioni e aveva già annunciato l’eliminazione di “posizioni” all’interno del giornale: il Washington Post è di proprietà di Jeff Bezos, il creatore di Amazon. L’ultimo annuncio di tagli è stato molto preoccupante e irritante per la redazione (i grandi giornali americani riferiscono delle scelte dei propri editori non attraverso comunicati della redazione, come da noi, ma attraverso comuni articoli dedicati, come se scrivessero di altri): il rappresentante dell’editore Fred Ryan ha convocato una riunione interna in cui ha spiegato con intenzione rassicurante che la riduzione sarà inferiore al 10% del totale dei dipendenti (più di duecento persone, quindi) e ha lasciato la sala rifiutando sprezzantemente di rispondere alle domande dei dipendenti, che sono molto seccati .

Un aspetto interessante della questione è che l’azienda sostiene che procederà a nuove assunzioni per investire in attività e settori più adeguati al cambiamento delle abitudini dei lettori e alle prospettive del giornalismo, e che il numero totale dei dipendenti non diminuirà nell’anno che viene. Ovvero che saranno licenziati giornalisti e dipendenti dedicati a sezioni e attività ritenute anacronistiche o in perdita e ne saranno assunti di nuovi per funzioni più contemporanee e promettenti, a giudizio dell’azienda. Cosa possibile in un sistema come quello americano, nel quale anche nei giornali c’è una grande libertà di licenziamento (in questi mesi ha riguardato anche giornalisti di fama) e piuttosto che cercare di riconvertire i dipendenti assunti, si eliminano quelli ritenuti inadeguati a funzioni nuove e se ne assumono di altri con diverse attitudini o competenze.


domenica 18 Dicembre 2022

Mezzo milione

Il Corriere della Sera ha molto celebrato questa settimana il risultato di “500mila abbonati all’edizione digitale” del giornale. È un numero notevole, per quanto sia un numero che va preso con due incognite: la prima è che il dato non è certificato o verificato da nessun ente terzo (a differenza di quelli sul traffico online o sulla diffusione dei quotidiani e periodici, pur con le loro incertezze), ma che è stato semplicemente e sommariamente comunicato dal Corriere della Sera stesso; la seconda è che non è stata data nessuna informazione di cosa si intenda con il dato in questione, che si immagina comprenda sia gli abbonati all’edizione digitale del quotidiano che quelli all’accesso ai contenuti del sito, per non dire delle tante formule diverse di quest’ultimo e dei suoi prezzi, o delle scadenze di questi abbonamenti (sono abbonati tuttora attivi? comprendono promozioni e omaggi?). Sono vaghezze che riguardano spesso i dati sugli abbonamenti online proclamati dai giornali, naturalmente, ma nel caso del Corriere le informazioni sono state nulle*.

È indubbio comunque che ci sia una crescita e un primato, testimoniati anche da altre osservazioni, e questo ha generato un comunicato soddisfatto ma insoddisfatto da parte del Comitato di redazione del Corriere della Sera , venerdì, che ha protestato – con toni molto moderati – contro la mancata redistribuzione dei risultati economici presso i dipendenti che ne condividono i meriti. L’editore ha risposto più severamente e anche un po’ risentito.

“Rcs MediaGroup ha poi sostenuto uno sforzo economico importante per quasi 60 milioni per riacquistare la sede di via Solferino, la casa del Corriere , interpretando un intimo desiderio di tutti i dipendenti, e dei giornalisti del Corriere in particolare.
Per questo ci stupisce la perseveranza di richieste che non tengono nella dovuta considerazione l’attuale contesto di mercato. Senza considerare i notevoli sforzi di questi anni di un editore, unico nel suo settore, che ha assunto quasi 50 giornalisti per agevolare la trasformazione digitale del business, e che ha sempre tutelato l’occupazione, risanando l’azienda senza azioni significative sul personale”.

*nelle sue promozioni del risultato il Corriere della Sera ha parlato anche di un “primato in Italia” sul web: in realtà nell’ultimo mese di rilevazione – ottobre, come spieghiamo sopra – il primato è stato di Repubblica , ma il Corriere si riferisce a “un dato medio relativo ai primi 10 mesi dell’anno”.


domenica 18 Dicembre 2022

Il Qatar è anche nei giornali

C’è un aspetto della storia degli arresti con accuse di corruzione intorno al parlamento europeo che interessa le riflessioni sul giornalismo. Ed è che quella storia sta dentro un contesto più generale per cui paesi antidemocratici e repressivi investono molto per promuovere i propri interessi presso le democrazie occidentali e per attenuare la riprovazione nei loro confronti, in modi leciti e illeciti. Lo possono fare perché sono paesi ricchi o perché le dittature che li governano possono – in quanto tali – disporre di ricchezze. E lo fanno in molti modi, corrompendo politici, comprando Mondiali di calcio o molte altre cose, e abbiamo in questi anni visto diversi casi: dalla Russia, dai paesi arabi, dalla Cina. Comprese le indulgenze dei mezzi di informazione, pagate più o meno limpidamente . Il problema è che le indulgenze dei mezzi di informazione non sono sanzionabili da inchieste giudiziarie, e sono poco raccontate da inchieste giornalistiche, a differenza di pratiche simili presso altri settori: possono essere evitate solo dalla coscienza e dall’etica di chi fa i giornali stessi. Per questo sono preziosi il lavoro dei giornalisti che segnalano questi pericoli, e le critiche delle redazioni nei confronti di questi acquisti di favore.


domenica 18 Dicembre 2022

I siti di news a ottobre

Audiweb ha diffuso i dati di traffico dei siti internet di ottobre. Abbiamo isolato quelli relativi ai siti di news di attualità generalista e delle testate più note: il dato sono gli “utenti unici nel giorno medio”. La seconda colonna mostra il dato del mese precedente ma, come ricordiamo spesso, bisogna tenere presente che i dati di traffico dei siti web sono soggetti a variabili anche molto influenti di mese in mese. A ottobre la notizia principale è il ritorno in testa alla classifica di Repubblica davanti a Corriere , dato che dà un po’ di ottimismo a quella testata, ultimamente in mezzo a una gran crisi, ma si deve al calo del Corriere più che a una crescita di Repubblica . Altri dati notevoli nelle prime posizioni sono la crescita del Messaggero e del Giornale , la perdita del Fatto e del Sole 24 Ore , la gran crescita dello Huffington Post . Anche il Post cresce, dell’8%, e guadagna una posizione ai danni del Mattino .

Per alcune delle testate nelle prime posizioni bisogna considerare che i numeri possono includere anche quelli di vere e proprie “sottotestate” con una loro autonomia: il sito di divulgazione tecnologica di Salvatore Aranzulla, per esempio, ha circa 300mila visitatori unici, una quota dei quali è contata nel totale del Messaggero , mentre nei numeri del Corriere della Sera sono incluse quote di utenti che non necessariamente hanno visitato il sito del Corriere della Sera ma possono riferirsi ai soli siti di testate dello stesso editore come Oggi, Amica IoDonna .


domenica 18 Dicembre 2022

Il licenziamento del direttore dell’Espresso

Il nuovo editore dell’ Espresso – storico newsmagazine italiano di recente venduto dal gruppo GEDI (che si chiamava prima Editoriale L’Espresso, tanto forte era il legame con la testata) all’imprenditore campano Danilo Iervolino – ha licenziato il direttore Lirio Abbate sostituendolo con Alessandro Rossi, già direttore dell’edizione italiana della rivista Forbes , di proprietà dello stesso Iervolino. Abbate era diventato direttore dopo le dimissioni di Marco Damilano, per protesta contro la cessione del giornale. Venerdì il Fatto ha pubblicato una ricostruzione che attribuisce il licenziamento di Abbate alla pubblicazione sull’ Espresso di articoli malvisti da alcuni inserzionisti di Repubblica , che mantiene un accordo di distribuzione con l’Espresso .

Sabato i giornalisti dell’ Espresso hanno “conferito al Cdr un pacchetto di dieci giorni di sciopero”.


domenica 18 Dicembre 2022

Fiduciosi al Giornale

L’ipotesi che l’editore Mondadori e Paolo Berlusconi vendano il quotidiano Il Giornale alla famiglia Angelucci (che possiede già Libero e il Tempo ) è tornata concreta nelle scorse settimane: giovedì i giornalisti del Giornale hanno pubblicato un comunicato in cui con toni molto concilianti e rispettosi hanno espresso a editori vecchi e nuovi le loro preoccupazioni sul rischio di ulteriori riduzioni del personale.

” I giornalisti, che hanno ben chiaro che i cambi di assetto azionario nell’informazione sono fisiologici, chiedono però agli attuali e storici azionisti (la Pbf di Paolo Berlusconi e la Mondadori) di garantire, con responsabilità, la tutela dei posti di lavoro e delle competenze di una redazione che ha già visto assottigliarsi pesantemente l’organico (sceso da 80 a 51 redattori solo negli ultimi 4 anni) e che ha sempre contribuito a sanare le difficoltà economiche della testata.
Esistono tanti modi per garantire l’organico in qualunque passaggio di proprietà. Eguale impegno si sente di chiedere a qualunque eventuale futuro acquirente, perché i giornalisti del 
Giornale meritano di continuare ad avere un editore vero. Fiduciosi di poter continuare il nostro servizio ai lettori che, nonostante i tempi, restano numerosi e appassionati”.


domenica 18 Dicembre 2022

I quotidiani a ottobre

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di ottobre. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione , e che trovate qui , da cui si vedono, rispetto al mese di settembre, i consueti cali di diffusione per quasi tutti: le eccezioni sono il Sole 24 Ore Avvenire e il Messaggero (e in una piccola misura la Verità ). Il calo maggiore, sportivi a parte, riguarda ancora Repubblica , ma ci arriviamo meglio.

Se guardiamo sulle stesse tabelle invece i più indicativi confronti con l’anno precedente, a cavarsela meglio sono il Corriere della Sera e il Fatto , e ancora la Verità (nota per i fedeli lettori di queste sintesi: il Corriere continua ad assestare al ribasso i dati in una seconda verifica, quindi questi confronti mostrano un numero solitamente sopravvalutato di un migliaio circa, e che nel confronto si riferisce a un dato di un anno fa minore di quello che avevamo indicato qui un anno fa). Invece Repubblica perde il 17% e la Stampa l’11%: ma perdite intorno al 10% riguardano la maggior parte delle testate. Il Corriere della Sera per la prima volta dichiara un numero di copie doppio di quello di Repubblica , che fu il suo rivale su questi dati non molti anni fa, e il Sole 24 Ore per la seconda volta supera Repubblica in termini di diffusione totale. La Verità è ampiamente il giornale a maggior diffusione del centrodestra (più del Giornale e di Libero , dalle cui costole nacque), anche se la competizione col Giornale ha variabili citate polemicamente da entrambe le testate (copie omaggio, copie allegate ad altre testate locali, eccetera). Fuori dalle prime posizioni della tabella di Prima Comunicazione , il Manifesto ha numeri identici a quelli di un anno fa, mentre il quotidiano economico ItaliaOggi perde un quarto delle sue copie dichiarate rispetto a un anno fa.

Come facciamo ogni mese, consideriamo però un altro dato che è più indicativo rispetto alla generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra: lo si ottiene sottraendo da questi numeri quelli delle copie gratuite o scontate oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato meno “dopato” e relativo alla scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e pagare il giornale (ma questi dati comprendono ancora le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi). Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa ):

Corriere della Sera 183.037 (-2%)
Repubblica 109.977 (-22%)
Stampa 79.160 (-13%)

Resto del Carlino 60.474 (-10%)
Sole 24 Ore 59.799 (-12%)
Messaggero 52.093 (-12%)
Fatto 45.274 (-6%)
Nazione 39.837 (-12%)
Gazzettino 36.746 (-9%)

Giornale 30.653 (-11%)
Verità 29.252 (-2%)
Altri giornali nazionali:
Libero 21.949 (+4%)
Avvenire 16.628 (-5%)
Manifesto 13.322 (-1%)
ItaliaOggi 9.409 (-17%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

La ragione per cui in questa classifica anche il Corriere è in perdita – e il suo vantaggio su Repubblica appena un po’ meno spettacolare – è che rispetto a un anno fa ha aggiunto più di 12mila copie alla colonna delle “copie digitali vendute a meno del 30%” del loro prezzo, ovvero copie che qui non conteggiamo: è un dato legato alla grande campagna di sconti e offerte sui propri abbonamenti digitali. Lo stesso vale per il Fatto , che ne ha aggiunte quasi 5mila (come Repubblica ), e anche per la crescita della Verità che qui si è arrestata: quella del dato di diffusione complessivo include infatti circa 6mila copie ugualmente scontatissime, ed erano la metà un anno fa.

Tra i quotidiani locali le perdite maggiori sono quelle dell’ Unione Sarda (-12%) e del Piccolo (-14%), ma quasi tutti sono intorno al -10%.

Avvenire, Manifesto, Libero ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti)


domenica 18 Dicembre 2022

Confermata una donna e inglese al Wall Street Journal

Il Wall Street Journal avrà una nuova direttrice , come avevamo anticipato il mese scorso: Emma Tucker, attuale direttrice del Sunday Times di Londra, appartenente allo stesso gruppo editoriale.


domenica 18 Dicembre 2022

Diritto di cronaca e diritto d’autore

C’è un conflitto che si è aggravato man mano che i ricavi economici sui contenuti in video (ma potrebbe riguardare, se i soldi in ballo fossero altrettanti, anche audio o testi) sono diventati più importanti e oggetto di maggiori competizioni: quello tra diritto di cronaca e diritto d’autore, che riguarda molti contenuti di programmi televisivi ma in particolare gli eventi sportivi, le cui “esclusive” sono decisive nel farne crescere il valore per chi li trasmette. L’intervista televisiva di un politico importante che dice cose che diventano una notizia può essere pubblicata dal sito di un giornale perché i lettori ne abbiano informazione e comprensione, o è protetta da copyright e posseduta in esclusiva dalla televisione che l’ha trasmessa? E uno spezzone di un film, o di un fatto inatteso trasmesso in televisione, che a sua volta costituissero una notizia? Eccetera, il terreno è delicato e ci sono molte variabili, ma tendenzialmente vincono le tv (anche a suon di cause civili e richieste di risarcimento).

La prevalenza del copyright è particolarmente tassativa con gli eventi sportivi, ma questa settimana il presidente dell’AgCom ha spiegato Repubblica che si tratta di una limitazione al diritto all’informazione, su cui saranno imposte delle modifiche «La Lega Calcio, che effettua le riprese allo stadio, dovrà fornire le immagini di eventi rilevanti sul piano della cronaca a qualsiasi testata giornalistica ne faccia richiesta […] La Lega ha avuto un atteggiamento molto collaborativo quando l’abbiamo informata della nostra decisione. Se ci fossero delle incomprensioni tra la Lega Calcio e le testate giornalistiche che chiedono le immagini, siamo pronti a intervenire. Ma voglio credere che non sarà necessario dirimere delle controversie […] Noi vogliamo invece che le testate possano esercitare a pieno il diritto di cronaca, con materiale di buona qualità. Questo deve valere per tutti i fatti che hanno un forte rilievo, sul piano della cronaca, sul piano civile».


domenica 18 Dicembre 2022

Charlie, gli editori sbagliati

Non bisogna mai generalizzare in maniera assoluta e universale, ma si possono individuare dei tratti comuni, delle tendenze, o delle maggioranze. Esiste infatti una figura nella storia dell’editoria giornalistica che si ripropone da sempre con alcune variabili: l’imprenditore estraneo al mondo del giornalismo (spesso estraneo anche come utente del giornalismo) che si innamora dell’idea di acquistare o creare un giornale, di possederlo: idea che declina con sfumature diverse tra il sogno di prestigio e il desiderio di potere. Ma non è tanto ai canonici rischi di ingerenze e capricci sull’indipendenza del giornale che alludiamo qui, quanto a quelli di incompetenza nella sua gestione “commerciale” e nella comprensione di che tipo di prodotto sia. La storia e il presente delle aziende giornalistiche sono ricchi di casi in cui un giornale è finito malridotto – sia come prodotto di informazione che come salute dell’azienda – dal combinato disposto tra i mal riposti desideri del nuovo editore e la sua sopravvalutazione della propria competenza in un terreno che non saprà governare (vale anche per la creazione di giornali nuovi).
Le eccezioni positive riguardano di solito il secondo aspetto: capitano anche imprenditori con consapevolezza che esercitano i loro interessi ma cercano di delegare la gestione a direttori o manager più sapienti sul settore, per non fare danni. Ma sono eccezioni che di solito riguardano aziende molto grandi e industrialmente avvedute: nella maggior parte dei casi, invece, giornali nuovi o antichi si trovano rapidamente a mal partito con questo tipo di velleità, eppure niente insegna niente a nessuno e il fenomeno si ripete.

Fine di questo prologo.


domenica 11 Dicembre 2022

Penultima

Domenica prossima Charlie arriverà regolarmente, prima di andare in vacanza per un mese.


domenica 11 Dicembre 2022

Fine anno a Torino

I giornali spiegati bene, la rassegna stampa del Post con Luca Sofri e Francesco Costa, avrà il suo ultimo appuntamento dell’anno sabato prossimo al Circolo dei lettori di Torino.


domenica 11 Dicembre 2022

Cosa è successo al Post, intanto

Il Post ha elencato per i propri abbonati e lettori i principali sviluppi su cui sta investendo le risorse economiche ottenute in questi anni con i risultati del proprio progetto di abbonamenti.

“Il Post sta diventando sempre di più un giornale che produce giornalismo originale e investe in reporting e raccolta di dati informazioni per spiegare la realtà, raccontare storie spiegare le notizie. È una direzione su cui abbiamo annunciato di volerci muovere già da alcuni anni e su cui sono stati fatti grossi progressi e investimenti, permessi dal sostegno delle abbonate e degli abbonati al Post . Continuiamo a pensare che la priorità di un giornale affidabile sia informare più persone possibile di più cose possibile in ogni modo utile, e non abbiamo ambizioni o competizioni di originalità: il Post continua a essere il posto dove trovare riferita ed elaborata affidabilmente un’inchiesta o una riflessione fatta da un altro giornale, o da qualunque fonte, insieme a quelle prodotte invece con maggior impegno e ricerca da parte del Post stesso. Restiamo deejay anche diventando musicisti. Ma ci sono molti ambiti, luoghi, storie che hanno bisogno di essere illuminati e raccontati meglio, e oggi il Post riesce a farlo con le proprie persone, con i propri criteri e strumenti, quando servono”.


domenica 11 Dicembre 2022

Contiguità

I soliti esempi rappresentativi di confusioni tra i contenuti giornalistici e quelli promozionali sui maggiori quotidiani italiani. Il Corriere della Sera ha dedicato una mezza pagina a una iniziativa dell’azienda Terna, che pochi giorni prima aveva acquistato ben quattro pagine di pubblicità sul Corriere della Sera . Il produttore vinicolo Aneri ha acquistato un’altra pagina sulla Verità sabato, la settimana dopo esserne stato celebrato in un’intervista.


domenica 11 Dicembre 2022

Legati al marketing

Questa settimana i Comitati di redazione del gruppo GEDI (che pubblica tra gli altri Repubblica Stampa Huffington Post ) hanno pubblicato un nuovo comunicato critico sulle scelte dell’azienda, minacciando iniziative di protesta maggiori.

“Martedì 6 dicembre il Coordinamento dei cdr del gruppo Gedi ha incontrato i vertici aziendali ed editoriali a seguito della cessione di due rami d’azienda di GediDigital, la componente tech che supporta noi giornalisti nell’informarvi ogni giorno. E’ stato un incontro che non ci ha visti soddisfatti […] nel corso dell’intero incontro mai si è parlato di potenziamento degli organici e le notizie sembrano essere sparite dal tavolo, sostituite da contenuti di tipo non giornalistico più vicine all’infotainment. Il nostro futuro lo immaginiamo ricco di prodotti giornalistici di qualità, non di contenuti più legati al marketing”.

(piccola nota a margine, ma che racconta una storia e un’anagrafe: gli autori dei comunicati dei CdR di GEDI – come molti altri giornalisti italiani – mantengono nel 2022 la vecchia abitudine di apostrofare le “E” maiuscole invece che accentarle, in eredità di tempi in cui le macchine da scrivere non permettevano la seconda cosa)


domenica 11 Dicembre 2022

Non bene alla Nuova Sardegna

La Nuova Sardegna è lo storico quotidiano di Sassari (che serve soprattutto la parte settentrionale dell’isola), che è stato a lungo del gruppo editoriale che ora si chiama GEDI: in una strategia di dismissioni dei quotidiani locali del centro e del sud, GEDI l’ha ceduta – dopo averla data in gestione per qualche anno a un gruppo milanese, con buoni risultati – a una società che aveva già acquisito da GEDI quattro quotidiani (il Tirreno di Livorno, e tre testate emiliane). Questa società, SAE, non ha finora brillato per competenza e visione sul periodo difficile delle aziende giornalistiche, con insoddisfazioni soprattutto nella redazione livornese – aggravate nei giorni scorsi – che sono rapidamente emerse anche a Sassari. Adesso l’assemblea dei giornalisti ha rinnovato le proprie diffidenze e criticato la decisione dell’azienda di ottenere lo stato di crisi e procedere a prepensionamenti, piuttosto che mostrare un qualche progetto promettente.

“Profondo sconcerto e preoccupazione – prosegue il documento – ha creato tra i giornalisti la decisione dell’azienda, a soli dieci mesi dall’ingresso della nuova compagine societaria che aveva annunciato un piano di rilancio del giornale, di proporre alla redazione l’avvio dell’iter per aprire lo stato di crisi finalizzato ai prepensionamenti con la Legge 416. Lo stato di crisi prevede infatti una serie di requisiti che comporta ai giornalisti sacrifici certamente economici, ma anche professionali perché avranno pesanti ripercussioni sulla qualità del lavoro. Pur ritenendo tutt’ora il dialogo tra azienda e dipendenti imprescindibile, questi ultimi confronti tra Cdr e vertici aziendali hanno accresciuto la preoccupazione delle redattrici e dei redattori per il futuro di un giornale che esiste da 130 anni”.

Ci sono preoccupazioni sulle riduzioni dell’informazione locale anche nei quotidiani del gruppo Riffeser Monti (quello che pubblica Giorno Nazione Resto del Carlino).


domenica 11 Dicembre 2022

Fare soldi in altri modi

Secondo un articolo del Wall Street Journal il Washington Post starebbe pensando di vendere la sua unità tecnologica che in questi anni ha prodotto una serie di piattaforme e servizi usati dal Washington Post stesso ma anche forniti a clienti esterni, e che è diventata uno strumento di business promettente ma che proprio per questo ha bisogno di maggiori autonomie per crescere.


domenica 11 Dicembre 2022

Moralista cretino

Il direttore del quotidiano Libero Alessandro Sallusti si è dato del “moralista cretino” dopo aver deciso di pubblicare una fotografia dell’ex segretario del PD Pier Luigi Bersani che usciva da un negozio romano.


domenica 11 Dicembre 2022

Non si capisce

Il Corriere della Sera di sabato ospitava in prima pagina un commento in difesa delle agevolazioni fiscali per le società calcistiche che il ministro dello Sport ha annunciato di non voler rinnovare, considerata anche l’aria che tira intorno alle non limpidissime pratiche finanziarie delle società calcistiche. L’articolo usava, tra gli altri argomenti per chiedere un ripensamento, quello per cui “non si capisce perché si siano giustamente sostenuti, addirittura con finanziamenti diretti, settori come cinema e teatro, invece a calcio e sport si risponde di no”, trascurando la sensibile differenza di economie e risorse che c’è tra il teatro e il calcio, per esempio: in nessuna parte dell’articolo è segnalato al lettore che l’editore del Corriere della Sera possiede una società di calcio in Serie A.


domenica 11 Dicembre 2022

Il quarto potere è un potere

Michele Serra ha dedicato giovedì la sua rubrica quotidiana su Repubblica a difendere le intenzioni del nuovo ministro della Giustizia di limitare gli usi e gli abusi delle intercettazioni, e a criticare i giornali e i giornalisti che trascurano le proprie responsabilità nei confronti dei suddetti abusi, una posizione più unica che rara all’interno del suo quotidiano.

“Sarebbe bene che sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, spesso di persone non indagate, anche il mondo del giornalismo discutesse con la stessa franchezza del ministro Nordio, che le definisce “una porcheria”.
Personalmente tendo a dare ragione al ministro. Ma capisco che il giornalismo d’inchiesta abbia le sue brave riserve da esprimere. Proprio per questo (perché la questione è seria, e rilevante) sarebbe importante non dare per scontata una pratica carica di evidenti e violenti effetti collaterali, con pesanti conseguenze sui diritti della persona.
[…] L’appiattimento di molti media (carta, televisione, web) sul lavoro inquirente è, da un certo punto di vista, inevitabile: se il lavoro del giornalismo dev’essere di scavo e di denuncia, è inevitabile il rischio di accanimento contro chi è indagato, e tutto ciò che gli sta attorno. Di qui a giustificare come un “diritto professionale” lo sputtanamento indiscriminato e leggero degli esseri umani, ce ne corre. È la stessa distanza che corre tra il dubbio e la spocchia. E riguarda nello stesso preciso modo magistrati, avvocati e giornalisti. Categorie di potere che tendono a non riflettere mai abbastanza sul proprio”.


domenica 11 Dicembre 2022

Strike

Lo sciopero del New York Times per chiedere aumenti di stipendi, che avevamo raccontato come probabile, c’è stato , per un giorno (il quotidiano è uscito regolarmente, non tutti i dipendenti aderiscono ai sindacati che hanno partecipato allo sciopero e il giornale ha contenuti pronti che può usare).


domenica 11 Dicembre 2022

Ancora Cina, e l’Espresso, e il Sole 24 Ore

Negli anni passati abbiamo raccontato su Charlie le pratiche di “acquisto” di promozione e indulgenze giornalistiche sulle testate internazionali da parte di regimi autoritari, e di cui in Italia – per quanto riguarda la Cina – si è occupata spesso la giornalista del Foglio Giulia Pompili, da tempo attenta alle molte ingerenze indebite del regime cinese nei paesi democratici. Martedì scorso Pompili ha criticato su Twitter , accusandola di una serie di omissioni e falsificazioni, un’inchiesta dell’ Espresso relativa ad alcune di quelle ingerenze.

“Poi però c’è anche un problema. E riguarda il giornalismo italiano e la sua credibilità, che temo si rifletta poi sulla scarsa capacità dei lettori di capirci qualcosa, e quindi anche di essere elettori informati”.

Nel frattempo, il Sole 24 Ore ha ospitato domenica scorsa quattro pagine a pagamento acquistate dal governo cinese, e il Comitato di redazione ha criticato la scelta, “prendendo le distanze”.

“quattro pagine di giornale sono state dedicate a propagandare risultati, prospettive e forza attrattiva dell’economia cinese. Non con servizi giornalistici, ma nell’ambigua forma del “publiredazionale”, dove contenuti pubblicitari vengono tradotti in una grafica che crea un evidente rischio di confusione per chi legge
[…] fare da cassa di risonanza ai messaggi di uno Stato dove il pluralismo politico è nullo, la libertà di espressione e il diritto di critica mai riconosciuti, il diritto anche all’esistenza di minoranze negato, autore di una politica estera aggressiva e imperialista, è a nostro giudizio più che inopportuno, pericoloso.
A peggiorare le cose c’è la recidiva: tempo fa analoghe pagine vennero pubblicate, ce ne lamentammo anche allora e venne preso l’impegno di informare preventivamente la rappresentanza della redazione e di concordare almeno la forma, se non i contenuti. Impegno non mantenuto. Le esigenze del conto economico non possono prevalere su ogni altro tipo di considerazione”.


domenica 11 Dicembre 2022

Fine della tv dentro la tv

Il direttore generale di BBC – la testata televisiva pubblica britannica – ha detto di prevedere che nel prossimo decennio i contenuti di BBC migreranno progressivamente e totalmente online, e che le trasmissioni “televisive” saranno abbandonate.


domenica 11 Dicembre 2022

Si può diffamare anche dicendo una cosa vera

Se volete seguire meglio le polemiche sulle querele per diffamazione contro i giornalisti, che spesso sui giornali suonano molto autoreferenziali, comprensibilmente interessate, e poco chiare, c’è un lungo articolo del Post .

“Il reato di diffamazione in Italia è previsto dall’articolo 595 del codice penale e riguarda chiunque «comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione». È punito con la reclusione fino a due anni o una multa fino a 2.065 euro (ma entrambe possono essere aumentate se l’offesa è contro «un corpo politico, amministrativo o giudiziario»). Perché si parli di diffamazione è sufficiente che la dichiarazione “diffamante” sia comunicata in presenza di almeno due persone, e non è necessario che sia falsa: si può diffamare anche dicendo una cosa vera”.


domenica 11 Dicembre 2022

Dalla Cina con errori

Un’inchiesta sull’origine della pandemia pubblicata qualche settimana fa dal sito americano ProPublica in collaborazione con Vanity Fair aveva fatto notizia in tutto il mondo, perché sembrava rafforzare i sospetti sull’ipotesi del “laboratorio” attribuendoli a un’inchiesta del Congresso americano. L’articolo era stato ripreso in Italia dai giornali più agguerriti su quel genere di accuse ma anche dal Corriere della Sera .
Ma l’inchiesta ha ricevuto molte critiche che ne hanno compromesso la credibilità, non tanto nel merito della questione ma sui metodi giornalistici utilizzati, dall’attendibilità attribuita a un esperto interpellato alle ingenuità e agli errori nella traduzione della lingua cinese. Ne hanno scritto in molti negli Stati Uniti, e il Post ha riassunto le obiezioni.

“Presentata come una prova importante, anche se non definitiva, per sostenere l’origine da “errore umano” di laboratorio della pandemia da COVID-19, in realtà non sembra spostare nulla nel dibattito né portare alcun elemento certo sulla questione. Solleva invece, secondo molti critici, molte questioni sui metodi di giornalismo investigativo delle due testate coinvolte e indica una certa ingenuità nell’approcciarsi al mandarino”.


domenica 11 Dicembre 2022

Charlie, da homepage a timeline

Tra le molte cose che il progresso digitale sembra aggiungere ogni giorno all’offerta di internet – arricchimenti, varietà, nuovi formati e opportunità – c’è un elemento dei siti di informazione che da diversi anni si è invece sempre più impoverito e ha ridotto le sue creatività: la homepage. Con il prevalere dell’uso degli smartphone per accedere a internet e ai giornali online, le affollate pagine principali dei siti di news hanno perduto importanza in favore delle loro versioni più limitate e ridotte ospitate dagli schermi più piccoli e portatili, e sono diventate delle “timeline” simili tra loro, fatte di elementi quasi tutti identici in successione: facendo scomparire tutta la ricerca e l’innovazione che erano state dedicate per diversi anni alla ricerca di una più efficace distribuzione dei contenuti nelle spaziose homepage su desktop. Oggi gli esperimenti sono pochissimi, le opportunità molto modeste: ne beneficiano semplicità e pulizia (usiamo le homepage sullo smartphone nello stesso modo con cui usiamo le pagine dei social network: scorrendo titoli), ma la quota di contenuti a cui è possibile dare spazio in homepage, e la loro varietà grafica, sono molto diminuite.
Nella abituale sezione speciale di fine anno del sito specializzato 
NiemanLab – dedicata a auspici e previsioni per il futuro – il designer del sito di news Semafor si è augurato che col prossimo anno si possa tornare a maggiori creatività in tutto il design digitale delle news.

Fine di questo prologo.


domenica 4 Dicembre 2022

Preavviso per tempo

Charlie si metterà in vacanza per tre domeniche durante le feste di Natale. Ma intanto fino a domenica 18 dicembre aspettatela regolarmente.


domenica 4 Dicembre 2022

Un po’ di Charlie a Peccioli

Sabato e domenica a Peccioli, in provincia di Pisa, il direttore del Post Luca Sofri curerà la rassegna stampa I giornali spiegati bene all’interno di un programma di quattro giorni di incontri e presentazioni di libri, e assistito stavolta rispettivamente da Concita De Gregorio e da Matteo Bordone: con molti temi di Charlie.


domenica 4 Dicembre 2022

Indietro nel tempo

Da un paio di settimane il Post ha introdotto un servizio per i lettori dei suoi articoli, anche i più occasionali, raccolto da un’idea già applicata da alcune altre testate internazionali: un’indicazione molto visibile della datazione degli articoli meno recenti. I percorsi di accesso ai contenuti di informazione sono da anni diventati molto vari, e capita con grande frequenza di finire su notizie e articoli che non siano stati pubblicati di recente, e che a volte siano stati anche superati da aggiornamenti successivi, o che possano essere spiazzanti per i lettori che li percepiscano come nuovi.
Per attenuare il rischio di equivoci in questo senso, il Post ha aggiunto un’indicazione dell’età degli articoli, accanto alla data che spesso sfugge alla lettura sbrigativa.


domenica 4 Dicembre 2022

La rubrica Cairo

Il Corriere della Sera sta ormai competendo con il Sole 24 Ore per frequenza dello spazio dedicato alle dichiarazioni del proprio editore: questa settimana articoli su Urbano Cairo sono stati pubblicati martedì mercoledì venerdì , con citazione e foto anche sabato (dentro un articolo dedicato a un evento che aveva comprato uno spazio pubblicitario pochi giorni prima ).


domenica 4 Dicembre 2022

«Ho piazzato»

Il produttore di vino Giancarlo Aneri, di cui abbiamo raccontato altre volte le relazioni di mutuo scambio con alcuni maggiori quotidiani (è un frequente inserzionista, e creatore di un premio giornalistico, e riceve assidue coperture delle sue attività) ha ottenuto sabato un’intervista in prima pagina anche sulla Verità, dopo l’acquisto di pagine pubblicitarie nelle scorse settimane.


domenica 4 Dicembre 2022

Notizie che lo sarebbero

Da ormai quasi due settimane sta avendo grandi attenzioni mondiali il guaio in cui si è messo il brand di moda Balenciaga con una sua campagna pubblicitaria. È interessante notare come della storia – molto discussa sui social network e raccontata sui siti di news internazionali già da appunto due settimane – non abbiano scritto per giorni niente i maggiori quotidiani italiani, che hanno nelle aziende di moda i loro maggiori inserzionisti: alcuni articoli sono apparsi sui siti solo dopo una settimana e dopo lo sviluppo dell’intervento critico di Kim Kardashian. Il Corriere della Sera non ne ha dato nessuna notizia fino a giovedì mentre il primo articolo del sito di Repubblica affrontava invece così la polemica e le accuse:

“Balenciaga amplia la proposta di oggettistica e idee regalo con il lancio di tantissimi nuovi prodotti che andranno ad arricchire la linea Objects a partire dal 21 novembre: si tratta di articoli per animali, accessori per la casa, fragranze, pezzi da collezione e piccole opere d’arte che sono stati presentati tramite la campagna Balenciaga Gift Shop. Gli scatti sono stati realizzati dal fotografo Gabriele Galimberti, e se da un lato hanno già fatto andare in visibilio i fan di Balenciaga, dall’altro hanno fatto storcere più di qualche naso, perché, in pieno stile Demna, alla campagna non manca una nota decisamente provocatoria”.

Ai lettori delle edizioni di carta delle due testate – quelle più rilevanti nel rapporto con gli inserzionisti di moda – non è invece stato raccontato ancora niente , e si saranno probabilmente chiesti cosa sia la storia che sabato ha commentato Michele Serra nella sua rubrica, su Repubblica .

(sulle difficoltà dei quotidiani nel riferire gli incidenti degli inserzionisti di moda c’era un famoso precedente di quattro anni fa, con strascico)