A Pozzuoli gli abusi edilizi bloccano la ricostruzione dopo il terremoto
Oltre la metà delle richieste di fondi per riparare le case nell'area dei Campi Flegrei è stata respinta per irregolarità di cui molti proprietari dicono di non essere a conoscenza

A Pozzuoli, nell’area dei Campi Flegrei, più di metà delle oltre 500 famiglie che avevano chiesto fondi pubblici per riparare le case danneggiate dal terremoto del marzo 2025 si è vista respingere la domanda. Nella maggior parte dei casi, i rifiuti sono stati motivati con piccoli abusi edilizi all’interno degli appartamenti – verande chiuse, pareti spostate, finestre aggiunte – che secondo i comitati cittadini risalgono spesso a decenni fa ed esistevano già al momento dell’acquisto, all’insaputa di chi oggi ci abita. Molte persone sono ancora sfollate, costrette a vivere da amici e parenti o a pagare un affitto.
Le persone che abitano qui, nella zona a nord ovest di Napoli che oltre a Pozzuoli include i comuni di Bacoli, Monte di Procida e Quarto, sono abituate ai terremoti. I Campi Flegrei infatti sono una vasta area vulcanica interessata dal bradisismo, un processo di sollevamento e abbassamento che deforma il suolo, causando spesso terremoti preceduti da sciami sismici, ovvero centinaia e in alcuni casi migliaia di piccole scosse.
Ma il terremoto avvenuto nella notte tra il 12 e il 13 marzo dello scorso anno non è stato come gli altri. È stato particolarmente forte, con una magnitudo di 4.4, e ha portato migliaia di persone a riversarsi nelle strade e nelle piazze. La settimana successiva alla scossa centinaia di famiglie sono state costrette a lasciare le loro case, danneggiate o comunque ritenute non sicure dai vigili del fuoco.
Il governo ha stanziato fondi con un decreto del maggio del 2025, per 50 milioni di euro in tutto: 20 milioni per il 2025, 15 per il 2026 e 15 per il 2027. Il termine per inviare le domande era fissato per l’autunno del 2025, e tra i requisiti per ricevere i fondi c’era lo “stato legittimo dell’immobile”, cioè che l’appartamento corrispondesse esattamente, in ogni dettaglio, ai registri urbanistici del comune, senza modifiche fatte senza autorizzazione.
Su 536 domande ne sono state respinte 284, secondo dati del Comitato emergenza Campi Flegrei, confermati dal comune. Non è chiaro quante delle 284 domande siano state respinte a causa delle difformità edilizie: il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, ha confermato che comunque è la causa principale.
Manzoni ha precisato che nella maggior parte dei casi non si tratta di abusi vistosi, ma di piccoli interventi interni che non cambiano l’aspetto esterno dell’edificio. Oltre alla costruzione di verande e allo spostamento o abbattimento di pareti interne, ha citato anche l’apertura di piccole finestre. Il decreto, però, non distingue tra abusi grandi e piccoli: se l’immobile non è in regola, i fondi non arrivano. Dal punto di vista tecnico qualunque modifica non autorizzata fa decadere lo “stato legittimo”, anche quando non incide sulla stabilità.
– Leggi anche: Com’è fare il vigile del fuoco ai Campi Flegrei
Il caso sul blocco dei fondi è stato sollevato da Laura Iovinelli, esponente del Comitato emergenza Campi Flegrei. Come molte altre persone evacuate, da oltre un anno Iovinelli vive in una sistemazione provvisoria: lei e la sorella stanno da parenti, e la sorella dorme in cucina. La sua è una delle 284 domande respinte. Iovinelli ha chiesto l’accesso agli atti per sapere perché non le è stato dato un aiuto economico, e ha scoperto che l’appartamento risultava ampliato senza il permesso del comune: dice di averlo comprato negli anni Novanta senza sapere di questa modifica e che dagli atti emerge che l’ampliamento era stato fatto decenni prima.
Un amministratore condominiale che ha voluto rimanere anonimo ha seguito le pratiche di nove condomìni colpiti dal terremoto: sei domande sono state respinte del tutto e tre in parte. Significa che all’interno dello stesso edificio alcuni appartamenti hanno ottenuto i fondi e altri no.
Anche lui ha chiesto l’accesso agli atti per conoscere le ragioni dei dinieghi. Ha ottenuto risposta per tre casi: in tutti e tre il motivo era la mancata regolarità urbanistica dell’immobile. Racconta di un «palazzo immacolato», come lo definisce, in cui era stato aggiunto un tramezzo dentro un appartamento, ovvero una parete divisoria che non cambia in alcun modo l’aspetto esterno o la struttura dell’edificio.
Senza poter consultare gli atti di tutti i dinieghi è difficile stabilire quante persone abbiano comprato case già irregolari senza saperlo, come sembra essere il caso di Iovinelli, e quante le abbiano modificate dopo l’acquisto. Comitati e sindaco, comunque, ritengono che il decreto vada cambiato e adattato alla specificità di un territorio in cui da decenni si alternano terremoti, evacuazioni e ricostruzioni.
Secondo Manzoni, che è un ingegnere, il governo dovrebbe modificare il decreto permettendo di accedere ai fondi anche a chi possiede case con quelli che definisce «piccoli abusi». In alternativa, dice Manzoni, il governo dovrebbe estendere il limite di tempo per richiedere i fondi (oggi terminato) e dare la possibilità di sanare le irregolarità. Per discutere queste richieste, lunedì 18 maggio Manzoni ha incontrato la regione Campania e gli ordini regionali di ingegneri, architetti e geometri.



