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  • Martedì 21 luglio 2026

15 cose che ricorderemo di questi Mondiali di calcio

Ingerenze politiche, coreografie virali, rimonte pazzesche e diverse grandi storie

Erling Haaland e la Norvegia festeggiano dopo aver eliminato il Brasile agli ottavi di finale dei Mondiali del 2026 (AP Photo/Frank Franklin II)
Erling Haaland e la Norvegia festeggiano dopo aver eliminato il Brasile agli ottavi di finale dei Mondiali del 2026 (AP Photo/Frank Franklin II)
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Nei 39 giorni passati tra la partita inaugurale e la finale dei Mondiali maschili di calcio ci sono stati 308 gol distribuiti in 104 partite, in cui poco più di 1000 giocatori hanno giocato almeno un minuto. Nei sedici stadi ospitanti si sono viste tante cose che ci ricorderemo, ma anche all’esterno sono successe cose a loro modo memorabili, non tutte perché belle. Queste quindici sono tra quelle che, per una ragione o per l’altra, potrebbero tornarci in mente quando ripenseremo al Mondiale di Canada, Messico e Stati Uniti, vinto dalla Spagna.

Mbappé contro Messi a chi fa più gol
Per tutto il Mondiale i due attaccanti e capitani delle finaliste della passata edizione, Francia e Argentina, si sono sorpassati e contro-sorpassati al primo posto della classifica dei calciatori con più gol ai Mondiali. Sia in questa particolare edizione, sia nella storia del torneo.

Alla fine ha vinto il francese Kylian Mbappé, che è arrivato a 10 gol in questo Mondiale grazie alla doppietta nella finale per il terzo posto. In 22 partite ai Mondiali Mbappé ha fatto 22 gol, uno a partita e più di qualunque altro calciatore nella storia. A 27 anni, è plausibile che giochi ancora un paio di edizioni del torneo.

La Francia è arrivata quarta: un risultato buono o ottimo per tante nazionali, non per loro. Visti i tanti talenti offensivi e le diverse partite dominate, la Francia a un certo punto era la favorita per vincere il torneo: la Spagna però è stata costruita per vincere e dominare il pallone proprio in questo tipo di partite.

Kylian Mbappé della Francia e Lionel Messi dell’Argentina durante la finale dei Mondiali del 2022, in Qatar (AP Photo/Manu Fernandez)

Come nel 2022, invece, l’argentino Lionel Messi è arrivato a giocare la finale. Lo ha fatto da miglior giocatore di una squadra che affidava a lui gran parte delle responsabilità creative. Continuando a giocare a modo suo, Messi è stato fenomenale anche a 39 anni. Ha perso forse i Mondiali in cui ha giocato meglio, con 8 gol e 4 assist, diversi dei quali decisivi. In totale, è arrivato a 21 gol in carriera ai Mondiali, una statistica che realisticamente non cambierà più. In finale però non ha combinato granché.

– Leggi anche: Dieci anni fa Messi aveva deciso che basta

Ma che caldo, ma che caldo fa
C’è stato parecchio caldo, peraltro piuttosto atteso. Si sono visti asciugamani pieni di ghiaccio, i giocatori hanno bevuto molta acqua, Daniele “Lele” Adani al commento per la Rai è riuscito a far diventare più o meno popolare il verbo “idratarsi”.

La FIFA, l’associazione internazionale che organizza i Mondiali, aveva annunciato l’introduzione degli hydration break (3 minuti di pausa per ognuno dei due tempi di gioco) per permettere ai giocatori di bere e riposarsi, ma è stata vista più come una scelta commerciale per infilare qualche minuto di pubblicità durante le partite. I tifosi presenti negli stadi spesso hanno fischiato gli hydration break, che hanno reso il calcio uno sport in quattro tempi.

L’assurdo finale di Portogallo-Croazia e l’ultimo «siuuu!»
Prima dei sedicesimi di finale tra Portogallo e Croazia, Cristiano Ronaldo non aveva mai segnato un gol nella fase a eliminazione diretta dei Mondiali. C’è riuscito in questa partita, su rigore e con l’unico tocco di palla nell’area di rigore avversaria. Ovviamente ha esultato urlando «siuuu!». La partita è stata vinta dal Portogallo con un gol al 94° minuto di Gonçalo Ramos, ci sono stati 19 minuti di recupero e si è parlato molto di un tocco praticamente impercettibile.

La solidità della Spagna
Pur fedele allo stile di gioco della Spagna che vinse i Mondiali nel 2010, fatto di dominio del gioco e del pallone e di organizzazione negli spazi, la Spagna campione del mondo del 2026 è anche molto diversa dalle sue precedenti versioni. Era molto più offensiva e sbilanciata nel 2024, quando vinse gli Europei con gli esterni d’attacco Lamine Yamal e Nico Williams in gran forma, per esempio. La Spagna di questi Mondiali andava dritta al punto: grande equilibrio, un solo gol subìto in 8 partite, tutti i giocatori molto partecipi al gioco e tanti movimenti senza palla.

«Trottolino»
È il soprannome che la Gazzetta dello Sport ha dato a Gianni Infantino, il 56enne svizzero presidente della FIFA che ha visto dal vivo moltissime partite di questi Mondiali. Per farlo ha girato molto (erano Mondiali molto sparsi) e ha inquinato parecchio col suo aereo privato.

“Wonderwall”, la vogata vichinga, gli scozzesi e le anatre
Anche stavolta alcuni tifosi si sono fatti notare più di altri. Gli scozzesi, che hanno quasi finito la birra di Boston, messo pali stradali in testa alle statue e sfilato insieme a un’anatra. I norvegesi, con la loro “vogata vichinga”. Gli inglesi, che dopo ogni vittoria hanno festeggiato insieme ai giocatori cantando “Wonderwall” degli Oasis. E Lumbuba Vea, il tifoso congolese che rimaneva immobile durante partite intere imitando un importante simbolo dell’anticolonialismo africano.

Le grandi che non sono più grandi
È stata la prima edizione dei Mondiali senza almeno una tra Germania, Brasile e Italia tra le prime otto. La Germania è stata eliminata dal Paraguay ai calci di rigore ai sedicesimi di finale (probabilmente la più grande sorpresa del torneo), il Brasile è uscito agli ottavi contro la Norvegia e l’Italia non si è nemmeno qualificata. In tutto queste tre nazionali hanno vinto 13 dei 23 Mondiali maschili di calcio disputati.

– Leggi anche: Nel calcio la Germania è quasi come l’Italia

Tante rimonte notevoli
Fino alla penultima partita, la finale per il terzo posto, è stato un torneo con tante rimonte: riuscite o mancate di pochissimo. Ne ha fatte diverse l’Argentina, tra cui quella piuttosto incredibile contro l’Egitto (da 0-2 a 3-2 nel quarto d’ora finale), e la Francia c’è andata vicina contro l’Inghilterra nella finalina: da 0-4 a mancare di poco il gol del 4-4 (alla fine ha perso 4-6).

Altre due rimonte notevoli sono state ai sedicesimi di finale: con due gol l’Inghilterra ha battuto una ben organizzata e sorprendente Repubblica Democratica del Congo, mentre il Belgio ha segnato all’86° e all’89° minuto per far andare la partita contro il Senegal ai supplementari, vincendo poi per 3-2.

Un altro bel Mondiale del Marocco e di tante altre squadre africane
Il Marocco non è riuscito ad arrivare in semifinale come quattro anni fa, ma ha confermato di essere una delle nazionali più forti al mondo. Dopo un ottimo debutto contro il Brasile, è stata l’unica squadra africana ad arrivare ai quarti di finale, prima di essere eliminata da una Francia nettamente superiore.

Azzedine Ounahi del Marocco esulta dopo aver fatto gol al Canada (AP Photo/Eric Smith)

Ma anche le altre nazionali africane hanno fatto vedere grandi cose: erano dieci al Mondiale e ben nove sono riuscite a superare il girone. Quasi tutte sono state eliminate tra i sedicesimi e gli ottavi, ma solo dopo partite combattute fino all’ultimo, in cui hanno fatto sudare parecchio avversarie ben più quotate. Come si suol dire, le strade non dimenticheranno l’Egitto, la Repubblica Democratica del Congo e il Senegal.

Il pasticciaccio della FIFA con Folarin Balogun
L’attaccante più in forma di uno dei paesi ospitanti, Folarin Balogun degli Stati Uniti, è stato espulso durante la partita dei sedicesimi di finale contro la Bosnia Erzegovina. Balogun, dunque, avrebbe dovuto saltare la partita successiva contro il Belgio, ma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha telefonato al suo amico Infantino e la squalifica di Balogun è stata sospesa.

Nei giorni prima della partita contro il Belgio se n’è parlato molto e Balogun ha detto che tutto questo trambusto non ha aiutato gli Stati Uniti: il Belgio ha vinto 4-1.

La grande storia di Capo Verde e del suo portiere Vozinha
Josimar José Évora Dias detto Vozinha è stato una delle storie di questo Mondiale. “Vozinha” significa vecchietta, ha parato parecchi tiri di Argentina e Spagna e nei 90 minuti la debuttante nazionale di Capo Verde non ha perso contro né l’una né l’altra. Ha 29,4 milioni di follower su Instagram, circa 29,35 in più di quando i Mondiali cominciarono. Le grandi prestazioni di Capo Verde ai Mondiali, comunque, non sono arrivate per caso.

Tutto quello che ha passato la nazionale iraniana
Mondiali complicati, perché ha dovuto giocare tutte e tre le partite del girone G negli Stati Uniti, paese col quale è in guerra. Parte dello staff iraniano non ha ricevuto i visti per entrare negli Stati Uniti, la squadra ha alloggiato a Tijuana, in Messico, e per le tre partite ha dovuto viaggiare verso Los Angeles (due volte) e Seattle, circa 2.000 chilometri più a nord. L’allenatore dell’Iran Amir Ghalenoei ha detto: «La nostra squadra è la più oppressa di tutti i Mondiali».

– Leggi anche: Lionel Messi in Missouri, Lamine Yamal a Chattanooga

I primi grandi Mondiali di Erling Haaland
Il biondissimo attaccante norvegese si è fatto notare parecchio durante i primi Mondiali della sua carriera, e i primi della Norvegia dal 1998. Ha segnato 7 gol in 5 partite, compresa la doppietta che ha eliminato il Brasile e portato la sua nazionale ai quarti di finale per la prima volta.

Ma in questo torneo Haaland è diventato ancora più popolare soprattutto per il suo carattere buffo, spontaneo e sincero, molto diverso dall’immagine da vichingo che dà. Su di lui sono stati fatti tanti meme, anche se i più divertenti dei Mondiali restano quelli sul brasiliano Endrick e sul suo allenatore Carlo Ancelotti.

L’intervista di Harry Kane dopo il Messico, senza voce
L’intervista di Harry Kane dopo gli ottavi contro il Messico è stata una delle più divertenti dei Mondiali. L’attaccante inglese si è trovato a parlare alla BBC senza voce, dopo una faticosissima partita all’Azteca di Città del Messico contro lo stesso Messico, che in quello stadio aveva perso solo 2 partite su 89.

Dopo aver chiuso il primo tempo 2-1 grazie a un’agile doppietta del suo centrocampista Jude Bellingham, l’Inghilterra si era trovata a giocare un secondo tempo caotico, a dir poco. Prima il suo difensore Jarell Quansah era stato espulso, poi Kane aveva fatto il 3-1 su rigore, poi il Messico aveva fatto il 3-2 su rigore e iniziato ad attaccare costantemente l’Inghilterra – che però si è difesa bene, molto bene, e infine ha vinto.

Il primo halftime show dei Mondiali
È una delle tante cose molto americane introdotte in questo Mondiale. È una sorta di concerto musicale, che negli Stati Uniti va parecchio: il più famoso è quello del Super Bowl, la finale della NFL, il principale campionato nordamericano di football. È stato il motivo per cui l’intervallo della finale dei Mondiali è durato 27 minuti, quando di solito è di 15.

Il concerto-esibizione è stato curato da Chris Martin, il cantante dei Coldplay, e hanno cantato tra gli altri Madonna, Shakira, i BTS, Justin Bieber e i personaggi di Sesame Street e dei Muppet. Con Madonna sono comparsi anche i fortissimi ex calciatori brasiliani Ronaldo e Ronaldinho. È sembrato praticamente a chiunque una gran pacchianata, espressione di un gusto vecchio e patinato, e ha ricevuto moltissime critiche.