Charlie

Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.

domenica 5 Marzo 2023

Axel Springer vuole prendersi gli americani

Axel Springer è la grande multinazionale tedesca dell’editoria nota per diverse ragioni. Ha una lunga storia di successo editoriale e di potere in Germania, soprattutto attraverso la Bild , il suo tabloid sensazionalistico, e soprattutto con inclinazioni di destra conservatrice. È cresciuta come multinazionale in questo secolo e oggi possiede in Germania anche il quotidiano Welt, e negli Stati Uniti i siti Politico Insider, oltre al servizio di aggregazione di news Upday che è attivo su tutti gli smartphone Samsung.
Ultimamente i suoi interessi verso il mercato americano sono cresciuti e questa settimana il Wall Street Journal ha raccontato che sono diventati espliciti, con uno spostamento di investimenti dalla Germania agli Stati Uniti: ci saranno tagli alla Bild e alla Welt, con prospettive di estinzione delle edizioni di carta. L’amministratore delegato Mathias Döpfner ha anche parlato di investimenti sui software di intelligenza artificiale per la produzione di contenuti e di spostamenti delle priorità sui siti americani del gruppo con l’intenzione di entrare in concorrenza con il New York Times e con il Wall Street Journal stesso.


domenica 5 Marzo 2023

“Millantati”

L’ex direttore dei quotidiani Stampa Repubblica Mario Calabresi ha pubblicato sulla sua newsletter settimanale la sentenza sulla causa che lo riguardava, promossa contro di lui dall'”Osservatorio giovani editori”. Avevamo spiegato la storia su Charlie del 27 dicembre 2020:

L’”Osservatorio Permanente Giovani-Editori” è un oggetto misterioso nel panorama del business giornalistico italiano: il mistero si deve all’apparente distanza tra la sua straordinaria visibilità – soprattutto presso alcune testate – e capacità di creare relazioni con importanti figure di potere italiane e internazionali, e la poca concretezza e chiarezza dei suoi risultati, che nelle intenzioni proclamate dovrebbero riguardare la lettura dei giornali da parte dei giovani, appunto. Il tutto sintetizzato nella figura del suo fondatore, presidente e frontman, Andrea Ceccherini e nel suo incessante lavoro di autopromozione soprattutto in occasioni fotografiche accanto a vari “potenti della terra”.

Per molti anni quello che se ne sapeva era che il Corriere della Sera, il gruppo Monrif (che pubblica Nazione, Resto del Carlino e Giorno) e il Sole 24 Ore ne erano i principali sponsor e sostenitori, ottenendone in cambio un grosso lavoro di lobbying perché le scuole adottassero copie dei suddetti giornali da far leggere agli studenti. Poi negli ultimi anni sono successe un paio di cose: è stato rivelato lo scandalo dei dati di copie “gonfiati” del Sole 24 Ore – gonfiati per altre vie, ma le copie date alle scuole e conteggiate come vendute sono finite sotto maggiori attenzioni – ed è uscita un’ inchiesta sul Venerdì di Repubblica che ha messo in discussione i risultati accampati dall’Osservatorio con il progetto “Quotidiano in classe” e dipinto il suo fondatore come un capace venditore di fumo e raccoglitore di contributi economici da editori e fondazioni bancarie che verrebbero in cospicua parte dedicati alla prosperità dell’Osservatorio stesso e del ruolo del suo creatore e presidente.
Il presidente Ceccherini ha querelato allora l’autore dell’inchiesta Claudio Gatti insieme all’allora direttore di Repubblica Mario Calabresi e allo studioso di business dei media Pier Luca Santoro, i cui pareri erano citati nell’articolo.

La sentenza, pubblicata mercoledì, non solo ha respinto la richiesta di Ceccherini ma lo ha condannato al pagamento delle spese e di risarcimenti per 42mila euro contro i querelati:

“Tutto ciò considerato, se ne ricava che l’odierna azione non mira a contrastare la diffusione di notizie false negative, ma mira solamente a censurare un giudizio critico e negativo espresso sull’agire degli attori, un agire che proprio perché riguardante le scuole pubbliche italiane e i personaggi pubblici promotori, riveste un’ indubbia rilevanza pubblica; l’azione proposta contro i giornalisti, l’editore e il direttore di Repubblica è dunque risultata palesemente infondata e temeraria, come ripetutamente eccepito dai convenuti, ciò che determina l’applicazione dell’art. 96 comma 3 c.p.c. con condanna dei convenuti al doppio delle spese legali a titolo di indennizzo per abuso del processo, trattandosi di un’azione che poteva essere evitata usando la normale diligenza”.

La parte della sentenza che più conferma i dubbi sull’Osservatorio e sui suoi effettivi risultati è qui.

“gli attori non contestano – mediante, ad esempio, produzioni di segno contrario che pure avrebbero facilmente avuto a disposizione, visto il loro campo operativo – la caduta libera dei dati di lettura della rivista tra i giovani, che era già scarsa prima del progetto del Quotidiano in Classe e che è andata via via scemando nonostante questo progetto; si noti che non risulta che gli attori avessero chiesto nemmeno stragiudizialmente ai convenuti la rettifica dei numeri di cui all’inchiesta giornalistica contenuta nel brano.
Risultano quindi giustificati i dubbi e le perplessità mosse dal giornalista sul proseguire, nonostante questi risultati, dei finanziamenti e affidamenti da parte dei gruppi bancari e finanziari interessati e di società high tech”.


domenica 5 Marzo 2023

Charlie, non sottovalutare

«Per essere chiari, le intelligenze artificiali come ChatGPT o Sydney non possono avere emozioni», ha spiegato Emily Bell, ultima di una serie di commenti simili, sul Guardian venerdì. Insieme a Bell – che è un’esperta e stimata studiosa inglese di giornalismo e innovazione – anche molti altri hanno criticato il recente affollamento di articoli suggestivi appartenenti al fortunato format giornalistico “ho-parlato-con-un’intelligenza-artificiale-e-non-avete-idea-delle-cose-sconvolgenti-che-mi-ha-detto”. «Quello che questi sistemi sono incredibilmente capaci di fare è di emulare la scrittura degli umani e di prevedere le parole “corrette” da attaccare insieme: “grandi modelli di linguaggio” che hanno archiviato miliardi di articoli e dati pubblicati su internet. Quindi possono dare risposte alle domande che ricevono».

Accanto a questo ridimensionamento della deriva “emozionale” dell’informazione recente sulle intelligenze artificiali, Bell ha posto il problema dei rischi di affidabilità per il giornalismo – e per le nostre comunità di conseguenza – in termini meno vaghi di come viene fatto spesso: «il problema è che per le intelligenze artificiali la verità non è una priorità». Il loro uso produrrà una mole enorme di contenuti che saranno più che falsi, saranno autonomi dalla realtà e dalla verità come criteri di scelta. E se queste ipotesi sui rischi sembrano vaghe e inutilmente terroristiche, pensate alla leggerezza e all’eccitazione con cui vennero accolte a suo tempo le rivoluzioni dei social network, e a quanto ci abbiamo messo a registrarne una grande quota di controindicazioni ed effetti problematici, capaci di cambiare le convivenze.

Considerare le implicazioni di disinformazione dell’uso delle intelligenze artificiali è una riflessione che non vuole aizzare irrealistici luddismi contemporanei – le cose cambieranno, inevitabilmente – ma che consiglia di pensarci un po’ prima alle cose, stavolta: e provare a essere consapevoli di alcuni aspetti prima di esserne completamente governati. Non governati dalle intelligenze artificiali, che sono software, ma dai comportamenti umani che replicano e da quelli che incentivano.

Fine di questo prologo.


domenica 26 Febbraio 2023

Cosa sta succedendo

È stato presentato il programma dell’edizione 2023 di ” Pensavo Peccioli ” il festival sull’attualità che si svolge dal 17 al 19 marzo nella città toscana di Peccioli in collaborazione con il Post, e curato da Luca Sofri. Tra gli ospiti ci saranno Francesco Piccolo, Paolo Giordano, Annalisa Cuzzocrea, Vera Gheno, Mario Calabresi, Diego Bianchi, Paolo Nori, Chiara Valerio, Michele Serra, Massimo Mantellini, Marino Sinibaldi, Elisabeth Åsbrink, Olivier Norek, Gaia Tortora, Stefano Boeri, Giovanna Zucconi, Walter Veltroni. E per il Post: Francesco Costa, Ludovica Lugli, Giulia Siviero, Matteo Caccia, Stefano Nazzi.


domenica 26 Febbraio 2023

Un mondo a sé

Le pagine sulla Moda dei quotidiani generalisti sono dedicate quasi esclusivamente alla promozione di brand o prodotti allo scopo di garantire agli stessi quotidiani una quota preziosa di investimenti pubblicitari da quei brand e da quelle aziende: è una forma di “giornalismo” più simile alle promozioni pubblicitarie che non al lavoro di informazione che viene svolto su altri ambiti dell’attualità, e che ha tolto sempre più spazio – in tempi di affanni economici dei giornali – a una ideale autonomia di giudizio e spiegazione delle testate e dei loro giornalisti. La peculiarità di quelle pagine, di quei titoli, di quegli articoli – un giornalismo a sé – è così palese che è tutto sommato ridotto anche il rischio di equivoco da parte dei lettori, che ne hanno quasi sempre consapevolezza. Ogni tanto è utile però trarne qualche esempio ancora più disinvoltamente promozionale del solito per avere presente questa anomalia piuttosto unica tra le varie sezioni di un giornale.


domenica 26 Febbraio 2023

Con Joe Biden

La visita di Joe Biden a Kiev, lunedì, è stata preparata tra mille attenzioni e segretezze: tra le altre cose ha coinvolto due giornalisti, invitati e richiesti anche loro di totale discrezione sul progetto, Sabrina Siddiqui del Wall Street Journal ed Evan Vucc dell’agenzia Associated Press. Le ragioni della loro scelta sono legate a un sistema di regole e consuetudini della copertura giornalistica dei viaggi presidenziali.
Joe Biden, come qualsiasi presidente degli Stati Uniti, è costantemente seguito nei momenti pubblici da un gruppetto di giornalisti (tra i 4 e gli 8 circa) definito “press pool”, che ha poi il compito di mettere in comune e a disposizione immagini e informazioni a beneficio di tutti i mezzi di informazione che per motivi pratici non possono essere sempre al seguito del presidente.
I giornalisti che fanno parte del pool ruotano, sia per quanto riguarda le testate che le singole persone: anche perché è un lavoro che impegna moltissimo tempo. Il presidente viene seguito ogni giorno da quando dichiara di essere in attività la mattina a quando si ritira per la notte. Insomma, testate e corrispondenti fanno a turno. Per esempio, chi fa parte del pool durante un viaggio in Europa come quello della settimana scorsa viaggia sull’aereo presidenziale, mentre chi deve dare il cambio viaggia su un aereo di linea. Chi fa parte del pool ha spesso informazioni logistiche dettagliate e non comunicate pubblicamente, che come da accordi non vengono divulgate, e che servono per motivi organizzativi.
Ma non è stato questo il caso del viaggio a Kiev che è stato tenuto segreto anche al pool fino alle 5 di mattina del lunedì, quando il gruppo del pool ha ricevuto il cosiddetto “pool report”, ovvero una nota stampa che indicava il cambio di piani. I due giornalisti selezionati per seguire Biden erano i primi due nella lista del pool, e sono stati scelti in base alla rotazione, seguendo quindi lo schema dei turni e non altre considerazioni o vie preferenziali.


domenica 26 Febbraio 2023

Davantologia

Charlie cerca di non dare per scontato niente, anche perché i suoi iscritti continuano ad aumentare (grazie). E quindi alcune cose che i lettori più antichi conoscono bene è sempre utile ricordarle, per capire meccanismi e dinamiche importanti nelle scelte dei giornali. Il grande spazio celebrativo dato ai risultati della società automobilistica Stellantis dalle pagine di Economia dei quotidiani Repubblica Stampa , per esempio, si spiega col fatto che Stellantis e GEDI – il gruppo editoriale che possiede Repubblica Stampa – appartengono alla stessa proprietà, la società Exor della famiglia Agnelli-Elkann.
Simmetricamente, è difficile non associare l’unico articolo invece dubbioso sulla bontà di quei risultati di Stellantis al fatto che sia stato pubblicato da Domani , il quotidiano nato espressamente per reazione dell’ex editore di Repubblica – Carlo De Benedetti – alla vendita del giornale al gruppo GEDI, e predicando di voler fare concorrenza a Repubblica .
Carlo De Benedetti è invece protagonista del titolo poco benevolente di un articolo sul Fatto – giornale che è stato in polemica con Repubblica sia col passato che col presente editore – scritto da Selvaggia Lucarelli, che ha da poco smesso di collaborare con Domani , il giornale di De Benedetti, ed è tornata appunto a scrivere sul Fatto.


domenica 26 Febbraio 2023

Eliminalia

Diverse testate internazionali hanno pubblicato questa settimana delle inchieste sulle pratiche assai poco limpide e sui clienti di un network di società dedicate a “ripulire” il web da articoli indesiderati relativi a quei clienti. In Italia ne ha scritto il sito IrpiMedia.

” c’è un lavorio sotterraneo sugli url – le sequenze di lettere e numeri che identificano univocamente una pagina web – di cui nemmeno gli autori degli articoli o le testate si accorgono. È teso a “screditare” agli occhi di Google le notizie contestate, quindi farle scendere nella classifica dei risultati forniti dai motori di ricerca. Il lavoro è legale, per quanto a volte discutibile: chi cura l’immagine pubblica di aziende e volti noti può trovarsi a cercare di giustificare scelte ingiustificabili o cercare di cancellare indelebili macchie del passato. A svolgerlo al mondo ci sono circa duemila agenzie di “web reputation”.

Solo che alcune, come quella dell’avatar Raùl Soto, adottano tecniche fraudolente per arrivare al loro obiettivo. Negli ultimi anni, l’azienda per cui “lavora” Soto non solo si è specializzata nel manipolare l’indicizzazione dei siti web, ma ha anche cercato in silenzio di acquisire una fetta del mondo dell’informazione. Ha anche gestito clienti “in subappalto”, senza che questi ultimi ne fossero al corrente”.


domenica 26 Febbraio 2023

Dove va il Giornale

Sono ancora incerti anche i destini del Giornale , il quotidiano di proprietà di Mondadori e della famiglia Berlusconi sulla cui vendita alla proprietà del quotidiano Libero sono in corso trattative da diverse settimane (a un certo punto date per concluse dallo stesso vicedirettore del Giornale ). Un articolo del Foglio venerdì ha raccontato che Silvio Berlusconi avrebbe rafforzato i suoi dubbi sull’operazione, e che un’eventualità potrebbe essere il suo rimanere nella società con una quota.

” A spingere per la conclusione della trattativa sono i manager del gruppo Mondadori e la famiglia Berlusconi. A chiedere un’ulteriore riflessione al Cav. è il partito convinto che l’acquisto degli Angelucci non sia altro che “un regalo, una dote da consegnare alla premier, un segno dell’uscita di scena di Berlusconi dalla politica”. L’operazione è stata chiamata “Fox Meloni News” e prevede la costruzione, da parte degli Angelucci, di un polo editoriale composto da Giornale, Libero e non si esclude anche la Verità.

La vendita del Giornale si dava per finalizzata dopo le elezioni regionali in Lombardia. Oggi un ripensamento che contrappone i fratelli Berlusconi. Il Cav. avrebbe alzato il telefono e chiesto al management del quotidiano di interrompere la cessione: “Il Giornale è mio”. E’ anche del fratello Paolo Berlusconi. L’altro Berlusconi vuole la vendita. Pure Pier Silvio e Marina Berlusconi sono favorevoli alla cessione. Il padre ha un legame affettivo con il quotidiano ed è rimasto ferito dagli attacchi ricevuti in queste settimane. Le frasi del presidente Zelensky hanno dato forza a quanti nel partito gli ricordano: “Le reti Mediaset non fanno opinione, i quotidiani sì”. A corroborare questa linea di pensiero è la presenza oramai quasi fissa della premier a Rete 4, rete che ha scelto per le sue interviste e che in FI definiscono “Meloni 4”. Per non far saltare la trattativa sia i manager del gruppo Angelucci sia quelli del Giornale ragionano su una soluzione che nel mondo dell’editoria viene definita “una farsa e pure a perdere”. Si lavora a una cessione 70/30. Il 70 per cento agli Angelucci e il 30 per cento alla famiglia Berlusconi. Presidente della nuova società potrebbe essere il fratello Paolo che conserverebbe un ruolo. Serve a dimostrare che Berlusconi non si è sfilato dal Giornale”.


domenica 26 Febbraio 2023

Dove vanno il Piccolo e il Messaggero Veneto

Questa settimana non ci sono stati nuovi aggravamenti dei confronti all’interno del gruppo GEDI e dei suoi quotidiani, e il solo sviluppo pubblico è stato un comunicato dei comitati di redazione del Piccolo di Trieste e del Messaggero Veneto di Udine, due dei quotidiani del gruppo di cui si era ipotizzata la vendita nelle settimane scorse, e che hanno chiesto aiuto al presidente della loro regione. Il presidente Fedriga ha confermato l’interessamento all’acquisto di tutti e sei i quotidiani in discussione da parte di “una cordata di imprenditori veneti” guidata dal finanziere Enrico Marchi.


domenica 26 Febbraio 2023

Panni da lavare

Il Post ha raccontato più estesamente venerdì il conflitto all’interno del New York Times che Charlie aveva riassunto domenica scorsa. Una lettera firmata da diversi giornalisti e collaboratori del giornale aveva messo in discussione e criticato i modi con cui il giornale stesso si era occupato in passato delle persone trans. Si sono intanto succedute una serie di risposte e di controrisposte che hanno coinvolto la direzione del giornale, altri giornalisti e dipendenti, il sindacato: la sostanza della polemica si è spostata soprattutto sulla difficile convivenza tra la libera e preziosa critica delle scelte del New York Times e la lealtà e correttezza nei confronti del proprio giornale e dei propri colleghi. Da una parte un’idea che “i panni sporchi si lavino in famiglia” e dall’altra il timore che in famiglia i rapporti di potere non consentano di lavarli adeguatamente: in mezzo il sindacato, che dovrebbe tutelare le condizioni di lavoro ma non intervenire a limitare il libero dibattito, e in questo caso le due cose hanno rischiato di sovrapporsi.


domenica 26 Febbraio 2023

1500 volte

Il settimanale Internazionale ha pubblicato il suo numero 1500, e il direttore si è trattenuto un momento a celebrare la scadenza, con legittima soddisfazione per un prodotto giornalistico piuttosto unico e prezioso per qualità e servizio pubblico, in Italia. E a ricordare di quanto lavoro c’è e di quanto ne sono corresponsabili le persone che pagano per goderne, soprattutto quelle che lo fanno con fedeltà.

“Sono mille e cinquecento settimane che un gruppo di persone, all’inizio quattro e oggi quarantatré, legge centinaia di articoli usciti sui giornali di tutto il mondo alla ricerca di quelli più interessanti e sorprendenti […] alla fine succede quello per cui tutto questo esiste e va avanti, e cioè che un certo numero di persone, poche all’inizio e diventate tantissime nel corso delle mille e cinquecento settimane, decide di prendere una copia di Internazionale, sfogliarla, leggerla tutta o in parte, e ripetere lo stesso gesto la settimana successiva; a questi lettori e a queste lettrici, dunque, è il momento di dire: grazie”.


domenica 26 Febbraio 2023

Non alzate troppo la cresta

È una specie di déjà vu: in Canada, dove è in discussione una legge per ottenere che i giornali siano compensati dalle grandi piattaforme digitali, modellata su quella approvata a suo tempo in Australia, le piattaforme stanno mettendo in pratica esperimenti di ritorsioni o ricatti (tutti legittimi). Questa volta è Google che ha voluto mostrare alle aziende giornalistiche di avere ancora il coltello dalla parte del manico, almeno una parte del manico: e ha rimosso “sperimentalmente” una gran quota di siti di news dai suoi motori di ricerca e dai suoi servizi di aggregazione di news.

La contesa è quella che sta occupando pensieri e confronti in tutto il mondo da alcuni anni. Google e Facebook (in forme diverse) ottengono traffico e contenuti a partire da “snippets” – ovvero brevi anteprime – di articoli dei giornali online. I giornali chiedono di essere per questo compensati con una condivisione dei ricavi conseguenti. La richiesta ha molte fragilità per come viene formulata: una è che non si capisce perché debbano essere solo i giornali a essere compensati e non qualunque sito i cui contenuti siano aggregati su Google o promossi nelle timeline di Facebook; un’altra è che i giornali vengono già compensati attraverso il traffico che le piattaforme portano loro, e che se le piattaforme decidessero di dire loro “ok, noi possiamo farne a meno, di voi” (come sta provando a minacciare Google in Canada) per i giornali sarebbe un guaio e per le piattaforme assai poco.
Ma è vero che quando qualcuno guadagna molto e qualcun altro è in difficoltà una redistribuzione sarebbe corretta ed equa, soprattutto se quel qualcun altro svolge un prezioso lavoro di servizio pubblico (ora ci arriviamo).

Questa sproporzione di rapporti di forza è stata però ridimensionata negli ultimi due anni dal peso maggiore che le grandi aziende giornalistiche mantengono ancora in un ambito rilevante: quello della politica e delle sue istituzioni. Che in diversi paesi del mondo hanno accolto le pressioni e il lobbying delle aziende giornalistiche e hanno minacciato le piattaforme di interventi legislativi che le costringano a pagare i giornali. In alcuni casi gli interventi ci sono stati (l’Australia per prima), in altri le minacce sono bastate a suggerire alle piattaforme di proporre degli accordi.

Il fatto è che queste leggi o queste minacce hanno avuto come beneficiarie soprattutto le grandi aziende giornalistiche con maggiore potere di pressione, e non necessariamente hanno prodotto maggiore pluralismo, maggiore innovazione, maggiore qualità. E quindi anche dove si è ottenuta questa redistribuzione, non si tratta sempre di una vera redistribuzione a beneficio del servizio pubblico ma piuttosto di una maggiore spartizione tra grandi aziende.
In questo scenario, si è alzato adesso di nuovo il livello dello scontro in Canada.


domenica 26 Febbraio 2023

Charlie, sul posto ma fino a un certo punto

Leggendo alcune corrispondenze da Mosca e ancora di più ascoltando gli inviati dei telegiornali riferire le notizie sulla guerra dalla Russia si può avere l’impressione di una maggiore indulgenza nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina o di un eccessivo e acritico distacco nel riferire le comunicazioni e le posizioni del regime di Vladimir Putin. È un’impressione obiettivamente fondata, spessissimo queste comunicazioni e posizioni non sono accompagnate dallo scetticismo, dalle verifiche e dalle contestualizzazioni che meriterebbero. La responsabilità però è raramente dei giornalisti, quanto di una situazione di controllo e pressione per chi lavora con l’informazione in Russia, che riguarda anche corrispondenti e inviati stranieri e che si trasforma nei fatti in un ricatto. Ed è un’antica questione, quella relativa al valore giornalistico di racconti di questo genere: può riguardare regimi autoritari ma anche regolamentazioni militari imposte da paesi democratici in stato di guerra (per esempio con i giornalisti “embedded” al fronte). Ma è con i primi che il dilemma è più difficile da superare: quando l’informazione che una testata dà è sottoposta a censure tali da diventare disinformazione, ha ancora senso? Ma, per contro, ci si può arrendere? E abbandonare la comprensione delle cose sul posto, malgrado questa comprensione rischi di non arrivare a chi ascolta o legge? È un prologo coi dubbi, stavolta.

Fine di questo prologo.


domenica 19 Febbraio 2023

Rotonda

Il Post ha pubblicato il nuovo numero (il quinto) della sua rivista monografica Cose spiegate bene, le cui edizioni finora hanno venduto in libreria tra le 15mila e le 25mila copie. “La Terra è rotonda” sarà nelle librerie tra dieci giorni, ma gli abbonati del Post possono già acquistarlo e riceverlo a casa, una modalità che dal primo numero ha generato in ciascuna occasione la prevendita di alcune migliaia di copie. La prima presentazione sarà sabato prossimo alle 10 durante la fiera fiorentina di Testo, con Francesco Costa ed Emanuele Menietti.


domenica 19 Febbraio 2023

Parlando di settimanali

Umberto Brindani, 64 anni, tornerà a dirigere Gente (di cui era stato brevemente direttore già nel 2004) dopo le dimissioni della direttrice Rossella Rasulo. Brindani è stato direttore anche di Chi e di Sorrisi e Canzoni , in Mondadori dove prima aveva fatto il vicedirettore di Panorama: ma più a lungo aveva diretto Oggi per dodici anni fino a un anno fa quando Oggi era stato affidato a Carlo Verdelli. Ora Brindani torna a Gente , storico rivale di Oggi, e in vantaggio nei numeri di diffusione del giornale.


domenica 19 Febbraio 2023

I numeri dei settimanali

Vediamo ogni tanto anche i dati di diffusione dei settimanali italiani, la cui centralità nella produzione di informazione è minore rispetto ai quotidiani, ma che come settore dell’industria editoriale hanno tuttora una rilevanza, seppure ridimensionata dalle crisi di ricavi di questi decenni. Anche in questo caso i dati ADS hanno molte variabili e distinguo, quindi per dare loro qualche omogeneità useremo quelli relativi alle “copie vendute individuali” dei settimanali venduti autonomamente, separandoli da quelli offerti allegati ai quotidiani. Sono i numeri di dicembre, tra parentesi la differenza rispetto a un anno prima.
Sorrisi e Canzoni 344.733 (-9,0%) Mondadori
DiPiù 289.249 (-9,2%) Cairo
TeleSette 255.438 (-7,8%) Universo
Famiglia Cristiana 178.383 (-6,2%) San Paolo
Nuovo 142.060 (-1,2%) Cairo
Gente 141.662 (-11,8%) Hearst
DiPiù TV 139.550 (-9.9%) Cairo
Oggi 133.724 (-10,0%) RCS
Intimità 104.559 (-8,8%) DBInformation
Guida TV 94.550 (-10,8%) Mondadori
Diva e Donna 91.642 (-9,8%) Cairo
Chi 79.413 (-7,5%) Mondadori
Grazia 78.868 (+4,7%) Reworld
Vanity Fair 64.161 (+2,3%) Condé Nast
Donna Moderna 60.130 (-27,7%) Stile Italia

L’osservazione generale più impressionante riguarda la grande diffusione – ancora a dicembre 2022 – dei settimanali dedicati del tutto o prevalentemente a informare sui programmi televisivi e sui loro orari. Per tutti, poi, i declini medi somigliano a quelli dei quotidiani, del 9% annuo (con eccezioni, spesso temporanee e legate a promozioni stagionali). Tra i settimanali allegati ai quotidiani, invece, i risultati maggiori li hanno quelli del Corriere della Sera IoDonna Sette ) rispetto a quelli di Repubblica Venerdìed Espresso, tuttora allegato) anche in conseguenza del distacco di vendite tra le due testate maggiori.


domenica 19 Febbraio 2023

I quotidiani della sera prima

Lo spostamento di quote sempre maggiori di lettori dei quotidiani verso le edizioni digitali piuttosto che cartacee (nel caso del Sole 24 Ore e del Fatto sono più le copie digitali in abbonamento che quelle cartacee vendute in edicola) ha come conseguenza anche il progressivo anticipo delle abitudini di lettura: i quotidiani nelle versioni digitali sono disponibili non più alle prime ore della mattina come una volta (o nel cuore della notte, a certi semafori o edicole notturne, nelle città maggiori), ma di fatto la sera prima: sia perché si eliminano i tempi di stampa e distribuzione, sia perché per ragioni di risparmio sul lavoro le aziende stanno anticipando i tempi di chiusura, delegando ai siti web l’aggiornamento più attuale sulle notizie.
Per fare alcuni esempi, il Foglio Domani sono leggibili già alle 22,30, il Fatto e il Sole 24 Ore vanno online alla mezzanotte esatta, il Corriere della Sera pochi minuti dopo, Repubblica ultimamente entro mezzanotte e mezza, la Stampa poco più tardi.


domenica 19 Febbraio 2023

Notizie dalle aziende

Molta parte delle sezioni di Economia di diversi quotidiani italiani è in questi anni sempre più appaltata agli uffici stampa delle aziende inserzioniste o comunque in relazioni commerciali importanti per i quotidiani stessi, in conseguenza della sempre maggiore dipendenza delle economie dei quotidiani in questione dai declinanti ricavi pubblicitari: e della difficoltà di questi giornali a spostare radicalmente le proprie priorità di sostenibilità verso le forme di pagamento da parte dei lettori, piuttosto. Tra questi, l’esempio più frequente e palese è probabilmente quello del Corriere della Sera , che molto spesso ha pagine intere della sezione completamente dedicate a ospitare questo genere di comunicazioni.

(sul fronte degli inserzionisti serviti con una contemporanea promozione giornalistica, questa settimana è stata la quasi onnipresente campagna di Poste sull’energia a beneficiare di articoli dedicati dai toni identici)


domenica 19 Febbraio 2023

Critica e lealtà

Una polemica a proposito del New York Times ha mostrato la contraddizione tra due valori apparentemente apprezzabili ma che appunto possono entrare in conflitto quando si tratta di aziende giornalistiche, ovvero luoghi dove l’espressione e il confronto di opinioni è parte del “core business”. Ben duecento persone, molte delle quali collaboratrici del giornale e alcuni persino giornalisti del New York Times, hanno firmato una lettera di protesta contro i modi in cui il giornale stesso parla delle persone trans e non binarie: “trattando la diversità di genere con uno sgradevolmente familiare mix di pseudoscienza e linguaggio eufemistico e allusivo” e facendo il gioco di associazioni e persone dedicate ad accusare le persone trans di essere una minaccia. La lettera cita esplicitamente alcuni articoli e i loro autori.

Il giornale non ha risposto pubblicamente ma il direttore e la direttrice della sezione delle opinioni hanno firmato una comunicazione interna che respinge le accuse e rivendica l’accuratezza e l’impegno del giornale sui temi di genere in questione, ma che soprattutto è molto severa nei confronti dei giornalisti che si sono aggregati alle accuse contro i loro colleghi e contro il giornale. Il conflitto sui diritti e sull’impegno civile all’interno del New York Times era stato molto vivace negli anni passati, ma si era attenuato dall’insediamento del nuovo direttore Joe Kahn, che aveva manifestato da subito l’intenzione di ridimensionare le ambizioni di una classe più giovane e nuova di dipendenti di intendere il giornalismo in forme più militanti.


domenica 19 Febbraio 2023

Dare i numeri

A proposito dei dati Audiweb, è il caso di dare una piccola spiegazione sul valore dei numeri che citiamo su Charlie. Che riguardano i tre principali formati su cui si misurano i risultati quantitativi e commerciali dei progetti giornalistici vecchi e nuovi (quelli qualitativi sono un altro paio di maniche, non necessariamente in relazione). Ovvero le copie di carta dei giornali, le loro riproduzioni digitali (che in rari casi esistono in assenza di quelle di carta) e i siti web.
Questi tre formati di pubblicazione dei contenuti dei giornali vengono misurati, in Italia, così:
– ADS conta le copie di carta “diffuse” (affidandosi, con qualche strumento di verifica, alle testate stesse): distinguendo tra quelle pagate da singoli acquirenti in edicola, quelle comprate in quantità maggiori da enti o aziende, quelle distribuite gratuitamente o con grandi sconti sul prezzo.
– ADS conta anche (affidandosi, con qualche strumento di verifica, alle testate stesse) gli abbonamenti pagati che consentono l’accesso alle copie digitali: che vengono pagate – a differenza di quelle di carta – quasi tutte da abbonamenti, non da singoli acquisti. E quindi a prezzi più bassi di quello di copertina, e con garanzie molto minori di effettiva lettura o sfoglio da parte degli acquirenti, rispetto a quelle cartacee.
– Audiweb invece certifica il traffico sui siti web, che in questo caso sono utenti che non pagano niente, ma che generano indirettamente ricavi attraverso la pubblicità che vedono.
– non esiste invece nessuna certificazione terza sul numero degli abbonamenti ai siti di news: quindi alcune testate dichiarano dei propri numeri non verificabili, molte altre no.

(tra le prime la più attiva è il Corriere della Sera , che ha da poco celebrato con grande pubblicità i “500mila abbonati”, senza chiarire esattamente in quale categoria di abbonamenti ricadano: ma gli ultimi dati ADS indicano circa 110mila “vendite digitali” – di cui 40mila almeno al 30% del prezzo di copertina e le altre 70mila con sconti maggiori – e questo suggerirebbe che 390mila siano abbonamenti ai soli contenuti del sito)

Non è d’altronde semplice contare il dato degli abbonamenti digitali (anche gli americani sono alle prese col problema), che può comprendere offerte diverse tra loro, promozioni gratuite o quasi, abbonamenti in scadenza ma con rinnovo automatico oppure senza, o abbonamenti al sito compresi già nel numero contato come “abbonamenti all’edizione digitale” (già adesso ADS segnala una duplicazione nella colonna “copie digitali abbinate agli abbonamenti cartacei”: con l’anomalia che questi numeri sono molto maggiori di quelli degli abbonamenti cartacei). E se le copie cartacee sono tutto sommato un prodotto concreto e misurabile, avere garanzie sugli abbonamenti digitali effettivamente attivi e venduti crea delle complicazioni di verifica o di privacy.


domenica 19 Febbraio 2023

I siti di news a dicembre

La società di rilevazione Audiweb ha pubblicato i dati di traffico sui siti web a dicembre. Abbiamo isolato quelli relativi ai siti di news generalisti e alle testate più note: il dato sono gli “utenti unici nel giorno medio”. Come ricordiamo spesso, bisogna tenere presente che i dati di traffico dei siti web sono soggetti a variabili anche molto influenti di mese in mese (il che rende non del tutto significativi nemmeno i confronti sull’anno precedente). A dicembre, in mezzo a dati generalmente negativi rispetto a novembre, la notizia principale è che Repubblica è di nuovo stata superata dal Corriere della Sera, dopo due mesi in cui gli era tornata davanti (ed è un dato preoccupante per le necessità di Repubblica di dirsi ancora competitiva col Corriere almeno sul web). Altri risultati gravemente negativi sono sempre nel gruppo GEDI e riguardano il “network” dei quotidiani locali e di nuovo lo Huffington Post. Mentre l’aumento maggiore di traffico riguarda il Post, che supera sia i quotidiani locali GEDI che il Mattino .

Per alcune delle testate nelle prime posizioni bisogna considerare che i numeri possono includere anche quelli di vere e proprie “sottotestate” con una loro autonomia: il sito di divulgazione tecnologica di Salvatore Aranzulla, per esempio, aveva circa 300mila visitatori unici nelle ultime rilevazioni, una quota dei quali è contata nel totale del Messaggero, mentre nei numeri del Corriere della Sera sono incluse quote di utenti che non necessariamente hanno visitato il sito del Corriere della Sera ma possono riferirsi ai soli siti di testate dello stesso editore come Oggi, Amica IoDonna .
(cliccando sulla tabella l’immagine si ingrandisce)

 


domenica 19 Febbraio 2023

Ambiziose e lungimiranti

Non è una novità per i lettori di Charlie che ci siano sviluppi delle tensioni e degli scontenti all’interno del gruppo GEDI e in particolare di Repubblica, la sua testata più importante: nel giro di tre anni ci sono stati un drastico benché confuso allontanamento dallo spirito e dal posizionamento “politico” del giornale, un calo drammatico delle copie vendute, un’estinzione della competizione col Corriere della Sera, e più in generale la cessione di testate storiche dell’azienda come l’ Espresso e come diversi quotidiani tra cui il Tirreno di Livorno.

Questa settimana però lo sviluppo ha raggiunto dei toni di scontro senza precedenti finora: con uno sciopero nella giornata di venerdì (per cui i quotidiani non sono usciti sabato) e una serie di comunicati molto polemici e severi, soprattutto intorno al timore che la proprietà possa voler vendere anche le testate maggiori. Ipotesi su cui non c’è nessuna notizia, ma le notizie invece su trattative per la cessione di un nuovo gruppo di quotidiani locali – prospettiva finora esclusa dall’azienda – hanno suggerito alle redazioni che non ci sia molto da fidarsi di nessuna rassicurazione.

“In Gedi manca, invece, il piano industriale che il coordinamento dei cdr chiede da tempo.
In un momento di crisi del settore, l’azienda non solo non ha fatto alcun investimento sui suoi giornali, ma anche la sbandierata volontà di puntare sull’informazione digitale si scontra con una totale assenza di programmazione e strategia: importanti investimenti fatti in un recente passato in questo settore sono stati “sconfessati” da cessioni di centri di produzione ritenuti strategici”.

GEDI, da parte sua, ha risposto con un comunicato piuttosto vago e assai fragile di argomenti, raccogliendo gli esempi di soddisfazione non esattamente tra gli asset centrali del gruppo.

“Affermazioni come quelle contenute nel comunicato pubblicato sono inutilmente allarmiste, contrarie alla verità e ingenerose rispetto ai numerosi progetti innovativi realizzati negli ultimi anni, in tutte le aree del Gruppo, che hanno sempre al centro la qualità del lavoro giornalistico e la professionalità di chi scrive per le nostre testate. Fatti concreti che hanno reso Gedi non solo leader italiano nel digitale, sui social, nei podcast e negli eventi tematici sul territorio, ma anche protagonista nel comparto della stampa tradizionale, come dimostrano i successi di Limes e del settimanale D, a cui si aggiunge il prossimo lancio di Door, per citare alcuni esempi. Gedi assicura la prosecuzione della sua strategia di sviluppo, volta a rafforzare il Gruppo attraverso iniziative ambiziose e lungimiranti”.


domenica 19 Febbraio 2023

L’intelligenza artificiale e il copyright

Tra le moltissime implicazioni e prospettive create dal perfezionamento delle “intelligenze artificiali” nella scrittura dei contenuti, a cui abbiamo accennato la settimana scorsa, una è la possibilità di produrre infiniti contenuti “a partire da” testi editi protetti da diritto d’autore, ma diversi da quei testi. Aggirando così il rischio di illegalità che attualmente riguarda siti e piattaforme che replicano in parte o del tutto articoli sottratti ai siti originali. Se un altro sito pubblica tal quale un articolo di Massimo Gramellini per il Corriere della Sera , il Corriere della Sera ha gli strumenti legali per ottenerne la rimozione; ma se un altro sito pubblica un riassunto dell’articolo di Massimo Gramellini prodotto da un software, si tratta di un contenuto nuovo e diverso. Solo che ChatGPT e simili questa cosa la possono fare in quantità industriali e potenzialmente infinite, e un sito di riassunti di articoli – una sorta di rassegna stampa totale – potrebbe riempirsi continuamente di centinaia e migliaia di contenuti “originali” a quasi nessun costo.

Di questa cosa cominciano a rendersi conto alcune aziende giornalistiche, che stanno cercando di correre ai ripari: e la questione ha qualcosa in comune con il confronto che ha opposto in questi anni – e oppone tuttora – i giornali e Google sull’uso degli “snippet” dei giornali sulle pagine di Google. Dal Wall Street Journal e da CNN hanno intanto cominciato a protestare per l’utilizzo dei propri contenuti al fine di arricchire l’addestramento di ChatGPT: «Chiunque voglia usare il lavoro dei giornalisti del Wall Street Journal per addestrare l’intelligenza artificiale deve ottenerne regolare licenza da parte di Dow Jones», dicono da Dow Jones, editore del Wall Street Journal. È stata la stessa ChatGPT, interrogata, a confessare la lista delle sue fonti (anche italiane).


domenica 19 Febbraio 2023

I conti coi podcast

Bisogna andarci piano con l’enfasi sulle tendenze (“the next big thing”) ma anche con il ridimensionamento delle tendenze: però c’è una sensazione di ridimensionamento delle ambizioni di successo economico dei podcast, in queste settimane. O meglio, che sia passato il periodo di eccitazione e ricerca e grandi investimenti senza che si siano materializzati grandi ritorni o idee per “monetizzare” i podcast con maggiore sistematicità: e che il mercato si stia “consolidando” e investendo più sui prodotti forti e meno sugli esperimenti a tappeto, più sui podcast a lunga durata che su quelli a breve termine. A scriverne nei giorni scorsi sono stati il Guardian, il New York Times Semaphor (su Spotify in particolare), tra gli altri. “È finito il tempo dei soldi a caso, quello del denaro buttato lì per vedere se le cose montavano e se il pubblico si sarebbe moltiplicato rapidamente: adesso sono tutti un po’ più prudenti”, ha detto un consulente del settore al New York Times.


domenica 19 Febbraio 2023

Due righe bastano a spiegare

Nei giorni scorsi è tornato a circolare tra alcuni account che si occupano di informazione un grafico pubblicato l’anno scorso dal sito Axios, che è utile per avere il quadro delle prospettive dei ricavi pubblicitari dei giornali e per capire perché lo spostare le priorità sugli abbonamenti è diventato indispensabile per tutte le aziende giornalistiche. Il grafico illustrava una delle brevi news di Axios, con il rassicurante titolo di “Negli Stati Uniti i ricavi pubblicitari digitali supereranno quelli della carta nel 2026”. Ma la formulazione era un po’ equivoca, a guardare l’illuminante grafico: la ragione del sorpasso ipotizzato è infatti il crollo dei ricavi sulla carta che scenderebbe sotto quello – stabile, praticamente fermo – dei ricavi dal digitale. La pubblicità online, insomma, non ha prospettive di compensare il declino di quella sulla carta (per molte ragioni: maggiore concorrenza di spazi e contenitori, minor valore delle inserzioni, concorrenza delle piattaforme): e per questo i giornali hanno bisogno di tornare a investire sui rapporti con i lettori molto più che su quelli con gli inserzionisti.


domenica 19 Febbraio 2023

Charlie, sapere di non sapere

I giornali sono luoghi di lavoro come gli altri, sotto molti aspetti, e i loro funzionamenti e risultati dipendono spesso da meccanismi molto più comuni e incontrollati di quelli che certe dietrologie a volte attribuiscono loro. Le inadeguatezze di certo lavoro giornalistico, per esempio, dipendono da inadeguatezze di preparazione delle persone o delle redazioni che lo producono, molto più che da volontà di forzare la realtà o di influenzare le opinioni dei lettori. Lo ha stabilito anche una ricerca interna di BBC sull’imparzialità del proprio servizio di informazione, che ha dedicato buona parte delle proprie attenzioni a come vengono raccontate le questioni economiche: ha molte cose interessanti, e parlando per esempio delle ingannevoli spiegazioni sul debito pubblico conclude che “alla radice non c’è una partigianeria ma una conoscenza insufficiente delle scelte e del dibattito in proposito. In poche parole, il debito pubblico è un tema controverso. Nel periodo studiato sembra che troppi giornalisti di BBC non ne sapessero abbastanza”. La ricerca prosegue spiegando che l’unica difesa da errori di questo genere è la consapevolezza da parte dei giornalisti dei propri limiti di competenza (la dote maggiore di moltissimi giornalisti è la duttilità, la capacità di dedicarsi agli argomenti più diversi, che inevitabilmente limita la specializzazione) e la resistenza all’inerzia di affidarsi solo alle proprie esistenti e sommarie conoscenze. Buoni giornalisti sono giornalisti che conoscono le proprie ignoranze e studiano continuamente, se i loro giornali gliene danno il tempo e le motivazioni.

Fine di questo prologo.


domenica 12 Febbraio 2023

E giustizia per tutti, a Roma

Giovedì 16 febbraio il direttore del Post Luca Sofri racconta il progetto della rivista del Post “Cose spiegate bene” a Roma alla libreria Spazio Sette, insieme a Ilaria Cucchi e Gianrico Carofiglio per parlare dell’ultimo numero dedicato alla “Giustizia”.


domenica 12 Febbraio 2023

Ti ricordi i commenti?

Il dilagare dell’uso dei social network ha progressivamente messo in disparte il ruolo degli spazi di commento dei lettori a margine degli articoli sui siti di news, e negli anni passati siti e giornali online ne hanno approfittato per rimuovere quel servizio, che è faticoso da gestire, costoso, rischioso in termini di responsabilità, e che appunto non è più richiesto come un tempo da parte dei lettori. La settimana scorsa molte testate dell’importante gruppo giornalistico americano Gannett hanno annunciato la rimozione degli spazi dei commenti, invitando a commentare eventualmente sui propri account sui social network o mandando delle email.


domenica 12 Febbraio 2023

Alleati d’ora in poi

Intanto che prosegue le sue estese “collaborazioni” con centinaia di siti di news e testate giornalistiche in tutto il mondo – di fatto dei contributi economici per evitare contestazioni e richieste maggiori – Google ha fatto un accordo specifico con il più importante e famoso giornale del mondo, il New York Times. Per quello che se ne sa, il giornale userà diversi strumenti di Google per le proprie esigenze di promozione, gestione, organizzazione, distribuzione, ma non sono state comunicate cifre.


domenica 12 Febbraio 2023

Senzatetto e megayacht

Sul Corriere della Sera di oggi, domenica, quasi due pagine sono occupate da un bell’articolo non retorico di Marco Imarisio sulle condizioni dei tanti senzatetto che dormono sotto i portici del centro di Torino. Ma nello spazio rimanente della doppia pagina – una colonna – è stato inserito un articolo dedicato al “megayacht” disegnato da Giorgio Armani, e il contrasto fa impressione. Di solito a queste cose si fa attenzione, nelle redazioni (Armani è un importante inserzionista, anche in questi giorni), ma se invece è stata una scelta l’effetto dà in effetti da pensare ai lettori.


domenica 12 Febbraio 2023

Futuro e passato delle riviste

Il Post ha raccontato il successo di un sito di gossip e notizie su un genere di celebrities contemporanee, ovvero gli influencer e i personaggi di fama sui social network: “La Novella 2000 del Tremila” è stata di recente acquistata da Mondadori.

“Negli ultimi anni in Italia sono state fondate diverse testate che si prefissano di fare informazione su Instagram e TikTok, cercando di intercettare l’attenzione della cosiddetta generazione Z, nella quale rientrano i giovani nati approssimativamente tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila, che si informa sui social molto più delle altre generazioni. Webboh, però, si distingue perché tratta quasi esclusivamente di un tema molto specifico: articoli su youtuber, tiktoker, persone che fanno streaming su Twitch e altri creatori di contenuti più o meno famosi, sia italiani che internazionali”.


domenica 12 Febbraio 2023

Nepo dads

Entrambi i maggiori quotidiani del gruppo GEDI hanno dedicato mercoledì lo spazio maggiore delle pagine di Cultura alla promozione di un libro del padre dell’editore, Alain Elkann.


domenica 12 Febbraio 2023

«Indagato oggi per oggi»

Con una rarissima rapidità, la procura di Lecco sta indagando da venerdì un giornalista del Giorno a proposito di un articolo pubblicato venerdì: le informazioni sono ancora incomplete, ma Daniele De Salvo – riferisce il suo giornale – è stato convocato dai carabinieri “per la notifica dell’apertura di indagini preliminari nei suoi confronti disposte a fronte della “pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale””. Il Giorno spiega che gli atti in questione sarebbero quelli a cui De Salvo avrebbe attinto per riferire in un articolo i risultati dell’autopsia sul corpo di una donna trovata morta – per annegamento, riferisce l’autopsia – nella sua auto nel lago di Como.
De Salvo ha raccontato più estesamente quello che è successo e quello che ne sa sul suo profilo Facebook .
I comitati di redazione del Giorno e del quotidiano La Provincia di Como hanno protestato per quella che ritengono una limitazione del diritto di cronaca. Che non è assoluto e può a volte entrare in conflitto con altre norme e criteri che prevalgono, ma in questo caso appare per ora difficile immaginare ragioni in questo senso e che giustifichino tanto tempestivo e intimidatorio impegno da parte della procura.


domenica 12 Febbraio 2023

Magnàti delle newsletter

Quasi tre anni fa si era molto parlato – anche qui su Charlie – della aumentata popolarità delle newsletter e delle opportunità di renderle un business anche grazie a piattaforme apposite che ne facilitano la “monetizzazione”, prima tra tutte quella che si chiama Substack. Poi c’era stato qualche ridimensionamento, e l’eccitazione si era normalizzata, ma questa settimana il sito britannico dedicato all’informazione PressGazette ha raccontato che tuttora ci sono 27 autori di newsletter grazie ai quali Substack ottiene 22 milioni di dollari complessivi di ricavi in un anno, e che per cinque di loro i ricavi superano il milione di dollari annuo.


domenica 12 Febbraio 2023

Un polo informativo conservatore e sovranista

Il quotidiano Domani è tornato a raccontare la peculiare e discussa figura dell’editore di Libero e del TempoAntonio Angelucci, di cui si dice da settimane sia prossimo ad acquistare il Giornale dalla famiglia Berlusconi e che desideri comprare anche la Verità da Maurizio Belpietro, riunendo i tre quotidiani di centrodestra e destra nati l’uno dalla costola dell’altro negli scorsi decenni.

“A sei anni dalla rottura Belpietro e Angelucci rischiano di ritrovarsi nello stesso consiglio di amministrazione un obiettivo ambizioso: creare un polo informativo conservatore e sovranista per fare concorrenza al gruppo Corriere della Sera che diventi il riferimento del nuovo partito di maggioranza, Fratelli d’Italia, da Roma a Milano. L’influenza tramite la stampa può agevolare la scalata nella sanità privata, settore nel quale Angelucci domina nel centro sud con la sua holding Tosinvest e la fondazione San Raffaele che controllano residenze per anziani e cliniche. Angelucci vorrebbe imporsi anche in Lombardia, dove dominano il Gruppo San Donato e l’Humanitas, proprietà delle famiglie Rotelli e Rocca, potenti tanto quanto Angelucci. Quest’ultimo, tuttavia, può contare sul suo ruolo politico, è in parlamento con la Lega, partito della coalizione di governo e che amministra, e probabilmente lo farà ancora, la regione Lombardia, la terra promessa per chi fa business con la sanità privata”.


domenica 12 Febbraio 2023

Carta con gli alberi, ma gentilmente

Repubblica Stampa hanno pubblicato questa settimana delle pagine autopromozionali comunicando di avere aderito a un programma di certificazione di “sostenibilità” della carta su cui vengono stampati i due quotidiani. I programmi di certificazione hanno valori arbitrari e “sostenibilità” è un termine sfuggente e abusato, ma un breve articolo su Repubblica ha invece spiegato bene un’ambiguità contenuta nelle pubblicità, distinguendo tra carta riciclata e carta vergine. GEDI continua a usare la seconda, che è prodotta comunque abbattendo gli alberi, ma con garanzie di rispetto di una serie di criteri.

“In base alle caratteristiche di composizione, la carta utilizzata dal Gruppo per le diverse esigenze di stampa si distingue in due macro-tipologie, la carta vergine, prodotta da fibre del legno (pasta meccanica e/o chimica), e la carta riciclata, prodotta da fibre riciclate (pasta disinchiostrata). Sia la carta vergine sia la carta riciclata possono essere certificate; lo standard di catena di custodia Pefc equipara comunque la materia prima riciclata alla materia prima vergine certificata Pefc, considerando la materia prima riciclata a tutti gli effetti come certificata. In tale contesto, e con l’obiettivo di ridurre il proprio impatto ambientale, il Gruppo Gedi da un lato favorisce l’uso di carta riciclata, dall’altro promuove un uso sostenibile delle risorse forestali acquistando carta vergine certificata. Entrambe le scelte hanno lo scopo di alleggerire la pressione che le attività umane esercitano sulle risorse forestali. L’uso di carta certificata garantisce che le foreste siano adeguatamente gestite, manutenute e rigenerate, che la loro biodiversità sia tutelata e che vengano rispettati i diritti, le tradizioni e le possibilità di sviluppo economico delle popolazioni che accanto alle foreste vivono”.


domenica 12 Febbraio 2023

Case da sogno

Un articolo sul Guardian ha celebrato – soprattutto nel titolo – il recente successo di Architectural Digest, la storica e centenaria rivista di arredamento e architettura del grande gruppo Condé Nast (che pubblica tra gli altri anche Vanity FairWiredNew Yorker Vogue), che ha anche un’edizione italiana dal 1981 che dichiara 28mila copie cartacee vendute: l’articolo del Guardian è in realtà dedicato in generale alle rinnovate attenzioni nei confronti del mercato immobiliare e delle case delle celebrities, il cui racconto è diventato di gran moda anche presso le generazioni più giovani. E così l’investimento in video online di visite di case di AD – che è sempre stata soprattutto una rivista da coffee table delle case di adulti o anziani agiati – sta pagando in termini di traffico e diffusione sui social network.


domenica 12 Febbraio 2023

Meno pubblicità

Il sito DataMediaHub, che si occupa di business della comunicazione, ha spiegato i dati sugli investimenti pubblicitari sui giornali del 2022, pubblicati da poco.

” Complessivamente, rispetto al 2021 il calo è del 6,1% a valore e del 2% a spazi. Osservando la tendenza nel lungo periodo si ha maggior evidenza di quanto grave sia la crisi dei quotidiani, che pare non avere fine.

Rispetto al 2010 si assiste ad un vero e proprio crollo. A spazi – 41.7% e a valore addirittura la raccolta pubblicitaria si riduce a meno di un terzo di quella che era nel 2010 con un calo del 68%. E tornando ancora più indietro nel tempo la situazione, se possibile, appare ancora peggiore.
Vista la differenza di ben 16 punti percentuali tra il calo a valore e quello a spazi appare evidente come nel tempo le concessionarie di pubblicità abbiano cercato di mantenere gli inserzionisti facendo leva su listini abbondantemente scontati, senza riuscirci. Appare altrettanto evidente come i tanti milioni di euro erogati dallo Stato in credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari non sia servito a nulla. O forse, nella migliore delle ipotesi, ha rallentato il calo negli ultimi anni prolungando l’agonia e nient’altro”.


domenica 12 Febbraio 2023

Il 5% dei dipendenti in meno sono tanti

Alle molte notizie di tagli e licenziamenti nei maggiori gruppi editoriali internazionali degli scorsi mesi si è aggiunta anche quella di ben 1250 licenziamenti progettati da News Corp, il potente gruppo di media di proprietà di Rupert Murdoch, che possiede tra gli altri il Wall Street Journal, il Times di Londra, il New York Post e la casa editrice HarperCollins.


domenica 12 Febbraio 2023

Rimpasto

Intanto ci sono assestamenti nel piccolo gruppo editoriale che ha acquistato alcuni dei quotidiani che erano di GEDI negli anni scorsi, che si chiama SAE. Finora la società di imprenditori appositamente costituita non ha mostrato visioni e progetti molto chiari per le testate acquisite, e adesso ha annunciato un accorpamento sotto la stessa direzione dei tre quotidiani emiliani ( Gazzetta di Reggio Gazzetta di Modena Nuova Ferrara ) e del Tirreno di Livorno, affidandole tutte a Luciano Tancredi che già dirigeva il Tirreno. Giacomo Bedeschi si sposterà dalla direzione dei tre emiliani a quella della Nuova Sardegna, a Sassari, sostituendo Antonio Di Rosa che era lì dalla precedente gestione.


domenica 12 Febbraio 2023

GEDI e i quotidiani locali

Le agitazioni di questa settimana al gruppo GEDI (che pubblica Repubblica Stampa Huffington Post , diverse testate locali del Nord, possiede anche Radio Deejay e Radio Capital ed è di proprietà della famiglia Agnelli-Elkann) hanno riguardato la voce circolata – senza nessuna conferma da parte di nessun interessato – a proposito di un’intenzione di vendere altri quotidiani locali. La notizia sarebbe una notizia, perché finora GEDI aveva sostenuto di voler conservare la proprietà delle testate in questione, dopo essersi liberata negli anni passati dei quotidiani locali fuori da quell’area geografica (il Tirreno di Livorno, la Nuova Sardegna di Sassari, tre quotidiani emiliani). Alcuni siti hanno riferito di un’irritazione dei giornalisti GEDI che è stata manifestata con una richiesta di chiarimenti “alla luce delle ripetute e circostanziate ricostruzioni giornalistiche relative a progetti di vendita dei quotidiani del Nordest a cordate di imprenditori e della Gazzetta di Mantova al gruppo Athesis, articoli che fanno seguito a quelli dei mesi scorsi in merito al futuro di Repubblica”. Un comunicato dei Comitati di redazione GEDI ha annunciato riunioni e confronti per la settimana prossima.
Tra i quotidiani di GEDI ci sono il Piccolo di Trieste, la Gazzetta di Mantova, la Tribuna di Treviso.


domenica 12 Febbraio 2023

Non v’è certezza

Abbiamo scritto una volta delle incertezze sugli articoli determinativi da usare o non usare quando si parla delle testate internazionali ( Time , il Times Le Monde , eccetera) ma anche di quelle nazionali ( Repubblica La Repubblica ?): e di recente circola un nuovo dubbio su un nuovo quotidiano. Domani o “il” Domani ? La risposta è abbastanza semplice, per chi segue il giornale: a differenza di Repubblica Fatto Foglio , la testata di Domani come compare sul giornale non ha nessun articolo determinativo davanti, e ogni volta che il giornale cita il proprio nome lo fa senza articolo (“direttore di Domani “, si dice di Stefano Feltri). Eppure, capita che altri giornali personaggi pubblici lo chiamino “il Domani ” o usino le relative preposizioni articolate (“del Domani “, “sul Domani “…): lunedì, poi, un articolo di Repubblica ha scelto una terza creativa strada, di chiamarlo Ildomani , adottando così la cacofonica formula del “de” davanti a un articolo.


domenica 12 Febbraio 2023

I quotidiani a dicembre

Sono stati pubblicati i dati ADS di diffusione dei quotidiani nel mese di dicembre. Ricordiamo che la “diffusione” è un dato (fornito dalle testate e verificato a campione da ADS) che aggrega le copie dei giornali che raggiungono i lettori in modi molto diversi, grossomodo divisibili in queste categorie:
– copie pagate, o scontate, o gratuite;
– copie in abbonamento, o in vendita singola;
– copie cartacee, o digitali;
– copie acquistate da singoli lettori, o da “terzi” (aziende, istituzioni, organizzazioni) in quantità maggiori.

Il totale di queste copie dà una cifra complessiva, che è quella usata nei pratici e chiari schemi di sintesi che pubblica il giornale specializzato Prima Comunicazione , e che trovate qui . A dicembre gli andamenti rispetto al mese precedente sono stati meno negativi rispetto al consueto, almeno per alcune testate: ma anche a dicembre del 2021 c’erano state piccole inusuali crescite per alcuni dei quotidiani maggiori. Repubblica ha avuto una piccola crescita, e ancora più piccola il Sole 24 Ore e la Stampa ; il Corriere della Sera ha ripetuto i numeri del mese precedente, pressoché identici. Le altre testate hanno avuto variazioni poco significative intorno l’un per cento, con l’eccezione di Avvenire che è calato dell’8,1% e del Messaggero che ha perso il 3%.

Se guardiamo sulle stesse tabelle invece i più indicativi confronti con l’anno precedente, trascurando gli sportivi che hanno sempre alti e bassi, diverse testate sono intorno al 10% di declino, che è un po’ lo standard di perdita annua per una buona parte dei quotidiani. Poi c’è il Corriere della Sera che conserva numeri simili ma soprattutto – come nei mesi passati – grazie alle 10mila copie che sono state aggiunte alla colonna “copie digitali vendute a un prezzo inferiore al 30% di quello effettivo”: ovvero abbonamenti digitali in offerte scontatissime, e vediamo sotto come il dato sia diverso se si esclude questa quota. La stessa ragione spiega i risultati positivi del Fatto (7mila copie scontatissime in più rispetto all’anno scorso) e attenua il declino della Verità (2mila), ma non basta invece per Repubblica (6mila) e Stampa (2mila) che malgrado questo perdono entrambe più dell’11% delle copie rispetto a un anno fa.

Infatti, come facciamo ogni mese, consideriamo quindi un altro dato che è più significativo e più paragonabile rispetto alla generica “diffusione” che abbiamo descritto qui sopra: lo si ottiene sottraendo da questi numeri quelli delle copie distribuite gratuitamente oppure a un prezzo scontato oltre il 70% e quelle acquistate da “terzi” (aziende, istituzioni, alberghi, eccetera), per avere così un risultato meno “dopato” e relativo alla scelta attiva dei singoli lettori di acquistare e pagare il giornale (ma questi dati comprendono ancora le copie acquistate insieme ai quotidiani locali con cui alcune testate nazionali fanno accordi, e che ADS non indica come distinte). Si ottengono quindi questi numeri (tra parentesi la differenza rispetto a un anno fa ):

Corriere della Sera 176.610 (-5%)
Repubblica 109.368 (-20%)
Stampa 78.004 (-12%)

Resto del Carlino 59.808 (-10%)
Sole 24 Ore 59.935 (-9%)
Messaggero 49.962 (-12%)
Fatto 42.192 (-11%)
Nazione 39.021 (-12%)
Gazzettino 36.258 (-9%)

Giornale 29.273 (-12%)
Verità 27.537 (-10%)

Altri giornali nazionali:
Libero 21.920 (+7%)
Avvenire 15.862 (-5%)
Manifesto 12.193 (-5%)
ItaliaOggi 9.127 (-6%)

(il Foglio Domani non sono certificati da ADS).

Si conferma quindi un calo medio del 10% anno su anno delle copie effettivamente “vendute”, cartacee e digitali (queste ultime in abbonamento): e le singole testate possono misurare i loro fallimenti o le attenuazioni dei loro fallimenti su questa media (“successi”, in questo settore non ce ne sono, come sappiamo). Le due eccezioni maggiori – ed è realistico che siano almeno in parte in relazione – sono le perdite più contenute del Corriere della Sera e quelle più gravi di Repubblica , andamento che dura da diversi mesi. Mentre tra le testate più piccole si nota ancora un recupero notevole di Libero (che un anno fa scontava una forte concorrenza della Verità e forse ora sta recuperando nella stessa competizione). Il dato più preoccupante per Repubblica è che rispetto a un anno fa ha perso novemila abbonati all’edizione digitale (di quelli che pagavano almeno il 30% del prezzo di copertina): solo alcuni sono probabilmente passati a un’offerta ancora più scontata, ma ne rimangono sempre alcune migliaia che sono sparite. Anche il Fatto – che ha invece aumentato complessivamente i suoi abbonati digitali – ne ha persi però 4mila verso offerte più scontate.

Tra i quotidiani locali le perdite maggiori sono quelle del Mattino di Napoli ( -12%), del Tirreno ( -13%) , del Piccolo (-14%) e dell’ Arena (-16%), ma quasi tutti sono intorno al -10%.

Avvenire, Manifesto, Libero ItaliaOggi sono tra i quotidiani che ricevono contributi pubblici diretti)


domenica 12 Febbraio 2023

Vendite scottanti

Il National Enquirer è un famigerato tabloid scandalistico statunitense, settimanale, che nei decenni (ha 97 anni) si è guadagnato consapevolmente ogni possibile accusa di violazioni etiche: per la implausibilità di molti suoi titoli e storie (che al tempo stesso hanno ottenuto un culto divertito simile a quello che in Italia aveva la rivista Cronaca vera ), per la violenza indiscreta dei suoi gossip sulle celebrità, per le scelte ricattatorie o mercantili con cui decideva cosa pubblicare o cosa no, per le falsificazioni delle notizie e le persecuzioni di molte sue “vittime”. Approcci che gli hanno al tempo stesso dato periodi di grande popolarità, e anche alcuni scoop, oltre a un patrimonio fotografico eccezionale sullo show business americano. L’ultima grana grossa ce l’aveva avuta persino con Jeff Bezos , che ci si era messo in guerra, in una storia che aveva coinvolto accuse anche contro il governo dell’Arabia Saudita. Ma prima c’era stato uno scandalo sull’acquisto da parte del giornale, senza pubblicarla, di una storia imbarazzante per l’allora presidente Trump.
Questa settimana si è saputo che infine il National Enquirer sarà venduto , come da qualche anno aveva chiesto il fondo azionista del gruppo editoriale che possiede la rivista, preoccupato dei rischi e del danno di immagine. Lo comprerà, per poco meno di cento milioni di dollari, una partnership industriale con più pelo sullo stomaco, interessata comunque a un prodotto che è in attivo.


domenica 12 Febbraio 2023

Il mattino ha l’oro in bocca

Il sito della rivista specializzata Prima Comunicazione ha pubblicato un programma di revisione del lavoro diffuso mercoledì dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana con l’intento di spostare priorità maggiori sulle attività online: annunciando un obiettivo di crescita – in traffico e in abbonati – del 20% nel 2023 (nel traffico sul sito il Corriere è tornato a essere superato da Repubblica da un paio di mesi). Dopo avere elencato molti punti di sviluppo generici (potenziamento dei video, delle edizioni locali, dell’economia, di “format nuovi”, delle “sezioni del giornale”, del lavoro SEO e social) il documento di Fontana torna su una richiesta molto concreta e poco digitale che da molti anni ricompare e che riguarda il cambiamento di abitudini e orari ancora assai radicati nel lavoro delle redazioni tradizionali: iniziare a lavorare più presto la mattina.

“Il turno che copre dalle 7 la prima parte della giornata, strategico per la quantità e qualità del nostro lavoro digitale, dovrà essere rafforzato con la presenza di una quota del 40% dei giornalisti presenti nelle diverse redazioni. Con i capidesk si metterà a punto, sezione per sezione, la nuova organizzazione, nel rispetto dell’orario di lavoro previsto dal contratto e dagli accordi aziendali […] È molto rilevante presentarsi alle 7 con un’offerta che sia pronta e completa. Ciò comporta la programmazione e preparazione di tutto quello che è possibile già dalla sera prima e l’anticipo alle 6 del mattino di una presenza del desk web, oltre all’attività di caricamento in home che può essere svolta dal collega che copre il super notturno. Dobbiamo recuperare nei tempi di caricamento lo svantaggio che tuttora abbiamo rispetto al nostro principale concorrente”.

Fontana fa poi alcune proposte molto pratiche ma interessanti per mostrare in dettaglio il lavoro di una grande redazione, tra cui soprattutto la riduzione del numero delle pagine del quotidiano (apparentemente con un riequilibrio che favorisca le sezioni più capaci di accogliere inserzioni pubblicitarie) e l’anticipo durante la giornata della preparazione e della “chiusura” delle sue parti che usciranno l’indomani (e dalla mezzanotte in digitale).

“Per favorire la presenza al mattino e alleggerire il flusso e la quantità del lavoro sulla carta si propongono le seguenti azioni:
1) continuerà l’azione di contenimento delle foliazioni sia nel giornale centrale che nei dorsi e nei prodotti settimanali;
2) va reso più semplice e ordinato il flusso del lavoro sulla carta. L’ufficio centrale assieme alle redazioni farà caricare una quota importante delle pagine (circa il 50 per cento) prima dell’ora di pranzo utilizzando i book grafici. Naturalmente è necessario un cambio d’orario sia nelle presenze della tipografia che, in parte, della redazione grafica;
3) la riunione del pomeriggio viene anticipata alle 15 e la chiusura redazionale alle 22, salvo per le pagine dedicate a eventi sportivi o politici serali;
4) le pagine di cultura, spettacoli, parte dell’Economia e altre del resto dello sfoglio, decise dopo riunione del mattino, chiuderanno tra le 20 e le 21;
5) dopo la riunione delle 17,30, o in un altro momento da definire con i responsabili del web e dei diversi canali, si terrà un punto per preparare e programmare la serata e il mattino successivo;
6) l’ufficio centrale dovrà verificare che le pagine vengano cambiate solo nei casi di effettiva necessità legata a notizie rilevanti. Le ribattute notturne saranno limitate solo a cambiamenti davvero importanti, mentre tutti gli aggiornamenti saranno destinati al web;
7) va stabilito un coordinamento stretto carta-web in modo che non ci siano sovrapposizioni e doppioni nel lavoro sullo stesso argomento”.


domenica 12 Febbraio 2023

Charlie, con intelligenza

Se c’è una volta in cui la sovreccitazione enfatica dei mezzi di informazione ha sotto qualche sostanza è questa, quella intorno ai progressi delle “intelligenze artificiali” nelle compilazioni di testi, progressi resi spettacolarmente visibili dal software ChatGPT . Abituati come siamo al sentir gridare al lupo a proposito degli NFT, del metaverso, di Clubhouse, e di molte altre “next big things” estinte o ancora tutte da affermarsi, potremmo entrare in modalità scettica anche su questo. Ma invece stavolta qualcosa sta succedendo, e lo vede chiunque abbia cominciato a fare o osservare esperimenti: sono esperimenti ancora incompleti, ma il bicchiere è mezzo pieno. E non eravamo ancora pronti a riflettere su tutte le implicazioni e a prevedere tutti gli scenari, come ci è spesso già capitato in questi decenni (coi social network, soprattutto). Opportunità e disastri sono dietro l’angolo, e non è detto che immaginarli prima scongiuri i secondi: siamo padroni dei nostri destini fino a un certo punto, da qualche tempo. Ma è sicuramente il momento di immaginare con fantasia le prime, le opportunità, anche per chi ci tiene a una buona informazione, e non solo al risparmio dei costi: le intelligenze artificiali in aiuto della qualità dei contenuti e non solo della loro quantità. Come hanno dimostrato altri settori in passato, l’abbassamento dei costi di produzione e dei costi per gli utenti attraverso un abbassamento della qualità hanno grandi successi e generano crisi e ridimensionamenti, ma creano anche spazio e opportunità per le offerte competitive di maggiore qualità.

Fine di questo prologo.


domenica 5 Febbraio 2023

Michele Serra col Post

Da domani lunedì comincia a collaborare col Post Michele Serra, giornalista tra i più noti in Italia e che pubblica ogni giorno la sua trentennale rubrica “L’Amaca” su Repubblica , oltre a collaborare con la trasmissione televisiva “Che tempo che fa”. Serra sarà sul Post l’autore della newsletter settimanale “Ok Boomer!”.

“So che i lettori del Post , nella media, sono più giovani di una ventina d’anni (tanti) rispetto all’attempato pubblico che legge i vecchi quotidiani di carta. Ovvero il grosso del mio pubblico, del quale posso dire: siamo cresciuti assieme. È esattamente per questo che sono molto contento di essere qui: è molto probabile che io debba scombinare certe abitudini e disinnescare certe pigrizie”.


domenica 5 Febbraio 2023

Lo sbattimento di tradurre

Nelle ultime settimane si sta discutendo molto, nelle redazioni e tra chi si occupa di giornali, delle possibili ricadute sul giornalismo positive o negative dei progressi delle intelligenze artificiali, in particolare dopo le attenzioni sul software che si chiama ChatGPT . Tra i vari timori, i principali riguardano le inesattezze che questi software non riescono a evitare , e la necessità di revisioni attente.
Ma un esempio già molto attuale e semplice di questi rischi è quello che capita con frequenza quando le suddette revisioni non vengono applicate nei confronti di una tecnologia di scrittura già usata da parte dei giornali: ovvero i traduttori online come Google translate. Questa settimana sono state Repubblica Stampa a inciamparci, pubblicando testi che parlavano di “Antony Sbatti” riferiti al segretario di stato americano Antony Blinken, plausibilmente ripresi da articoli in inglese come questo del Guardian.

 


domenica 5 Febbraio 2023

Cosa ci insegna

Proprio per il valore economico delle attività dei giornali italiani nel vendere libri allegati e promossi dai giornali stessi, di cui abbiamo parlato sopra, i progetti di questo genere sono sempre di più. Il Corriere della Sera – spingendo più avanti la fedeltà al suo recente slogan “La libertà delle idee” – sta ora promuovendo una collana sull’astrologia affidata a diversi autori astrologi, con il claim “cosa ci insegna dell’uomo questa disciplina millenaria”.