Sulla superficie del Sole c’erano vortici che non riuscivamo a vedere
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Il più grande telescopio solare al mondo ha permesso di osservare dettagli della superficie del Sole mai visti prima, tra cui piccoli vortici di plasma (uno stato della materia in cui gli atomi sono separati in elettroni liberi e ioni con carica positiva).
Gli autori dello studio che descrive questi vortici, pubblicato mercoledì su Nature, ritengono che siano causati da un fenomeno che in fluidodinamica si chiama instabilità di Kelvin-Helmholtz. Quando due fluidi scorrono uno accanto all’altro a velocità diverse, l’interfaccia che li separa non rimane netta e liscia, ma tende a incresparsi. Quelle increspature crescono, e man mano che crescono si arricciano su loro stesse, fino ad avvolgersi in veri e propri vortici. Gli autori hanno ricreato la stessa instabilità in una simulazione al computer e hanno ottenuto vortici con caratteristiche molto simili a quelli osservati sul Sole grazie al Daniel K. Inouye Solar Telescope.

(NSF/NSO/AURA/MPS).
Questi vortici dovrebbero aiutare a capire meglio come il Sole accumula e rilascia energia magnetica. Potrebbero avere un ruolo nei fenomeni esplosivi come i brillamenti solari, che possono generare il cosiddetto “meteo spaziale”: quando le particelle e le radiazioni prodotte da questi eventi raggiungono la Terra, possono disturbare satelliti, sistemi GPS, comunicazioni e reti elettriche.
I vortici potrebbero anche contribuire a risolvere un altro rompicapo. Il campo magnetico del Sole cambia in cicli di circa 11 anni, un tempo brevissimo su scala cosmica. Il campo deve quindi accumularsi e dissolversi in fretta, e i modelli attuali faticano a spiegare come. Mescolando di continuo il plasma, l’instabilità di Kelvin-Helmholtz potrebbe essere una delle sorgenti di questa rapida dissipazione.


