I manifesti della Seconda guerra mondiale trovati dietro le vetrine di un negozio a Roma 

Ce ne sono vari, rimasti nascosti per decenni: alcuni danno suggerimenti su come comportarsi durante i bombardamenti

Un'immagine di uno dei manifesti (dal profilo Instagram di Maria Isabella Safarik)
Un'immagine di uno dei manifesti (dal profilo Instagram di Maria Isabella Safarik)
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A Roma sono stati trovati dei manifesti della Seconda guerra mondiale rimasti nascosti per decenni dietro le teche esterne di un negozio di scarpe. Il negozio aveva avviato alcuni lavori di ristrutturazione, e una volta smontate le vetrine sono riemersi i manifesti. È successo al numero 292 di via Cola di Rienzo, la nota via commerciale del quartiere Prati, vicino al Vaticano. A riprendere e diffondere i manifesti sui social è stata Maria Isabella Safarik, appassionata di storia dell’arte che ha diffuso un appello per chiedere la loro conservazione e tutela.

I manifesti, che sono in discrete condizioni, contengono avvisi diffusi alla cittadinanza durante i bombardamenti in città, e altri di propaganda politica. Ci sono per esempio manifesti di avvertimento diffusi dalla prefettura e dal Comitato provinciale per la protezione antiaerea, un organo del ministero della Guerra che si occupava di proteggere i civili dai bombardamenti. Invitano la cittadinanza a spegnere tutte le luci di notte all’interno di case, negozi, uffici, cinema e anche ospedali, per evitare di essere identificati e colpiti dai bombardamenti.

Ci sono anche alcuni manifesti di propaganda dell’irredentismo maltese, movimento di italiani che chiedevano l’annessione dell’arcipelago di Malta – che apparteneva all’impero britannico – al Regno d’Italia. Si raccontavano come «assetati di libertà» e vittime di «ingiuste persecuzioni», e dell’obbligo di parlare una lingua, l’inglese, distante dalle proprie tradizioni e dalla propria cultura.

C’è anche un manifesto anti-francese che scherza in maniera razzista sul fatto che nell’esercito francese combattessero soldati neri, provenienti dalle colonie. Con ogni probabilità questi manifesti richiederanno un intervento della Soprintendenza, che vieta la rimozione di «affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni» storiche senza un’autorizzazione.