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  • Lunedì 6 luglio 2026

Le critiche alla FIFA per l’annullamento della squalifica di Balogun ai Mondiali

È stato contestato da tanti perché è molto insolito, e perché di mezzo c'è stato l'intervento di Trump

Il fallo contro Tarik Muharemovic (a destra) che ha comportato l'espulsione di Folarin Balogun, il primo luglio 2026 (AP Photo/Martin Meissner)
Il fallo contro Tarik Muharemovic (a destra) che ha comportato l'espulsione di Folarin Balogun, il primo luglio 2026 (AP Photo/Martin Meissner)

Domenica la FIFA, la federazione internazionale del calcio, che organizza anche i Mondiali, ha annunciato di aver annullato la squalifica di una giornata inflitta all’attaccante della nazionale degli Stati Uniti Folarin Balogun. La sospensione della squalifica, che in questo caso era dovuta a un’espulsione discutibile durante una partita contro la Bosnia Erzegovina, ha pochi precedenti e ha attirato diverse critiche. A lamentarsi della decisione è stata in primo luogo la nazionale del Belgio, la squadra che nella notte tra lunedì e martedì giocherà contro gli Stati Uniti gli ottavi di finale, la partita che Balogun avrebbe dovuto saltare.

Durante i 16esimi di finale di giovedì scorso contro la Bosnia Erzegovina Balogun aveva pestato la caviglia del difensore bosniaco Tarik Muharemovic: era stato ampiamente giudicato come un fallo involontario e non cattivo, tuttavia era stato punito con un cartellino rosso e con una giornata di squalifica. L’amministrazione statunitense del presidente Donald Trump si era mossa immediatamente per cambiare la decisione, che considerava ingiusta.

La Casa Bianca ha confermato che Trump ha parlato del cartellino rosso con il presidente della FIFA Gianni Infantino. Non è chiaro se l’intervento del presidente sia stato decisivo. Secondo diverse persone informate sui fatti citate da giornali e agenzie di stampa internazionali Infantino gli avrebbe solo detto che avrebbe esaminato la questione senza promettere di annullare la squalifica. La vicenda è stata comunque considerata un intervento inappropriato della politica nel calcio. Gli Stati Uniti sono uno dei tre paesi ospitanti di questi Mondiali e Infantino nei mesi scorsi era stato criticato perché sembrava pronto a fare di tutto per compiacere Trump, di cui è un grande sostenitore.

La federazione calcistica del Belgio ha detto di essere «esterrefatta» dalla decisione e che sta valutando tutte le sue opzioni per contrastare l’annullamento della squalifica, anche per salvaguardare quelli che ha definito «i principi fondamentali di fair play» nel calcio. Secondo il giornale statunitense The Athletic al Belgio sarà permesso di fare ricorso contro la decisione. Anche la UEFA, la federazione calcistica europea, ha emesso un comunicato molto duro contro la FIFA: dice che l’annullamento ha superato una «linea rossa» e che mette in dubbio la credibilità della competizione. La UEFA è soggetta ai regolamenti della FIFA ma è spesso in contrasto con le sue decisioni.

Fra gli altri l’allenatore della Norvegia Stale Solbakken ha criticato la decisione, definendola un grosso errore da parte della FIFA, e il neoeletto presidente della FIGC, la federazione italiana di calcio, Giovanni Malagò ne ha parlato come di un «precedente pericolosissimo». Ne ha parlato anche l’ex presidente della FIFA Joseph Blatter, che ha criticato l’influenza della politica sul calcio e ha detto: «Se un presidente degli Stati Uniti interviene presso il presidente della FIFA e un giocatore viene improvvisamente prosciolto prima di una partita a eliminazione diretta del Mondiale, la domanda è inevitabile: Quo vadis, FIFA?». Anche sui social ci sono stati molti commenti negativi.

Al posto della squalifica l’attaccante affronterà un periodo di prova di un anno, e dovrà saltare una partita se durante questo tempo commetterà un’altra infrazione di entità e gravità simile. La FIFA ha detto che la decisione si basa sull’articolo 27 del suo codice disciplinare, che lascia ampia discrezione per annullare o sospendere le misure disciplinari ma viene usato molto raramente.

È la prima volta dal 1962 che l’articolo viene usato per annullare una squalifica per un fallo commesso durante i Mondiali. Il caso precedente riguardava il brasiliano Garrincha, che poté giocare nella finale contro la Cecoslovacchia (poi vinta dal Brasile) nonostante un fallo commesso durante la semifinale contro il Cile. In quel caso intervenne il governo brasiliano, ma ai tempi la squalifica non era automatica in caso di espulsione, ma decisa caso per caso.

L’articolo 27 era stato usato quest’anno anche per permettere a Cristiano Ronaldo, attaccante del Portogallo fra i calciatori più famosi al mondo, di giocare le prime partite della fase a gironi nonostante fosse stato squalificato per tre partite a causa di un fallo commesso durante una partita di qualificazione per il torneo.

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