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  • Mercoledì 24 giugno 2026

Il tifoso più immobile dei Mondiali

Michel Kuka Mboladinga immobile sugli spalti durante la partita tra Colombia e Repubblica Democratica del Congo a Guadalajara, Messico, 23 giugno 2026 (Doug Zimmerman/ISI Photos/ISI Photos via Getty Images)
Michel Kuka Mboladinga immobile sugli spalti durante la partita tra Colombia e Repubblica Democratica del Congo a Guadalajara, Messico, 23 giugno 2026 (Doug Zimmerman/ISI Photos/ISI Photos via Getty Images)

Uno dei soggetti più fotografati durante la partita dei Mondiali di calcio tra Colombia e Repubblica Democratica del Congo di martedì in Messico è stato un tifoso congolese che si è fatto notare sugli spalti per la posizione eretta e composta, molto spesso con il braccio destro alzato. Lui si chiama Michel Kuka Mboladinga ed è una specie di celebrità tra i tifosi del suo paese, dove viene soprannominato “Lumumba Vea”, cioè “Lumumba vive”, o “nipote di Lumumba”: la posizione che mantiene durante le partite della sua nazionale imita infatti la statua che c’è nella capitale Kinshasa di Patrice Lumumba, il primo capo di governo congolese dopo l’indipendenza dal Belgio e una delle figure più importanti del movimento anticoloniale africano.

Michel Kuka Mboladinga che imita la statua di Lumumba durante Colombia-Repubblica Democratica del Congo (AP Photo/Fernando Llano)

Mboladinga ha 49 anni, è un ex panettiere e cominciò a farsi notare tra il pubblico durante l’ultima Coppa d’Africa, vinta dal Senegal ma poi assegnata al Marocco per il grande caos negli ultimi minuti della finale. In un’intervista al Wall Street Journal ha raccontato che durante le partite resta immobile perché crede che trasmetta «resistenza emotiva» alla squadra. «Proprio come Lumumba ha sacrificato la sua vita per il nostro paese», continua, «anche la mia è un piccolo prezzo da pagare per quanto profondamente tengo a questa squadra». Per riuscirci ha detto che si allena ogni giorno, rimanendo in posa per 30 o 40 minuti.

Quando la Repubblica Democratica del Congo fu eliminata agli ottavi della Coppa d’Africa dall’Algeria, a inizio gennaio, Mboladinga si mise a piangere tra gli altri tifosi, diventando un po’ un simbolo nazionale, tanto che il presidente congolese Félix Tshisekedi gli regalò una macchina di lusso. Adesso fa l’animatore in una squadra di calcio locale, la AS Vita, e grazie alla sua fama ha firmato alcuni accordi pubblicitari, per esempio con la compagnia telefonica Orange. Spesso alla fine delle partite i tifosi lo accerchiano per proteggerlo da quelli che si vogliono avvicinare per fargli dei video o chiedergli dei selfie.

Per poter avere Mboladinga ai Mondiali la nazionale e la federazione calcistica congolese hanno dovuto convincere il presidente a inserirlo nella delegazione ufficiale. Gli Stati Uniti infatti hanno vietato l’ingresso nel paese ai tifosi e ai giornalisti congolesi per via dell’epidemia di ebola in corso nel paese. Véron Mosengo-Omba, il presidente della federazione, ha detto che tutti lo amano molto, e che «è un simbolo nazionale di resilienza e orgoglio».

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