L’Italia vuole attirare i pensionati stranieri, ma è una buona idea?

Lega e Fratelli d'Italia vorrebbero fare «come il Portogallo», anche ora che il Portogallo ci ha ripensato

Due anziani passeggiano a Pignola, in provincia di Potenza (Susan Wright/The New York Times/contrasto)
Due anziani passeggiano a Pignola, in provincia di Potenza (Susan Wright/The New York Times/contrasto)
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Lo scorso 9 gennaio, durante la conferenza stampa d’inizio anno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si trovò a rispondere a una domanda sulla cosiddetta “fuga dei cervelli“, cioè sul fenomeno sempre più consistente dell’emigrazione di giovani qualificati dall’Italia. Meloni riconobbe la gravità del problema, e disse: «Credo che una parte di questa emigrazione siano persone che vanno a fare un’esperienza all’estero e che poi trovano una condizione buona, perché gli altri sistemi sono molto capaci nell’attrarre le persone di valore, nel cercare di trattenerle. E questo è l’altro elemento sul quale secondo me bisogna lavorare, ma è sicuramente un focus che ho in testa».

Oltre quattro mesi dopo, questo focus non ha prodotto nessun provvedimento per incentivare il ritorno dei giovani laureati emigrati: e anzi, lo scorso anno il governo di Meloni aveva ridotto alcune delle agevolazioni pensate per favorire il “rientro dei cervelli“. C’è invece stato un certo attivismo, da parte della destra, per introdurre misure che inducano pensionati stranieri a trasferirsi in Italia. Questo impegno si è concretizzato infine in una norma contenuta nella legge annuale sulle piccole e medie imprese entrata in vigore il 7 aprile.

L’articolo 26, in particolare, estende alcune agevolazioni fiscali a chi si trasferisce in alcuni comuni delle 8 regioni meridionali (dall’Abruzzo in giù): se finora questi incentivi valevano solo per i comuni fino a 20mila abitanti, ora varranno anche per chi si stabilisce in quelli fino a 30mila abitanti, oltre che per quelli colpiti dai terremoti tra il 2009 e il 2016 in Lazio, Marche e Umbria. Stando ai calcoli fatti dal Sole 24 Ore, sono 81 comuni in aggiunta ai 2.392 già inclusi nella precedente normativa. I partiti di maggioranza, Lega e Fratelli d’Italia in particolare, ci hanno tenuto a rivendicare questa norma presentandola proprio come pensata per attrarre i pensionati dall’estero, sia gli stranieri sia gli italiani emigrati: verrà infatti concessa una tassazione estremamente agevolata, pari al 7 per cento lineare (una sorta di flat tax, dunque).

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini interviene alla “Scuola di formazione politica della Lega”, a Roma, il 17 maggio 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)

La misura dovrebbe servire a ripopolare le aree più disagiate del paese, e ad attrarvi persone con una buona propensione alla spesa, cioè appunto i pensionati. Non è del resto un’iniziativa estemporanea. Quella per attrarre i pensionati stranieri al Sud è anzi una battaglia che da molti anni Lega e Fratelli d’Italia portano avanti, spesso bisticciando tra loro su chi ne sia il più determinato sostenitore.

Già nel 2018, Matteo Salvini, allora vicepresidente del Consiglio nel primo governo di Giuseppe Conte, propose questa misura. L’idea era appunto di estendere anche alle persone le agevolazioni concesse alle imprese che si trasferivano nelle Zone economiche speciali (ZES), e dunque far pagare meno tasse per dieci anni a chi si stabiliva nelle regioni del Sud. Negli anni seguenti, anche da leader dell’opposizione, continuò a insistere su questa idea.

Nel frattempo, però, lo faceva anche il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, attuale ministro delle Imprese, firmatario di due proposte di legge che andavano in quella stessa direzione, rimproverando a Salvini una scarsa determinazione. «Se ne sei convinto basta che dai il tuo consenso alla mia proposta di legge», lo incalzava Urso.

La convinzione della destra era che, inducendo pensionati stranieri a trasferirsi al Sud, si sarebbero ottenuti due risultati: il ripopolamento di alcune aree del paese piuttosto abbandonate e un effetto benefico per l’economia nazionale. Urso stimò che da una misura del genere potesse derivare un incremento di un punto di prodotto interno lordo all’anno (PIL), cioè, allora, poco meno di 20 miliardi.

Il modello a cui tutti i fautori dell’iniziativa hanno sempre fatto riferimento era il Portogallo, che fin dal 2009 aveva introdotto il cosiddetto regime fiscale per residenti non abituali (NHR), offrendo agli stranieri che passavano un periodo consistente dell’anno in Portogallo di pagare pochissime tasse per dieci anni. Non era una misura pensata solo per i pensionati, ma piuttosto per attrarre anche i «nomadi digitali», cioè i tanti che iniziavano a lavorare da remoto o liberi professionisti. Di fatto, però, furono tanti i pensionati, anche italiani, che decisero di trasferirsi in Portogallo.

Tuttavia nel 2024 il Portogallo ha abolito questa misura, sostituendola con un regime assai meno conveniente. Lo ha fatto per motivi economici e politici. Da un lato, infatti, la misura si era rivelata costosa per le casse dello Stato, dall’altro aveva generato un malcontento crescente nei portoghesi. L’afflusso di lavoratori e pensionati stranieri veniva considerato una delle cause, soprattutto nella capitale Lisbona e nelle altre principali città del paese, del considerevole aumento dei costi degli immobili, che poi si rifletteva anche sul costo della vita in generale per i portoghesi.

Inoltre, i partiti di destra nazionalista, come Chega, alleato della Lega di Salvini, denunciavano la natura eccessivamente favorevole agli stranieri dell’NHR: “prima i portoghesi”, insomma. Ed è così che alla fine, anche per non generare ulteriore malcontento, il governo di Luis Montenegro, di centrodestra e che si reggeva su fragili equilibri parlamentari, nel 2024 decise di sospendere l’NHR, riformandolo profondamente.

Nonostante questo, la destra italiana resta convinta della bontà dell’idea di attrarre pensionati stranieri nelle aree meno progredite dell’Italia. Ed è per questo che da un paio d’anni Lega e Fratelli d’Italia tentano di introdurre misure che vadano in questo senso in vari provvedimenti. Nel maggio del 2025 il senatore di Fratelli d’Italia Domenico Matera, originario di Bucciano in provincia di Benevento, depositò una proposta di legge, tuttora in discussione nella commissione Finanze, per introdurre incentivi fiscali per il rientro in Italia dei pensionati residenti in paesi extraeuropei, in particolare per quelli che decidevano di trasferirsi nei piccoli comuni delle aree disagiate, soprattutto al Sud.

Ma siccome l’analisi del provvedimento va per le lunghe, Matera, insieme al collega di partito Fausto Orsomarso, calabrese, nelle scorse settimane ha tentato di introdurre una proposta sostanzialmente analoga sotto forma di emendamento al decreto fiscale, approvato poi definitivamente dalla Camera mercoledì. L’emendamento aveva ricevuto un parere contrario da parte del ministero dell’Economia, che lo riteneva troppo costoso.