
realpolitik
L’Europa, una buona scusa per vedersi
«Ma quello che conta, come ben sanno soprattutto i più stagionati, è provarci, è ritrovarsi con altre persone in piazza, che poi si va sotto i portici a bere qualcosa insieme. Socializzare, insomma, sentirsi comunità. Poi gli striscioni si ripiegano e magari, molti anni dopo, li ritrovi in soffitta bucati dalle tarme»

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Cosa sta succedendo alle tratte ferroviarie notturne, raccontato da chi le faceva andare e ora protesta al freddo davanti al Canal Grande

La lunga marcia dell’estrema destra in Germania
«Molti anni fa mio “zio Michael”, ormai anziano, ospitò me e mio figlio nella sua casa nel Connecticut negli Stati Uniti. Un giorno, aprendo l’armadio a muro della camera per gli ospiti, era saltata fuori la sua uniforme di Buchenwald. Manca ormai da un decennio mio zio Michael, questo mio amatissimo parente, uno dei pochissimi scampati allo sterminio. Se mi immagino in dialogo con lui, vorrei rispondergli che il fascismo di oggi non è quello di allora che ha rialzato la testa, ma mi risuonano nella mente le parole della scrittrice Anne Rabe che tracciano un quadro terrificante di quello che la Germania dell’Est è diventata. La presenza della destra estrema è persino più spaventosa che negli anni in cui il mio amico Johannes era stato preso a calci dai naziskin di Lipsia. La paura è diffusa in chiunque non sia un simpatizzante, il controllo territoriale è esercitato da gente disposta a spaccare le ossa a chi sia inviso, il clima associabile allo spadroneggiare delle SA negli anni Trenta»









