Il governo cinese ha bloccato l’acquisizione dell’app di AI Manus da parte di Meta, citando rischi per la sicurezza nazionale

Il logo di Manus, 7 gennaio 2026 (Raul Ariano/Getty Images)
Il logo di Manus, 7 gennaio 2026 (Raul Ariano/Getty Images)

Il governo cinese ha bloccato l’acquisizione dell’app di intelligenza artificiale (AI) Manus da parte di Meta – un’operazione da circa 2 miliardi di dollari – citando preoccupazioni per la sicurezza nazionale. La decisione è sorprendente sia perché è stata presa in una fase conclusiva dell’acquisizione, quando Meta aveva già integrato Manus in alcuni suoi prodotti, sia perché riguarda due società non cinesi: Meta è una grande società tecnologica statunitense che possiede tra le altre cose Facebook e Instagram, mentre Manus è stata fondata in Cina, ma si è poi trasferita a Singapore.

La Cina ritiene di poter bloccare l’acquisizione poiché Beijing Butterfly Effect Technology, l’azienda che ha creato Manus, è cinese: tuttavia non è stato spiegato il motivo del blocco, e non è chiaro cosa potrebbe fare la Cina se Meta non obbedisse. Questo intervento mostra la volontà del governo cinese di proteggere il proprio settore tecnologico ed evitare che importanti società passino sotto il controllo di società occidentali.

Manus permette di creare e gestire software basati sull’intelligenza artificiale, capaci di eseguire in modo autonomo compiti complessi. L’acquisizione da parte di Meta era cominciata a dicembre. Alcuni investimenti stranieri in Cina sono soggetti a revisione, e quindi a un possibile veto da parte delle autorità. A gennaio la Commissione cinese per lo sviluppo nazionale e le riforme, che si occupa di vigilare sugli investimenti stranieri in Cina, aveva avviato un’indagine per controllare che non fossero state violate le norme. Meta sostiene che l’acquisizione abbia rispettato tutte le leggi in vigore.

Secondo il governo cinese Meta dovrebbe trovare un altro acquirente o restituire l’azienda ai precedenti proprietari. Alcune fonti sentite dal quotidiano britannico Financial Times hanno detto che mettere in pratica la richiesta della Cina in questa fase è molto complesso, e che sarebbe da considerarsi più che altro come un avvertimento per simili acquisizioni in futuro. Tra pochi giorni il presidente statunitense Donald Trump e quello cinese Xi Jinping dovrebbero incontrarsi per discutere dei dazi commerciali che i due paesi si sono imposti reciprocamente.