Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 24 Aprile 2022

Niente Vogue in Russia

Il magazine di moda più famoso del mondo, che ha edizioni locali in una ventina di paesi, non sarà più pubblicato in Russia: lo ha deciso – dopo l’annuncio di una sospensione il mese scorso – l’editore americano Condé Nast in conseguenza delle leggi sulla censura accentuate in Russia dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. La redazione sarà quasi completamente smantellata.


domenica 24 Aprile 2022

Carta costa

Il direttore del quotidiano Domani ha annunciato (due settimane fa, ma qui non ci vediamo da allora) un aumento di prezzo del 25% della singola copia del giornale di carta, spiegandone le ragioni.
” Le cause sono abbastanza ovvie: l’aumento del costo dell’energia colpisce prima le industrie energivore, come le cartiere, e poi si riversa sul prodotto finito quando scadono gli accordi che bloccano i prezzi.

È quello che è successo a noi con Domani: prima le cartiere ci hanno annunciato che non producevano più la nostra amata carta da 52 grammi (più redditizio fare i pacchi per Amazon) e poi che il prezzo di quella da 42, che usiamo ora, saliva tra il 70 e l’80 per cento”.


domenica 24 Aprile 2022

Out of time

“Fine di un’era” si è detto spesso negli ultimi due decenni a proposito delle chiusure o delle trasformazioni di questa o quella testata internazionale: ma è un’espressione che si attaglia abbastanza alla comunicazione che non esisterà più l’edizione cartacea di Time Out londinese, il capostipite di una serie di decine di pubblicazioni cittadine che per 54 anni ha informato su eventi, novità, tendenze della città di Londra, diventando un’istituzione per locali e visitatori in cerca di informazioni. Negli ultimi mesi la sua diffusione (il settimanale è gratuito dal 2012) era di circa 310mila copie: ma i suoi ricavi maggiori vengono da eventi e prodotti televisivi e digitali e da altri progetti collaterali e partnership, e soprattutto dal gruppo di locali “Time Out Market” aperti in diverse città del mondo.


domenica 24 Aprile 2022

A piccoli passi verso il nuovo Espresso

Il più illustre newsmagazine italiano è stato venduto un mese fa dal gruppo GEDI all’imprenditore campano Danilo Iervolino, e anche qui la redazione si è piuttosto preoccupata, sia per le prospettive dell’impresa che per l’autonomia editoriale . In attesa di disegnare un progetto per il giornale (le cui difficoltà tipiche del settore erano attenuate dall’essere allegato a Repubblica e collegato a quell’azienda), l’editore ha intanto scelto l’amministratore delegato della società editrice, che è Marco Forlani (figlio dell’ex segretario della Democrazia Cristiana Arnaldo Forlani).


domenica 24 Aprile 2022

Quartz va nell’altra direzione

Quartz è un sito americano di informazione nato dieci anni fa nel gruppo editoriale dell’ Atlantic con proposte innovative sui formati delle proprie news e sulle relazioni con i lettori. Nel tempo ha ulteriormente spostato le sue attenzioni verso i temi di business e aziende, e ha cambiato proprietà, tra alti e bassi di sostenibilità (ha licenziato ottanta persone due anni fa, adesso i dipendenti sono circa ottanta tra cui cinquanta giornalisti). Tre anni fa aveva introdotto un sistema di abbonamenti e un paywall e dice di avere raggiunto la quota di 25mila abbonati, ma ora ha annunciato di voler rimuovere il paywall per quanto riguarda la gran parte dei suoi contenuti, mantenendo il sistema di abbonamenti: che il suo capo e fondatore Zach Seward sostiene funzionare soprattutto sulla volontà degli abbonati di sostenere il progetto e di avere accesso su alcuni contenuti premium (una dinamica simile a quella del Post , per capirsi: compreso l’invito a sostenere la gratuità del sito per tutti i lettori). Mentre il paywall limita la diffusione e la visibilità dei contenuti del sito e la sua possibilità di crescere e raggiungere nuovi lettori e potenziali abbonati, dice sempre Seward.


domenica 24 Aprile 2022

Quelli che non vanno in tv

Un articolo del Post ha messo un po’ di carne al fuoco delle discussioni recenti sui talk show televisivi e sulle loro derive che li allontanano da un servizio reale di informazione.

“Molte persone si sono lamentate dell’eccessiva esposizione mediatica dei virologi, accusati in alcuni casi di essersi fatti trascinare in tempi e modi televisivi che alla lunga hanno danneggiato la loro credibilità professionale. Tra chi ha deciso di rifiutare sistematicamente partecipazioni nei talk show c’è Andrea Gori, direttore del reparto Malattie infettive al Policlinico di Milano. Ancora oggi gli capita di declinare molti inviti e di essere occasionalmente accusato di venire meno a un suo dovere divulgativo. «Io al massimo ho il dovere di informare, di dare dati e informazioni precise», dice Gori. «Lì si danno opinioni, io non sono uno showman: i medici devono essere molto ligi al dato scientifico, che non è un’opinione»”.


domenica 24 Aprile 2022

Il Tirreno in subbuglio

Il Tirreno di Livorno è il più importante e diffuso quotidiano della Toscana occidentale (mentre nella provincia di Firenze e nelle altre interne ha un ruolo principale la Nazione ): alla fine del 2020 è stato venduto dal gruppo GEDI – l’editore di Stampa Repubblica , tra le altre cose – in un processo di riduzione dei suoi quotidiani locali. La nuova proprietà è la società SAE guidata da Alberto Leonardis, che da alcuni anni si muove in acquisti di quotidiani locali, senza però avere mostrato finora progetti molto chiari sulla loro revisione e ripresa. I dubbi su queste chiarezze al Tirreno erano stati notati da subito, e tra l’editore e la redazione ci sono già stati alcuni conflitti. Adesso, in un percorso comune anche ad altre cessioni di proprietà simili nei giornali internazionali, l’editore ha chiesto di rivedere alcuni accordi contrattuali garantiti al suo arrivo, e la redazione ha annunciato scioperi, aggiungendo anche le sue perplessità sulla contemporanea intenzione di estendere l’impegno del giornale verso la provincia di Firenze.


domenica 24 Aprile 2022

Direttori ed editor

Joe Kahn è stato nominato “executive editor”, mentre Ryan e Lacey saranno ” managing editors”. Nelle aziende giornalistiche americane quelle che da noi sono chiamate direzioni e vicedirezioni vengono indicate con termini più specifici che discendono dalla separazione – molto più sancita che da noi – tra “editors” e “reporters”, ovvero tra giornalisti con impieghi nella redazione dedicati al coordinamento e alla confezione del giornale (quelli che nel gergo italiano sono chiamati lavori “di macchina” o “di cucina”, o anche “di desk”) e giornalisti dedicati alla raccolta delle notizie e alla scrittura degli articoli. I primi sono appunto “editors” (lo stesso termine che si usa nelle case editrici di libri, o nel cinema per il montaggio: chi “edita” il materiale originale e lo elabora e confeziona per un risultato successivo), e le gerarchie interne sono definite da diverse qualifiche di “editor”.


domenica 24 Aprile 2022

Joe Kahn e il New York Times

La notizia della settimana nel giornalismo americano è una notizia della settimana che ha avuto comprensibili attenzioni anche fuori dal giornalismo e anche fuori dall’americano. Il New York Times , il quotidiano più importante e potente del mondo, ha scelto un nuovo direttore (“executive editor”, ne parliamo qui sotto). La decisione era attesa – l’attuale direttore Dean Baquet aveva fatto capire più volte di voler rispettare la consuetudine che 65 anni sia l’età giusta per lasciare – ma il nome di Joe Kahn (che ne ha 57) era uno tra diversi possibili. Sul quale sono state già pubblicate pagine e pagine di commenti, che si possono sintetizzare solo a grande scapito della complessità del contesto. Dopo il primo direttore afroamericano della storia del New York Times – Baquet – il giornale ne na scelto uno bianco, bostoniano, di ricca famiglia (suo padre fu cofondatore di Staples, enorme società di prodotti per ufficio), ma che condivide con Baquet un’idea più rigorosa e tradizionale del giornale, rispetto ai cambiamenti e alle agitazioni di questi tempi. Soprattutto rispetto alle pressioni che sono arrivate negli ultimi anni – dall’esterno e dall’interno del giornale – per un ruolo più “impegnato” e non neutrale del giornale in difesa dei diritti e dei principi democratici, messi molto in discussione negli Stati Uniti dalle partigianerie politiche e dall’amministrazione Trump. La posizione di Kahn – il cui curriculum è riassunto qui – sembra essere più orientata a considerare che l’impegno del New York Times debba essere quello di raccontare e spiegare i fatti in maniera autorevole e attendibile, senza rischiare di perdere credibilità, senza diventare un giornale “d’opposizione” alle derive della destra americana. Ma è una posizione che rischia di scontentare molti, sia tra i lettori che nella enorme, varia e rinnovata azienda del New York Times , come aveva spiegato qualche anno fa Jay Rosen, rinomato studioso dei problemi dell’informazione, descrivendo i “fedeli” del giornale: «Per la gran parte sono persone sconvolte da Trump che lo vogliono vedere maggiormente attaccato. Vogliono che il Times sia più aggressivo sui suoi sostenitori e più insistente nel rivelare le sue bugie. Vogliono che i giornalisti del Times vedano quello che vedono loro – un assalto alle istituzioni democratiche, la corruzione della repubblica americana – e si comportino di conseguenza. Ma queste persone sono vissute come una minaccia dalla redazione. La paura è che vogliano trasformare il Times in un giornale d’opposizione. Che non è ciò che il Times si considera. La paura è che vogliano che il Times aiuti a salvare la democrazia americana. E neanche questo è quello che il Times pensa di sé».
Kahn ha già nominato due suoi vice, Carolyn Ryan e Marc Lacey, di cui lo stesso New York Times indica che: “Ms. Ryan sarà la prima giornalista dichiaratamente omosessuale nel ruolo di managing editor. Mr. Lacey è il terzo giornalista nero nello stesso ruolo”.


domenica 24 Aprile 2022

Adesso viene il difficile

C’è una “stanchezza” nei servizi sostenuti da abbonamenti, dopo i successi degli ultimi due anni. È più visibile in settori di maggiore successo, come sta accadendo con Netflix o con il nuovo e già morto progetto di CNN+, ma riguarda anche i giornali e le fortune che i più avveduti tra loro hanno avuto ultimamente : fortune a cui hanno concorso il generale ritorno – limitato ma prezioso – di disponibilità a pagare da parte dei lettori e le abitudini e necessità di informazione create dalla pandemia. Ora però quegli abbonati vanno conservati, e i dati di molte testate mostrano che negli ultimi mesi le crescite sono molto rallentate, quando non si sono proprio arrestate, per una varietà di ragioni: i lettori sono impensieriti dalle prospettive economiche non confortanti, le richieste di informazione continua e aggiornata si stanno attenuando, la competizione tra i vari servizi in abbonamento è affollata, un primo cerchio di abbonati potenziali è stato forse saturato , e ora bisogna lavorare sugli altri .
Probabilmente era prevedibile, e l’entusiasmo per i successi – per chi li ha avuti, una minoranza – ha distratto dalla necessità di arrivare preparati al loro rallentamento. Ma il capitale economico e di esperienza di questi due anni – sempre per chi ha saputo costruirlo – permette di trovare soluzioni e dà il tempo di costruire un’offerta di maggiore qualità e rafforzare il legame con i lettori che pagano.

Fine di questo prologo.


domenica 10 Aprile 2022

Buona Pasqua

Domenica prossima, 17 aprile (giorno di Pasqua) Charlie fa festa, e ritorna domenica 24.


domenica 10 Aprile 2022

Interviste o conversazioni

Il Foglio aveva pubblicato giovedì – con l’indicazione “L’intervista” – una serie di commenti di Luigi Berlinguer rispettosi ma critici nei confronti delle scelte di Bianca Berlinguer e del suo programma in tv. Luigi Berlinguer ha 89 anni, è stato a lungo in politica e ha fatto il ministro dell’Istruzione ed è cugino dello storico leader del PCI Enrico Berlinguer, ovvero il padre di Bianca Berlinguer. Nelle ore successive alla pubblicazione Luigi Berlinguer ha diffuso una lettera rivolta a Bianca Berlinguer per scusarsi ” avendo letto ciò che il giornale ha rappresentato come mia intervista. In verità, non mi era stata annunciata alcuna intervista da parte del giornalista che mi ha telefonato, il quale mi ha fatto domande su argomenti disparati e mai avrei immaginato che invece volesse confezionare un articolo tutto su di te” : la lettera è stata ospitata sul Foglio di venerdì.

Un caso simile era avvenuto a ottobre dello scorso anno, quando il Foglio aveva pubblicato un’intervista con lo storico 75enne Emilio Gentile, a proposito della quale lo stesso Gentile aveva scritto una smentita : ” In verità, alla richiesta di una intervista da parte del giornalista ho risposto di no, e gli ho esplicitamente negato di pubblicare alcunché della conversazione che abbiamo avuto in forma esclusivamente personale e privata. Trasformando la conversazione in una intervista o in una “chiacchierata” senza la mia autorizzazione, il giornalista non solo ha commesso un atto scorretto nei miei confronti, ma ha riportato in modo distorto o mutilato il contenuto delle mie frasi, attribuendomi inoltre frasi che non ho pronunciato”.


domenica 10 Aprile 2022

La Verità batte il ferro

È uscito in edicola questa settimana il nuovo quotidiano economico del gruppo della Verità , che era stato annunciato quando il suo direttore Franco Bechis aveva lasciato la direzione del Tempo per essere appunto coinvolto in questo progetto da Maurizio Belpietro, direttore della Verità . Il giornale si chiama Verità&Affari , sotto la testata indica di essere “Fondato da Maurizio Belpietro”, e dai primi numeri dà l’impressione di voler applicare l’approccio della Verità – molto polemico e “opinionated” – alle notizie di economia e finanza. Venerdì, per esempio, il direttore definiva in prima pagina “un predicozzo da salotto” le dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi sulla guerra in Ucraina, mentre l’articolo di apertura indicava l’azienda Tim come una “mucca da mungere”.
I primi numeri di un nuovo giornale non sono mai indicativi rispetto alla sua capacità di raccogliere pubblicità (il “lancio” di un progetto nuovo è sempre attraente per gli inserzionisti), ma questa settimana Verità&Affari ha ospitato gli investimenti di diversi inserzionisti maggiori di quelli presenti di solito con continuità sui quotidiani più importanti (e che nelle ultime settimane sembrano avere raccolto l’invito di Belpietro a considerare la Verità il maggiore quotidiano del centrodestra): ENI, Unicredit, Enel, oltre al produttore di vino Aneri, che ha sempre ricambiate simpatie per i quotidiani vecchi e nuovi di centro e destra.


domenica 10 Aprile 2022

I risultati del Fatto

È stato presentato il bilancio del 2021 della società che pubblica il quotidiano e il sito, insieme ad altre attività, riassunto con completezza dal sito Datamediahub.

” I ricavi riconducibili al settore editoria sono composti essenzialmente dai ricavi delle vendite in edicola del quotidiano per un importo di 16,2 milioni di euro, che sono calate di oltre il 6% rispetto all’esercizio precedente; delle vendite del magazine mensile FQMillennium per  540mila euro, che hanno registrato un calo di oltre il 7% rispetto all’esercizio precedente; delle vendite dei libri Paper First nel canale edicola e libreria per 1,5 milioni, incrementatisi del 3%; e delle vendite di abbonamenti dei prodotti editoriali e contenuti digitali per oltre 6 milioni,  in cre3scita del 37% rispetto all’esercizio 2020.

A fine 2021 i ricavi da digitale per il settore editoria hanno un peso di circa un quarto [24.9%] sul totale dei ricavi di questa area di business, che pesa il 74.7% del totale ricavi di SEIF.
I ricavi pubblicitari hanno registrato un incremento del 5.4% rispetto al 2020. I ricavi si compongono essenzialmente della raccolta pubblicitaria sul quotidiano per 710mila euro, e della raccolta pubblicitaria sul sito per poco meno di 4 milioni di euro.  Ben l’84.7% della raccolta pubblicitaria viene dunque dall’online”.


domenica 10 Aprile 2022

Qualcosa da sistemare

Le copie digitali dei quotidiani hanno cambiato molte abitudini di lettura, pur mantenendo una forma del contenuto identica al giornale cartaceo: è diverso il formato . Nei fatti la tecnologia nuova ha però delle ricadute sul risultato: se da una parte elimina tutti i pro e i contro dell’uso della carta, dall’altra genera complicazioni diverse, una delle quali tocca la delicata questione della soddisfazione degli inserzionisti rispetto al loro investimento. Non sempre infatti il controllo sul risultato – ma può capitare con altri effetti anche sulla carta – è garantito, e a volte la pubblicazione delle inserzioni appare ai lettori con delle inadeguatezze grafiche che compromettono in diverse misure il risultato. Su Repubblica di giovedì è capitato in ben due casi diversi.


domenica 10 Aprile 2022

Direttore responsabile

Molti giornali hanno riferito giovedì lo sviluppo delle questioni giudiziarie seguite allo scandalo delle “copie gonfiate” al Sole 24 Ore di alcuni anni fa. Così lo racconta Repubblica :

“Quattro anni di carcere sono stati chiesti al Tribunale di Milano per l’ex direttore del Sole 24 ore Roberto Napoletano, imputato per le presunte irregolarità nei conti quando era ai vertici del gruppo editoriale. La proposta di condanna è stata avanzata dal pm Gaetano Ruta, ora alla procura Europea, per il giornalista, adesso alla guida del Quotidiano del Sud,  ritenendo fosse “amministratore di fatto” del Sole 24 ore dal 23 marzo 2011 al 14 marzo 2017.
Napoletano, l’unico dei coindagati ad aver scelto il rito ordinario (Donatella Treu e l’ex presidente del cda Benito Benedini hanno patteggiato), ha sempre dichiarato di essere innocente, respingendo le accuse di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Inoltre circa un anno fa si è visto annullare dalla Corte d’appello di Roma la sanzione di 280 mila euro inflitta dalla Consob. Confindustria intanto ha ritirato la costituzione di parte civile. Una scelta che potrebbe essere stata dettata da un accordo tra le parti i cui dettagli non sono noti.
Il pm Ruta, nella sua ricostruzione, ha parlato di “falsi colossali nel rendere noti i dati diffusionali” e di conseguenza “nella rappresentazione esterna del successo del quotidiano”. Ha ribadito, come del resto si legge nel capo di imputazione, che “le operazioni di vendita con ‘sostegno’ in diversi casi erano fittizie”. Operazioni, che sono state effettuate  attraverso intermediari, in particolare la società DiSource, ma anche Edifreepress e il gruppo Johnson, che si occupavano anche di promozione, i cui contratti, per l’accusa, avevano una marginalità negativa. Un sistema questo, al di la delle copie cartacee “gettate al macero” o a quelle digitali a favore di abbonati “inesistenti”, “utilizzato per diffondere dati farlocchi”, ha affermato il pm 
“.


domenica 10 Aprile 2022

La popolare rubrica Bonomi

Dopo un periodo di diminuita frequenza, nelle ultime settimane il Sole 24 Ore è tornato a dare spazio più volte alla settimana alle dichiarazioni del suo editore, nella persona del vicepresidente di Confindustria Carlo Bonomi: con articoli dedicati che però ultimamente non sono più affidati sempre alla stessa giornalista, ma vengono firmati solo con le iniziali da altri. Può essere una piccola cautela etica, o magari una coincidenza temporanea. Questa settimana comunque le comunicazioni di Bonomi sono state nei titoli sul giornale martedì mercoledì venerdì .

Rimanendo sulla disponibilità delle redazioni ad accogliere la promozione personale dei propri editori, anche Repubblica ha dedicato ben quattro articoli celebrativi al proprio editore John Elkann e alle sue aziende nel giro di una settimana. L’editore del Corriere della Sera Urbano Cairo era invece sul suo giornale giovedì .


domenica 10 Aprile 2022

Il Fatto rinfaccia la Russia a Repubblica

Forse ricorderete che due settimane fa avevamo raccontato il supplemento “informativo” pagato dal governo russo che per alcuni anni (fino al 2017: ma il sito in italiano è tuttora aggiornato e promosso da una pagina sul Sole 24 Ore ) fu pubblicato da diversi quotidiani in tutto il mondo, e in Italia da Repubblica . Questa settimana quell’iniziativa è stata ampiamente ricordata anche dal Fatto , che l’ha utilizzata in modo polemico nella propria annosa competizione contro Repubblica , tornandoci per tre giorni con crescente convinzione e arrivando venerdì a chiedere a Repubblica una risposta alla domanda “quanti soldi ha ottenuto dalla pubblicazione della rivista con le veline del Cremlino?”.


domenica 10 Aprile 2022

C’è una supponenza degli inviati di guerra?

Il sito openDemocracy – un progetto di giornalismo e analisi che ha sede a Londra ma è finanziato da alcune grosse fondazioni internazionali – ha criticato in un articolo molto severo del documentarista Alik Sardarian l’irresponsabilità di alcuni media stranieri nell’uso dei collaboratori ucraini per seguire le notizie sulla guerra. Secondo l’articolo i rischi per i professionisti locali che fanno da ” fixer ” sarebbero trascurati dai loro colleghi internazionali inviati sul campo. Tra gli esempi che vengono citati ce n’è anche uno italiano.

“Dopo un mese di guerra possiamo dire che i giornalisti occidentali – anche se non tutti, e non sempre – mancano regolarmente di rispetto per i loro colleghi ucraini. Trascurano la loro sicurezza. Violano tutti i possibili standard etici che loro stessi, tra 20 o 30 anni, andranno a insegnare ai loro giovani studenti da qualche parte nel Missouri o a Londra.
«Siete fortunati che ci avanza un giubbotto antiproiettile», hanno detto i giornalisti di un canale televisivo italiano a un produttore locale che conosco: «che non ne abbiate è un problema vostro. Dobbiamo andare a Kharkiv». Questi giornalisti hanno rifiutato di occuparsi di un kit di protezione per l’autista. Il mio collega si è rifiutato di lavorare per loro a queste condizioni”.


domenica 10 Aprile 2022

Informazione di servizio, a fondo perduto

Alcune testate europee hanno prodotto dei progetti di informazione per i profughi ucraini arrivati nei relativi paesi: in particolare in Polonia , dove il numero di persone arrivate è molto maggiore. Un articolo del Reuters Institute ha messo insieme altri esempi, tra i quali la sezione con alcuni articoli in ucraino creata sul sito del Giornale di Brescia . Sono scelte benintenzionate ma che – come molte scelte fatte nei giornali di questi tempi – scontano le necessità di bilanciare costi e ricavi: sono infatti forse l’esempio estremo di produzione di informazione che non ha nessun ritorno economico per le testate che ci si impegnano.


domenica 10 Aprile 2022

I quotidiani a febbraio, molto male Repubblica

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani a febbraio. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione , e che trovate qui , da cui si vedono questo mese risultati migliori rispetto al mese precedente da parte di alcune testate e in particolare per Corriere della Sera Stampa ; continua a crescere la Verità e va molto meglio Avvenire , che però aveva avuto un gennaio pessimo in termini di diffusione.

(trascuriamo le analisi sugli andamenti degli sportivi, che sono stati su un ottovolante in questi due anni, per via delle incertezze legate allo svolgimento delle competizioni)

Più chiaro e omogeneo è il quadro se si guarda il confronto con l’anno precedente, che ancora una volta mostra solo perdite – e grosse – per quasi tutti ma un sensibile guadagno per il Corriere della Sera (sempre da commisurare alla gran quota di copie scontatissime) e ancora il notevole successo della Verità , che nel giro di un anno cresce del 32%.
A perdere di più e oltre il 10% sono ancora Repubblica , il Giornale e il Fatto (che da qualche mese sta “restituendo” la crescita ottenuta tra il 2020 e il 2021): ma anche il secondo quotidiano dell’editore GEDI, la Stampa , perde l’8%. Repubblica ha di nuovo il record negativo di copie della sua storia: per la prima volta sono sotto le 150 mila.

Come facciamo ogni mese, vale la pena considerare un altro dato più indicativo della generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra: lo si ottiene sottraendo da questi numeri quelli delle copie gratuite o scontate oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi”, per avere un risultato relativo alla scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e pagare il giornale. Ottenendo quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa):
Corriere della Sera 187.815 (-4%)
Repubblica 124.330 (-18%)
Stampa 86.744 (-10%)

Resto del Carlino 66.026 (-11%)
Sole 24 Ore 62.646 (-16%)
Messaggero 55.428 (-6%)
Fatto 46.195 (-21%)
Nazione 43.886 (-11%)
Gazzettino 38.811 (-10%)
Verità 34.333 (+29%)
Giornale 32.947 (-20%)

Rispetto al mese passato perdono più di tutti Repubblica (ben 8mila copie) e Fatto (1.700).
Altri giornali nazionali:
Libero 20.487 (-14%)
Avvenire 17.113 (-5%)
Manifesto 13.373 (-6%)
ItaliaOggi 6.170 (-47%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS)

Quanto invece alle altre copie comunicate dalle testate come “diffusione”, le cose notevoli – che spiegano le discrepanze tra i due conti – sono:
– Corriere Sole 24 Ore hanno una quota molto alta di copie digitali scontate oltre il 70% del prezzo: 48mila e 35mila, dietro di loro c’è Repubblica che questo mese le ha aumentate da 12mila a 16mila.
– in una inversione anomala, Repubblica Fatto a febbraio hanno dichiarato un calo anche delle copie digitali rispetto a gennaio (e un piccolo ma significativo travaso di abbonati verso le offerte scontatissime, quelle a meno del 30% del prezzo).
– il Manifesto rimane ottavo per copie digitali (ne indica più del Giornale e della Gazzetta dello Sport ), pur essendo 39mo nel totale.
– Avvenire comunica ben 62mila copie “multiple pagate da terzi”, ricostituendo la cifra che era stranamente calata a 55mila il mese passato.
– anche il Sole 24 Ore ne indica una quota eccezionale, 24mila, in aumento di 3mila rispetto a gennaio.
– delle 15mila copie dichiarate da ItaliaOggi , metà sono copie “promozionali e omaggio”. Complessivamente questo mese ItaliaOggi ha perso ben 5.282 copie di diffusione, distribuite equamente tra le vendute e gli omaggi.
– gli altri quotidiani che dichiarano più copie omaggio sono Avvenire Messaggero, Gazzettino . Il Sole 24 Ore le ha ridotte sensibilmente.
– i giornali che conteggiano oltre 5mila copie “digitali abbinate agli abbonamenti cartacei” (ovvero duplicate nel conteggio totale) sono Corriere della Sera Sole 24 Ore, Stampa Avvenire .

Avvenire, Manifesto, Libero ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti)


domenica 10 Aprile 2022

Con Google non è finita

Come i lettori di Charlie sanno , le insistenti richieste degli editori di news di mezzo mondo di essere compensati da Google per “l’uso” dei propri contenuti sono state abbastanza messe a tacere – soprattutto quelle degli editori maggiori – con concessioni economiche autonome da parte di Google, a cominciare da quelle nascoste dentro il progetto che si chiama ” Showcase “.
I due paesi in cui intanto le richieste degli editori hanno avuto maggiore ascolto dalla politica e dai legislatori sono l’Australia e il Canada: la prima ha già stabilito che Google debba accordarsi per retribuire le testate che cita sulle sue pagine, mentre il governo del secondo martedì ha presentato una legge sullo stesso modello (che dovrebbe riguardare anche Facebook).

Intanto il Wall Street Journal ha riferito di un progetto legislativo simile che circola anche al Congresso degli Stati Uniti, e che si distinguerebbe per escludere dalla trattativa su un contributo le aziende giornalistiche più grandi (ma molto più grandi: sopra i 1500 dipendenti).


domenica 10 Aprile 2022

Dove i giornali non arrivano più

A proposito della ridotta distribuzione dei giornali nelle edicole di molti luoghi d’Italia, c’era un buon articolo sul penultimo numero dell’ Essenziale , il settimanale di cose italiane creato dalla redazione di Internazionale .

“In Sicilia, quotidiani come la Stampa, Domani, il Manifesto e il Riformista non ci sono. Il Foglio invia solo il numero del fine settimana, mentre altri giornali, come il Messaggero e il Mattino, sono diffusi solo tra luglio e agosto per seguire i loro lettori in vacanza”.


domenica 10 Aprile 2022

Il costoso profumo della carta

Gli aumenti di prezzo delle materie prime di questi mesi hanno riguardato anche la carta, e anche la carta con cui si fanno i giornali. Un articolo del Post ha spiegato processi e numeri dell’uso della carta per la stampa, e come si stanno comportando le aziende editoriali.

” Negli ultimi anni le aziende editoriali hanno poi cercato, non senza fatica, di ottimizzare i processi di distribuzione per ridurre la quantità di copie invendute, il cosiddetto “reso”, in passato talvolta tenuto volutamente alto allo scopo di poter dichiarare tirature più consistenti (uno dei dati usati per concordare i prezzi di vendita degli spazi pubblicitari). Ma la riduzione del numero di copie invendute viene ottenuta da molti anni anche con la contrazione delle aree nazionali raggiunte dalla distribuzione: ci sono regioni o luoghi in cui per i giornali è troppo oneroso raggiungere le edicole (con un ulteriore effetto di calo delle vendite)”.


domenica 10 Aprile 2022

Il quotidiano francese The World

C’è uno sviluppo esemplare sul tema dei limiti dei progetti di informazione legati a lingue diverse dall’inglese, che quindi hanno un bacino di potenziali utenti più contenuto ed esauribile: quelli in italiano per primi. Ne avevamo scritto qui .
Il giornale Le Monde , la testata francese più nota e illustre, e oggi il quotidiano più venduto del paese, ha inaugurato una sezione in inglese del suo sito, su cui ha annunciato di avere delle ambizioni non indifferenti: non si tratta di pochi occasionali articoli tradotti ma un vero sito di news in inglese , con un investimento su una struttura dedicata soprattutto alla traduzione e all’elaborazione dei contenuti del giornale: non ci sarà per ora una produzione originale solo per il sito in inglese. Nel presentarlo, i responsabili di Le Monde hanno parlato dell’opportunità di offrire ai lettori anglofoni una lettura delle notizie diversa da quelle americacentriche del New York Times o del Washington Post.


domenica 10 Aprile 2022

Meno Twitter al New York Times

Le attenzioni che il mondo dell’informazione mondiale ha sempre nei confronti di quello che fa il New York Times – il quotidiano americano considerato “in un altro campionato” in termini di qualità e di risorse e potere – hanno avuto questa settimana soddisfazione grazie all’iniziativa del direttore Dean Baquet di insistere con la sua redazione perché passi meno tempo su Twitter. Ovvero il social network che oggi è il maggior strumento online di raccolta di informazioni e notizie per i giornalisti, ma che può anche essere il maggior luogo di dispersione di tempo ed emozioni, e di travisamento della percezione della realtà. Baquet – che mostra argomentate insofferenze nei confronti dei social network da tempo – ha diffuso delle comunicazioni interne che hanno fatto notizia (negli anni passati molti giornali hanno invece incentivato i giornalisti a una presenza su Twitter che potesse promuovere le attività delle loro testate), e ha spiegato meglio il suo parere in un’intervista con il sito specializzato NiemanLab . In cui il giornalista Joshua Benton sintetizza le preoccupazioni del direttore così:
– Twitter occupa troppo del tempo dei giornalisti
– influenza il loro giornalismo cambiando la loro impressione su chi sia il loro pubblico e quali siano le reazioni al loro lavoro
– è un fattore maggiore di molestie e violenze verbali nei loro confronti
– tweet “sbagliati” sono un danno significativo alla reputazione del giornale e dei suoi dipendenti.

Le istruzioni di Baquet alla sua redazione sono state accolte con dubbi e scetticismi da molti: un po’ perché districare l’uso proficuo e professionale di Twitter dalla sua abituale frequentazione quotidiana – con le controindicazioni che implica – è molto difficile, e un po’ perchè parliamo di un’attività sociale che ha ormai una presenza rilevantissima nella vita di tante persone, al pari di altri social network.


domenica 10 Aprile 2022

A chi vuole parlare il giornalismo

Tra le tante occasioni in cui la risposta alle domande sulle scelte del giornalismo è “dipende”, ce n’è una enorme e che in generale riguarda il chiedersi “chi vogliamo informare?”. Molte delle considerazioni che si fanno sui “lettori” sono infatti generiche e grossolane, e indicano come “lettori” tanti modi diversi di relazionarsi con l’informazione giornalistica. Uno dei quali è persino non relazionarcisi affatto.
Una prima suddivisione appena più definita è quella tra le categorie di chi legge e si informa abitualmente, e di chi non lo fa, e viene raggiunto dall’informazione solo casualmente o occasionalmente, attraverso canali indiretti. Ottenere l’attenzione dei primi o quella dei secondi sono due priorità del tutto diverse: sia nella scelta dei contenuti che dei modi con cui vengono confezionati e presentati. E il discorso vale anche se le priorità sono commerciali: ottenere che certi lettori si abbonino a una testata è un lavoro del tutto diverso se parliamo di lettori abituali o se vogliamo coinvolgere persone disabituate a pagare per l’informazione. Nelle attuali situazioni di necessità dei giornali, nessuna delle due “audience” è trascurabile.

Una ricerca del Reuters Institute pubblicata nei giorni scorsi dice delle cose interessanti per chi voglia cercare di raggiungere persone fuori dalla nicchia dei consumatori abituali di news: lettori occasionali, o diffidenti. I quali, dice la ricerca, superano il loro disinteresse a partire da molti aspetti che il giornalismo tende a ritenere laterali o marginali, come la familiarità del brand, le parole usate nei titoli, le immagini, la quantità dei like sui social network. “È superficiale pensare”, sintetizza un articolo del sito Poynter , che questi generi di lettori “possano essere conquistati solo raddoppiando gli sforzi sul buon reporting e sulla buona scrittura”. Immaginare di produrre formati di informazione diversi per pubblici diversi è probabilmente la prospettiva più ragionevole.

Fine di questo prologo.


domenica 3 Aprile 2022

Con chi vuoi

Avvisiamo per tempo: tra due domeniche, il 17 aprile (giorno di Pasqua) Charlie fa festa, e ritorna domenica 24. Domenica prossima invece tutto regolare.


domenica 3 Aprile 2022

I giornali spiegati bene

La rassegna stampa del Post al Circolo dei Lettori di Torino (e anche in streaming) torna il prossimo sabato 9 aprile , con Luca Sofri e Francesco Costa.


domenica 3 Aprile 2022

Giornali che non conoscono i giornali

Il direttore del Post ha raccontato un inciampo che coinvolge i quotidiani Tempo Fatto , e che racconta esemplarmente come in alcune redazioni di giornali, anche di una certa dimensione, siano assenti consuetudini di verifica dei fatti ma anche di rilettura dei testi.

” E la svista non è un refuso: l’articolo del Tempo si apre allo stesso modo, e il giornale è evidentemente convinto che in uno dei quotidiani americani più autorevoli e importanti di sempre, uno dei più famosi al mondo, si ritenga di dare dell’imbecille alla vicepresidente degli Stati Uniti”


domenica 3 Aprile 2022

I conti del gruppo Monrif

Il gruppo Monrif, ovvero l’editore dei quotidiani Resto del Carlino Giorno Nazione , e del loro “dorso” nazionale comune, Quotidiano nazionale , ha presentato i suoi conti di fine 2021 e la relazione sulle prospettive. L’elemento più visibile della relazione è l’insistenza sul taglio dei costi, legato a forti riduzioni del personale.

“In data 21 aprile 2021 gli Amministratori del Gruppo Monrif hanno predisposto il piano industriale 2021- 2025 (il “Piano”), che si fonda su due elementi principali: 1) la riduzione strutturale del costo del lavoro grazie all’accesso alla pensione anticipata per giornalisti e lavoratori poligrafici; 2) lo sviluppo del digitale attraverso la parziale conversione delle attività editoriali. Per quanto riguarda il primo punto si evidenzia come al 31 dicembre 2021, oltre alle uscite avvenute nel 2020, siano stati prepensionati n. 53 unità tra impiegati ed operai, mentre per quanto riguarda il comparto dei giornalisti sono usciti in prepensionamento volontario n. 10 dipendenti. Complessivamente, al 31 dicembre 2021, a partire dall’inizio dei prepensionamenti volontari, sono usciti n. 148 dipendenti tra impiegati, giornalisti ed operai, a fronte dei n. 273 prepensionamenti volontari previsti nell’arco temporale 2020-2023”.

I ricavi del gruppo, e i margini, sono cresciuti rispetto al 2020: ma come sempre è meglio confrontarli con il 2019 , data l’eccezionalità del primo anno della pandemia. Il confronto mostra un forte calo dei ricavi, ma un margine operativo lordo di 12,2 milioni tornato uguale a quello del 2019, grazie alle forti riduzioni di costi già nel 2020. La vendita delle copie cartacee continua a diminuire i suoi ricavi, praticamente in linea con la media delle altre testate, mentre i ricavi pubblicitari sono dell’8% inferiori a quelli del 2019: ma crescono il totale e la quota di ricavi pubblicitari dell’online, che adesso – dice il comunicato – valgono il 16% del totale.


domenica 3 Aprile 2022

Perugia 2022

Da mercoledì a domenica prossimi si terrà a Perugia il Festival del Giornalismo , dopo due anni di sosta forzata: è l’evento di gran lunga più importante e più ricco dedicato all’informazione che si tenga in Italia, e l’unico nel suo settore con una partecipazione internazionale di grande quantità e qualità (ma va citato anche il festival di Internazionale a Ferrara, più dedicato ai contenuti). Il programma è sterminato, il centro della città si affolla di partecipanti e visitatori, giornalisti e studenti, ed è un’occasione interessante per chiunque sia interessato a conoscere esperienze e attività di testate italiane e straniere, o ascoltare i giornalisti parlare del loro lavoro. Il Post è stato accolto e ospitato in diverse edizioni quando era nato da poco, per la disponibilità del festival verso i progetti innovativi (quest’anno ci sarà il direttore in giro, mercoledì e giovedì, da visitatore), e ne mantiene riconoscenza.


domenica 3 Aprile 2022

Comunicazioni dall’azienda

Usare il giornale di cui sono proprietari per promuovere altri interessi delle proprie aziende, o per promuovere se stessi, sta diventando una consuetudine ampiamente sdoganata per gli editori dei maggiori quotidiani italiani, e su Charlie ne abbiamo parlato spesso in passato: ogni tanto torniamo a citare alcuni esempi più vistosi, come la pagina dedicata sabato sia da Repubblica che dalla Stampa al proprio editore John Elkann.


domenica 3 Aprile 2022

La novità dei sindacati nei giornali americani

Il nuovo periodo di difficoltà dei giornali degli Stati Uniti – difficoltà che riguardano testate di vecchie tradizioni come progetti online più recenti – sta portando da un paio di anni a un inedito processo di sindacalizzazione dei giornalisti, che in molte aziende e redazioni hanno approvato la formazione di organizzazioni di rappresentanza dei diritti dei dipendenti che solo fino a pochi anni fa erano rarissime. Questa settimana la scelta di formare un sindacato è stata fatta da diverse testate del grande gruppo internazionale Condé Nast, mentre intanto decidevano di scioperare per ragioni contrattuali i giornalisti del Miami Herald – il più importante quotidiano della Florida – e approvavano un’intenzione di sciopero quelli di BuzzFeed News , dopo gli annunci di ridimensionamento della testata da parte dell’azienda.


domenica 3 Aprile 2022

National

Dallo scorso gennaio in alcune edicole delle grandi città del Nord e del Centro Italia si può trovare il settimanale National Italia , una pubblicazione destinata alla comunità romena. È bilingue, con le pagine interne (e in parte anche la prima) composte da articoli in romeno e in italiano “mescolati” senza regole fisse. Il giornale, che ha formato e grafica da quotidiano popolare, esce il mercoledì ed è la prima edizione internazionale del tabloid romeno National , di proprietà di un consorzio di aziende, pubblicato in Romania dal 1997, ma non collegato ai più noti quotidiani Jornalul National Curierul National National Italia viene scritto, per la parte italiana, da una redattrice romena residente da oltre trent’anni in Italia e a Roma, Daniela Badea, e da alcuni collaboratori; viene impaginato in Romania nella redazione di National e stampato in Italia, con circa 30mila copie di tiratura dichiarate. Badea racconta: «In Italia ci sono già stati giornali per la comunità romena, National è bilingue sull’esempio di un giornale multilingue, Euroma , pubblicato alla fine degli anni 90. Siamo all’inizio, i problemi maggiori consistono nell’essere aggiornati, visto che dobbiamo chiudere l’edizione la domenica sera, e nel farci trovare e conoscere». Per questo sono previste una campagna pubblicitaria mirata e una distribuzione anche in negozi “etnici” frequentati da romeni, che costituiscono la comunità straniera più numerosa in Italia, con oltre un milione di persone (Roma, Milano, Torino, Bologna  Verona, nell’ordine, le città con più presenze registrate). Il giornale ha anche una edizione online , questa prevalentemente in romeno ma con attenzione su personaggi e storie italiane.


domenica 3 Aprile 2022

Strascichi al Sole 24 Ore

Nel 2016 arrivarono a un conflitto pubblico e clamoroso una serie di difficoltà e cattive gestioni al Sole 24 Ore che culminarono nell’allontanamento del direttore Roberto Napoletano, dopo mesi di gravi tensioni con la redazione e accuse che si incrociavano tra redazione, direttore e parti dell’azienda. Alcuni strascichi legali di quel conflitto sono ancora in corso, e questa settimana il caporedattore Gianni Dragoni, al giornale da 37 anni, ha raccontato criticamente sul suo blog dell’intenzione del Consiglio di amministrazione di attenuare le proprie richieste di risarcimento danni nei confronti di Napoletano e di altri ex dirigenti dell’azienda.

” Napoletano ha sempre molti sponsor, da Luigi Abete e Bruno Vespa, da Gianni Letta a Romano Prodi, che si sarebbe speso per favorire una transazione. Sono arrivate pressioni e richieste di fare pace, forse anche per evitare che a qualcuno dei tre venga voglia di spifferare come andavano gli affari segreti nel gruppo, che è stato accusato dalla magistratura fino al 2015 di taroccare i dati sulle vendite, gonfiando le dichiarazioni sulle copie vendute. Materia questa al centro di un processo penale che si trascina stancamente. L’unico imputato è Napoletano, perché Treu e Benedini hanno patteggiato una pena detentiva, ma senza andare in galera. L’ultima udienza, in cui dovrebbe parlare anche l’imputato, è slittata dal 7 al 14 aprile prossimo”.


domenica 3 Aprile 2022

Tutela

Sui quotidiani e siti di news italiani ci sono stati questa settimana due casi di cronaca raccontati con livelli di indiscrezione e inopportunità – nella narrazione e nel linguaggio – che sono stati molto contestati: quello dell’omicidio di una donna di 26 anni in Lombardia e quello delle accuse contro la preside di una scuola romana per una presunta relazione con uno studente maggiorenne.
Sul secondo c’è stato giovedì un raro e severo intervento del Garante per la privacy, che ha criticato la scelta del quotidiano Repubblica di pubblicare i testi di alcune conversazioni private tra i due coinvolti.

” Il Garante, nel richiamare il Codice privacy, il quale prevede che in caso di diffusione o di comunicazione di dati personali per finalità giornalistiche devono essere sempre rispettati i limiti del diritto di cronaca – rappresentati dalla tutela della dignità, della riservatezza, dell’identità personale e della protezione dei dati personali e, in particolare, il limite dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico, ha ritenuto di conseguenza necessario disporre il “blocco” provvisorio del trattamento nei confronti di Gedi, Gruppo Editoriale SPA,  riservandosi ogni altra decisione a conclusione dell’istruttoria avviata sul caso”.

Repubblica ha pubblicato domenica un commento in cui risponde ad alcune delle critiche ricevute (ma non agli argomenti contestati dal Garante): poche pagine più avanti, Concita De Gregorio mostra nella sua rubrica di condividere parte di quelle critiche.


domenica 3 Aprile 2022

Pagherete tutto

La storia della chiusura del settimanale scandalistico britannico News of the World , nel 2011, è un passaggio che resterà per sempre nella più ricca storia del giornalismo di quel paese e dei suoi aspetti più deplorevoli. Il giornale venne travolto da uno scandalo – che coinvolse anche altre testate – nato quando se ne scoprirono le abituali pratiche criminali per sorvegliare conversazioni e telefonate di personaggi pubblici, ma anche di persone protagoniste di storie di cronaca. News of the World era pubblicato dal gruppo internazionale News Corp – di proprietà di Rupert Murdoch, famoso e famigerato editore di molte testate di alterne qualità in tutto il mondo – che nel Regno Unito pubblica anche i quotidiani Times Sun .
Da allora l’azienda è stata condannata a oltre mille risarcimenti nei confronti delle vittime delle sue attività illecite e circa cinquecento cause sono tuttora aperte: questa settimana gli avvocati di News Corp hanno chiesto a una corte londinese che dopo 15 anni siano dichiarate esaurite le possibilità di richiesta di risarcimenti da parte di nuovi querelanti. Ma la corte ha deciso di dare ragione ai legali di alcune delle vittime, che si erano opposti sostenendo che ci possano essere ancora fino a 25mila persone inconsapevoli la cui privacy sia stata violata dai giornalisti di News Corp, e ha respinto la richiesta.


domenica 3 Aprile 2022

L’editore dell’Espresso

Il quotidiano Domani ha messo in prima pagina, lunedì, una ricostruzione di due pagine sulle attività del nuovo editore del settimanale Espresso , Danilo Iervolino, che ha da poco comprato il giornale dal gruppo GEDI. L’articolo raccoglie soprattutto le informazioni di inchieste precedenti pubblicate proprio sull’ Espresso (e che erano state firmate da uno dei due autori dell’articolo su Domani ), e contro cui Iervolino aveva fatto causa, perdendo in primo grado. Ma Domani dà spazio anche allo sviluppo offerto dalla lettera di Iervolino ricevuta in risposta a una serie di domande che il giornale gli aveva inoltrato a proposito dell’articolo in questione: lettera dai toni indignati e offesi per quello che Iervolino ritiene un approccio pregiudiziale e persecutorio nei suoi confronti, e che non si attagliano in modo promettente al ruolo di un editore di un settimanale di inchieste: nella lettera Iervolino annuncia una denuncia ancora prima dell’articolo che lo riguarda.

” «In relazione ai quesiti che ci avete sottoposto faccio presente preliminarmente che appaiono connotati da una strumentale capziosità che disvela un chiaro intento diffamatorio tracimante in nuce i canoni di verità, critica e continenza», inizia così la lettera inviata a Domani.

E prosegue: «Ciò renderebbe ogni risposta del tutto inutile e funzionale solo ai vostri malcelati intenti di colorare le stesse con un simulacro di dovere di controllo delle fonti e diritto di replica. Ma ciò che è più grave, e che impedisce persino ogni risposta, è che le stesse domande contengono non solo profili violativi della privacy ma soprattutto possibili violazioni del segreto istruttorio».
«Pertanto non abbiamo potuto far altro che denunciare alle autorità inquirenti i detti contenuti che in parte qua non sono neppure noti al sottoscritto e ai propri legali costituiti nei relativi procedimenti. Ciò che inquieta è che tutto ciò avviene con un tempismo logico-sequenziale ad altre recentissime vicende che appaiono collegate e tali da turbare nel complesso proprio il settore della libertà e del pluralismo dell’informazione, con condizionamenti potenzialmente violativi dei precetti costituzionali»”.

La risposta di Iervolino è stata criticata anche dalla stessa redazione del suo nuovo giornale.


domenica 3 Aprile 2022

La nuova app del Financial Times

È stata introdotta questa settimana ed è interessante, prima ancora che per le ragioni dette nel Prologo, come ulteriore esperimento per ottenere abbonati che abbiano disponibilità a pagare più ridotte o più incerte – o curiosità più occasionali – rispetto a quelle richieste dai costosi abbonamenti ordinari. Ne avevamo già parlato : i giornali studiano formule che coinvolgano chi voglia pagare meno, per ottenere ulteriori ricavi e per avvicinare a sé utenti registrati che potenzialmente possano diventare fonti di ricavo maggiore, ma hanno bisogno di non fare entrare queste offerte in concorrenza con quelle più costose (da noi Repubblica sta dispiegando grandi creatività, e questa settimana ha proposto un’altra combinazione ).

La questione riguarda in modo particolare giornali come il Financial Times – quotidiano londinese di argomenti economici e finanziari, e che ha attenzioni e rilevanza mondiali – che finora ha beneficiato della possibilità e interesse dei suoi lettori a pagare quote di abbonamento cospicue per i suoi contenuti molto competitivi, ma che per sua natura fatica invece ad avvicinare lettori dagli interessi e dalle disponibilità economiche più comuni. L’app FT Edit è stata pensata appunto per chi non abbia bisogno dei contenuti più specialistici del giornale o non voglia pagare 39 euro al mese di abbonamento, e offre una selezione di 8 articoli più “generalisti” al giorno per circa 5 euro al mese (dopo un mese gratis e sei mesi a 99 centesimi).


domenica 3 Aprile 2022

Con un inizio e una fine

Negli ultimi due decenni di sovversioni e scarti di lato nel business dell’informazione le occasioni in cui “tendenze” reali, o date per promettenti, o addirittura considerate “the next big thing”, sono di colpo sparite oppure si sono riequilibrate sono state frequentissime. È tutto quanto in movimento, e i primi a cambiare abitudini o a incuriosirsi a prospettive nuove sono i lettori, ovvero noi tutti. E quando si sancisce che alcune cose siano “morte”, capita spesso che sopravvivano in una forma diversa o che il loro declino rafforzi quelle che sono capaci di adattarsi e rispondere a una domanda diminuita ma esistente.

Potrebbe essere il caso dei giornali nella loro forma da sfogliare: che è divenuta secondaria e marginale rispetto ai modi e ai formati con cui ci informiamo online, ma che conserva invece un’attrattiva presso una parte di lettori: vuoi per abitudine, vuoi per praticità, oppure per il desiderio di un’alternativa “finita” – con dei limiti e con un controllo sulle sue misure – alle illimitate forme dei contenuti digitali e degli “scrolling infiniti”. È un’attrattiva che (oltre a essere un fattore del successo delle newsletter, per esempio) è stata considerata dai giornali internazionali che hanno scelto di sospendere la stampa cartacea ma di mantenerne il formato – con le pagine e lo sfoglio – in forma digitale (l’ Independent inglese, tra i più famosi), o da altri che stanno sperimentando edizioni – digitali o cartacee – che diano ai lettori un prodotto che sia appunto una selezione finita, sufficiente: conclusa.
Il sollievo generato dall’aver “esaurito” la lettura è preso in considerazione anche dalla nuova app del 
Financial Times di cui parliamo qui sotto, che mostra – alla fine della sua offerta quotidiana di otto articoli – un messaggio di saluto e rinvio all’indomani completato dalle parole “The end”.

Fine di questo prologo.


domenica 27 Marzo 2022

Sincronizzati

A proposito della dipendenza delle pagine su moda e lusso – nei due maggiori quotidiani – dalle agende e dalle esigenze delle aziende rispetto alla promozione dei propri prodotti, il Corriere della Sera Repubblica sabato hanno entrambi dedicato le tre pagine delle sezioni in questione a:
– un’intervista con Sharon Stone in promozione di una borsa di Dolce e Gabbana
– la celebrazione del decennale di un orologio Bulgari
– l’annuncio dell’apertura di un nuovo negozio Rolex a Milano
– la presentazione di una collezione C.P. Company
– la descrizione della sfilata di Ralph Lauren a New York che si era svolta martedì.


domenica 27 Marzo 2022

Praticamente il contrario

Non è la prima volta che succede: il disegnatore e fumettista Zerocalcare ha scritto su Facebook per prendere le distanze da come è stata presentata e titolata una sua intervista, questa volta su Sette , il settimanale del Corriere della Sera .
“Al momento tra virgolettati decontestualizzati e operazioni de gadget di dubbio gusto (il giorno in cui mi spingerò una qualsiasi bandiera nazionale sapete che mi hanno sostituito con un clone) sta uscendo una cosa che è praticamente il contrario di quello che è il senso dell’intervista e del disegno. La verità è che non mi fido della sintesi delle interviste e quindi non ci provo neanche in quella sede a fare ragionamenti complessi sapendo che saranno ridotti perché non cè spazio per riportarli”.


domenica 27 Marzo 2022

Semafor

Una cosa insignificante ma che sta attirando le curiosità degli addetti ai lavori americani, e del progetto avevamo parlato più volte su Charlie: il “much anticipated” giornale di Ben Smith e Justin Smith si dovrebbe chiamare, secondo il sito Axios , “Semafor”. Già.


domenica 27 Marzo 2022

Il CdR del Corriere da rifare

Dopo soli cinque mesi si dovrà eleggere di nuovo il Comitato di redazione (ovvero l’organo di rappresentanza dei giornalisti nei confronti dell’azienda e della direzione) del Corriere della Sera , dopo le dimissioni di tre eletti: secondo il sito Professione Reporter tra i cinque rappresentanti ci sarebbero divergenze di varia natura, a cominciare da quelle sul ritorno o meno al lavoro in presenza in redazione, su cui la direzione ha molto insistito nelle scorse settimane.

” Proprio in questi giorni il Cdr era impegnato nella difficile discussione sulla fine dello smart working, che il Direttore Luciano Fontana vuole avviare dal 1° aprile e portare a compimento entro fine giugno. Molti (molte) in redazione hanno chiesto la possibilità di continuare con il lavoro da casa, o comunque di graduare di più il ritorno in ufficio.

Su questo, come su altri temi, il Cdr non ha un’idea univoca, e si divide fra chi è più vicino a Direzione e Azienda e chi vorrebbe una disposizione di maggior dialettica. Le tre dimissionarie fanno proprio l’esempio dello smart working, tema che riguarda tutte le giornaliste e tutti i giornalisti del Corriere ed è arduo da affrontare senza una linea comune”.


domenica 27 Marzo 2022

Dissonanze

I quotidiani italiani e i loro inserzionisti sembrano essersi adattati all’accostamento di pagine pubblicitarie di grande leggerezza e disimpegno con le immagini e i titoli dedicati alla guerra, dopo i primi giorni in cui l’effetto era stato un po’ spiazzante. Ma i rischi di queste associazioni disinvolte continuano ad aver bisogno di essere tenuti in maggiore considerazione, come forse in questo esempio sulla Stampa di venerdì.


domenica 27 Marzo 2022

Out of Focus

Focus è un mensile di divulgazione scientifica, pubblicato da Mondadori dal 1992, che all’inizio del millennio arrivò ad avere una diffusione di un milione di copie e ne dichiarava ancora 500mila in alcuni numeri nel 2010: negli ultimi dati dello scorso dicembre, nel declino che riguarda quasi tutti i periodici, erano 166mila, con 82mila per la versione per ragazzi Focus Junior .
Questa settimana l’assemblea dei giornalisti delle varie testate scientifiche collegate ha protestato contro i licenziamenti e i disinvestimenti decisi dall’editore, annunciando scioperi:

” Mondadori Scienza ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 14 giornalisti grafici ovvero l’intero reparto grafico dei giornali della casa editrice che include le testate Focus, Focus.it, Focus Storia, Focus Junior, Focus Pico, Focus Wild e le relative piattaforme digitali. La procedura riguarda un terzo del personale di tutte le redazioni, un fatto senza precedenti.

L’azienda ha dichiarato di voler esternalizzare l’intera attività di realizzazione grafica allo scopo di ridurre il costo del personale. Una sconcertante operazione di macelleria sociale, a maggior ragione se si ricorda che:
– l’area media di Mondadori, come annunciato di recente, ha chiuso il 2021 con 12,4 milioni di euro di EBITDA, in crescita di oltre il 50% rispetto all’esercizio 2020 (7,9 milioni di euro) e superiore anche agli 11,3 milioni di euro del 2019;
– il CdR di Mondadori Scienza aveva proposto a Mondadori Scienza un ampio ventaglio di misure per contenere i costi, evitando i licenziamenti, ma l’azienda non è neppure entrata nel merito della discussione;
– l e redazioni hanno affrontato, fino al 2019, già 10 anni di riduzione degli stipendi per cassa integrazione e solidarietà”.


domenica 27 Marzo 2022

La propaganda russa nei giornali dell’Occidente

Proprio il quotidiano russo Rossijskaja Gazeta era stato responsabile della progettazione e del finanziamento, dal 2007, della testata internazionale Russia beyond the headlines (“La Russia oltre i titoli”), promossa dal governo russo, e che aveva costruito accordi commerciali con molti quotidiani internazionali che l’avevano allegata come inserto per i propri lettori. Su Repubblica – dove il supplemento apparve anche con la testata Russia oggi – era specificato che l’inserto fosse prodotto senza la collaborazione dei giornalisti di Repubblica stessa.
Sul sito del Sole 24 Ore è tuttora presente una pagina promozionale che lo presenta così: “Il mondo sta cambiando. Non restare indietro. Scopri nuove opportunità di business e investimento in Russia. Su Russia Beyond the Headlines , il nuovo giornale che porta le informazioni dalla Russia a casa tua, tutto quello che volevate sapere su questo Paese. Business, attualità, turismo e cultura. Per scoprire una terra di opportunità”. La testata contiene molti articoli che propongono tra i temi più vari anche la versione del regime russo su questioni contestate, confezionandola con accortezza per i lettori occidentali.

Gli accordi di pubblicazione (che coinvolsero molti quotidiani autorevoli, come il New York Times o il Washington Post negli Stati Uniti) furono contestati o derisi da alcuni commenti su altri giornali, che li definirono strumenti di propaganda del regime, accolti per ragioni economiche chiudendo un occhio sulle implicazioni etiche: sul Guardian sul New Statesman , o su Slate .


domenica 27 Marzo 2022

Cosa è diventata la Pravda

Il quotidiano Libero ha avuto la buona idea negli scorsi quattro giorni di mostrare ai propri lettori – in giorni in cui c’è molta curiosità su quello che viene raccontato ai cittadini russi dai loro mezzi di informazione – alcune pagine dei più noti quotidiani russi, tradotte e impaginate come gli originali. La realizzazione non è stata sempre soddisfacente, un po’ perché le testate scelte non sono tra le più rilevanti, un po’ perché i contenuti tradotti in buona parte riguardavano temi estranei all’attualità internazionale e all'”operazione militare speciale”, come il governo russo chiama l’invasione dell’Ucraina. Nei primi tre giorni, per esempio, la scelta è stata quella di mostrare la prima pagina della Pravda – si immagina per ragioni di maggiore notorietà da noi – ma quel giornale è da tempo poco significativo in Russia, come ha raccontato un articolo sul Post .

“Il giornale del Partito Comunista, la cui direzione è affidata dal 1993 a un iscritto di lungo corso, Boris Komotsky, ha avuto un certo seguito fra i nostalgici dell’epoca sovietica fino ai primi anni Duemila. Oggi, spiega Giovanni Savino, storico, già docente per molti anni a Mosca, «è praticamente irrilevante, ha una diffusione limitata e spesso gratuita, affidata a volte a simpatiche vecchiette posizionate fuori dalle stazioni della metro di Mosca»”.

Sabato invece a essere tradotta da Libero è stata la prima pagina della Rossijskaja Gazeta , organo ufficiale del governo.


domenica 27 Marzo 2022

Confronti

Avevamo notato nei mesi scorsi come siano ingannevoli alcune comunicazioni di bilancio da parte dei gruppi editoriali italiani che celebrano con soddisfazione i buoni risultati del 2021, tutti in crescita rispetto all’anno precedente: soltanto che l’anno precedente al 2021 è il 2020, che era stato una catastrofe soprattutto nei mesi tra marzo e settembre, per la contrazione dei ricavi pubblicitari e non solo legata alla prima fase più intensa della pandemia. In questi giorni in cui di nuovo vengono pubblicati i rendiconti aggiornati di tutto il 2021, è più utile la valutazione che ha fatto invece il sito Datamediahub , per capire meglio cosa significhino i relativamente buoni risultati diffusi da RCS, l’editore del Corriere della Sera e di altre testate.

” Al di là dei conteggi fantasiosi, diciamo, sui ricavi diffusionali digitali, non vi è dubbio che il 2021 sia stato un buon anno rispetto al 2020, anche se, come abbiamo visto, la crescita è dovuta prevalentemente ai ricavi pubblicitari, mentre quelli diffusionali, appunto, incrementano poco e niente. Ricavi pubblicitari che crescono dell’11.3% anche grazie alla raccolta legata ad eventi sportivi che nel 2020 non si  erano tenuti o comunque erano decisamente sotto tono per la pandemia. Se così non fosse stato molto probabilmente la crescita dei ricavi pubblicitari sarebbe decisamente inferiore.

Soprattutto è il confronto con gli anni precedenti a evidenziare come il gruppo editoriale sia ben distante dai ricavi negli anni pre-pandemia. Infatti, il totale dei ricavi è in calo del 8.4% rispetto al 2019 e del 13,2% rispetto al 2019. %0 milioni di ricavi in meno nel 2021 rispetto al 2018 per quanto riguarda l’area di business quotidiani Italia. Più di 93 milioni in meno di ricavi, tra il 2021 e il 2018, per Unidad Editorial. E una crescita delle altre attività corporate che senza l’apporto di m-dis sarebbe nettamente inferiore, deprimendo ulteriormente i conti di RCS, come abbiamo visto.
Insomma, come si suol dire, non tutto è oro quel che luccica. E se l’opera costante di Cairo sul taglio dei costi dal suo arrivo in poi ha dato i suoi frutti in termini di netto miglioramento della marginalità, non altrettanto si può dire dei ricavi. Una situazione che, con la guerra in  Ucraina e l’incremento sostanzioso dei costi della filiera tradizionale, in particolare per le spese di trasporto e distribuzione e i costi della carta, non è certo rosea in termini di prospettive”.