Verso città meno asfaltate

Di depavimentazione o "depaving" si parla da tempo in Italia e ora Genova ha introdotto per prima anche incentivi per i privati

(Foto John Keeble/Getty Images)
(Foto John Keeble/Getty Images)
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All’inizio di aprile il consiglio comunale di Genova ha approvato una delibera che modifica il piano urbanistico comunale introducendo incentivi economici – per esempio la riduzione degli oneri di urbanizzazione – per i costruttori che realizzano anche interventi di depavimentazione. Con “depavimentazione” o “depaving”, in inglese, si intende la rimozione dell’asfalto dagli spazi cittadini – pubblici o privati – e la sostituzione con  aiuole, giardini o prati.

In Italia la depavimentazione è una pratica conosciuta, utilizzata e promossa da molte amministrazioni comunali per via dei suoi numerosi vantaggi, ma Genova è la prima città ad averla inserita nel proprio piano urbanistico e ad aver spinto i privati ad attuarla, creando norme apposite e incentivi. «Invece di costruire marciapiedi e parcheggi, i privati ricevono sgravi fiscali se scelgono di destinare i loro oneri di urbanizzazione a opere di depavimentazione. Chi lo fa, però, si impegna anche a occuparsi di quelle aree per i dieci anni successivi», spiega Francesca Coppola, assessora al Verde urbano di Genova, che ha promosso la delibera.

L’obiettivo principale della depavimentazione è ridurre l’effetto “isola di calore”, cioè quel microclima più caldo che si crea nelle aree cittadine rispetto alle zone circostanti delle periferie e delle campagne. Le strade, le piazze e i parcheggi asfaltati sono infatti superfici scure che assorbono più radiazione solare e rilasciano poi più calore, rispetto alla terra.

La terra inoltre è un materiale permeabile, ovvero è in grado di assorbire l’acqua, cosa che l’asfalto non fa. In questo modo facilita il processo di evapotraspirazione, cioè il passaggio dell’acqua dal terreno all’aria, come vapore, che contribuisce a rinfrescare e permette di far arrivare velocemente l’acqua alla falda, invece che convogliarla verso le fogne come succede con l’asfalto.

Tra i benefici della depavimentazione, quando l’asfalto viene sostituito con aiuole con piante locali, prati e alberi, c’è poi l’aumento della biodiversità, perché si crea un habitat più adatto per insetti e uccelli. Un maggiore contatto con la natura, infine, contribuisce al benessere psicologico delle persone che vivono in città.

Il depaving è nato a Portland, negli Stati Uniti. A studiarlo e a promuoverlo fu l’associazione Depave, fondata nel 2008 da un gruppo di volontari che seguiva il motto «rimuovere l’asfalto per lasciare respirare la terra». Inizialmente infatti consisteva esattamente in questo: rimuovere fisicamente i blocchi di cemento o di asfalto dalla strada. Le persone si trovavano con picconi e pale e si mettevano a scavare per creare aiuole e spazi verdi. Ancora adesso ci sono azioni spontanee di questo tipo, ma data la fama ottenuta dal movimento molti comuni nel mondo si sono organizzati per rendere il processo più strutturato.

Il 18 agosto del 2024 l’Unione Europea si è dotata di un regolamento per il ripristino della natura, che ha l’obiettivo di recuperare, dove possibile, le aree naturali anche attraverso la depavimentazione. Il regolamento entrerà in vigore il primo settembre del 2026 ma intanto «il comune di Genova si è dato l’obiettivo di individuare delle aree all’interno del territorio comunale che potrebbero essere depavimentate» non solo dal pubblico ma anche dai privati, dice Paolo Pileri, professore di Urbanistica del Politecnico di Milano, che ha lavorato alla delibera. «Questa cernita ci serve per individuare le aree dove intervenire, o dove chiedere ai privati di intervenire. Non tutte le parti di Genova però si prestano: nel centro storico, per esempio, sarà molto complicato», dice Coppola.

Pileri fa notare come «siamo abituati a pensare che delle aree dismesse non si butti via niente e che debbano essere trasformate per forza in spazio costruito, ma in realtà basta cambiare mentalità e pensare di togliere invece di aggiungere, sostituendole con parchi e prati».

– Leggi anche: Perché in città fa più caldo

In Europa e nel mondo di depaving si parla da anni, con interventi più o meno decisivi. Tra i paesi più virtuosi, secondo Pileri, ci sono il Belgio e i Paesi Bassi che – per quanto continuino a consumare suolo – hanno attuato dei sistemi di ripristino del verde attraverso la depavimentazione particolarmente efficaci. A Parigi il governo ha stanziato 500 milioni di euro per incrementare il verde urbano con strumenti tra cui il depaving.

La piazza davanti all’Hotel de Ville di Parigi, recentemente ristrutturata con nuove aree verdi (Mustafa Yalcin/Anadolu via Getty Images)

In Italia la parola “depavimentazione” è entrata nel vocabolario di consiglieri, assessori e sindaci da un po’. Un caso recente riguarda per esempio la zona di porta Metronia, a Roma, nell’ambito della costruzione delle nuove stazioni della Metro C.

A Milano il comune ha inserito la depavimentazione nel suo “Piano Aria Clima”, ovvero uno strumento di pianificazione per mitigare gli effetti del cambiamento climatico in città. L’amministrazione ha individuato una serie di aree dove intervenire: attualmente il comune sta lavorando su 27 cantieri che prevedono la depavimentazione di oltre 7mila metri quadrati di superficie, che si aggiungono ai 60mila metri quadrati depavimentati dal 2022 al 2024 tra progetti dell’assessorato al Verde, di rigenerazione urbana, mobilità o lavori pubblici. Il caso più recente, per quanto piccolo, è quello di piazza Mondadori, a sud del centro: una piazza con un incrocio al centro dove verranno depavimentati 600 metri quadrati di superficie asfaltata. Al posto dell’asfalto è previsto che vengano piantati alberi, e create aiuole e terreni drenanti.

Un anno fa invece il comune di Bologna aveva aggiornato il suo programma “Bologna Verde” aggiungendo una serie di interventi di depavimentazione nell’ambito di alcuni progetti di riqualificazione. In tutto è prevista la rimozione di asfalto e cemento da 100mila metri quadrati in città.

Il depaving può essere realizzato in molti modi diversi, dice Pileri, con interventi di scala piccola, media e grande. «Piccola come aiuole o incroci stradali, dove spesso l’asfalto è troppo; media come parcheggi e cortili delle scuole; grande come è successo a Monaco, dove un piccolo aeroporto in disuso è stato trasformato in area verde».