Un regalo di Natale al giorno: -21

22 libri letti e consigliati dalla redazione del Post, per aumentare le probabilità di sceglierne uno giusto

Da qualche anno, quando arriva dicembre, la redazione di Consumismi si arrovella per trovare idee nuove – di vecchie ne abbiamo già moltissime – e originali utili a chi vuole (o deve, costretto dalle circostanze) fare i regali di Natale. Pubblichiamo quindi un regalo di Natale al giorno ogni giorno fino al 24 dicembre, e mandiamo una newsletter tutti i venerdì e i martedì con link agli articoli e altri consigli. Se il regalo di oggi non fa per voi, ci riproviamo domani. Poi se proprio non ne venite a capo, ricordatevi che c’è sempre la mozione Flanagin.

Per chi ritiene che regalare un libro non sia l’ultima spiaggia dove vanno a morire le ambizioni di fare un regalo originale, ma al contrario pensa che ci vogliano una certa cura e coraggio per scegliere il titolo e l’autore giusti, redattrici e redattori del Post hanno messo insieme l’annuale lista di consigli scegliendo tra quelli che hanno letto, apprezzato e pensano potrebbero essere un buon regalo per qualcuno. Alcune sono novità ma molte no: ci sono soprattutto romanzi, ma anche saggi e graphic novel. Poi l’azzardo della scelta spetta a voi, ma se niente vi convince, ci sono le liste più recenti: qui quelli dell’anno scorso e qui quelli dell’estate.

Io sono confine, di Shahram Khosravi
Io sono confine è un lungo racconto che in realtà è anche un saggio: la forma è quella dell’autoetnografia, una forma di ricerca etnografica in cui l’autore o l’autrice connettono proprie esperienze personali a più ampie riflessioni culturali, politiche e sociali su un certo argomento. In questo caso il concetto di confine: cos’è, quando lo abbiamo inventato per come lo pensiamo oggi, come funziona, che tipo di cultura presuppone e crea. Khrosavi insegna Antropologia all’Università di Stoccolma, e sui confini ha scritto molte cose: vive in Svezia da oltre vent’anni e l’ha raggiunta partendo dall’Iran e attraversando da migrante irregolare l’Afghanistan, il Pakistan e poi l’India. Io sono confine parla dei confini e delle persone che li attraversano, di come i confini siano esperienze fisiche – mari in cui si annega, recinzioni su cui ci si ferisce, campi di detenzione in cui si subiscono torture e stupri – e mentali, sia per chi li attraversa sia per chi sta dall’altra parte. Parla del lessico delle migrazioni, di stereotipi sulla vittima, di “profughizzazione”, dell’enorme questione del tradurre la propria esperienza di fronte a commissioni e funzionari incaricati di valutare la credibilità e validità del proprio racconto. Della paura, della vergogna e del senso di isolamento di chi attraversa i confini in una condizione di illegalità, e anche di cosa sia la “cultura della frontiera”, tra le altre cose. Lo consiglio perché è molto ben documentato, e perché dopo averlo letto, nel mio personale vocabolario, la parola “confine” ha assunto tutta un’altra dimensione e un significato molto più ricco.
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Alessandra Pellegrini De Luca

V13. Cronaca giudiziaria, di Emmanuel Carrère
Non è esattamente il libro che consiglieresti normalmente per Natale, quello di Emmanuel Carrère sul processo agli autori degli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre 2015. Il racconto alterna parti di cronaca molto dura e cruda di cosa avvenne quella notte in alcune zone del centro di Parigi e in particolare al teatro Bataclan a riflessioni sulle vite dei terroristi, sulla nostra società e su come viviamo i lutti improvvisi e inimmaginabili. È una lettura dolorosa per farne un regalo, ma al tempo stesso è una grande occasione per pensare ai propri affetti, alle persone che amiamo. Leggi i racconti degli attacchi in un café sui boulevard in una capitale europea affollati di giovani e non puoi fare a meno di chiederti: e se lì fuori seduta sui tavolini ci fosse stata mia figlia, mia sorella, la persona che amo? Che cosa avrei fatto? Come avrei reagito? Che ne sarebbe stato di me, alla fine? E in quell’angoscia vertiginosa ritrovi i sentimenti e il desiderio di un abbraccio. (AmazonIBSBookdealer)
Emanuele Menietti

Gli uomini, di Sandra Newman
È l’ultimo romanzo – uscito nel 2022 e in Italia nel 2023 – della scrittrice statunitense Sandra Newman, che mi affascina per le sue trame originali, le atmosfere destabilizzanti e la scrittura elettrica da i tempi di I Cieli, il suo romanzo del 2019. Qui immagina un mondo dove una notte d’agosto improvvisamente scompaiono tutti gli esseri umani con il cromosoma Y, cioè gli uomini e le donne transgender: incidenti d’auto, aerei che cadono, centrali nucleari ingestibili, fabbriche che cadono a pezzi, donne che piangono i propri figli, padri, compagni e altre che si sentono finalmente libere, che prendono il potere, organizzano il lavoro, si baciano in strada mentre le bambine scorrazzano nude in un mondo liberato dalla violenza e dalla paura. Al filone principale si intrecciano altre storie: gli abusi sessuali, la discriminazione razziale, i rapporti di potere nei rapporti d’amore, l’amore che salva, la follia e la paura della follia, l’espiazione, e quanto rivedere tuo figlio sia più importante della salvezza del mondo. Non è nemmeno un libro a tema: è disturbante, insidioso, senza risposte e lo chiudi non capendo cosa avresti fatto tu o cosa avresti voluto fare. Forse non è il più natalizio tra i libri ma è certamente attuale. (AmazonIBSBookdealer)
Arianna Cavallo

Venere privata, di Giorgio Scerbanenco
Tra saggistica e narrativa sono sempre stato più dalla parte della prima. Per leggere devo trovare il tempo e per unire più cose mentre lo faccio vorrei anche imparare o conoscere qualcosa, meglio ancora se mi può tornare utile. È anche per questo che ho sempre ignorato o quasi i gialli (un genere che mi ha allontanato anche per via di scaffali e copertine che continuo a trovare poco attraenti). Di recente però avevo voglia di leggere qualcosa che descrivesse i posti in cui vivo, meglio se nel passato e nella vita di tutti i giorni. Poi ho letto che in via Plinio, nella mia zona di Milano, era stato conservato negli anni un archivio di inediti di Giorgio Scerbanenco, giallista che conoscevo soltanto di nome (perché citato da Carlo Lucarelli nelle vecchie puntate di Blu Notte) e che ambientò gran parte delle sue storie a Milano, in posti che conosco e frequento. Ho iniziato a leggerlo da Venere privata, il libro da cui parte la saga cupissima del suo personaggio più noto, Duca Lamberti, medico radiato dall’ordine per aver praticato l’eutanasia (negli anni Sessanta) reinventatosi investigatore, e ho trovato più di quello che cercavo.
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Pietro Cabrio

Crepuscolo, di Kent Haruf
È il secondo libro della Trilogia della pianura di Kent Haruf: si svolge nell’immaginaria contea di Holt, in Colorado, e in un passato recente, non meglio specificato. È un periodo, per capirsi, in cui i protagonisti piazzano una sedia vicino al telefono a fili, quando aspettano una chiamata. L’ho letto nei giorni degli attacchi di Hamas a Israele e dei successivi bombardamenti sulla Striscia di Gaza e Crepuscolo è stato consolatorio, con l’effetto “tazza di tè e camino mentre fuori c’è la tempesta”. Holt è terra di allevatori, agricoltori e feste di paese: l’isolamento dal mondo esterno sembra totale. I fratelli protagonisti guardano il telegiornale, ma come un rito che precede le previsioni meteo, l’unica cosa che avrà davvero un effetto sulla loro vita. E poi la gente di Holt riesce quasi a convincerci della naturale bontà del genere umano: ci sono situazioni di disagio, sparuti “cattivi” e molte inadeguatezze, ma tutti, o quasi, sono mossi principalmente dalla volontà di prendersi cura degli altri, senza sentimentalismi, con gesti intorno ai quali si ricama poco. Il traduttore Fabio Cremonesi, nella sua nota finale, lo racconta in modo efficace: «Le numerose relazioni narrate nel romanzo sono fatte di accudimento reciproco e di timidezza, non di travolgenti passioni». Può anche essere letto da solo, ma consiglierei di partire dal primo libro della Trilogia, Canto della pianura.
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Valerio Clari

A chi smeraldi e a chi rane. Autobiografia dei miei (troppi) animali, di Bianca Pitzorno
La poesia Scrivere il curriculum di Wisława Szymborska si conclude dicendo «Sorvola su cani, gatti e uccelli, / Cianfrusaglie del passato, amici e sogni». La poeta elencava per contrasto le cose della vita di cui non parliamo in contesti formali come i cv, ma che in realtà hanno più importanza e sono legate a esperienze felici. Ci ripensavo leggendo A chi smeraldi e a chi rane. Autobiografia dei miei (troppi) animali, l’ultimo libro di Bianca Pitzorno. Racconta convivenze e incontri con tartarughe, gatti, topi, canarini e altri animali dagli anni Quaranta a oggi, compresi aneddoti estremamente spassosi (eccezionale quello su una gatta scomparsa e riapparsa) e imprevedibili e altri parecchio tristi (in qualche caso violenti contro tartarughe e polpi). Ma è anche un libro con cui si può riflettere su come sono cambiati i nostri rapporti con gli animali non umani negli ultimi 70 anni, seguendo l’evoluzione del punto di vista di Pitzorno. Intrattiene e insegna delle cose, e va benissimo per quei periodi in cui non si ha tantissima voglia o tempo di leggere altro.
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Ludovica Lugli

Lessico famigliare, di Natalia Ginzburg
Al Post c’è un nutrito gruppo di ammiratori e ammiratrici di questo libro, e in redazione e nelle varie chat è un titolo che ogni tanto salta fuori. Insomma, una parte del mio cervello a un certo punto aveva registrato che fosse una grave lacuna non averlo letto, fidandomi io del giudizio della redazione, che ne sa più di me, e sapendo che è un libro stranoto, si direbbe un “classico”. Senonché sul comodino ho una pila di libri che vorrei o dovrei leggere, e questo qui era scivolato un po’ in fondo a quella pila. Poi a inizio novembre sono andato in montagna e nel bed&breakfast dove alloggiavo c’erano in bella mostra alcuni libri del proprietario, tra cui, appunto, Lessico famigliare. Dico vabbè, sto qua, magari è una buona occasione. Dopo pochi giorni l’ho finito – cosa che non mi succede spesso, di finire i libri in poco tempo – e subito dopo mi ha preso una grande tristezza (non so per voi, ma per me è un segno del fatto che un libro mi è piaciuto molto).
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Mario Macchioni

L’ultima cosa bella sulla faccia della terra, di Michael Bible
Ogni tanto ti distrai e, da un momento all’altro, su internet tutti cominciano a parlare di un libro che non avevi mai sentito nominare – o almeno così pare. A me è successo con L’ultima cosa bella sulla faccia della terra di Michael Bible, uscito di recente per Adelphi nella traduzione riuscitissima di Martina Testa: il titolo italiano, molto più azzeccato di quello inglese (The ancient hours), mi si è incastrato in testa la prima volta che l’ho visto di passaggio nella storia Instagram di qualcuno e non ne è uscito fino a quando non mi sono finalmente decisa a comprarlo. È un libricino che si può leggere molto velocemente, ma è densissimo di significati e letture e racconta un vasto angolo di mondo – la “Bible Belt” statunitense, quegli stati americani dove la cultura evangelica ti entra nelle ossa – a cui siamo abituati a pensare solo quando accade una qualche tragedia. Il libro ruota proprio attorno a una tragedia, ma parla anche di isolamento e disperazione, di ribellione e di traumi generazionali e di omofobia, e delle conseguenze estreme dell’essere diversi in una società opprimente, dove per quella diversità non si ha nessuna intenzione di trovare spazio. La scrittura è limpida ma poetica. Non credo sia l’ultima cosa bella rimasta sulla faccia della terra, ma sicuramente è nella lista.
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Viola Stefanello

Berta Isla, di Javier Marías
Quando Berta Isla sposa Tomás Nevinson nel 1974 sono entrambi ancora molto giovani ma lei è sicura della sua scelta perché sa di aver sposato l’uomo che amerà per sempre. Eppure quel ragazzo che lei pensa di conoscere così bene nasconde un segreto che è destinato a condizionare le vite di entrambi in modi che lui si aspetta, ma di cui lei, al momento, non sa niente. Cosa succede a un matrimonio quando un marito non può parlare del proprio lavoro? E a due persone che si amano da sempre senza essersi mai conosciute veramente? Berta Isla di Javier Marías è un libro che parla di amore, politica e letteratura, della Spagna, della Guerra Fredda e dell’IRA, per raccontare un matrimonio unico nel suo genere, eppure simile a tanti altri. Ho letto questo libro a distanza di qualche giorno da mia madre, che l’aveva iniziato subito dopo mia nonna e credo che il fatto che tre generazioni l’abbiano amato e divorato allo stesso modo sia un’indicatore di quanto sia coinvolgente. E per chi alla fine (come me) non riuscisse a staccarsi dai suoi protagonisti, nel 2021 è uscito anche il suo seguito, Tomás Nevinson.
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Ginevra Falciani

Le schegge, di Bret Easton Ellis
Vengo da un periodo di grande fatica ad arrivare alla fine dei libri e il primo merito che devo riconoscere a Le schegge è di avermi tenuta incollata per più di 700 pagine. Per il resto, non avevo mai letto niente di Bret Easton Ellis – questo libro mi ha convinta perché paragonato da molti a Dio di illusioni di Donna Tartt, che avevo divorato (ma in realtà ci assomiglia così così) – e il suo stile pop e cinematografico, seppur coi suoi difetti, mi ha piacevolmente sorpresa e ampiamente intrattenuta. Per chi vuole un assaggio di trama, la storia è ambientata negli anni Ottanta nella scuola superiore privata più prestigiosa di Los Angeles: ci sono un protagonista diciassettenne – che ha il nome dell’autore e come lui all’epoca è un aspirante scrittore e omosessuale non dichiarato – un nuovo studente con un passato misterioso, feste in piscina, serial killer, animali sgozzati e la rassegna completa delle vie della città, a partire dalla più noir e thriller che c’è: Mulholland Drive.
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Marta Impedovo

L’invenzione del boomer, di Matteo Bordone
Si dice che la parte migliore dei regali sono le chiacchiere successive allo scartamento, no? Ecco, questo libro garantisce l’inizio di conversazioni spiritose e gare di aneddoti. Non è un testo comico, anche se di tanto in tanto vi farà ridere, e va bene sia per boomer che per non boomer. È un libro che dietro l’analisi di una parola e soprattutto del suo recente uso e abuso – boomer, appunto – ci fa ragionare di cosa sono le generazioni, del nostro rapporto con il passato e il futuro, dei nostri genitori individuali e collettivi e della produzione culturale che ruota attorno alle caratteristiche innate delle persone. Che detta così sembra un corso di sociologia, ma in realtà ci sono dentro le torce dello smartphone accese per sbaglio, il legame tra il Sessantotto e il buongiornismo, Rita Pavone e gli Who, Gangnam Style e Pasolini (che non ne esce benissimo). E poi, non volete sapere chi sono stati i primi a dire “ok boomer”? Pensa fare un giorno una battuta sui social e dopo anni la usa tutto il mondo e Matteo Bordone ci scrive un libro.
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Francesco Costa

La mia Russia, di Elena Kostjucenko
Elena Kostjucenko (si pronuncia più o meno Yelèna Kastiuchènka) è la migliore giornalista libera della Russia. Ha 36 anni e lavora da quando ne aveva 16. Il grosso della sua carriera l’ha trascorso a Novaya Gazeta, l’ultimo giornale indipendente in Russia, che l’anno scorso è stato costretto a chiudere. È un’attivista LGBT+ che è stata arrestata molte volte nel corso di proteste e atti di disobbedienza. E ha ricevuto l’attestato definitivo dei grandi oppositori al regime di Vladimir Putin: l’anno scorso ha subìto un tentativo di avvelenamento. Quest’anno Elena Kostjucenko ha scritto un libro intitolato La mia Russia, in cui raccoglie alcuni dei suoi reportage più famosi: parlano di prostituzione, di ragazzini senza fissa dimora, dell’ascesa di Putin e ovviamente della guerra in Ucraina. Sono tutti eccezionali. Ma se possibile sono ancora più eccezionali i piccoli commenti che Kostjucenko ha scritto apposta per il libro e che precedono ciascun reportage: questi piccoli commenti raccontano il modo in cui sono nati i suoi articoli, ma anche la vita di Kostjucenko nella Russia di Putin, con i rischi continui, le baruffe nella redazione di Novaya Gazeta, e il giorno in cui si è saputo che avevano ucciso Anna Politkovskaja.
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Eugenio Cau

Basta un caffè per essere felici, Toshikazu Kawaguchi
Se la caffetteria dove si può tornare nel passato esistesse davvero, probabilmente passerei ore a interrogarmi sulla possibilità di andarci per tornare a chissà quando, per incontrare chissà chi, chissà perché. Non rovino la trama, visto che questo luogo surreale compare già nelle prime righe: quello che mi ha sorpresa è il desiderio di risolvere le cose in comune ai personaggi che uno dopo l’altro decidono di fare quest’esperienza, raccontato con uno stile sobrio, delicato, dolce e a tratti commovente. Il breve romanzo di Toshikazu Kawaguchi è stato pubblicato nel 2021 da Garzanti nella traduzione dall’inglese di Claudia Marseguerra, e ho scoperto solo a lettura inoltrata che fa parte di una saga, cominciata con Finché il caffè è caldo e proseguita con Il primo caffè della giornata e Ci vediamo per un caffè, tutti pubblicati dalla stessa casa editrice. Direi che per godersi la lettura non sia indispensabile conoscere il libro d’esordio, che ha venduto oltre un milione di copie nel mondo, ma la voglia di recuperarlo e di leggere anche gli altri mi è venuta di sicuro.
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Susanna Baggio

L’arte di legare le persone, Paolo Milone
È la seconda volta in pochi anni che consiglio un libro che parla di reparti psichiatrici, e potrebbe non essere l’ultima. Paolo Milone ha fatto lo psichiatra in ospedale per quasi quarant’anni, ha visto la fine dei manicomi e ha vissuto tra i matti (come li chiama lui) gran parte della vita per “legare” le persone, rimettere insieme i pezzi: «I matti sono nostri fratelli. La differenza tra noi e loro è un tiro di dadi riuscito bene – l’ultimo dopo un milione di uguali – per questo noi stiamo dall’altra parte della scrivania». Non è un saggio, è un racconto a tratti anche molto divertente della sua esperienza, fatto di considerazioni profonde e di rapide battute, di storie che si sviluppano e di brevi frammenti di esistenza. Racconta qualche successo e diversi insuccessi, parla di vita che riparte ma anche che si interrompe: «Come si sa, la morte prende a camminare dietro di noi alla nascita e ci insegue tutta la vita, finché un giorno ci raggiunge e ci tocca la spalla. Lieve». Non è un’opera lineare, d’altronde come poteva essere, parlando di follia?
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Marco Surace

Bilal. Il mio viaggio da infiltrato verso l’Europa, di Fabrizio Gatti
Durante l’estate il sistema italiano per l’accoglienza dei migranti ha mostrato di nuovo tutta la sua inadeguatezza. Ho tirato fuori dalla libreria un libro che aspettava da tempo: Bilal, di Fabrizio Gatti, nella nuova edizione del 2022 di La Nave di Teseo. Il libro uscì nel 2008, ma non potrebbe essere più attuale. Gatti attraversa il Sahara insieme a migliaia di migranti, fermandosi in città dimenticate da tutti tranne da chi non ha altro modo per scappare. Arriva fino alla Libia e a Lampedusa, parla con centinaia di giovani, e tutti dicono la stessa cosa: vogliamo andarcene, raggiungere l’Europa, a qualunque costo. Il suo viaggio prosegue tra i soprusi del centro di permanenza temporanea per immigrati a Lampedusa e nelle campagne della Puglia, controllate dai caporali. Per provare a mettersi, almeno un secondo, nei panni dell’altro.
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Laura Loguercio

Ducks, di Kate Beaton
È un graphic novel. Racconta la storia autobiografica di una ragazza dell’isola del Capo Bretone, nella Nuova Scozia, in Canada, che dopo l’università si trasferisce dalla parte opposta del paese, nell’Alberta, per lavorare nelle sabbie bituminose, sperando – come altri e altre prima di lei – di riuscire così a ripagare in tempi brevi il debito contratto per le rette universitarie. Che detta così sembra una storia molto specifica e poco comprensibile, vista da qui, e invece no: è la storia di molte persone. «Ho imparato che posso avere delle opportunità o posso avere casa mia, ma non entrambe. E in una maniera o nell’altra tutto questo sarà doloroso», dice la protagonista in una delle prime tavole. Ducks parla dell’esperienza di essere una giovane donna in un ambiente maschile e sessista, del malessere fisico e psicologico di donne e uomini in un contesto di lavoro alienante, dell’impatto di quel lavoro sull’ambiente e sulla salute, e del conflitto interiore generato dalla consapevolezza di tutto questo. Non serve saperlo, per apprezzarlo e ricordarlo a lungo, ma ha vinto un mucchio di premi importanti, è stato uno dei graphic novel più celebrati e recensiti del 2023 ed era, per quello che vale, nella lista di libri consigliati da Obama il Natale scorso.
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Antonio Russo

Endurance, di Alfred Lansing
Un libro sulla storia vera di una spedizione fallimentare al Polo Sud, nel 1914: la nave rimane incastrata fra i ghiacci e affonda, e gli uomini dell’equipaggio devono tornare indietro su tre barchine, in uno dei tratti di mare più difficili da navigare al mondo. Ci mettono quasi due anni a tornare in Inghilterra, ma sopravvivono tutti, dal primo all’ultimo. Il risultato delle ricerche dell’autore e delle interviste ai membri dell’equipaggio sopravvissuti è un libro molto intrigante, interessante anche quando parla dei movimenti del ghiaccio marino, ma soprattutto un racconto abbastanza epico di tenacia e resistenza e di difficoltà incredibili, ma parlando anche tantissimo della quotidianità di un gruppetto di uomini sperduti in uno dei luoghi più assurdi della Terra, di giorni passati ad aspettare che le condizioni dei ghiacci permettano di continuare nel viaggio, di piccoli baratti per le ultime riserve di tabacco rimaste. Per me è una specie di libro motivazionale.
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Andrea Da Lio

Un inverno freddissimo, di Fausta Cialente
Quando ho preso questo libro dallo scaffale, convinta dal titolo e da una copertina che suggerisce della neve in piazza Duomo, assecondavo più che altro la volontà di frescura di un giorno di fine estate. Fausta Cialente, una delle famose autrici sconosciute del Novecento, ha scritto Un inverno freddissimo per raccontare un momento in cui l’importante era sopravvivere al presente, con un futuro che appariva roseo. L’inverno freddissimo è quello tra il 1946 e il 1947; la storia è quella di una famiglia, compresi i fantasmi della guerra, che in una soffitta milanese un po’ barcolla e un po’ sopravvive al freddo vero e figurato. Mi piace trovare connessioni coi libri che leggo e qui è successo quando al cinema ho visto un altro pezzo di quell’Italia lì, quella del 1946 di C’è ancora domani di Paola Cortellesi, e mi è parso che fosse un’aggiunta a un quadro arrivata al momento giusto. La frescura ha funzionato, ma lo consiglio anche d’inverno: è un libro che rincuora.
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Cecilia Pigozzi

Resoconto, di Rachel Cusk
Come molti, credo, sono ormai stufo della proliferazione degli ego nei prodotti culturali. Libri, film, articoli e podcast in cui la voce e la persona dell’autore o autrice sono centrali e ingombrantissime. Trovo che sia una scelta editoriale di grande pigrizia, oltre che di scarsa empatia e curiosità per il mondo, e che solo poche persone siano davvero in grado di padroneggiarla e lasciare qualcosa a chi legge, ascolta o guarda. Una delle poche che ci riescono, secondo me, è la scrittrice britannica Rachel Cusk: Resoconto è un romanzo semi-autobiografico pubblicato nel 2014. Nel 2018 è uscito per Einaudi con una traduzione di Anna Nadotti. Fa parte di una trilogia che si è conclusa con Onori, uscito in Italia nel 2020. È possibile che qualcuno vi abbia già parlato molto bene di Resoconto: sottoscrivo tutto. Per anticiparvi cosa ci troverete dentro, uso le parole di Cristiano de Majo, che qualche anno fa lo ha descritto così su Rivista Studio: Resoconto è un libro «di incontri e di conversazioni, di storie e di discorsi riportati dalla voce narrante, che dice poco o niente di sé, al di fuori dei dialoghi con le persone con cui ha a che fare e che sono perlopiù scrittori, gente dell’editoria, studenti, e un uomo conosciuto in aereo, che fa più apparizioni».
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Luca Misculin

Piccoli atti di misericordia, di Dennis Lehane
Dennis Lehane è uno scrittore americano, nato e cresciuto a Boston. Dai suoi libri sono stati tratti film famosi: Mystic River di Clint Eastwood, Shutter Island di Martin Scorsese, Gone Baby Gone di Ben Affleck. L’ultimo suo libro si chiama Piccoli atti di misericordia ed è ambientato a Boston nell’estate del 1974. È un periodo di forti conflitti razziali: l’amministrazione della città, per favorire una integrazione forzata, obbliga studenti afroamericani a trasferirsi in scuole dei bianchi e viceversa. Così, all’inizio dell’anno scolastico, bus con a bordo studenti neri e altri con studenti bianchi si incrociano diretti alle nuove scuole di appartenenza nelle strade di Southie, come gli abitanti chiamano la zona sud di Boston. Le proteste sono molte e pesanti e a ribellarsi è soprattutto l’enclave irlandese di Southie. È in quei giorni che scompare una ragazza di origine irlandese. Nella stessa notte un ragazzo nero viene trovato morto sulla banchina della metropolitana nella zona dei bianchi. È soprattutto la madre della ragazza a cercare di capire che cosa sia successo. Nel farlo si mette contro la sua comunità, a cui si è sempre sentita di appartenere e di cui ha sempre osservato le regole e le convinzioni, compreso la diffidenza e il razzismo nei confronti degli afroamericani. La scomparsa di sua figlia è legata alla morte del ragazzo. La ricerca della donna infastidirà soprattutto la mafia irlandese che su parte di Southie comanda. Come altri libri di Lehane Piccoli atti di misericordia è la storia di una persona, in questo caso una donna, ma è anche il racconto di un periodo storico. È una microstoria che però si inserisce nella macrostoria di Boston e degli Stati Uniti di quegli anni. È un esempio di crime fiction avvincente, e scritta benissimo, come d’altra parte tutti i libri di Lehane, che si unisce alla realtà.
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Stefano Nazzi

Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino
Quest’anno c’è stato il centenario della nascita di Italo Calvino e siamo stati sommersi da saggi, articoli e spettacoli sulla sua vita, il suo stile, la sua importanza nel panorama letterario italiano del Novecento. Ma di Calvino non si parla mai abbastanza ed è perfetto anche a Natale. Se una notte d’inverno un viaggiatore è un libro sui libri, un racconto sul raccontare. Il protagonista è un lettore e la sua avventura passa attraverso una serie di romanzi con ambientazioni e trame diversissime tra loro. In ogni capitolo ci si trova trasportati in un libro diverso: in una stazione avvolta dalla nebbia con una misteriosa valigetta in mano; in un villaggio di pescatori a osservare una ragazza che dipinge cime e ancorette (e visita di nascosto il carcere), in un paesino sulle colline a contendersi l’amore di una giovane locandiera. Alle trame dei racconti si intreccia la storia del protagonista, innamorato, neanche a dirlo, di una lettrice. Per chi ha bisogno di uno stimolo per tornare e leggere.
(AmazonIBSBookdealer)
Valeria Sforzini

La storia, di Elsa Morante
L’ho iniziato a leggere subito dopo L’Isola di Arturo, che però mi aveva lasciato relativamente indifferente. Questo è stato il miglior libro letto quest’anno, anche se la sua lunghezza ha concorso a fare in modo che potessi leggerne pochi altri. È inserito nei 100 libri migliori dal Norwegian Book Club, che mi è sembrato un modo per leggere un libro che fosse coerente con il cosiddetto effetto Lindy. È anche l’unico volume scritto da una donna italiana nella lista, già di per sè abbastanza scarna di autrici femminili. Non mi dilungo su cosa tratta dato che è un classico e si trovano sinossi un po’ dovunque. Da un punto di vista pratico, lo consiglio anche perché – nonostante la lunghezza del racconto – è possibile abbandonarlo qualche giorno e poi riprenderlo senza fare una gran fatica a ricordarsi a che punto si è arrivati o a chi corrisponde il nome di quel tal personaggio. Io ho “ascoltato” l’audiolibro nella versione letta da Iaia Forte.
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Vittorio Bossa

Ne vuoi ancora?
– Qui trovi le liste degli anni passati
– Qui trovi una lista di 15 idee per chi ha cominciato a fare i regali a novembre (per alcune bisogna controllare di essere ancora in tempo, ma la maggior parte hanno tempi di spedizione brevi) e qui una guida a come fare regali su Vinted
qui i regali al giorno passati
e qui c’è la pagina dove iscriversi a Consumismi di Natale, la newsletter che vi aiuta coi regali di Natale
qui tutti i regali di Natale mai consigliati da Consumismi.

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Disclaimer: con alcuni dei siti linkati nella sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google. Se invece volete saperne di più di questi link, qui c’è una spiegazione lunga.