Cosa ricorderemo di queste Olimpiadi
Vittorie sorprendenti e non-vittorie altrettanto sorprendenti, medaglie accumulate e storiche prime volte, droni e tiramisù, ma anche altro

Un evento internazionale e multisportivo come le Olimpiadi invernali contiene storie di ogni tipo, non solo di sport. A maggior ragione, dal nostro punto di vista, se quell’evento è in Italia. Come potreste aver notato, sul Post abbiamo seguito le Olimpiadi di Milano Cortina con una certa attenzione. Non è mai semplice fare, a caldo, un elenco di cose che resteranno nella memoria di molti o nella storia olimpica e dello sport. Ci abbiamo comunque provato, con venti momenti, eventi o “cose che sono successe” che probabilmente ricorderemo più di altre. Non sono solo storie di atleti e atlete, non sono solo storie di vittorie e trionfi; e non sono solo storie di sport. Ma ci sono anche, anzi principalmente, quelle.
La disastrosa telecronaca di Paolo Petrecca
È stata una sorta di sottotrama delle Olimpiadi. È iniziata con Paolo Petrecca ancora direttore di Rai Sport e con le molte critiche per la sua telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi tra gaffe, commenti inappropriati, errori evidenti (e probabilmente conseguenti a una poca preparazione), la vistosa omissione di ogni riferimento al cantante Ghali. Petrecca aveva deciso di sostituirsi ad Auro Bulbarelli, vicedirettore e commentatore designato, dopo che quest’ultimo aveva anticipato la presenza di Sergio Mattarella in un momento della cerimonia di apertura.
Alla fine, dopo forti e chiare proteste dei giornalisti della Rai, Petrecca ha prima rinunciato a condurre la cerimonia di chiusura e poi ha annunciato le sue dimissioni: se ne è parlato molto in Italia, ma se ne sono accorti anche all’estero. La cerimonia di chiusura l’ha infine condotta Bulbarelli, senza gaffe e con generali apprezzamenti.
La brutta caduta, e la lunga degenza, di Lindsey Vonn
Per storia e fama, Lindsey Vonn era tra le atlete più attese a Milano Cortina. Ci era arrivata a 41, dopo essere tornata a gareggiare – e vincere – in seguito a cinque anni lontano dallo sport agonistico; con una protesi di titanio nel ginocchio destro e il legamento crociato anteriore di quello sinistro rotto poco prima delle Olimpiadi.
La sua discesa libera è durata poco più di dieci secondi, perché prima di un salto è rimasta impigliata con il bastoncino destro in una porta. Ha fatto un brutto volo e una brutta caduta; poi per lei ci sono stati l’elisoccorso e diversi giorni di ospedale in Italia. «L’unico fallimento nella vita è non provare», ha detto, mentre era in ospedale, due giorni dopo la caduta. Ora è negli Stati Uniti, ma ancora in ospedale, dove sono tuttora al lavoro con viti e placche per aiutarla a recuperare dalla sua frattura multipla alla tibia sinistra.

Lindsey Vonn l’8 febbraio a Cortina (AP Photo/Jacquelyn Martin)
Le due sorprendenti vittorie di Federica Brignone
La storia di Vonn – il cui infortunio nulla c’entra con la sua caduta – ha fatto discutere dell’opportunità di voler gareggiare a tutti i costi, nonostante tutto. È in parte quello che ha fatto Federica Brignone, tornata alle gare poco prima delle Olimpiadi, dieci mesi dopo un grave infortunio. Secondo molti parametri, non solo numerici, Brignone è la miglior sciatrice italiana di sempre. Le mancava solo un oro alle Olimpiadi, e ne ha vinti due, in quella che è stata un’impresa straordinaria.
Parlando del suo infortunio, e dei problemi che le ha causato e potrebbe causarle in futuro, dopo i due ori Brignone ha detto: «Scambierei le mie due medaglie olimpiche per tornare indietro e non subire questo infortunio». È in gran parte una storia simile a quella di Vonn, altrettanto estrema per la volontà di gareggiare e provare a vincere; è solo finita in un modo diverso.
Le Olimpiadi come non le avevamo mai viste (e sentite)
I droni nello sport ci sono da un po’, ma queste sono state le prime Olimpiadi in cui hanno davvero cambiato il modo in cui guardiamo lo sport in televisione. I droni cosiddetti FPV (first person view), pilotati con precisione e rapidità eccezionali anche grazie ai visori, hanno consentito agli spettatori di seguire bob e slittini lungo la pista, di vedere da vicinissimo le evoluzioni dei freestyler, di rendersi conto della velocità di sciatori e sciatrici. Sono stati piuttosto onnipresenti anche con il loro rumore, quel VVVVVH che alcuni hanno ritenuto fastidioso, ma nel complesso ci sono state poche lamentele da parte di atlete e atleti.

La sciatrice freestyle Fanyu Kong e un drone, il 18 febbraio a Livigno (Hector Vivas/Getty Images)
La sorprendente non-vittoria di Ilia Malinin
A 21 anni lo statunitense Ilia Malinin era arrivato alle Olimpiadi tra grandi aspettative. Nel pattinaggio di figura è l’unico a fare un salto impossibile per chiunque altro. A Milano ha vinto un oro di squadra ed era il grande favorito per quello individuale. Ci si chiedeva di quanto avrebbe vinto, dando quasi per certo che l’avrebbe fatto.
Malinin ha iniziato nella gara a squadre con un’esibizione buona (secondo lui «al 50 per cento» delle sue possibilità), ha proseguito con una eccezionale nel programma corto e ha concluso con una sportivamente drammatica in quello lungo. Nell’esibizione decisiva, in cui era il grande favorito per la medaglia d’oro, Malinin ha sbagliato molto ed è caduto più volte. È arrivato ottavo e dopo l’esibizione ha detto di aver faticato a gestire la pressione mediatica: «Prima di mettermi nella posizione di inizio sono stato colto da moltissimi pensieri e ricordi, penso di essere stato sopraffatto».
Il primo oro invernale del Brasile
Lucas Pinheiro Braathen è nato in Norvegia e con la nazionale norvegese gareggiò e vinse fino a qualche anno fa. Poi decise di ritirarsi e, dopo una stagione senza gare, tornare allo sci da atleta del Brasile, il paese della madre, in cui aveva vissuto per buona parte dei suoi primi anni. Pinheiro Braathen è un grande sciatore, ma anche una persona interessante: nello slalom gigante ha vinto il primo oro di sempre del Brasile, oltre che il primo di sempre per un paese sudamericano. Dopo l’oro ha accennato dei passi di samba, ha ricevuto una telefonata da Alberto Tomba e poi, due giorni dopo, nello slalom speciale ha inforcato (ha messo uno sci oltre il paletto).
Il casco ucraino troppo politico per il CIO
Come spesso nello sport, e come sempre nelle Olimpiadi, anche a Milano Cortina ci sono state storie che hanno riguardato quel che succede nel mondo, non solo nel mondo dello sport. Si è parlato molto, per esempio, del casco dell’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych, uno dei favoriti della gara di skeleton.
Il casco ricordava 21 atlete e atleti ucraini uccisi dalla Russia ma il CIO, il Comitato olimpico internazionale, gli ha impedito di usarlo in quanto esempio di «manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale» e quindi contrario alle regole delle Olimpiadi. La vicenda è finita con Heraskevych – secondo il quale il casco rappresentava un ricordo e un tributo – che si è rifiutato di cambiare casco e con il CIO che lo ha squalificato prima della sua gara.

Vladyslav Heraskevych il 10 febbraio a Cortina (Richard Heathcote/Getty Images)
La disperazione di Atle Lie McGrath
Il norvegese Atle Lie McGrath è tra i migliori slalomisti al mondo ed era di conseguenza tra i favoriti per la vittoria nello slalom speciale, che si disputa su due manche e in cui il tempo è la somma di quelli ottenuti nelle due manche. Dopo la prima manche McGrath era primo con oltre mezzo secondo di vantaggio sul secondo. Nella seconda è partito male e dopo 15 secondi ha inforcato: ha perso così la possibilità di vincere l’oro, ma anche di prendersi una medaglia.
McGrath ha avuto una reazione con cui è difficile non empatizzare. Si è prima innervosito, poi ha cercato un posto vicino alla pista in cui poter restare solo: cosa difficile quando sei un atleta che si stava giocando un oro olimpico. Ha passato diversi minuti sdraiato nella neve e poi ha detto: «È difficile trovare le parole, non avrei potuto sognare un inizio migliore, e poi ho rovinato tutto. Fa male».

Atle Lie McGrath il 16 febbraio a Bormio (Dustin Satloff/Getty Images)
I “doppi tocchi” del Canada nel curling
In uno sport noto per il rispetto dello spirito olimpico come il curling si è fatta notare la polemica attorno alla squadra femminile e soprattutto a quella maschile del Canada. Entrambe sono state accusate dai loro avversari di aver barato per avere, in un paio di occasioni, toccato la stone con le dita un’altra volta dopo averla rilasciata. Nella partita maschile tra Canada e Svezia è nata una discussione piuttosto accesa nei toni, inusuale per il curling, dove i giocatori in genere quasi si arbitrano da soli. Reuters ha parlato addirittura di un’imminente «crisi d’identità» per il curling, che deve bilanciarsi tra il fairplay e l’aumento della competizione. Alla fine il Canada ha vinto la medaglia d’oro nel torneo maschile, e di bronzo in quello femminile.
Le medaglie, e le conferenze stampa, di Eileen Gu
Eileen Gu è la più forte e vincente sciatrice freestyle al mondo, una delle pochissime a gareggiare (e vincere) in tre specialità diverse come big air, halfpipe e slopestlye. È anche una delle atlete più famose e ricche al mondo, apprezzata tanto negli Stati Uniti, il paese in cui vive, quanto in Cina, il paese per cui gareggia. Arrivava a queste Olimpiadi con grandi aspettative, e non le ha deluse: in tre gare, ha preso due argenti e un oro, e anche fuori dalle piste si è fatta notare per le sue risposte quasi mai banali.

Eileen Gu con le tre medaglie vinte in questi Giochi (Cameron Spencer/Getty Images)
Le finali dell’hockey fino ai tempi supplementari
Le partite di hockey su ghiaccio che finiscono in pareggio dopo i tre tempi regolamentari hanno un modo tanto spettacolare quanto brutale di concludersi. Si va ai tempi supplementari e la prima squadra che segna vince, facendo finire la partita: in inglese si chiama sudden death, morte istantanea, e rende bene l’idea. Entrambe le finali, femminile e maschile, dei tornei olimpici si sono concluse ai supplementari, e sempre con lo stesso risultato: 2 a 1 per gli Stati Uniti contro il Canada.
È storica soprattutto la vittoria della nazionale maschile, che non vinceva le Olimpiadi dal 1980: nelle ultime due finali olimpiche contro il Canada, giocate nel 2002 e nel 2010, aveva sempre perso. Per il Canada, che alle Olimpiadi ha vinto nove ori maschili nell’hockey, era una partita carica di significato anche per via del momento storico nei rapporti con gli Stati Uniti. Il gol della vittoria segnato da Jack Hughes è stato una grossa beffa, considerando che peraltro nel secondo e nel terzo tempo il Canada era andato diverse volte vicino al gol del vantaggio.
Mikaela Shiffrin, 12 anni dopo
A trent’anni, la statunitense Mikaela Shiffrin ha vinto più di cento gare in Coppa del Mondo, più di ogni altro o altra atleta nella storia dello sci alpino. La maggior parte in slalom speciale, che come mostrato dalla vicenda di McGrath è una specialità strana e spesso imprevedibile. È parte del motivo per cui, nonostante il suo lungo dominio in Coppa del Mondo, fino a poche settimane fa Shiffrin aveva due soli ori olimpici, ottenuti nel 2014 (a 18 anni, nello slalom speciale) e nel 2018 (nello slalom gigante). Nel 2022 era arrivata da netta favorita per vincere due ori, ma in entrambe le gare aveva sbagliato all’inizio della prime manche. Anche a Milano Cortina era partita male, ma è infine riuscita a vincere l’oro nello slalom speciale.
I sei ori di Johannes Klaebo, e le sue salite sugli sci di fondo
Il norvegese Johannes Klaebo ha vinto tutte e sei le gare di sci di fondo maschili, un risultato eccezionale che peraltro aveva ottenuto anche agli scorsi Mondiali: ora è l’atleta più vincente di sempre alle Olimpiadi invernali. Klaebo è eccezionale per potenza, estetica, efficacia ed economia di movimenti: unisce una naturalezza rara sugli sci di fondo ad anni di non comune dedizione allo sport.
Tra chi segue il fondo è noto il Klaebo-kliv, un termine norvegese per indicare il tipo di movimento che, di fatto, solo lui riesce a fare. È un modo di “correre” in salita che lo rende più efficace e veloce grazie a una altissima intensità di movimenti. Nella salita principale delle gare olimpiche di Tesero, ha sciato in salita, su pendenze in doppia cifra, a quasi venti chilometri orari, con un passo di circa tre minuti al chilometro, che la maggior parte delle persone faticherebbe a tenere di corsa, in pianura.
Il momento di Klaebo che più di tutti ricorderemo: l’ha fatto all’inizio delle Olimpiadi, dopodiché deve aver capito che poteva bastargli andare anche un po’ meno forte
Le 14 medaglie di Arianna Fontana
Arianna Fontana vinse per la prima volta una medaglia olimpica nello short track a Torino 2006. Nei successivi vent’anni ha sempre vinto almeno una medaglia in ciascuna Olimpiade: c’entra lo sport che fa, che assegna parecchie medaglie, ma soprattutto c’entrano il talento e la costanza fuori dal comune di Fontana. In queste Olimpiadi ha raggiunto la finale in tutte le gare a cui ha preso parte e, con un oro e due argenti, ha superato lo schermidore Edoardo Mangiarotti, diventando l’atleta italiana più vincente di sempre alle Olimpiadi.
Troppo caldo, troppa neve
Dalle Olimpiadi del 1956 a quelle del 2026 la temperatura media di Cortina è cresciuta di 3,6 gradi centigradi, mentre i giorni in cui si va sotto zero sono circa 40 in meno all’anno. Le Olimpiadi invernali (ma anche quelle estive) devono fare i conti con la crisi climatica e il riscaldamento delle temperature.
A Predazzo ci sono stati giorni in cui c’erano quasi 10 gradi, quindi quando c’era il sole alcuni fondisti sciavano in canottiera, e quando pioveva cadevano a causa della neve “papposa”. Fino a pochi giorni prima delle Olimpiadi di neve quasi non ce n’era, poi ha nevicato parecchio, rendendo il panorama un po’ più invernale. A volte perfino troppo, visto che a Livigno diverse gare sono state rinviate proprio a causa delle forti nevicate.

Volontari sistemano il trampolino del big air prima della finale femminile, rinviata per neve (AP Photo/Abbie Parr)
La Francia ha fatto centro, nel biathlon
La Francia ha vinto 23 medaglie, delle quali 8 d’oro. Ben 13 di queste, di cui 6 d’oro, sono arrivate dal biathlon, in un dominio netto e per certi versi inaspettato. Alcune le hanno vinte biatleti forti e attesi, come Lou Jeanmonnot e Quentin Fillon Maillet, in altri casi però ci sono stati veri e propri exploit. Molto, a sentire esperti e addetti ai lavori, si deve al lavoro degli skiman (chi prepara le attrezzature), che avrebbero «azzeccato i materiali», cioè messo gli atleti nelle condizioni di rendere al meglio su quella neve e in quel circuito. Si vince anche così.
La medaglia d’oro diversa di Alysa Liu, nel pattinaggio di figura
La pattinatrice statunitense Alysa Liu ha vent’anni, ma ne ha già viste parecchie. È stata un talento sin da quando era molto piccola, e da giovanissima cominciò a vincere gare importanti. A 16 anni però decise di ritirarsi dalle gare, stanca di una vita di solitudine e di rinunce. Due anni dopo tornò, ma alle sue condizioni, pattinando soprattutto per il piacere di farlo. E con grandi risultati: nell’ultimo anno ha vinto i Mondiali, il Grand Prix e ora la gara individuale alle Olimpiadi, con un’esibizione spettacolare.
Lo scialpinismo e lo scialpinismo olimpico
L’unico sport debuttante di queste Olimpiadi ha ricevuto un’accoglienza contrastante. Alcuni ne hanno apprezzato il formato rapido e televisivo, altri invece, soprattutto tra chi lo fa per hobby, lo hanno giudicato una versione molto edulcorata e diversa dal “vero” scialpinismo. E così mentre The Athletic raccontava di «bellissime gare, bellissimo posto e uno sport che ci sta bene [alle Olimpiadi]», il Corriere della Sera scriveva che la formula vista a Bormio assomiglia a Giochi senza Frontiere, definendola «la negazione di quello che dovrebbe essere il rapporto con la montagna e la neve di chi pratica questa specialità».
L’Arena Santa Giulia, che alla fine andava bene così
Prima delle Olimpiadi c’erano diverse preoccupazioni che l’Arena Santa Giulia di Milano, costruita per ospitare le partite di hockey, non fosse pronta in tempo, o non fosse adeguata per il ritorno – per la prima volta dal 2014 – di tutti i migliori giocatori dell’NHL, il più importante campionato al mondo. Alla fine invece ha ricevuto apprezzamenti dagli spettatori e dagli addetti ai lavori, che ne hanno lodato sia la struttura che la pista di ghiaccio. Non era comodissima da raggiungere, ma ha fatto più che il suo dovere. Peccato che ci faranno poche cose sportive, da adesso in poi.
Il dolce preferito dagli atleti
Le vicissitudini di atlete e atleti nei villaggi olimpici sono un’altra cosa che appassiona durante le Olimpiadi. Essendo in Italia, si è parlato molto di quello che si mangiava, e il protagonista indiscusso è stato il tiramisù. Molti atleti di diversi sport hanno raccontato di averne mangiati parecchi, e di averli molto apprezzati: per alcuni è stato addirittura meglio che vincere una medaglia.



