Abbiamo le canzoni dei Beatles da sessant’anni


Storia del testo dell'architetta peruviana Cristina Torres-Cáceres, scritto di getto dopo l'ennesimo femminicidio e diventato virale

Lo diceva in privato Tucker Carlson, il più famoso e agguerrito giornalista di Fox News, riferendosi a Donald Trump: in pubblico era tutta un'altra storia

La discussione sul “merito” bisogna meritarsela [Continua]


Secondo il New York Times l'ha «ucciso» la vicenda della scrittrice “Cissi” Wallin, al secondo processo per aver accusato un giornalista di stupro

Lo ha scritto il New York Times parlando delle reazioni a uno scandalo per abusi sessuali contro un noto autore di libri per bambini

La grande invenzione che ci permette di partecipare a tutto: il vittimismo [Continua]

La tennista Peng Shuai ha accusato di violenze sessuali l'ex vicepremier Zhang Gaoli, provocando un'enorme censura online

Riguardava le accuse di molestie di una stagista contro un noto presentatore televisivo: per i giudici non ci sono prove sufficienti

Sul social network più popolare tra gli adolescenti alcuni prodotti attraversano brevi ma intensi momenti di popolarità, e le aziende si adattano

Nella nuova puntata di Joypad si parla di quanto sarebbe bello essere dei vermi orrendi


«Mentre scrivo la guardo in "Café Müller". Sembra venuta dal mondo dei morti per mostrarmi la frattura tra chi avrei voluto essere e chi avrei potuto essere; tra la pulizia falsa e la sporcizia vera. A volte mi domando se riguardi solo me, quella frattura, o se altre donne la avvertano: se l’abbiano riempita di terra o distolgano lo sguardo per non esserne attirate. Mi domando che forma assuma, se c’è, in loro: per me ha gli occhi di Pina Bausch»

«Lei era Roma per me: sorrideva pur essendo triste, gli occhi bistrati e chiarissimi. Il suo corpo mi pareva il corpo della città. Era facile riconoscerla nelle sue canzoni, era evidente che le paillettes e i foulard, gli abiti fuori misura coincidessero con le contraddizioni e la pietas della città. La tragedia della donna che si butta nel Tevere per un amore finito in "Barcarolo romano" racconta lo stesso fiume che abbraccia l’Isola Tiberina e l’ospedale Fatebenefratelli, dove sono nate generazioni di romani. A me sembra che finché Roma è rimasta "india, pigra e furba" come il padre di Gabriella Ferri, lei, come tutte le maschere, non ha avuto bisogno di presentazioni perché il luogo da cui veniva era la sua vera identità. Ma dopo l’inizio e la consacrazione, è arrivata la consapevolezza, il timore di ritrovarsi alla fine di un percorso»

«Ascoltando parlare gli alcolisti anonimi, non riesco a smettere di chiedermi perché alcuni sì e altri no. Quando si passa dal bere solo di sera al bere anche a mezzogiorno, e perché? Penso a chi beve sempre, e penso anche a me che non riesco a non bere alcol la sera. Per la mia amica è stato un crescendo quasi impercettibile. All’inizio lo faceva prima di uscire a cena per essere più simpatica (difficile immaginarla più simpatica), alla fine è arrivata a farsi due birre alle 7 del mattino prima di andare a lavorare. “Le bevevo per terra, come una disperata. Sono arrivata a nascondere il vino nelle borracce di calcio dei miei figli per poter bere alcol durante le partite”. Intorno, nello stesso quartiere, è l'ora dell'aperitivo»

«Ora, non sfugge né e me né a voi che questa faccenda del camminare sta dilagando come non mai. In qualità di narratore e appassionato di cammini mi ha sempre intrigato il rapporto fra zaini e libri. Che i primi possano con profitto contenere i secondi lo intendono anche i somari; la faccenda diventa interessante se si considera fino a che punto le vendite di zaini possano incentivare la vendita di libri. Il primo consiglio che mi sento di dare...»

«Molti anni fa mio “zio Michael”, ormai anziano, ospitò me e mio figlio nella sua casa nel Connecticut negli Stati Uniti. Un giorno, aprendo l’armadio a muro della camera per gli ospiti, era saltata fuori la sua uniforme di Buchenwald. Manca ormai da un decennio mio zio Michael, questo mio amatissimo parente, uno dei pochissimi scampati allo sterminio. Se mi immagino in dialogo con lui, vorrei rispondergli che il fascismo di oggi non è quello di allora che ha rialzato la testa, ma mi risuonano nella mente le parole della scrittrice Anne Rabe che tracciano un quadro terrificante di quello che la Germania dell’Est è diventata. La presenza della destra estrema è persino più spaventosa che negli anni in cui il mio amico Johannes era stato preso a calci dai naziskin di Lipsia. La paura è diffusa in chiunque non sia un simpatizzante, il controllo territoriale è esercitato da gente disposta a spaccare le ossa a chi sia inviso, il clima associabile allo spadroneggiare delle SA negli anni Trenta»

«Desideravo da anni andare a Klagenfurt, per quella mia fissazione di fermarmi davanti alle tombe delle scrittrici e degli scrittori che ho amato e parlar loro nella mia testa, ma accanto alle loro ossa, anzi alla polvere che sono tornati a essere. Volevo vedere dov’era nata, Ingeborg Bachmann, perché sempre voglio vedere il luogo di nascita di chi amo, soprattutto se lo ha abbandonato, se lo ha perduto. Sembra una scelta sua, invece è stata la Storia a decidere quell’esilio. Anche mio padre è un esiliato, come me. Anche per noi è stata la Storia a scegliere – ma chi la chiamerebbe così»
