Troppa memoria
Il direttore del Corriere della Sera affronta il problema della conservazione della storia e del Giorno della Memoria in tempi di troppe informazioni

Il direttore del Corriere della Sera affronta il problema della conservazione della storia e del Giorno della Memoria in tempi di troppe informazioni

Condivisione di contenuti, privacy, online reputation: una società in cui ogni atto è registrato e ricordato ci legherà per sempre alle nostre azioni passate?

«Nel mio caso per fortuna non c’erano statue da tirar giù come per Nerone o Caligola (o Saddam Hussein) e mi rifiuto di credere che ora mi chiamino, come si dovette per anni fare in Argentina, “tirano prófugo” o “dictador depuesto”. Eppure da qualche giorno mi chiedo cosa significhi per me essere oggetto di una minuscola forma di “damnatio memoriae”»

Il 17 agosto 1978, durante una lite, Vittorio Emanuele di Savoia sparò due colpi con un'arma da guerra colpendo il diciannovenne Dirk Hamer, che morì 111 giorni dopo

Al Salone del Libro sono stati presentati i libri candidati in questa terza edizione del premio creato dal Post e dalla Fondazione Peccioliper

Si chiama Sunday Post e uscirà ogni domenica con una cosa che vale la pena leggere

Elvira Notari girò centosessanta tra film, documentari e corti ambientati a Napoli, ma anche a causa della censura fascista quasi tutti sono perduti

Una mobilitazione senza precedenti ha impedito che si smettesse di parlarne, ma ancora oggi non c'è una verità giudiziaria

«I voti raccolti con la promessa (falsa già nei presupposti) di “abolire la Fornero” sono dunque, a conti fatti, voti estorti con l’inganno»

«Ben prima di una cultura, cercare di dare un senso agli eventi, di metterli in ordine, di distinguere le cose giuste da quelle ingiuste, è l’istintiva reazione di chi non vuole farsi travolgere dalla piena della Storia»

«Così una mattina di settembre ci siamo trovate ad attraversare un campo, schivando camion carichi di terra che sfrecciavano su un sentiero, per raggiungere l’edificio indicato»


«Il vero problema di fronte alla richiesta di firmare un appello, anche il più nobile e il più condivisibile, è che ci si trova di fronte alla scelta tra due errori»

«Dopo aver trascorso gli anni della pandemia a pregare che fosse il Covid a liberarla, Martina ha attraversato il confine che separa l’essere credente dal rivendicare il diritto di pretendere una morte dignitosa, maturando una consapevolezza esplosa grazie a una miccia (l’ha chiamata proprio così) che passa per la fede e ha una data precisa»

«Ho visto un paio di volte Jennifer Lopez, una sul tappeto rosso, una su Zoom. A Los Angeles era giorno pieno, io ero a una festa, a Palermo. Gli amici erano tutti gasati. Quella è stata la sera che mi ha fatto capire che i famosi sono tutti uguali o quasi»

«La pervasività e l’intrusività delle tecnologie digitali mi fa dubitare, ogni giorno di più, che siano facoltative: e già adesso, vederle comparire sul mio schermo senza che io abbia fatto nulla per convocarle, non mi piace»

«Si dice che nei momenti dell’addio non si piange chi non c’è più, ma la propria stessa morte. Il lutto si è trasformato in un happening, in un’occasione di socialità»


A poche persone va di parlarne, per ragioni psicologiche e cognitive, e questo ha effetti su ciò che resta nella memoria delle generazioni future
