Da Aleppo
Giuseppe Pace è stato nella città siriana devastata dalla guerra civile

Giuseppe Pace è stato nella città siriana devastata dalla guerra civile

Com'è cambiata la vita di una giornalista di Bloomberg che si è innamorata di un imputato di cui seguiva il caso, «l'uomo più odiato d'America»

Ovvero la condizione per cui non ci si "raffigurano" mentalmente pensieri e ricordi


Nacque il 27 maggio 1923, è ricordato ancora oggi per il modo in cui rovesciò i principi pedagogici prevalenti e per la sua rivoluzionaria scuola di Barbiana

Un capitolo del nuovo romanzo di Daria Bignardi, quello da cui parte tutto

Italiani e stranieri, nuovi e rifatti, d'azione o d'autore, con grandi attori o con grandi storie

Il nuovo libro di Franco e Andrea Antonello: un padre, un figlio e la loro vita con l'autismo

40 anni fa venne arrestato uno dei più famosi conduttori televisivi dell'epoca, sulla base di testimonianze confuse e senza nessun riscontro

«Le cose finiscono perché è giusto che finiscano: per consunzione, abbandono – una volta in Argentina ho visto una città abbandonata – sommersione da liane o da over turismo. Poi quel pensiero: a cosa serve? Cosa fare di un cimitero abbandonato? Cosa può fare lui per noi? Chiedo a chiunque mi capiti a tiro. Un giardino di rose? Un campo di lavanda? Una macchina da soldi: lo affitti per le notti di Halloween. La gente impazzisce per Halloween. Su dalla Romagna verranno a centinaia, son gente che per divertirsi fa qualsiasi cosa. Metti musica da paura, candele e torce e a mezzanotte irrompi vestito da zombie»

La storia di Rosa Ortega, un'immigrata regolare messicana che credeva di poter votare e ha ricevuto la classica "pena esemplare"

Un capitolo di «Tener viva la speranza», l'autobiografia di una prime ginecologhe della Somalia, nonché una delle attiviste più celebri del mondo

Gli accordi fra Europa e Grecia hanno tradito le speranze della soluzione "radicale" promessa da Syriza, scrive Filippomaria Pontani

«Eppure Maradona vive. E vive moltissimo nelle contraddizioni innumerevoli di una città e di un paese. Arrivato in un’Argentina travolta da Javier Milei, presidente più liberista del più sfrenato liberista, mi ritrovo a vagare nella torrida estate. Ripercorro al contrario il muro nero dove trovano posto i nomi degli scomparsi, dagli ultimi fino ai primissimi dissidenti, passando per le spaventose annate centrali: persone torturate, massacrate, narcotizzate, gettate proprio in questo fiume. All’inizio le buttavano troppo vicino alla costa: i corpi riaffioravano a riva. Quindi si sono spinti più in là con l’aereo. Vuoi negare questa cosa? Dovrai buttare giù questo muro, abbatterlo. Lo hanno già fatto con le persone, perché non credere che possano farlo con un parchetto trascurato? Viene da chiedersi come sia stato possibile organizzare i Mondiali di calcio del 1978 in Argentina proprio in quel momento, quando il massacro era in corso»

«La prima volta che ci sono venuto, nel 2001, i ricchi non esistevano o quasi. C’era solo il re con la sua corte. Al terzo viaggio ho deciso che volevo andare a conoscere i guerriglieri maoisti. Un giorno sono salito su un tuktuk a pedali e il conduttore ha cercato l’indirizzo su Google Maps»

Il testo integrale del discorso che il segretario del PD ha tenuto oggi in Piazza San Giovanni, a Roma

La storia del suicidio di un calciatore molto amato e rispettato e quella di una partita – e che partita – che si giocò esattamente dieci anni prima, in un libro pubblicato da Fandango

22 libri letti e consigliati dalla redazione del Post, per aumentare le probabilità di sceglierne uno giusto

«Non ho mai amato la retorica dell’eroe. Non c’è dubbio, però, che in Iraq Enzo Baldoni si sia comportato da eroe, cercando di testimoniare quello che accadeva e portando aiuto, a rischio della vita. Si prese in carico il destino di un ragazzo amputato, che poi fu curato da Emergency, e guidò due missioni umanitarie per portare aiuti in una città assediata. Ma non c’è dubbio neppure che le istituzioni italiane abbiano scelto di dimenticarlo. Credo che Enzo Baldoni ne avrebbe riso perché aveva troppo senso dell’umorismo e amava troppo la vita per essere attratto dalle medaglie e dall’ideologia della bella morte. Lo aveva anche scritto per tempo, previdente e pignolo com’era, nelle disposizioni per il suo funerale»
