va tutto bene

Splendori e miserie dei libri dell’estate (e di chi li legge)

«Quando iniziano le vacanze ci convinciamo che in un periodo di venti giorni bisogna effettuare letture mirate, selezionate, efficaci, soddisfacenti, nostre, più che in ogni altro momento dell’anno. Dobbiamo godere, come se fosse facile farlo con i libri. Di più, dobbiamo rimediare: in quelle due-tre settimane contiamo generalmente di finire una buona volta "Guerra e pace", leggere i diari di Sylvia Plath, un paio di Bolaño, Marina Cvetaeva ritradotta da Serena Vitale, tre scrittrici irlandesi da tenere d’occhio, quattro gialli e il capolavoro inedito di un cugino. E va bene che d’estate il tempo si dilata, ma c’è un limite»

Splendori e miserie dei libri dell’estate (e di chi li legge)

Altri articoli su questo argomento

Mambrici, Calabria, A.D. 2024

«I mambricesi li chiamano apatici e ignoranti, se va bene, collusi e con mentalità mafiosa, se va male. Ma sono tutti in trappola, a negoziare dove stare ogni giorno. Tu che vorresti solo vivere bene, il tuo mantra, in mezzo a uno stato, una chiesa e una mafia che almeno in una cosa si assomigliano: quell’ambiguità, quell’ambivalenza, per cui tutti possono avere tante facce e per cui tutto si può negoziare, soprattutto l’onore. Con la differenza che la morale non segue sempre il diritto e soprattutto non segue sempre la stessa via. La morale qui si allinea con il vantaggio a breve termine, quello che ti fa vivere bene, in pace, almeno oggi, visto che domani dovrai capire di nuovo – come ogni giorno, tanto che ormai neppure te ne rendi più conto – da che parte stare»

Mambrici, Calabria, A.D. 2024

Il morbo di Shin

«Va bene, hai finito per passare ore a chiacchierare di cinema con questo omino panciuto dalla improbabile pettinatura, quando gli hai chiesto fondi per l’esplosione di un treno lui ti ha dato un vero treno da far saltare per aria, e quando gli hai chiesto più comparse lui ti ha messo a disposizione l’esercito, ma Cristo santo, ti ha strappato alla tua vita, alla tua famiglia, ai tuoi figli, hai passato tre anni e mezzo a gambe incrociate in una sua prigione… quale nostalgia, quali "sentimenti contrastanti" possono restare?»

Il morbo di Shin
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